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Editoriali

Ministro Bernini in Cina : confronto su scienza,tecnologia, innovazione

     Alessandra Servidori   https://www.radioinblu.it/streaming/?vid=0_2yp5n4y9

 Oggi 28 novembre 2023  a Pechino si svolge la dodicesima edizione di Italia/Cina evento dedicato alla scienza, tecnologia, innovazione, promosso  annualmente in partnership dal ministero dell’università e ricerca italiano e il ministero della scienza e della tecnologia cinese, finalizzato a valorizzare i sistemi nazionali di ricerca e innovazione attraverso scambi accademici scientifici e tecnologici di cui sono garanti per parte nostra il Ministro Annamaria Bernini e parte cinese il vice Ministro  Zhang Guangium. Si tratta di un programma bilaterale confermato dall’impegno a rilanciare  nel quadro del partenariato strategico globale del settembre scorso da parte della Presidente Meloni. Il programma rappresenterà un momento di confronto e condivisione tra gli interlocutori del panorama scientifico e tecnologico cinese e italiano, con l’obiettivo di promuovere la nascita di nuove collaborazioni e partenariati nei settori di reciproco interesse per lo sviluppo e il benessere della società. Agli  incontri one-to-one  sono presenti circa cento partecipanti appartenenti a università, centri di ricerca, hub e start up italiane e cinesi impegnate in ricerca e innovazione  che avranno l’opportunità di dialogare per costruire nuovi partenariati accademici, scientifici ed industriali. Diverse le opzioni in campo: scambi accademici (UtoU), progetti di ricerca (RtoR), partnership ricerca-impresa (RtoB) e tra imprese innovative (BtoB).Si discute di  tecnologia applicata alle Olimpiadi Invernali che rappresenta una forza trainante di innovazione e spettacolo per temi come il cronometraggio di precisione; l'uso di droni per catturare angolazioni spettacolari; l'implementazione di realtà virtuale per coinvolgere gli spettatori sono solo alcune delle innovazioni che caratterizzano le Olimpiadi Invernali. Lo Smart Manufacturing, che agisce come il catalizzatore per l'ottimizzazione e l'efficienza  che rappresenta una rivoluzione del mondo dell'industria, dove la convergenza di tecnologie avanzate come l'Internet delle cose (IoT), l'intelligenza artificiale (IA) e l'analisi dei dati ha trasformato radicalmente il modo in cui vengono progettati, realizzati e gestiti i processi di produzione;infine un confronto tra  giovani innovatori  che attraverso la creatività e il cambiamento, portando nuove soluzioni e approcci alle sfide globali,alimentando  nuove imprese e iniziative. Sappiamo bene  che a quattro anni dalla sua firma da parte dell’allora ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio e benedetta dall’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la Via della seta continua a essere un problema per il governo Meloni  e i suoi consiglieri diplomatici: un dossier delicatissimo, prioritario per la maggior parte dei nostri alleati, e che determina anche la credibilità dell’Italia presidente di turno del G7 del prossimo anno.Eppure, mentre l’esecutivo cerca il modo meno brutale di uscire dalla Via della Seta, Pechino trova modi molto più facili per aggirare il livello governativo e passare direttamente a livello locale. Infatti il forum della Belt and Road local cooperation, la Via della seta degli enti locali, si è già svolto a settembre  al quale partecipano diversi comuni italiani tra i quali Cagliari, Fermo, ma pure zone di grande interesse industriale come l’intera provincia di Brescia. Tutti memorandum firmati, a partire dal 2019,  sotto il  brand della Via della seta cinese. Inoltre abbiamo un nucleo poderoso anche in italia (14) di  Istituto Confucio  che sono timidamente accusati da vari accademici  che li frequentano come docenti di essere oltre che funzionali a sensibilizzare nel mondo la cultura cinese "cercano di modificare l'immagine di Pechino agli occhi del mondo". Le accuse mosse nei confronti dell'operato degli Istituti Confucio è quella di edulcorare la visione che diversi paesi del mondo hanno del regime cinese e nel contempo quello di porre dei veti più o meno palesi nei confronti di iniziative culturali sgradite al Partito Comunista Cinese, pur se effettuate fuori dalla Cina. L'ampio dibattito che ne è scaturito ha portato alla chiusura di diversi Istituto Confucio negli Stati Uniti d'America e in Europa, tra cui quelli dell'Università di Leiden, della Copenaghen Business School in Danimarca, della Università Paris-Ouest Nanterre in Francia, e dell'Università di Stoccolma.( inthenameofconfuciusmovie.com.)Diversamente ai Ghoete institut , e ai Cervantes Insitutus,in Italia la diffusione degli Istituti Confucio è iniziata da Napoli, in collaborazione con la prestigiosa Università L’Orientale. Nel mondo gli Istituti – a partire dal primo, fondato a Tashkent nell’Uzbekistan nel 2004 – sono  ormai molti e sono di emanazione di Hanban, che  è Ufficio nazionale per l’insegnamento del cinese come lingua straniera: un nome che sembrerebbe assimilare questa organizzazione a quelle che in Germania  appunto promuovono nel mondo i Goethe Institut e in Francia le sedi dell’Alliance Française, Spagna ecc. Ma il paragone è ingannevole: il Goethe o l’Alliance Française sono sostenuti dai rispettivi governi, ma sono indipendenti, mentre l’Hanban è parte integrante della macchina governativa cinese. Dubbi su spionaggio e servizi segreti sono legittimi e la verità è che la questione del Covid nato appunto in Cina e segretamente protetto da informazioni quasi inesistenti e da sospette missioni cinesi nei nostri ospedali con accesso disinvolto a dati sensibili, e ora la polmonite pediatrica che sta colpendo in misura massiccia i piccoli cinesi e della quale ancora ben poco conosciamo, ci consente di avere particolare attenzione ai rapporti con questa potenza mondiale con la quale abbiamo sicuramente necessità di dialogare e scambiare la nostra eccellenza  peraltro straordinariamente riconosciuta a livello mondiale ,senza essere schiacciati . Il ministro Annamaria Bernini saprà tenere l’equilibrio e la saggezza istituzionale che serve.

 

 

Ancora quante Giulia?

Alessandra Servidori

Ma diciamoci la verità …. Parole come pallottole ,ancora  violenza ….

Il feroce massacro della giovane Giulia da parte del coetaneo Filippo che l’avvocato della sua famiglia definisce “buono” e da una infausto commento sul corrierone su Elena sorella di Giulia   “la ragazza grande della famiglia Cecchettin più ribelle” sono lo strascico già visto e vissuto di una cultura priva di pietà e rispetto per una tragedia ripetuta. Per giorni abbiamo seguito con angoscia questa tragica storia che ben presto,  sarà usata e tramutata in un telefilm,in un talk urlato tra gente che vuole apparire  ma che non è altro che la fotografia infame della nostra società priva di valori. In molti hanno riportato su fb i nomi delle ultime donne trucidate e alcuni commenti ridicolmente offensivi e cinici di fanatici ignoranti. Poi ancora gli annunci della politica : vogliamoci bene dopo offese reciproche  e irripetibili nelle piazze  contro il popolo ebraico  rincorso da moderni nazisti, l’occupazione delle università contro Israele  o strumentalizzata dai silenzi di troppi rettori tutti presi dall’affanno di vincere l’occupazione elettorale della Crui   per la Presidenza nazionale e ancora la politica che non difende le persone fragili come gli anziani togliendo le risorse , le persone disabili distraendo i fondi verso un progetto fantasma di case della salute senza personale ospedaliero, e anche sempre le donne offese nell’anima e nel corpo. Dicono di inasprire e le pene contro i maschi barbari , di fare educazione nelle scuole ma è sempre troppo tardi .Sono anni  che la violenza incombe in ogni luogo della società incivile : tra i banchi, sul lavoro senza regole, tra giovani e tra adulti e le donne sono le più colpite . Ha fatto breccia il film della Cortellesi che ha saputo mettere in bianco e nero una realtà ancora lì  che bolle : alle femmine le madri ancora adesso ( troppe) augurano di fare un buon matrimonio e magari sì, trovare un part time, avere tanti figli maschi; ai maschi non si insegna il valore del rispetto per la maternità dunque della madre, sorella, moglie ,compagna. Sono illuminati e rari i genitori che si impegnano , anzi dovremmo veramente, come priorità, insegnare  dalla scuola materna , insieme alla famiglia distratta, alle scuole superiori cosa  significa il bene condiviso di un rapporto tra genitori e figli  incardinato sul rispetto e aiuto reciproco di alcuni valori essenziali. Invece no la cd “buona scuola “ ha introdotto malamente l’educazione fai da te di genere tutta piegata sull’omosessualità e sulla violenza di  un genere ambiguo a senso unico , con incompetenza ideologia, presunzione  agita sui bambini con un silenzio assordante delle  famiglie .Solo ora finalmente il cardinale Zuppi ha dichiarato che i preti pedofili devono stare fuori dalla Chiesa. L’agonia di Giulia è  slogan e  titoli  che invadono giornali televisioni che trattano la gelosia morbosa cattiva come un alibi ancora consolidato tra maschi giovani e grandi ,ossessivi,e una giustizia ancora troppo blanda in mano spesso a giudici( anche donne) che minimizzano la violenza sulle vittime, donne a cui per una legge assurda come la legge 54 che dà la possibilità di togliere alle madri vittime di cattiveria paterna i figli,luoghi di lavoro dove il mobber  ha spesso i pantaloni, aule universitarie dove le studentesse molto più brave degli studenti, si laureano in meno tempo ma faticano a trovare lavoro. Tutto questo è violenza e sub cultura :bisogna cambiare registro ,  ritrovare il desiderio di costruire una società normale che ha forza e coraggio per consegnare a chi verrà  e chi c’è già come vivere in una armonia di base che ci fa riconoscere  il più possibile il bene dall’immondizia del male.    

Confindustria Vicenza : parliamo di rimodulazioni degli orari di lavoro

CONFINDUSTRIA VICENZA- venerdi 10-11-2023

Attrattività e modelli organizzativi, tra flessibilità e rimodulazione oraria: e la produttività?

Evento sulla rimodulazione dell’orario di lavoro che coniughi l'efficientamento della produttività con l'inclusione e la motivazione dei collaboratori

Flessibilità dell’orario e riduzione della settimana lavorativa: i nuovi modelli organizzativi contrattuali deprimono o incrementano la produttività aziendale?

Per cercare una risposta a questa domanda Confindustria Vicenza, in collaborazione con GI Group e con AIDP - Associazione Italiana Direzione del Personale del Veneto/Friuli-Venezia Giulia, organizza un appuntamento per approfondire la possibilità di avviare, da parte delle imprese italiane, anche mutuando analoghe esperienze avviate in altri paesi europei, forme di rimodulazione dell’orario di lavoro che possano coniugare il mantenimento e/o efficientamento della produttività aziendale con l’inclusione e la motivazione dei collaboratori, nella logica di bilanciamento dei tempi di vita e di lavoro

Il programma, dopo i saluti introduttivi di Andrea Crisci, Responsabile Area Lavoro, Previdenza ed Education di Confindustria Vicenza, prevede i seguenti interventi:  

La rimodulazione dell’orario di lavoro negli altri paesi Europei

Patrizio Bernardo - Avvocato Partner di Studio Legale Delfino Willkie Farr & Gallagher
 

Le esperienze aziendali: Enrico Rava - Regional Business Manager di GI Group-Flavio Mares - AD di IMAP di Sedico (BL)

  • Luca Nascimben - People Director di Rigoni di Asiago


Tavola rotonda: Riduzione degli orari di lavoro, opportunità o aggravio per le imprese?

