SICUREZZA SUL LAVORO : Cambiare per avere certezze
Alessandra Servidori https://www.ilsussidiario.net/news/sicurezza-sul-lavoro-i-segnali-che-chiedono-al-parlamento-una-riforma-organica/2528179/
28 aprile giornata internazionale per la prevenzione sicurezza salute sul lavoro
Nella sezione “Open data” del sito Inail sono disponibili i dati analitici delle denunce di infortunio – nel complesso e con esito mortale – e di malattia professionale presentate all’Istituto entro il mese di febbraio. Nel primo bimestre di quest’anno si registra, rispetto all’analogo periodo del 2022, una riduzione delle denunce di infortunio in complesso (dovuta soprattutto al notevole minor peso dei casi di contagio da Covid-19), un calo di quelle mortali e una crescita delle malattie professionali che sono state 10.399, 2.319 in più rispetto allo stesso periodo del 2022 (+28,7%). La nuova norma per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) conferma l'importante legame fra il PNRR e la tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Secondo un Decreto, l’INAIL con appositi protocolli di intesa con "aziende e grandi gruppi industriali" impegnati nella esecuzione dei singoli interventi previsti dal PNRR, promuove l’attivazione, tra gli altri di programmi straordinari di formazione in materia di salute e sicurezza che, fermi restando gli obblighi formativi spettanti al datore di lavoro, mirano a qualificare ulteriormente le competenze dei lavoratori nei settori caratterizzati da maggiore crescita occupazionale in ragione degli investimenti programmati. Sappiamo che è fondamentale potenziare al massimo la capacità di registrazione, elaborazione ed analisi delle informazioni raccolte sulle malattie da lavoro, al fine di individuare sempre meglio fattori di rischio e di esposizione e di porre in essere adeguate e mirate misure di prevenzione.E ci sarebbe anche un Piano nazionale di prevenzione sulle Malattie professionali per favorire la crescita delle conoscenze e competenze finalizzate ad incidere sui comportamenti di tutti i soggetti coinvolti. Sappiamo che le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, quelle del sistema nervoso e dell’orecchio continuano a rappresentare, anche nel primo bimestre del 2023, le prime tre malattie professionali denunciate, seguite dalle patologie del sistema respiratorio e dai tumori. In tema di ispezioni sul lavoro sono recentemente giunte alcune interessanti novità, dettagliate dall’INL-Ispettorato Nazionale Lavoro - nel Documento di programmazione della vigilanza per il 2023 con principali aggiornamenti in materia. L’Ispettorato ha rimarcato la crescente importanza assegnata alla tempestività delle risposte alle richieste, che arrivano direttamente dai lavoratori e dai soggetti che li rappresentano. Ecco perché l’Ispettorato ha inteso rafforzare lo “sportello utenza”, includendo anche la modalità “online” e spingendo ad un maggior utilizzo degli istituti previsti a tutela del dipendente come la conciliazione. Nel quadro delle novità contenute nel Documento , per quanto attiene all’attività di controllo sui percorsi di formazione/orientamento nell’ambito dei tirocini,in particolare sarà assegnata primaria importanza agli aspetti connessi alla salute e sicurezza nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, ed alla relativa formazione. Ciò permetterà di evitare incidenti anche gravi, come purtroppo già successo ,perciò speciale attenzione sarà riservata all’attività di prevenzione come anche agli iter di valutazione dei rischi, degli infortuni e delle malattie professionali. Inoltre, e ce lo auguriamo, si prevedono azioni mirate effettuate dall’Ispettorato per la rilevazione ed il contrasto delle violazioni della legge in tema di parità di genere, pari opportunità e discriminazioni sul luogo di lavoro. La programmazione della vigilanza per il 2023 vede edilizia, agricoltura, logistica e trasporti come i settori principali verso cui indirizzare i controlli relativi a salute e sicurezza nell’ambito della vigilanza cosiddetta di iniziativa. E in assenza almeno per ora di una unitaria Agenzia Nazionale ( presente sulla carta ma non operativa nei fatti ), si continua a trascurare l’irrinunciabile coordinamento tra gli ispettori dei molteplici, distinti organi di vigilanza (Inl,Inps,Asl,Vigili del fuoco) che continuano a non raccordarsi tra di loro e a non scongiurare le diverse applicazioni e persino interpretazioni delle leggi spesso lamentate dalle imprese a seconda della zona di intervento. Il nuovo Parlamento deve mettere mano ad una riforma organica. Nuove norme si rendono necessarie nel Testo Unico sulla sicurezza del lavoro e negli stessi codici penali e di procedura penale, anche per chiudere i varchi aperti da una giurisprudenza diventata purtroppo meno severa rispetto al passato.
ALESSANDRA SERVIDORI - 28 Aprile giornata internazionale per la prevenzione e salute sul lavoro . Gli infortuni sul lavoro NON sono una fatalità www.startmag
Ogni giorno ci sono infortuni nelle fabbriche, cantieri e scuole lavoro, dove muoiono ragazzi di 18 anni. Dato che non dobbiamo mai rassegnarci, bisogna porsi ma soprattutto porre delle domande. Noi dobbiamo chiedere al parlamento di oggi ciò che dal 2022 si chiede a quello di ieri: in primis bisogna fare funzionare bene tutti gli organi di vigilanza. Bisogna poi cambiare alcune norme dello stesso codice penale perché serve fare una Procura nazionale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro specializzata e con competenze estese. La riduzione degli infortuni mortali sul lavoro deve passare attraverso una precisa organizzazione aziendale che definisca ruoli, responsabilità e compiti per la gestione della sicurezza. Un tema importante perché per le imprese vuol dire organizzare i ruoli di ciascun lavoratore e fare in modo che chi ha delle responsabilità, abbia anche i poteri per realizzare misure di sicurezza adeguate. E’ così, infatti, che si vede la serietà di un’impresa. Le lacune nella gestione della sicurezza aziendale si traducono inevitabilmente in un incremento degli infortuni mortali sul lavoro. Implementare la gestione della sicurezza e definire ruoli, compiti e responsabilità, significa prevenire. E la prevenzione è l’unico modo che abbiamo per invertire la tendenza degli infortuni mortali sul lavoro. Una indagine condotta dall’Osservatorio di Accredia in collaborazione con il Censis ci aiuta a comprendere come l’organizzazione della sicurezza aziendale rappresenti lo snodo cruciale per attuare una corretta ed efficace politica di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. E così, se ogni azienda fosse certificata con un sistema di gestione a norma si registrerebbero 80.000 incidenti in meno all'anno, con un risparmio in termini di costi sociali pari ad almeno 4 miliardi di euro. Di questi, circa 1,1 miliardi di euro riguarderebbero il settore delle costruzioni, 410 milioni quello tessile, 300 la metallurgia e 270 i trasporti. L’Ispettorato nazionale del lavoro INL, con la nota n. 1095 del 2023, ha indicato ai propri Uffici del territorio le priorità dell’attività di vigilanza nel corso del corrente anno e indicate nel documento di programmazione. In particolare, le azioni saranno dedicate alla prevenzione e promozione della sicurezza e della legalità mediante attività informative rivolte anche agli studenti prossimi all’inserimento nel mondo del lavoro, al contrasto dei fenomeni di irregolarità che pregiudicano i diritti dei lavoratori particolarmente vulnerabili, nonché, alla tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro con azioni di contrasto al lavoro “nero”. Il documento di programmazione dedica, inoltre, una specifica sezione alle vigilanze mirate al recupero contributivo e assicurativo, e alle azioni di contrasto alle irregolarità relative alle misure di integrazione salariale e sostegno al reddito. Non solo contrasto agli infortuni sul lavoro e lavoro “nero” ma - come è consuetudine a dire il vero - l’obiettivo dell’Ispettorato nazionale del lavoro è quello di orientare prioritariamente l’attività di vigilanza verso tutti i fenomeni illeciti di particolare disvalore socio-economico.E’ evidente che l’Ispettorato vuole inoltre ricordare l’opportunità, se non la necessità, di coltivare collaborazioni e sinergie con altre autorità e altri organi di controllo, nonché “con le organizzazioni attive a presidio e tutela dei diritti dei lavoratori, della legalità e del corretto funzionamento del mercato del lavoro.” Del resto, le collaborazioni garantiscono da sempre una maggior efficacia degli accertamenti, se non altro per evitare sovrapposizioni di intervento e per garantire un razionale presidio del territorio.Il che non è proprio quello che accade perché i vari organismi raramente collaborano efficacemente. Vero è , seppure in aumento, l’organico ispettivo a disposizione dell’Agenzia non è ancora a livelli ottimali. Il documento di programmazione conta circa 1.600 ispettori effettivamente adibiti alla attività di vigilanza, dei quali soltanto 215 tecnici, ossia specializzati nella vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro. A questi si aggiungono 884 ispettori dell’INPS, 210 ispettori dell’INAIL, 477 militari dell’Arma, questi ultimi prevalentemente destinati a funzioni di polizia giudiziaria. Ebbene, alla platea ispettiva dell’Agenzia - con esclusione quindi del personale INPS e INAIL - è chiesto di effettuare 75.000 accessi, con un incremento di circa il 18% delle ispezioni attivate nel corso del 2022. E’ lecito chiedersi se è credibile .Il documento di programmazione è sostanzialmente diviso in tre parti: una prima parte fornisce indicazioni sulle attività di prevenzione e promozione della sicurezza e della legalità; una seconda parte dedicata alla attività di accertamento avviata a seguito di specifica richiesta di intervento e una terza parte - la più cospicua - dedicata alla vigilanza di iniziativa. E’ da sottolineare l’importanza che merita l’attività di vigilanza che se avviata su denuncia, l’Ispettorato porrà prioritaria attenzione ai lavoratori particolarmente “vulnerabili”. In particolare, si chiede maggiore attenzione “al contrasto dei fenomeni di irregolarità che pregiudicano i diritti dei lavoratori minori, disabili e provenienti da Paesi terzi, nonché delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri. Per quanto riguarda la materia prevenzionistica i settori prioritari sui quali indirizzare la vigilanza nel corso del 2023 sono l’edilizia, l’agricoltura, la logistica e i trasporti. Per quanto concerne le azioni di contrasto al lavoro “nero” gli interventi avverranno prioritariamente nei settori in cui, sulla base dei dati statistici in possesso e tenuto conto di particolari situazioni territoriali (es. vocazione turistica-stagionalità), si riscontra mediamente una maggiore presenza di lavoro sommerso. In tale ambito l’Ispettorato dovrà peraltro dare applicazione al Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso attenzionando - così riporta il documento di programmazione - le attività svolte nell’ambito degli eventi fieristici e di intrattenimento, nonché le attività svolte in orario serale e notturno, nei fine settimana e nelle festività. Il documento di programmazione pone assoluta attenzione anche a tutti i fenomeni legati alle esternalizzazioni illecite dei processi produttivi ed ai distacchi illeciti “nonché ai fenomeni elusivi della responsabilità datoriale connessi ai nuovi modelli di organizzazione del lavoro e alla diffusione delle diverse tipologie lavorative proprie della GIG economy” e, chiaramente, a tutti i fenomeni di caporalato, per i quali si sottolinea ancora una volta la necessità di un approccio multi-agenzia e “in collaborazione sinergica con tutte le autorità competenti e le organizzazioni interessate al contrasto allo sfruttamento lavorativo”.Inoltre è importante ricordare la necessità di attenzionare tutte le forme di lavoro “grigio” (diversa qualificazione del rapporto di lavoro/corretto inquadramento/regime orario), il lavoro prestato attraverso piattaforme informatiche (in particolare quello prestato dai cc.dd. rider) - con specifico riferimento al rispetto delle norme prevenzionistiche ed al contrasto di possibili forme di discriminazione connesse al funzionamento degli algoritmi - ed i fenomeni illeciti con aspetti transfrontalieri.Il documento di programmazione dedica, una specifica sezione alle vigilanze mirate al recupero contributivo e assicurativo, entrambe indirizzate prioritariamente nei confronti di alcuni specifici ambiti settoriali (manifatturiero, logistica, trasporto aereo, GIG economy, grandi aziende e cooperative di produzione e servizi, agricoltura ecc. per quanto riguarda il recupero contributivo; settore servizi pubblicitari, fabbricazione e manutenzione di apparecchi di sollevamento e di macchine e macchinari, settore costruzione di navi e imbarcazioni, attività connesse alle sale da gioco ecc. per quanto concerne il recupero assicurativo).Ricordiamo che con la Legge 215/2021, pubblicata nella G.U. del 20 dicembre 2021 n. 301, è stato convertito in legge, con modificazioni, il Decreto Legge 146/2021, recante misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili. Stiamo parlando del cosiddetto “Decreto Fiscale” (o anche “Fisco Lavoro”), che contiene anche modifiche rilevanti al D. Lgs. 81/08, il ben noto Testo Unico Sicurezza sul Lavoro. Con l'entrata in vigore del decreto sono state introdotte misure preventive per una più efficace e professionale valutazione dei rischi, anche in merito alla sorveglianza sanitaria negli ambienti di lavoro, soprattutto nei cantieri, a tutela dei lavoratori. Le principali novità a partire da Gennaio 2022 sono la formazione adeguata e specifica dei datori di lavoro(già prevista per i dirigenti e i preposti) che diventa obbligatoria con aggiornamento periodico, così come stabilito nell'Accordo adottato in Conferenza Stato-Regioni;il rafforzamento della figura del preposto. Si definisce i due obblighi del datore di lavoro non delegabili: la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) la designazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi (RSPP).Dunque l’Ispettorato nazionale del lavoro con il documento di programmazione si impegna ad una attività stringente che, ci auguriamo possa portare ad un netto miglioramento della situazione , rimarcando che è fondamentale la collaborazione di tutte le strutture e gli organismi anche attraverso una piattaforma unica dei dati in possesso dei singoli uffici.
