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NOI ONORATI DEL RICORDO DI MARCO BIAGI

ALESSANDRA SERVIDORI  IL RESTO DEL CARLINO    19 MARZO 2020

La rilettura degli insegnamenti di Marco Biagi in questi giorni di clausura coatta mi è particolarmente congeniale nel connettere le sue osservazioni di eccellente pragmatico studioso con la realtà che viviamo nel mondo del lavoro al quale lui dedicò la sua opera e la sua vita. A livello universitario stiamo operando per la definizione di profili professionali interdisciplinari per far fronte alla richiesta di innovazione di una economia in affanno e a un mercato del lavoro bloccato. Per Marco Biagi, infatti, "non si può studiare il profilo giuridico del mondo del lavoro senza aver riguardo anche ai contributi offerti dalle altre materie. La conoscenza del dato legale è pura astrazione accademica finché non viene calata nella realtà economica e sociale in cui la regola è chiamata ad operare" (Una rivista che si rinnova, in Diritto delle relazioni industriali, XII (2002), p. 3). Per Biagi lo studio del diritto del lavoro non è l’analisi di un corpo normativo da conservare gelosamente, ma anzi l’apparato giuridico-concettuale non deve essere un freno, un ostacolo al dialogo e alla comprensione dei problemi reali del mondo del lavoro, ma solo un punto di partenza – sia pure obbligato – nella sua opera di riforma della legislazione del lavoro. Per Marco Biagi "è buona regola, prima di formulare le proposte concrete e dettagliate di tipo legislativo, presentare in forma di studio, con opzioni aperte, un programma che possa raccogliere suggerimenti, contributi e consigli da parte dei vari interlocutori" (Biagi, Libro bianco sul mercato del lavoro, presentazione alla consulta dell’Ufficio delle politiche sociali e del lavoro, Roma 25 gennaio 2002). Alla luce di quello che sta accadendo oggi in materia di finanziamento dei sostegni sociali per una economia in grande difficoltà, è necessaria una forte alleanza per individuare i settori in maggior difficoltà e dunque come correttamente estendere i livelli minimi di tutela a tutte le forme di lavoro, comprese quelle atipiche e occasionali, prive di adeguate garanzie, mentre dall’altro circoscrivere e rendere più moderne le tecniche di protezione del lavoro subordinato, per sostenere tutti i tipi di lavori, anche quelli più atipici, rivedendo decisioni non solo dispendiose come il reddito di cittadinanza e quota 100 non più in sintonia con l’emergenza, ma soprattutto una più moderna organizzazione del lavoro e prevedendo anche degli interventi capaci di governare i mestieri emergenti nella società basata sulla conoscenza e l’applicazione concreta.  Di Marco Biagi oggi si onora il suo sacrificio ispirandosi ai suoi insegnamenti così come fanno diverse realtà accademiche italiane, ancora impegnate nell’azione di modernizzazione del mercato del lavoro che ha sempre guidato la sua vita.

 ALESSANDRA SERVIDORI *Docente Politiche del lavoro Unimore

© Riproduzione riservata

 

Alessandra Servidori    MARCO BIAGI decenni  di studio ,proposte e attualità di un giuslavorista amico e geniale.

