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Editoriali

Smart working verso un modello unico pubblico/privato

https://www.ilsussidiario.net/news/smart-working-il-lavoro-agile-ancora-in-cerca-di-un-modello/2364232/

                              Verso un modello di smart working pubblico /privato 

Lo smart working è all’attenzione dei ministeri del lavoro poiché la fine del periodo di emergenza covid (?) ha dato origine a parecchie complessità in materia di adozione di questa modalità lavorativa che ancora non è classificata  come tipologia contrattuale .Il 21 aprile scorso si è insediato l’Osservatorio nazionale bilaterale in materia di lavoro agile, presieduto dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando e composto da rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori, designati dalle parti firmatarie dello specifico Protocollo sottoscritto il 7 dicembre 2021. Il documento ha individuato le linee di indirizzo sul lavoro agile per la futura contrattazione collettiva, nazionale e aziendale e/o territoriale e ha gettato le basi di un metodo di confronto fra istituzioni pubbliche e parti sociali.                                                          L’Osservatorio ha l’obiettivo di monitorare:l’evoluzione del lavoro agile con riferimento ai suoi risultati;lo sviluppo della contrattazione collettiva sul tema;l’andamento delle linee di indirizzo contenute nel Protocollo di dicembre scorso, nonché i possibili sviluppi con riferimento sia a eventuali novità normative, sia alla crescente evoluzione tecnologica e digitale. Sappiamo bene che sul versante fisco e smart working rimangono ancora dei problemi da binomio incompiuto. Dal punto di vista contrattuale e giuslavoristico le organizzazioni aziendali stanno trovando lentamente un loro equilibrio; più complicata è la gestione fiscale del lavoro agile che si scontra oggi con una normativa fiscale vecchia di più di venti anni, incardinata ancora, anche dal punto di vista interpretativo, su principi, ormai in parte superati, che prevedono: la non tassazione dei rimborsi spese di viaggio e trasporto, ovvero di vitto e alloggio solo se relativi a trasferte fuori dal Comune, sede di lavoro, previsto contrattualmente;  la non tassazione dei rimborsi ai dipendenti solo delle spese che gli stessi hanno sostenuto direttamente e che riguardano oneri di competenza del datore di lavoro ovvero di spese effettuate nell'esclusivo interesse del datore di. lavoro. Le criticità dal rimborso dell'indennità chilometrica ai ticket restaurant ecc.La riforma fiscale dunque dovrà occuparsi anche di questo. Nel frattempo pur considerando che il Quadro normativo nel settore privato e pubblico è alquanto composito (- art 14 legge 2015 n.124  deleghe al governo riorganizzazione amministrazioni pubbliche ,poi 2017 -2020 (Covid) protocollo nazionale  7 dicembre 2021 art 15  che traccia le linee di indirizzo per la Ccnl nazionale e aziendale ecc fino ad arrivare alla  Circolare riapertura Orlando/ Brunetta ottobre 2021/agosto 2022  nel decreto semplificazioni), alcune organizzazioni virtuose alla luce di vari osservatori esistenti sul tema  (Bocconi –Cnel- Confindustria – ecc)  nonché accordi raggiunti, si trovano impegnate  alla costruzione di un possibile Modello di accordo sindacale  sul lavoro agile. E’ interessante infatti identificare un possibile modello  nel settore pubblico che privato “ a regime “alla luce di numerosi accordi che si stanno implementando dopo il superamento dell’emergenza pandemica ,anche tenendo conto di una comparazione tra legislazione pubblica e privata che ne valorizzi gli orientamenti amministrativi , nonché vari protocolli siglati (Gruppo Poste Italiane 1 marzo 2022) e Rinnovo CCNL Chimici del 13 giugno 2022 che addirittura ne delinea saggiamente le linee guida.

PNRR :Mezzogiorno diamoci una mossa

Alessandra Servidori     PNRR e Mezzogiorno : facciamo il punto  e …. diamoci una mossa

https://www.startmag.it/economia/pnrr-e-mezzogiorno-facciamo-il-punto-e-diamoci-una-mossa/

Il Pnrr ha un vincolo temporale di utilizzo di 5 anni. Non è un alibi, è un dato di fatto, che deve tenere conto anche delle storiche difficoltà del Sud di assorbimento dei fondi pubblici.Per legge, al sud deve essere destinato almeno il 40% di tutte le risorse allocabili territorialmente, nell'ambito del piano nazionale di ripresa e resilienza e del fondo complementare. Il dipartimento per le politiche di coesione verifica periodicamente il rispetto della “quota mezzogiorno” da parte degli enti titolari delle misure. Alle regioni del Mezzogiorno, secondo le stime , andranno circa 82 miliardi di euro dei fondi “territorializzabili”, ovvero quelli per progetti con ricadute su territori specifici. Ricordiamo che il totale del Pnrr è di poco superiore a 221 mld €, con oltre 191 mld € provenienti dal dispositivo europeo e circa 30 mld € dal Fondo complementare al Pnrr. Alle risorse del Pnrr, si possono aggiungere quelle dei “Fondi strutturali e di investimento europei” (alle regioni meridionali spettano complessivamente 54,23 mld €) e quelli del Just transition fund (Jtf)  circa 1,2 mld €, che saranno utilizzati per la riconversione dello stabilimento ex Ilva di Taranto e per la riqualificazione della regione del Sulcis in Sardegna,  Fra le risorse europee complessive, vi sono anche circa 5,6 mld € destinati a “innovazione, ricerca e competitività per la transizione verde e digitale” E dalla prima relazione, pubblicata lo scorso 9 marzo, emergono principalmente 2 criticità  a causa di difficoltà amministrative e progettuali. Le soluzioni trovate finora per compensare queste difficoltà  le ha seguite la  “commissione per il Sud”, un organismo contemplato dal Pnrr italiano costituita dalla  ministra Mara Carfagna con decreto il 30 giugno 2021 ma nonostante ciò anche a seguito della prima Relazione istruttoria sul rispetto del vincolo di destinazione alle regioni del Mezzogiorno allocabili territorialmente del  (PNRR) e del Fondo complementare (FoC) presentato al Dipartimento per le Politiche di Coesione (DPCoe) della Presidenza del Consiglio dei ministri, bisogna darsi una mossa. Deve trattarsi  di necessari aggiustamenti da apportare alle procedure di attuazione già avviate, con particolare riferimento a due ambiti: gli interventi che vedono come soggetti attuatori gli enti decentrati beneficiari di risorse distribuite su base competitiva dalle Amministrazioni centrali; gli interventi di incentivazione a favore delle imprese. Aggiustamenti urgenti, non solo necessari. Infatti, degli 86 miliardi potenzialmente allocabili al Mezzogiorno, ben 62 finanziano misure per le quali è stato espletato almeno un atto formale che già sta orientando l’allocazione territoriale delle risorse nelle fasi successive dell’attuazione” Secondo lo studio Svimez “le uniche risorse ‘certe’ sono i 24,8 miliardi che finanziano progetti già identificati e con localizzazione territoriale e costi definiti. Meno di un terzo degli 86 miliardi della ‘quota Sud’. Queste risorse sono per oltre la metà (14,6 miliardi) di titolarità del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, e in buona parte finanziano ‘progetti in essere’, ovvero interventi per i quali già esistevano coperture nel bilancio dello Stato poi sostituite da quelle del PNRR. I rimanenti 61,2 miliardi di euro rappresentano risorse ‘potenziali’, la cui destinazione effettiva alle regioni del Mezzogiorno dovrà realizzarsi in fase di attuazione superando diverse criticità che appunto la Relazione tecnica porta all’attenzione del decisore politico”. Inoltre, “in ben 15 su 28 procedure attive, per un valore complessivo di oltre 3 miliardi, non è stata disposta nessuna modalità di salvaguardia della quota Mezzogiorno sulle risorse non assegnate per carenza di domande ammissibili. Un’eventualità tutt’altro che remota alla luce del primo anno di attuazione del PNRR. In altri casi, come nel bando Asili Nido, in presenza di insufficiente capacità progettuale per circa il 50% delle risorse, è stata prevista una proroga dei termini, che però difficilmente sarà sufficiente a colmare il gap. In assenza di interventi sui meccanismi allocativi e sui soggetti attuatori, soprattutto nell’ambito dei diritti di cittadinanza, la mancata allocazione delle risorse nelle aree a maggiore fabbisogno richiederebbe l’attivazione dei poteri sostitutivi previsti dalla governance del PNRR.

Minori : i più fragili

Alessandra Servidori www.ilsussidiario.net

 Sono oltre 1 milione e quattrocentomila i minori in povertà assoluta in Italia,una realtà che condiziona il presente e il futuro di moltissimi bambini ,bambine , adolescenti  drammaticamente in crescita e che rimbalza alla nostra attenzione dai dati Istat di giugno delle famiglie che persistono in un disagio economico aggravato dalla pandemia dove i nuovi bisogni dei nuclei con figli minori e quelle più numerosi subiscono le conseguenze più gravi dell’emergenza socio –economica. La povertà minorile ha conseguenze su molteplici aspetti della vita di bambini e adolescenti. Ne risentono salute,  scolarizzazione ,educazione e opportunità presenti e future. È per questo che dobbiamo intervenire, per proteggerli e aiutarli tenendo conto di un altro enorme problema che riguarda la crescita del numero dei neonati abbandonati in ospedale, soprattutto al Nord che nel 2020 sono stati complessivamente 186 in Italia. Quanto ai minori tolti alle famiglie e dichiarati adottabili nel 2019 risultano ben 1.046. Dietro un abbandono, c’è la paura di non farcela. Il momento difficile del lockdown e dell’emergenza epidemiologica sommato a un arrivo non programmato  ha aumentato il senso di incertezza e di precarietà. Ci sono casi in cui la coppia senza stabilità lavorativa, che ha già dei figli, non se la sente di gestire un’altra creatura. Altri in cui il partner se n’è andato e la donna rimasta sola rifiuta il bambino. Quando nasce con malformazioni o malattie invalidanti è la situazione patologica, che comporta un accudimento impegnativo, a determinare la scelta dei genitori naturali di affidarlo a un’altra famiglia. Abbiamo bisogno di  un piano nazionale concreto di contrasto alla povertà minorile che comprenda misure di sostegno materiale alle famiglie e sostegno educativo per prevenire l’abbandono scolastico e l’aumento della povertà educativa. Chiediamo un intervento che coinvolga: enti locali, scuole, associazionismo e volontariato, nonché tutti gli attori, pubblici e privati in grado di dare un contributo a politiche a sostegno della genitorialità e non solo della natalità. In Francia non agevolano solo le nascite, ma sostengono la scelta di fare dei figli nel lungo periodo con facilitazioni fiscali straordinarie e servizi, la politica familiare francese si concentra molto sulla conciliazione, sulla fertilità e sulla lotta alla povertà familiare, con un sostegno globale in denaro e con servizi di educazione e cura per le famiglie con bambini piccoli. Politiche sociali come la scuola gratuita o le soluzioni abitative favorevoli alle famiglie non sono direttamente rivolte  per esempio alla fertilità , ma hanno un forte impatto perché rendono la conciliazione più facile. In Italia sono in povertà assoluta 1,9 milioni di famiglie e con un consistente aumento dei prezzi quest'anno, superiore al 6%, questi numeri possono dilatarsi e di molto,perché i maggiori consumi non compensano l’inflazione  e poiché  la povertà assoluta si misura sulla capacità della famiglia di sostenere le spese essenziali e incomprimibili per vivere, dal cibo all'affitto, dalle cure al riscaldamento,  e quest'anno con un'inflazione oltre il 6% potremmo avere un milione di poveri assoluti in più. E tutto ciò con  un incremento più contenuto della spesa per consumi delle famiglie meno abbienti (+1,7% per il 20% delle famiglie con la capacità di spesa più bassa, ossia la quasi totalità delle famiglie in povertà assoluta) che non è stato sufficiente a compensare la ripresa dell'inflazione  nel 2021. L'intensità della povertà assoluta - che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia in media al di sotto della linea di povertà (cioè "quanto poveri sono i poveri") – è costante .L'incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno  e tra le famiglie povere il 42,2% risiede al Sud (38,6% nel 2020) e il 42,6% al Nord (47% nel 2020). Con riferimento alla classe di età, l'incidenza della povertà assoluta si attesta al 14,2%  fra i minori. E non sono gli interventi di corto respiro come quelli decisi dal Governo di aumentare ( ma solo per il corrente anno) l’assegno universale alla famiglia con disabili. Flessibilità lavorativa, aiuto finanziario, servizi alle famiglie strutturali per tutto l’arco di vita. E, non da ultimo, uno sguardo benevolo verso i bambini , sono questi i punti di forza di una società che fa figli e li prende in cura. 