LA NUOVA CONTRATTAZIONE DEL DIRITTO DEL LAVORO
Alessandra Servidori LA NUOVA CONTRATTAZIONE DEL DIRITTO www.ildiariodellavoro.it 13 aprile 2023
Fuori dal recinto e dentro ad un perimetro tutelato
Quando invochiamo formazione e competenza per i l nostro sistema aziendale dobbiamo uscire dagli schemi del lavoro all’interno della azienda massificata e fordista. Dentro all’innovazione e la nuova sfida che stiamo affrontando sempre più vistosamente complessa dobbiamo anche impostare il nuovo diritto del lavoro suffragato da una contrattazione che non ha solo la subordinazione come accesso a un sistema di tutele perché la contrattazione individuale rivolta alla lavoratrice e al lavoratore deve essere agganciata ad un contesto lavorativo che si incardina soprattutto e prioritariamente sulla formazione e competenza della persona. La formazione è il bene primario a partire dalla scuola fino al termine della propria attività professionale. E’ chiaro che comporta molti investimenti ma questa è la risposta da una occupazione che soddisfi la persona e il mercato. Dobbiamo offrire alle aziende e dunque all’imprenditore e alle persone per avere maggiore e buona occupazione anche per affrontare cambiamenti rapidissimi contratti di lavoro incardinati sulle competenze delle persone che soddisfino le esigenze e utilizzati da aziende cd certificate cioè con una organizzazione del lavoro e dei sistemi permanenti di formazione . Riconoscere il ruolo e le competenze è fondamentale perché significa verificare lo stato effettivo di capacità professionali all’interno della comunità aziendale incardinando l’organizzazione alla formazione che accompagna l’evoluzione delle competenze a favore dell’occupabilità. Un sistema contrattuale che parta dallo Statuto dei lavori e che si cala sulla verifica dell’organizzzazione a cominciare dal management per tutta la trasversale dorsale aziendale per contrattualizzare individualmente la lavoratrice e il lavoratore è fondamentale. E’ evidente che a cominciare dal vertice aziendale le competenze possedute e dunque il suo riconoscimento è il valore aggiunto della competitività e della concorrenza ovviamente a patto che sia in grado di coinvolgere tutta la catena umana in attività sia produttive che di benessere personale. Ci stiamo domandando cosa si può fare per offrire e trattenere le persone nella aziende senza privarci di talenti e per fidalizzarli e dunque il contratto aggiuntivo è la soluzione al fianco della contrattazione collettiva. Piani di partecipazione produttiva legata ad obiettivi e remunerazioni adeguate ovviamente con cluasole di stabilità reciproca per azienda e persone che garantiscono la continuità del rapporto laddove soprattutto si è investito in formazione e contrastino i recessi. Da questo punto di vista il welfare aziendale incardinato su valori di sostenibilità è uno strumento importantissimo indirizzato su servizi per la qualità del lavoro e vita privata poiché le professionalità acquisite in azienda non passino ad altri facendo ovviamente un salto di qualità.
L'Italia è sempre più un Paese che non ama le donne
Rubriche NUOVA PROFESSIONALITÀ _ IV/4 (2023) ISSN 2704-7245
Innovazioni e Pari opportunità Gender GAP. Italia in ritardo a cura di Alessandra Servidori
Il World Economic Forum (WEF), analizza dal 2006 il fenomeno del gender gap attraverso un indice, il Gender Gap Index, che viene poi pubblicato annualmente nel Gender Gap Report. I progressi verso la parità di genere vengono misurati su una scala da 0 a 1, dove 1 rappresenta la piena parità e 0 la piena disparità. Il report confronta lo stato attuale e l’evoluzione della parità di genere in quattro dimensioni chiave: Partecipazione economica e opportunità, Rendimento scolastico, Salute e sopravvivenza, Rappresentanza politica. L’edizione 2022 ha analizzato i progressi verso la parità di genere in 146 Paesi, e i risultati mostrano che la corsa verso la parità di genere non si sta riprendendo dopo lo shock della pandemia, e con l’aggravarsi delle crisi internazionali il rischio di un regresso della parità di genere globale si intensifica ulteriormente e nei 146 paesi coperti dall’indice 2022, il divario di genere maggiore si mostra nelle dimensioni della partecipazione economica e opportunità (60,3%) e nella dimensione della rappresentanza politica (22%); I risultati più vicini alla parità sono in materia di salute e sopravvivenza (95,8%) e rendimento scolastico (94,4%).Tra le macro-regioni considerate, l’Europa ha il secondo livello più alto di parità di genere (76,6%, dopo il Nord America che ha chiuso il 76,9% del gap), e sulla base delle previsioni dovrebbe colmare il divario entro 60 anni. Il Paese Ue migliore è la Finlandia, che è seconda al mondo dopo l’Islanda, con un punteggio pari a 86%, mentre l’Italia, con un punteggio di 72%, si colloca al 63esimo posto e si tenga conto che il monitoraggio della parità di genere è effettuato, a livello esclusivamente europeo, anche dall’European Institute For Gender Equality (EIGE) , e comparando i vari dati dei vari Rapporti compreso quello di Osservatorio JobPricing scopriamo che il tasso di crescita dei vari indici europei negli ultimi dieci anni ci dice che l’Italia è, dopo il Lussemburgo, il Paese che ha compiuto progressi all’interno dell’area considerata; al contrario Repubblica Ceca e Ungheria sono i Paesi che mostrano meno progressi nell’arco temporale considerato. Tuttavia, restringendo l’analisi agli ultimi 5 anni l’Italia è tra i Paesi che crescono più lentamente rispetto all’indice generale proposto dall’EIGE; in particolare, i miglioramenti del nostro Paese sono complessivamente inferiori rispetto alla media dei Paesi del sud Europa. Mentre l’Osservatorio JobPricing nostrano ci dice che le dimensioni in cui questi sono più significativi sono potere (meglio della media UE, ma peggio della media del sud Europa) e salute (meglio della media UE e della media del sud Europa): insomma non è facile farsi una idea compiuta perché ognuno utilizza criteri particolari e indici analizzati dal WEF ed EIGE sintetizzano il gender gap utilizzando degli indicatori diversi. Comunque, gli indicatori che più incidono nel totalizzare un punteggio inferiore rispetto alla media europea sono la partecipazione al mercato del lavoro, il potere sociale e la partecipazione e livello di istruzione conseguito. La partecipazione al mercato del lavoro combina due indicatori: il tasso di occupazione equivalente a tempo pieno (ETP) e la durata della vita lavorativa; il potere sociale, presentato per la prima volta, include invece dati sul processo decisionale nelle organizzazioni di finanziamento della ricerca, nei media e nello sport; il livello di istruzione conseguito e partecipazione prende infine in considerazione la percentuale di donne e uomini laureati e la partecipazione di donne e uomini all’istruzione e alla formazione formale e non formale nel corso della vita. Quello che emerge dalla lettura storica dei vari indici è che, sebbene il numero di donne con istruzione terziaria sia aumentato più degli uomini, meno donne hanno avuto la possibilità di partecipare ad attività di istruzione formale e informale durante l’anno della pandemia. Il vero divario di genere nell’ambito della conoscenza, così come misurato dall’EIGE, sta nella scelta delle aree disciplinari già alle scuole superiori, che si acuisce poi con la scelta delle università. È evidente che questa tipologia di divario ha un impatto molto forte su quanto accade nella fase successiva della vita delle donne: la carriera lavorativa. Le laureate sono maggiormente concentrate nelle discipline umanistiche. Gli ambiti disciplinari di Insegnamento, Linguistico e Psicologico vedono le donne superare l’80% di presenze, contro solo meno del 20% degli uomini. Gli ambiti disciplinari che registrano la parità tra i titoli conseguiti sono quelli di economia e di agraria e veterinaria, mentre si avvicina l’architettura e l’ingegneria civile. Le discipline informatiche ed ingegneristiche osservano invece una prevalenza maschile che, pur non arrivando agli stessi livelli delle discipline a maggior concentrazione femminile, si attesta tra il 70% e l’80%. Nonostante le differenze di scelta di corsi però, le donne ottengono voti più alti non solo a livello medio, ma in quasi tutte le aree disciplinari, ad eccezione di quello letterario e dell’Informatica e tecnologie ICT: ecco perché quando si parla di povertà educativa bisogna intervenire subito sull’orientamento scolastico delle ragazze verso le materie stem perchè agire efficacemente sul gender gap, dunque, significa far avvicinare le bambine e le ragazze alle materie STEM superando gli stereotipi che, ad oggi, portano le giovani a scegliere percorsi di tipo umanistico che nell’economia odierna ne potrebbero limitare le opportunità professionali. Dai dati Invalsi sappiamo che in matematica dalla seconda elementare la differenza rilevata non risulta statisticamente significativa, ma al quinto anno delle scuole primarie il divario di genere raggiunge l’ampiezza massima: 13 punti di distacco. Un dato che ci ricorda dell’importanza di investire sull’educazione alla parità e allo sviluppo delle capacità fin dai primi anni di scuola. Anche in terza media l’Italia è uno dei 6 stati su 39 rilevati dove i maschi vanno meglio delle ragazze nelle scienze. In 18 non vi sono differenze rilevanti, in altri 15 al contrario sono le studentesse a performare meglio. E poi vero è che fondamentale investire sulla valorizzazione delle potenzialità di tutte e tutti, a prescindere dal genere. Sono i dati Ocse a indicare che le ragazze che hanno maggiore fiducia nelle proprie capacità raggiungono risultati analoghi a quelli dei compagni nei test di matematica, ma in gran parte dei Paesi e delle economie che partecipano all’indagine Pisa, le ragazze ottengono risultati meno buoni rispetto