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Donne e uomini nella UE: EUROSTAT denuncia le insopportabili disuguaglianze

Alessandra Servidori         

     Studiare,lavorare, guadagnare in Europa: permangono, anzi quasi aumentano, le disuguaglianze tra donne e uomini  

Presentato  recentemente – 18 ottobre 2017-da Eurostat un ritratto interessante della vita degli uomini e delle donne in Europa evidenzia quanto( https://www.istat.it/it/files/2017/10/WomenMenEurope-DigitalPublication-2017_it.pdf )ancora nella dimensione comunitaria c’è da “lavorare” per raggiungere le pari opportunità nel lavoro,partendo dalla considerazione che,come conseguenza di un’aspettativa di vita più lunga, nell’Ue ci sono più donne che uomini, con 105 donne ogni 100 uomini (5 % in più) nel 2016 e  in quasi tutti gli Stati membri, con differenze più marcate in Lettonia (18 % in più), Lituania (17 % in più) ed Estonia (13 % in più), mentre Lussemburgo, Malta e Svezia hanno un numero di uomini leggermente superiore alle donne. Riguardo ai giovani fino ai 18 anni di età, si verifica il fenomeno opposto con il 5 % in più di ragazzi rispetto alle ragazze; invece tra le fasce d’età più anziane con 65 anni e più, le donne sono il 33 % in più. Se consideriamo il ciclo d’istruzione completato, quasi non vi sono differenze tra le donne e gli uomini nell’Ue per i livelli d’istruzione inferiore, mentre per i livelli superiori si possono individuare percorsi differenti. Nel 2016 nell’Ue quote uguali di donne e di uomini tra i 25 e i 64 anni (23 %) hanno completato solo il ciclo d’istruzione inferiore (istruzione secondaria di primo grado). Una percentuale minore di donne (45 %) rispetto agli uomini (48 %) nell’Ue ha concluso con il conseguimento del diploma il livello medio d’istruzione (scuola secondaria superiore o postdiploma non terziaria). Lo stesso percorso si può osservare in quasi tutti gli Stati membri. Per quanto riguarda l’istruzione terziaria, il 33 % delle donne nell’Ue ha conseguito il diploma, contro il 29 % degli uomini. In questo livello d’istruzione si registra una maggioranza di donne in quasi tutti gli Stati membri, con differenze più marcate tra donne e uomini negli Stati membri del Baltico come del resto in Finlandia, Svezia e Slovenia. In media, nell’Ue il tasso di occupazione degli uomini è più alto di quello delle donne (72 % e 61 % rispettivamente nel 2016). E’ comunque interessante notare che la differenza tra il tasso di occupazione delle donne e degli uomini aumenta con il numero di figli. Nell’Ue nel 2016, il tasso di occupazione per le donne senza figli è il 65 %, mentre è il 73 % per gli uomini. Con un figlio, il tasso aumenta al 71 % per le donne e all’85 % per gli uomini. Per le donne con due figli, il tasso rimane quasi invariato al 70 %, mentre quello degli uomini aumenta all’89 %. Per le persone con tre o più figli, il tasso di occupazione diminuisce al 55 % per le donne, mentre per gli uomini è dell’84 %. Questa struttura si osserva nella larga maggioranza degli Stati membri. Quasi un terzo delle donne occupate lavora part-time Un aspetto importante della conciliazione fra gli impegni di lavoro e la famiglia è il lavoro part-time. Tuttavia questa tipologia non è presente in modo uniforme tra le donne e gli uomini: nell’Ue nel 2016, il 32 % delle donne occupate lavora part-time, contro il 9 % degli uomini. Ci sono poi alcune differenze tra gli Stati membri, con le quote più alte di donne in part-time nei Paesi Bassi (77 %), Austria (47 %) e Germania (46 %) e di uomini nei Paesi Bassi (26 %) e in Danimarca (17 %). Le quote più basse di occupati in part-time si osservano in Bulgaria (2 % sia per le donne che per gli uomini ). Nell’Ue nel 2016, il tasso di disoccupazione