 

Rassegna 3 articoli Lavoro,Minori,povertà

Alessandra Servidori https://www.ildiariodellavoro.it/occupiamoci-e-preoccupiamoci-anche-dei-minori-soli-che-arrivano-nel-nostro-paese/

 Occupiamoci e preoccupiamoci anche dei minori  soli (Msna) che arrivano nel nostro paese

Istat ha pubblicato i dati sulla povertà in Italia ed è evidente che i minori sono i più colpiti ma ci chiediamo come provvedere ai minori arrivati in Italia che  ad oggi non sono identificabili in un numero preciso . Sappiamo da Unhcr  6,98 milioni di fuoriuscite dall’Ucraina dal 24 febbraio al 1° giugno. Il 2022, in seguito alla guerra, ha visto un aumento del numero di profughi e rifugiati. I dati dell’Unhcr – l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di questi temi – riportano come, a poco più di un mese dall’inizio del conflitto, le fuoriuscite dal paese fossero già 4 milioni, un dato successivamente cresciuto fino a circa 7 milioni ai primi di giugno. Cifre che purtroppo rafforzano una tendenza già emersa nei mesi scorsi. Nel 2020 il numero di sfollati era già cresciuto notevolmente, portando ad un aumento del 6,2% di rifugiati, sfollati e persone a rischio tra 2019 e 2020. Ci risultano 14.025 cioè il 27,9% dei  minori stranieri non accompagnati attualmente presenti in Italia  che sono di nazionalità ucraina, numero di bambini e ragazzi ucraini  cresciuto soprattutto a marzo, quando sono diventati la terza nazionalità più presente tra i Msna, e poi ad aprile. Nel corso di quel mese sono diventati di gran lunga la prima cittadinanza tra i minori stranieri non accompagnati. Sono infatti quasi 4.000 i bambini e ragazzi ucraini non accompagnati presenti nel nostro paese. Seguiti dai minori provenienti dall’Egitto (2.325 persone al 30 aprile), dal Bangladesh (1.731), dall’Albania (1.280) e dalla Tunisia (1.205). Il 37,6% si trova in Lombardia e Sicilia La maggiore regione di accoglienza attualmente è la Lombardia, con 2.749 minori non accompagnati sul proprio territorio (pari al 19,6% del totale). Al secondo posto la Sicilia, con circa 2.500 bambini e ragazzi presenti (18%). Seguono, con poco meno di un decimo dei Msna accolti in Italia, Emilia Romagna (8,8%) e Calabria (8,4%). In occasione della Giornata Mondiale contro il lavoro minorile, che si celebra il 12 giugno, pochi sono stati i riflettori sui milioni di bambini e adolescenti a cui viene sottratta l’infanzia, costretti a lasciare la scuola e a privarsi dell’opportunità di costruirsi un futuro. pubblicata nel 2021, stima che ben 2,4 milioni di occupati in età 16-64 anni hanno iniziato a lavorare prima dei 16 anni, ovvero complessivamente il 10,7% degli occupati nel 2020. Un fenomeno leggermente più diffuso nelle regioni del Nord Italia e con più di 230mila (4,7%) occupati con meno di 35 anni che dichiarano di aver svolto una qualsiasi forma di lavoro retribuita già prima dei 16 anni. Nel 2019, l’Ispettorato del Lavoro ha accertato solo 243 casi di occupazione irregolare e illecita di minori di età inferiore ai 16 anni, un dato sceso a 127 l’anno successivo date le alterazioni dello scenario causate dalla pandemia Covid-19. Numeri senza dubbio sottostimati, a causa della mancanza, nel nostro Paese, di una rilevazione sistematica in grado di definire i contorni del fenomeno in modo puntuale e continuativo. Secondo una indagine svolta  sul lavoro minorile  svolta nel nostro Paese e risalente al 2013, condotta da Save the Children e Associazione Bruno Trentin (ora Fondazione Di Vittorio), i minori tra i 7 e i 15 anni coinvolti nel fenomeno erano 340.000, quasi il 7% della popolazione in età. Tra questi, circa 28mila 14-15enni erano coinvolti in lavori pericolosi per la loro salute, sicurezza o integrità morale, lavorando di notte o in modo continuativo, con il rischio reale di compromettere gli studi, non avere neanche un piccolo spazio per il divertimento o mancare del riposo necessario – una condizione che si ripercuote negativamente sulle loro prospettive formative, professionali e sociali. Il lavoro minorile è spesso causa o effetto del fenomeno della dispersione scolastica, un nodo critico del nostro Paese, dove la quota dei giovani 18-24enni che escono dal sistema di istruzione e formazione senza aver conseguito un diploma o una qualifica, i cosiddetti Early Leavers from Education and Training nel 2020 è pari al 13,1%: più di mezzo milione di giovani che rischiano l’esclusione o un debole inserimento in un mercato del lavoro precario e non qualificante. Anche il numero di ragazzi e ragazze NEET, ovvero coloro tra i 15 e 29 anni fuori da percorsi di istruzione, formazione e lavoro, si attesta al di sopra dei 2 milioni, il 23,3%, tra le percentuali più alte in Europa.Dunque attenzione particolare va posta sui minori che recentemente sono arrivati da noi poiché l’obiettivo 8.7 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite richiama alla necessità di intraprendere azioni ed adottare ,misure per eliminare le peggiori forme di lavoro minorile entro il 2025. Nel 2021, anno internazionale per l’eliminazione del lavoro minorile, l’ILO ha lanciato insieme ai suoi partner, un’iniziativa mondiale tra Stati membri, parti sociali, imprese, la società civile e le organizzazioni regionali e internazionali per porre fine al lavoro minorile, al lavoro forzato, alla schiavitù moderna e alla tratta degli esseri umani.

 

Dalla parte della LAGARDE perchè......

                        Alessandra Servidori                           Obbiettivamente e oggettivamente dalla parte di Lagarde

                        Alcune questioni che è bene evidenziare sul colpo/fragoroso della manovra restrittiva della BCE e del venerdì nero del 9 scorso. La discussione delle ultime riunioni avvenuta nel board della Banca Europea –presente fra l’altro Fabio Panetta italiano che insieme agli altri 5 componenti ha partecipato alle riunioni e condiviso il percorso-forse sarebbe stata attenuata dal rigoroso silenzio dei blog della Presidente che per far fronte all’assalto dell’ala rigorista, avrebbe dovuto esimersi dall’annunciare che a luglio i tassi di interesse sarebbero aumentati progressivamente di piccoli 0,5% per poi gonfiarsi successivamente. Ebbene sì la manovra Draghiana del QE cioè del comprare i nostri ( e di altri paesi  europei)  obbligazioni governativi  è finita e con lei lo scudo anti spread ( differenza di rendimento tra i  nostri BTP e i BUND  tedeschi sempre più forte) mettendo l’Italia sempre più indebitata ( noi siamo al 150% del debito pubblico)  in una situazione drammatica dove la stabilità finanziaria è a rischio e la stabilità dei prezzi anche. Ricordiamo che il compito della BCE è di tenere l’inflazione entro il 2% e tenere in equilibrio il più possibile la politica monetaria nell’area euro  oggi molto frammentata. Oggi l’Italia è messa male lo spread è a 234 punti ,quello francese a 62,lo spagnolo a 130,il portoghese 126, cipriota 165 e il greco 288. Noi siamo consapevoli che lo spread nostro è dovuto anche alla politica dei bonus ? delle riforme non fatte a causa di una maggioranza litigiosa e innaturale ? Di riforme sbagliate come quota 100,il reddito di cittadinanza, il flop delle politiche di una Anpal depredata ostaggio ancora oggi di inutili navigator,i l bonus 110%? Che noi siamo stati miracolati fino ad oggi dalle attenzioni della Ue nei nostri confronti con le risorse del pnrr per intervento di Mario Dreaghi?Fino ad oggi la BCE si è accollata una enormità di titoli deteriorati nostri si o no? Noi NON siamo ora in grado ,essendo fragilissimi di  far prevalere le nostre convenienze se pur in una unione sarebbe legittimo! La Ue sta cercando di  costruire le condizioni per una politica monetaria comune fondamentale per la moneta unica, che controlla l’inflazione senza finanziare uno Stato che continua a spendere senza le riforme e senza modificare le imposte: il maggiore disavanzo non fa salire i tassi di interesse anzi genera inflazione e debito pubblico .La BCE ha cominciato e comprato dal 2015 i titoli deteriorati e non è politica monetaria questa è solo finanziamento di alcuni Stati. Quindi basta sostenere i disavanzi pubblici creando moneta. Ora aspettiamo e cerchiamo di capire concretamente come si creerà lo scudo anti spread : noi dobbiamo riprendere la strada delle riforme strutturali ,la BCE non può  più essere condiscendente rispetto alla spesa corrente aumentata (bonus) piuttosto che gli investimenti pubblici e soprattutto basta scostamenti di bilanci  ora routine troppi usi disinvolti : noi fino ad ora siamo stati miracolati perché destinatari di facilitazioni. Ora basta bisogna tagliare le tasse  e sicuramente mettere più soldi nelle tasche dei e delle lavoratrici . Il cuneo fiscale nostrano è fatto di Irpef,inps,gli istituti contrattuali ovvero fondo pensioni integrativi,tfr ferie  e se si taglia quali spese tagliare dalla busta paga che poi dovrebbe essere in collo al bilancio pubblico ? Bisogna agevolare le imprese virtuose che investono poi in tecnologia e formazione e premiare le imprese e i lavoratori produttivi legando il taglio del cuneo fiscale con l’aumento di produttività e soprattutto la tassazione va ridotta agevolando la contrattazione decentrata premiandola. Salario minimo ?No grazie. Sbagliatissimo poi pensare di unificarlo al reddito di cittadinanza.