ai ragazzi in matematica. Generalmente, le ragazze hanno meno fiducia rispetto ai ragazzi nelle proprie capacità di risolvere problemi di matematica o nel campo delle scienze esatte. Tuttavia, quando si confrontano i risultati di matematica tra ragazzi e ragazze con livelli simili di fiducia in sé stessi e di ansia rispetto alla matematica, il divario di genere scompare. Tali differenze possono essere ricostruite partendo dai dati della rilevazione Invalsi 2020/21, disaggregati per macroaree. Solo per citare alcuni dati in terza media, si attestano al livello di competenza 1 in matematica (il più basso) mediamente il 22,3% delle ragazze italiane (20,9% tra i maschi). Questa percentuale è più contenuta nel nord-est, dove scende al 15,1% e si attesta comunque al di sotto della media nel nord-ovest (17,5%) e nel centro (18,3%). Mentre sale al 30,9% nella ripartizione “sud” e al 34,6% in quella “sud e isole”. Ora la polarizzazione del lavoro e la crescente domanda di professionisti in ambito digitale e tecnologico implicano la crescente necessità di competenze che si ottengono prevalentemente nei percorsi STEM. L’autoesclusione sistematica delle ragazze da queste discipline è quindi un fattore che potenzialmente incrementerà la disoccupazione femminile e il gender pay gap di domani. L’occupazione femminile rimane anch’essa congelata: il ricorso al part-time non è solo frutto di una scelta volontaria, collegata alla necessità di conciliazione tra lavoro e vita familiare, ma nel mercato del lavoro italiano, negli ultimi anni, è stata più spesso una scelta delle imprese – più che per esigenze di lavoratori e lavoratrici – effettuata come mezzo di sostegno ai periodi di crisi economica. Secondo ISTAT però, il part-time cosiddetto involontario presenta l’ennesimo gap di genere: viene imposto maggiormente alle donne e, in generale, è più diffuso nei settori ad alta concentrazione femminile, quale ad esempio, i servizi alle famiglie. Altro fondamentale criterio per la misurazione del gender gap è il differenziale salariale. Il differenziale salariale di genere viene di solito definito come la differenza tra i salari medi degli uomini e i salari medi delle donne. Le ragioni per l’esistenza di questa differenza sono molteplici, molte di queste osservabili. Il gap sulle ore lavorate, ad esempio, è una di queste: se si considera il salario di un uomo che lavora full-time e di una donna che, pur svolgendo lo stesso ruolo, lavora part-time, il loro salario mensile sarà differente in quanto vi è un gap di tempo dedicato al lavoro. Ed è dimostrato che conducendo, attraverso Rubriche NUOVA PROFESSIONALITÀ _ IV/4 (2023) ISSN 2704-7245 16 specifiche tecniche, analisi più approfondite ed accurate è comunque possibile dimostrare come spesso esista un differenziale salariale che non è riconducibile a nessuna caratteristica osservabile degli individui, e che quindi è potenzialmente riconducibile a mera discriminazione. In un progressivo rafforzamento delle azioni a livello istituzionale, sia nazionale che internazionale, è necessario attivare percorsi virtuosi, a tutti i livelli della cd. “società civile”: in famiglia, all’interno delle scuole e delle università, fino ad arrivare alle imprese. Proprio le imprese possono svolgere un ruolo centrale, attraverso iniziative interne di formazione e sensibilizzazione, attraverso l’introduzione o la modifica di policy in senso inclusivo, e attraverso il ruolo di promotrici di cambiamento che possono ricoprire all’interno della comunità. Ma attenzione alla cultura del business che è stata introdotta dalla Certificazione della Parità di Genere sui luoghi di lavoro, e il suo derivante strumento di misurazione dettato dalle linee guida UNI/PDR 125:2022 o dagli strumenti di misurazione proposti da altri Enti certificatori sbocciati come funghi e altri ancora, che pubblicizzano questa certificazione a pagamento come punta avanzata di un approccio che dovrebbe cambiare le cose ma porta in dote solo decontribuzioni alle imprese, perché la discriminazione femminile si supera con la cultura dell’organizzazione e non con premi per chi dimostra di non discriminare platealmente ma applica nei fatti l’esclusione delle donne che sempre più spesso difficilmente ricorrono in giudizio. Alessandra Servidori
Lavoro, sviluppo e welfare. Le proposte socialiste per il Paese” PROGRAMMA – Bologna 26/03/2023 Hotel Carlton
“Lavoro, sviluppo e welfare. Le proposte socialiste per il Paese” PROGRAMMA – Bologna 26/03/2023 Hotel Carlton – BOLOGNA -Programma della mattina
ore 10 – Apertura Marco Strada – Tesoriere Naz. e Segretario Psi Bologna-Francesco Bragagni – Segretario Reg. Psi E-R Matteo Lepore – Sindaco di Bologna-Dalle ore 10.30 alle 14 – Speech Coordina Alessandra Servidori Il lavoro in Italia, la strategia-dell’Unione Europe con il Next Generation Eu, il programma Gol e i fondi FSE-Marco Leonardi, Professore di Economia Università Milano e già Capo DIPE Presidenza del Consiglio dei Ministri -Dignità, sussidi e valorizzazione del lavoro in un welfare che cambia-Elsa Fornero, già Ministro del Lavoro e Professoressa di Economia politica Università di Torino -La formazione strategica per lo sviluppo significa riempire il lavoro di occupazione cognitiva-Emmanuele Massagli, Presidente ADAPTLa logistica nuova frontiera del lavoro globale e nuove professionalità-Sonia Sovilla, Funzionaria Filt CGIL-Lavoro e organizzazioni produttive: incontro tra domanda /offerta sostenute da intermediazione e bilateralità -Alessandro Ramazza, Presidente Ebitemp-Separare le politiche attive per il lavoro dalle politiche di sostegno alla povertà oggi e in prospettiva con un reddito di cittadinanza modificato in Mia-Giuliano Cazzola, Giurista-Il Tasso di Occupazione femminile Ocse e il nostro anacronistico differenziale: come creare effettivo vantaggio competitivo-Barbara Maiani, Direttore del Personale e Consulente del lavoro Lavoro prevenzione salute all’interno del mondo e del mercato odierno e nei contesti produttivi-Cesare Damiano, già Ministro del Lavoro e componente del Consiglio d’amministrazione Inail -Gestione dei conflitti sul luogo di lavoro: sistema complesso e in continua evoluzione Roberto Camera, Esperto diritto del lavoro dirige il sito internet ttp://www.dottrinalavoro.it -Unione Europea e Direttiva Salario Minimo Italiano: è una azione che contrasta i bassi salari, il lavoro povero, la differenza salariale femminile?Marco Bentivogli, già dirigente nazionale Cisl ora coordinatore di Base Italia-
Conclude ENZO MARAIO SEGRETARIO NAZIONALE PSI
Dalle ore 15 Interventi e discussioni
“Lavoro, sviluppo e welfare. Le proposte socialiste per il Paese”PROGRAMMA – Bologna 26/03/2023 Hotel Carlton – BOLOGNA -Programma della mattina
ore 10 – Apertura Marco Strada – Tesoriere Naz. e Segretario Psi Bologna-Francesco Bragagni – Segretario Reg. Psi E-R Matteo Lepore – Sindaco di Bologna-Dalle ore 10.30 alle 14 – Speech Coordina Alessandra Servidori Il lavoro in Italia, la strategia-dell’Unione Europe con il Next Generation Eu, il programma Gol e i fondi FSE-Marco Leonardi, Professore di Economia Università Milano e già Capo DIPE Presidenza del Consiglio dei Ministri -Dignità, sussidi e valorizzazione del lavoro in un welfare che cambia-Elsa Fornero, già Ministro del Lavoro e Professoressa di Economia politica Università di Torino -La formazione strategica per lo sviluppo significa riempire il lavoro di occupazione cognitiva-Emmanuele Massagli, Presidente ADAPTLa logistica nuova frontiera del lavoro globale e nuove professionalità-Sonia Sovilla, Funzionaria Filt CGIL-Lavoro e organizzazioni produttive: incontro tra domanda /offerta sostenute da intermediazione e bilateralità -Alessandro Ramazza, Presidente Ebitemp-Separare le politiche attive per il lavoro dalle politiche di sostegno alla povertà oggi e in prospettiva con un reddito di cittadinanza modificato in Mia-Giuliano Cazzola, Giurista-Il Tasso di Occupazione femminile Ocse e il nostro anacronistico differenziale: come creare effettivo vantaggio competitivo-Barbara Maiani, Direttore del Personale e Consulente del lavoro Lavoro prevenzione salute all’interno del mondo e del mercato odierno e nei contesti produttivi-Cesare Damiano, già Ministro del Lavoro e componente del Consiglio d’amministrazione Inail -Gestione dei conflitti sul luogo di lavoro: sistema complesso e in continua evoluzione Roberto Camera, Esperto diritto del lavoro dirige il sito internet ttp://www.dottrinalavoro.it -Unione Europea e Direttiva Salario Minimo Italiano: è una azione che contrasta i bassi salari, il lavoro povero, la differenza salariale femminile?Marco Bentivogli, già dirigente nazionale Cisl ora coordinatore di Base Italia-
Conclude ENZO MARAIO SEGRETARIO NAZIONALE PSI
Dalle ore 15 Interventi e discussioni
“Lavoro, sviluppo e welfare. Le proposte socialiste per il Paese”PROGRAMMA – Bologna 26/03/2023 Hotel Carlton – BOLOGNA -Programma della mattina
