L'Italia che sprofonda ora è la Sicilia domani ?
Alessandra Servidori LA SOLARE TRINACRIA CHE SPROFONDA
Sicilia terra di disastri già subiti e drammaticamente dimenticati fino a pochi giorni fa quando la solare cittadina di Niscemi si è sgretolata e ancora precipita incessantemente sotto i nostri occhi .Il disastro e la responsabilità non è della natura ma degli uomini e l’evento non poteva non essere prevedibile e il carico edilizio che si è prodotto su un terreno già fragile diventato un dirupo sapendo che già trent’anni fa nel 1997 vi fu una prima frana e lì si cominciò a comprare l’acqua per i 28mila abitanti che pagano le bollette ma comprano l’acqua mettendola in grosse cisterne bianche e azzurre a forma di cupola e i razionamenti sono la regola. La frana in Sicilia è di casa : l’autostrada Messina -Palermo e la Messina Catania cade a pezzi , con progettisti che devono mettere in sicurezza le frane ma i massi incombono sulle case e sulle sstrade come per esempio a Letojanni che aspettano aspettano aspettano.,ma di crolli è piena la storia della Trinacria. Il crollo del viadotto Scorciavacche ,il viadotto Himera , ad Agrigento il sito grandangolo segnala i crolli 2009,viadotto Geremia II ,ponte sul fiume Verdura,ponte e viadotto Petrulla mentre la protezione civile regionale ha diffuso un avviso per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico, valido 48 ore con allerta gialla mentre sulla strada provinciale di contrada Tre fontane dove c’è una frana la crisi si è aggravata. La recente e vasta frana a Niscemi (Caltanissetta), con un fronte di 4 km e oltre 1.600 sfollati evidenzia la fragilità idrogeologica italiana. Questo fenomeno, innescato da piogge intense su terreni argillosi e aggravato da decenni di edilizia incontrollata, simboleggia un dissesto diffuso, non solo siciliano. E non sono eventi improvvisi : è il risultato di una combinazione ben nota di fattori geologici, climatici e antropici che caratterizzano gran parte della Sicilia centro-meridionale. La scienza dei versanti instabili offre una chiave di lettura chiara di quanto sta accadendo. Niscemi è dominata da argille plioceniche, deposte tra circa 5,3 e 2,6 milioni di anni fa, associate a marne, argille sabbiose e, a maggiore profondità, livelli gessosi ed evaporitici. Un pendio inarrestabile con edifici, strade, reti idriche e fognarie che possono alterare l'equilibrio idrico del pendio. Perdite nelle condotte, drenaggi insufficienti, impermeabilizzazione del suolo e carichi aggiuntivi in sommità non sono la causa diretta della frana, ma possono accelerarne l'evoluzione e amplificarne gli effetti e l’acqua finchè rimane nella terra imbibisce il pendio che non si arresta. E allora perché costruire lì quando ne conosciamo le cause da secoli?