La conciliazione lavoro famiglia in attesa del family act resta il welfare aziendale

Alessandra Servidori https://www.ilsussidiario.net/news/conciliazione-lavoro-famiglia-in-attesa-del-family-act-resta-il-welfare-aziendale/2351965/

                       La conciliazione lavoro famiglia è uno dei più importanti strumenti che deve accompagnare  l’assegno unico universale perché rappresenta una tutela della maternità e paternità indispensabile  che si deve realizzare  insieme alla Direttiva Europea 2019/1158 relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza, direttiva approvata  già dal  Consiglio e  Parlamento Europeo  che abroga entro il 22 agosto 2022 la precedente direttiva 2010 /18 UE che comunque prevedeva maggiori congedi parentali rispetto   alla nostra legislazione recependo già allora un Accordo Quadro UE. Quindi le norme  effettive anche per l’Italia sono ancora in divenire. Ricordiamo che la legislazione  complessiva in materia di tutela e di sostegno della maternità e della paternità sono state novellate con 2 provvedimenti importanti : dal dlgs 80/ 2015 che ha elevato il congedo parentale,le indennità ,le modalità di fruizione,la  contrattualistica possibile rispetto il tempo pieno e part time , la modulistica, e il cd Family act del 7 aprile 2022 n.32 contenente la delega al Governo   entrata in vigore il 12 maggio scorso ma di cui bisognerà attenderne la concretezza dei decreti attuativi per vederne gli effetti,le cui disposizioni  devono essere emanati entro 24 mesi. Dunque ancora 2 anni di attesa  appunto  per i / le lavoratrici dipendenti e autonome . Per ora  abbiamo  uno Schema di riferimento  di decreto legislativo di attuazione della Direttiva UE 2019/1158 (operativa a livello UE dal 22 agosto prossimo) che è contenuto in Atto del Governo n.378 della Camera dei Deputati. Le parti più importanti riguardano la disciplina dei congedi parentali relativi ai lavoratori dipendenti in merito alla durata complessiva del congedo nei primi anni di vita del bambino fino a 12 anni;  è rivisto il trattamento economico, la misura dell’indennità l’assistenza al soggetto disabile,  la copertura figurativa  di congedi oltre il 12 anno di vita del bambino, con copertura complessiva finanziaria per l’attuazione  prevista di oneri dal 2022 al 2031.  E’ utile  evidenziare che nel cd Family act contenente appunto tra i provvedimenti anche la delega di cui sopra  per incentivare il lavoro femminile ,la condivisione della cura e l’armonizzazione dei tempi di vita e di lavoro, il Governo composto dal Ministro per le Pari Opportunità e famiglia insieme al Ministro del Lavoro e politiche sociali,insieme al Ministro  dello Sviluppo  Economico, il Ministro dell’Economia e delle finanze , il Ministro per il Sud e la Coesione  territoriale e con l’Autorità  agli affari Europei devono emanare uno o più decreti per il riordino e il rafforzamento della cd conciliazione tempi di vita e lavoro. Dunque i Ministri  Bonetti ,Carfagna ,Orlando, Franco , Giorgetti ,  compongono l’ orchestra  e il loro concerto è in divenire. Nel frattempo ci possiamo affidare per ora solo al welfare aziendale negoziato, ossia alla cessione da parte della impresa, in esito ad accordo o contratto nazionale, aziendale o territoriale, di somme, beni, prestazioni, opere e servizi aventi finalità sociale e per questo non ricompresi nel reddito da lavoro. Il welfare aziendale è indubbiamente uno degli istituti della gestione del personale più apprezzato negli ultimi anni, tanto dai lavoratori  e lavoratrici quanto dalle imprese. Anche per i vantaggi fiscali previsti. I piani di welfare rispondono  ai bisogni non monetari delle persone: per questo un piano contrattato, costruito di intesa con le/i dipendenti, è maggiormente in grado di realizzare una situazione di flessibilità produttiva e oraria perché può anche prevedere  un  fondo/pacchetto per maggiori congedi per chi ne ha necessità. In attesa del concerto ministeriale per concretamente essere europei anche nelle norme che sostengono  effettivamente le famiglie.

  

Tre disattenzione inaccettabili per i disabili a cui rimediare

https://www.ilsussidiario.net/news/lavoratori-disabili-le-disattenzioni-della-politica-a-cui-rimediare/2348674/

 Alessandra Servidori                Tre disattenzione inaccettabili per i disabili

 

Tre questioni che riguardano la disattenzione sui lavoratori disabili con il supporto dell’esperto Francesco Comellini, ritengo utile segnalare di seguito, auspicando ravvedimenti operosi da parte del Governo. 1)La Corte dei Conti  con la Relazione sulla gestione negli anni dal 2016 al 2021del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili-delibera -9/2022/G - ne ha   denunciato una gestione fallimentare, rilevando  essere necessari interventi su più fronti per rendere più efficiente ed efficace la gestione del Fondo per il diritto al lavoro dei disabili, istituito per incentivare l’assunzione di persone con livello elevato di disabilità fisica e psichica. Una complessiva carenza di concertazione nella gestione del Fondo, cui l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità non è riuscito a far fronte. 2) Sempre sul lavoro  il 23 maggio è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale la legge 19 maggio 2022 n. 52 di conversione con modificazioni del decreto legge n. 24 del 24 marzo 2022. Per quanto riguarda i lavoratori fragili, ma esclusivamente per i soggetti affetti da alcune patologie e condizioni  individuate  da decreto  del  Ministro  della  salute la legge di conversione del decreto Riaperture (D.L. n. 24/2022) ha previsto, tra le altre cose, alcune proroghe a normative emergenziali riguardanti i lavoratori fragili e l’utilizzo dello smart working.In particolare, vengono previste le seguenti proroghe:- fino al 30 giugno 2022: il regime di tutela per i lavoratori fragili (diritto allo smart working ovvero, qualora non fosse possibile svolgere l’attività lavorativa in modalità agile, equiparazione dell’assenza del lavoratore al ricovero ospedaliero);- fino al 31 agosto 2022: la modalità semplificata di attivazione dello smart working per i lavoratori del settore privato;- fino al 30 giugno 2022: il diritto allo smart working per i genitori con figli disabili. La proroga  di assenza per malattia dei lavoratori fragili che equipara  al ricovero ospedaliero, sino al 30 giugno 2022, non sana tuttavia la situazione di chi, per effetto di  "dimenticanza originaria" da parte del governo  di assicurare le tutele dal 1.4.22, per chi si è assentato dal lavoro mettendosi in malattia per evitare il rischio di contagio e che, magari, per effetto di tale fatto, dovesse aver superato il periodo di comporto contrattuale. Entro il 26 c.m. per sanare un buco di copertura temporale ci auguriamo che si sia presentato un emendamento precisando come la proroga per i lavoratori fragili è "dal 1 aprile 2022 al 30 giugno 2022". 3) L’altra “disattenzione” è relativa alla Delega al Senato per gli appalti  che contiene una spuria "previsione della facoltà”, per le stazioni appaltanti, di riservare il diritto di partecipazione alle procedure di appalto e a quelle di concessione a operatori economici il cui scopo principale sia l'integrazione sociale e professionale delle persone con disabilità o svantaggiate;". Con il termine "facoltà" non si garantisce il diritto di partecipazione che resta nell'alveo delle decisioni esclusive della Stazione appaltante. IL Ministro per le disabilità se siamo un Paese civile, occorre faccia sì che il diritto all'integrazione sociale e professionale delle persone con disabilità, che discende dalla nostra Carta Costituzionale come diritto fondamentale della persona, stabilito nel criterio di redazione della delega legislativa, divenga effettivo e quindi divenire "un obbligo per le Stazioni appaltanti". Da queste pagine un addio particolarmente grato ad ANDREA CANEVARO amico e maestro, grande pedagogista, docente e studioso di fama internazionale,  morto all’età di 82 anni in questi giorni. Aveva dedicato la sua vita alla pedagogia speciale, orientando il nostro paese verso la valorizzazione delle persone con disabilità in un’ottica di inclusione.

 

REPOWER UE : facciamo attenzione al debito !

Alessandra Servidori     REPOWEREU https://www.ilsussidiario.net/news/spillo-cosi-le-mosse-green-dellue-aumentano-il-debito-a-carico-dei-nostri-giovani/2344715/

                       La Commissione UE propone all’Italia  e ad altri componenti della Comunità una quota consistente dei 225 miliardi non richiesti da altri Paesi ue per accelerare la transizione verde e sviluppare infrastrutture come i rigassificatori, con ovviamente condizionalità che stabilisce la Commissione:  dobbiamo ricordarci che Italia Portogallo Grecia e Cipro Romania e Slovenia  hanno chiesti i prestiti del Recovery Fund raggiungendo  il tetto consentito. L’obiettivo è di ridurre di 2/3 la dipendenza dalla Russia entro la fine del 2022 con un risultato completo nel 2027. IL Testo del RE POWEREU ( qui allegato in sintesi ) è sicuramente un Piano complicato da gestire  e include  il risparmio energetico,diversificazioni delle fonti e accelerazioni delle rinnovabili per sostituire carbone e fossili, così come ristrutturare le infrastrutture petrolifere,  installare obbligatoriamente pannelli  solari fotovoltaici ,impianti eolici  o solari .Siamo ben consapevoli che il prezzo dell’energia è cominciato in autunno a salire  per colpa anche delle strutture produttive massacrate dalla pandemia, dalla materie prime che non arrivavano e continuano a non arrivare, e dell’ENI e della Snam che hanno fatto la loro parte. I problemi  che stiamo affrontando sono enormi  con il Covid che non arretra ,il rallentamento della crescita,la bolla immobiliare,il debito elevatissimo e soprattutto incontrollato,una inflazione effettiva che non conosciamo ,le banche che frenano i prestiti,il prezzo del grano  e di tutto il settore alimentare aumentato del 34% e i paesi si stanno preoccupando non delle armi all’Ucraina  e delle sanzioni alla Russia ma della mancanza di grano riso olio. L’indipendenza energetica renderà più forte l’Unione europea ma è anche fondamentale salvaguardare la sicurezza alimentare di cui beneficiano i cittadini dell’Unione. Non dimentichiamo che i capi di Stato e di governo hanno chiesto alla Commissione di ridurre la dipendenza dalle importazioni di prodotti agricoli di base e all’Italia è già stata sottratta una quota non piccola delle risorse che le associazioni del settore agricolo avevano chiesto fossero stanziate per il settore nell’ambito del Recovery  e sono fortemente in affanno. RePowerEU propone poi l’obbligo di copertura solare per gli edifici commerciali e pubblici dal 2025.L'obbligo verrà poi esteso ai nuovi edifici residenziali a partire dal 2029. Proposto anche il raddoppio del tasso di diffusione delle pompe di calore e misure per integrare l’energia geotermica e solare termica nei sistemi di teleriscaldamento e comunali. Secondo l'attuale legislazione vigente, in Italia, gli edifici che saranno realizzati ex novo o sottoposti a importante ristrutturazione sulla base di un titolo abilitativo presentato a partire dal 13 giugno 2022, dovranno essere coperti per almeno il 60% da fonti rinnovabili. IL PIANO propone anche di accelerare le procedure autorizzative per le rinnovabili. Proprio in questi giorni, il nostro Paese sta tentando di legiferare  per estendere le aree idonee all'installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e per velocizzare le procedure. Ma abbiamo già segnali di  scontri in sede parlamentare con chi  ricorda che i pannelli sono di produzione cinese e non nostra,l’India non collabora sulla questione alimentare alla faccia del Global food, in generale le produzioni , le installazioni ,la manutenzione di queste innovazioni hanno dei costi altissimi a carico dei cittadini , abbiamo bisogno di figure professionali in grado di  costruire e seguire questi progetti e una formazione professionale ancora solo auspicata e poco realizzata. E con il Repower andiamo a ulteriore debito e chi pagherà il prezzo saranno ancora una volta i nostri giovani.  Dunque o si cambia passo e ci si muove ( e non si pensa alla campagna elettorale) o si muore 

REFERENDUM 12 GIUGNO 5 Sì e spiego perchè

Pil e lavoro :OIL la vera ripresa passa da contrattazione e fattore umano

Alessandra Servidori  https://www.ilsussidiario.net/news/pil-e-lavoro-la-vera-ripresa-passa-da-contrattazione-e-fattore-umano/2341458/

                   ILO –Organizzazione internazionale Lavoro-  il 5 maggio ha pubblicato una Relazione sul dialogo sociale 2022: contrattazione collettiva per una ripresa inclusiva, sostenibile e resiliente

 