  • Ilaria Agosta - Presidente AIDP Veneto e Friuli-Venezia Giulia
  • Roberto Benaglia - Segretario Nazionale FIM-CISL
  • Martina Gianecchini - Professoressa Ordinaria di Gestione delle risorse umane Università di Padova
  • Alessandra Servidori - già Consigliera Nazionale di Parità e Docente universitaria Politiche del Lavoro

Modera Stefano Pozzi HR Interim Manager

 

L’incontro si terrà venerdì 10 novembre 2023, dalle 16.00 alle 18.00, presso la sede di Palazzo Bonin-Longare (Corso Palladio 13 - Vicenza).

La partecipazione è solo in presenza, fino ad esaurimento dei posti disponibili. 

Per effettuare l'iscrizione: compilare il modulo online.

Per ulteriori informazioni:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

 

Legge finanziaria 2024 : fare chiarezza

Alessandra

Aumentare le risorse per la famiglia  e dunque per i figli attraverso una manovra di bilancio  che allarga la platea dei beneficiari di una misura porta sempre consenso, farlo per l'assegno per i figli ancor di più. Cosa dice  però il testo: con il comma 1 dell'articolo 38 della Legge di bilancio 2024 si fissa una sorta di franchigia fino a 50mila euro, che significa che se possiedi fino a quella sommetta in Titoli di Stato, o buoni postali, questi non concorrono a formare il patrimonio mobiliare ai fini ISEE, (articolo 5 comma 4, lettera b) del DPCM 159/2013). Infatti, il valore del patrimonio mobiliare, insieme a quello immobiliare, incidono sul calcolo dell’ISEE (Indicatore Situazione Economica Equivalente), che serve a misurare il livello economico di un nucleo familiare. L’ISEE appare fondamentale per poter accedere a determinati bonus o incentivi statali.Il comma 2 del medesimo articolo 38,  in sostanza dice che per attuare il beneficio si deve aggiornare il dpcm 159/2013, quindi fino ad allora non se ne farà niente, ma non viene fissato un termine temporale per farlo (sembra una norma di delega, in quanto non di immediata attuazione, ma non lo è perché le norme di delega sono vietate in legge di bilancio). Il comma 3  sempre dell’art 38 dice che gli effetti prodotti ci costano 44 milioni. Quindi speriamo che sia prontamente modificato il dpcm 159/13 così da non far fare la fine dei 350 milioni del fondo per le disabilità anche ai 44 milioni dell'assegno universale.E c’è  un ma: l'erogazione dei benefici legati all'ISEE, ad una platea più ampia, che vi può cosí accedere grazie ad uno sconto sul patrimonio mobiliare fino 50mila euro, che nel solo caso dell'assegno per i figli (ma il comma 1 citato non lo vincola solo per questo fine e quindi gli effetti sarebbero più ampi se riferiti alle altre misure soggette a limiti Isee) richiede appunto una copertura maggiore di 44 milioni, che vengono aumentati con il comma 3 dell'Articolo 38. In questo caso si riuscirà  a legare l’ assegno per i figli alla franchigia concessa, e non lasciare spazio ad altro?  Dubbio che assale perchè sono tantissime le misure che vengono erogate sulla base dell'ISEE  anche alle persone con disabilità sempre leggendo attentamente il Testo bollinato,e ci si domanda se, posto che il comma 1, art. 38, sopra richiamato  non appare specificatamente limitato all'Assegno unico e universale per i figli a carico, anzi dal titolo dell'articolo la disposizione sembra essere una norma a carattere generale quindi capace di produrre effetti sulle tantissime misure che vengono erogate sulla base dell'ISEE, ci si sarebbe aspettati che per effetto dei commi 1 e 2, non venisse solo indicato quanto al comma 3 che incrementa i famosi 44 milioni per la famiglia, ma anche - per conseguenza logica - che fossero indicati tutti quei fondi a copertura di altre misure legate all'Isee, o quanto meno si rinviasse ad un allegato contenente un lungo elenco di misure soggette ad Isee, incluse o escluse dall'agevolazione (solo per fare alcuni esempi l'art. 35 per asili nido ecc, l’art 61  per l', erogazione di Borse di studio per l’Erasmus italiano, che al comma tre disciplina, con futuro decreto del Ministro, l'accesso al beneficio e per l’erogazione delle borse di studio, nonché il valore dell’indicatore della situazione economica  equivalente (ISEE) necessario. Questo ragionamento in buona sostanza e almeno riferito agli articoli 35 e 61 unici a citare l’isee sarebbe corretto precisassero o che le somme stanziate tengono conto delle somme dell’art 38 o che no non ne tengano conto perché la misura non si applica.  Questo per evitare confusione.O dobbiamo pensare che il miracolo dei pani e dei pesci si ripeta con  sempre quei 44 milioni ? Attendiamo speranzosi un po’ di chiarimenti.Poi strada facendo ci diletteremo ad esaminare altri articoli della  finanziaria 2024 perché studiare e a fondo è un esercizio importa

Ultima riflessione sulla settimana europea prevenzione salute e sicurezza sul lavoro

Alessandra Servidori

Rimaniamo sulla valutazione dei rischi          

Occorre delimitare meglio l’ambito della collaborazione del Medico Competente alla VdR, per coordinare le diverse disposizioni del TUSSL con cui la nuova norma si va ad intersecare.
L’art.29, c.1, TUSSL vincola il DdL a valutare i rischi ed elaborare il DVR “in collaborazione con il RSPP e con il MC nei casi di cui all’art.41”, cui si aggiunge ora la nuova ipotesi – sia pure in modo implicito, perché il punto non è stato modificato. Diversamente, si dovrebbe concludere che in questo caso il MC non abbia alcun obbligo di collaborazione – conclusione che, oltre a non esse­re sostenuta dal TUSSL, delineerebbe una nuova figura: un MC «a responsabilità limitata». La discrasia appena sottolineata è innegabile.
Il precetto di collaborazione non può essere eluso dal DdL pre-confezionando una VdR, ed un DVR, cui il MC debba aderire passivamente (es. per mera «presa visione»), men che meno sulla necessità di sorveglianza sanitaria, che – vedremo – è propriamente un “insieme di atti medici”.
L’obbligo di collaborazione del MC (nel senso della parallela disposizione dell’art.25, c.1, lett.a) è stato così delimitato dalla Commissione Interpelli, per la quale va inteso “inteso in maniera attiva; in sintesi il medico competente, prima di redigere il protocollo sanitario deve avere una conoscenza dei rischi presenti e […] collaborare alla valutazione dei rischi. Qualora il medico competente sia nominato dopo la redazione della valutazione dei rischi, subentrando ad un altro medico competen­te, deve provvedere ad una rivisitazione della valutazione stessa previa acquisizione delle necessa­rie informazioni da parte del datore di lavoro e previa presa visione dei luoghi di lavoro, per gli aspetti di competenza. L’eventuale mancata collaborazione del medico competente può essere og­getto di accertamento da parte dell’organo di vigilanza”. Il DdL “deve richiedere la collaborazio­ne […] sin dall’inizio del processo valutativo, a partire dalla scelta dei metodi da adottare […][2].
Sull’obbligo si è pronunciata anche la Suprema Corte affermando che il MC “[…] assume elemen­ti di valutazione non soltanto dalle informazioni che devono essere fornite dal datore di lavoro, quali quelle di cui all’art.18, c.2, ma anche da quelle che può e deve direttamente acquisire dì sua iniziativa, ad esempio in occasione delle visite agli ambienti di lavoro di cui all’art.25, lettera I) o perché fornitegli direttamente dai lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria o da altri sogget­ti”. Tale obbligo, dunque, percorre due distinte traiettorie: l’una ad impulso del DdL (in assenza del quale il MC si trova in una situazione difficile, ma incolpevole); l’altra di iniziativa, che si basa su informazioni acquisite autonomamente, di cui deve rendere partecipe il DdL, se non vuole versare in colpa.
Possiamo concludere che la rivalutazione dei rischi ad opera del MC appena nominato ex art.14 è un atto non solo opportuno, ma assolutamente dovuto – un’altra ipotesi di “comma 22”.

Ma cos’è la sorveglianza sanitaria? Un contributo chiarificatore giunge dalla definizione (art.2, c.1, lett.m, TUSSL), come “insieme de­gli atti medici, finalizzati alla tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori, in relazione all’ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa”.

Si scopriamo trattarsi di un’attività di competenza medica, su cui parrebbe ragionevole dovesse, da ultimo, decidere il MC, e non altri (DdL – RSPP): sarebbe quanto mai curioso che questi fosse coinvolto solo a valle della decisione, potendosi trovare così nella condizione di dover provvedere alla sorveglianza sanitaria, non potendo tuttavia individuare alcun “atto medico” appropriato. In tal caso il MC dovrebbe effettuare… cosa?
Ulteriori spunti si rinvengono all’art.25, c.1, lett.b), che stabilisce come il MC “programma ed effet­tua la sorveglianza sanitaria di cui all’art.41 attraverso protocolli sanitari definiti in funzione dei rischi specifici e tenendo in considerazione gli indirizzi scientifici più avanzati”. Ancora una volta appare singolare che non rientri nella programmazione della sorveglianza sanitaria proprio la decisio­ne sulla sua necessità, riducendone il senso alla mera calendarizzazione.
Il successivo art.41 definisce contenuti e modalità di attuazione della sorveglianza sanitaria.
Riconosciamo così tre indizi che potranno contribuire a una proposta di soluzione:
1) la sorveglianza sanitaria è un insieme di atti medici per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori;
2) il MC deve tenere conto degli indirizzi scientifici più avanzati;
3) il MC, più che altre figure con differenti percorsi formativi e professionali, è il detentore del sapere pertinente alla decisione.
E dobbiamo rilevare, infine, che l’art.41 resta immodificato, rendendo la novazione potenzialmente inefficace: il c.1, lett.a) recita ancora “nei casi previsti dalla normativa vigente”. Una maggiore pre­cisione poteva giovare, almeno in termini di stile.

Ricostruzione del quadro della sorveglianza sanitaria alla luce della novella  Onde evitare di scadere in considerazioni del tutto generiche, è opportuno ricostruire i casi in cui la sorveglianza sanitaria è obbligatoria, ovvero perché consegue alla VdR, individuando ipotesi che potrebbero rientrare nella nuova casistica . 

