Oggi 17 febbraio tanti contributi per noi
Alessandra Servidori oggi 17 febbraio tante analisi e contributi per noi TutteperItalia
Discussione con Istituto De Gasperi Clicca e scarica Discussione Nota su "Governo del Presidente".pdf
Su startmag
Ancora molte sfide per raggiungere l'uguaglianza di genere
Risoluzione Parlamento UE
https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2021-0058_EN.html
Il Parlamento Europeo ha deliberato l’11 febbraio 2021 una raccomandazione agli Stati e alla Commissione Ue per rafforzare gli interventi e raggiungere l’uguaglianza di genere.Il Governo Italiano si uniformi a queste indicazioni prendendo atto nel suo Piano del Recovery che tali linee guida sono fondamentali per accorciare la distanza che segniamo in politiche di genere adottando una strategia interministeriale trasversale coordinata dal Presidente del Consiglio e dalla Ministra delle Pari Opportunità.
Nella risoluzione in particolare il Parlamento ha dettato tutte le sfide future per i diritti delle donne a oltre 25 anni la Dichiarazione e la Piattaforma di Pechino sottolineando che il genere rimane un fattore significativo nei modelli di povertà nell'UE e che, sebbene i tassi di esclusione e le differenze di povertà di genere variano notevolmente da un paese all'altro, il 23,3% delle donne rispetto al 21,6% degli uomini è a rischio di povertà .Tale rischio aumenta in modo significativo con l'età, intersecandosi con la composizione del nucleo familiare, la razza o l'origine etnica, la disabilità e la condizione lavorativa; sottolineando che i divari retributivi, pensionistici e assistenziali di genere sono fattori significativi nella femminilizzazione della povertà. Tra le priorità ha invitato la Commissione a presentare una strategia contro la povertà con un'attenzione particolare alle famiglie monoparentali capeggiate da donne;e invitando gli Stati membri ad attuare misure sociali specifiche per combattere il rischio di esclusione sociale per quanto riguarda l'accesso a alloggi, trasporti ed energia a prezzi accessibili. Sono necessarie misure specifiche per combattere il rischio di povertà nella vecchiaia e la Commissione deve includere la dimensione di genere nella sua crescita economica e nei suoi quadri di politica sociale. Determinanti gli indicatori disaggregati per sesso nel meccanismo di monitoraggio dell'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali per integrare la prospettiva di genere utilizzando un approccio intersezionale in linea con i principi 2 e 3 del pilastro e indica fondamentale un migliore coordinamento tra il pilastro europeo dei diritti sociali e il semestre europeo. Ecco perché invita la Commissione a sviluppare e includere un indice sull'uguaglianza di genere nel semestre europeo per monitorare gli effetti di genere delle politiche macroeconomiche, nonché delle transizioni verdi e digitali.
La Commissione e gli Stati membri devono porre le donne al centro della ripresa pandemica al fine di contrastare l'erosione dei progressi compiuti nel colmare i divari di povertà di genere causati dalla crisi COVID-19; e sia la Commissione che gli Stati membri devono sviluppare e promuovere obiettivi, traguardi e indicatori sensibili al genere, nonché raccogliere dati disaggregati per genere durante la pianificazione, l'attuazione, il monitoraggio e la valutazione di politiche, programmi e progetti in materia di cambiamento climatico con punti focali nelle istituzioni governative. La Commissione e gli Stati membri devono urgentemente affrontare la femminilizzazione della povertà in tutte le sue forme, compresa la povertà nella vecchiaia, in particolare tenendo conto del genere nella disponibilità e nell'accesso a diritti pensionistici adeguati al fine di eliminare il divario pensionistico , migliorando le condizioni di lavoro nei settori e nelle professioni femminilizzate, affrontando la sottovalutazione sociale, economica e culturale dei posti di lavoro dominati dalle donne, in particolare la necessità di combattere tali stereotipi e l'eccessiva rappresentanza delle donne nelle forme di lavoro atipiche. Bisogna superare le disparità pensionistiche e salvaguardare le pensioni in generale, in modo che i sistemi di sicurezza sociale continuino ad esistere nella sfera pubblica, integrando i principi di solidarietà e ridistribuzione, e vengano compiuti gli sforzi più strenui per combattere lavoro precario e non regolamentato.
