GOVERNO SENZA FAMIGLIA.VERGOGNA
Alessandra Servidori 27 Aprile 2020
GOVERNO SENZA FAMIGLIA :VERGOGNA!
Figli e familiari disabili si confermano, per il Governo, un “problema” di chi li ha». Concordo con Filippo Diaco, Presidente provinciale delle Acli di Bologna.I contenuti del nuovo DPCM presentato ieri sera in conferenza stampa dal Premier Conte sono irricevibili perché nell’emergenza sono emerse le vere intenzioni dei nostri governanti. La famiglia si è dimostrata sempre la prima e principale forma di welfare in questo tragico momento ancora di più. Eppure, non è nemmeno stata nominata. Non lo sono stati i bambini, né i disabili, che soffrono più di altri questa circostanza. Stanno facendo enormi passi indietro per il lavoro e tra tra poco il gap tra le donne lavoratrici con o senza figli diverrà incolmabile e torneremo agli anni Cinquanta e vale anche per i papà: le norme e i bonus sono del tutto insufficienti a coprire questi mesi di chiusura delle scuole anche perché tante promesse e niente fatti. Il problema è più grave per chi ha figli o familiari disabili:sulle spalle dei caregivers è lasciato tutto il peso dell’assistenza e questa situazione avrà gravi ripercussioni sulla salute non solo delle persone con disabilità, ma anche di chi li assiste. Anche perché politicamente stanno massacrando il Fondo in sonno che era già stato destinato ai caregiver senza accordarsi per il suo utilizzo.Il Terzo Settore è lasciato solo a colmare queste carenze e non è neppure stato nominato: la sussidiarietà funziona a senso unico: le istituzioni si rivolgono alle associazioni solo per chiedere .Noi abbiamo scritto una lettera a Mattarella indicando anche la disponibilità a soluzioni e condividiamo le parole del Presidente della Regione Stefano Bonaccini, che si è detto deluso dal Governo: «sulle Regioni ricade ora una forte responsabilità. Noi come TutteperItalia da sempre contribuiamo a studiare e indirizzare le istituzioni per i nostri studenti e bambini , se è vero che vanno tutelati i posti di lavoro, bisogna partire dalle famiglie: non sono una categoria: sono lo Stato, sono il welfare, la cura, la scuola, la sanità,il lavoro sono il futuro di tutti noi. Non possiamo fare loro beneficenza. Occorre un piano di sostegno serio, perché senza le famiglie non c’è speranza per nessuno.
ALESSANDRA SERVIDORI www.tutteperItalia.it
Lettera al Presidente Mattarella Scuola,bambini,genitori
All’attenzione del Presidente della Repubblica Italiana SERGIO MATTARELLA
Dedicato alla Scuola italiana, ai bambini, ai genitori
Egregio Presidente Mattarella, la situazione della scuola italiana è divenuta nell’ultimo periodo evidentemente e particolarmente grave. Le riflessioni che seguono non sono dettate da presunzione di completezza.
La chiusura delle attività didattiche e ricreative assistenziali crea grande disagio ai bambini e ai giovani prima di tutto, alle famiglie e mi sento di sottolineare in questo contesto alcune raccomandazioni che possono essere recepite soprattutto dalla Sua autorità. E’ necessario riprendere il cammino verso la pianificazione e i costi standard di sostenibilità che rendono effettivo il diritto di apprendere dello studente, di scelta educativa dei genitori, di insegnamento dei docenti in una logica come scuola, famiglia, libertà, autonomia, parità, pluralismo educativo in cui possono essere complementari. Il diritto e dovere dei genitori di istruire ed educare i figli significa soprattutto trasmettere valori. Esiste, naturalmente, una sfera privata dei valori. Di questa, ciascuno è responsabile solo di fronte alla propria coscienza. Però i cosiddetti “valori” espressi nella Costituzione «che- ricordava Don Sturzo- ci uniscono come cittadini italiani», non nascono dal nulla, ma da una tradizione e una cultura che sono il vero fondamento di un popolo. Dunque non possono essere catalogati come attinenti alla sfera privata. IL «diritto e dovere dei genitori di istruire ed educare i figli», essendo sancito dalla Costituzione, consegna allo Stato la responsabilità di garante e controllore sino in fondo, risolvendo finalmente il problema della libertà di educazione ora di fatto ancora negata. Perché delle due l’una: o la Costituzione contraddice se stessa, cioè afferma il diritto ma ne vieta l’esercizio, oppure è usata a sproposito per negare una libertà che prima di essere iscritta nella Costituzione è iscritta nel genoma umano: quella di educare i figli secondo i propri principi, la propria coscienza, il proprio credo. Reputo equilibrato che sia prevista la detraibilità integrale del costo delle rette versate alle scuole pubbliche paritarie dalle famiglie nei mesi di chiusura delle scuole, tenendo conto del “costo standard di sostenibilità per allievo” già da tempo definito dal Ministero economico. In questo contesto è bene ricordare che La Rerum Novarum è l’Enciclica che spiega con grande chiarezza che prima di tutto viene la persona, la libertà della persona, la dignità della persona, e che per preservare ciò ci sono le società intermedie, che non derivano dallo Stato, perché sono le cellule primordiali della società: la famiglia, il Comune,l’aggregazione associativa e da lì via via si sale con il principio di sussidiarietà verso l’organismo-Stato. L’energia è lì, la libertà è lì, è radicata nelle persone, nella famiglia, nel Comune,nelle reti del volontariato, che sono la prima società. È proprio dal Comune che si deve cominciare a creare una società più democratica, più civile, più partecipata, più coinvolgente, che è poi l’obiettivo unitario della sua vita. Esattamente come è oggi, dove solo nel Comune i cittadini trovano spazi di una reale partecipazione. Egregio Presidente è dettata dal buonsenso la proposta di organizzare turni di attività didattica negli spazi scolastici per gruppi di 5 studenti e o bambini chiedendo all’energia del terzo settore educatrici ed educatori da affiancare alle/gli insegnanti attraverso una Convenzione con il Comune e prevedendo la presenza di vigilanza di figure di anziani per non interrompere il filo intergenerazionale. Permetterebbe alle mamme e ai genitori di tornare a lavorare almeno per turni e ai bambini e studenti un rientro nella rete sociale così importante per la loro crescita e il loro sviluppo
La saluto con tanta stima e cordialità
Alessandra Servidori 24 Aprile 2020 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Nuova professionalità e fondi UE
NUOVA PROFESSIONALITA’
a cura di Alessandra Servidori LA SCUOLA BRESCIA Aprile 2020
Fondi europei: cogliere l’occasione per migliorare nelle pari opportunità
Il Nuovo Parlamento il 18 febbraio ha iniziato a discutere le linee guida dei fondi e in questa fase della politica europea il bilancio dell’Unione è importantissimo. Non è solo una questione di soldi. Un bilancio pari a grossomodo l’1% del prodotto lordo complessivo vale molto in termini di solidarietà tra gli Stati membri e tra i territori, di promozione degli obiettivi strategici dell’Unione europea che hanno a che fare con la crescita, la competitività, lo sviluppo tecnologico, con il ruolo della Ue a livello globale. Ma vale poco in rapporto a quanto sarebbe necessario per farne una leva potente per raggiungere quegli stessi obiettivi. Per fare un solo esempio: la spesa pubblica complessiva degli Stati membri è circa 50 volte più alta del bilancio Ue. A fronte di una moneta unica effettivamente “federale”, non esiste un bilancio corrispondente. La politica fiscale resta strettamente nei poteri degli Stati e non è alle viste un cambiamento. Ciò nonostante, la proposta di bilancio europeo per gli anni 2021-2027 avanzata dalla Commissione richiederà un durissimo negoziato tra gli Stati membri sulle sue dimensioni quantitative, sulla sua ripartizione, sugli obiettivi che dovrà finanziare. Questo perché il bilancio rappresenta fedelmente il compromesso politico tra gli “azionisti” dell’Unione europea e, contemporaneamente, riflette il compromesso politico che ogni governo vuole (o riesce) a definire a livello nazionale. Privilegiare i pagamenti diretti agli agricoltori o privilegiare i settori tecnologicamente avanzati non è la stessa cosa per nessun Paese. Oppure, questione centrale delle prossime “prospettive finanziarie pluriennali”, privilegiare gli investimenti per gestire le migrazioni o rafforzare la sicurezza europea. Si tratta, dunque, di un appuntamento rilevante per la politica quanto per l’economia europee, soprattutto in un momento in cui, da un lato, è sempre forte la tendenza alla ri-nazionalizzazione di molte politiche Ue sulla spinta del populismo e dell’euroscetticismo nella maggior parte degli Stati (che in Italia si sono fatti governo); dall’altro lato, l’economia europea manca di un supporto, ma tutto sommato anche di una strategia condivisa, per uscire dalle secche della bassa crescita. Tale è il contesto in cui si collocano le scelte per la politica regionale attuata attraverso tre fondi principali: Fondo di sviluppo regionale, Fondo di coesione e Fondo sociale. Un ‘capitolo’ che equivale grossomodo a un terzo del bilancio europeo e agisce da catalizzatore di altri finanziamenti pubblici e capitali privati. La politica di coesione sociale, economica e territoriale, questa la definizione dei Trattati Ue, resta la “spina dorsale” dell’integrazione europea. E oggi che l’integrazione non è ancora completata, che al divario classico tra Nord e Sud sulle politiche economiche e di bilancio si è affiancata la profonda divisione tra Est e Ovest sul concetto e sulla pratica della solidarietà, che le disparità sociali e territoriali minano la coesione anche politica dell’Unione, il suo ruolo è ancora più importante. Per due motivi: perché rimanda al livello di condivisione degli obiettivi strategici della Ue da parte degli Stati membri, livello oggi assai basso e sottoposto a forti attacchi; e perché, con la Brexit, si è aperto un buco finanziario difficile da colmare. Le scelte per la coesione, dalle quali in termini quantitativi l’Italia, in ogni caso, esce bene stando alla proposta comunitaria, rimandano poi all’equilibrio tra il “centro”, cioè Bruxelles, e gli Stati e tra questi ultimi e le loro articolazioni, cioè Regioni e comunità territoriali. E rimandano all’equilibrio tra i diversi ambiti dell’economia e della società europee, in primo luogo alla scelta di quali sono gli obiettivi e i settori da privilegiare o, in parte, da sacrificare vista la ristrettezza delle risorse comuni. Per non parlare dell’importanza del legame tra equilibrio macroeconomico di un paese e del rispetto delle relative regole europee, con l’uso dei fondi europei, legame che la Commissione propone di intensificare ulteriormente. Un tema che resta molto controverso. A seconda delle quantità in gioco e del livello al quale sono collocati i poteri di decisione, la politica di coesione può essere l’asse sul quale poggia il sostegno alla crescita e forse anche la governance economica, oppure uno strumento più o meno perfettamente allineato agli obiettivi di equilibrio finanziario generale. Ce n’è quanto basta per capire perchè il negoziato sul bilancio tra gli Stati membri, con il Parlamento europeo e all’interno degli stessi Stati, è tutto in salita. Ricordiamo che la materia vastissima riguarda i Fondi europei FESR e FSE, nonché la Cooperazione territoriale europea (CTE) e il Fondo sviluppo e coesione (FSC). Per la Nuova tornata 2021/2027 