 Diverse ipotesi di sorveglianza sanitaria che richiederebbe la nomina del MC.
Obbligatoria
– Movimentazione manuale dei carichi
– Videoterminali
Agenti fisici:
– rumore
– vibrazioni
– radiazioni ottiche artificiali
– campi elettromagnetici
– Agenti chimici pericolosi
– Agenti cancerogeni e mutageni
– Amianto
– Agenti biologici
– Ferite da puntura e taglio

Consentita solo nei casi previsti
Alcoldipendenza[
Tossico-dipendenza

Conseguente alla VdR (esempi)
– Sovraccarico biomeccanico arto superiore

– Posture incongrue
– Lavori in quota
– Lavori in ambienti confinati
– Lavori subacquei
– Microclima “severo”
– Stress lavoro correlato
 
Ci limitiamo ad approfondire, a titolo esemplificativo, due casi.
Per il sovraccarico biomeccanico sono disponibili documenti ISO[10] ed evidenze scientifiche[11].
Per lo SLC un documento del Coordinamento Tecnico Interregionale[12] ipotizzava la possibilità di sorveglianza sanitaria per individuare sintomi e/o franche patologie (es. disturbo dell’adattamento lavorativo) “quando, al termine dell’intero percorso […] (valutazione preliminare, azioni correttive, valutazione approfondita, ulteriori misure di miglioramento) permane una condizione ineliminabile di stress potenzialmente dannosa”.

 Il tema della differenza necessita di un aggiornamento costante. Si rendono pertanto necessarie azioni di informazione e formazione sia per i lavoratori e le lavoratrici che per tutte quelle figure che si occupano di sicurezza sul lavoro. IL T.U. abolisce la neutralità del lavoratore. Il lavoratore non è un concetto astratto ma è un individuo ben definito, di età, genere, nazionalità, .. diverse e di questo una valutazione dei rischi, compresi quelli connessi allo stress lavoro-correlato, per essere effettuata in modo adeguato deve tenere conto. Anche se è in forte aumento il numero delle donne occupate il mondo del lavoro è declinato al maschile. Finora le problematiche legate alla differenza tra uomini e donne sono state trascurate.

L’attenzione alle lavoratrici era circoscritta alla sola maternità, prevedendo misure di tutela particolare rivolte alle donne in gravidanza e in allattamento di altri aspetti della vita biologica femminile fino ad ora non si era tenuto conto: il ciclo mestruale, la fertilità, la menopausa. Anche l’organizzazione del lavoro, gli spazi, gli orari, gli utensili, le attrezzature sono pensate per un mondo maschile. I dati tossicologici su cui sono stati fissati i limiti di esposizione a sostanze potenzialmente nocive provengono da studi su individui di sesso maschile, quando è provato che uomini e donne rispondono in modo di verso anche quando impiegati nello steso settore. Per quanto riguarda poi i rischi psicosociali e i rischi emergenti le donne sono molo più esposte a sindrome da stress.

Le donne sono costantemente sottoposte a stress da multiruolo, legato al triplo lavoro di professionista madre e casalinga, alla difficoltà di conciliazione, alla insoddisfazione data da un lavoro in cui manca il riconoscimento delle capacità e l’avanzamento di carriera; per non parlare dello stress causato da discriminazione, violenza fisica e psicologica, mobbing. Per tutte queste ragioni le donne si ammalano di più e patologie quali la depressione sono in aumento esponenziale. il cardine centrale è sicuramente rappresentato dall'introduzione della “tipicità” dei lavoratori, nel nuovo modello di valutazione del rischio. Per la prima volta in linea con le priorità del programma europeo, si coniuga la valutazione dei diversi rischi, potenzialmente esistenti in ambiente di lavoro, con le specificità delle lavoratrici e dei lavoratori, tenendo conto delle variabili relative alla tipicità della popolazione lavorativa. Oltre a considerare la componente “età” delle lavoratrici e dei lavoratori, il nuovo articolato legislativo prevede che si consideri le potenziali influenze dello “stress lavoro correlato”, della “provenienza da altri Paesi” e della “differenza di genere”. L'introduzione esplicita della componente relativa alla “differenza di genere”, rappresenta sicuramente una spinta di grande valore non solo sul piano culturale, ma senza dubbio per la ricerca e gli studi sul tema. Divenendo un obbligo specifico il tener conto dell'influenza della componente di genere nell’analisi e valutazione dei rischi, le diverse discipline scientifiche devono intensificare le ricerche e gli studi, giungendo ad integrare, sviluppare ed aggiornare le informazioni e i dati limitati a disposizione.

L'attenzione utilizzata dal legislatore nel richiamare puntualmente nella valutazione dei rischi l'ottica della “differenza di genere” – superando la mera attenzione al solo mondo del femminile in ambiente di lavoro per il periodo circoscritto della maternità (riferito al quale se ne conferma, comunque, nel nuovo testo legislativo la piena tutela) – non solo pone in evidenza e concretezza la valorizzazione e specificità, in ambiente di lavoro, dei due sessi durante tutto l'arco della vita lavorativa, ma rafforza di riflesso anche un'attenzione alla tutela specifica del genere maschile che, sotto l'insegna della prevenzione a carattere “neutro” è andata perdendosi negli anni, rischiando una sotto-valutazione in alcuni casi anche potenzialmente generatrice di specifici rischi per la salute e sicurezza sul lavoro, ma senza dubbio sul piano degli studi e della ricerca di forme nuove e sempre più adeguate di tutela.
Le conoscenze in nostro possesso ci permettono già di poter attuare una adeguata e puntuale analisi dei rischi in ciascun ambito lavorativo che vada a garantire un significativo livello di protezione psico-fisica delle lavoratrici, per tutto l’arco della loro vita lavorativa, che garantendo la piena tutela, tenda al raggiungimento di uno stato di benessere sul luogo di lavoro. Pur conoscendo le cause scatenanti le condizioni di disturbo e danno in ambito lavorativo, è comunque ancora oggi più diffusa la conoscenza delle patologie che delle fonti di rischio, per una disattenzione all’analisi e valutazione dei rischi accurata e specifica per genere, e una carente e poco diffusa attività informativa volta al promuovere, un’azione costante di auto-tutela e prevenzione da parte delle stesse lavoratrici e lavoratori nei riguardi delle fonti di rischio. Tra le più frequenti patologie oggi sofferte si registrano: la sindrome del tunnel carpale; la tendinite; l’epicondiliti (dolore al gomito); le periartriti, gli avvelenamenti da sostanze chimiche, i danni da agenti cancerogeni e le lesioni dorso-lombari. Sul piano regolamentare, una risposta significativa e grande rilevanza merita la novità introdotta dal legislatore con il d.lgs.81/2008, nell'aver previsto che il processo di valutazione dei rischi debba obbligatoriamente tenere conto di diversi elementi legati alla tipicità dei soggetti tra cui, in particolare, le specificità rappresentate dalla differenze di genere.
Tale valutazione è mirata a cogliere le fonti di rischio ambientale di lavoro,rumore,agenti chimici, biologici, movimentazioni di carichi, videoterminali, vibrazioni, ma anche la relazione tra il tipo di lavoro, l’ambiente in cui si svolge e le caratteristiche tipiche delle lavoratrici e dei lavoratori presenti nelle diverse popolazioni lavorative, tenendo conto di cinque fondamentali fattori : età, genere, stress lavoro-correlato,provenienza da altri paesi, tipologia contrattuale La vera sfida che si è aperta è quella di rendere tutte queste innovazioni di garanzia, reali interventi posti in essere in tutte le realtà lavorative a tutela di ogni lavoratrice e lavoratore senza alcuna distinzione, ritardo o, mancanza di valutazione

 Il reale oggetto della prevenzione, ciò che deve essere scongiurato attraverso la VdR e le misure conseguentemente stabilite, è il danno alla salute, così che non abbia a manifestarsi, o se ne riduca al minimo la probabilità: per gli infortuni il caso più evidente sono le lesioni (/morte) per caduta dall’alto; per le tecnopatie si possono indicare come esempio le malattie da sovraccarico biomecca­nico dell’arto superiore.

Diversamente ci si troverebbe sul terreno dei reati di evento (artt. 589 e 590 c.p.), che rappresentano il fallimento della prevenzione, secondo il modello giurisprudenziale dell’evento prevedibile, pre­venibile ed evitabile in concreto (da quel determinato agente, o garante)[13]; ed infatti nel processo penale il ragionamento muove dall’evento in concreto, che non sempre la VdR ha considerato e for­malizzato nel DVR. Sarà allora proprio il criterio dell’individuazione dei danni il primum movens per l’attivazione della sorveglianza sanitaria nei rischi “non normati”.
Il secondo criterio è probabilistico, organico al concetto di rischio: non si deve trattare di ipotesi remote, meramente eventuali, ma la probabilità di concretizzazione del rischio deve essere apprez­zabile (anche senza puntuale quantificazione); in altre parole, secondo l’evidenza scientifica o l’esperienza in quel contesto (o altri simili) si verificano infortuni o tecnopatie di tale specie.
Altro criterio, che siano caratterizzate condizioni di cui il lavoratore potrebbe essere portatore, per­sino a sua insaputa, che aumentano la probabilità che l’evento dannoso si realizzi: si pensi ai di­sturbi dell’equilibrio per i lavori in quota. La diagnosi non può implicare l’esecuzione di esami complessi da parte del MC, fatta salva la possibilità di ricorrere a consulenze ed accertamenti spe­cialistici.
Nel caso potrebbe essere proposto come buona pratica il richiamo ai documenti nel DVR, a giustificazione della “necessità”; a maggior ragione, in assenza di documenti specifici sarà necessario dettagliare finalità e metodi della sorveglianza sanitaria che si intende attivare . 

 Il mondo del lavoro è in costante mutamento, le innovazioni e gli sviluppi tecnologici sono stati e sono tuttora fattori chiave del cambiamento delle professioni e delle mansioni lavorative, lo sviluppo delle tecnologie ha favorito un enorme aumento della disponibilità e delle applicazioni basate sull’IA.Inoltre, la comparsa e il rapido sviluppo di nuove tecnologie, come i sistemi robotici in grado di interagire strettamente con gli esseri umani, hanno comportato la ripresa del dibattito sulle potenzialità di automazione di professioni e mansioni e sulle loro conseguenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro.Ciò nonostante, i sistemi basati sull’IA e la robotica avanzata potrebbero determinare un cambiamento qualitativo delle opportunità e delle sfide in questo ambito o addirittura dar luogo a rischi completamente nuovi.La gamma dei tipi di robot si è ampliata e le nuove tecnologie hanno consentito di creare tipi di robot collaborativi e intelligenti, i cosiddetti cobot, che diventeranno una presenza familiare negli ambienti di lavoro, poiché sensori altamente sviluppati consentono la collaborazione tra persone e robot.La robotica ci consente di evitare che i lavoratori si trovino in situazioni pericolose, di migliorare la qualità del lavoro affidando compiti ripetitivi a macchine veloci, accurate e instancabili e agevolare l’accesso al lavoro di molte persone che ne sono attualmente escluse, per esempio aiutando i disabili o i lavoratori anziani sul luogo di lavoro.