                   La relazione esamina il ruolo della contrattazione collettiva nel mitigare l'impatto della crisi COVID-19 sull'occupazione e sui guadagni, contribuendo ad attutire le disuguaglianze e rafforzando nel contempo la resilienza delle imprese e dei mercati del lavoro. L'adeguamento delle misure di sanità pubblica e il rafforzamento della sicurezza e della salute sul lavoro sul luogo di lavoro, insieme alle assenze per malattia retribuite e alle prestazioni sanitarie previste da molti contratti collettivi, hanno protetto i lavoratori e sostenuto la continuità dell'attività economica. Guardando al futuro, il rapporto considera il contributo della contrattazione collettiva a una ripresa centrata sull'uomo. Sottolinea la necessità di principi e diritti democratici che diano ai datori di lavoro e a tutti i lavoratori una voce nella governance del lavoro – libertà di associazione e l'effettivo riconoscimento del diritto alla contrattazione collettiva – essenziale per organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro forti e rappresentative, e una ripresa inclusiva, sostenibile e resiliente.Una analisi robusta sul fatto che il mondo sta ancora vacillando per la crisi sociale ed economica indotta dalla pandemia di COVID-19 e la fondamentale forza delle parti sociali. Le misure essenziali di salute pubblica adottate per contenere il virus hanno sconvolto il mondo del lavoro e messo a repentaglio le imprese. Milioni di lavoratori sono stati in prima linea nella battaglia contro il virus, mettendo a rischio la propria vita. Per mantenere la continuità, molti lavoratori sono passati al telelavoro. Centinaia di milioni di altri hanno avuto la sospensione del lavoro o hanno perso il lavoro a causa della chiusura dei luoghi di lavoro. Oltre alle significative misure di sostegno al reddito adottate da molti governi per attutire gli effetti della crisi, per i lavoratori e i datori di lavoro ciò che contava di più era se le istituzioni che governano il lavoro potessero fungere da fonte di resilienza e mitigare le crescenti disuguaglianze. Mentre il mondo guarda alla ripresa, restano interrogativi su come garantiremo che la ripresa sia incentrata sull'uomo, ripristinando il tessuto sociale indebolito dallo sfilacciamento dei mercati del lavoro e rivalutando il lavoro ritenuto essenziale per il funzionamento delle nostre società. Molti cambiamenti in corso prima della pandemia sono addirittura accelerati, come le trasformazioni tecnologiche e ambientali, ed è fondamentale sfruttare al massimo le opportunità che queste transizioni offrono per le imprese sostenibili e il lavoro dignitoso. In primo luogo, occorre riaffermare i principi ei diritti democratici che danno voce a datori di lavoro e lavoratori nella governance del lavoro: la libertà di associazione e l'effettivo riconoscimento del diritto alla contrattazione collettiva. Questi principi fondanti dell'ILO non solo forniscono le basi democratiche dei mercati del lavoro, ma riflettono anche i valori democratici delle nostre società. Consentono lo sviluppo di organizzazioni di lavoratori e datori di lavoro forti e rappresentative che possono plasmare la traiettoria di ripresa attraverso un dialogo sociale efficace. Le loro azioni e accordi possono aprire la strada a una ripresa incentrata sull'uomo che sia inclusiva, sostenibile e resiliente. Questo primo Rapporto di Dialogo Sociale di punta dell'ILO è incentrato sulla contrattazione collettiva. Sottolinea l'importanza di questi principi democratici come fondamento di luoghi di lavoro, industrie e società stabili e giusti. Descrive il contributo che i datori di lavoro e i lavoratori possono apportare alla governance inclusiva ed efficace del lavoro. Soprattutto, mostra ancora una volta cosa è praticamente possibile quando le parti si uniscono per negoziare e concordare congiuntamente questioni importanti per entrambi, nei periodi di prosperità e durante le crisi. Dimostra inoltre come i contratti collettivi possano essere una fonte di resilienza, di solidarietà e inclusione e di cambiamento trasformativo, garantendo imprese sostenibili e lavoro dignitoso per tutti. Il nostro compito futuro è continuare a promuovere questi principi e diritti democratici fondamentali sul lavoro, in tutte le parti del mondo e per tutti i datori di lavoro e lavoratori, ricordando che, come affermato nel Preambolo della Costituzione ILO del 1919, “una pace universale e duratura può essere stabilito solo se si basa sulla giustizia sociale”.  wcms_842807.pdf (ilo.org)

 

UNA ASSICURAZIONE INTEGRATIVA PER NON AUTOSUFFICIENTI ?

NON AUTOSUFFICIENTI E ASSICURAZIONI ? MA CHI SE LA PUO' PERMETTERE UNA ASSICURAZIONE INTEGRATIVA?

Se il sistema pubblico per la non autosufficienza non si riforma si muovono le assicurazioni. Ma si sa non è una soluzione per tutti. Infatti sostenere finanziariamente un sistema che garantisca assistenza di diverso livello a seconda del grado di non autosufficienza delle persone,è l’obiettivo che si pone la proposta di un Fondo dei Lavoratori per la Non Autosufficienza formulata da Generali Italia nei giorni scorsi.Ma ovviamente bisogna potersi permettere una assistenza integrativa. Il Fondo mira a fornire risposte ai maggiori bisogni finanziari e assistenziali che nei prossimi anni emergeranno nell’area della non autosufficienza.Il ruolo del settore assicurativo nel far fronte alle emergenze sociali è fondamentale e oggi spesso sottovalutato dalla politica economica. L’Italia è il paese più vecchio in Europa, secondo al mondo dopo il Giappone, con 13,8 milioni di persone over 65, di cui 7 over 75 (dati 2019). Sono 4 milioni le persone non autosufficienti ai diversi livelli e di queste 2,5 milioni totalmente non autosufficienti. Nel 2045 si stima di raggiungere quota 19,8 milioni di anziani over 65 (pari a più di 1/3 della popolazione) ponendo un doppio problema di sostenibilità sia in termini pensionistici, sia di assistenza sociosanitaria a causa della diminuzione della capacità delle famiglie di soddisfare il bisogno di assistenza. Con la pandemia il tema della non autosufficienza è divenuto prioritario e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) potrebbe fornire strumenti e risorse.

 

Disabili e lavoro : manca il JOB SUPPORTER

   Alessandra Servidori https://www.ilsussidiario.net/news/lavoro-disabili-dopo-le-linee-guida-manca-il-job-supporter/2337466/

  Le linee guida per l’inserimento al lavoro delle persone disabili : ma manca la figura professionale adeguata

Il Ministero del Lavoro e il Ministero della disabilità hanno pubblicato le nuove linee guida per” favorire “ attraverso percorsi lavorativi l'integrazione sociale e l'indipendenza delle persone con disabilità, con particolare attenzione a giovani e disoccupati o inoccupati,secondo i principi espressi  sul collocamento mirato dei soggetti con disabilità. Queste linee guida sono incardinate su quanto previsto anche dal PNRR,nel quadro dei relativi programmi nazionali (come il GOL) e dei conseguenti piani di azione, dal nuovo Piano Nazionale Nuove Competenze (PNC). Ed inoltre il Programma di Garanzia per l’Occupabilità dei Lavoratori in generale ma anche dei disabili si occupa di integrare le politiche del lavoro con quelle formative mediante la personalizzazione dei servizi e misure per il lavoro, attraverso la disponibilità contestuale sia di servizi finalizzati ad accompagnare l’utente verso l’incontro con le opportunità di lavoro espresse dalle aziende, sia di quelli finalizzati a supportarne l’ingresso/reingresso nel mondo del lavoro in forma autonoma. Le linee guida prevedono,  il  lavoro agile con lo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, e clausole premianti negli appalti pubblici a favore di imprese ed enti che abbiano istituito la figura del responsabile dell'inserimento lavorativo nei luoghi di lavoro, avente compiti di predisposizione di progetti personalizzati per le persone con disabilità. Sappiamo bene che manca in Italia, a differenza che in Europa  al sistema del Collocamento Disabili il Disability Job Supporter, ovvero una figura professionale in grado di gestire tutto il processo di inclusione lavorativa,dunque  un  professionista /operatore che conosca e sappia applicare tutta la normativa , si faccia carico di seguire la persona con disabilità in giovane età (durante l’ultimo anno del percorso scolastico) o in età adulta, fino all’inserimento lavorativo. Quindi  dopo avere redatto il bilancio delle competenze acquisite, calcolato l’intensità di aiuto e la distanza dal mercato del lavoro, dovrà orientare la persona con disabilità, ricercarne il contesto di lavoro, attivarne le azioni di formazione, tutoring e monitoraggio. Durante tutto il processo di sviluppo del progetto di accompagnamento al lavoro, dovrà offrire supporto e consulenza alle famiglie, alle scuole e alle aziende private e pubbliche, predisponendo il progetto individualizzato per l’assolvimento degli obblighi e attivando le procedure per gli adempimenti richiesti dalle norme sul collocamento delle persone con difficoltà.  Per la sua unicità nel panorama dell’offerta formativa in campo nazionale, per l’ampio ventaglio di sbocchi professionali e per la sua pragmaticità deve essere in possesso di una preparazione complessiva sulla disabilità, sul mercato e sul mondo del lavoro, egli si occuperà di orientamento al lavoro per gli studenti con disabilità; di orientamento al lavoro per inoccupati e disoccupati; di accompagnamento al lavoro delle persone con disabilità; di consulenze alle aziende per l’assolvimento degli obblighi previsti dalla Legge 68/99(Norme per il diritto al lavoro dei disabili); di gestione delle procedure per l’assolvimento degli obblighi stessi; di gestione dei rapporti con i servizi provinciali competenti e con i servizi territoriali pubblici, privati e del privato sociale; di supporto alle aziende nella gestione di tutte le problematicità connesse alla disabilità.Tramite la formazione svolta e le competenze acquisite  il Disability Job Supporter,  potrà operare presso: i Centri per l’Impiego/Collocamento Disabili; l’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro); le Commissioni ASL per l’accertamento dell’invalidità; i servizi per l’inserimento lavorativo promossi dai Comuni e dai Consorzi; le Comunità Montane; i servizi sociosanitari condotti dalle ASL (Centri Psico Sociali, Sert, Alcoologia ecc.); le cooperative sociali e i loro consorzi; le agenzie per il lavoro; gli Enti del Terzo Settore; le associazioni sindacali e industriali; le scuole superiori; le università; le aziende private; le Pubbliche Amministrazioni; gli studi di consulenza al lavoro. Disponendo infatti di una competenza a tutto campo sulla disabilità/lavoro, potrà focalizzare il proprio interesse sulle persone con disabilità, sul mercato del lavoro, o sulle aziende. Ora solo alcune Università private (poche) hanno predisposto dei master di specializzazione.