L’Italia in sede di negoziazione ha rappresentato l’ampia diversità geografica che contraddistingue il paese e la necessità di interventi tenendo conto delle caratteristiche tipiche delle regioni italiane, diverse per conformazione e collocazione geografica. La proposta è quella di “strategie territoriali attuate in sinergia con gli altri obiettivi politici, con il fine primario di promuovere lo sviluppo economico e sociale delle zone più colpite dalla povertà”.Ma c’è un particolare sforzo che i tecnici della Commissione chiedono all’Italia per vederla maggiormente competitiva in ambito Europeo e riguarda una maggiore incisività che l’Italia è chiamata a dimostrare sui temi cardini dei fondi strutturali europei 2021-2027 ossia la ricerca e l’innovazione; il clima e l’energia; la connettività; i diritti sociali.La novità importante per la condizione femminile è che il progetto di parere agli orientamenti per il bilancio 2021 prevede l'uso del bilancio di genere nell'UE. Chiede inoltre di attuare l'integrazione di genere in modo coerente in tutti i programmi dell'UE. Il progetto di parere, il cui relatore è Robert Biedroń (S&D, Polonia), chiede maggiori investimenti per sostenere i diritti delle donne e delle ragazze che utilizzano le dotazioni di bilancio per sostenere l'indipendenza economica delle donne attraverso programmi e fondi dell'UE, come COSME, Orizzonte 2020 e il EFSI. Il relatore ritiene che siano necessari maggiori sforzi per sostenere le donne più vulnerabili. Il progetto di parere chiede inoltre che vengano tracciate le spese per la parità di genere e che siano stabiliti indicatori adeguati e una metodologia dedicata, in particolare per quanto riguarda la lotta contro la discriminazione basata sul genere, la violenza, le molestie sessuali e l'accesso delle donne alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi . L’integrazione non è un obiettivo di per sé bensì un mezzo per raggiungere il traguardo finale dell’uguaglianza. In relazione all’occupazione, l’uguaglianza implica l’integrazione della parità, della non discriminazione e della diversità basate sull’età, su eventuali disabilità, sul genere, sulla razza, sulla religione e sull’orientamento sessuale in tutte le pratiche di selezione, retribuzione, promozione, sviluppo e formazione, e così via. Nonostante i progressi compiuti, in Europa sussistono delle differenze nello stato occupazionale legate a variabili inerenti all’integrazione dell’uguaglianza. Secondo i dati Eurostat relativi al 2019, il tasso di occupazione tra gli uomini è superiore (59,5%) rispetto a quello tra le donne (46,1%). Nel 2019, nei 27 Stati Membri dell’UE le donne hanno percepito una retribuzione economica inferiore del 17,6% rispetto a quella degli uomini. Le stesse statistiche indicano che il tasso di disoccupazione tra gli stranieri è pari al 16,3% a fronte dell’8,3% tra i cittadini nazionali. In un tale contesto, il principio di uguaglianza è stato attuato a livello nazionale o regionale principalmente in tre modi: promuovendo l’uguaglianza come competenza specifica tramite numerose misure positive e proattive e la sua integrazione nelle leggi. Un esempio di un approccio virtuoso è giunto dalla Scozia già dal 2002 e ha portato ottimi risultati. In Scozia, a partire dal 2002, è stato assunto un Consulente nazionale sulle pari opportunità che ha lavorato a stretto contatto con i cinque dirigenti scozzesi del Programma di gestione dirigenti (PME, Programme Management Executives) per fornire sostegno e assistenza nell’integrazione delle pari opportunità nei programmi dei Fondi strutturali. Le competenze del consulente comprendevano tra l’altro: ® analisi della prassi attuale in materia di integrazione delle pari opportunità nei programmi dei Fondi strutturali e condivisione delle esperienze all’interno dei programmi e in modo trasversale tra gli stessi; ® analisi dei sistemi impiegati dai PME per monitorare le pari opportunità e suggerire miglioramenti da apportare agli stessi; ® definizione delle modalità volte a favorire la realizzazione di azioni positive; e ® identificazione e divulgazione di buone pratiche di integrazione adottate da altri Stati Membri implementabili anche nei programmi scozzesi Gli interventi finanziati dal FSE nei vari paesi relativi all’integrazione dell’uguaglianza hanno interessato principalmente i seguenti gruppi vulnerabili: Rom, migranti, minoranze, soggetti diversamente abili o che abbiano abbandonato precocemente la scuola e lavoratori anziani. Le iniziative si sono incentrate in generale sulle aree dell’inclusione sociale con enfasi sulla dimensione dell’occupazione, sull’integrazione di genere e sulla non discriminazione. Delle azioni specifiche hanno interessato la formazione e/o l’istruzione mirata a migliorare le competenze, i servizi di consulenza e orientamento, tra cui affiancamento e piani di reintegro, il sostegno alla creazione di imprese e attività mirate a impedire l’abbandono scolastico precoce. Passi avanti dunque sicuramente in Scozia,ma, anche se modesti nel resto d’Europa,e l’importante è proseguire tenacemente e per noi italiani puntare sulle priorità che rimangono comunque l’occupabilità femminile e giovanile.
ALESSANDRA SERVIDORI UNIMORE
la nostra Piattaforma aggiornata 15 Aprile 2020
Alessandra Servidori LA NOSTRA PIATTAFORMA 15 Aprile 2020 n.2
Noi come TutteperItalia sul nostro sito www.TutteperItalia.it teniamo al corrente degli sviluppi economici e sociali con una nostra Piattaforma di idee e proposte di buon senso senza presunzione di completezza ma snocciolando analisi e idee libere e forti.
Europa significa interesse comune, non una sommatoria di interessi nazionali. L’Italia, purtroppo, in questa fase di negoziato europeo che si concluderà ci auguriamo il 23 aprile , ha invece camminato lungo il sentiero accidentato del pretendere solo aiuto e solidarietà. Oltretutto,puntando i piedi di un “gigante di argilla” aggiungendo fino ad oggi strali indecorosi per non vedersi concedere quanto reclamato in cui vale la mediazione e non l’arroganza. Noi rischiamo oggi nel cd mondo integrato, sottratto con grande fatica ai patti spartitori che per decenni hanno regolato gli equilibri planetari, e tanto più nel mondo che verosimilmente si andrà a definire dopo che questa tempesta sarà passata – lo scenario più probabile che sarà quello di Cina, Usa e Russia che combattono sul terreno del Vecchio Continente la battaglia della supremazia : noi sappiamo bene che l’integrazione europea non è più una speranza , ma una necessità imprescindibile per non finire per essere terra di conquista e di progressivo impoverimento, non solo economico,ma anche e soprattutto sociale e valoriale. Quello che serve non è il pur nobile mutuo soccorso tra diversi, ma la creazione di un nuovo interesse nazionale, inteso come europeo a cui dobbiamo contribuire con proposte realizzabili.L’Italia cambi rotta e in fretta. Conte cambi rotta e subito . E’ evidente che l’Italia, per bieche ragioni di politica interna (più dentro al governo che fuori, nonostante le sguaiate lamentazioni di Conte che non credo sia così amato dagli italiani come alcuni sondaggi ci rappresentano), ha scelto gli argomenti sbagliati nella lunga trattativa europea: da un lato ha chiesto solidarietà – un concetto che non ha nulla a che vedere con l’idea che si debba creare debito federale – e dall’altra ha tentato l’azzardo calando la carta del ricatto “o gli eurobond o facciamo da soli”. Un gioco cui ora rischia di rimanere impiccata la nostra terra se Macron (non certo Conte) non riuscirà, o non vorrà nemmeno provare, a convincere la Merkel ad aprire, trascinando con sé Olanda, Austria e Finlandia, a qualcosa di più concreto del Recovery Fund accennato nel compromesso con cui si è concluso il lungo e travagliato vertice dell’Eurogruppo. Perchè è evidente che un simile strumento, essendo finanziato dal budget Ue, comporterà negoziati dai tempi lunghi percchè si deve rimettere in discussione tutto il bilancio europeo appena identificato dalla Comissione e dal Parlamento nuovo eletto e già scardinato dalla pandemia.L’Itlia ha come altri europaesi bisogno di sussidiarietà reciproca : ha invero una potenza di fuoco molto limitata, mentre c’è bisogno di tanto e subito. La verità ed è bene dirlo è che gli unici soldi veri che in questo momento abbiamo a disposizione per fronteggiare l’emergenza e le sue conseguenze arrivano tutti dall’Europa, tra la sospensione del patto di stabilità (Commissione europea) che ci ha consentito il pur striminzito decreto “cura Italia” (25 miliardi), l’acquisto del nostro debito pubblico pari a un terzo del fabbisogno annuo (250 miliardi, Bce) e la possibilità di attingere al fondo Sure per la disoccupazione (100 miliardi), ai 240 miliardi che la Bei fornirà sotto forma di prestiti e garanzie alle imprese, ma soprattutto ai 900 miliardi che la Bce mette a disposizione per acquisti di titoli sovrani e privati. Diciamo la verità : né la ripartenza né tantomeno la ricostruzione del tessuto economico del Paese passano per il “decreto liquidità” e i 450 miliardi sbandierati come “poderosi”. In realtà la misura è a saldo zero, considerato che il Parlamento non ha ancora autorizzato alcuno scostamento di bilancio, e ha nei tempi esecutivi il difetto maggiore , visto che i 25 mila euro assegnati alle Pmi, pur essendo completamente garantiti dallo Stato, non sono ancora stati erogati, e gli altri meccanismi di finanziamento prevedono un’istruttoria che, se fatta con i tempi e le procedure standard, li rende inutili. E questo mentre in altri paesi (Germania, Francia, Svizzera) i soldi sono già sui conti correnti delle aziende.In buona sostanza la verità è che senza i soldi della Bce, quelli del passato e quelli appena stanziati, l’Italia sarebbe già saltata per aria, e senza le erogazioni delle istituzioni europee, pur onerose, certo non si potrebbe rialzare. L’Italia, dunque, si presenti al Consiglio Europeo del 23 aprile senza preclusioni – che sono in buona misura retaggi ideologici e che comunque non possiamo permetterci – ma con la determinazione a trattare a 360 gradi, dalla regole del MES alle modalità e consistenza del Recovery Fund. Sapendo che nell’Unione la negoziazione è elemento fondante come ha sempre scritto e fatto nel suo ruolo di studioso pragmatico l’amico di sempre Marco Biagi, il che richiede di saper fare strategia, competenza e capacità negoziali e di coalizione. Colau e i 17 non hanno la bacchetta magica e ci metteranno le loro idee ma la macchina è in mano ad un Governo che non sa governare e che tiene per il collo il presente e il futuro nostro e dell’Europa.Questa è la verità.
Piattaforma economica di TUTTEPERITALIA ile 2020 Il nostro piano
Piattaforma economica di TUTTEPERITALIA 13 Aprile 2020 Il nostro piano
Da oggi su TutteperItalia pubblichiamo volontariamente indicazioni per rimettere in sesto l’Italia che pretendiamo
Preambolo Non serve gasare in casa gli e le ultrasessantacinquenni
A- Cosa Fare Il divario e dunque lo spread generazionale deve essere il primo problema da risolvere per le scelte su come e dove investire le risorse,sulla programmazione,sulla formazione ,l’educazione,la formazione professionale ,l’inserimento nel mercato del lavoro per e i giovani ,valutazione e competenze ,sulla ricerca sia per oggi in piena crisi,sia domani e dunque l’investimento sul capitale umano.