Tuttavia, il numero crescente di robot mobili e intelligenti negli ambienti lavorativi può aumentare il rischio di incidenti, poiché il contatto diretto con i robot o le apparecchiature utilizzate da questi ultimi potrebbero causare lesioni.Malgrado gli sforzi compiuti per tenere conto di tutti gli scenari possibili nella progettazione, i cobot intelligenti possono comportarsi in modo imprevisto, poiché apprendono costantemente.I lavoratori che devono adeguarsi al ritmo e al livello di lavoro di un cobot intelligente potrebbero trovarsi pesantemente sotto pressione, con possibili effetti negativi per la loro sicurezza e la loro salute.

43esima settimana UE-OSAHA- salutee sicurezza sul lavoro

Alessandra Servidori  

L’agenzia Europea per la salute e sicurezza sul lavoro (SSL) EU-OSAHA ha lanciato la 43 esima campagna europea quest’anno dedicata all’era digitale dal23 ottobre al 28. Oggi 23 ottobre fino al 28 per tutta la settimana sul sito www.tutteperItalia.it approfondimenti di temi fondamentali ai fini della formazione e informazione. 

Da assistenti virtuali e app per dipendenti a soluzioni di automazione, l’integrazione della tecnologia digitale sta cambiando ovunque i luoghi di lavoro. La digitalizzazione incide sulla nostra vita quotidiana, sulla società e sul mondo del lavoro. La tecnologia digitale offre maggiori opportunità ai lavoratori e ai datori di lavoro in molti luoghi di lavoro e in tutti i settori, ma presenta anche maggiori sfide e rischi in termini di sicurezza e salute. È importante andare oltre i bit e i byte e mettere le persone al centro della digitalizzazione dell’economia. Se progettate, attuate, gestite e utilizzate in linea con l’approccio antropocentrico, le tecnologie digitali saranno sicure e produttive. Tuttavia, poiché l’uso delle tecnologie digitali sul lavoro è in aumento e il loro impatto sul lavoro e sui luoghi di lavoro non è ancora pienamente compreso, è importante sensibilizzare a come perfezionare le strategie che promuovono e proteggono la sicurezza e la salute dei lavoratori. Questo è il fulcro della campagna Ambienti di lavoro sani e sicuri 2023-2025 dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) — Sicurezza e salute sul lavoro nell’era digitale. L’obiettivo della campagna 2023-2025 è di favorire la collaborazione ai fini di una trasformazione digitale del lavoro sicura e produttiva. Un modo per affrontare tale percorso risiede in una pianificazione strategica basata su cinque obiettivi principali. 1. Sensibilizzare in merito all’importanza, alla pertinenza e alle implicazioni per la sicurezza e la salute sul lavoro (SSL) della trasformazione digitale del lavoro, compresa la giustificazione economica sulla scorta di fatti e cifre. 2. Aumentare la consapevolezza e la conoscenza pratica di tutti in tutti i settori, tipi di luoghi di lavoro e gruppi specifici di lavoratori (ad esempio donne, migranti) in merito a un uso sicuro e produttivo delle tecnologie digitali sul lavoro. 3. Migliorare la conoscenza dei rischi nuovi ed emergenti e delle opportunità connessi alla trasformazione digitale del lavoro. 4. Promuovere la valutazione dei rischi e una gestione proattiva, sotto il profilo della salute e della sicurezza, della trasformazione digitale del lavoro fornendo accesso a risorse pertinenti (ad esempio buone pratiche, liste di controllo, strumenti e orientamenti). 5. Riunire le parti interessate per facilitare lo scambio di informazioni, conoscenze e buone pratiche, oltre a favorire la collaborazione per una trasformazione digitale del lavoro sicura e produttiva. Finalizzata a rafforzare la cultura della prevenzione a tutti i livelli, la campagna è in linea con l’approccio «Visione zero» della Commissione europea per eliminare i decessi correlati al lavoro, una priorità chiave del quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027, e con gli obiettivi della strategia digitale europea. Cinque ambiti prioritari sono alla base della campagna 2023-2025: • lavoro su piattaforma digitale, • automazione dei compiti, • lavoro da remoto e ibrido, • gestione dei lavoratori tramite l’intelligenza artificiale (IA), • sistemi digitali intelligenti. Alla luce delle tante sfide associate alla trasformazione digitale, è importante fare affidamento su una ricerca solida che aiuti a orientarsi nella pratica. Ciò comprende le conclusioni e le risorse della panoramica della SSL sulla digitalizzazione 2020-2023 e ingloba altresì le ricerche dell’EU-OSHA in altri ambiti, quali gli studi di previsione e la panoramica della SSL sul miglioramento della conformità. Una priorità trasversale della campagna 2023-2025 è di prendere in considerazione la dimensione di genere e l’impatto della digitalizzazione sulla diversità della forza lavoro e sui gruppi di lavoratori vulnerabili. La campagna si concentrerà inoltre sul personale impiegato con modalità di lavoro flessibili, che lavora al di fuori dei locali del datore di lavoro, che è in contatto con i clienti o vi si reca in visita, o che lavora in sedi decentrate (ad esempio lavoratori a distanza, lavoratori su piattaforma). La campagna approfondirà inoltre le esperienze delle imprese e delle organizzazioni di tutta Europa. Condividendo e promuovendo le buone pratiche, contribuirà ad aumentare la collaborazione tra lavoratori e datori di lavoro per prevenire i rischi connessi all’uso delle tecnologie digitali sul luogo di lavoro. Nel complesso, la campagna 2023-2025 rappresenta un’opportunità per collocare la SSL nel più ampio dibattito politico relativo alla digitalizzazione. In quanto tale, si rivolgerà anche ai decisori politici che sono responsabili della legislazione, delle strategie e delle azioni. L’obiettivo sarà quello di incoraggiare il dibattito sull’introduzione di norme, orientamenti, campagne di sensibilizzazione, sovvenzioni e finanziamenti pertinenti, nonché lo sviluppo di nuovi servizi e prodotti.

La sicurezza sul lavoro Ue seconda giornata di informazione

Alessandra Servidori                         Seconda scheda informativa sicurezza sul lavoro UE 

La valutazione del rischio è la pietra angolare dell’approccio europeo alla SSL, i datori d’impiego degli Stati membri sono tenuti a svolgere una valutazione del rischio sul luogo di lavoro che consenta l’individuazione, la valutazione e la gestione dei rischi per la sicurezza e la salute.Tutte le principali parti europee interessate nel settore della salute e sicurezza sul lavoro presentano qualche strategia o iniziativa in merito all’intelligenza artificiale e al suo potenziale impatto sui luoghi di impiego.La maggior parte di esse presenta una qualche forma di requisiti o principi di domanda per l’applicazione di sistemi basati sull’IA, che mostrano somiglianze e valori condivisi. Tali principi sono forniti, ad esempio, dalla Commissione europea, dall’Istituto sindacale europeo, dalla Confederazione europea dei sindacati e dall’accordo quadro delle parti sociali europee sulla digitalizzazione.
Inoltre, sia l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che la Commissione europea richiedono la solidità tecnica e il rispetto dei diritti umani, della diversità e della non discriminazione per i sistemi basati sull’IA.
Se ben gestita, la digitalizzazione può ridurre i rischi professionali e creare nuove opportunità per migliorare le condizioni dei lavoratori: è ciò che l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) si impegna a favorire Il “Decreto Lavoro” (D.L.48/23) ha introdotto varie novazioni al TUSSL; in particolare, l’art.14, c.1, lett.a) ha modificato l’art.18, c.1, lett.a) in tema di VdR, che attualmente recita (in grassetto la novella): “Il  datore di  lavoro (…) e i dirigenti (…) devono: a)  nominare il medico competente  per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria nei casi previsti dal presente decreto legislativo e qualora richiesto dalla valutazione dei rischi di cui all’articolo 28”.(1)
Si intende così ampliare la copertura della sorveglianza sanitaria, sia pure con un percorso te­stuale accidentato, che richiede non poche contorsioni per tentare di ricondurlo a sintesi con il com­plesso delle norme vigenti: la novella disciplina espressamente il caso in cui il MC non fosse stato precedentemente nominato, in assenza di rischi “normati”. La relazione governativa allegata al D.L. afferma: “La lettera a) introduce l’obbligo di nominare il medico competente ogniqualvolta la valutazione dei rischi ne suggerisca la presenza”.
Tale orientamento ritorna nel documento del centro studi di Senato e Camera: “La novella […] am­plia i casi in cui il datore di lavoro o il dirigente è obbligato alla nomina del medico competente […]; si introduce infatti la fattispecie della richiesta della medesima nomina da parte del documen­to di valutazione dei rischi, fattispecie che si aggiunge alle ipotesi in cui sia richiesta dalla discipli­na la sorveglianza sanitaria (la quale presuppone la nomina del medico)”.
L’obbligo sussiste pertanto in funzione di due categorie di rischi:
a) “normati” – con esplicita previsione di sorveglianza sanitaria;
b) “valutati” – con indicazione cogente (“richiesta”), in assenza di previsione normativa.

Due buone ragioni per essere solidali con Giorgia Meloni

Alessandra Servidori

Esprimo solidarietà a Giorgia Meloni prima di tutto come Presidente del Consiglio dei Ministri che sta svolgendo un ruolo delicatissimo in ambito nazionale e internazionale e si muove con prudenza in una situazione di guerra in Ucraina e in  Israele  che ci coinvolge direttamente : Meloni  afferma con coerenza che difendere queste due nazioni è nel nostro interesse e con la consapevolezza che  si  accendono  nuove tensioni sui mercati, in particolare quello energetico. Lo scontro coinvolge, anche se indirettamente, due dei maggiori esportatori di petrolio del pianeta: l’Arabia Saudita, che produce circa il 15% dell’export mondiale di petrolio, e l’Iran, che oggi è solo il quattordicesimo maggiore esportatore. Le quotazioni del petrolio sono già balzate del 5% nelle prime ore di scambi dopo l’inizio del conflitto, tornando verso i 90 dollari al barile. Una nuova fiammata dei prezzi dell’energia, capace di ridare slancio anche all’inflazione, rappresenta  una minaccia pesante per un’economia globale che vive già una fase di crescita piuttosto debole. Dunque noi italiani ne abbiamo di buoni motivi per avere delle preoccupazioni. Ma si sa che in queste ultime ore nonostante le immagini dell’obbrobrio che si sta consumando le espressioni più volgari le ho trovate su quei dannatissimi social che hanno sostituito il bene comune della ragione. Che pare non esserci più, finanche le vicende private sono buttate nell’orinatoio della giornata  quotidiana  e si trascinano per ore e ore infamando anche la politica con le parole più grevi.  Sono solidale con  Meloni  e non discuto  le ragioni profonde che portano due persone a prendere strade diverse: ognuno ha diritto di vivere la propria vita sentimentale come vuole. In questo caso  si tratta della Premier, e quindi ogni comunicazione privata diventa pubblica. Una Premier  che da sempre ribadisce i valori della «famiglia tradizionale», insieme alla ministra per la Famiglia Eugenia Roccella. Ma spesso le famiglie, come fotografa l'Istat, si rompono, e  lasciarsi,è doloroso per noi adulti e per i nostri figli  e  mettere al mondo una creatura non significa  avere un modello unico di famiglia ma sapere che l’interesse dei figli è sempre e comunque da privilegiare.Le parole di Giorgia Meloni di fronte all’aggressione e la volontà di ferirla dopo  ripetuti triviali inciampi del partner, meritano rispetto.  