Le disuguaglianza cominciano dalla scuola

ALESSANDRA SERVIDORI              Quando parliamo di disuguaglianze la prima considerazione   è relativa a disuguaglianze  tra giovani e sistema dell’istruzione. https://www.startmag.it/economia/perche-bisogna-partire-dalla-scuola-per-superare-le-disuguaglianze/

Il sistema di istruzione italiano nel suo complesso si trova ad affrontare criticità evidenti che non trovano ancora nelle politiche nazionali e locali risposte strutturali, riforme e investimenti sostenibili e ordinari per farvi fronte e a fatica la scuola contribuisce a rimuovere le diseguaglianze nonostante  ha l’obiettivo di contrastare le diseguaglianze educative, garantendo un accesso equo e privo di discriminazioni all’istruzione e lo sviluppo del potenziale di ogni studente e studentessa. I dati Pisa-Ocse , che analizzano le competenze base, sono senz’altro indicativi di carenze di apprendimento trasversali: il 23,3% di giovani di 15 anni non raggiungono il livello base di italiano, 23,8% quello di matematica (OECD, PISA 2018 Results, OECD, Paris 2019, vol. I,). Persistono dati allarmanti su coloro che diventano maggiorenni senza un diploma, i cosiddetti early leaver of education and training, in particolare in aree interne e del Sud dell’Italia; le stesse aree in cui si rilevano dati più bassi nelle competenze base. Numerose testimonianze dai territori di studentesse e studenti, docenti, genitori, confermano questo scenario. Altra evidenza è la trasmissione intergenerazionale e la cristallizzazione geografica delle diseguaglianze. Famiglia e contesto socioeconomico, sono fattori che influiscono profondamente e in modo multicausale sul percorso di crescita, di apprendimento e di cittadinanza di uno studente e di una studentessa nell’ambito scolastico ed educativo. Per diseguaglianze di partenza, si considerano insieme  il rapporto tra successo o insuccesso formativo e reddito o opportunità lavorativa, la partecipazione scolastica, associativa e politica, il benessere del singolo studente e della collettività. Educazione e cittadinanza sono legate indissolubilmente tra loro. Sempre dai dati Oecd  analizzando la famiglia d’origine, vediamo, ad esempio, che il 37% dei giovani in svantaggio economico è al di sotto del livello base di lettura, 14% in più della media nazionale e 26% in più dei giovani più privilegiati ; oppure che il titolo di studio dei genitori determina pesantemente quello dei figli: l’82,2% di coloro che frequentano un liceo hanno un genitore con almeno un diploma, percentuale che scende al 46,7% per coloro che frequentano un istituto professionale . Le barriere linguistiche e culturali legate a condizioni di vulnerabilità economica influenzano il percorso educativo:  la percentuale di alunni stranieri in ritardo nel loro percorso di studi rispetto all’età anagrafica cresce passando da un ordine di scuola al successivo e raggiunge il 58,2% degli gli iscritti nel caso della scuola secondaria di II grado . I fattori interni alla scuola che consentono di ridurre le condizioni di vulnerabilità sono molteplici e vanno dalle forme della didattica (dalle conoscenze e competenze dei docenti, dall’utilizzo di metodologie partecipative alla cultura democratica a scuola, dalla qualità degli ambienti di apprendimento e degli spazi sicuri e aperti al dialogo, alle opportunità di formazione o relazione con il territorio), alla struttura dei cicli scolastici e all’orientamento, dal benessere a scuola, alla partecipazione alla governance sapendo , che elementi relativi alla famiglia (reddito, abitazione, salute, istruzione dei genitori, reti sociali, ecc.) e al contesto sociale e culturale territoriale, sono altrettanto cruciali e necessitano di interventi strutturali proprio in coordinamento con il sistema d’istruzione. Rafforzare gli strumenti di partecipazione di studenti e studentesse e ridare valore a una cultura e a una pratica democratica nella scuola e, dall’altro, strutturare un sistema di orientamento integrato e permanente, trasversale e in rete con i soggetti del territorio, sono fattori che possono nettamente favorire il contrasto delle diseguaglianze e rimettere in moto la mobilità intergenerazionale. Le politiche di orientamento scolastico si basano su percorsi che mirano a rafforzare le competenze e le conoscenze necessarie ad affrontare autonomamente le scelte formative e di carriera durante tutto il corso della vita. Per questo, l’orientamento è uno dei metodi più diffusi nei sistemi d’istruzione europei per prevenire e contrastare l’abbandono precoce degli studi. L’abbandono infatti è spesso legato alle difficoltà riscontrate, soprattutto dagli studenti più svantaggiati, nelle transizioni tra cicli scolastici e nella gestione delle scelte. Proprio su questo aspetto, intervengono le misure di orientamento. • L’orientamento scolastico si inserisce nel sistema europeo di “orientamento permanente” definito a livello europeo fin dal 2000. La realizzazione di misure di orientamento permanente è stata infatti promossa mediante diversi atti e documenti di policy, sia nell’ambito delle politiche per l’istruzione e la formazione sia in quello delle politiche occupazionali. Il sistema italiano di orientamento è tuttavia caratterizzato da una serie di criticità e problemi strutturali: l’assenza di interventi sistematici e capillari nelle scuole di tutto il territorio nazionale; la carenza di docenti dedicati espressamente a questa attività; la mancanza di formazione sui temi dell’orientamento; la presenza di misure che, se non applicate adeguatamente, possono contribuire alla riproduzione delle disuguaglianze esistenti e a ostacolare la mobilità sociale. Per migliorare l’orientamento scolastico è invece necessario:  puntare sulla formazione delle professionalità incaricate di erogare orientamento, siano esse figure dedicate o gli stessi docenti delle scuole;  rendere l’orientamento una parte integrante di tutto il percorso scolastico e non legarlo esclusivamente alle fasi di transizione;  creare un sistema di orientamento territoriale integrato, con una presenza visibile sia all’interno che all’esterno della scuola, costruendo e rafforzando la comunità educante a livello territoriale(Patti territoriali di comunità). Consideriamo che a livello di strategie di orientamento volte al contrasto dell’abbandono scolastico, è stata sottolineata  l’importanza dei “percorsi integrati”, cioè di formazione scuola-lavoro o di formazione professionalelavoro tramite esperienze di tipo pratico presso aziende o enti. Questo tipo di esperienze, infatti, favorisce la costruzione di reti tra sistema d’istruzione e sistema economico, che può facilitare la transizione all’occupazione dei giovani (Capperucci, 2016). Non solo, in base alle indicazioni dell’OCSE (2021), un tipo di orientamento più specificamente professionale - che quindi includa anche una componente di contatto con le realtà economiche del territorio - ha effetti particolarmente benefici in una fase come quella odierna, in cui i giovani si trovano ad essere vulnerabili a causa della recessione post-pandemica e, pur essendo qualificati e ambiziosi, non riescono ad accedere a buone occupazioni, anche a causa della mancanza di competenze legate al mondo professionale (dovute alla poca esperienza). I principali fattori che possono ostacolare l’implementazione di politiche di orientamento come strumenti di lotta all’abbandono precoce,  la mancata consapevolezza, da parte delle autorità locali e dei dirigenti di istituto, del legame esistente tra orientamento e successo del percorso educativo (in questo senso quindi l’orientamento non è considerato una priorità) e la mancanza di personale dedicato all’orientamento scolastico e professionale nelle scuole (CE/Eurydice/Cedefop 2014). E ci si deve porre con urgenza la soluzione dei problemi :  sempre più importanti nei contesti professionali sono le competenze trasversali e la capacità di adattarsi in un’economia e un mercato del lavoro caratterizzati da una crescente presenza delle nuove tecnologie e dell’automazione (Cedefop, 2021).  Per questo, l’offerta di servizi di orientamento adeguati è particolarmente importante per i giovani (OECD, 2021).In Italia  i problemi più evidenti sono la mancata attuazione di interventi sistematici e capillari nelle scuole di tutto il territorio nazionale, legata alla carenza di docenti dedicati espressamente a questa attività e alla mancanza di formazione specifica per gli insegnanti sui temi dell’orientamento. Nell’attuale sistema di orientamento sono presenti alcune misure (ad esempio, il consiglio orientativo) che, se non applicate adeguatamente, possono generare effetti perversi in termini di riproduzione delle disuguaglianze esistenti e di freno alle opportunità di mobilità sociale, portando quindi alla frustrazione delle potenzialità e degli interessi personali invece che al loro compimento . Questo rischio è presente nonostante nelle linee guida ministeriali sull’orientamento permanente del 2014 sia delineato un sistema che prevede misure come la didattica orientativa nei curricula scolastici, la formazione obbligatoria dei docenti e la creazione di un sistema integrato dell’orientamento in collaborazione con gli altri attori del territorio . All’atto pratico, queste linee guida non sono mai state pienamente applicate e l’orientamento oggi in molte scuole si concretizza unicamente nelle ore dedicate ai Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO), con lo svolgimento da parte degli studenti di periodi di stage e attività esterne alla scuola, o in momenti informativi (come open day, presentazioni di scuole o università) in corrispondenza delle transizioni tra cicli scolastici o in uscita dalla scuola secondaria di secondo grado. Una considerazione fondamentale : gli interventi da mettere in atto non possono, per definizione, essere emergenziali, ma devono, al contrario, ricostruire le basi strutturali del benessere dei bambini e dei giovani. L’ Italia è al primo posto in Europa per presenza di Neet, ossia di giovani che non studiano e non lavorano. Il fenomeno interessa in modo particolare le ragazze. Il nostro Paese ha il primato per la numerosità di questo particolare segmento di giovani, tra 15 e 29 anni, che non sono più inseriti in un percorso scolastico o formativo e neppure impegnati in un’attività lavorativa, noti come Neet, Not in Employment, Education or Training. Accanto a un serio investimento nell’intero sistema scolastico e universitario –non solo per gli edifici o per le attrezzature, che comunque hanno necessità di essere portati a livelli di qualità accettabili, ma anche e soprattutto a sostegno degli addetti e delle loro competenze – è certamente indispensabile agire al fine di sostenere e potenziare le reti di servizi territoriali per la cultura, lo sport e il tempo libero da vivere nella dimensione della socialità e della condivisione delle responsabilità civili. E, il nodo dell’occupazione, soprattutto delle giovani donne, non è più rinviabile. Le opportunità offerte dal PNRR per affrontare in modo sistematico questa profonda domanda di cambiamento non hanno precedenti nel recente passato del Paese.Le politiche  pubbliche e private in un principio di sussidiarietà e solidarietà  rispondano con intelligenza, generosità e sistematicità, rendendo possibile,  che gli indicatori sul benessere, soprattutto dei nostri giovani, con i quali abbiamo contratto un debito sociale e morale molto serio, misurino un miglioramento diffuso soprattutto a livello territoriale.

 Riassumendo : dobbiamo puntare sulla formazione di tutte le figure incaricate di erogare orientamento, siano esse professionalità dedicate o gli stessi docenti delle scuole. E’ evidente l’importanza di offrire a tutti coloro che si occupano di orientamento le risorse necessarie a svolgere efficacemente tale ruolo, a partire da una adeguata formazione in merito, anche al fine di evitare la trasmissione di stereotipi o informazioni non corrette. Rendere l’orientamento una parte integrante del percorso scolastico è fondamentale, e non legarlo esclusivamente alle fasi di transizione e solo ad alcune informazioni ma indurre  un processo riflessivo, che partendo dai bisogni e dalle attitudini personali di ognuno deve fornire gli strumenti per affrontare consapevolmente le scelte rispetto al proprio futuro. Dialogare, confrontarsi, cercare energie vitali ed economiche per  promuovere la creazione di un sistema di orientamento territoriale integrato, con una presenza visibile sia all’interno sia all’esterno della scuola, che riunisca e mobiliti tutti gli attori pubblici e privati del territorio capaci di dare un contributo nel rispondere ai bisogni orientativi dei giovani,cioè la comunità educante,famiglia  attori economici del territorio, oltre che tutti gli enti pubblici e privati che a vario titolo si occupano di orientamento (scuole, enti di formazione). Il pnrr prevede  la riforma del sistema  con 250 milioni di euro sull’orientamento attivo nella transizione scuola-università, prevedendo  l’introduzione dell’orientamento formativo per le classi quarte e quinte della scuola secondaria di secondo grado in moduli di 30 ore annui, per accompagnare gli studenti nella scelta del percorso di studi universitario o di ulteriore formazione professionalizzante (ITS).Vi è  anche un investimento di 250 milioni di euro a favore dell’orientamento attivo nella transizione scuola-università per incrementare il numero di laureati e ridurre il tasso di abbandono degli studi universitari. Significa dunque  corsi rivolti a tutti gli studenti a partire dal terzo anno di scuola secondaria superiore, tenuti da docenti universitari.L’intervento  è ancora parziale per quanto riguarda l’integrazione  concreta tra percorsi formativi e realtà economiche del territorio per metterci al pari delle altre realtà europee , soprattutto si deve provvedere a livello di Miur  e Regioni a monitorare le realtà virtuose integrate per disseminarle su tutto il livello nazionale.