Le politiche sono state troppo disequilibrate verso le pensioni e bisogna far ripartire la crescita e con la politica economica.L’ultimo Rapporto Ocse sull’Italia ci indica la strada. *Un taglio dei contributi sociali a carico delle imprese per i salari medi e bassi favorisce maggiore occupazione.La introduzione permanente della detrazione sui contributi sociali per i primi tre anni di tutti i contratti permanenti ,una vera riforma delle politiche attive del lavoro unite a una vera riforma dell’apprendistato e corsi professionali che calchino i profili richiesti dall’innovazione e che facilitino l’inserimento nel mercato con il sostegno delle aziende come avviene in Germania. *Significa maggior spesa per le politiche educative collegate con educazione e ricerca. *Un reddito un sussidio a favore dei lavoratori che hanno un reddito basso ma non il reddito di cittadinanza che scoraggia i percettori a cercare e trovare lavoro regolare (780 euro) troppo alto e la riforma dei centri per l’impiego.*Significa sussidio dimezzato e introduzione di un sussidio per i lavoratori dipendenti a tempo pieno con basso reddito:così si disincentiva il lavoro nero,si incentiva la ricerca del lavoro,si diminuisce il numero dei lavoratori poveri e con bassi salari.*Abolizione di quota 100 perché noi sappiamo bene che i lavoratori di oggi sono ben consapevoli che non potranno mai arrivare ad avere i diritti dei pensionati di oggi se non si cambia il sistema.
B -Sulla liquidità che ci hanno promesso
E’ bene sapere che : l’Italia, al momento, è ferma, ai miseri 25 miliardi (1,4% del PIL) del Decreto Legge n. 18 di marzo e “la poderosa potenza di fuoco” di mille miliardi del Decreto Legge n. 23 di aprile stenta ancora a materializzarsi perché il governo ha esaurito tutte le risorse per il decreto 18 e non ha ancora presentato la relazione al Parlamento ex Legge 243 del 2012, da votarsi a maggioranza assoluta, per essere autorizzato al nuovo scostamento di bilancio.
L’azione della BCE, sotto diversi fronti, viene correttamente descritta come una leva decisiva nello stabilizzare il mercato dei titoli pubblici e la liquidità del sistema. Sono state pubblicate ( ma non pubblicizzate dal governo per cui l’ignoranza è meglio) i verbali della riunione della BCE in cui sono state decise quelle misure e da esse emerge un profondo contrasto tra i governatori delle banche centrali partecipanti. In quella riunione si accennato la proposta che gli Stati in difficoltà nel fronteggiare il fabbisogno finanziario della crisi, chiedano l’attivazione degli acquisti illimitati da parte della BCE (OMT). Con un ulteriore importante dettaglio: condizione necessaria, ma non sufficiente, perché ciò accada è richiedere l’intervento del MES. Ecco perché il MES è sul tavolo. Anche l’intervento della BEI va messo nella giusta luce. Si tratta di un fondo di “soli” 25 miliardi che potrebbe generare prestiti della BEI per 75/100 miliardi che, assieme al cofinanziamento di altre banche, potrebbero generare finanziamenti per 200 miliardi. Ma questi finanziamenti “mobilitati” sono mere ipotesi che dipendono dall’effettiva volontà di altre banche di affiancarsi alla BEI come co-finanziatore. I soldi veri sono quelli spesi, non quelli “mobilitati” Viene prevista l’attivazione di una linea di credito prudenziale (ECCL), a cui tutti i Paesi membri potranno accedere secondo condizioni contrattuali uniformi e l’unica condizione per l’accesso è costituita dall’impegno a finanziare costi connessi direttamente o indirettamente all’assistenza sanitaria per il COVID 19. “Si applicano le norme del Trattato del MES” recita il comunicato e, dopo la crisi, tornerà applicabile il consueto quadro di sorveglianza macroeconomica ed il connesso impegno a migliorare la situazione finanziaria.E anche per il Sure –fondo per l’occupazione o cassa integrazione- Bisogna sapere che ci sono divergenze nette sull’emissione di strumenti di debito comune e si, specifica che “hanno concordato di lavorare” a un fondo per la ripresa, temporaneo e mirato, collegato a fondi del bilancio UE. Rinviano ai leader la determinazione di tutti i dettagli su entità e fonti di finanziamento anche attraverso “strumenti innovativi”, sempre coerenti con i Trattati. Ed è proprio quest’ultimo inciso lo sbarramento finale che impedisce ogni volo di fantasia. Infatti, gli Eurobond con condivisione totale del rischio sono vietati dall’articolo 125 del TFUE, e gli unici possibili sono quelli già emessi da MES, BEI o che potrebbe emettere il Sure. INSOMMA CONTE Si ASSUMA LA RESPONSABILITA’: GLI EUROBOND SONO PALESEMENTE VIETATI DAI TRATTATI
C -Sulla liquidità per le aziende che ci serve
Si stima che le perdite saranno di oltre 650 miliardi per carenza di offerta e per azzeramento della domanda, causate dalle misure di contenimento del contagio. Il sistema creditizio non funziona adeguatamente e, di contro, si rischia di attribuirgli un potere eccessivo. Ad oggi gli istituti di credito non hanno ancora disposizioni chiare in merito alla garanzia che lo Stato dovrebbe prestare per i crediti alle imprese. Inoltre, le filiali bancarie operative sono a personale ridotto e, per di più, impegnate a processare le pratiche di dilazione di mutuo, come previsto dal decreto-legge di marzo. Come potranno, quindi, erogare in tempi brevi i prestiti definiti dal governo stesso vitali per le piccole e medie imprese? Il fatto che prestiti inferiori o superiori a 25.000 euro vengano garantiti dallo Stato non significa che possano essere concessi in tempi brevissimi, o brevi, in quanto sugli istituti di credito pende la responsabilità di verificare che le imprese richiedenti, anche mediante autocertificazione dei fatturati 2019, siano comunque meritevoli di ricevere la liquidità necessaria. Bisogna constatare, purtroppo, come la burocrazia delle procedure non sia stata ovviata nemmeno nei tempi di un’emergenza epocale di tale portata.I TRE NEMICI IN AGGUATO: LA SVENDITA, IL FALLIMENTO O LA COLLUSIONE MAFIOSA.Azzerare gli ostacoli burocratici, introdurre procedure snelle, erogare a brevissimo sostegni finanziari a fondo perduto e mediante prestiti a zero tassi di interesse, redimibili in almeno un decennio, rappresentano gli strumenti necessari per evitare che gli imprenditori siano costretti a portare i libri in tribunale.
Per una lettura servidoriana Pasquale
PER UNA LETTURA SERVIDORIANA PASQUALE ( se vi va) AUGURI !!!
Alessandra Servidori Giovedì 9 Aprile www.formiche.net
L’Europa si muove per contrastare la violenza sulle donne
La presidente della commissione per i diritti della donna, Evelyn Regner, esorta l'UE e gli Stati membri a rafforzare il sostegno alle vittime di violenza domestica durante la crisi COVID-19. Sia a livello globale che in alcuni paesi dell'UE, è stato riferito che i casi di violenza domestica sono aumentati di un terzo nella settimana dopo l'istituzione del blocco. Le donne in relazioni violente sono bloccate a casa ed esposte al loro molestatore per periodi di tempo più lunghi. Ciò rende molto difficile per loro chiamare le linee telefoniche, poiché l'autore è sempre presente. Questi giorni e le settimane a venire sono particolarmente pericolosi per le donne. Tutti stiamo affrontando le principali sfide psicologiche attraverso l'isolamento o la quarantena, ma le donne e talvolta i bambini in case non sicure stanno affrontando uno stress test particolarmente estenuante. Pertanto, ora dobbiamo prestare particolare attenzione a questo problema ed espandere le nostre azioni per fermare la violenza contro le donne . Regner esorta tutti gli Stati membri dell'UE ad affrontare questa situazione con determinazione e a comunicare attivamente dove e come le persone colpite possono ottenere aiuto. Ciò deve includere anche semplici modi per contattare e avvisare la polizia, come messaggi di testo o chat online, e l'uso di parole in codice con medici o farmacisti. Inoltre, devono essere resi disponibili più posti nelle strutture di protezione dalla violenza e nei rifugi per donne. Ove possibile, l'UE deve sostenere le misure degli Stati membri finanziariamente e aiutandole a comunicare su tali misure. La pandemia COVID-19 evidenzia nettamente la disuguaglianza di genere in tutte le sue forme. Come mostrano le cifre dell’Ocse il 70% della forza lavoro sanitaria è costituito da donne, gran parte del lavoro di assistenza non retribuito è svolto da donne e l'imminente crisi economica colpirà le donne molto più duramente. Il nostro compito è rafforzare in modo sostenibile la salute fisica e mentale delle donne e la loro indipendenza economica, oltre la crisi COVID-19. La convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa e il suo meccanismo di monitoraggio
fornisce un contributo considerevole agli sforzi globali per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica. Attraverso i suoi rapporti di valutazione di base,il monitoraggio rafforza gli sforzi nazionali per combattere la violenza sulle donne fornendo consulenza alle autorità sugli sviluppi legislativi e politici. Le relazioni indicano una fonte autorevole di informazioni su diversi aspetti, per identificare lacune, esigenze e buone pratiche nelle parti della convenzione e può fungere da guida a tutti gli altri paesi e attori coinvolti, compresi quelli che non sono ancora parti alla Convenzione di Istanbul. 34 dei 47 Stati membri del Consiglio d'Europa hanno già ratificato la convenzione e altri 11, oltre all'Unione europea, lo hanno già firmato. Il Consiglio Europeo accoglie inoltre con favore l'interesse espresso da alcuni Stati terzi a aderire agli standard della convenzione in futuro e a procedure di ratifica contribuendo ai suoi rapporti di valutazione e condivisione delle attività che si sviluppano e che serviranno a difendere la salute delle donne. Possiamo far luce su tendenze, miglioramenti e sfide comuni che emergono dal processo di monitoraggio dei Paesi,sottolineando inoltre l'importanza cruciale del coordinamento tra le organizzazioni internazionali nei diversi tipi di attività svolte a livello regionale e internazionale. Siamo consapevoli della necessità di garantire coerenza nei messaggi e per evitare duplicazioni delle operazioni di monitoraggio. La partnership si è sviluppata in un contesto di ciò che è oggi la piattaforma delle Nazioni Unite e regionale ,meccanismi di esperti indipendenti sull'eliminazione della discriminazione e della violenza contro le donne: è una dimostrazione tangibile del impegno internazionale a tale riguardo,e al fine di conseguire una maggiore complementarità e sinergie. La piattaforma troverà modi per evolversi in uno spazio istituzionalizzato sostenibile per tutti i meccanismi di monitoraggio indipendenti sulla violenza contro le donne e i diritti delle donne.Noi come Associazione Nazionale TutteperItalia collaboriamo attivamente con la Commissione Ue anche attraverso lo scambio di informazioni sul tema.Ci auguriamo che il Dipartimento della Presidenza del Consiglio che ha la delega operativa per le Pari Opportunità ne colga l’importanza e si rapporti virtuosamente con questa metodologia di collaborazione.