Il parlamento esorta la Commissione e gli Stati membri a ritenere l'importanza della piena integrazione delle donne su un piano di parità con gli uomini in tutti i settori della società e dell'economia e promuove attivamente una rappresentanza equilibrata di genere a tutti i livelli del processo decisionale; a tale riguardo, chiede alla Commissione di sbloccare la direttiva sulle donne nei consigli di amministrazione del Consiglio europeo,stabilendo obiettivi, piani d'azione, scadenze e misure speciali temporanee per raggiungere la parità di genere e procedere verso una rappresentanza equilibrata per tutte le posizioni esecutive, legislative e amministrative. E’ evidente la necessità della piena inclusione delle donne nel mercato del lavoro e la promozione dell'imprenditorialità femminile poichè sono fattori cruciali per conseguire una crescita economica inclusiva a lungo termine,per combattere le disuguaglianze e incoraggiare l'indipendenza economica delle donne. La UE deve intensificare gli sforzi per colmare il divario retributivo di genere e applicare il principio della parità di retribuzione adottando una legislazione per aumentare la trasparenza retributiva, comprese misure obbligatorie per tutte le società; deplora che la proposta della Commissione di misure vincolanti per la trasparenza salariale non sia stata ancora introdotta come previsto.
Il Parlamento accoglie con favore l'impegno della Commissione a monitorare il recepimento della direttiva sull'equilibrio tra vita professionale e vita familiare entro il 2022 e ad assicurarne la piena attuazione da parte degli Stati membri in consultazione con le organizzazioni per i diritti delle donne e le organizzazioni della società civile; invita inoltre gli Stati membri ad andare oltre gli standard minimi della direttiva; prende atto dell'ampliamento delle disposizioni genitoriali per includere l'assistenza a lungo termine per i familiari con disabilità e gli anziani come un buon punto di partenza e chiede alla Commissione di prendere in considerazione la possibilità di estenderla ulteriormente per prevenire la perdita di forza lavoro, soprattutto femminile; e in ultima istanza, ma non sicuramente come importanza il Parlamento invita gli Stati membri a ratificare e attuare senza indugio la Convenzione 190 dell'OIL sull'eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro, recentemente adottata.
Violenza in famiglia https://formiche.net/2021/02/violenza-in-famiglia-un-reato-che-si-allarga-a-macchia-dolio/
Alessandra Servidori 11 Febbraio 2021
Violenza in famiglia .Un reato che si allarga a macchia d’olio e sul quale purtroppo alcune sentenze non ne applicano peraltro legittimamente la punibilità e le conseguenze sono in danno delle donne
Sentenza Cass. pen. sez. III, 25.01.21, n. 2911. https://formiche.net/2021/02/violenza-in-famiglia-un-reato-che-si-allarga-a-macchia-dolio/
I dati dell’Istat incrociati con quelli delle procure ci consegnano un delitto consumato sulle donne sempre più in ascesa . Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne (2 milioni 800 mila), in particolare il 5,2% (855 mila) da partner attuale e il 18,9% (2 milioni 44 mila) dall’ex partner. La maggior parte delle donne che avevano un partner violento in passato lo hanno lasciato proprio a causa delle violenza subita (68,6%). In particolare, per il 41,7% è stata la causa principale per interrompere la relazione, per il 26,8% è stato un elemento importante della decisione. Sicuramente la giustizia ne ha preso atto e ne segna l’evoluzione e una importante sentenza della Cassazione ne segna l’evoluzione,poiché la tematica dei maltrattamenti in famiglia ha ,negli ultimi anni sempre più coinvolto i tribunali e conseguentemente la giurisprudenza di leggitimità. Sappiamo poi che i casi portati all’attenzione dell’organo giudicante rappresentano solamente una parte di quelli che accadono nella quotidianità e generano femminicidi portati a conoscenza dai media o un sommerso di difficile individuazione. Nella sua evoluzione il diritto penale, su impulso anche del legislatore europeo, ha superato il limite dell’art. 649 c.p. che prevedeva , qualora uno dei reati contenuti nel Libro II, Titolo XIII del codice penale fosse commesso in danno del coniuge, l’autore del reato poteva non essere punito, considerando non la famiglia nella sua globalità, bensì il singolo individuo che necessita di adeguata tutela e protezione. Si sono inserite le numerose riforme volte a tutelare, all’interno del nucleo familiare, il soggetto più debole e bisognoso di una maggiore protezione. Riguardo i fenomeni di c.d. violenza assistita o indiretta comprensiva di quelle condotte che, pur non traducendosi in forme di violenza fisica direttamente rivolte, in particolare, a un soggetto vulnerabile, cagionino allo stesso sofferenze morali capaci di incidere in maniera negativa sulla sua integrità psico-fisica con l’art 572 cp.