1 maggio la festa che non c'è

                        Alessandra Servidori 1 maggio : la festa che non c’è https://www.ilsussidiario.net/news/1-maggio-la-festa-del-lavoro-ma-non-per-le-donne/2333328/

   La festa del lavoro non è  festa soprattutto per le donne,soprattutto oggi  che si creano aspettative per la tanto proclamata  certificazione di parità di genere, il cui obiettivo sarebbe di incentivare le imprese ad adottare politiche che favoriscano l’occupazione femminile, garantendo giuste opportunità di carriera, parità salariale e tutele della genitorialità. Per le aziende  che otterranno la certificazione ( già tentata e fallita nel 2008 e nel 2014 con uno pseudo bollino rosa di cui hanno beneficiato solo grandi aziende)  saranno previsti incentivi di natura fiscale e in materia di appalti pubblici, per i quali sono stanziati, con la legge di bilancio, 50 milioni all’anno. Ad oggi a fronte del 42,1% delle donne dipendenti sul totale, solo il 27% risultano beneficiarie di Cassa integrazione guadagni. Questo fa supporre che una quota significativa di donne non abbia potuto usufruire della Cig-Covid durante la pandemia per il venir meno della relazione contrattuale. È quindi uscita dal mercato, in quanto occupata con un contratto a termine arrivato a scadenza e non rinnovato. Le donne presenti nel mercato del lavoro in Italia stanno soffrendo, durante la crisi pandemica, di grossi svantaggi. Si riduce il tasso di occupazione delle donne anche e soprattutto per intolleranza aziendale alla conciliazione lavoro/famiglia (da 50% a 48,6%),  si amplia il gap occupazionale tra donne e uomini (da 17,9 a 18,9 punti), e si allarga anche la distanza dalla media europea (50,1Italia 63 Ue). È ragionevole ipotizzare che tra queste lavoratrici ci sia una elevata incidenza di donne con un basso livello d’istruzione, al più la licenza di scuola media. Ed è proprio questo il gruppo di donne che l'Italia non è mai riuscita a integrare nel mercato del lavoro e sul quale si dovrebbero concentrare gli sforzi delle politiche, se vogliamo portare l'occupazione femminile almeno alla media europea. La certificazione di genere?non è la soluzione,anzi può anche essere burocraticamente dissuasiva per le imprese; servono contratti flessibili attraverso la contrattazione aziendale come welfare/benefit, fondi bilaterali per usufruire di congedi parentali,contratti di espansione per incentivare l’occupazione femminile,servizi territoriali per minori, anziani, persone fragili, usufruibili in pari misura per lavoratori e lavoratrici . Allora forse il 1 maggio sarà  festa .

 

Oggi 28 Aprile : la nostra guida amica per prevenzione salute e sicurezza sul lavoro

                    Coordinamento tavolo interistituzionale  Prevenzione malattie professionali  

 Prevenzione salute e sicurezza sul lavoroGuida  essenziale per essere informati sia su fondamentali normative sia  su  nuove norme giuridiche introdotte,ovvero quelli che sono i comportamenti che si devono seguire .

 

Soltanto acquisendo la dovuta e aggiornata “cultura” ognuno di noi potrà rendere il proprio lavoro  più "sicuro".

 

 Premessa : La normativa che regola la materia della sicurezza sul lavoro è molto vasta e complessa e, spesso, la sua comprensione risulta complicato per tutti coloro sui quali ricadono gli obblighi relativi. Ci riferiamo ai Datori di Lavoro, alle lavoratrici e ai lavoratori in particolar modo a quelli di loro con minore esperienza che hanno numerosi dubbi e domande in materia. Una  guida amica per rispondere proprio a questa esigenza in modo rapido ed efficace.

 

^ Quando si parla di sicurezza sul lavoro si fa riferimento all'insieme di misure, provvedimenti, valutazioni e monitoraggi che bisogna mettere in atto all'interno dei luoghi di lavoro per tutelare la salute e l'integrità dei lavoratori, proteggendoli dai rischi presenti. E’ un tassello fondamentale nel quadro della corretta gestione aziendale che fa leva su due dimensioni in particolari:la prevenzione ovvero le misure previste per evitare che si verifichi un evento dannoso;la protezione ovvero le misure previste per limitare le conseguenze di un evento dannoso che si verifica; Si tratta dunque di una condizione necessaria per ogni realtà lavorativa con almeno un lavoratore.

 

^ La sicurezza sul lavoro è importante perché consente di eliminare, ridurre o, comunque, controllare: fattori rischio derivanti dai processi lavorativi; incidenti e infortuni per i lavoratori;l'insorgere di malattie professionali; Si rivela utile per garantire e tutelare il benessere psico-fisico dei lavoratori, contribuendo a creare un ambiente di lavoro tranquillo e positivo, cosa che si riflette sulla produttività e sullo sviluppo dell'azienda stessa.

 

^ Nel corso degli anni la normativa in materia di sicurezza e salute dei lavoratori si è evoluta, perfezionandosi e determinandosi sempre di più, fino ad arrivare al Decreto Legislativo del 9 aprile 2008, n° 81, il cosiddetto Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro il quale ha sostituito, abrogato o assorbito tutte le normative precedenti. Si tratta dunque di un corpus unitario che punta semplificare e razionalizzare i diversi aspetti della materia, proponendo aggiornamenti e definendo con maggiore precisione principi, parametri, obblighi, responsabilità e sanzioni. I principi fondamentali su cui si basa tutto il sistema della sicurezza sul lavoro sono: valutare i rischi per la salute e la sicurezza presenti; eliminare o ridurre tali rischi sostituendoli alla fonte; limitare l'utilizzo di sostanze pericolose sui luoghi di lavoro; effettuare controlli sanitari periodici dei lavoratori; informare e formare i lavoratori in materia di sicurezza; informare e formare i rappresentanti della sicurezza aziendale; consultare i rappresentanti per la sicurezza e renderli partecipi della situazione aziendale; programmare e attuare misure di sicurezza adatte;vigilare sull'effettiva efficacia ed applicazione di tali misure di sicurezza.

 

^ Gli obblighi sanciti dal Testo Unico si applicano in tutte le aziende in cui sia presente almeno un dipendente. Vene fornita una definizione specifica di lavoratore, onde evitare fraintendimenti, la quale si applica a tutte le categorie di lavoratori o alle figure equiparabili, come:soci lavoratori di cooperativa o di società; tirocinanti;studenti impegnati nell'alternanza scuola-lavoro;partecipanti ai corsi di formazione professionale;volontari;lavoratori a progetto;lavoratori a chiamata;apprendisti.

 

*Gli adempimenti sono diversi e l'obbligo di metterli in atto ricade nella maggior parte dei casi sul Datore di lavoro, in quanto figura come maggiore responsabilità all'interno dell'impresa. Gli obblighi del datore di lavoro sono stabiliti all'articolo 18 del D.lgs 81/08, i principali sono: effettuare la valutazione dei rischi e redigere l'apposito documento;assicurare la presenza di un servizio di prevenzione e protezione efficace;nominare le principali figure partecipi della sicurezza;programmare e assicurare il servizio di sorveglianza sanitaria;provvedere alla fornitura dispositivi di protezione individuale e collettiva;provvedere alla formazione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza in base al loro ruolo e al loro grado di responsabilità. Le principali figure che hanno il dovere di contribuire a rendere efficace la sicurezza sul lavoro in azienda sono:Datore di lavoro;Dirigente per la sicurezza;Preposto per la sicurezza;Responsabile del servizio prevenzione e protezione;Addetto al servizio prevenzione e protezione;Medico Competente;Rappresentante dei lavoratori per la Sicurezza;Lavoratore;Addetti alle emergenze (lotta antincendio e primo soccorso).Si tratta di figure a cui il D.lgs 81 assegna compiti specifici proporzionati al loro grado di responsabilità e, soprattutto, al loro grado di formazione.I Corsi di formazione sulla sicurezza sul lavoro, i relativi aggiornamenti e, in alcuni casi, le sessioni di addestramento, sono obbligatori per tutti i soggetti a cui il D.Lgs 81 assegna un ruolo importante nell'organizzazione della sicurezza..Il contenuto, la durata e gli argomenti trattati variano in funzione del grado di responsabilità, dei compiti che quella figura deve svolgere e, soprattutto, variano in base al livello di rischio presente in azienda.I corsi devono tenersi in orario di lavoro e il loro costo non deve gravare sul lavoratore, ciò vuol dire che a pagarli deve essere il Datore di Lavoro. Ricordiamo che svolgere i corsi di formazione e aggiornamento in materia di sicurezza sul lavoro, oltre ad essere indispensabile al fine del mantenimento di tutelare la salute e l'integrità dei lavoratori, è un obbligo di legge ai sensi degli articoli 36 e 37 del D.lgs 81. Per trasgressioni, mancanze o inadempienze sono previste delle sanzioni in capo al datore di lavoro.

 

Le novità normative  intervenute :

Il 22 ottobre 2021 è entrato in vigore il Decreto-Legge n. 146 sulle “Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”. Al Capo III dell’articolo 13, il Decreto-Legge si sofferma sulle “Disposizioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.  La novità più significativa riguarda l’inasprimento dei presupposti per l’adozione del provvedimento cautelare di sospensione dell’attività imprenditoriale. Viene stabilito (in sostituzione dell’Art.14 del D.Lgs n.81/08,)che ora il provvedimento di sospensione è adottato:dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro nel caso in cui, al momento dell’accesso ispettivo, almeno il 10% dei lavoratori presenti risulti occupato senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro;dai servizi ispettivi delle ASL o dai Comandi provinciali dei vigili del fuoco, nell’ambito degli accertamenti di competenza, qualora siano riscontrate una o più violazioni gravi* in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro, indicate dalla tabella di cui al nuovo allegato.Sono considerate violazioni gravi, tra le altre:

Mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi (DVR) -Mancata elaborazione del Piano di Emergenza ed evacuazione (PEE)-Mancata formazione ed addestramento-Mancata costituzione del servizio di prevenzione e protezione e nomina del relativo responsabile (RSPP)-Mancata elaborazione piano operativo di sicurezza (POS)-Mancata fornitura del dispositivo di protezione individuale contro le cadute dall’alto -Mancanza di protezioni verso il vuoto-Mancata applicazione delle armature di sostegno, fatte salve le prescrizioni desumibili dalla relazione tecnica di consistenza del terreno -Lavori in prossimità di linee elettriche in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi-Presenza di conduttori nudi in tensione in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi-Mancanza protezione contro i contatti diretti ed indiretti (impianto di terra, interruttore magnetotermico, interruttore differenziale)-Omessa vigilanza in ordine alla rimozione o modifica dei dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo.

 Le differenze e novità principali rispetto alla normativa precedente sono: l’incremento della sanzione;l’assenza di margine di discrezionalità circa l’applicazione o meno del provvedimento di sospensione da parte degli organi di vigilanza (si noti l’utilizzo del verbo “adotta” al posto del precedente “possono adottare”);il dimezzamento della percentuale minima di lavoratori irregolari richiesta per l’applicazione della misura sanzionatoria (dal 20% passa al 10%);il divieto, per l’impresa destinataria, di contrarre con la Pubblica Amministrazione per tutto il periodo di sospensione; le condizioni per la revoca della sospensione, tra cui il pagamento di una sanzione aggiuntiva rispetto alla mera violazione, che può essere raddoppiata in caso di precedenti sospensioni; le modalità e i termini di ricorso contro la sospensione; le conseguenze per i datori di lavoro in caso di inottemperanza al provvedimento. Tra le novità : L’attribuzione all’Ispettorato Nazionale del Lavoro delle stesse competenze in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro spettanti ai servizi SPRESAL delle ASL –Servizi di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro – con conseguente previsione di un incremento della relativa pianta organica. (Quindi l’INL non si occuperà più solo dei cantieri edili!)La definitiva messa a regime del SINP –Sistema Informativo Nazionale per la prevenzione..L’istituzione, con apposito decreto da emanarsi entro 180 giorni, di un Repertorio degli Organismi paritetici. La prossima Conferenza Stato-Regioni, che avverrà entro il prossimo 30 giugno, prevede l’entrata a regime dei nuovi obblighi formativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro. L’intesa provvederà ad accorpare, rivisitare e modificare le indicazioni attuative già previste dai precedenti accordi (risalenti al 21 dicembre 2011).