IL DIARIODELLAVORO

Noi non dimentichiamo.  Sono 18 anni che ci manca l’amico professore Marco Biagi massacrato dalle brigate rosse per difendere il lavoro. In queste ore leggendo i provvedimenti che il Governo ha adottato per fronteggiare il virus pestilenziale siamo più che mai certi che se avessimo anche solo applicato gli studi del giuslavorista saremmo, sul piano dell’emergenza economica e del mercato del lavoro sicuramente meno in affanno.  Il rapporto con l’Europa e le politiche industriali erano il viatico per l’innovazione ,la partecipazione dei lavoratori ,le tutele per tutti i rapporti di lavoro uguali sia per il lavoro dipendente privato pubblico autonomo, auspicando finanche uno statuto dei lavori che non abbiamo mai realizzato. E invece ritroviamo nel decreto cd Cura Italia ( il titolo sembra un dileggio!)le solite differenze di trattamento tutela de lavoro e dei redditi da lavoro, e c’è ancora molto da fare riguardo il lavoro autonomo e le anticipazioni della cassa integrazione. Sono inaccettabili i 600 euro una tantum per il lavoro autonomo, così come è inaccettabile che la durata di questa provvidenza sia limitata a un mese: dovrebbe avere quanto meno la stessa estensione della cig.La parte riguardante il fisco scritta così sembra una partita di giro ,ovvero, rinvio di qualche mese per i piccolissimi e per tutti gli altri nulla.Per  esempio le strutture più deboli come gli enti del terzo settore che sono la parte operativa del welfare non hanno esenzioni ma solo sospensioni e significa per loro non aver ossigeno per assistere i più deboli e dare ai loro operatori socio sanitari lo stipendio . Nelle prime bozze del decreto inoltre erano stati previsti aiuti ai cargiver sbloccando così in parte il Fondo ostaggio di un testo di legge di Nocerino in discussione sofferta al Senato ma poi, nel Testo definitivo anche se solo erano stati previsti 500 mila euro( che  badate bene significava 41 euro al mese per i parenti che assistono i disabili  e dunque una inezia), sono spariti anche quelli. Il problema  non è l’entità delle risorse messe a disposizione, ma la capacità di spendere e spendere bene. In ogni caso, questo non può essere l’unico decreto ma nell’arco di un paio di settimane, entro un mese al massimo, deve essere seguito da un altro di correzione necessaria del primo. Sarà, quindi, fondamentale il passaggio parlamentare da subito per integrazioni, miglioramenti e modifiche ,inoltre serve più coraggio e chiarezza anche rispetto  le banche e la liquidità, stiamo a vedere perché tutto dipende dall’atteggiamento del sistema creditizio nei confronti del mondo delle imprese: se sarà generoso e lungimirante, neutrale oppure,  miope. E a questo proposito anche il rapporto con la Bce e l’Europa è fondamentale. Marco Biagi ci ha insegnato  che già da allora le trasformazioni sociali ed economiche in corso pongono al mondo del lavoro nuove sfide e la necessità di individuare nuove idee su misure e interventi da mettere in agenda nella nuova legislatura dell’Unione: qualità dell’occupazione, mobilità transnazionale dei lavoratori, parità di genere, formazione e sviluppo delle competenze, il ruolo dei servizi pubblici per l’impiego e la regolazione delle nuove forme di lavoro. Lui era convinto, e se ne assunse la responsabilità  fino alla morte, di focalizzare l’attenzione dei decisori politici e delle parti sociali europee anche sui possibili percorsi di rilancio della dimensione sociale dell’Unione Europea, soprattutto in occasione dei piani di azione e proprio quest’anno   abbiamo di fronte il passaggio cruciale del 2020, in cui verrà a scadenza il piano d’azione “Europa 2020” che ha guidato le istituzioni comunitarie nell’ultimo decennio. Nel tempo trascorso dalla morte di Biagi è cambiato tutto nel mondo e in Europa, ma le idee del giuslavoratista restano di stretta attualità. È stato un autentico riformatore che aveva colto con grande acume e lungimiranza da una parte le trasformazioni economiche e del mondo del lavoro, e dall’altra la necessità di una maggiore adattabilità della contrattazione alle esigenze della produzione ponendo sempre al centro la persona umana, i suoi diritti, la dignità del lavoro. Biagi riteneva che il problema fosse – e lo è ancora oggi – l’insufficienza di strumenti per migliorare l’occupatibilità delle persone a partire dalle politiche attive del lavoro e dai servizi per l’impiego. La sua visione manifestava costantemente una forte sensibilità verso le ragioni del lavoro, la continua ricerca per trovare delle soluzioni in grado di dare prospettiva al lavoro, era consapevole di quanto sia fondamentale promuovere processi reali in grado di creare lavoro con una costante attenzione ai corpi intermedi, nei quali le parti si devono confrontare. Era portatore di una grande modernità. Marco aveva previsto  come non fosse facile prevedere un allontanamento tra gli estremi nel mercato del lavoro causato dalla finanziarizzazione dell’economia. Se oggi si vuole proteggere il lavoratore , il capitale scappa. Le multinazionali approfittano più degli altri di questa situazione ma sono paralizzate anche le politiche dei governi che non possono proporre un tipo di tassazione che rischia di far scappare anche i capitali minori. I Paesi europei divisi,  sono troppo piccoli per entrare nei grandi settori mondiali dominati da aziende cinesi o statunitensi. Ci manca la produzione certo, ma anche la dignità e la partecipazione alla società di queste persone. E  soprattutto  al Professor Biagi aveva nelle priorità ciò che riguardano i giovani e le donne, categorie ulteriormente svantaggiate.  Purtroppo anche la visione di sussidiarietà di Biagi stenta ancora ad essere sviluppata , significa che quanto può essere fatto a livello locale lo si deve fare a livello locale  ma i grandi problemi come innovazioni scientifiche, regole del commercio, difesa, devono essere pensati a livello continentale. Marco voleva recuperare  il volto dell’Europa  È evidente che l’Unione europea è incompiuta, ma piuttosto acceleriamo la costruzione di quanto manca e custodiamo la memoria di quanti, come Biagi, hanno creduto nell’Europa.

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