Pres. Meloni : un pò di coraggio per le donne nella legge di bilancio

Alessandra Servidori    

Sì vabbè,la legge finanziaria del Governo Meloni fa quel che può e però…… sulla pelle delle italiane……brucia ancora e sempre il fiato corto. Il tasso di occupazione femminile in Italia è 51,1% (quasi 65% nella media UE; 69,2% tra gli uomini italiani), le donne guadagnano meno degli uomini, soprattutto nelle fasce più alte della distribuzione salariale, mettiamo al mondo sempre meno figli e tra le madri occupate, a 15 anni dalla nascita la retribuzione annua è circa la metà di quella delle donne senza figli, e la legge di bilancio per il 2024 fa un passo avanti di lato perché come sappiamo le risorse per  l’introduzione di una super deduzione sul costo del lavoro per chi assume a tempo indeterminato   fino al 130%  mamme, under 30, percettori del reddito di cittadinanza e persone con invalidità; per il welfare aziendale si portano strutturalmente i fringe benefit a 2.000 euro per i lavoratori con figli e 1.000 euro per gli altri lavoratori. In prospettiva di conciliazione vita-lavoro si rafforza  di un mese il congedo parentale e si aumenta il fondo asili nido.Si prevede poi una decontribuzione per le madri con almeno due figli fino ai 10 anni del più piccolo se i figli sono due, 18 se sono tre.Noi sappiamo però che abbiamo bisogno di una riforma complessiva e strutturale per le italiane e non fragili passettini sempre incerti di anno in anno,perché il lavoro femminile può risollevare la nostra economia : se si aumentasse il tasso di occupazione femminile, che nel 2021 era il 49,4%, fino a portarlo ai livelli di quello maschile (il 67,1%), il Pil potrebbe salire di circa il 12,4%, secondo i dati McKinsey Global. Dobbiamo appianare le differenze all’ingresso nel mercato del lavoro ,orientare le scelte dei percorsi di studio,facilitare la vita-lavoro potenziando i servizi di cura per infanzia e disabili ,riequilibrando  il sistema dei congedi incentivandone l’utilizzo da parte dei padri . E poi ancora  potenziare i servizi di cura per l’infanzia,migliorando il disegno dei trasferimenti alle famiglie in modo da rimuovere alcuni disincentivi impliciti all’offerta di lavoro femminile, sostenere e favorire  la presenza femminile nelle posizioni professionali di vertice con politiche aziendali che favoriscano  orari di lavoro flessibili per il bilanciamento dell’attività, e ancora strumenti per accrescere la trasparenza sulle scelte e politiche aziendali con una organizzazione del lavoro che sostenga discriminazione positiva anche a livelli manageriali intermedi. UN PO’ DI CORAGGIO NO????

For Giorgetti

https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/giancarlo-giorgetti-a-difesa-del-bilancio/

Giancarlo Giorgetti a difesa del bilancio

Se non arrivano le proposte dei vari Ministeri, provvederà quello capitanato dal ministro Giancarlo Giorgetti ad avvicinarsi almeno a risparmiare 2 miliardi per il 2024

OTTOBRE 11, 2023 | ECONOMIA

Dei Sette Splendenti che sono al cospetto di Dio, l’arcangelo Gabriele è emanazione dei poteri di purificazione e rinascita. Ecco, non desidero glorificare il ministro Giancarlo Giorgettiaudace del Mefma una certa simpatia unita a stima sta progressivamente aumentando. Saper poi che in una situazione in cui il più autorevole Ministero combatte la complicata vicenda della Nadef con in seno i leghisti Borghi e Bagnai che esercitano il ruolo delle moderne tricoteuse (le donne scatenate che durante la Rivoluzione francese assistevano alle decapitazioni sferruzzando) me lo fa paragonare a un vero araldo delle visioni, messaggero di una politica responsabile che rende comprensibile alle persone di cosa stiamo trattando.

Se non arrivano le proposte dei vari Ministeriprovvederà quello da lui capitanato ad avvicinarsi almeno a risparmiare 2 miliardi per il 2024, alla ricerca di coperture che si aggiungono ai quasi 16 miliardi in deficit che già sono sul tavolo, posto che i Ministeri prima con la Nadef e a ruota con la legge di bilancio fanno richieste di spesa per circa 40 miliardi. Anche perché l’asta dei Btp è certo andata molto bene (dai risparmiatori italiani sono stati raccolti oltre 17 miliardi) ma non è creando altro debito che possiamo innestare una manovra in una situazione economica incendiata sia dallo spred sia dalla campagna elettorale bipartisan. Se l’operazione è «prudente», come sostiene il governo, lo è rispetto alle richieste – davvero inverosimili – avanzate dalle forze politiche che sostengono la maggioranza, ma non in termini oggettivi.

Vero è che la manovra sconta alcuni errori commessi in passatoma anche recentemente. La decisione di investire pesantemente nel 2023 sulla riduzione del cuneo fiscale sui redditi da lavoro fino a 35mila – con un ulteriore incremento a partire da giugno (crea perplessità la fiscalizzazione degli oneri contributivi) – è troppo onerosa per le finanze pubbliche, ma il governo intende perseverare. Ed è altrettanto vero che nella legge finanziaria ereditata l’anno scorso il governo aveva previsto di mantenere inalterata per il triennio successivo la spesa nominale per il personale e per l’acquisto di beni e servizi: una previsione insostenibiledata la ripresa dell’inflazione. Occorrono dunque coraggio e buonsenso.

Alessandra Servidori

LIBRO : LA violenza sulle donne.i bambini disegnano

 

SABATO 14 OTTOBRE, ore 16,30

                                     SALA CASA DELL’ANGELO-QUARTIERE SANTO STEFANO - Via San Mamolo 24, Bologna.

Verrà presentato il libro, in uscita per Giraldi Editore

 LA VIOLENZA SULLE DONNE –I BAMBINI disegnano

Alessandra Servidori   

Presentare un raffinato e profondo lavoro di Anna Maria Casadei su un tema - purtroppo sempre  di grande attualità –  come la violenza sulle donne interpretata dai segni dei bambini,  è importante perché ha infatti radici profonde negli stereotipi di genere e nelle discriminazioni, che tuttora impediscono pari opportunità alle donne rispetto agli uomini e hanno un impatto disastroso sui piccoli  e sulla loro vita. Permane la tendenza a considerare la violenza intrafamiliare come un problema squisitamente privato , così come la tendenza a vedere la donna non come vittima, ma come portatrice di una parte della responsabilità  che ricade sui bambini. Non mancano infine – e non mutano in termini di entità – coloro che sono convinti che alla radice della violenza ci siano comportamenti errati da parte delle donne .L’analisi della Professoressa Casadei sui casi così compiutamente descritti e interpretati, corroborati da approfondimenti collegati ad anni di studi di Anna Maria sul tema delle espressioni grafiche infantili,  in questo lavoro si addentrano nei meandri a volte appena accennati , ma evidenti agli occhi della studiosa , che rappresentano il disagio  di eventi e situazioni che compiuti sulle madri attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale, economica e  persecutori , i piccoli accusano profondamente e che in parte denunciano nel riempire un foglio bianco di impronte apparentemente insignificanti ma che svelano la  loro profonda sofferenza. Gli studi ci dicono che la violenza ha effetti dannosi per i bambini a livello emotivo, cognitivo, comportamentale, fisico-relazionale, e a breve, medio e lungo termine . Si ripercuote infatti anche sulle relazioni future dei bambini, quando saranno adulti. È infatti ampiamente riconosciuto che una bambina che ha assistito a episodi di violenza sulla propria madre avrà maggiori probabilità di essere vittima di violenza da adulta, e un bambino che ha assistito a episodi di violenza sulla propria madre avrà maggiori probabilità di diventare un adulto abusante. È la cosiddetta trasmissione intergenerazionale della violenza. E’ dunque importante intercettare prima possibile i segnali che ci arrivano dai disegni dei bambini e le tipologie che Casadei ci offre, siccome il numero di donne che entra nel sistema di prevenzione e cura dei Centri Antiviolenza è una minima parte delle donne che hanno subito violenza, è determinante perchè ,anche in questo caso, la tragedia che investe i bambini non ha spesso un valore emerso ed sicuramente inferiore alla realtà che conosciamo. Ancora troppi pochi bambini sono assistiti dai servizi sociali con maltrattamento accertato, o  grave trascuratezza di violenza assistita. Il libro di Casadei  è uno strumento fondamentale per comprendere i sentimenti infantili ma l’obiettivo della protezione è invece interrompere la violenza in tutte le sue forme nei confronti della madre, tenendo conto del superiore interesse del/della bambino/a. Secondo quanto previsto dalla legge  non si può escludere la necessità di un affido e, eventualmente, la decadenza della responsabilità genitoriale del maltrattante. La valutazione medica e psicologica dei bambini, non può essere disgiunta da quella della madre con l’obiettivo di avere un quadro complessivo della situazione traumatica, la quale non sempre è compresa dagli stessi protagonisti (madre e figli) e neanche colta dalla comunità.La scienza di Casadei può diventare un supporto importante  per  ridurre  i rischi di maltrattamento , promuovere  le risorse genitoriali: una attività che deve essere condotta da soggetti preparati e non sempre è applicabile in tutte le situazioni. Può essere  strumento a disposizione dei Servizi socio sanitari ed è importante che nella osservazione le due dimensioni sociale e sanitaria non siano mai disgiunte. Lo screening tiene conto di possibili segnali predittivi come: povertà cronica, basso livello di istruzione, presenza di adolescenti, carenti relazioni interpersonali e sociali; esperienze di rifiuto, violenza, abuso subite nell’infanzia; pratiche educative scorrette e monogenitorialità. Dunque un ringraziamento molto sentito ad Anna Maria per il suo  straordinario contributo ad una materia così delicata ,una opportunità per tutti noi  di attenzionare un male pervasivo che possiamo prevenire .