Alessandra Servidori giovedì 9 Aprile ANPAL in rianimazione www.startmagazine.it
Nella crisi più nera e quando più avremmo bisogno di servizi per l’occupazione che funzionino Anpal si inchioda. Il suo Presidente Mimmo Parisi chiamato dal Mississippi da Di Maio- allora Ministro del Lavoro- a fornirci una magica piattaforma costata allo Stato ben 24 milioni per mettere in moto l’incontro tra domanda e offerta di lavoro,addestrare i navigator contrattuandoli per sviluppare una sinergia con i dipendenti dei Centri per l’impiego, dopo essere stato bocciato dal suo CDA per il bilancio del piano industriale 2020/22, è tornato in America. Lasciando così la già sofferente Agenzia senza timone. La fase due prevista da Parisi con il fantomatico sotwer avrebbe dovuto funzionare per chi percepisce il reddito di cittadinanza, e andare a lavorare. Ma di certo è che ad oggi i dati ci dicono che i centri per l’impiego hanno convocato 529.290 beneficiari su un totale di 908.198 – a fronte di circa 1,2 milioni di famiglie che prendono il reddito – che potrebbero stipulare un Patto per il lavoro. I “presenti” alla prima convocazione sono stati 396.297 e sono stati sottoscritti 262.738 patti di servizio. Punto di partenza per gli ulteriori passi necessari per portare a regime gli interventi finalizzati ad accompagnare i beneficiari al lavoro, come ad esempio l’assegno di ricollocazione, il completamento dei sistemi digitali per un migliore scambio di dati e informazioni con i sistemi regionali e per facilitare il contatto continuo con il mercato del lavoro.In altri Paesi europei, anche nelle esperienze più decentrate, operano Agenzie nazionali (con diverso grado di autonomia rispetto all’esecutivo), col compito di gestire i servizi per l’impiego, le politiche attive e, talora, anche l’indennità di disoccupazione e eventualmente altri benefits come in Danimarca, nel Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Germania. Ad Anpal non è stato attribuito anche un ruolo di gestione della NASpI, che si è deciso di lasciare all’INPS; così ANPAL agisce come un’agenzia leggera, con compiti di coordinamento (dei SPI, anche per i disabili, delle politiche attive e delle politiche passive).In Germania, che ha oltre 10 volte il personale impiegato dai servizi per l’impiego italiani, i CPI hanno anche il compito di amministrare l’indennità di disoccupazione, lo staff è notevolmente più numeroso ma il sistema è molto virtuoso. Lo stesso vale per la Francia e il Regno Unito, entrambi contraddistinti dallo one-stop shop.La Svezia, non ha implementato tale modello di erogazione integrata delle politiche attive e passive. Ma lo staff dei CPI svedesi conta 10.000 unità (più 2000 fra specialisti, medici, psicologi, ecc.) per 9 milioni di abitanti, e 320 CPI dislocati sul territorio. Anpal servizi ha ancora da stabilizzare 654 precari , sono 2980 i navigator,556 i Centri Per l’Impiego in Italia , 8 000 i dipendenti degli sportelli, di cui 1300 a tempo determinato. E’ evidente che l’introduzione del Reddito di cittadinanza (L. 26/2019), una misura immaginata di contrasto alla povertà (?) e al contempo di politica attiva, ha affidato ai CpI la definizione e l’attuazione dei percorsi di reinserimento lavorativo dei beneficiari, nonché il controllo di alcuni adempimenti previsti per la percezione del sussidio : il mancato collegamento con le politiche attive è quasi inesistente con Inps in affanno e i CpI si sono trovati a gestire una platea di utenti significativamente più elevata rispetto a quella precedente e sopratutto con profili di bassa occupabilità, che ne hanno reso senz’altro più complessa l’operatività. E comunque il sussidio, la cui generosità decresce significativamente all’aumentare del reddito da lavoro , ha scoraggiato l’accettazione o la prosecuzione di rapporti di lavoro precari e non particolarmente remunerativi. Tenuto conto della condizione economica della famiglia, i lavoratori tra i 15 e i 64 anni che percepiscono retribuzioni inferiori o pari all’ammontare del trasferimento ottenibile nel caso in cui non fossero occupati rappresentano fino allo 0,5 per cento del totale. Il disincentivo all’occupazione si concentra in segmenti con prospettive occupazionali già limitate (persone giovani, con impieghi precari e nel Mezzogiorno), che risentono ulteriormente di prolungati periodi di inattività. La struttura e la generosità del sussidio può inoltre favorire forme di lavoro irregolare,anche perché le misure sanzionatorie previste dalla legge trovano difficile applicazione concreta. A conti fatti la naturale considerazione è che è urgente modificare e in tempi brevi questo sistema perdente e ripensare anche, sul modello di altri paesi Europei, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro per non solo aumentare l’occupazione ma anche contemporaneamente assicurare un reddito/salario che contrasti la povertà
I nostri bambini e adolescenti e la solitudine
ALESSANDRA SERVIDORI 5 Aprile 2020 www.ilsussidiario.net
In questi giorni i mezzi di comunicazione affrontano il disorientamento della popolazione adulta e anziana in questa situazione di pandemia, ma ben poco si considera la solitudine e la situazione dei bambini e degli adolescenti. Che rimangono la parte più trascurata e invisibile dei consigli – più o meno – di esperti. Tra gli effetti nel breve e nel medio periodo non va trascurato l’impatto sociale dell’emergenza rispetto ai minori, soprattutto per coloro che vivono in contesti e situazioni di fragilità e in condizioni di svantaggio economico, educativo e socio-relazionale. Bambini e adolescenti che non hanno più il supporto della scuola, dei servizi della prima infanzia, delle reti educative, degli operatori socio-sanitari, della comunità educante.
La necessità di tutelare il diritto alla salute contrastando l’emergenza Covid-19 non deve farci scordare gli altri diritti di cui sono titolari i minorenni, e in particolare i quattro principi generali della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: il diritto di non discriminazione, il diritto alla vita, alla sopravvivenza ed allo sviluppo, il superiore interesse del minore e il diritto di partecipazione ed ascolto dei ragazzi/e in tutte le situazioni che li riguardano. Da Istat, che oggi ci segnala la preoccupazione di una denatalità ulteriore rispetto ai timori già segnalati all’inizio dell’anno e di un impoverimento della società, ci arrivano dati molto molto gravi. Al 1° gennaio 2019 gli 0-17enni residenti nel nostro Paese erano 9.679.134. Nella media 2017-2018, le famiglie con almeno un minore sono il 24,8% sul totale delle famiglie in Italia (una su quattro), di cui l’81,7% composte da coppie con figli, il 13,7% da monogenitori e il 4,6% da due o più nuclei (Fonte Istat – anno 2018). Tra questi minorenni sono 1.260.000 quelli che vivono in povertà assoluta a cui corrispondono 725.000 famiglie. Un numero che è più che triplicato in dieci anni, passando dal 3,7% del 2008 al 12,5% del 2018, mettendo in evidenza come si tratti della fascia della popolazione che ha subito maggiormente il peso della crisi, e che risentirà fortemente anche il peso dell’emergenza.
Sono minorenni che vivono in famiglie fragili, povere di reti sociali che non hanno le condizioni per condurre una vita accettabile. In tale contesto di fragilità, l’attuale situazione non potrà che aumentare la loro vulnerabilità. Non ci sono dati sulla povertà educativa, perché riguarda diverse dimensioni, ma sappiamo che priva milioni di bambini e adolescenti delle opportunità di crescita e formazione e di prospettive. Al termine dell’emergenza, servirà un Piano di contrasto alla povertà educativa, con un investimento di medio periodo che possa riequilibrare gli effetti della crisi in corso, in modo che tali effetti non siano moltiplicativi rispetto a condizioni di dislivelli e divari territoriali e sociali preesistenti all’emergenza.Secondo il Miur, gli studenti che frequentano l’anno scolastico 2019/2020 sono quasi 8,5 milioni e a seguito della chiusura delle scuole c’è stato un impegno da parte di alcune strutture per garantire la didattica a distanza, ma occorre anche pensare agli studenti che non sono in grado di seguire le lezioni on line perché non hanno la connessione internet o i supporti tecnologici o il supporto necessario per potervi accedere. Le “disuguaglianze educative” sono ancora più gravi per i bambini con bisogni educativi speciali o con disturbi nell’apprendimento, che in questo periodo si sono trovati privati dei loro riferimenti, e per i quali è indispensabile attivare percorsi e strumenti ad hoc per rendere la didattica digitale effettivamente inclusiva. La fruizione a macchia di leopardo della didattica a distanza accrescerà in modo esponenziale i divari sociali e territoriali nei livelli di apprendimento già molto forti in Italia. E poi altri, non avendo la mensa scolastica garantita per gli alunni in condizioni di povertà economica, ora si trovano privi di tale sostegno.
Abbiamo i bambini fuori dalla propria famiglia di origine: secondo gli ultimi dati disponibili, sono 26.615 (di cui 14.012 in affido familiare e 12.603 in strutture comunitarie). Le comunità di accoglienza e le famiglie affidatarie in questa fase di estrema gravità ed emergenza continuano a essere risorse importanti per la tutela e la protezione dei bambini e ragazzi accolti. Il decreto cura Italia ha disposto la permanenza “in casa”, senza però fornire indicazioni in merito ai rapporti dei minori in affidamento familiare o in comunità con le famiglie di origine e per questo è stata sollecitata l’emanazione di Linee guida in merito a livello nazionale. Abbiamo dei minorenni per cui lo stare a casa , senza andare a scuola, senza contatti sociali e dunque senza essere adeguatamente supportati, ha gravi ripercussioni sulla loro quotidianità e sulla possibilità di favorire percorsi di prevenzione e di accompagnamento. Sono circa 450 mila in Italia i minorenni in carico ai servizi sociali che sono stati sospesi con gravi ripercussioni per gli adolescenti seguiti dai servizi di neuropsichiatria infantile in ambito terapeutico-riabilitativo ambulatoriale, in ambito semiresidenziale, residenziale terapeutico, ospedaliero.Preoccupazione c’è anche per i procedimenti minorili in quanto è indispensabile garantire lo svolgimento dell’attività giurisdizionale laddove la stessa si rivolga alla protezione dei minori, soggetti per definizione fragili, senza interrompere la trattazione delle cause di carattere urgente, eventualmente attraverso lo svolgimento delle udienze secondo modalità “da remoto” laddove possibile. Nel nostro Paese i detenuti con figli sono 26.117 (Annessi statistici inviati dal Governo italiano al Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, settembre 2018) e i bambini vivono con particolare ansia la separazione dal proprio genitore detenuto, dovuta alla condizione straordinaria di sospensione dei colloqui in carcere (Dpcm 8 marzo 2020), indispensabili per il mantenimento della relazione. Diventa quindi rilevante l’attivazione di modalità che possono garantire i contatti da remoto, e interventi psicoeducativi a distanza, in grado di contenere le loro emozioni e rispondere alle loro domande.
Le persone di minore età figlie di migranti sono esposti a fattori di rischio peculiari, e in particolare si segnala che in caso di irregolarità giuridica dei genitori la frequente mancata iscrizione al Ssn (contrariamente a quanto indicato nei nuovi Lea) li priva di un rapporto continuativo con il pediatra di libera scelta, che permetterebbe una maggior informazione relativa alla prevenzione del contagio e un maggior monitoraggio di eventuale rischio socio-sanitario. Preoccupazioni sono evidenziate anche rispetto alla tutela dei minori stranieri non accompagnati, ricordando che al 31 dicembre 2019 ne sono stati riferiti al Sistema informativo minori 6.054, accolti in base alla legge 47/2017, i quali rischiano di veder compromessi i percorsi di inclusione portati sinora avanti e la loro stessa salute a causa dell’incertezza nella quale si sono trovati, o in cui si troveranno allo scadere del permesso per minore età, o in mancanza delle nomine dei tutori.