La l. 15 ottobre 2013 n. 119 (c.d. legge sul femminicidio) ha introdotto all’art. 61, n. 11-quinquies c.p. una circostanza aggravante applicabile quando, nei delitti non colposi contro la vita e l’incolumità individuale, contro la libertà personale nonché in relazione al delitto di cui all’articolo 572 c.p., il fatto fosse commesso in presenza o in danno di un minore di anni diciotto ovvero in danno di persona in stato di gravidanza. Una più incisiva modifica è arrivata con l. 19 luglio 2019, n. 69 – Tutela delle vittime di violenza domestica o di genere – c.d. codice rosso, che ha apportato delle consistenti modifiche al codice penale e al codice di procedura penale. L’art. 9 l. 69/19 interviene sui delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi e di atti persecutori, prevedendo l’aumento della pena per il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi.
È inoltre prevista una fattispecie aggravata quando il delitto di maltrattamenti è commesso in presenza o in danno di minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità, ovvero se il fatto è commesso con armi; in questi casi la pena è aumentata. Come noto, tali condotte vengono perpetrate all’interno dell’abitazione familiare o comunque nei confronti di un familiare o di un convivente cioè un soggetto con il quale sussiste una relazione affettiva o sentimentale abituale e consecutiva. Proprio con riferimento a tale argomento si è recentemente pronunciata la Corte di Cassazione per ricorso presentato dal difensore dell’imputato contro la sentenza della Corte di Appello di Roma, che aveva riformato la decisione del Gup del Tribunale capitolino, riducendo la pena originariamente inflittagli per i delitti di cui agli artt. 572, 582 e 585, 609-ter c.p., c 1, n. 5-quater, e 609-bis c.p., commessi in danno della convivente. Nel motivo attinente ai maltrattamenti in famiglia il ricorrente deduceva la violazione di legge ed il vizio di motivazione, segnalando la insussistenza dell’elemento costitutivo della convivenza, evidenziando la differenza che sarebbe connessa all’accertamento di rapporti legali di coniugio ovvero di rapporti ad esso assimilabili, individuabili nelle diverse situazioni riconducibili alla c.d. famiglia di fatto. Semplificando : poiché il ricorrente non sposato non è famiglia ma convivente non è perseguibile di alcune fattispecie di reato. La Corte confermando che il delitto di maltrattamenti presuppone una relazione tra agente e vittima caratterizzata da uno stabile rapporto di affidamento e solidarietà, e la condotta lesiva colpisce la dignità della persona, infrangendo un rapporto che dovrebbe essere ispirato a fiducia e condivisione,tale delitto è sicuramente configurabile anche al di fuori della famiglia legittima, in presenza di un rapporto di stabile convivenza. Tuttavia tali argomentazioni, che ampliano ed estendono la tutela penalistica, presuppongono che la convivenza abbia raggiunto un livello minimo di stabilità e, soprattutto, di mutua solidarietà ma nel caso de quo tali elementi non erano ravvisabili poiché il ricorrente ha dimostrato che era venuto meno il presupposto della stabile convivenza e della conseguente solidarietà che da questa discende,e la Corte di Cassazione ha ritenuto che non possa configurarsi il delitto di maltrattamenti in famiglia in assenza di tali indifferibili presupposti. Una sentenza che comunque nel suo indiscutibile equilibrio mette in evidenza quanta difficoltà incontrano le donne vittime di violenza per farsi riconoscere i maltrattamenti subiti nei cavilli giurisprudenziali.