ore 10 – Apertura Marco Strada – Tesoriere Naz. e Segretario Psi Bologna-Francesco Bragagni – Segretario Reg. Psi E-R Matteo Lepore – Sindaco di Bologna-Dalle ore 10.30 alle 14 – Speech Coordina Alessandra Servidori Il lavoro in Italia, la strategia-dell’Unione Europe con il Next Generation Eu, il programma Gol e i fondi FSE-Marco Leonardi, Professore di Economia Università Milano e già Capo DIPE Presidenza del Consiglio dei Ministri -Dignità, sussidi e valorizzazione del lavoro in un welfare che cambia-Elsa Fornero, già Ministro del Lavoro e Professoressa di Economia politica Università di Torino -La formazione strategica per lo sviluppo significa riempire il lavoro di occupazione cognitiva-Emmanuele Massagli, Presidente ADAPTLa logistica nuova frontiera del lavoro globale e nuove professionalità-Sonia Sovilla, Funzionaria Filt CGIL-Lavoro e organizzazioni produttive: incontro tra domanda /offerta sostenute da intermediazione e bilateralità -Alessandro Ramazza, Presidente Ebitemp-Separare le politiche attive per il lavoro dalle politiche di sostegno alla povertà oggi e in prospettiva con un reddito di cittadinanza modificato in Mia-Giuliano Cazzola, Giurista-Il Tasso di Occupazione femminile Ocse e il nostro anacronistico differenziale: come creare effettivo vantaggio competitivo-Barbara Maiani, Direttore del Personale e Consulente del lavoro Lavoro prevenzione salute all’interno del mondo e del mercato odierno e nei contesti produttivi-Cesare Damiano, già Ministro del Lavoro e componente del Consiglio d’amministrazione Inail -Gestione dei conflitti sul luogo di lavoro: sistema complesso e in continua evoluzione Roberto Camera, Esperto diritto del lavoro dirige il sito internet ttp://www.dottrinalavoro.it -Unione Europea e Direttiva Salario Minimo Italiano: è una azione che contrasta i bassi salari, il lavoro povero, la differenza salariale femminile?Marco Bentivogli, già dirigente nazionale Cisl ora coordinatore di Base Italia-
Conclude ENZO MARAIO SEGRETARIO NAZIONALE PSI
Dalle ore 15 Interventi e discussioni
Marco Biagi : il suo lavoro a 21 anni dal suo martirio
Alessandra Servidori https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/cosi-modernizzo-listituto-del-collocamento-2c933719
Nella sfida del governo del mercato del lavoro e dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro è importante valorizzare l’attualità del lavoro del Prof. Marco Biagi e quella rottura virtuosa rispetto agli schemi consolidati del passato, anche per le rilevanti innovazioni contenute nella Legge che porta il suo nome, che valorizza e amplia il superamento del monopolio pubblico del collocamento sancito dalla Corte di Giustizia europea dalla legge 24 del 1997 e dalla Convenzione OIL. Fu deciso che l’istituto del collocamento fosse modernizzato,e per scelta consapevole del legislatore comparatista Biagi nella convinzione che pervade ora tutto l’impianto della riforma e non più solo il segmento dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.Nella economia della conoscenza i paradigmi dello sviluppo economico e quelli della tutela del lavoratore non risultano strutturalmente collidenti, ma tendono anzi a convergere nella valorizzazione della persona. La legge Biagi è attualissima, incardinata nell’ambito della Strategia europea per l’occupazione con il metodo del coordinamento aperto per obiettivi che ci permette oggi di interfacciarci con il Consiglio e la Commissione per la modernizzazione dei servizi per l’impiego e della intera strumentazione giuridica di governo del mercato del lavoro impegnandoci con priorità in una effettiva rete di servizi per l’occupazione, con particolare attenzione ai giovani,donne,immigrati,specie nel sud,per l’accesso a servizi personalizzati e la partecipazione a efficienti schemi di politica attiva del lavoro, senza ulteriori ritardi nel rapporto tra Centri per l’impiego e agenzie di intermediazione,il tutto in capo ad Anpal augurandoci un ruolo virtuoso, ripensando la relazione tra Regioni in materia di difficile concorrenza su livelli dello Stato tra formazione e occupazione. A Marco Biagi massacrato dalle br per la sua devozione alle riforme indispensabili,un rinnovato forte sentimento di gratitudine con la promessa di andare avanti.
Radio in blu tutti i martedì mattina commento in diretta su lavoro sviluppo welfare
Alessandra Servidori https://www.radioinblu.it/streaming/?vid=_yhauhtyb
Sul Reddito di cittadinanza girano le bozze delle “novità” che dovrebbero essere discusse e poi ufficialmente approvate dal Ministro Calderone e poi mandate in CDM ,e per ora ad una attenta lettura delle interviste e delle righe a disposizione registriamo che al netto delle risorse della legge di bilancio per sostenere il costo delle bollette e non per l’assegno unico che è già stato finanziato con la legge di bilancio precedente, le risorse per il RDC che dovrebbe denominarsi MIA sono destinate ad una platea del 30 % in meno. Cio’ in conseguenza dell’ Isee abbassato da 9360 euro a 7.200 per la domanda di possibili percettori del sussidio prevedendo l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro e quindi formazione per essere occupati affidata all’ennesima nuova piattaforma digitale in capo ad Anpal ( ingessata perchè in preda a cambio di direzione) e comunque piattaforma che esiste già ma fino ad ora non ha dato segni di virtuoso funzionamento.Anzi. Lo slogan comunque legato alla politica è che i percettori del sussidio devono essere ridotti. Sappiamo bene che l’errore di fondo è confondere i sussidi per la povertà con le politiche attive. E’ qui la questione ed è legata ad una diminuzione da 8,8 miliardi a 7 miliardi senza una riforma vera e propria ma con una certa confusione . Una riforma complessiva è necessaria e possibile ma non a interventi /spezzoni come si sta procedendo. Rischiamo il dissanguamento delle risorse che in questi anni abbiamo speso cioè ben 15 miliardi per il circuito dei centri per l’impiego regionali senza avere risultati sull’occupabilità. Anpal ha fallito già con i Navigator che non riescono neanche ad essere assunti dalle Regioni. Noi prima di tutto dobbiamo avere i dati certi dai territori di chi è veramente in povertà, dobbiamo fare subito un lavoro di censimento, e stabilire che la soglia di povertà ha situazioni diverse : per esempio un anziano solo non autosufficiente in una città ha chiaramente bisogno di sostegni diversi da altri e solo chi è sul territorio, istituzioni e terzo settore, sanno darti il criterio di orientamento e offrire un sostegno personalizzato. Per le politiche attive per contrastare la disoccupazione abbiamo bisogno di una pluralità di operatori sul territorio per la formazione perché sappiamo bene quali sono le richieste delle aziende di basse qualifiche ma anche di alta formazione ma i tre quarti dei percettori di reddito di cittadinanza ha solo la terza media e spesso neanche quella.Dunque come investire i 4,2 miliardi per formazione del Pnrr e Gol ? devono essere spesi nel migliore dei modi e sappiamo bene che la politica degli sgravi alle aziende per assumere stabilmente NON funziona , anche perché non è il bene dell’azienda che chiede percorsi di nuove figure professionali formate. E’ come drogare il mercato con il metadone. Dobbiamo subito procedere alla riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 che va cambiata perché questa confusione tra poteri delle Stato e delle Regioni e dei territori in 22 anni in materia di politiche attive e anche sanità NON ha funzionato e ci ha dissanguato. Mettere mano e subito all’Art 117 della Costituzione chiarendo il ruolo dello Stato e delle Regioni e soprattutto della Conferenza Stato Regioni è fondamentale. Partire da lì è possibile se la politica ha coraggio.
NULLA DA FESTEGGIARE:PERO'TENIAMO BOTTA
Alessandra Servidori 8 marzo NULLA DA FESTEGGIARE :PERO' TENIAMO BOTTA
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TUTTEPERITALIA con il Festival la Sicilia e la Calabria delle donne-Festival del genio femminile
INIZIATIVA NUOVA E POLITICAMENTE CORRETTA
ADERIAMO COME TUTTEPERITALIA AL FESTIVAL “ La Sicilia e la Calabria delle Donne – Festival del genio femminile"
Su proposta di STEFANIA SCOGLIO attivissima Socia siciliana di TUTTE PER ITALIA Associazione Nazionale che quest’anno compie 10 anni dalla sua fondazione aderiamo al Festival con l’obiettivo generale che è quello di valorizzare della presenza in territori di appartenenza di figure femminili che hanno donato con la loro forza significante il manifestarsi delle loro soggettività all’interno di differenti contesti, in tutti gli ambiti dell’espressività e i settori dell’arte, del pensiero, della scienza. Una molteplicità di voci, di sguardi, di immaginari diversissimi, che però formano le trame di un tessuto attraverso cui leggere i nostri territori, narrando simbolicamente di queste donne le “storie”, le “imprese”, l’impegno, i percorsi, i risultati raggiunti nei vari campi, in una parola il genio. Il festival, in breve, si propone di sottrarre all’invisibilità, divulgare e radicare nei territori le tante figure di donne vissute in Sicilia e in Calabria , cancellando l’assenza, colmando le lacune di un ingiusto “vuoto di memoria”, tentando il recupero non solo di nomi, ma di personalità versatili: volti e storie nei più diversi luoghi di Sicilia e Calabria segnati dalla loro presenza. Dopo la prima fortunata edizione dedicata alle “Donne in scena”, che ha visto come protagoniste le tante donne che hanno dominato la scena come musiciste, cantanti, attrici di cinema e teatro, scenografe, costumiste, danzatrici, e la seconda fortunatissima edizione dedicata alle “Donne di carta” ossia alle scrittrici e talora anche a personaggi femminili di opere letterarie, questa terza edizione affronterà il tema “Donne Politica e Istituzioni”, dalla storia antica ai nostri giorni, con la sola limitazione che le figure siano donne non più viventi. Per quanto attiene il tema di questa terza edizione, è appena il caso di ricordare che le Istituzioni sono Enti che si occupano di interessi generali, ma il termine ha una grande varietà di significati. Istituzioni sono le scuole, gli ospedali, le imprese economiche, la Difesa, i Tribunali. Istituzioni politiche sono i Partiti l’intero meccanismo dei Governi, i Sindacati ,le associazioni come noi. Noi come TUTTEPERITALIA ci mettiamo in cammino in questo viaggio di genere perché questo 8 marzo 2023 segni anche un abbraccio culturale e di impegno concreto , e dall'Emilia Romagna con LAURA BASSI VERATTI la prima docente universitaria bolognese di Filosofia sperimentale che nel 700 ha tracciato la strada dell'impegno accademico scientifico, faremo un viaggio nella sua storia e nel suo esempio.
Alessandra Servidori Fiorella Fiore Barbara Maiani Stefania Scoglio e tante tante altre …….