Ci sono poi per tutti i restringimenti alla possibilità di svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto . Alla mancanza della scuola si somma la sospensione delle attività sportive, delle attività culturali, sociali legate al loro benessere che avrà effetti importanti sul loro equilibrio psico-fisico. Tale mancanza è tanto più avvertita per i minorenni con grave disabilità intellettiva, disturbi dello spettro autistico o problematiche psichiatriche e comportamentali. Tutto questo è all’origine più che motivata delle preoccupazioni delle varie associazioni dagli operatori del Terzo settore del Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, con il coordinamento di Save the children Italia, che hanno richiamato l’attenzione delle Istituzioni con l’invito a ricordarci – tutti – dei bambini e degli adolescenti nell’adozione delle misure di emergenza e nella gestione di questo drammatico momento.
Caregivers familiari :novità importanti
Alessandra Servidori
La virulenza aggrava la situazione delle persone affette da patologie oncologiche e invalidanti. Di solito a ridosso della primavera le molteplici associazioni che combattono i tumori a sostegno delle famiglie più fragili mettono in moto l’offerta di prodotti alimentari o floreali come segno della donazione alla rete associazionistica o socio sanitaria, il braccio operativo di sostegno al welfare pubblico.Ma in questo momento non è possibile . Sempre da queste pagine abbiamo spesso parlato e assunto iniziative(https://www.tutteperitalia.it/tutteperitalia/editoriali2/670-guida-per-assistenti-familiari)per i caregiver che rappresentano ormai uno strumento imprescindibile per la sostenibilità dei sistemi sanitari e sociali. A livello dell’UE, infatti, vi è una direttiva del luglio 2019 in tema di Work-Life Balance for Parents and Carers, volta a trovare il punto di equilibrio tra attività professionale e vita familiare dei prestatori di assistenza con appunto dei particolari congedi. In Italia, dopo anni di grave ritardo, vi è un testo che riconosca e tuteli il caregiver, e nel corso della XVII legislatura sono stati presentati in Senato alcuni disegni di legge, poi riuniti in una proposta di testo unificato dalla X Commissione Lavoro e previdenza.L’attività dei caregiver, elemento fondamentale dell’assistenza domiciliare, si colloca nel solco del lento cambiamento culturale che vede un riposizionamento delle prestazioni ospedaliere nel complesso dei sistemi sanitari. Per i malati oncologici e non solo il supporto del prestatore informale di assistenza rappresenta un vero e proprio elemento della cura, non soltanto per le attività pratiche messe in campo dal caregiver, ma anche per il valore che l’assistenza a domicilio, prestata da una persona di fiducia, presenta in relazione al benessere psicofisico del malato. del malato.Il volontariato e non solo oncologico non può che valutare positivamente tali iniziative legislative, che hanno avuto il merito di interrompere l’inerzia, ormai ingiustificabile, del legislatore statale, per quanto, le stesse, al punto in cui si sono arrestate, non presentano contenuti sufficienti. La proposta di testo unificato, infatti, non introduce alcun nuovo diritto per il caregiver e presenta una definizione di prestatore volontario poco chiara che potrebbe ingenerare, nella pratica applicazione della futura normativa, più di un dubbio interpretativo. E’ invece necessario prevedere una compensazione della perdita di reddito familiare dovuta al duplice abbandono del lavoro, del malato e di chi se ne prende cura, attraverso l’introduzione di adeguati benefici. L’urgenza di definire un siffatto sistema di tutele è determinata anche dalla previsione, nella legge di Bilancio sia per il 2018 aumentata nella legge di bilancio del 2019 del Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare, finanziato con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020. E poi alzata a 25 milioni annui .Senza criteri chiari, non è possibile finanziare alcuna azione concreta. Un adeguato, e per questo finanziabile, sistema di tutele per il prestatore di assistenza, tuttavia, non può che essere costruito intorno al fabbisogno che genera la malattia, in ogni sua fase di sviluppo e progressione, determina peculiari esigenze del malato e quindi comporta un grado di coinvolgimento del caregiver impegnato dunque per il futuro a promuovere il riconoscimento delle specificità affinché il legislatore, possa riprendere la discussione e, pertanto, possa predisporre misure di sostegno e tutele efficaci per “chi si prende cura” di un malato.Nell’emergenza corona virus e nella ricerca di risorse nel governo è partita l’analisi e le proposte per sostenere le famiglie .Ed è in questa occasione che dalle pagine di Voce libera, a firma Francesco Comellini , ci arrivano notizie interessanti che hanno accolto il grido di preoccupazione dei caregiver in attesa di poter avere un sostegno per loro. Tra i 1126 emendamenti presentati al Cura Italia ne balzano agli occhi almeno due di reale interesse per i caregiver familiari.Il primo, a firma della senatrice Guidolin (M5S), nel rendere alternativa la misura dei 12 giorni di congedo ad un bonus da 600 euro complessivi da usare per acquisti di servizi domiciliari, commette l’errore di utilizzare 5 milioni presi dal Fondo per il sostegno e la valorizzazione del lavoro di cura svolto dai caregiver familiari. Fondo che, in mancanza di una legge che ne ripartisca tra gli aventi diritto le somme come aiuto economico diretto, ha nel frattempo accumulato la bella cifra di 75 milioni di euro dal 2018. Quel fondo in effetti non può e non deve essere utilizzato, nemmeno in questa situazione di emergenza, per finanziare misure non conformi alla volontà del legislatore che lo ha istituito. Sul punto vi è stata una presa di posizione della vice Presidente della Camera Mara Carfagna, che ha evidenziato come detto emendamento “pur avendo una finalità giusta, ha una copertura sbagliata” e ha fatto appello al ministro Elena Bonetti affinché “intervenga per andare in soccorso di queste persone che dedicano la loro esistenza a chi senza di loro non avrebbe una vita”.E’ intervenuto anche il senatore Andrea Cangini che ha presentato un emendamento finalizzato a corrispondere un bonus da 600 euro al mese, per i mesi di marzo e aprile, anche ai caregiver familiari, al pari di tutti gli altri soggetti tutelati dal governo nel Cura Italia. Cangini auspica che tutte le forze politiche siano pronte a farlo proprio. Il ministro Bonetti ha dato ragione a Mara Carfagna. Adesso si auspica che la “nuova convergenza” del ministro Bonetti , che ha dimostrato di saper superare ogni barriera ideologica per il bene del Paese e dei caregiver familiari, porti a una largo accordo per l’approvazione dell’emendamento Cangini. Attendiamo fiduciosi.
TutteperItalia e Europa social Network
Il post di Alessandra Servidori su Esn www.startmagazin.it 30 marzo 2020
In questa situazione di grande difficoltà sanitaria sociale, con i problemi mal risolti in passato che riguardano le persone fragili come anziani, disabili, indigenti, aderendo come Associazione TutteperItalia all’European Social Network (Esn) abbiamo lanciato una pagina web dedicata per raccogliere nuove risorse da migliori pratiche con informazioni su come i servizi sociali in Europa stanno affrontando l’emergenza grazie al contributo dei nostri membri, partner e amici. Uno studio compiuto da un gruppo di studiosi sulla situazione europea per quanto riguarda le risorse disponibili in tempi di crisi sanitaria e sociale per esempio suggerisce — in questo momento in cui la trattativa Ue sul Mes si è arenata — di individuare un settore in cui tutti gli Stati sono in difficoltà per sostenere le categorie a rischio così da condividere un’apertura non condizionabile degli interventi — magari a tempo determinato — per poi ridiscutere in tempi migliori l’assetto del Mes.
Il nostro social network europeo chiede alla Commissione europea di avviare una revisione che da quasi un decennio (da quando gli stati membri dell’Ue hanno concordato con la Commissione europea) del quadro volontario per la qualità dei servizi sociali. La qualità dei servizi sociali è stata vista come di pari importanza per la loro disponibilità ed è qualcosa che abbraccia tutti e 20 i principi del pilastro europeo dei diritti sociali.
Un elemento trasversale nei 20 principi del pilastro è la fornitura di sostegno a diversi gruppi di popolazione vulnerabili. Avere una garanzia per prendersi cura di coloro che ne hanno bisogno è il primo passo per garantire la qualità dei servizi sociali e dell’assistenza sociale. Includere la garanzia dell’assistenza nella revisione farebbe questo e integrerebbe altre iniziative europee come la raccomandazione sugli investimenti nei bambini, la garanzia per i giovani, le iniziative sull’assistenza a lungo termine e la strategia europea sulla disabilità.
Oggi chiediamo con maggior determinazione alle condizioni date un approccio più proattivo per migliorare la qualità dell’assistenza che consenta a più persone in tutta Europa di esercitare i propri diritti all’assistenza sociale e al supporto. La recensione oggi farebbe molto di più: aiuterebbe ad aggiornare gli elementi generali che dovrebbero essere inclusi in tutti gli schemi di garanzia della qualità efficaci e dello standard minimo da assicurare. Aiuterebbe a concordare una serie di principi attuali comuni che sarebbero utili alle organizzazioni che sviluppano e utilizzano schemi di garanzia della qualità e alle persone che commissionano e acquistano i propri servizi, per avere una migliore comprensione delle caratteristiche in cui dovrebbero cercare un servizio di qualità e comunque come standard in situazione di crisi che si potrebbe ripetere. Fornirebbe un punto di riferimento per il confronto o lo sviluppo di sistemi di garanzia della qualità nei paesi europei e di intervento su criteri condivisi.
Concentrandosi sui principi su cui si fonda qualsiasi solido sistema di garanzia, la revisione può aiutare i regolatori di tutta Europa a valutare i meriti di diversi approcci per garantire l’assistenza nel tempo, oggi un aiuto fondamentale per reggere la crisi. La nostra rete sociale europea (Esn) è la rete indipendente per i servizi sociali pubblici locali in Europa. Riunisce le organizzazioni che pianificano, forniscono, finanziano, gestiscono, ricercano e regolano i servizi sociali pubblici locali, inclusi salute, assistenza sociale, occupazione, istruzione e alloggio. Supportiamo lo sviluppo di politiche sociali efficaci e pratiche di assistenza sociale attraverso lo scambio di conoscenze e competenze. L’intervento dei servizi sociali e dell’assistenza sociale è un obiettivo essenziale delle autorità pubbliche.
È chiaro che in questo periodo ci occupiamo di assicurare l’ottenimento di servizi di base alle persone fragili ma sappiamo che la qualità inizia con ciò che conta di più per le persone che li usano. Tuttavia, un servizio di base ma sempre di qualità presta anche molta attenzione alle aree che potrebbero essere invisibili alle persone che utilizzano i servizi, ma sono vitali per uno standard di fornitura, come la gestione degli interventi di cura o lo sviluppo della forza lavoro.Il passaggio successivo che stiamo predisponendo è la strategia integrata di sussidiarietà tra pubblico e privato, tra privato convenzionato. La discussione interrotta sulle risorse del Mes potrebbe riprendere proprio dal settore socio sanitario e condividere un meccanismo comune di assicurazione cioè di mutualizzazione di condivisione del rischio come suggerito da Padoan come asse portante degli eurobond o corona bond e dunque verso una riforma dell’eurozona bloccata. Il Coronavirus attacca tutti indistintamente e oggi è il tempo di massimizzare l’impatto per produrre beni pubblici costruendo meccanismi comuni che si aggiungono a quelli nazionali e ne rafforzano l’impatto.