Alessandra Servidori OGGI 11 febbraio 2021 in diretta https://www.radioinblu.it/streaming/?vid=0_4xnkusvs PER MARIO DRAGHI dalla parte delle donne e del lavoro
Alessandra Servidori
OGGI 11 febbraio 2021 in diretta https://www.radioinblu.it/streaming/?vid=0_4xnkusvs
PER MARIO DRAGHI dalla parte delle donne e del lavoro
Cargivers : attenzione per non essere scippati del Fondo
Alessandra Servidori
Cargivers atto secondo in confusione : chiarimenti e suggerimenti per non essere scippati 8 Febbraio 2021
Il 22 gennaio us (GU n.17 del 22-1-2021) è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto 27 ottobre 2020 che definisce i criteri di utilizzo del Fondo nel triennio 2018/2020 per i cargivers familiari che hanno un ruolo di assistenza e cura riferito all’art 1 comma 254 legge 205/2017 (legge di bilancio 2018) rimasto bloccato per discussioni politiche parlamentari sui criteri di utilizzo del Fondo da definire attraverso l’applicazione della Legge. La lettura del provvedimento https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2021/01/22/17/sg/pdf (PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE DELLA FAMIGLIA DECRETO . Criteri e modalità di utilizzo delle risorse del Fondo per il sostegno del ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare per gli anni 2018-2019-2020.) induce forti e motivate perplessità in quanto orienta a definire l’obiettivo delle modalità di gestione delle risorse del Fondo in totale sono 44 milioni + 23 milioni ( cioè primo biennio 2018/2019 + anno 2020 ) complessivamente 63 milioni- ma nella prima suddivisione del biennio euro 44.457.899,00 - consegnando alle regioni il ruolo di distribuire i fondi secondo prioritariamente criteri molto discutibili. Un criterio è destinatari caregiver di persona con disabilità gravissima riferendosi come “gravissima” alla definizione usata dal decreto 26 settembre 2016 art 3 e allegato 1 “Scale per la valutazione della condizione di disabilità gravissima (Articolo 3, comma 2)” valutazioni che comportano modifiche ricorrenti, variabili e ovviamente strettamente collegate- come prevede la norma- ai decreti di emanazione con relativi sostegni sociosanitari ed economici, riferibili a situazioni soggettive,assolutamente non stabili sia per il soggetto medesimo che per lo stesso cargiver che lo sostiene. Un secondo criterio è anch’esso opinabile in quanto si individua caregiver di coloro che non abbiano avuto accesso alle strutture residenziali a causa delle disposizioni normative emergenziali, che sappiamo essersi protratte sia per la pandemia ancora drammaticamente in corso sia per la mancanza strutturale delle RSA e quindi irrisolvibile se non in un arco di tempo lontano. Il terzo criterio prevede che tali somme siano destinate a programmi di accompagnamento, finalizzati alla deistituzionalizzazione e al ricongiungimento del caregiver familiare con la persona assistita. Non si chiarisce cosa si intende per tale opzione poiché si dubita fortemente siano previste risorse destinate a pseudo associazioni che offrono a pagamento una attività appunto di “consulenza” sulla quale insistono legittimi dubbi di pseudo professionalità formativa e assistenziale proliferando una miriade di soggetti sul mercato destinato ai familiari dei disabili. Si indirizzano le Regioni a uniformare beni e servizi già predisposti sul versante del Fondo per le non autosufficienze che differiscono per il soggetto a cui sono dedicati poiché i fondi per cargiver sono per i familiari e il fondo per i non autosufficienti per le persone medesime disabili. I modelli organizzativi regionali e locali , tranne poche virtuose realtà , non sono integrabili per definizione e dalla tabella allegata alla Gazzetta Ufficiale del Decreto del gennaio 2021 le risorse già suddivise sono evidentemente modeste rispetto l’incremento della non autosufficienza su tutto il territorio e che , come recita la legge ,le risorse del Fondo sono e devono andare utilizzate per il sostegno del ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare. E’ Lei o lui che deve decidere una volta stanziata la risorsa e riconosciuto il diritto di percepirla e non altri soggetti , che deciderà come utilizzarla anche a fronte di varie opportunità che potrà scegliere. Il Decreto prevede un percorso che va attenzionato rigorosamente e che ci si augura tenga ben presente le richieste dei cargivers ai quali si consiglia vivamente di darsi una struttura associativa a livello territoriale per far valere le loro ragioni e perché le risorse non vengano utilizzate in modo discrezionale. Perché il fondo si attivi è previsto che ogni regione deve inviare, entro sessanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto,( dunque entro 22 marzo 2021 ) gli indirizzi integrati di programmazione degli interventi, nel rispetto dei modelli organizzativi regionali e di confronto con le autonomie locali, prevedendo anche il coinvolgimento delle organizzazioni di rappresentanza delle persone con disabilità. La richiesta regionale deve essere accompagnata da una scheda del piano di massima delle attività e comprensiva di progetto di attuazione e dei relativi costi; il Dipartimento per le politiche della famiglia del Consiglio dei Ministri deve provvedere, entro quarantacinque giorni, a trasferire le risorse stanziate. Le regioni devono procedere alla ripartizione delle somme ricevute ai singoli ambiti territoriali, sulla base delle diverse esigenze e in funzione di quanto previsto dalla richiesta depositata. Ricordo in chiusura che il Fondo è stato istituito per il “sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare” e quindi spese, per il “riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare“.Quelle somme devono essere destinate a loro e a nessun altro e servono a compensare il loro lavoro di cura. Si eviti di fare danni sulla pelle di chi assiste il proprio congiunto con disabilità 24 ore su 24.