ESN IMPARARE DA POLONIA ROMANIA MOLDAVIA come sostenere i rifugiati ucraini che fuggono dalla maledetta guerra-
ALESSANDRA SERVIDORI
ESN IMPARARE DA POLONIA ROMANIA MOLDAVIA come sostenere i rifugiati ucraini che fuggono dalla maledetta guerra-
Noi lo facciamo un serio monitoraggio?
Mentre il primo anniversario della guerra in Ucraina inasprisce la tragedia sociale noi TUTTEPERITALIA come soci ESN –EUROP SERVICES NETWORK - abbiamo approfondito l'impatto sui servizi sociali in prima linea nella continua crisi umanitaria soprattutto coinvolgendo i paesi confinanti con l'Ucraina per conoscere le loro risposte immediate e le sfide alla luce dell'arrivo di milioni di rifugiati ucraini alle loro porte. Si è evidenziato i programmi messi in atto dai servizi sociali, il sostegno continuo che è stato necessario e ci ha aiutato a valutare come le autorità nazionali ed europee potrebbero aiutare il lavoro dei servizi sociali a lungo termine. Un anno dopo con Polonia Romania e persino Moldavia ancora più povera , abbiamo potuto apprezzare che il sostegno dei servizi sociali alle persone ucraine in fuga dalla guerra - per lo più donne con bambini - non riguardava solo la risposta iniziale, ma anche risposte generali che affrontano le esigenze di inclusione sociale a lungo termine. In alcuni comuni della Romania , la direzione dell'assistenza sociale della città ha guidato un'importante rete di agenzie locali e ONG per acquistare e distribuire prodotti essenziali come cibo non deperibile, acqua, prodotti per l'igiene o medicine essenziali. Le esigenze si sono evolute nel tempo; Mentre inizialmente l'alloggio era la questione più urgente, l'istruzione, la sanità e il sostegno finanziario sono ora al centro della scena.I servizi sociali comunali hanno sottolineato che i partenariati con le organizzazioni del terzo settore sono stati fondamentali per poter fornire sostegno negli ultimi 12 mesi, altrimenti non sarebbero stati in grado di far fronte solo al proprio bilancio.L'arrivo di bambini traumatizzati dalla guerra ha lasciato il segno e rappresentano le urgenze più evidenti che accudiscono insieme ai loro bambini con difficoltà di sviluppo cercando di assicurare loro un rifugio sicuro. Il dipartimento del Fondo sociale europeo presso il governo regionale della Slesia in Polonia, sottolinea che mentre la risposta iniziale della popolazione locale è stata molto positiva, c'è stato un calo di entusiasmo mentre la guerra si trascina e ora il governo regionale e locale insieme alle ONG deve assumersi ulteriori responsabilità per sostenere l'inclusione sociale dei rifugiati ucraini in un contesto di crescente povertà e malcontento sociale, che rende l'integrazione ancora più difficile. Promuovere l'integrazione nel mercato del lavoro dei rifugiati ucraini è fondamentale per la loro inclusione sociale in modo che possano contribuire finanziariamente all'economia ospitante e sentirsi inclusi nella società. All'inizio è evidente che si sono concentrati sugli aiuti umanitari, ma ora stanno affrontando le conseguenze economiche e dunque conoscere le loro qualifiche professionali e la loro formazione può aiutare a capire meglio come possono contribuire al mercato del lavoro, e stanno monitorando i loro dati per ottenere un quadro migliore in modo che i funzionari locali del lavoro siano più efficaci nell'attivazione professionale dei rifugiati e, si spera, riescano ad avere un impatto positivo nella loro più ampia integrazione sociale all'interno della comunità locale. In Romania l'integrazione nel mercato del lavoro è diventata una preoccupazione primaria per i servizi sociali nel comune insieme all'accesso alle prestazioni sociali, al sostegno dei bambini ucraini nelle scuole, all'accesso all'assistenza sanitaria e all'alloggio.I loro servizi locali offrono ai rifugiati consulenza sociale, prestazioni sociali in base alla loro situazione, come mense sociali o reddito minimo, e li indirizzano ad altre agenzie responsabili dell'istruzione, della salute e dell'occupazione.Queste testimonianze dimostrano che una parte fondamentale del successo dell'integrazione dei rifugiati ucraini nelle comunità locali in tutta Europa implica la cooperazione tra servizi e settori locali e tra autorità locali e nazionali in modo che coloro che lavorano localmente abbiano accesso alle risorse di cui i rifugiati hanno bisogno. Questi includono la creazione di ulteriori posti nelle strutture di cura ed educative come asili nido, club per bambini, asili e scuole; fornire a donne e bambini un sostegno psicologico regolare per aiutarli a superare il trauma della guerra; garantire l'accesso all'alloggio; indirizzandoli all'assistenza sanitaria, in particolare assicurando che i bambini abbiano le giuste vaccinazioni (tra cui morbillo, poliomielite e persino tubercolosi). Infine, l'inclusione sociale implica il lavoro attraverso le agenzie in modo che i rifugiati abbiano accesso a un lavoro in linea con le loro qualifiche professionali in modo che possano alzarsi in piedi e contribuire all'economia locale.E noi lo facciamo un serio monitoraggio ?
PD : il nuovo che non c'è
Alessandra Servidori PD : IL NUOVO CHE NON C'E'
Il rispetto per la vera democrazia insegnerebbe di togliersi il cappello di fronte ai risultati delle cd primarie del PD, ma la mia personale premessa al di là che Schlein è una giovane signora che ha vinto una competizione, tutto il percorso del PD è stato all’insegna della confusione, non ancora finita, opportunistica idea di democrazia diretta. Dunque, ha vinto Elly Schlein 54 a 46, e l’esito dimostra da un lato l’assurdità di uno statuto che fa eleggere il segretario del partito non dagli iscritti, come sarebbe logico, ma da una quarantenne un po’ snob apparentata alle sardine che ci eravamo augurati tornassero nella scatola. Si dimostra anche il distacco dell’apparato Pd dal sentire dei suoi elettori, dimostrazione anche lampante della lontananza che in questi anni il Pd ha avuto dalla società reale che non è solo società liquida di genere, persecuzione del patriarcato ossessivo, priorità della crisi climatica,idee politiche confuse legate alla pretesa dei diritti,l’ossessione compulsiva di non riconoscere chi e come ha vinto le elezioni ,con una presunzione ridicola di accuse di incompetenza,molto troppo similpentastellata.Il derby tra 2 candidati inizialmente 4, poi selezionati darwinamente in 2 ,che per mesi e mesi si sono spesso rincorsi per bastonare tutti gli sbagli compiuti dal partito negli ultimi anni e ovviamente chi lo ha guidato, mi è apparso anacronistico. Un coro senza pietà e soprattutto senza una proposta concreta sicuramente da parte di Schlein che di questo partito non faceva parte e un po’ meno di Stefano Bonaccini, che solo ultimamente da buon amministratore che è, al Congresso della Lega delle Cooperative ho finalmente sentito individuare nel Pnrr il rischio di una mancata opportunità di realizzazione come una clava che si abbatte sull’economia italiana .Forse una sinistra moderna con una identità definita, idee, proposte e politiche chiare sulla guerra e non pacifista taroccata,la ferma contrarietà per l’abolizione insana di una pur presente struttura industriale per affrontare invece con giudizio la crisi climatica e di confronto ragionata con la Ue, una politica del mercato del lavoro strettamente legata ad una formazione adeguata dei giovani, a una riforma del sistema di welfare, delle politiche familiari, del terzo settore, di inclusione per esercitare diritti e doveri di una giustizia sociale che freni lo strapotere di una magistratura quella sì inadeguata, credo che avrebbe aiutato la rinascita del Pd, che attenzione, non rappresenta l’intera sinistra. Perché quel milione e trecentomila che hanno partecipato domenica scorsa ai gazebo sono un popolo molto molto troppo eterogeneo , davvero tutti romanticamente desiderosi di cambiamento ? E’ una fragile ambiguità .Ora la cd sinistra, quello spazio lì, è occupato dai penta stellati che ne rincorrono la rimonta populista e flirtano con Elly, dai movimentisti reazionari e rivoluzionari travestiti da anarchici che si infiltrano terroristicamente nel dissenso civico, e altri che hanno interesse a squassare non a unire. AI gazebo spalancati a tutti ,diciamolo , non sono andati solo le cittadine e i cittadini che condividono una visione di mondo di paese di progetto collettivo che non ha più corrispondenza reale e concreta. Questo è bene averlo ben presente.
Il 4 febbraio in tutto il mondo è la giornata dedicata alla lotta contro il cancro :WORLD CANCER DAY
Alessandra Servidori Il 4 febbraio in tutto il mondo è la giornata dedicata alla lotta contro il cancro :WORLD CANCER DAY
https://www.startmag.it/sanita/giornata-cancro-piano-oncologico-nazionale/
Il 4 febbraio si celebra la giornata mondiale contro il cancro: è un buon momento per discutere del nuovo piano oncologico nazionale. L’intervento di Alessandra Servidori
Il 4 febbraio in tutto il mondo è la giornata dedicata alla lotta contro il cancro: il World Cancer Day.
Sarebbe l’occasione anche stavolta, come abbiamo già cominciato a fare da alcuni anni come associazioni e come TutteperItalia, ad una informazione e anche formazione vera su questa malattia devastante. Noi ci proviamo perché non tutti gli italiani sono stati debitamente informati che il 26 gennaio scorso è stato finalmente approvato il nuovo Piano oncologico nazionale, già ratificato dalla Conferenza Stato-Regioni, che ha come obiettivo di innovare profondamente gli strumenti socio sanitari dedicati a questa flagellante malattia che ha ripercussioni drammatiche anche sul lavoro.
COSA PREVEDE IL PIANO ONCOLOGICO NAZIONALE
Il piano oncologico nazionale, documento di pianificazione e indirizzo per la prevenzione del contrasto del cancro 2023-2027, approvato dopo un lungo iter, è legato ad un Fondo per la sua implementazione, che nasce nel decreto milleproroghe, con una dotazione pari a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni, ed è destinato al potenziamento delle strategie e delle azioni per prevenzione, diagnosi, cura e assistenza del malato oncologico, definite nel piano.
Le potenzialità di detto piano sono rappresentate da un approccio globale intersettoriale, con una maggiore integrazione tra prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico, compreso il miglioramento delle cure e la prevenzione delle recidive, ponendo l’attenzione sulla centralità del malato e sulla riduzione o eliminazione delle diseguaglianze nell’accesso agli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione.
Le misure per “facilitare l’integrazione sociale e il reinserimento nel luogo di lavoro, compreso l’adattamento delle condizioni di lavoro per i malati di cancro – si legge nel Piano – dovrebbero essere parti integranti del percorso dei pazienti”.
