Donne pronunciatevi per questo referendum: noi TutteperItalia la pensiamo così e votiamo si'
Anche le donne si pronuncino per il referendum giustizia del 22/23 marzo 2026 TUTTEPERITALIA
è cosa buona e giusta informarsi , scegliere anche perché ricorrono gli 80 anni del voto a noi
Questo referendum ha la stessa importanza di quello del 1946 : allora ci liberammo della Monarchia compromessa con il fascismo oggi ci dobbiamo liberare da una casta che discrezionalmente dispone della nostra libertà
noi la pensiamo così TUTTEPERITALIA
*IL TESTO del Referendum NON va a colpire equilibri costituzionali anzi al contrario la riforma va a ristabilire questi equilibri. Equilibrio tra Pubblico ministero (PO) che ha fatto indagini, ha raccolto le prove le registrazioni e quando arriva al processo diventa Pubblico Ministero e il Giudice o il collegio giudicante che dirige il processo e formula la sentenza .deve giudicare cioè : come fa un imputata /o di gravi reati attendere con serenità il giudizio di un magistrato che appartiene alla stessa carriera e magari alla medesima corrente del pubblico ministero? il giusto processo deve svolgersi in un giusto contradditorio in condizioni di parità davanti ad un giudice terzo. Il testo mantiene le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sia nella componente inquirente ( PM) sia in quella giudicante anzi le rafforza .Non è vero come proclama l’Associazione Nazionale Magistrati che c’è un rischio di assoggettamento politico, l’indebolimento della lotta alla mafia , non è vero che con il sorteggio si mandano nei CSM ( Consiglio superiore della magistratura ) degli impreparati perché sono magistrati che svolgono un lavoro delicato e di merito e il sorteggio che è previsto tra nomi di merito impedisce alle correnti della magistratura di pilotare le nomine facendone bassa politica.
Un esempio per tutti : il processo Stato Mafia la procura di Palermo aveva coinvolto le maggiori istituzioni dello Stato ma il giudice di merito gli ha demolito tutto il teorema. Una procura fa una cosa così grave su dei presupposti inesistenti ritenuti tali da un giudice
SI’ PERCHE’SI’ Alessandra Servidori Presidente Nazionale
1. Un giudice terzo è la prima garanzia di libertà
Perché senza un giudice terzo non ci può essere il necessario riequilibrio del potere del Pubblico Ministero.Il giudice deve essere libero da ogni vincolo e da ogni influenza, distinto da chi esercita l’accusa. È un principio costituzionale e una condizione essenziale di libertà per tutti. La separazione delle carriere rafforza la figura del giudice e restituisce fiducia, equilibrio e credibilità alla giustizia.
2. Ruoli diversi, stesse garanzie
Due carriere diverse, una sola giustizia al servizio delle persone. Oggi giudici e pubblici ministeri appartengono alla stessa organizzazione, si valutano tra loro, condividono carriera e organo di governo. La riforma li distingue, rendendoli autonomi e complementari, e riportando chiarezza nel sistema. È così che la giustizia si declina in uno Stato di diritto democratico e liberale.
3. Per un processo davvero equo, ad armi pari
Solo la parità delle parti garantisce i diritti di tutti. Nel giusto processo accusa e difesa devono confrontarsi in condizioni di parità davanti a un giudice terzo e imparziale. Solo così la verità nasce dal confronto e non dall’autorità. Separare le carriere significa dare piena attuazione ai principi costituzionali del processo accusatorio e restituire ai cittadini la certezza di un giudizio fondato solo sulle prove e garantito da un giudice distante allo stesso modo da chi accusa e da chi difende.
4. Come in tutte le democrazie liberali
L’Europa separa i ruoli, l’Italia deve colmare il ritardo. In tutte le democrazie consolidate in Europa e nel mondo giudici e pubblici ministeri dipendono da organizzazioni distinte. L’Italia, che rappresenta oggi un’anomalia assoluta, deve finalmente allinearsi ai modelli liberali ed evoluti, non per imitazione, ma per coerenza con la propria Costituzione e con il principio di separazione dei poteri.
5. Una giustizia che fa paura non è giusta
Chi crede nello Stato deve poter credere anche nella sua giustizia. Quando i ruoli si confondono, la fiducia si incrina. Una giustizia che intimorisce o si chiude in se stessa smette di essere credibile. Separare le carriere significa renderla più trasparente, più vicina a chi chiede tutela e protezione. Perché la fiducia è la prima forma di giustizia, e la giustizia credibile è la base della democrazia.
6. Separare per difendere autonomia e indipendenza del giudice
L’autonomia si protegge distinguendo i ruoli, non confondendoli. Separare assicura l’autonomia del giudice rispetto al pubblico ministero e aiuta a difendere l’indipendenza della magistratura da ogni condizionamento politico, ideologico o corporativo, rafforzando la sua funzione di garanzia. Una magistratura libera è una giustizia più forte: al servizio della verità e dei diritti, non del potere.
7. Sorteggio dei componenti del CSM: più trasparenza e meno correntismo
La giustizia deve rispondere ai cittadini, non ai gruppi di potere. Con il sorteggio dei componenti dei due CSM verranno superate le logiche del correntismo che condizionano nomine e carriere, facendo prevalere l’appartenenza sul merito e sulle competenze. Il CSM tornerà così organo di garanzia, come previsto dalla Costituzione, e non strumento di potere interno, capace di condizionare gli stessi magistrati che dovrebbe tutelare.
8. Il Presidente della Repubblica, garante dell’equilibrio e dell’unità della giustizia
Il Capo dello Stato resta il custode della Costituzione e della libertà dei cittadini. La riforma valorizza il suo ruolo di garanzia: il Presidente continuerà a presiedere entrambi i Consigli Superiori, assicurando coerenza e indipendenza per la magistratura. È il segno più alto di un equilibrio istituzionale che unisce, non divide: una giustizia ordinata e fedele ai principi della Repubblica e di uno Stato liberale.
9. Un’Alta Corte per una giustizia che risponde a tutti
La giustizia deve essere trasparente nei confronti dei cittadini, non rendere conto solo a se stessa. Chi amministra la giustizia deve rispettarne le regole come ogni cittadino. L’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, autonoma e indipendente dai Consigli Superiori, i cui componenti saranno selezionati per sorteggio e in parte nominati dal Presidente della Repubblica, garantirà finalmente che le responsabilità dei magistrati siano valutate con terzietà e trasparenza. La credibilità nasce anche dalla responsabilità: nessuno è al di sopra della legge, tantomeno chi la applica.
10. Una battaglia di libertà, non di potere È la riforma di chi crede nella Costituzione e nella giustizia come servizio ai cittadini. È la storica battaglia trentennale dell’Unione delle Camere Penali Italiane: non contro qualcuno, ma per tutti. Perché separare le carriere non è uno slogan, ma un atto di civiltà. Dire SÌ significa, restituire credibilità e autorevolezza alla magistratura, avere un processo più giusto e una giustizia più trasparente nell’interesse di tutti i cittadini.