Brave commentatrici di libri freschi Maria Di Pietro
Recensione di Maria Di Pietro:
UNA GRANITA DI FRAGOLA E PANNA in questi giorni è l'occasione ideale per arrendersi alla freschezza e alla dolcezza. Nella prefazione si dice che questo non è un libro impegnato, che affronta i grandi problemi esistenziali, ma questa descrizione non mi trova concorde. Non è solo citando i grandi filosofi che si riflette sul vivere, come i nostri nonni ci hanno dimostrato. Loro non sapevano magari di Plotino o di Nietzsche, ma sapevano tutto della vita, della morte, dell'amore e del rispetto. Delle intricate vie che tutti gli uomini si trovano a percorrere. E così in questo romanzo si racconta una storia di quartiere, quelle che nascono dal barbiere, che stuzzicano e sfidano tutte le curiosità ed i pettegolezzi. Quelle che pungolano l'invidia, che scatenano i più beceri commenti. I fattacci, o le tresche, come si suol dire. E così, con la scusa di una granita con la brioche e la panna come solo in Sicilia sanno fare, inizia una storia d'amore. Una storia umana. Un anziano professore, rimasto signorino tutta la vita che accoglie una sua antica alunna, molto più giovane di lui, ma che in lui troverà un porto sicuro ed una vita finalmente serena. Ma la notevole differenza d'età scatenerà la chiacchiera, alimenterà la zizzania e sarà il motivo che rovinerà la bellezza e la purezza dei sentimenti sinceri. Ma l'amore esiste e non ha età, ed il lieto fine sarà la sorpresa fresca e golosa di queste pagine palermitane. La soddisfazione inaspettata che il pettegolezzo può essere sconfitto e l'invidia delusa. La dimostrazione che se un uomo è bello e giovane dentro, può davvero essere amato da una donna più giovane. Le donne hanno bisogno di rispetto, di dolcezza, non di muscoli e macchinoni. E l'età, la cultura, il rispetto sono il vero valore aggiunto per tutti. Potrete godervi la granita siciliana anche in e-book, ma Palermo è la città fenicia con millenni di storia che non potete mancare di visitare!
"Assessorato cultura comune BOLTIERE ”Una granita di fragola e panna” letto e recensito da Maria Di Pietro
Autore: Salvatore Leto
Youcanprint.it
Intervista e commenti su Draghi e politica
Alessandra Servidori Intervista e commenti del 4gennaio 2021
Draghi su Start mag https://www.startmag.it/mondo/tutte-le-sfide-di-draghi/
e Intervista con
Coraggio ascolto responsabilità
Il Presidente incaricato Mario Draghi è all’opera, raffinato diplomatico esperto economista, autorevole statista.