GLI OBIETTIVI DELLA COMMISSIONE EUROPEA
È giusto rilevare che questo documento fissa soltanto le linee di indirizzo da perseguire per ridurre l’impatto dei tumori sulla società. Per confermare la volontà di svolgere la propria parte per ridurre l’epidemia dei tumori, serve che il governo metta a disposizione adeguate coperture finanziarie perché attraverso la Mission on Cancer e il Piano europeo di lotta contro il cancro, la Commissione europea ha chiesto a tutti gli stati membri di impegnarsi concretamente per salvare almeno tre milioni di vite e aumentare dal 47 al 75 per cento il tasso di sopravvivenza per tutti i tumori entro il 2030.
Traguardi che, secondo il piano d’azione stilato dalla Commissione, possono essere raggiunti agendo lungo chiare direttrici: potenziando i servizi di prevenzione (quasi 4 casi di cancro su 10 sono evitabili), migliorando l’accesso anche alle terapie più avanzate e la qualità della vita di chi ha superato la fase acuta della malattia (oltre 1,2 milioni di persone in Italia).
Per dare seguito a questi obiettivi, i singoli stati membri possono contare anche su una serie di iniziative e finanziamenti messi a disposizione da Bruxelles per complessivi 4 miliardi di euro. Sostegni che, per essere erogati, richiedono però che ogni paese specifichi le voci di spesa necessarie per il raggiungimento degli obiettivi fissati nel Piano. È il momento di stanziare le coperture finanziarie necessarie al rispetto di ogni singola voce indicata nel Piano per rafforzare la prevenzione, incrementare la diagnosi precoce, migliorare l’accesso alle terapie e garantire a tutti i sopravviventi i servizi sanitari e sociali di cui si continua ad avere bisogno anche una volta superata la fase acuta della malattia.
LE DISCRIMINAZIONI SUL LAVORO VERSO I MALATI DI CANCRO
Nonostante le tutele garantite dalla legge, molte persone subiscono penalizzazioni sul lavoro a causa di una malattia oncologica: discriminazioni, mobbing, demansionamento o comunque mancati avanzamenti di carriera. Sono forme di discriminazioni subdole, spesso difficili da contrastare perché sfuggono al controllo della legge: il cambiamento di un ruolo, l’allontanamento da compiti di responsabilità ricoperti prima della malattia, l’eccessiva rigidità nell’applicazione delle regole. E le cose sono più complicate per i lavoratori autonomi che godono di minori tutele: in questo caso la malattia può essere vista dai clienti come causa di scarsa affidabilità.
La legge considera discriminazioni sanzionabili quelle in cui una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga a causa di una condizione personale (per esempio, non ottenere una promozione per le condizioni di salute), oppure quelle in cui comportamenti apparentemente neutrali messi in atto dal datore di lavoro in realtà sono finalizzati a penalizzare una specifica persona (assegnare un premio di produttività esclusivamente sulla base del numero di giornate di presenza sul luogo di lavoro).
Si possono affrontare e gestire le diverse disabilità oncologiche sul luogo di lavoro, individuando le mansioni più idonee ed eventualmente adattandone le modalità di svolgimento alle specificità del singolo lavoratore anche in modalità smart, recuperando in tal modo professionalità che altrimenti potrebbero andare perdute. Alla medicina di precisione o medicina personalizzata devono corrispondere “accomodamenti personalizzati” sul posto di lavoro.
I RISCHI DELL’AUTONOMIA REGIONALE
Una ragionevole preoccupazione è la recente approvazione del DDL che consente la regionalizzazione differenziata di tutte le 23 materie; prevede un avvio della regionalizzazione con un finanziamento dei servizi trasferiti calcolato sulla “spesa storica”, a regime prefigura tasse regionali e il trattenimento dei tributi su base territoriale, rompendo ogni idea di perequazione. Ad esempio una maggiore autonomia legislativa, amministrativa ed organizzativa in materia di istituzione e gestione di fondi sanitari integrativi darebbe l’avvio a un sistema assicurativo – mutualistico al di fuori di qualsiasi, anche labile (come attualmente), normativa nazionale.
La richiesta di contrattazione integrativa regionale per i dipendenti del SSN, a cui si aggiunge una autonomia in materia di gestione del personale e di regolamentazione dell’attività libero professionale mette in atto una concorrenza fra Regioni e provocherà un ulteriore trasferimento di personale nelle Regioni più ricche, determinando un aumento della mobilità interregionale, in particolare dal Sud al Nord e un incremento delle diseguaglianze; già attualmente le differenze regionali, specie per il personale infermieristico, sono rilevantissime e vanno ridotte, non certo aumentate. Inoltre metterebbe dei freni alla contrattazione collettiva a livello centrale, la stipula di contratti a tempo determinato di “specializzazione lavoro” per i medici, alternativi al percorso delle scuole di specializzazione; la programmazione delle borse di studio per i medici specializzandi e la loro integrazione operativa con il sistema aziendale; l’adozione di decisioni basate sull’equivalenza terapeutica, tra medicinali contenenti differenti principi attivi alle quali AIFA dovrà rispondere entro 180 giorni nel merito adottando un parere obbligatorio e vincolante sull’intero territorio nazionale.
Nell’ambito di un Servizio sanitario nazionale volto ad assicurare il diritto alla salute per tutte le persone, se a bisogni differenti non si deve rispondere con uguali criteri, a problematiche identiche è indispensabile offrire soluzioni unificate a livello nazionale.
L’autonomia differenziata in sanità, dando luogo ad una molteplicità di sistemi organizzativi, rischia di eliminare ogni coerenza fra alcuni sistemi “regionalizzati” e i principi fondativi del Servizio sanitario nazionale, che inverano l’articolo 32 della Costituzione; avvia, in assenza di un “principio di supremazia” presente nella costituzione degli Stati federali, una irreversibile frammentazione del servizio sanitario, anche di fronte a grandi emergenze di carattere nazionale.
Sarebbe l’occasione anche quest’anno come abbiamo già cominciato a fare da alcuni anni come associazioni e come TutteperItalia ad una informazione e anche formazione vera su questa malattia devastante.Noi ci proviamo perché non tutti gli italiani sono stati debitamente informati che il 26 gennaio scorso è stato finalmente approvato il Nuovo Piano oncologico nazionale già ratificato dalla Conferenza Stato Regioni che ha come obiettivo di innovare profondamente gli strumenti socio sanitari dedicati a questa flagellante malattia che ha ripercussioni drammatiche anche sul lavoro. Il piano oncologico nazionale, documento di pianificazione e indirizzo per la prevenzione del contrasto del cancro 2023-2027, dopo un lungo iter approvato ,è legato ad un Fondo per la sua implementazione , che nasce nel decreto mille proroghe,con una dotazione pari a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni,ed è destinato al potenziamento delle strategie e delle azioni per prevenzione, diagnosi, cura e assistenza del malato oncologico, definite nel piano. Le potenzialità di detto piano sono rappresentate da un approccio globale intersettoriale, con una maggiore integrazione tra prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico, compreso il miglioramento delle cure e la prevenzione delle recidive, ponendo l'attenzione sulla centralità del malato e sulla riduzione o eliminazione delle diseguaglianze nell'accesso agli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione. Le misure per "facilitare l'integrazione sociale e il reinserimento nel luogo di lavoro, compreso l'adattamento delle condizioni di lavoro per i malati di cancro - si legge nel Piano - dovrebbero essere parti integranti del percorso dei pazienti".E’ giusto rilevare che questo documento fissa soltanto le linee di indirizzo da perseguire per ridurre l’impatto dei tumori sulla società. Per confermare la volontà di svolgere la propria parte per ridurre l’epidemia dei tumori, serve che il Governo metta a disposizione adeguate coperture finanziarie perché attraverso la Mission on Cancer e il Piano europeo di lotta contro il cancro, la Commissione Europea ha chiesto a tutti gli Stati membri di impegnarsi concretamente per salvare almeno tre milioni di vite e aumentare dal 47 al 75 per cento il tasso di sopravvivenza per tutti i tumori entro il 2030. Traguardi che, secondo il piano d’azione stilato dalla Commissione, possono essere raggiunti agendo lungo chiare direttrici: potenziando i servizi di prevenzione (quasi 4 casi di cancro su 10 sono evitabili), migliorando l’accesso anche alle terapie più avanzate e la qualità della vita di chi ha superato la fase acuta della malattia (oltre 1,2 milioni di persone in Italia). Per dare seguito a questi obiettivi, i singoli Stati membri possono contare anche su una serie di iniziative e finanziamenti messi a disposizione da Bruxelles per complessivi 4 miliardi di euro. Sostegni che, per essere erogati, richiedono però che ogni Paese specifichi le voci di spesa necessarie per il raggiungimento degli obiettivi fissati nel Piano. E’ il momento di stanziare le coperture finanziarie necessarie al rispetto di ogni singola voce indicata nel Piano per rafforzare la prevenzione, incrementare la diagnosi precoce, migliorare l’accesso alle terapie e garantire a tutti i sopravviventi i servizi sanitari e sociali di cui si continua ad avere bisogno anche una volta superata la fase acuta della malattia. Nonostante le tutele garantite dalla legge, molte persone subiscono penalizzazioni sul lavoro a causa di una malattia oncologica: discriminazioni, mobbing, demansionamento o comunque mancati avanzamenti di carriera. Sono forme di discriminazioni subdole, spesso difficili da contrastare perché sfuggono al controllo della legge: il cambiamento di un ruolo, l’allontanamento da compiti di responsabilità ricoperti prima della malattia,l’eccessiva rigidità nell’applicazione delle regole. E le cose sono più complicate per i lavoratori autonomi che godono di minori tutele: in questo caso la malattia può essere vista dai clienti come causa di scarsa affidabilità. La legge considera discriminazioni sanzionabili quelle in cui una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga a causa di una condizione personale (per esempio, non ottenere una promozione per le condizioni di salute), oppure quelle in cui comportamenti apparentemente neutrali messi in atto dal datore di lavoro in realtà sono finalizzati a penalizzare una specifica persona (assegnare un premio di produttività esclusivamente sulla base del numero di giornate di presenza sul luogo di lavoro). Si possono affrontare e gestire le diverse disabilità oncologiche sul luogo di lavoro, individuando le mansioni più idonee ed eventualmente adattandone le modalità di svolgimento alle specificità del singolo lavoratore anche in modalità smart, recuperando in tal modo professionalità che altrimenti potrebbero andare perdute. Alla medicina di precisione o medicina personalizzata devono corrispondere “accomodamenti personalizzati” sul posto di lavoro. Una ragionevole preoccupazione è la recente approvazione del DDL che consente la regionalizzazione differenziata di tutte le 23 materie; prevede un avvio della regionalizzazione con un finanziamento dei servizi trasferiti calcolato sulla “spesa storica”, a regime prefigura tasse regionali e il trattenimento dei tributi su base territoriale, rompendo ogni idea di perequazione. Ad esempio una maggiore autonomia legislativa, amministrativa ed organizzativa in materia di istituzione e gestione di fondi sanitari integrativi darebbe l’avvio a un sistema assicurativo – mutualistico al di fuori di qualsiasi, anche labile (come attualmente), normativa nazionale. La richiesta di contrattazione integrativa regionale per i dipendenti del SSN, a cui si aggiunge una autonomia in materia di gestione del personale e di regolamentazione dell’attività libero professionale mette in atto una concorrenza fra Regioni e provocherà un ulteriore trasferimento di personale nelle Regioni più ricche, determinando un aumento della mobilità interregionale, in particolare dal Sud al Nord e un incremento delle diseguaglianze; già attualmente le differenze regionali, specie per il personale infermieristico, sono rilevantissime e vanno ridotte, non certo aumentate. Inoltre metterebbe dei freni alla contrattazione collettiva a livello centrale , la stipula di contratti a tempo determinato di “specializzazione lavoro” per i medici, alternativi al percorso delle scuole di specializzazione; la programmazione delle borse di studio per i medici specializzandi e la loro integrazione operativa con il sistema aziendale; l’adozione di decisioni basate sull’equivalenza terapeutica, tra medicinali contenenti differenti principi attivi alle quali AIFA dovrà rispondere entro 180 giorni nel merito adottando un parere obbligatorio e vincolante sull’intero territorio nazionale. Nell’ambito di un Servizio sanitario nazionale volto ad assicurare il diritto alla salute per tutte le persone , se a bisogni differenti non si deve rispondere con uguali criteri, a problematiche identiche è indispensabile offrire soluzioni unificate a livello nazionale. L’autonomia differenziata in sanità, dando luogo ad una molteplicità di sistemi organizzativi, rischia di eliminare ogni coerenza fra alcuni sistemi “regionalizzati”e i principi fondativi del Servizio sanitario nazionale, che inverano l’articolo 32 della Costituzione; avvia, in assenza di un “principio di supremazia” presente nella costituzione degli Stati federali, una irreversibile frammentazione del servizio sanitario, anche di fronte a grandi emergenze di carattere nazionale.