For Giancarlo Giorgetti

Alessandra Servidori     Ottobre 2023 

 Dei Sette Splendenti che sono al cospetto di Dio, l' Arcangelo Gabriele è emanazione dei poteri di Purificazione e Rinascita. Ecco non desidero glorificare il Ministro  Giancarlo Giorgetti  audace del Mef, ma una certa simpatia unita a stima sta progressivamente aumentando. Saper poi che in una situazione in cui il  più autorevole dicastero combatte la complicata vicenda della Nadef con i leghisti Borghi e Bagnai in seno che esercitano il ruolo delle moderne Tricoteuses (le donne scatenate che sferruzzando durante la rivoluzione francese assistevano alle decapitazioni)  me lo fa paragonare ad un vero araldo delle visioni,messaggero di una politica responsabile che rende comprensibile alle persone di cosa stiamo trattando.Se non arrivano le proposte dei vari ministeri provvederà il ministero da lui capitanato per poter almeno avvicinarsi a risparmiare 2 miliardi per il 2024 , alla ricerca di coperture che si aggiungono ai quasi 16 miliardi in deficit che già sono sul tavolo,posto che i ministeri prima con la nadef e a ruota con la legge di bilancio fanno richieste di spesa per circa 40 miliardi . Anche perché certo l’asta dei Btp è andata molto bene ( raccolti oltre 17 miliardi dai risparmiatori italiani) ma non è creando altro debito che possiamo innestare una manovra in una situazione economica incendiata sia dallo spred che dalla campagna elettorale bipartisan. Certo l’operazione è “prudente”, come sostiene il governo, lo è rispetto alle richieste, davvero inverosimili, avanzate dalle forze politiche che sostengono la maggioranza, non in termini oggettivi. Vero è che la manovra sconta alcuni errori commessi in passato, ma anche di recente. La decisione di  investire pesantemente nel 2023 sulla riduzione del cuneo fiscale sui redditi da lavoro fino a 35 mila, con un ulteriore incremento a partire da giugno,( crea perplessità la fiscalizzazione degli oneri contributivi )  è troppo oneroso per le finanze pubbliche , ma il governo non intende abolirlo. Ed è altrettanto vero che nella legge finanziaria ereditata dell’anno scorso, il governo aveva previsto di mantenere inalterata per il triennio successivo la spesa nominale per il personale e per l’acquisto di beni e servizi, una previsione insostenibile data la ripresa dell’inflazione. Ci vuole  dunque coraggio e buonsenso.

La VIOLENZA SULLE DONNE-I bambini disegnano Bologna 14 Ottobre ore 16, 30- Sala dell'Angelo Via s.Mamolo 24o

PRESENTAZIONE LIBRO   LA VIOLENZA SULLE DONNE -I BAMBINI DISEGNANO  di Anna Maria Casadei

Questo libro, in uscita per Giraldi Editore, non pretende di fornire argomenti esaustivi al grave ed amaro problema delle violenze in famiglia. Evidenzia, purtroppo, l’allargamento del triste fenomeno che sfocia malauguratamente nell’aumento dei femminicidi. Vuole avvertire le famiglie (in modo mesto ed accorato) che solo all’interno di esse esiste la scintilla e l’avvio alla educazione saggia, pacata ed amorevole della prole, per decidere della propria vita e quella dei figli. AMC

Attraverso i disegni dei bambini racconta storie vere di convivenze famigliari in cui la donna/madre non è protetta né amata.  I disegni evidenziano simbolicamente realtà di violenze delle quali i bambini sono testimoni.

SABATO 14 OTTOBRE SALA DELL'ANGELO ore 16, 30 via S.Mamolo 24 BOLOGNA  

  • Dott.ssa Alessandra Servidori –  Comitato Fondo Nazionale strategico povertà educativa minorile - Presidenza del Consiglio dei Ministri.
  • Dott.re Raffaele Pignone – Presidente del Comitato UNICEF di Bologna. Prof.re Demetrio Casile – Docente, Pittore, Regista

 



11ottobre Bologna Salute e sicurezza sul lavoro

Conoscenza e formazione: la sicurezza nei luoghi di lavoro comincia da qui-L’evento si terrà a BOLOGNA, presso il 23° Salone AMBIENTE LAVORO11 ottobre 2023 – dalle ore 16.00 alle ore 18.00 Sala MELODIA – Centro servizi blocco B

 Crescono gli infortuni causati da comportamenti pericolosi, vale a dire da ragioni conseguenti a un’impropria organizzazione del lavoro, spesso per procedure inapplicate o applicate male. I dati confermano che occorre intervenire nelle aziende per far sì che i luoghi di lavoro siano sicuri in maniera certa. Occorre pertanto elaborare procedure di riferimento che vanno correttamente progettate, conosciute dai destinatari e applicate in concreto, giorno per giorno. Il tema della formazione sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è urgente e fondamentale. È questo il focus del workshop ideato e organizzato da Fondo Conoscenza, durante il quale saranno approfonditi aspetti legati alle nuove disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro, muovendo dall’evidenziare l’importanza della cultura della sicurezza come primo step per innalzare il livello di conoscenza e prevenzione. Nel corso dell’evento, il Fondo presenterà gli strumenti di formazione finanziata messi a disposizione delle aziende per il raggiungimento di questi obiettivi, a partire dai voucher formativi per i neoassunti.

Programma: Concetto Parisi | Presidente Fondo Conoscenza Alessandra Servidori | Docente universitaria di politiche del lavoro Katia Garbini | Vicario ufficio formazione Salute e sicurezza INAIL Chiara Gribaudo | Presidente Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia Raffaele Modica | Direttore Fondo Conoscenza Modera i lavori: Domenico Cosentino | Resp. relazioni istituzionali Fondo Conoscenza

aspettando la legge di bilancio e ancora prima la Nadef

Alessandra Servidori      Aspettando la legge di bilancio www.ilsussidiario.com    24 settembre 2023

Attendiamo il testo di legge di bilancio che raccoglie un vasto insieme organico di misure di politica economica – specialmente fiscali e monetarie – allo scopo di raggiungere obiettivi chiave per l’Italia , gestire al meglio le finanze pubbliche e proseguire sul percorso delle politiche economiche necessarie al paese.Sappiamo bene che alla luce del PNRR, la legge di bilancio assume un’importanza ancora maggiore, dato che stabilisce le entrate e le spese del governo per l’anno successivo e include una serie di provvedimenti che influenzano in modo diretto l’economia nostrana .Il testo completo ,sempre comunque in bozza, della manovra 2024 sarà disponibile non prima della fine di ottobre per poi roteare lungo l’iter che deve esaurirsi entro il 31 dicembre, ma già qualche prima anticipazione emerge e coinvolge alcune categorie di cittadini. Infatti tra le possibili novità si parla di un bonus secondo figlio, ma anche mutui agevolati e aiuti ad hoc alle neo mamme. Si tratta di interventi per “agevolare la natalità” e per combattere il problema del calo demografico. Certo è che si parte dal conoscere quante risorse avrà a disposizione la manovra e in che modo sarà finanziata la delega fiscale. Pare il Governo pensi a un possibile nuovo bonus, ovvero un aiuto per supportare economicamente le donne che vogliono mettere al mondo  dopo il primogenito  un secondo figlio.Dai sentiment colti nel paese coloro che vorrebbero spesso anche un altro figlio si scontrano  con le evidenti spese supplementari: il bonus secondo figlio costituirebbe allora uno sgravio mirato ad attenuare gli ulteriori esborsi, che inevitabilmente giungono insieme con l’allargamento della famiglia. La nuova agevolazione comporta  individuazione di criteri ed è già stato ipotizzato, ad esempio,  un possibile azzeramento della retta del nido dal secondo figlio in poi.Le risorse dovrebbero essere ricondotte a quelle previste  a livello di stanziamenti per l’assegno unico. Per il 2023 sono stati messi in campo infatti circa 18 miliardi per finanziare il contributo mensile di sostegno a chi ha figli a carico – ma nei primi 5 mesi dell’anno ne sono stati spesi poco più di 7- e se è così  fino a dicembre, nel budget  iniziale rimarrebbe un quantitativo di risorse utile a finanziare proprio il bonus secondo figlio. Il problema però è sempre legato a provvedimento annuale mentre è chiaro che dovrebbe diventare a livello strutturale e continuativo quindi per poter contare a sistema su un progetto di vita  con l’assegno unico  potenziato per le famiglie e le madri lavoratrici .Si comincia a parlare di supporto  alle aziende che coniugano le misure di  sostegno  alla natalità che si combina con i temi fiscali. Il Ministero dell’Economia è al lavoro anche per elaborare delle efficaci misure di appoggio alla nuova occupazione e alla stessa natalità: si parla infatti di un possibile  sconto ad hoc sulle tasse delle imprese che scelgono di assumere mamme con almeno tre figli a carico. Ma l’operazione deve prevedere  maggiori decontribuzioni per assumere lavoratrici, direttamente proporzionali si al numero di figli, partendo  comunque da una decontribuzione per il lavoro femminile. In buona sostanza il datore che più assume, meno viene tassato dal Fisco e  si    introdurrebbe una seconda aliquota ridotta sugli utili delle aziende, con un sgravio fiscale ulteriore per quei datori che assumono donne e lavoratrici con più figli a carico. In particolare lo sgravio fiscale sarebbe riconosciuto alla madre lavoratrice, consentendole di fatto di aumentare lo stipendio e agevolando la permanenza nel mondo del lavoro.Il peso consapevole o meno del lavoro di cura è una delle ragioni che blocca le donne nell’essere economicamente autonome. OIL nell’ultimo rapporto ha quantificato quanto tempo dedicano ai figli e agli anziani o  parenti fragili : in Italia le donne svolgono oltre 5 ore di assistenza e cura al giorno facendosi carico del 74%( se in coppia) del totale delle ore di lavoro non retribuito di assistenza. E’ venuto il tempo di riconoscerlo.