In agosto del 2020 prima che al Financial Time ha tracciato lucidamente la strategia per la ripartenza a livello internazionale con particolare cura anche al nostro Paese .E il coraggio al Presidente non manca così come la chiarezza e l’assunzione di responsabilità veramente eroica in questo momento difficile e grave per radunare e raccattare e rilanciare con forza ciò che è possibile rimettere in moto nel Bel paese. Silenzioso garbato istituzionalmente postato ha cominciato il suo lavoro, accompagnato da una parte considerevole del Paese che ripone in lui più che speranza fiducia. Peraltro una indagine condotta da Edelman Trust Barometer dimostra con serietà e dati alla mano come gli italiani più che fidarsi delle grandi manovre politiche si affidano ai manager per la ripresa economica post virus e ciò rappresenta una grande fiducia nel mondo dell’economia di cui Mario Draghi è superbamente emblema di virtuosa rinascita attenta alla sostenibilità e alla collettività. Stando alle previsioni ci attende un anno corrente difficilissimo e un accenno di ripresa solo dal 2022, in settori come il turismo i servizi e il commercio se il mercato del lavoro riprenderà a respirare con investimenti notevoli sulla creazione di nuovi percorsi professionali re-skilling dei collaboratori sui luoghi di lavoro pubblico, privato, autonomo. Mario Draghi ha davanti a sé un lavoro enorme di ristrutturazione partendo da una valutazione dei risultati dell’opera del precedente governo e della sua strategia che non è mai stata neanche percepibile perché sfuggiva a chiunque volesse trovarla. A Draghi spetta predisporre un Piano di ripresa e resilienza da far approvare in parlamento e in sede legiferante, un piano razionale e strategico pianificando la spesa dei fondi e gli investimenti congiuntamente con gli altri paesi nei prossimi anni . Sui nodi cruciali legati alle tre emergenze che lo stesso Mattarella ha ricordato – sanitaria, economica e sociale – per fare un piano di vaccinazioni di massa e per scrivere la versione definitiva del PNRR ( anche la seconda versione, per quanto meno peggio della prima, era largamente insufficiente) e ci vogliono al governo uomini e donne ben più competenti e credibili rispetto a chi c’è stato fin qui. Sappiamo che i fondi sono di una grande entità e comunque ad oggi non ne abbiamo ancora compreso le modalità poiché il passato governo ha confuso allocando deprecabilmente la materia in maniera casuale e approssimativa, invece che percorrere la via della decisione di una serie di priorità, di scelte selezionate fra un vasto numero di possibilità e necessità frutto di valutazioni, di previsioni e di scenari, anche di obiettivi, accompagnati da percorsi per raggiungerli. Mario Draghi è il portatore sano di una strategia che accantona l’economia sussidiata che applica una strategia riformativa che riunifica le sanità regionali attualmente esistenti , tracciando passaggi anche per la revisione totale del titolo V della Costituzione e del barocco decentramento amministrativo e istituzionale, alle se pur moderate liberalizzazione delle procedure (codice degli appalti ) fino alla riforma della giustizia su basi garantiste. In buona sostanza come vuole Mattarella e vogliamo la maggioranza degli italiani e italiane arrivare a creare le condizioni per una legislatura piena davanti e una consistenza delle forze politiche che meritano l’appellativo di classe dirigente. Dunque coraggio competenza responsabilità.
Mario Draghi : bene si cambia rotta. Stamane a Radio in Blu
Giovedì mattina 4 febbraio : RUBRICA ore 9,35 Diretta Streaming IN Blu 2000 https://www.radioinblu.it/streaming/?vid=0_vvn1ychr
SI CAMBIA PASSO CON MARIO DRAGHI- Alessandra intervistata a cura di Chiara Placenti
Lettera speranzosa e fiduciosa al Presidente Mattarella
Egregio Presidente Mattarella ,
Penso che si stia compiendo l’ennesimo massacro all’Italia. Spregiudicatezza e bulimia di potere si stanno consumando in queste ore con queste consultazioni farsa. Comunque il campo progressista, ancora oggi (anno di grazia 2021) non ha raggiunto la maturità democratica. Che consiste nel trattare l’avversario politico come avversario, e non come nemico della democrazia. Nel considerare se stessi come portatori di un progetto politico, anziché come depositari esclusivi del bene comune. Nella fiducia di poter combattere gli avversari con la forza delle idee, anziché cercando ogni volta di evitare il ricorso alle urne, quasi che non fossimo in grado di sconfiggere le idee antieuropeiste populiste e nel mettere in salvo l’economia italiana e la salute della popolazione in campo aperto. Ebbene ora è troppo tardi per pensare alle urne. Vi sono responsabilità enormi anche della cosiddetta società civile che – attraverso appelli, girotondi e sardine varie – ha ritenuto di dover gridare al pericolo per la democrazia ogni qualvolta all’orizzonte si è profilato il rischio che a vincere non fossimo noi, unici interpreti degli interessi generali del Paese, unico presidio contro le tentazioni autoritarie. Da tempo giudichiamo quota 100 una follia, il reddito di cittadinanza un obbrobrio, l’azione del governo inesistente, i progetti di utilizzo dei fondi europei imbarazzanti, l’economia allo sbando, la gestione dell’epidemia catastrofica, lo stile di governo improntato a vanità e spregio delle istituzioni. E mille altre cose per lo più sacrosante. Quando Zingaretti ha realizzato il patto incestuoso con i Cinque Stelle, quando abbiamo vissuto drammaticamente e ancora oggi il default della nostra Italia quando in solitudine alcuni di noi abbiamo cominciato a ribellarci come potevamo con i mezzi che abbiamo, contrastati dai giornalini ricchi finanziati da questa melma dirigente, perché Presidente Mattarella non ha impedito il disastro totale che stiamo vivendo? Qualsiasi soluzione che non sia un Governo di persone competenti e veramente sagge e onorate sarà un ennesima dimostrazione delle nostre incapacità di esercitare il nostro diritto e dovere di cittadinanza.