IL FONDO NUOVE COMPETENZE DEVE SOSTENERE LE LAVORATRICI
Alessandra Servidori IL Fondo nuove competenze deve sostenere le lavoratrici https://www.ildiariodellavoro.it/il-fondo-nuove-competenze-deve-sostenere-le-lavoratrici/
La politica del lavoro virtualmente può contare su una massa di risorse straordinarie e la Ministra Calderone ha ben presente che la formazione, sia di base che di nuove o rinnovate competenze dei lavoratori, è in cima alle urgenze da affrontare. E’ ben chiara nel Piano Nuove Competenze –PNC- quella costola del Pnrr che ne deve definire il quadro strategico e il PN C si occupa ora di disoccupati,giovani ,occupati destinatari di specifici percorsi che comprendono anche il programma GOL garanzia di occupabilità dei lavoratori con particolare attenzione ai giovani tra i 15 e 25 anni che sono destinatari di progetti incardinati su sistemi duali. Il Fondo nuove competenze- FNC- già attivo dal 2020 è implementato dallo scorso settembre 2022 da una nuova norma che ha rimpolpato le risorse del Fondo ( un miliardo) e ne ha modificato la disciplina. Si sa che il FNC si affianca ai fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua previste da intese sindacali per rimodulare soprattutto l’orario di lavoro che in parte viene utilizzato appunto per percorsi formativi per aggiornamento delle figure professionali. Ed è qui che possiamo augurarci che vi sia da parte sia delle imprese che dei sindacati l’attenzione a dedicare la contrattazione collettiva, dunque gli accordi, soprattutto per le lavoratrici che sappiamo, sono sempre strozzate in ambito conciliazione vita lavoro e spesso non riescono a dedicare tempo alla loro formazione, così come ai lavoratori e alle lavoratrici che sono in cassa integrazione e che possono così dedicare attenzione alle offerte formative per innalzare le loro competenze. Il Fondo infatti sostiene la realizzazione delle attività formative mediante rimborso al datore di lavoro del costo dei contributi previdenziali e assistenziali per la parte dell’orario di lavoro dedicato alla formazione dei dipendenti. Per i docenti le aule e il materiale professionale didattico si possono usare le risorse dei fondi interprofessionali . Con la recente modifica si promuove il connubio delle attività formative con riduzione di orario di lavoro perché il contributo è del 100% della retribuzione per le ore destinate alla formazione nel caso appunto che gli accordi sindacali prevedano oltre alla rimodulazione dell’orario per percorsi formativi anche una riduzione dell’orario normale cioè 40 ore settimanali dell’art 3 dlgs 66/2003 a parità di retribuzione complessiva.E’ Inps che eroga ai datori di lavoro il finanziamento concesso su segnalazione di Anpal servizi .Dal 13 dicembre 2022 al 28 febbraio 2023 vi è la possibilità di presentare domande di progetti formativi su apposita piattaforma informatica “ My ANPAL”. Il decreto interministeriale che ha novellato tale iniziativa del 22 settembre 2022 circoscrive il sostegno del Fondo ad attività formative per l’acquisizione di determinate competenze professionali digitali e sostenibilità ambientale allineandosi con le priorità del PNRR e di Nex Generetion Eu. La formazione può avere una durata da 40 ore ad un massimo di 200 ore per ogni lavoratore /lavoratrice coinvolta che può acquisire una qualifica o singole competenze incluse nel repertorio delle qualifiche nazionali e rilascio di attestazione finale. La formazione deve essere erogata da soggetti qualificati e l’impresa che presenta istanza di accesso al Fondo non può essere soggetto erogatore della formazione e l’attività di controllo è in carico ad Anpal. Dunque con il Fondo Nuove Competenze si deve sostenere i percorsi di uscita e rientro nel mercato del lavoro per le donne che sono tutt’altro che infrequenti, spesso a causa della maternità, ma anche per variazioni negli assetti famigliari o per la necessità di prendersi cura di persone care. Uno dei problemi al momento del rientro dopo una lunga pausa è il deterioramento delle competenze. Per recuperare il gap maturato durante la lontananza dal mercato costruire percorsi formativi per consolidare le competenze in certi campi o per costruirne di nuove è fondamentale. i percorsi formativi rivolti alle job returner possono rappersentarendo significativi benefici dalla partecipazione, sia in termini di occupazione che di qualità del lavoro. I benefici possono crescere al crescere della durata dei corsi, e sono più evidenti per le donne in partenza meno qualificate.Ci sono buoni ottimi motivi per destinare il Fondo Nuove Competenze alle italiane. La situazione femminile non migliora. Malgrado la crescita, restano immutati i gap di genere nel mercato del lavoro e le criticità strutturali che determinano la bassa partecipazione femminile: occupazione ridotta, prevalentemente precaria, part time e in settori a bassa remuneratività o poco strategici. Tali asimmetrie si colgono ora anche nelle piattaforme digitali che intervengono nel mercato del lavoro, con il rischio di una nuova discriminazione 2.0. Pur avendo toccato quota 60,5% lo scorso ottobre, il valore più alto dal 1977, i tassi di occupazione di uomini e donne continuano a restare distanti (rispettivamente 69,5% e 51,4%) con un gap di genere del 18%. Il tasso di disoccupazione femminile è al 9,2% contro il 6,8% degli uomini, divario che aumenta per i giovani fra i 15 e i 24 anni con tassi del 32,8% per le ragazze e il 27,7% per i ragazzi. Anche la sfera della non partecipazione vede ancora penalizzate le donne con un tasso di inattività del 43,3 % contro il 25,3% degli uomini.È quanto emerge dal Gender Policies Report 2022, la pubblicazione dell’Inapp (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche) che ogni anno fotografa le differenze di genere nel mondo del lavoro. I dati relativi al primo semestre del 2022 confermano la specificità femminile del part time come forma di ingresso al lavoro. Su tutti i contratti attivati a donne il 49% è a tempo parziale contro il 26,2% maschile. In particolare, è a part time oltre la metà (51,3%) dei contratti a tempo indeterminato delle donne. Mentre tipicamente femminile è la condizione di “debolezza rafforzata” ossia la presenza di due fattori di criticità associati: la forma contrattuale precaria e il tempo parziale. Se consideriamo solo il lavoro a tempo determinato, che occupa il 38% dei contratti delle donne e il 43% di quelli degli uomini, si nota che della prima quota il 64% è part time e della seconda lo è il 32%. Nel 2021 l’incidenza di donne occupate che lavorano in part time è superiore rispetto agli uomini di circa 15 punti percentuali in Europa e di più di 22 punti in Italia. Il Gender Report, inoltre, coglie e fornisce esempi concreti di un nuovo fenomeno. Una nuova forma di discriminazione, ovvero quella legata all’uso degli algoritmi da parte delle piattaforme digitali. Tali strumenti, infatti, risentono del sistema di significati, idee e giudizi e con essi di stereotipi e pregiudizi di chi li ha ideati e costruiti. Ne deriva che nel mercato del lavoro digitale si riproducono esattamente gli atteggiamenti discriminatori che si riscontrano nei lavori tradizionali. Le menti che programmano gli algoritmi non sono diverse da quelle che, normalmente, scelgono chi assumere, promuovere, remunerare di più, licenziare e così via . La discriminazione algoritmica può dunque ugualmente agire e, in maniera implicita, produrre condotte discriminatorie di genere nel lavoro. Risulta inderogabile la necessità di approfondire il legame tra società digitale e discriminazioni, nelle sue evidenti connotazioni di genere. Si pensi, ad esempio, a come stereotipi e pregiudizi, che storicamente definiscono la percezione e la narrazione del femminile, possono essere tradotti in discriminazioni attraverso algoritmi deputati alla selezione del personale o alla definizione delle retribuzioni o a sistemi di valutazione delle performance.
Caregiver : noi al lavoro 13 gennaio 2023
Care amiche e cari amici , come da accordi di seguito vi invio la mia riflessione introduttiva del 13 gennaio alla quale avete aderito e partecipato per raccordarci sul tema che abbiamo affrontato e condividere alcune proposte. Tutti gli interventi registrati da Radio Radicale sono rintracciabili sul sito www . radioradicale.it
13 gennaio 2023
Documento di posizione Alessandra Servidori
IL 3 ottobre 2022, il Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità ha riscontrato la mancanza, nell'ordinamento giuridico nazionale, di misure efficaci per il sostegno dei caregiver familiari. La figura del caregiver familiare viene definita per la prima volta a livello statale dall'articolo 1, comma 255, della legge di bilancio del 2018. La medesima legge di bilancio per l'anno 2018 ha istituito un fondo con una dotazione di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020, successivamente incrementata di 5 milioni di euro per gli anni 2019, 2020 e 2021. Il fondo era originariamente destinato alla copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell'attività prestata dal caregiver familiare ma è stato malamente distribuito, ripartito annualmente tra le regioni. Inoltre il Fondo 90 milioni ora è operativo presso il Ministero del lavoro (non più della disabilità) e dovrebbe usato per legiferare sul profilo giuridico e sui criteri di distribuzione che spesso lo hanno utilizzato per fare una formazione anacronistica. L'ultimo decreto di riparto delle risorse, relativo al 2021 è stato utilizzato non nei confronti di chi si occupa a tempo pieno dei propri cari con gravissima disabilità e che da molto tempo chiede attenzione. I caregiver familiari, le persone che accudiscono i propri cari, chiedono una maggiore integrazione dei servizi stessi che ruotano intorno alla persona, alla famiglia, ai loro bisogni; chiedono di non rimanere invisibili e che il Fondo possa servire al loro sollievo.