è l’8,7 % per le donne e l’8,4 % per gli uomini. In quattordici Stati membri, il tasso di disoccupazione è più alto per le donne, in tredici è più alto per gli uomini e in Ungheria è uguale. Nei paesi dove il tasso di disoccupazione è maggiore per le donne rispetto agli uomini, le differenze più ampie si riscontrano in Grecia (28,1 % per le donne e 19,9 % per gli uomini) e in Spagna (21,4 % e 18,1 %). Nella situazione opposta, con tassi di disoccupazione inferiori per le donne rispetto agli uomini, le maggiori differenze si osservano in Irlanda (6,5 % per le donne e 9,1 % per gli uomini), in Lettonia (8,4 % per le donne e 10,9 % per gli uomini) e in Lituania (6,7 % e 9,1 %).Nel 2015, le donne hanno guadagnato il 16,3 % in meno degli uomini nell’Unione europea, se si confronta la retribuzione lorda oraria media. Mediamente questo divario retributivo di genere è presente in tutti gli Stati membri, ma varia da paese a paese. Le differenze più ampie si osservano in Estonia (26,9 %), nella Repubblica Ceca (22,5 %), in Germania (22,0 %), Austria (21,7 %) e nel Regno Unito (20,8 %). D’altra parte, le minori differenze di reddito tra le donne e gli uomini si registrano in Lussemburgo e in Italia (entrambi al 5,5 %), in Romania (5,8 %), in Belgio (6,5 %) e in Polonia (7,7 %). A livello d’indicatore non corretto, il divario retributivo fra donne e uomini fornisce un quadro generale delle diseguaglianze di genere in termini di paga oraria. Parte delle differenze di retribuzione si possono spiegare con le caratteristiche individuali delle donne e degli uomini occupati (per es. esperienza e istruzione) e con la segregazione di genere a livello occupazionale (per es. ci sono più uomini che donne in alcuni settori/occupazioni con retribuzioni mediamente più alte rispetto ad altri settori/occupazioni). Di conseguenza il divario retributivo è legato a svariati fattori culturali, legali, sociali ed economici che vanno molto oltre la mera questione di un’uguale retribuzione per un uguale lavoro. Nel confronto sulla paga oraria delle diverse professioni, nel 2014 le donne hanno guadagnato in media meno degli uomini nell’Unione europea in  nove gruppi di professioni analizzati .. Questo è accaduto in tutti gli Stati membri, con pochissime eccezioni. La professione che ha registrato le differenze più ampie nella paga oraria (23% più bassi per le donne che per gli uomini) è quella dei manager. Le differenze minori si sono osservate nei lavori impiegatizi (impiegati d’ufficio, segretarie ecc.) e per i lavoratori dei servizi e del commercio (entrambi inferiori dell’8%), due delle professioni con i salari più bassi. In tutti gli Stati membri c’è una percentuale maggiore di donne, rispetto agli uomini, che si occupa della cura dei figli, dei lavori domestici e della cucina. Nel 2016 nell’Ue, il 92 % delle donne tra i 25 e i 49 anni (con figli sotto i 18) si prendono cura dei propri figli quotidianamente, rispetto al 68 % degli uomini. Tra gli Stati membri, le differenze più ampie tra le donne e gli uomini si osservano in Grecia (95 % delle donne e 53 % degli uomini) e a Malta (93 % e 56 %), mentre quelle minori sono in Svezia (96 % delle donne e 90 % degli uomini) e in Slovenia (88 % e 82 %). Riguardo alle attività domestiche e alla cucina, le differenze sono ancora maggiori. Nel 2016 nell’Ue, il 79 % delle donne cucina e/o svolge attività domestiche quotidianamente, rispetto al 34 % degli uomini. Le differenze più ampie tra le donne e gli uomini si registrano in Grecia (85 % delle donne e 16 % degli uomini) e in Italia (81 % e 20 %), mentre quelle più ridotte in Svezia (74 % delle donne e 56 % degli uomini) e in Lettonia (82 % e 57 %). 

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