Con grande rispetto Alessandra Servidori
Disoccupazione : quello che Istat NON dice sulle lavoratrici disoccupate
Alessandra Servidori Quello che i dati Istat NON evidenziano sulla disoccupazione femminile
Istat ha pubblicato i dati aggiornati sulla situazione occupazionale ed è l’ennesimo bollettino di guerra poiché l'occupazione cala nonostante il blocco dei licenziamenti, e colpisce tutte le fasce di età a esclusione degli ultracinquantenni, invece in crescita, ma non le donne ultracinquantenni. E non solo. In generale si tratta di un crollo quasi esclusivamente al femminile: in totale i lavoratori scendono di 101 mila unità, ma di questi 99 mila sono donne e 2000 sono uomini. E il tasso di occupazione delle donne a dicembre cala di 0,5 punti e cresce quello di inattività (+0,4 punti), per gli uomini al contrario la stabilità dell’occupazione si associa al calo dell’inattività (-0,1 punti). In generale, c'è un forte aumento dell'inattività ma solo per la fascia dei età giovanile e per quella centrale. Nel confronto con l’anno scorso, c’è una drammatica prevalenza femminile,e le donne in 312 mila perdono il lavoro, mentre gli uomini , perdono 132 mila unità. La maggiore fragilità del lavoro femminile è dovuta al fatto che in percentuale le donne sono maggiormente occupate nei servizi, in lavori precari o per i quali è possibile licenziare.. E inoltre la riduzione delle posizioni lavorative durante il periodo di lockdown ha inciso in misura rilevante soprattutto sulle lavoratrici riflettendo in buona parte, anche in questo caso, l’andamento particolarmente negativo del settore turistico e di quello dei servizi alla persona, dove le donne rappresentano in media i tre quinti degli addetti e la contrazione delle attivazioni nette è ben visibile sin dall’avvio dell’emergenza sanitaria in tutte le aree ma è stata più intensa in quelle in cui è maggiore l’incidenza delle occupate e dei contratti a tempo determinato.A questo dato si associa è utile associare il rallentamento della spesa delle famiglie rispetto all’anno precedente, superiore a quello del reddito disponibile, che ha verosimilmente risentito anche di una graduale flessione degli indici di fiducia dei consumatori dovuta a valutazioni meno favorevoli sulla situazione economica dell’Italia e sull’andamento del mercato del lavoro e sulla disoccupazione femminile aumentata progressivamente .L’emergenza sanitaria e i provvedimenti di sospensione delle attività produttive adottati per contenerla hanno determinato un marcato deterioramento della condizione economica per l’insieme delle famiglie;circa i due terzi dei nuclei familiari con almeno un componente precedentemente occupato hanno registrato episodi di riduzione dell’attività lavorativa; la quota supera l’80 per cento quando il capofamiglia è lavoratore autonomo o dipendente a tempo determinato o donna con figli a carico . Nel 2020 le famiglie hanno risentito della contrazione del reddito seguita alle misure di contenimento della pandemia e della caduta dei corsi dei titoli, che ha ridotto la ricchezza finanziaria; dunque i pochi risparmi delle famiglie hanno risentito dell’avversione al rischio e la preferenza per strumenti finanziari più sicuri che tutelassero il risparmio o comunque il peggioramento delle prospettive di crescita e l’incremento dell’incertezza hanno comportato una maggiore avversione al rischio e una preferenza verso strumenti liquidi. Le conseguenze dell’epidemia di Covid-19 e i provvedimenti adottati per contrastarla hanno scoraggiato la partecipazione al mercato del lavoro, scesa dal 65,1 per cento di febbraio al 64,3 di marzo: nonostante le perdite occupazionali, nonostante il blocco dei licenziamenti e l’estensione della CIG, il tasso di disoccupazione si è collocato all’8,4 per cento. Un impulso negativo alla partecipazione, in particolare quella femminile, è senz’altro dovuta anche ai provvedimenti di chiusura delle scuole. La necessità di cura dei figli in età scolare ha precluso o limitato la regolare continuazione dell’attività lavorativa dei genitori nei nuclei con un solo adulto e nelle coppie in cui entrambi i componenti sono occupati.In quest’ultimo caso hanno abbandonato