 

Le prime indicazioni relative alle novità sono state introdotte con il Decreto Legge 146/2021 – che ha modificato l’articolo 37 del Decreto Legislativo 81/2008 – divulgate dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) con la circolare 1/2022.

Per quanto riguarda il nuovo obbligo di formazione del Datore di lavoro, l’accordo determinerà: la durata, le modalità, i contenuti minimi e il corretto adempimento dell’obbligo di formazione.

Relativamente al Preposto invece, l’adeguatezza e la specificità della formazione terranno conto dei compiti introdotti nel nuovo articolo 19 del testo unico. Essi dovranno:

“Sovrintendere e vigilare sull’osservanza da parte dei singoli lavoratori dei loro obblighi di legge, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione e, in caso di rilevazione di comportamenti non conformi alle disposizioni e istruzioni impartite dal datore di lavoro e dai dirigenti ai fini della protezione collettiva e individuale, intervenire per modificare il comportamento non conforme fornendo le necessarie indicazioni di sicurezza. In caso di mancata attuazione delle disposizioni impartite o di persistenza dell’inosservanza, interrompere l’attività del lavoratore e informare i superiori diretti”. [Testo unico – Modificata lett. a]

“In caso di rilevazione di deficienze dei mezzi e delle attrezzature di lavoro e di ogni condizione di pericolo rilevata durante la vigilanza, se necessario, interrompere temporaneamente l’attività e, comunque, segnalare tempestivamente al datore di lavoro e al dirigente le non conformità rilevate”. [Testo unico – Aggiunta lett. f-bis]

La circolare chiarisce inoltre che, fino al nuovo accordo, i nuovi obblighi in capo a tali soggetti – comprese le modalità di adempimento richieste al preposto – relativi alla formazione interamente in presenza con cadenza almeno biennale, non possono costituire ipotesi di violazione di legge con applicazione delle relative sanzioni.

Dunque, fino alla sottoscrizione della nuova intesa, continueranno a valere le disposizioni del 2011. Differente, invece, è la situazione per quanto concerne l’obbligo di addestramento secondo la nuova formulazione dell’articolo 37, comma 5, del testo unico.

Alla previsione che l’addestramento debba essere impartito da persona esperta e sul luogo di lavoro, è stato specificato che esso consiste: nella prova pratica per l’uso corretto e in sicurezza di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi anche di protezione individuale,nell’esercitazione applicata per le procedure di lavoro in sicurezza e che tali interventi «devono essere tracciati in apposito registro anche informatizzato».

Per le attività svolte successivamente al 21 dicembre 2021 (entrata in vigore del nuovo articolo 37 del testo unico), i contenuti dell’addestramento trovano immediata applicazione, con la conseguenza che la violazione relativa all’assenza della prova pratica e/o della esercitazione applicata è penalmente sanzionata con sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente (Art. 71, co. 7):arresto da tre a sei mesi-ammenda da 3.071,27 a 7.862,44 euro

Può essere, invece, oggetto del provvedimento di disposizione (articolo 14 del decreto legislativo 124/2004) l’eventuale mancato tracciamento delle attività addestrative:

Provvedimento di sospensione per mancata formazione addestramento (D.Lgs.81/2008, allegato I, punto 3) – in relazione alla parte dell’attività lavorativa prestata dai lavoratori interessati dalle violazioni – la cui revoca dipende dall’ottemperamento degli adempimenti di salute e sicurezza, con superamento della violazione e rimozione delle conseguenze pericolose.Pagamento di una sanzione amministrativa di euro 300 per ciascun lavoratore interessato dal mancato addestramento.

 

*Un recente caso di infortunio sul lavoro ha messo in luce l’evoluzione da un modello antinfortunistico “iperprotettivo” a un modello “collaborativo” in cui gli obblighi sono ripartiti tra Datore di Lavoro, RSPP e lavoratore..

Il caso riguarda l’infortunio di un operaio che – mentre era intento al tornio – al fine di prelevare il pezzo dopo la tornitura, aveva infilato la mano destra, indossante un guanto, nella zona di lavoro della macchina quando ancora gli organi erano in movimento. Il dito mignolo aveva quindi riportato la frattura scomposta della falange del 5° dito della mano destra (guarita in 98 giorni con inabilità temporanea di 40 giorni).

La Sentenza 13 gennaio 2022, n. 836 – Corte di Cassazione Penale, sez. IV-La Corte d’appello aveva confermato la sentenza di primo grado che aveva dichiarato Datore di Lavoro ed RSPP responsabili del reato di lesioni colpose, per violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro.

La Cassazione penale ribalta però la sentenza di condanna, ribadendo che il sistema della normativa antinfortunistica si è evoluto passando da un modello “iperprotettivo”, interamente incentrato sulla figura del Datore di Lavoro – quale soggetto garante investito di un obbligo di vigilanza assoluta sui lavoratori – ad un modello “collaborativo” in cui gli obblighi sono ripartiti tra più soggetti, lavoratori compresi. In tema di infortuni sul lavoro dunque, il Datore di Lavoro che ha: effettuato una valutazione preventiva del rischio connesso allo svolgimento di una determinata attività,fornito al lavoratore i relativi dispositivi di sicurezza, adempiuto a tutte le obbligazioni proprie della sua posizione di garanzia,non risponde delle lesioni personali derivate da una condotta esorbitante ed imprevedibilmente colposa del lavoratore.

Aprile 2022

      COMUNE DI BOLOGNA   ORDINE DEI MEDICI  ISTITUTO RAMAZZINI  TUTTEPERITALIA  ANT   NoituttiperBologna 

  Regione EmiliaRomagna       CGIL  BO EMILIA ROMAGNA  Cisl BO EMILIA ROMAGNA             UILBO EMILIA ROMAGNA 

  Aderisce 

“ COMITATO SERVIZI TERRITORIALI alle persone,alle famiglie,Dipartimento Benessere integrale (Pontificia Accademia Mariana )

    

Prevenzione salute sicurezza sul lavoro

https://www.ilsussidiario.net/news/sicurezza-sul-lavoro-il-modello-collaborativo-da-sviluppare-in-italia/2329275/

Alessandra Servidori                      Prevenzione salute e sicurezza sul lavoro : formazione prima di tutto

 L’ondata di infortuni  sul lavoro che sta tormentando l’Italia riporta all’attualità le fragilità del nostro ordinamento relativo a prevenzione salute e sicurezza e soprattutto l’irrisolta questione delle modifiche sistematiche al T. U. 81/2008 apportate recentemente dalla legge n.215/2021 il cd decreto fiscale che ha irrobustito severamente le sanzioni dopo l’alluvione di decreti legge , protocolli, linee guida accordi, ecc a carico delle aziende. Vero è che un sistema prevenzionistico non può reggere sulla sola forza deterrente della sanzione poiché è evidente che l’incremento delle pene non può  svolgere questa funzione. Fondamentale invece  è però dotare imprese e luoghi di lavoro di veri presidi di competenze e professionalità,oltre al tema dell’identificazione di specifici standard formativi e alla definizione di chiari percorsi di aggiornamento professionale  costruendo  nuove professionalità in grado di muoversi negli ambienti di lavoro in sintonia con le molteplici trasformazioni in atto. Per esempio a proposito di formazione che è  fondamentale, esiste un modo semplice ed allo stesso tempo efficace per assolvere l'obbligo formativo previsto dal decreto 81 ed evitare scomode sanzioni. Un modo che permette ai datori di lavoro di tutelare la salute dei propri lavoratori formandoli a dovere su tutti i rischi presenti in azienda, risparmiando sui costi sia in termini di spazio, che di tempo, che di denaro. Stiamo parlando dei corsi di sicurezza online svolti tramite metodologie didattiche innovative in modalità e-learning o blended (e-learning + aula/videoconferenza). Queste modalità, oltre ad essere consigliate per il particolare periodo in cui ci troviamo, sono progettate per essere compatibili con le esigenze di Datori di Lavoro e Lavoratori, in quanto "portano" i percorsi formativi all'interno dei luoghi di lavoro, tramite un semplice dispositivo dotato di connessione ad internet (come PC, Tablet o Smartphone).I corsi di sicurezza in modalità e-learning sono validi ai sensi degli Accordi tra Stato e Regioni, a condizione che vengano erogati da soggetti autorizzati e in possesso dei requisiti professionali (titoli di studio, attestati o esperienza) e dei requisiti tecnici (piattaforme e-learning che permettono il tracciamento dell'attività formativa). Un recente caso di infortunio sul lavoro ha messo in luce l’evoluzione da un modello antinfortunistico “iperprotettivo” a un modello “collaborativo” in cui gli obblighi sono ripartiti tra Datore di Lavoro, RSPP e lavoratore.Il caso riguarda l’infortunio di un operaio che – mentre era intento al tornio – al fine di prelevare il pezzo dopo la tornitura, aveva infilato la mano destra, indossante un guanto, nella zona di lavoro della macchina quando ancora gli organi erano in movimento. Il dito mignolo aveva quindi riportato la frattura scomposta della falange del 5° dito della mano destra (guarita in 98 giorni con inabilità temporanea di 40 giorni).La Sentenza 13 gennaio 2022, n. 836 – Corte di Cassazione Penale, sez. IV. La Corte d’appello aveva confermato la sentenza di primo grado che aveva dichiarato Datore di Lavoro ed RSPP responsabili del reato di lesioni colpose, per violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. La Cassazione penale ribalta però la sentenza di condanna, ribadendo che il sistema della normativa antinfortunistica si è evoluto passando da un modello “iperprotettivo”, interamente incentrato sulla figura del Datore di Lavoro – quale soggetto garante investito di un obbligo di vigilanza assoluta sui lavoratori – ad un modello “collaborativo” in cui gli obblighi sono ripartiti tra più soggetti, lavoratori compresi.In tema di infortuni sul lavoro dunque, il Datore di Lavoro che ha: effettuato una valutazione preventiva del rischio connesso allo svolgimento di una determinata attività,fornito al lavoratore i relativi dispositivi di sicurezza,adempiuto a tutte le obbligazioni proprie della sua posizione di garanzia,non risponde delle lesioni personali derivate da una condotta esorbitante ed imprevedibilmente colposa del lavoratore. Nella nuova versione della legge 215/2021 vi è l’obbligo non più di dirigenti e preposti bensì dello stesso datore di lavoro di adeguata e aggiornata formazione  secondo un accordo elaborato entro il 30 giugno 2022 dalla conferenza Stato Regioni. Fondamentale poi  una sentenza della Corte di Giustizia Ue  del 10 febbraio 2022 che in materia di trattamento e opportunità   devono essere previsti soluzioni ragionevoli da parte del datore di lavoro  per   lavoratrici e i lavoratori disabili , con opportuna formazione.