Il presidente Mattarella chiami Draghi
Alessandra Servidori www.ildiariodellavoro.it
L'unica possibilita' di salvarsi dalla deriva è nelle mani di Mattarella
Non si può giocare in proprio però quando lo stesso Presidente della Repubblica ha più volte sollevato il problema di merito e di metodo delle scelte compiute, addirittura spingendo nell’ombra i tre ministri che secondo il dettato costituzionale, Salute, Interni, Economia, hanno la corresponsabilità delle scelte compiute in questo periodo storico di grande crisi. Non si può essere stimati agendo in proprio , lavorando in maniera strisciante per la propria immagine, abusando di apparizioni televisive, conferenze stampe, abuso dell’inno nazionale che la storia ci racconta essere ricordato nei momenti più solenni e non ad uso personam. Poteri straordinari,Parlamento offuscato, parti sociali umiliate, e la ricerca spesso purtroppo trovata di una cortigianeria accattivante giornalistica.
Siamo con la recessione già alle porte prima del virus e con il debito pubblico (2.443 miliardi) attestato sul 134% del pil. Una condizione che non ci consente di utilizzare più di tanto la sospensione, peraltro temporanea, del Patto di stabilità Ue. Se spendiamo a debito circa il 10% del pil (170 miliardi) come faranno tutti i paesi europei e per prima la Germania che ha già messo in cantiere una cifra enorme per fronteggiare la crisi , nel 2020 il rapporto debito-pil schizzerebbe tra il 150% e il 170%, a seconda che la recessione ci faccia perdere 5 o 8 punti percentuali di ricchezza prodotta. L’Europa non farebbe più scattare le sanzioni , ma di certo non bloccherebbe quelle dei mercati finanziari, che spingerebbero al rialzo lo spread – solo limitatamente calmierato dalla Bce, che pur avendo stanziato nuovo QE non può sottoscrivere nuove emissioni perché opera solo sul mercato secondario.
E’ evidente che metteremo in forse la sostenibilità del nostro debito, anche a causa dell’inevitabile cambiamento in negativo delle società di rating che ridurrebbe i Btp a titoli “spazzatura”, che porterebbe al fallimento delle banche e l’Italia dritta dritta fuori dall’euro. E con L’Olanda e i paesi nazionalisti europei che si mettono di traverso alle possibilità di accedere ad altri sostegni monetari senza inchiodarci alla Troika, l’unica possibilità di essere veramente una nazione che alza la testa e reagisce a questa drammatica deriva senza ritorno è nelle mani di Mattarella che deve cambiare la guida del governo incapace.
Alessandra Servidori
25 Marzo 2020
Contro il cigno nerissimo :Forza Europa Avanti Italia !
Alessandra Servidori
Il cigno nerissimo (evento inatteso devastante politicamente nel mondo)di una già grigia primavera non ci spaventi.
Forza Europa e avanti Italia 23 marzo 2020
La nostra situazione italiana è legata anima e corpo all’Europa e l’emergenza virale sanitaria e sociale hanno messo in evidenza la vulnerabilità delle catene produttive sia comunitarie che internazionali e quando uno shock colpisce uno degli anelli l’impatto è drammaticamente e furiosamente sistemico e il rischio è evidente di blocchi economici chiusi all’esterno e in competizione. Sta di fatto che il nostro sistema è vecchio e malato e deve cambiare e la pandemia ne accelera le modifiche indispensabili poiché è evidente che il sistema politico sia italiano che della gran parte dei paesi dell’unione eu e del mondo non è più rappresentativo della realtà sul territorio e nei confronti degli altri paesi.Che posto ha oggi l’Italia nella dimensione internazionale?E’ una domanda imbarazzante lungi dal perorare la tesi populista e nazionalistica alla quale comunque la politica deve dare una risposta. La nostra situazione economica era già in grave situazione in un trend in calo : calo dell’occupazione , squilibri commerciali evidenti quelli del credito anche e le necessarie riforme lente lentissime se non bloccate.La tecnologia aveva promesso di potenziare e reimpostare la nostra vita ma le disuguaglianze sono aumentate e l’innovazione è vulnerabilissima e la crisi di sfiducia è arrivata prima da noi e poi dagli altri nei nostri confronti. Servono dunque in Italia e in Europa competenza e coraggio per ricostruire fiducia. La nuova Europa come l’Italia deve consolidarsi tra i 27 Paesi Le strutture monetarie per affrontare la crisi finanziaria- deve rilanciare la crescita senza la quale non riesce ridurre le divergenze tra i paesi e all’interno di essi e per essere forte nei confronti di Cina Usa Russia-deve colmare il divario tecnologico e industriale nella rivoluzione digitale-deve porre l’europa alla guida del cambiamento del clima con le trasformazioni necessarie-deve trovare una risposta europea al problema dell’immigrazione deve ovviamente irrobustire la difesa. Con sfide di unità coesione coerenza fermezza. Comunque più che guidare sarà richiesta coerenza e dialogo e cercare di capire quali sono le risposte a tentativi di frammentare la ue e le risposte politiche per fermare l’onda illiberale ed antieuropea,insomma una europa veramente vicina ai cittadini. La Banca Centrale Europea, dopo un primo tentennamento e qualche gaffe da parte della governatrice Christine Lagarde si è messa sulla giusta strada, dando il via al suo whatever it takes da 750 miliardi di euro, mettendo in campo molti strumenti presenti nel suo toolkit, dall’acquisto dei titoli di Stato alle aste di liquidità (cosiddette TLTRO), oltre che all’allentamento delle normative bancarie su prestiti e NPL, per fare in modo che la maggior liquidità immessa nel sistema si possa trasferire all’economia reale. Anche il Parlamento Europeo ha finalmente battuto un colpo, nella proposta avanzata congiuntamente dai gruppi popolare, socialista, liberale e dei verdi, di trasformare il MES, il famoso fondo “salva stati”, in un fondo “salva Europa”, ovvero non più indirizzato ai singoli stati in difficoltà ma all’intera Europa, utilizzando il suo potenziale Fondo da 410 miliardi di euro, dei quali 80 miliardi subito disponibili. Per noi osservati a vista perché tutti ci guardano saremo un esempio per come ci risolleveremo anche economicamente e come sfideremo la recessione e allora serve una vera politica industriale, si finanzino le infrastrutture anche con Eurobond,si faccia un Piano casa, con la detassazione degli investimenti per migliorare le abitazioni ,una ires fissa al 10% ora subito.Si faccia un Patto sociale e fiscale .Si inizi ad aiutare le famiglie più deboli e sbloccare i fondi per opere pubbliche già finanziate. L’ammontare è di oltre 100 miliardi. Se a questi 100 miliardi se ne aggiungessero altrettanti per rifinanziare la legge sulle città metropolitane e sulle periferie avremmo un moltiplicatore delle risorse investite interno di potenza straordinaria. E il rapporto di fiducia tra contribuente e cittadino deve rafforzarsi perché in questa fase si dovrebbe pensare a misure di risarcimento pieno per tutte le attività che hanno abbassato le saracinesche (bar, artigiani, negozi ad esempio) o chiuso gli studi professionali di ogni tipo. Pensiamo a quanto vale l’economia sommersa che è intorno ai 200 miliardi : lo Stato chieda di dichiarare oggi a quanto ammonta il mancato profitto o reddito reale per ogni mese di «fermo». Ebbene: facendo debito e deficit, lo Stato li risarcisce totalmente. La dichiarazione sul «profitto reale» non dovrebbe avere alcun effetto sul passato, nessun tipo di pretesa verrà avanzata su ciò che non è stato versato al fisco in precedenza. Non è un condono, ma una pace vera e necessaria per superare lo stato di «economia di guerra».
Opuscolo dalla parte delle malattie mentali
TutteperItalia-NoituttiperBologna--Unimore-
Cerchiamo insieme di conoscerci meglio
A cura di Alessandra Servidori
Questo semplice opuscolo ha l’obiettivo di sostenere le persone e le loro famiglie che hanno dei disturbi del comportamento, spesso diagnosticati come malattie mentali e psichiatriche , che si sentono molto sole e hanno bisogno di conoscere alcune informazioni.
Di questo aspetto molto presente nella società si ha non solo una percezione ma è viva la realtà di una situazione negativa, per lo più basata sui pregiudizi che vedono le persone con questi disturbi come pericolose,imprevedibili e inaffidabili. Una significativa dose di non conoscenza del problema incrementa le difficoltà che le persone con disturbi mentali si trovano a dover affrontare,ostacolandone il ricorso alle cure e aumentandone il carico personale e familiare, aumentando stigma e pregiudizi. Utenti ,familiari, operatori dei servizi socio sanitari e cittadini conoscendoci meglio reciprocamente possiamo favorire una mentalità e una cultura dell’inclusione delle persone con disagio psichico aiutandoci a vivere meglio. La carta di Trieste. http://www.news-forumsalutementale.it/public/Carta_di_Trieste_2011.pdf E’il primo codice deontologico per chi tratta notizie riguardanti cittadini con disturbo mentale e più in generale questioni legate alla salute mentale. O meglio, è soltanto la bozza di un protocollo che è bene conoscere, discutere e definire insieme, perché da tempo, e non solo in Italia, si sente la necessità di migliorare l’informazione intorno a questi temi che tuttora, a ben trent’anni dalla Legge 180 che ha restituito la parola a chi soffre o ha sofferto di un disturbo mentale, faticano a trovare le parole per essere comunicati, raccontati e trattati nel rispetto della dignità delle persone e della verità dei fatti. Temi che tuttora, grazie a parole disattente, frettolose e disinformate, vengono letti e interpretati in maniera distorta e talvolta tendenziosa, alimentando una visione della realtà che troppo spesso non corrisponde a quella vissuta dalle persone, dalle famiglie e dalla comunità. E’ importante sapere che : Come è scritto nella Carta di Trieste chi ha un disagio mentale è una persona, con i diritti e i doveri di tutti gli altri. E’ una cittadina/cittadino che ha una malattia complessa che investe aspetti biologici,psicologici e sociali; può avere difficoltà a riconoscere il suo stato di malattia perché è difficile stabilire il confine netto tra malattia e normalità, che rappresentano condizioni instabili, mutevoli e spesso, almeno in parte, reversibili. Non è una persona pericolosa, inguaribile, imprevedibile, improduttiva, irresponsabile. E’ una persona che ha bisogno di aiuto e di comprensione e soprattutto di avere informazioni utili.
Carta di Perugia (per avere notizie sulla malattia): www.odg.it/content/informazione-e-malattia-la-carta-di-perugia-0
Cosa prevede la normativa :
*La legge 180/1978, cd Legge Basaglia, recepita nella legge 833/78 ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale, ha introdotto in Italia una “rivoluzione” nel campo della salute mentale:
1. ha sancito la chiusura dei manicomi;
2. ha sancito che di norma i trattamenti per malattia mentale sono volontari, limitandone l’obbligatorietà a poche e definite situazioni;3. ha statuito che gli interventi di prevenzione cura e riabilitazione relativi alle malattie mentali sono attuati di norma dai servizi e presidi extraospedalieri
*DPR 10.11.1999 Approvazione del Progetto Obiettivo “Tutela della salute mentale 1998 -2000”.
*La Regione Emilia Romagna si è dotata del Piano Attuativo Salute Mentale 2009 – 2011, in cui accanto a principi, obiettivi e valori si declina il funzionamento dei servizi per la cura e la presa in carico.