commenti utili :salario minimo / competenze

Raccolta commenti utili :salario minimo-competenze italiane 

Alessandra Servidori  Start Magazin 

Sul salario minimo  sono in corso audizioni informali alla Commissione Lavoro della Camera sulle varie proposte di legge , pd e terzo polo  su un testo di legge , “in incerta sostanza” stanno trattando ma la questione  è lontana dal trovare una equilibrata soluzione. Ovunque salario minimo legale copre tutti i lavoratori dipendenti?Nel PNRR lo si propone solo "per i lavoratori non coperti dalla contrattazione collettiva".Quindi non si vuole salario minimo perché tutti i lavoratori sono sulla carta coperti ? Bisogna evitare  queste ipocrisie perché ben sappiamo da fonte  certa Cnel come  è la situazione reale. Partiamo dalla considerazione che la questione si pone in Italia dopo l’accordo sulla direttiva UE per il salario minimo,perchè questa comune regola europea aiuta  i poveri che sono  cresciuti ma purtroppo sono cresciuti anche i poveri che lavorano. Una volta si pensava che i poveri fossero solo i disoccupati, adesso lavorare ed essere poveri è veramente un paradosso intollerabile. Nella Direttiva si specificano due  possibilità: o stabilire un salario minimo per legge come fanno già molti Paesi ma non l’Italia, o per i Paesi che non vogliono un intervento legislativo, si devono rafforzare i contratti collettivi nazionali, prevedendo salari giusti. Ora in Italia ci sono contratti ‘cosiddetti pirata’ che non danno nessuna garanzia. Addirittura alcuni lavoratori di settori deboli non sono coperti da contratti e quindi hanno un salario di 4-5 euro all’ora. C’è comunque una spinta nella direzione di adottare il salario minimo, anche da parte dei sindacati, ma guardare come ha agito la Germania, ad esempio,  che ha  alzato il salario minimo orario a 12 euro, la Francia ha una norma simile , si può dare forza ai contratti conclusi dalle parti maggiormente rappresentative, affinché si applichino a tutti. I salari minimi nei paesi Ocse variano tra il 40 e il 60 per cento del salario mediano. In Italia, vorrebbe dire tra i 5 e i 7 euro all'ora. Il livello sarebbe anche compatibile con i minimi tabellari fissati dalla contrattazione collettiva, che oggi partono dai 7 euro circa per i contratti principali. Su un testo di legge condiviso essenzialmente le obiezioni al salario minimo per legge attengono alla discussione se tale potere debba appartenere alle parti sociali che lo esercitano liberamente tramite la contrattazione collettiva o allo Stato che lo esercita tramite la legge. In realtà sono due cose diverse: un conto sono i minimi tabellari fissati dalla contrattazione nazionale, che incorporano una parte di redistribuzione della ricchezza creata: premiano quindi almeno in parte  i risultati generali del comparto (una distribuzione più importante e articolata deve spettare alla contrattazione aziendale, che gestisce  la premialità). Non a caso i minimi tabellari sono differenti a seconda dei comparti: non rappresentano un minimo vitale, ma la retribuzione minima per chi lavora in quel settore, relazionata alla ricchezza che il settore può redistribuire.Un salario minimo legale rappresenta invece una condizione minima garantita universalmente, con finalità di assicurare a chiunque lavori un trattamento che prescinda dalle condizioni contingenti dell’impresa e/o del comparto. Al Cnel  sono depositati oltre 870 CCNL, di cui solo 1/3 firmati da CGIL CISL e UIL; anche a voler aggiungere a questi i Contratti stipulati da Sindacati autonomi dalle tre maggiori Confederazioni ma dotati di una vera base associativa e attori di pratiche sindacali “serie” è evidente che sono centinaia i CCNL che possiamo definire di comodo, che, formalmente legali, fissano però condizioni salariali al ribasso.Va tenuto conto anche di una percentuale difficile da definire con precisione, ma certamente non irrilevante, di lavoratori autonomi “economicamente dipendenti”, essenzialmente finte  “partite IVA” o monocommittenze. Stiamo parlando di una platea di circa 5.300.000 lavoratori autonomi, per cui se parliamo di 3.000.000 di persone sottopagate tra autonomi e dipendenti ci avviciniamo alla realtà probabilmente per difetto. La contrattazione sindacale non basta perchè l’art.39 della Costituzione è rimasto inattuato: esso riconosce efficacia obbligatoria universale soltanto per gli accordi siglati da Sindacati Registrati che rappresentino la maggioranza degli addetti del settore cui si riferisce il CCNL. Purtroppo nessuna Organizzazione Sindacale è, per l’appunto, registrata, e comunque rimane ancora forte l’ostilità dei sindacati ad una legge applicativa dell’art. 39. L’accordo resta pertanto vincolante solo per chi lo sottoscrive, e nulla può vietare ad un’organizzazione che si autodefinisce sindacale tramite regolare procedura notarile di firmare un contratto con retribuzioni al ribasso, che poi qualunque impresa non aderente alle Associazioni Datoriali “ufficiali” può applicare ai propri dipendenti. E’ ben vero che la giurisprudenza consolidata , nel caso di contenzioso giudiziario, riconosce ai lavoratori la retribuzione fissata dai CCNL siglati dai Sindacati “maggiormente rappresentativi”, ma evidentemente non si tratta di un rimedio efficace, visto il numero dei lavoratori sottopagati..!   Ancora più difficili le condizioni di quei lavoratori che per effetto di un “accordo” , ricevono sì una busta paga con le dovute  retribuzioni contrattuali, ma  sono costretti a restituirne una parte al datore di lavoro. Né si capirebbe perché il presidente di Legacoop,  invoca il salario minimo per legge per difendersi dai ribassi anomali nelle gare di appalto.La gran parte dei sottopagati si colloca nelle aziende minori e nelle Regioni in cui il confine tra lavoro regolare e lavoro nero è poco netto, la presenza del sindacato è  marginale, e quindi c’è poca propensione da parte dei lavoratori ad affrontare cause giudiziarie, dall’esito peraltro non sempre scontato, per reclamare una retribuzione equa. Ciò rende la “via giudiziaria” certamente praticabile ma insufficiente a risolvere radicalmente il problema. Se la retribuzione minima viene fissata a ridosso dei minimi tabellari previsti dai CCNL certamente potrebbe risultare depotenziata la Contrattazione Nazionale, perché  occorre ricordare che il CCNL si occupa di altre cose oltre al salario  base: maggiorazioni per straordinari, turni ecc., riposi, orari, inquadramento, formazione continua, diritti sindacali, permessi, ecc. E comunque non verrebbe minimamente limitata la contrattazione di secondo livello, aziendale o territoriale. Viceversa il rischio che fissando un minimo significativamente inferiore ai minimi contrattuali si possa indurre parte delle imprese ad adottarlo per risparmiare rispetto al CCNL. Le aziende che potrebbero essere interessate a quest’operazione sarebbero sostanzialmente le stesse che già oggi non applicano nessun CCNL o ne applicano uno di comodo, e che determinano un ribasso retributivo mediamente del 20%:  si deve ragionare attorno a questa soglia per determinare effetti concreti. Scendere troppo significa  creare le condizioni per un peggioramento e salire senza arrivare a ridossi dei minimi contrattuali dovrebbe concretamente migliorare le condizioni di quel 10% di dipendenti che sono sottopagati, per non dire degli “autonomi” che non godono neppure di una simulazione di contratto collettivo e sono in completa balia dei rapporti di forza con il committente.Del resto in Germania il minimo salariale di legge  è attorno al 50% del salario mediano reale e ciò non ha minimamente intaccato il ruolo della contrattazione collettiva. Vero è che in Germania il tessuto di piccole imprese, che sono più propense ad eludere i CCNL, è molto inferiore all’Italia, e che la rappresentanza sindacale è più diffusa e soprattutto non frazionata. D’altra parte questo paragone deve tener conto di una condizione normativa molto differente: soltanto la piena attuazione dell’art.39 restituirebbe al Sindacato la potestà legale per fissare minimi retributivi con valore obbligatorio.I minimi contrattuali si applicano indifferentemente su tutto il territorio nazionale ma dati  ben noti ci danno diversi livelli di sviluppo tra le regioni, il peso relativo dei minimi tabellari è diverso sia che li si compari al potere d’acquisto regionale  sia rispetto al salario mediano regionale .Un livello ragionevole in una regione al nord  potrebbe essere fuori mercato in molte zone del sud, e viceversa un livello accettabile al sud potrebbe essere irrisorio al nord. La soluzione è  se si vuol fare un’operazione che abbia effetti reali sulle retribuzioni, sia opportuno individuare un minimo orario medio per poi riparametrarlo per aree territoriali.

In materia retributiva sarebbe meglio affidarsi alla contrattazione tra le Parti Sociali, ma è altrettanto vero che in una cornice normativa come la nostra questa contrattazione non può avere effetti erga omnes. Si sta cercando un accordo in Parlamento prima tra le parti sociali (la cui piena rappresentatività dovrebbe essere oggetto di una formale legittimazione) ma non si comprende per quale ragione non si dia  attuazione all’art.39 della Costituzione che sarebbe la soluzione più chiara e coerente,ma la supplenza del legislatore però non può portare a sbagli madornali come i vari testi rappresentano  in discussione. Ne segnalo 2  determinanti : Uno è quello cigiellino di comodo per i sindacati inerti ,che prevede un salario per legge non relativo al trattamento minimo lordo contrattuale ma al all’interno del trattamento economico , trattamento di fine rapporto ferie e premi di produzione, welfare compresi. Che significa segare la contrattazione privata centrale e quella aziendale,lasciando tutto alla politica. L’altro è la sanzione prevista a chi non rispetta la legge : sanzioni interno ai 100 euro,invogliano al nero ,quando invece sanzioni pesanti inducono ad un ripensamento dallo scavalcare la legge. Insomma la discussione è molto ma molto lontana da una soluzione ragionevole..

Alessandra Servidori    Istat e competenze : l’Italia è indietro sulle competenze digitali. Che fare www,ilsussidiario.net

 Nella società della conoscenza, la distinzione fra competenze disciplinari e trasversali non basta più: si creano dei profili professionali caratterizzati da diverse combinazioni di conoscenze e abilità, in cui decresce l’importanza della componente tecnico-professionale pura e cresce il peso delle competenze cognitive, sociali e contestuali: a fare la differenza non sono le conoscenze specialistiche, che vanno costantemente aggiornate e trasferite a contesti diversi, ma «le competenze che attengono alla sfera cognitiva e relazionale dei soggetti e alle caratteristiche più soggettive, come motivazioni e immagini di sé. Il potenziamento di un diverso insieme di competenze richiede di ripensare il ruolo della scuola, naturalmente della pubblica amministrazione e il cd mercato del lavoro, che nella prospettiva relazionale si devono confrontare continuamente con gli stimoli che provengono dalla società globale: le fasi e le agenzie educative  e formative diventano nodi di una rete, e i concetti di educazione, socializzazione  e comunicazione indicano dimensioni differenti dell’unico processo di formazione della persona, a cui concorre una molteplicità di relazioni  in cui famiglia  scuola, imprese, agenzie  non sono più mondi autoreferenziali, ma stipulano un patto formativo, confrontandosi con il ruolo dei nuovi media (i social, le tecnologie mobili), sempre più pervasivi nella vita quotidiana. Il Sistema Nazionale di Certificazione delle Competenze nel suo complesso guarda certamente agli elementi di occupabilità delle persone. Per le Regioni e le P.A. si inserisce nel quadro dei servizi di orientamento/accompagnamento al lavoro/formazione/aggiornamento delle competenze. Proprio alla luce dell’“Approccio sostanziale” richiamato dalle Linee Guida nazionali,  (decreto 5 gennaio 2021) https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/normative/Documents/2021/DI-del-05012021.pdf: l’attenzione alla completezza dei livelli attuativi dovrebbe quindi essere prioritaria. In logica integrata e lontano da impostazioni deterministiche di servizi e procedure: certamente il Sistema di Certificazione delle competenze è fortemente sollecitato in ogni territorio da strumenti innovativi come la Skill Gap Analysis. Essa è nata nell’ambito di GOL ma  riserva potenzialità di sviluppo e di applicazione enormi, puntando ad analizzare nel dettaglio le competenze possedute da un soggetto con l’obiettivo di riparametrare il bagaglio di competenze in funzione del mercato del lavoro locale, attraverso l’individuazione di un set mirato di servizi di politica attiva. Ancora in ottica integrata, il Sistema  volge lo sguardo verso il mondo digitale, che fornisce strumenti di raccolta degli attestati rapidi ed efficaci: è il caso dei c.d. “Digital Badges”.Questi pongono non solo una questione prettamente tecnologica: i Digital Badge raccolgono  attestazioni di competenze acquisite con informazioni sintetiche relative al modo e ai risultati, e si fondano anche sul concetto di “referenza”. Questo rende non solo rapido ma anche “credibile” la condivisione delle competenze: il perimetro  si  traduce  ad esempio in termini di approccio tipico del Sistema Duale. Sarebbe utilissima un relazione/monitoraggio delle varie regioni che hanno adottato e applicato le Linee guida nazionali per sostenere un metodo che aiuta il mercato del lavoro ad incontrare domanda e offerta di lavoro peraltro individuato nel PNRR . Il processo di individuazione, validazione e certificazione delle competenze (IVC) maturate in contesti formali, non formali e informali non può essere trattato semplicemente come un atto amministrativo, perché documenta anzitutto lo sviluppo dell’identità personale e contribuisce a promuovere l’autovalutazione e l’orientamento di ciascuno. L’IVC è un processo che possiede un altissimo valore formativo e pedagogico nel quale la persona viene posta al centro. C’è da augurarsi che il sistema di IVC,  possa finalmente mettersi in funzione a pieno regime dato che, come precisa oltretutto il documento nazionale  ,dall'adozione delle Linee guida non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e per la loro attuazione gli enti pubblici titolari provvedono nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. E il pnrr  da’ una mano a chi fino ad ora non  si è mosso in tal senso con l’alibi che non c’erano risorse.