 

 

Servizi per la famiglia : ripristinare i vaucer

ALESSANDRA SERVIDORI  SERVIZI PER LA FAMIGLIA E LA CASA : IN ITALIA BISOGNA RIPRISTINARE I VAUCER

                        https://www.ildiariodellavoro.it/servizi-per-la-famiglia-e-la-casa-in-italia-bisogna-ripristinare-i-vaucer/

                       La divisione Politica sociale della Direzione dell'occupazione, del lavoro e degli affari sociali dell'OCSE (ELS) ha prodotto un rapporto sullo  sviluppo di politiche nel settore dei servizi per la casa non di cura, che fornisce una vasta gamma di servizi, come la pulizia, la cucina e il giardinaggio. Questo settore è diventato molto importante per aiutare le famiglie a combinare le loro carriere con il loro onere domestico e quindi aumentare il loro equilibrio tra lavoro e vita privata. Tuttavia, questi servizi sono spesso forniti "nell'ombra" su base informale, quindi le famiglie acquistano servizi da lavoratori non registrati per evadere tasse e contributi. Ciò rende il lavoro sostanzialmente più economico, mentre i lavoratori portano anche a casa più della loro retribuzione, anche se al costo di condizioni di lavoro e protezione sociale molto peggiori. Le famiglie devono anche affrontare una qualità del servizio inferiore, in quanto non vi è alcun servizio in caso di malattia e nessuna formazione dei lavoratori – oltre al rischio molto reale di affrontare multe. Si punta quindi a identificare quali politiche di "formalizzazione" funzionano meglio nel ridurre il lavoro ombra, migliorare le condizioni di lavoro e la qualità del servizio e aumentare il benessere generale della famiglia. Il rapporto presenta politiche di servizi alle famiglie non di assistenza in Belgio, Finlandia, Francia, Germania e Svezia. In questa prospettiva, le misure  identificate  come più comunemente utilizzate in tutti questi paesi, sono i crediti d'imposta  che sono l'approccio più comune utilizzato . Riducono i prezzi offrendo diversi gradi di trattamento fiscale favorevole al consumatore di tali servizi, che possono essere molto sostanziali e ridurre il prezzo del servizio fino al 50%.Un altro approccio è l'uso di voucher sociali che possono essere scambiati per lavori di servizio. Possono essere acquistati a prezzo ridotto dalle famiglie, come in Belgio, o sono emessi dai datori di lavoro per aumentare l'equilibrio tra vita professionale e vita privata dei dipendenti, come in Francia.La relazione evidenzia alcuni punti chiave per il successo di tali misure e l'aspetto più importante per il successo di tali misure è renderle facili da usare e convenienti. Ad esempio, i voucher sociali sono, per progettazione, molto semplici da usare. In Belgio, sovvenzionano fino al 70% del prezzo normale del servizio. Per i crediti d'imposta è importante non solo renderli disponibili attraverso la presentazione annuale delle tasse, ma applicarli proprio quando i servizi vengono acquistati, in modo che le famiglie non siano di tasca propria. Questo viene fatto in Svezia e da quest'anno anche in Francia.Un secondo fattore importante è incentivare gli accordi di lavoro che offrono le migliori condizioni di lavoro. Ad esempio, il credito d'imposta francese è disponibile per le famiglie che impiegano direttamente lavoratori dei servizi, ma questo accordo spesso comporta condizioni di salute e sicurezza inadeguate e nessun accesso alla contrattazione collettiva. La Svezia e il Belgio, d'altra parte, subordinano i loro approcci all'acquisto di servizi da organizzazioni di fornitori di servizi. Ciò ha portato a migliori condizioni di lavoro per i lavoratori dei servizi.Nel complesso, queste misure possono essere piuttosto costose per lo stato, ma possono essere efficaci nel ridurre l'informalità e migliorare l'equilibrio tra lavoro e vita privata delle famiglie, il tutto aumentando le entrate fiscali e riducendo la spesa per i sussidi di disoccupazione.In Italia i buoni lavoro che venivano utilizzati per retribuire i lavoratori occasionali, sono stati abrogati già da qualche anno e sono state introdotte nuove regole per i vaucer inps.Le prestazioni di lavoro occasionale ora sono gestite da inps attraverso nuove forme contrattuali ; il libretto di famiglia e il contratto di prestazione occasionale.Nel 2019, in media, l'1,3% della forza lavoro registrata nei paesi OCSE era impiegata come lavoratrice di servizi domestici non assistiti e molti altri si dedicano a lavori sommersi in questo settore. Questi lavoratori, la maggior parte dei quali sono donne, forniscono una varietà di servizi che supportano le famiglie nella loro vita quotidiana, come le pulizie, il bucato, il giardinaggio e la cucina. Con l'aumento dello stress temporale all'interno delle famiglie, questi servizi possono essere un importante contributo al benessere delle famiglie. Ciò è particolarmente importante per le donne, che trascorrono più del doppio del tempo al giorno in lavori domestici non retribuiti rispetto agli uomini. Nonostante la sua natura non retribuita, stime prudenti suggeriscono che le faccende domestiche non di cura contribuiscono al nostro benessere economico tanto quanto il valore aggiunto medio del settore manifatturiero nell'OCSE. costo del lavoro formale relativamente elevato per i lavoratori a basso reddito in molti paesi dell'OCSE ha contribuito allo sviluppo di un ampio settore informale dei servizi per la casa non di assistenza in molti paesi. I lavoratori non dichiarati generalmente non hanno accesso alle prestazioni sociali, a una sufficiente protezione della salute e della sicurezza e/o a una formazione correlata all'occupazione, il che lascia molti di loro in condizioni occupazionali, sociali e sanitarie vulnerabili. Per ridurre l'incidenza del lavoro informale, integrare i lavoratori vulnerabili nel mercato del lavoro e migliorare le opportunità di lavoro e di carriera per le donne altrimenti impegnate in lavori domestici non retribuiti, diversi paesi dell'OCSE hanno introdotto una serie di programmi per formalizzare l'occupazione e la produzione nel settore dei servizi domestici non di assistenza.

Questa guerra va combattuta contro il tiranno omicida seriale

                         Alessandra Servidori

                       Ho ascoltato ho letto  ho guardato e guardo e sono sempre più convinta che non si può essere ambigui, obliqui : questa guerra va combattuto contro il tiranno omicida seriale e sono contro questa insolente maggioranza dei suoi sostenitori. Sono contro  questi disfattisti dell’alleanza occidentale e continuo a sostenere la mia idea di riconciliazione che è fatta di perseveranza di continuare a fornire armi alla resistenza. Sono contro una Germania e un’Austria codina e i miei fratelli e sorelle italiane filo russe che giurano di volere bene agli orfani e alle vedove e poi cancellano coloro che gridano che non hanno cibo,rifornimenti,munizioni,sono trucidati e circondati dai barbari. Sono disgustata di una associazione filo sovietica come ANPI che è fatta di  pochi reduci  che rappresentano solo i loro antichi rancori e sono esterefatta dei giovani Dem che ospitano i filo russi nei loro incontri. Sono fiera di Biden che aiuta gli ucraini come ci aiutò in guerra nella riorganizzazione logistica con armi uomini e preziosissima intelligence e sono delusa dell’inerzia de quell’Europa che complice le elezioni in Francia non si è accorta che la guerra è in una nuova fase e che il nemico è già qui. Sono consapevole che Lagarde a capo della BCE deve agire enfatizzando sia il rischio al rialzo dell’inflazione sia quello al ribasso per la crescita  applicando crediti più restrittivi nei prossimi mesi e ora del deprezzamento dell’euro contro il dollaro e il calo dei rendimenti delle obbligazioni di tutta la zona euro. E infine sono consapevole lucidamente consapevole che il Presidente Draghi , delinquenzialmente osteggiato da Conte e Salvini sta portando avanti con fatica il mandato richiestogli da Mattarella.Ma è stanco e dobbiamo solo pregare Dio che  continui a non lasciarci in questo mare di politica devastante.  

Ripristinare i vaucer si può si deve

startmag RIPRISTINARE I VAUCER SI PUO' SI DEVE 

L’intervento di Alessandra Servidori, docente di politiche del lavoro, componente il Consiglio d’indirizzo per l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica presso la presidenza del Consiglio

 

Ripristinare i voucher significa rivitalizzare uno strumento di sostegno al reddito con il quale è possibile garantire opportunità di lavoro ad almeno 50mila giovani studenti, pensionati, cassintegrati, profughi e percettori di reddito di cittadinanza nelle attività stagionali in campagna.

dati sulla disoccupazione diramati da Istat per gennaio 2022 segnalano un aumento della popolazione inattiva in età di lavoro e un aumento della disoccupazione della popolazione femminile: la crescita del numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,6%,  pari a +74mila unità) è frutto dell’aumento osservato tra le donne e tra chi ha meno di 50 anni. Il tasso di inattività sale al 35,0% (+0,2 punti).

Ovviamente preoccupa la situazione anche a fronte di manodopera richiesta da alcune categorie in particolare legate all’economia alimentare sopraffatta da crisi energetica e di approvvigionamento di materie prime.

Con l’arrivo nel nostro paese di profughi  in gran parte donne e bambini che fuggono dalla guerra il governo si appresta ad organizzare l’assistenza, ma è evidente che la questione prevede un lungo e non breve periodo, dunque è necessario riflettere sulle opportunità di lavoro da offrire a questa popolazione, anche a fronte di una loro grande disponibilità a rendersi operativi.

In questo contesto il Governo valuti concretamente, come affermato anche da una categoria fortemente radicata sul territorio come Coldiretti, la reintroduzione del voucher “agricolo”  strumento di sostegno al reddito con il quale è possibile garantire opportunità di lavoro ad almeno 50mila giovani studenti, pensionati, cassintegrati, profughi e percettori di reddito di cittadinanza nelle attività stagionali in campagna.

In una riunione operativa con la rappresentante Maria Cerabona come tavolo interistituzionale sulla prevenzione delle patologie professionali, si è convenuto che ora è fondamentale  nell’ambito dell’allarme globale provocato dal coronavirus e l’attuale emergenza della guerra Ucraina l’emersione di una maggior consapevolezza sul valore strategico della filiera del cibo e delle necessarie garanzie di quantità, qualità e sicurezza, mettendone in evidenza tutte le fragilità sulle quali è necessario intervenire con misure di emergenza per salvare i raccolti.

Sicuramente l’Italia in questo momento non ha bisogno di posizioni ideologiche ma di scelte pragmatiche e i voucher in agricoltura servono subito per continuare a garantire le forniture alimentari di cui il Paese ha bisogno e non far marcire i raccolti nei campi ma anche per offrire un’occasione di integrazione del reddito alle tante persone con difficoltà occupazionali trasformando un problema in opportunità per il Paese.

In gioco ci sono le operazioni di raccolta primaverili ed estive, che vanno dalla frutta agli ortaggi, ma anche la vendemmia che tradizionalmente inizia in Italia ad agosto e continua in un percorso che prosegue a settembre e ottobre con la raccolta delle grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo e che si conclude addirittura a novembre con le uve di Aglianico e Nerello. Un settore da primato del Made in Italy con l’Italia che è il primo produttore mondiale davanti alla Francia.

Ricordiamo che i  voucher sono stati per la prima volta introdotti in Italia solo per la vendemmia il 19 agosto 2008, con circolare Inps, con l’obiettivo di ridurre burocrazia nei vigneti e dare una possibilità di integrazione del reddito a studenti e pensionati che sono andate perdute in seguito all’abrogazione dovuta ai casi di abuso favorito ad un eccessivo allargamento ad altri settori e che in realtà non hanno riguardato il settore agricolo.

Nel corso degli anni successivi l’agricoltura è stata l’unico settore che è rimasto praticamente “incatenato” all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni (solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito) che gli altri settori non hanno mai più conosciuto fino all’abrogazione. Non è un caso che il numero di voucher impiegati in agricoltura sia praticamente rimasto stabile con circa 2 milioni di tagliandi venduti nell’anno prima dell’abrogazione del 2017. Più o meno gli stessi dei 5 anni precedenti, per un totale di 350mila giornate di lavoro che potrebbero aiutare molti italiani e italiane , non solo, in difficoltà per la mancanza di lavoro.

 
 
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