*Il Codice Civile prevede la tutela della persona affetta da malattia mentale e in ogni caso (art 414-415) tutte le persone affette da disturbo mentale godono dei diritti garantiti dalla Costituzione e il riconoscimento del pieno diritto di cittadinanza è alla base di ogni programma di prevenzione,cura reintegrazione sociale
*Il Dipartimento di Salute Mentale (DSM) è il cardine dell’organizzazione territoriale prevista dal progetto Obiettivo salute mentale ossia il modello organizzativo operante che garantisce l’unitarietà degli interventi a cui si possono rivolgere tutti i cittadini per se stessi o per un proprio familiare e tutti coloro che per professione (medici di base, insegnanti,..) possono trovarsi a contatto con persone che hanno un disturbo psichico o i loro familiari.
* Piano attuativo salute mentale Regione Emilia Romagna http://bur.regione.emilia-romagna.it/dettaglio-inserzione?i=831ae6d524c74fad9a69efb57acecccc. Regione Emilia-Romagna DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE 12 SETTEMBRE 2016, N. 1433- Delibera di approvare per l’anno 2016, per quanto in premessa esposto e qui integralmente richiamato, la ripartizione alle Aziende sanitarie del finanziamento per il ‘Piano attuativo Salute mentale e superamento ex OO.PP.’ anno 2016, previsto nell’ambito della programmazione e del finanziamento del Servizio Sanitario regionale anno 2016 di cui alla DGR n. 1003 del 28 giugno 2016, secondo gli obiettivi per l’assistenza socio-sanitaria per i pazienti della Salute Mentale di cui all’Allegato B - punto 2.4.2 parte integrante del provvedimento medesimo, ed in continuità con il “Piano Attuativo salute mentale 2009-2011” approvato con DGR n.313/2009; il riparto e l’assegnazione alle Aziende sanitarie delle risorse, pari a complessivi 38.000.000,00 euro, sono rappresentati nella tabella di cui all’Allegato 1, parte integrante del presente atto;2. di disporre che le Aziende sanitarie rendicontino al Servizio regionale Assistenza Territoriale, distintamente per ogni area di intervento indicata nella tabella di cui all’Allegato 1, l’utilizzo delle somme assegnate e forniscano una valutazione delle attività svolte, entro il 31 gennaio 2017, per gli inserimenti effettuati per il trattamento dei DCA nelle strutture residenziali “In Volo” e “Residenza Gruber”, ed entro il 30/03/2017 per le restanti attività;3. di disporre che parte della quota destinata per il “Fondo per l’autonomia possibile - Salute mentale” possa essere utilizzata per integrare il finanziamento del “Programma disturbi del comportamento alimentare - Rete residenziale”, motivando le ragioni di questo utilizzo in fase di rendicontazione;4. di disporre per gli inserimenti in strutture residenziali per interventi di assistenza socio-sanitaria a bassa intensità dei pazienti dei Centri di Salute Mentale, l’applicazione di quanto già previsto dal Piano attuativo salute mentale (DGR n.313/2009) in merito alla valutazione multidisciplinare e alla compartecipazione dell’utente alla spesa delle prestazioni residenziali socio-sanitarie;5. di dare atto infine che, per quanto previsto in materia di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni, si provvederà ai sensi delle disposizioni normative ed amministrative richiamate in parte narrativa.6. di pubblicare il presente provvedimento ed il relativo allegato nel Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna Telematico (BURERT).
Le persone che si rivolgono al servizio di salute mentale .Possono soffrire e presentare sintomi o comportamenti diversi . E’ utile cominciare a distinguerli tentando alcune definizioni elementari.
Per esempio : Ansia uno stato di ansia produce una reazione eccessiva, immotivata o sproporzionata rispetto alle situazioni,si trasforma da condizione fisiologica a vero e proprio disturbo in grado di incidere pesantemente sulla vita di chi ne soffre. I disturbi d’ansia si manifestano sia in termini fisiologici che psicologici, si caratterizzano per una sensazione di imminente pericolo,preoccupazione intensa, sensazione di attesa nervosa, insicurezza ed impotenza a modificare la situazione. Si può accompagnare a disturbi somatici (palpitazionni,sudorazione, sensazione di soffocamento, eruttazioni, tremori, paura ...). Diverso anche se simile l’Attacco di panico : una improvvisa paura incontrollabile senza apparente motivo ,mancanza di padronanza della situazione. Più importante è la Depressione che è un disturbo dell’umore. Generalmente chi presenta i sintomi della depressione mostra e prova frequenti e intensi stati di insoddisfazione e tristezza e tende a non provare piacere nelle comuni attività quotidiane. Le persone che soffrono di depressione vivono in una condizione di costante malumore e con pensieri negativi e pessimisti circa sé stessi e il proprio futuro. Ancora :Il disturbo bipolare (o depressione bipolare) è caratterizzato da instabilità dell'umore e da fasi di (ipo)mania e depressione che si alternano, è un disturbo cerebrale che determina variazioni inusuali di energia, livelli di attività e capacità di portare avanti le attività quotidiane. Una fase che può ricorrere è la fase maniacale, caratterizzata da sintomi come iperattività, idee rapide e grandiose, aggressività o polemismo, perdita dell’aderenza alla realtà e appiattimento della percezione di sé in senso grandioso-ottimistico. La diagnosi specialistica si articola inoltre in patologie più importanti come Disturbi del comportamento alimentare Anoressia ,Bulimia ,Disturbo di personalità,Borderline,Schizofrenia,Allucinazioni,Paranoia, disturbo delirante,ossessivo compulsivo. Una attenzione particolare è dedicata al termine inglese burnout (letteralmente „bruciarsi“) indica uno stato di logoramento emotivo, mentale e fisico che perdura per un periodo prolungato di tempo e si associa a un senso di vuoto e assenza di motivazione. I soggetti colpiti lamentano scarsa autostima e negatività nei confronti del lavoro, ma anche verso sé stessi e gli altri. Il burnout non è una malattia mentale, bensì un fattore di rischio per depressioni, sindromi ansiose, disturbi psicosomatici e dipendenze. Esso può dunque anticipare una malattia psichica o fisica o associarsi ad essa. Il burnout viene chiamato anche „malattia del manager“, in quanto può essere innescato da un forte stress lavorativo. Ne sono particolarmente colpiti coloro che svolgono attività professionali a carattere sociale e i soggetti sottoposti a pressioni multiple o in posizioni dirigenziali. Diversi studi indicano che il numero delle persone affette da burnout ha registrato una forte crescita negli ultimi anni. Il burnout si manifesta a tre livelli: emotivo, psichico e fisico. Lo stato di malessere viene a lungo rimosso e negato e in genere se ne acquista consapevolezza solo a seguito di un evento particolare che può essere una reazione di cortocircuito, un grave errore, una notizia terribile, un incidente, una malattia o un altro fatto imprevisto. La reazione emotiva comprende l’abbattimento, il disinteresse, l’insoddisfazione, l’amarezza, la facilità al pianto, il senso di isolamento, il negativismo, la disperazione fino ai pensieri di suicidio. Lo sfinimento fisico si può invece manifestare tramite sintomi quali spossatezza, concomitanza di stanchezza e insonnia, tensioni muscolari, dolori di schiena, variazioni di peso, disturbi cardiocircolatori, problemi gastrointestinali, abuso di caffè, tabacco, alcol e altre droghe o generi voluttuari. L’esaurimento psichico può tradursi infine in una forte riduzione delle prestazioni e in difficoltà di concentrazione e di memoria. Il burnout ha un’evoluzione latente che attraversa diverse fasi: generalmente si parte infatti da un forte impegno e idealismo nel proprio lavoro per arrivare a una situazione finale di grande delusione e disperazione. Nelle fasi intermedie si osserva un marcato calo motivazionale e prestazionale, con ritiro sociale, disinteresse e perdita di empatia verso sé stessi e verso gli altri, associati a senso di depressione, aggressività e cinismo. Possono manifestarsi in modo ricorrente o persistente anche sintomi fisici quali tensione addominale, disturbi gastrici, diarrea, stipsi, cefalea, dolori di schiena, disturbi del sonno, problemi cardiocircolatori, variazioni di peso, attacchi di debolezza, vertigini, senso di sordità e crampi muscolari.
In presenza di alcuni sintomi sopra appena citati a chi rivolgersi anche su richiesta del medico di base.
Affrontare queste situazioni di sofferenza e individuarne le cause è più facile se ci si rivolge a un esperto. Medici e psicoterapeuti sono infatti in grado di offrire un aiuto mirato, e in presenza di patologie associate quali depressione, sindromi ansiose o dipendenza è poi assolutamente necessario affidarsi a uno psicologo o psichiatra oppure agli specialisti del servizio per le dipendenze. I disturbi fisici sono campanelli d’allarme che dovrebbero essere valutati e trattati dal medico di base o dall’internista affrontando apertamente nel colloquio anche il contesto in cui si sono manifestati. Quando i soggetti colpiti si rendono conto che non possono andare avanti così è bene parlare con loro della possibilità concreta di modificare il proprio sistema di valori e il proprio stile di vita. I diretti interessati possono infatti fare molto per migliorare la propria situazione e quella della propria famiglia.
Non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto, ma il primo passo può richiedere un certo sforzo e molto coraggio: famigliari ed amici possono offrire un importante sostegno in questa fase.
Il medico di medicina generale va consultato se sorge il dubbio di soffrire di disturbi comportamentali e mentali : è meglio rivolgersi al medico una volta di troppo che rischiare di trascurare il problema. Gli psicoterapeuti (psicologi o psichiatri) sono gli specialisti in grado di assicurare un trattamento mirato per il disturbi di questo genere. Gli psichiatri possono diagnosticare meglio di chiunque altro un disturbo di una certa importanza ,distinguendolo da altre patologie psichiche. Lo psichiatra deve essere comunque consultato quando il solo approccio psicoterapeutico non ha dato i risultati sperati oppure in presenza di patologie associate o quando il disagio è tale da generare nel soggetto pensieri autolesionisti. I famigliari possono aiutare il soggetto colpito evidenziandone con pazienza i comportamenti particolari per fargli comprendere che si tratta di una malattia da prendere sul serio. I gruppi di aiuto-aiuto contribuiscono a rompere l’isolamento nel quale cadono sovente le persone affette da patologie importanti. In un gruppo di persone con lo stesso problema è più facile superare la vergogna della propria sofferenza, ammettendola apertamente e cercando aiuto. Il Centro di Salute Mentale è la struttura operativa rivolta alla direzione, coordinamento e gestione delle attività di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione del disagio e del disturbo psichico per la popolazione di età superiore ai 18 anni, con particolare attenzione ai disturbi gravi. Le attività del Centro di Salute Mentale sono organizzate in rete al fine di garantire equità di accesso ai cittadini. Ciò significa che, indipendentemente dalla sede a cui ci si rivolge, vengono assicurati i medesimi percorsi diagnostico-terapeutici e livelli di assistenza, grazie alla condivisione di procedure cliniche comuni e vi operano Professionisti Psichiatri Psicologi Infermieri Assistenti Sociali Educatori Professionali Personale per l’assistenza di base Tutte le indicazioni degli 11 ambulatori presenti sul territorio e dell’assistenza che garantiscono con relativo indirizzo si trovano su Carta dei Servizi http://www.ausl.bologna.it/eauslbo/applications/cart_serv/getFile?url=/PDF/Carte/CENTRO%20DI%20SALUTE%20MENTALE%20.pdf. Come si accede agli ambulatori . Il cittadino può accedere direttamente al Centro di Salute Mentale di pertinenza territoriale (senza ricorso al CUP) contattando il personale dell'unità operativa che fissa l'appuntamento della visita comunicando il nome dello specialista, l'eventuale costo, le modalità di pagamento della prestazione ed ulteriori informazioni necessarie. Esistono inoltre i gruppi di auto –mutuo aiuto: non siamo soli con il problema Nei gruppi di auto-mutuo-aiuto si incontrano persone con vissuti e difficoltà simili. Questi incontri permettono di uscire dall’isolamento, favoriscono lo scambio di informazioni utili sull’argomento e sulle esperienze maturate e offrono sostegno grazie alle varie competenze dei partecipanti. I gruppi di auto-mutuo-aiuto sono caratterizzati dalla volontà di gestire autonomamente la propria situazione e
la ricerca delle soluzioni. Con il sostegno degli altri membri del gruppo è possibile formulare e perseguire attivamente nuovi obiettivi per il futuro. Viviamo situazioni difficili: nessun motivo di vergognarsi, nessun motivo di nascondersi, ma un motivo per cercare aiuto
Includere nel decreto Colf badanti e caregiver familiari per i quali c'è il Fondo
Alessandra Servidori
Includere anche colf e badanti nel Cura Italia : fondamentale per le famiglie e per le stesse lavoratrici.E si mettano d'accordo in Parlamento e subito per varare il Fondo per i caregiver familiari! E i Sindacati diano ascolto ai familiari .Con il Fondo ( 25 milioni all'anno dal 2018 che sono fermi!) si devono aiutare i familiari che hanno disabili!