Ogni Regione si è data un regolamento chi ha legiferato, i comuni ecc in modo molto frammentato così non va bene – Esistono 7 proposte di legge ma siamo fermi al 2017
Entro il 6 aprile dobbiamo presentare a ONU una legge sui caregivers e le risorse sono ferme al Ministero del Lavoro. Abbiamo modelli Europei a cui attingere per legiferare virtuosamente posto che altri paesi ue hanno già provveduto positivamente e noi abbiamo depositati alcune proposte di legge che affrontano non solo amministrativamente la questione ma normativamente in quanto è il profilo giuridico che va delineato vediamo due nazioni che hanno affrontato la questione (Francia Spagna)Allegato a
Le questioni da affrontare :
-Il ruolo di un caregiver può essere molto impegnativo, e dopo aver iniziato l’attività di caregiver, si scopre che, questo comporta oneri e vincoli anche molto significativi. Questi includono il costo opportunità di stipendi, di carriere e di diritti pensionistici persi, nonché le eventuali conseguenze sulla salute per il carico fisico e psicologico vissuto. Senza un sostegno adeguato, l’assistenza informale può portare i caregiver a rischio di impoverimento, di cattiva salute e di isolamento sociale.
- Una volta definito il campo di azione occorre verificare meglio nel dettaglio le istanze più importanti che vengono dal mondo dell’assistenza informale e soprattutto quanti sono i caregiver in Italia .
-Nel complesso, il riconoscimento del lavoro dei caregiver e del suo valore è molto basso, sia da parte della società, ma anche da parte delle loro famiglie. Infatti, i caregiver familiari, nonostante riempiano gli ampi spazi lasciati vuoti dall’assistenza formale a lungo termine, sono raramente considerati coproduttori dei servizi sociali, nonostante sviluppino una vasta gamma di competenze ed abbiano acquisito esperienza. I caregiver avrebbero bisogno, di una visibilità e di una rappresentanza politica più significativa, per sensibilizzare la società sui problemi legati al ruolo di cura informale delle persone non autosufficienti.
-Essere caregiver, spesso richiede molto impegno e lascia poco tempo per svolgere attività professionali, per far fronte alle proprie necessità o a quelle degli altri membri della famiglia. L’assistenza informale ha un impatto non solo sulla qualità della vita del caregiver, ma anche sugli altri membri della famiglia. Molti caregiver, che devono destreggiarsi fra il lavoro e l’assistenza ad un familiare, decidono di lasciare un lavoro retribuito, a causa dello stress derivante dal combinare tutti gli impegni e dalla mancanza di adeguate misure di sostegno. È peraltro difficile per i caregiver, avere la necessaria flessibilità sul posto di lavoro, che consentirebbe loro di conciliare gli impegni di lavoro con quelli, non sempre prevedibili, di cura.
-Come conseguenza dei costi nascosti di assistenza e della mancanza di misure di sostegno al reddito, i caregiver familiari possono affrontare importanti problemi finanziari. La necessità di ridurre o addirittura abbandonare l’occupazione comporta una perdita di reddito e, di conseguenza, la riduzione dei diritti pensionistici. Talvolta l’onere finanziario, è accresciuto dalle spese relative alle particolari esigenze della persona assistita (ad es. dispositivi ortopedici, ausili, terapie), oppure dal costo degli adattamenti necessari per rendere la casa più accessibile.
- Una ipotetica proposta di legge che fissi la materia :1) definizione del caregiver familiare come colui/colei che si prende cura, volontariamente e gratuitamente, in modo costante e continuativo, di un familiare entro il secondo grado, invalido civile al 100 per 100, che necessiti di assistenza globale e continua.
2)Riconoscimento a livello nazionale di quanti sono e di questa figura, che spetta ( regioni ? Inps/Inail ? ), stabilire anche "le prestazioni, gli ausili, i contributi necessari e i supporti che i servizi socio-sanitari e sanitari si impegnano a fornire, al fine di permettere al caregiver familiare di affrontare al meglio possibile difficoltà o urgenze e di svolgere le normali attività di assistenza e di cura in maniera appropriata e senza rischi per l'assistito e per se stessa".
3)Prevedere "flessibilità e permessi lavorativi" per i caregiver familiari, come pure informazione pratiche, insieme a "supporto psicologico", "soluzioni condivise nelle situazioni di emergenza personale o assistenziale segnalate dal caregiver familiare" e il "supporto di reti solidali" e gruppi di auto mutuo aiuto.
4)Previsti anche "consulenze e contributi per l'adattamento dell'ambiente domestico della persona assistita" e domiciliarizzazione delle visite specialistiche. "Conciliazione tra attività lavorativa e attività di cura e di assistenza".
5)Dal punto di vista economico, si propone "una detrazione fiscale o un credito d'imposta relativamente al 50 per cento delle spese sostenute dal caregiver familiare per la sua attività di cura e di assistenza, fino a un importo massimo di 1.000 euro annui".
6)Previste azioni di sensibilizzazione e solo per chi le richiede un minimo di formazione .In generale porre l'accento sulle tutele in quattro settori: previdenziale, sanitaria, assicurativa e finanziaria al fine di favorire la permanenza della persona cara assistita al proprio domicilio,
7) il caregiver deve essere coinvolto in modo attivo nel percorso di valutazione, definizione e realizzazione del piano assistenziale individualizzato". Vengono poi previste e definite le "reti di supporto" al caregiver familiare, nonché gli interventi di sostegno da parte dei vari enti competenti: stato, regioni, comuni e Asl. .
E’ il primo passo quello di oggi Il Tavolo Interistituzionale ha già prodotto molte iniziative e vuole percorrere una strada condivisa ( guide patologie oncologiche, invalidanti, caregiver, patologie mentali,partiamo a febbraio con un corso sulla prevenzione delle patologie professionali,gratuito in alcuni luoghi di lavoro) un aiuto un supporto per alleviare la fatica e il disorientamento delle famiglie-
-Il vescovo Zuppi impegnato ci ha espresso la sua soddisfazione per l’iniziativa assai importante e ci augura un buon lavoro
-Alberto Comellini (Anvur) ci ha inviato un documento di 17 pagine –
Alessandro -ChiariniPresidente-CONFAD - Coordinamento Nazionale Famiglie con Disabilità-www.confad.eu È fermamente impegnato a lavorare insieme
Ringraziamo Radio Radicale che ha registrato tutto il nostro lavoro che trovate al :
IL CAPOMAFIA ASSASSINO stragista finalmente catturato
Alessandra Servidori
Matteo Messina Denaro , capomafia trapanese è stato condannato all’ergastolo per decine di omicidi, tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo – il figlio del pentito strangolato e sciolto nell’acido dopo quasi due anni di prigionia – per le stragi del ’92, costate la vita ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e per gli attentati del ’93 a Milano, Firenze e Roma. L’arresto di Matteo Messina Denaro chiude una partita storica.L’operazione portata a termine in questi giorni liquida anche tutta una costruzione secondo la quale Matteo Messina Denaro aveva coperture da parte di questa o quella forza politica o di questo o quel settore dello Stato. Lo Stato chiude una partita con la mafia stragista dei corleonesi il che non vuol dire certamente che un altro tipo di mafia, ad essi subentrata, non rimanga presente sul campo in modo certamente meno eclatante ed esibizionista di coloro che a partire da Toto’ Riina avevano pensato di piegare lo Stato a colpi di tritolo e di stragi. Una serie di questioni rimangono aperte in primo luogo la vicenda mafia appalti che Borsellino voleva portare avanti e che invece fu chiusa dal procuratore Giammanco il giorno dopo del suo assassinio. E rimane tuttora aperto, anche se molti cercano di dimenticarlo, il depistaggio effettuato propri nei confronti del processo Borsellino.Per i nostri giovani e non solo riannodiamo i fili di questo cancro che ammorba il nostro Paese.Il termine mafia è utilizzato per individuare un fenomeno tipicamente siciliano ed è riferibile a una forma di associazione criminale, unitamente a una precisa mentalità e a un codice comportamentale ben definito. I modelli di mafia raffigurati in prevalenza sono due: la mafia come associazione criminale tipica e la mafia come impresa. L’art. 1 terzo comma della legge 13 settembre 1982, n. 646 (cosiddetta legge antimafia) recita: «l’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri». La definizione legislativa individua ormai solo in parte la complessità del fenomeno: se da un lato ne coglie, e punisce, l’ingerenza nelle attività di impresa, dall’altro trascura uno degli aspetti che, negli ultimi anni, ha maggiormente caratterizzato l’attività mafiosa, ovvero l’attività finanziaria. Andando quindi oltre la definizione legislativa, possiamo ritenere che il fenomeno mafioso sia oggi più articolato e definibile secondo il cosiddetto “paradigma della complessità”: mafia è un insieme di organizzazioni criminali che agisce all’interno di un contesto relazionale e si configura come un sistema di violenza e di illegalità finalizzato all’accumulazione del capitale e all’acquisizione e gestione di posizioni di potere, si avvale di un codice culturale e gode di un certo consenso sociale. Questo per dire che i gruppi delinquenziali sono solo la parte più evidente del fenomeno, nell’ambito di un sistema che mette in relazione soggetti illegali e legali, come capimafia, professionisti, imprenditori, amministratori e politici. La mafia non è unicamente un fenomeno criminale, ma un soggetto economico e politico, la cui caratteristica peculiare è data dall’uso della violenza; in altre parole la mafia tende a sostituirsi allo Stato non riconoscendo a esso il monopolio della forza. Il modello escritto, riferito alla sola Sicilia, è in realtà paragonabile ad altri fenomeni i quali, seppure denominati in modo diverso, sono comunque a esso riconducibili. In Italia sono la ’ndrangheta calabrese, la camorra campana e la sacra corona unita pugliese; all’estero le triadi cinesi e la yakuza giapponese, i cartelli latinoamericani come i narcos colombiani, le mafie russa e albanese. I un sistema imprenditoriale che, traendo la propria accumulazione originaria dalle attività tradizionalmente illegali (commercio della droga e di armi, sfruttamento della prostituzione, racket ecc.), si inserisce nel sistema economico legale per reinvestirne i profitti. La sua presenza nell’economia legale non è però neutra e spesso riesce a condizionarne le dinamiche. dell’enormità del fenomeno economico legato alle attività criminali; la collusione tra attività legali e illegali sembra spesso indistinguibile, dando una percezione del fenomeno criminale tale da poterlo considerare ormai parte integrante del sistema economico e finanziario. Sarà mai possibile estirpare questo cancro dal sistema economico dell’Italia e del mondo? A questo interrogativo voglio rispondere con le parole di Giovanni Falcone: «La mafia è un fatto della vita e, come tutti i fatti della vita, avrà una sua fine».