E finalmente un già( il mio Ministro del lavoro Sacconi ) dalla parte del lavoro femminile : nero su bianco

 E finalmente un già( il mio Ministro del lavoro Sacconi ) dalla parte del lavoro femminile : nero su bianco

Bollettino ADAPT 26 giugno 2023, n. 24
 
In un mercato del lavoro segnato visibilmente dal declino demografico, si evidenzia ancor più la significativa esclusione delle donne.
Il tasso di occupazione femminile è del solo 51,1% (inferiore di 18 punti rispetto a quello degli uomini e di 13 alla media Ue) mentre il 31,7% delle donne lavora a orario ridotto, spesso involontariamente, contro il 7,7% degli uomini. Il gap retributivo è intorno all’11% con maggiore rilevanza nelle fasce di reddito elevate. La maternità è tuttora penalizzante perché le madri hanno una probabilità quasi doppia di perdere l’impiego nei due anni successivi alla nascita del figlio e a 15 anni dal parto le retribuzioni medie sono circa la metà rispetto alle donne senza figli (fonte Banca d’Italia).
 
La ripresa economica deve essere quindi sostenuta dal recupero di questo serbatoio di inattive, inoccupate, disoccupate, sottoccupate. L’inclusione delle donne diventa il parametro della efficienza di un mercato del lavoro nel quale sono insufficienti gli intermediari capaci di accompagnare chi vuole lavorare ad una occupazione mentre molte imprese sono rattrappite dalla difficoltà di reclutamento. È l’ora di una spallata alle tradizionali politiche attive che si sono rivelate autoreferenziali. Le stesse organizzazioni di rappresentanza possono fare molto se, superando vecchi pregiudizi, decidono di dedicarsi al collocamento attraverso i patronati o gli enti bilaterali. Le risorse del Pnrr e del fondo sociale dovrebbero rapidamente essere riorientate alla dotazione dei disoccupati di “voucher” con i quali remunerare l’Intermediario che li occupa.
 
Contemporaneamente le imprese, direttamente o attraverso la bilateralità, sono chiamate ad una autentica responsabilità sociale attraverso comportamenti e sussidi in favore della maternità affinché questa diventi più che compatibile con il lavoro, a partire dalla continuità di carriera. Anche i congedi parentali, certamente necessari, non omologano uomini e donne ma sono funzionali al ruolo comunque originale delle madri, soprattutto nei primi anni di vita dei figli. Così come l’impegno contro la violenza sulle donne non riduce quello contro ogni delitto contro la persona ma riconosce la oggettiva debolezza femminile e la presenza di atavici problemi maschili nei rapporti affettivi. E la stessa, doverosa, volontà di inclusione di tutte le diversità nei luoghi di lavoro non può significare annullamento in esse dello specifico femminile. Istituzioni, parti sociali, imprese hanno il dovere di riconoscere il primario obiettivo della uguaglianza di genere per la crescita dell’economia e della società.
 

Maurizio Sacconi

Per partecipare bisogna avere informazioni

Alessandra Servidori  componente del Comitato di Indirizzo del Fondo per la povertà educativa (Presidenza del Consiglio dei Ministri) ed è importante avere le informazioni e fare partecipare ! 

Nuovo bando per il benessere psicologico e sociale degli adolescenti

 Con i Bambini lancia un nuovo bando per il benessere psicologico e sociale degli adolescenti, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il bando, rivolto agli enti del terzo settore, ha l’obiettivo di promuovere progetti a sostegno di ragazze e ragazzi in condizioni di disagio, con un’azione preventiva e di cura. A disposizione un ammontare complessivo di 30 milioni di euro. Scadenza: 20 settembre 2023

Un nuovo bando per il benessere psicologico e sociale degli adolescenti, per promuovere progetti a sostegno di ragazze e ragazzi in condizioni di disagio, con un’azione preventiva e di cura. È la nuova iniziativa promossa da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, rivolta agli enti del terzo settore. A disposizione un ammontare complessivo di 30 milioni di euro.

A fronte della diffusione sempre più accentuata di situazioni di disagio psicologico, soprattutto in contesti di marginalità sociale, il bando ha l’obiettivo di promuovere la salute e il benessere mentale degli adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, attraverso la sperimentazione di modelli di intervento comunitari, integrati e sistemici nella prevenzione e nella cura della loro salute psicologica. Tali modelli dovranno intervenire prevalentemente nella fase evolutiva, in cui il disagio abbia un carattere ancora transitorio o comunque non grave e non già cristallizzato. Particolare attenzione verrà data alle proposte che agiscono in contesti territoriali socialmente fragili e privi di orientamento e supporto.

Gli interventi dovranno avviare, nei luoghi di vita e di socializzazione degli adolescenti, forme di presidio flessibili e prevalentemente non medicalizzanti, con un approccio di cura, laddove i casi lo consentano, centrato prevalentemente non su terapie farmacologiche e/o forme di ricovero, ma sul riconoscimento e la valorizzazione dei bisogni emotivi, educativi e sociali dei ragazzi e delle ragazze.

Per “presidi” si intendono spazi, preesistenti o da attivare, organizzati grazie alla presenza di équipe multi-professionali, capaci di rispondere ai diversi bisogni educativi e alle criticità ricorrenti entro i processi di socializzazione, diversificazione e identificazione propri degli adolescenti, e di porre un’attenzione dedicata e competente a ragazzi e ragazze in situazione di sofferenza psicologica.

L’équipe dovrebbe essere in grado di riconoscere segnali premonitori delle forme di disturbo più a rischio e, quindi, avvalersi di psicologi con comprovata esperienza con gli adolescenti, neuro-psichiatri infantili, medici, educatori con funzioni di prossimità e contatto con i contesti di aggregazione giovanile, operatori sociali, pedagogisti. Il lavoro dell’équipe multidisciplinare sarà sia di tipo comunitario (sull’intero gruppo di ragazzi), sia di tipo personalizzato, qualora fosse necessario intervenire con azioni mirate.

L’équipe multidisciplinare dovrà lavorare in stretta collaborazione con i servizi territoriali, sia integrando il lavoro in modalità gruppale (per i ragazzi già presi in carico dai servizi), sia segnalando i casi da indirizzare ai servizi. Tali presidi vanno pensati in un’ottica di mainstreaming, entro gli ordinari processi educativi dedicati alla crescita, rivolta sia a minori che vivono sofferenza e fragilità, sia a minori che non la vivono.

È possibile richiedere un contributo compreso tra 250 mila e 800 mila euro. La durata complessiva dei progetti deve essere non inferiore ai 36 e non superiore ai 48 mesi.

Le proposte devono essere presentate esclusivamente on line, tramite la piattaforma Chàiros, entro e non oltre le ore 13:00 del 20 settembre 2023.

Scarica il bando

 

PER SILVIO BERLUSCONI uomo leader

Alessandra Servidori      

https://www.radioinblu.it//streaming/?vid=0_cx1naeya

Ebbene sì .Per Silvio Berlusconi è giusto siano celebrati i funerali di Stato. E’ Stato un leader che ha cambiato l’Italia e ha sdoganato una  politica liberale democratica  cattolica riformista e ha  restituito una rappresentanza agli elettori moderati .E’ stato al centro delle dinamiche politiche per ben trentanni  e non c’è leader al mondo che non abbia parole di stima e considerazione. E come ha detto Papa Francesco “ Protagonista per la tempra energica che ha saputo esprimere”. Silvio Berlusconi  umanamente molto generoso ( moltissime donazioni a cominciare dall’Aquila per continuare in Tailandia ecc ) un politico garbato, capace di investire risorse in ambiti molteplici dal mondo delle imprese, allo sport,alla televisione.Delle sue travagliate vicende giudiziarie non voglio  esprimermi dico solo che il potere di certa magistratura ha agevolato una persecuzione politica indecente, uomini di partiti incapaci di contrastarlo che hanno usato strumenti per attacchi personali per aspetti controversi  della sua attività imprenditoriale che lo hanno portato  in giudizio ,per la totalità assolto o in prescrizione e condannato per una unica accusa ,ripetutamente chiamato a rispondere fino ad arrivare ad accuse infamanti di mafia.

Personalmente l’ho incontrato tre volte e per il mio lavoro di tecnica, e ciò di cui sono profondamente grata è stata ,durante il suo governo con Maroni e Sacconi l’approvazione della legge cd Biagi nel 2003 .In quella legge così malamente e ideologicamente avversata  si è aperta una storia nuova del diritto del lavoro. Le imprese che hanno deciso di introdurre i nuovi tipi di contratto per le assunzioni, hanno beneficiato di sconti contributivi e fiscali nonché di un maggiore fattore di ricambio del personale, ove quello assunto non si fosse giudicato adatto. Inoltre le forme contrattuali previste (i cosiddetti contratti atipici di lavoro) sono considerevolmente aumentate di numero per meglio venire incontro alle molteplici esigenze implicite di un mercato del lavoro eterogeneo e globalizzato. I primi anni di attuazione della legge Biagi hanno visto una generale riduzione del  tasso di disoccupazione che è tornato ai livelli di quello del  1992.Inoltre  col tempo, la situazione lavorativa di coloro che sono entrati nel mondo del lavoro con un contratto cosiddetto flessibile tende a stabilizzarsi e a concretizzarsi in un contratto a tempo indeterminato. Secondo il IX Rapporto AlmaLaurea, a cinque anni dalla laurea, risultano stabili 71 occupati su cento. Il grande balzo in avanti è dovuto in particolar modo all'aumento dei contratti a tempo indeterminato, che sono lievitati di 15 punti percentuali, raggiungendo quasi il 47% a cinque anni.La legge non introduce modifiche alle norme dei contratti a tempo indeterminato, e non doveva applicarsi al settore del pubblico impiego (art. 1), dove poi si è rivelato maggiore il ricorso ai contratti a termine e alla flessibilità. La legge introduceva alcune norme a tutela dei lavoratori in materia di esternalizzazione e lavoro in  appalto.Belusconi aveva la visione di una destra che pare riesca a cambiare l’anno prossimo gli abituali equilibri politici dell’unione Europea. La politica è spietata e le donne che lo hanno accusato per la questione denigratoria delle cd Olgettine sono coloro che oggi approvano la Maternità surrogata : ma come non è sempre il corpo delle donne usato, mercificato ? Berlusconi aveva un modo di dire che mi piaceva : convincere e vincere. Sono grata al tanto lavoro politico che ha svolto : faccia buon viaggio Presidente ,leader  che i libri di storia dovranno ricordare sempre.

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