"Per i lavoratori domestici - sottolineano sindacati e aziende - non sono previsti ammortizzatori sociali in deroga in caso di sospensione del rapporto di lavoro, rendendoli così lavoratori più discriminati davanti a questa crisi emergenziale, senza un reddito per un lungo periodo".
Le parti mettono in risalto l'alto tasso di irregolarità dei rapporti di lavoro nel settore che nel 2018 ha raggiunto quota 58% con 859.233 lavoratori domestici regolari (53% colf e 47% badanti) a fronte di circa 2 milioni di lavoratori domestici presenti nelle famiglie italiane. Una componente che, complessivamente, produce circa l'1,3% del Pil (18,96 miliardi di euro di valore aggiunto) e che consente allo Stato di risparmiare 6,7 miliardi per la cura e il ricovero degli anziani in strutture ad hoc, costi sostenuti dalle famiglie italiane per complessivi 7,3 miliardi di euro all'anno tra retribuzioni, tfr e contributi. Le parti aggiungono che "circa il 71,4% del settore è costituito da lavoratori immigrati" e molti di questi "sono privi di una rete familiare sul territorio. La paura del contagio, lo smart working e le difficoltà negli spostamenti stanno mettendo in ginocchio il settore spingendo le famiglie ad interrompere il rapporto di lavoro coi propri collaboratori". Inoltre, concludono, "molti lavoratori domestici in regime di convivenza stanno perdendo il lavoro, la retribuzione e anche il vitto e l'alloggio previsto dal contratto, con l'impossibilità di tornare nei Paese di origine a causa delle chiusure delle frontiere".
Virus : se non ci informano lo facciamo noi
Alessandra Servidori - Se non ci informano lo facciamo noi. Dati scientifici e non opinioni sul virus che porta la corona in testa.
POSITION PAPER Relazione circa l’effetto dell’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione di virus nella popolazione. Società Italiana di Medicina Ambientale(SIMA) ,l’Università di Bologna e di Bari.
La SIMA,l’Università di Bologna e di Bari hanno compiuto una ricerca della quale riportiamo i dati più sensibili per capire la genesi e le cause di questa emergenza virologica.
ELEMENTI DI CONOSCENZA SCIENTIFICA Riguardo agli studi sulla diffusione dei virus nella popolazione vi è una solida letteratura scientifica che correla l’incidenza dei casi di infezione virale con le concentrazioni di particolato atmosferico (es. PM10 e PM2,5) . È noto che il particolato atmosferico funziona da carrier, ovvero da vettore di trasporto, per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. I virus si “attaccano” (con un processo di coagulazione) al particolato atmosferico, costituito da particelle solide e/o liquide in grado di rimanere in atmosfera anche per ore, giorni o settimane, e che possono diffondere ed essere trasportate anche per lunghe distanze. Il particolato atmosferico, oltre ad essere un carrier, costituisce un substrato che può permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni. Il tasso di inattivazione dei virus nel particolato atmosferico dipende dalle condizioni ambientali: mentre un aumento delle temperature e di radiazione solare influisce positivamente sulla velocità di inattivazione del virus, un’umidità relativa elevata può favorire un più elevato tasso diffusione del virus cioè di virulenza. Nel caso di precedenti casi di contagi virali, le ricerche scientifiche hanno evidenziato alcune caratteristiche della diffusione dei virus in relazione alle concentrazioni di particolato atmosferico. Di seguito alcuni risultati e conclusioni:
- (2010) l’influenza aviaria può essere veicolata per lunghe distanze attraverso tempeste asiatiche di polveri che trasportano il virus. I ricercatori hanno dimostrato che vi è una correlazione di tipo esponenziale tra le quantità di casi di infezione (Overall Cumulative Relative Risk RR) e le concentrazioni di PM10 e PM2.5 (μg m-3)
-(2016) esiste una relazione tra la diffusione del virus respiratorio sinciziale umano (RSV) nei bambini e le concentrazioni di particolato. Questo virus causa polmoniti in bambini e viene veicolato attraverso il particolato in profondità nei polmoni. La velocità di diffusione del contagio (Average RSV positive rate %) è correlata alla concentrazione di PM10 e PM2.5 (μg m-3)
-(2017) il numero di casi di morbillo su 21 città cinesi nel periodo 2013-2014 varia in relazione alle concentrazioni di PM2.5. I ricercatori dimostrano che un aumento delle concentrazioni di PM2.5 pari a 10 μg/m3 incide significativamente sull’incremento del numero di casi di virus del morbillo (6). I ricercatori suggeriscono di ridurre le concentrazioni di PM2,5 per ridurre la diffusione dell’infezione.
-(2020) uno dei maggiori fattori di diffusione giornaliera del virus del morbillo in Lanzhou (Cina) sono i livelli di inquinamento di particolato atmosferico (7). In relazione all’evidenza che l’incidenza del morbillo sia associata all’esposizione a PM2.5 ambientale in Cina, i ricercatori suggeriscono che politiche efficaci di riduzione dell’inquinamento atmosferico possono ridurre l’incidenza del morbillo.
Sulla base di questa sintetica introduzione e rassegna scientifica, storicamente ricostruita, si può quindi dedurre che il particolato atmosferico (PM10, PM2.5) costituisce un efficace vettore per il trasporto, la diffusione e la proliferazione delle infezioni virali.
UNA PRIMA ANALISI SULLA DIFFUSIONE DEL COVID-19 IN ITALIA IN RELAZIONE AI SUPERAMENTI DEI LIMITI DI PM10. Per valutare una possibile correlazione tra i livelli di inquinamento di particolato atmosferico e la diffusione del COVID-19 in Italia, sono stati analizzati per ciascuna Provincia: - i dati di concentrazione giornaliera di PM10 rilevati dalle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA) di tutta Italia. Sono stati esaminati i dati pubblicati sui siti delle ARPA relativi a tutte le centraline di rilevamento attive sul territorio, considerando il numero degli eventi di superamento del limite di legge (50 μg m-3) per la concentrazione giornaliera di PM10, rapportato al numero di centraline attive per Provincia (n° superamenti limite PM10 giornaliero/n° centraline Provincia) - i dati sul numero di casi infetti da COVID-19 riportati sul sito della Protezione Civile (COVID-19 ITALIA) In particolare si evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 registrati nel periodo 10 Febbraio-29 Febbraio e il numero di casi infetti da COVID-19 aggiornati al 3 Marzo (considerando un ritardo temporale intermedio relativo al periodo 10-29 Febbraio di 14 gg approssimativamente pari al tempo di incubazione del virus fino alla identificazione della infezione contratta).
Si evidenzia una relazione lineare (R2=0,98), raggruppando le Province in 5 classi sulla base del numero di casi infetti (in scala logaritmica: log contagiati), in relazione ai superamenti del limite delle concentrazioni di PM10 per ognuna delle 5 classi di Province (media per classe: media n° superamenti lim PM10/n° centraline Prov.) L’analisi sembra indicare una relazione diretta tra il numero di casi di COVID-19 e lo stato di inquinamento da PM10 dei territori, coerentemente con quanto ormai ben descritto dalla più recente letteratura scientifica per altre infezioni virali. La relazione tra i casi di COVID-19 e PM10 suggerisce un’interessante riflessione sul fatto che la concentrazione dei maggiori focolai si è registrata proprio in Pianura Padana mentre minori casi di infezione si sono registrati in altre zone d’Italia.
Considerando il tempo di latenza con cui viene diagnosticata l’infezione da COVID-19 mediamente di 14 giorni, allora significa che la fase virulenta del virus, che stiamo monitorando dal 24 febbraio (dati della Protezione Civile COVID-19) al 15 Marzo, si può posizionare intorno al periodo tra il 6 febbraio e il 25 febbraio. Le curve di espansione dell’infezione nelle regioni presentano andamenti perfettamente compatibili con i modelli epidemici, tipici di una trasmissione persona/ persona, per le regioni del sud Italia mentre mostrano accelerazioni anomale proprio per quelle ubicate in Pianura Padana in cui i focolai risultano particolarmente virulenti e lasciano ragionevolmente ipotizzare ad una diffusione mediata da carrier ovvero da un veicolante. Le fasi in cui si evidenziano questi effetti di impulso ovvero di boost sono concomitanti con la presenza di elevate concentrazioni di particolato atmosferico che in regione Lombardia ha presentato una serie di andamenti oscillanti caratterizzati da tre importanti periodi di sforamenti delle concentrazioni di PM10 ben oltre i limiti ( esempio Provincia di Brescia).
Tali analisi sembrano quindi dimostrare che, in relazione al periodo 10-29 Febbraio, concentrazioni elevate superiori al limite di PM10 in alcune Province del Nord Italia possano aver esercitato un’azione di boost, cioè di impulso alla diffusione virulenta dell’epidemia in Pianura Padana che non si è osservata in altre zone d’Italia che presentavano casi di contagi nello stesso periodo. A questo proposito è emblematico il caso di Roma in cui la presenza di contagi era già manifesta negli stessi giorni delle regioni padane senza però innescare un fenomeno così virulento. Oltre alle concentrazioni di particolato atmosferico, come fattore veicolante del virus, in alcune zone territoriali possono inoltre aver influito condizioni ambientali sfavorevoli al tasso di inattivazione virale. Il gruppo di lavoro sta approfondendo tali aspetti per contribuire ad una comprensione del fenomeno più approfondita. CONCLUSIONI E SUGGERIMENTI Si evidenzia come la specificità della velocità di incremento dei casi di contagio che ha interessato in particolare alcune zone del Nord Italia potrebbe essere legata alle condizioni di inquinamento da particolato atmosferico che ha esercitato un’azione di carrier e di boost. Come già riportato in casi precedenti di elevata diffusione di infezione virale in relazione ad elevati livelli di contaminazione da particolato atmosferico, si suggerisce di tenere conto di questo contributo sollecitando misure restrittive di contenimento dell’inquinamento.