l’impiego o ridotto l’orario di lavoro soprattutto le madri, che tipicamente percepiscono un reddito inferiore. Le famiglie con almeno un bambino di età minore di 14 anni e in cui entrambi i genitori lavorano sono circa 3 milioni: in poco più del 40 per cento dei casi (1,3 milioni di nuclei) almeno un adulto si calcola possa svolgere le proprie mansioni lavorative a distanza conciliandole con le esigenze familiari, seppure con difficoltà e con significativi rischi di perdita di produttività.Comunque lavoratrici e lavoratori a termine, in particolare del Sud, giovani e donne, sono le categorie più colpite dalle conseguenze del Covid sul mercato del lavoro, le tutele messe in campo dal Governo, con il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione, hanno sicuramente tutelato di più i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, cioè in sostanza, chi era già in una posizione lavorativa più stabile anche prima della pandemia. Un esempio lampante : il lavoro a tempo determinato, ha fatto registrare un calo del 13,4% da inizio anno 2020 e continua ora, simile a quello del Pil.La maggiore diminuzione degli occupati al Sud potrebbe essere legata alle caratteristiche della struttura produttiva del territorio, più orientata verso il turismo e i settori collegati, direttamente colpiti dagli effetti della pandemia ma è altrettanto evidente che la flessione più marcata delle attivazioni nette (attivazioni meno cessazioni) ha riguardato in tutte le regioni la fascia di età fra 15 e 24 anni anche a causa della maggiore diffusione dei contratti a termine tra i più giovani e qui la discriminazione femminile è multipla tra le giovani per le quali la riduzione delle posizioni lavorative durante le restrizioni le ha penalizzato in particolare riflettendo la maggiore presenza di donne giovani nei settori economici più colpiti dagli effetti della pandemia. Sono particolarmente significativi i dati che emergono dal rapporto CNEL sul mercato del lavoro nel 2020: l’occupazione giovanile è tra le più colpite con 2 milioni di Neet, insieme a quella femminile dove quasi una donna su due è inoccupata riducendosi di 2 punti percentuali. Le donne sono oltre il 53% della popolazione italiana , la battaglia per l’uguaglianza di genere non può essere più solo un punto di un programma politico aggiunto ma deve essere al centro di azioni concrete creando vantaggi economici, sociali e culturali per l’intero Paese. Più volte abbiamo sottolineato anche da queste pagine come per promuovere la occupazione femminile non bastino politiche di incentivazione economica alle assunzioni, ma serva anzitutto allargare la offerta di servizi per la prima infanzia , scuola a pieno tempo e servizi per gli anziani, nonché promuovere forme organizzative del lavoro più favorevoli alla conciliazione. Nell’occupazione femminile giocano un ruolo fondamentale i percorsi formativi. Bisogna sostenere percorsi STEM sia nel breve sia nel lungo periodo: se infatti nel breve periodo la componente femminile è meno presente nei percorsi di studio più richiesti e meglio remunerati dalle imprese, nel lungo periodo sono proprio i settori STEM che presentano le maggiori prospettive di crescita. Inoltre il rinnovo della contrattazione di prossimità deve prevedere la capacità di aumentare il ricorso ai fondi bilaterali per sostenere maggiori congedi parentali per lavoratori e lavoratrici.
Formazione : la rete delle donne di qualità
Alessandra Servidori 28/01/2021 La Rete delle donne di qualità
Il 2020 è stato un anno complesso dal punto di vista della formazione, tutti quelli con cui ho parlato, mi dice Roberta Bortolucci- sono stati subissati di webinar di vari contenuti. Rimane il bisogno di approfondire alcuni temi, passare dalla conoscenza alla competenza. Questo è l'obiettivo di Sprint Webinar Plus : una formazione veloce - sono webinar di 2 ore - concreta, approfondita. Vi sono date già calendarizzate e le imprese possono naturalmente prenotare incontri personalizzati. Se conosci persone o aziende che potrebbero essere interessate e fai girare il link, mi faresti un gran regalo.Questo il link : https://esocons.it/webinar/
Conte, Di Maio, l'ex grande fratello, Arcuri.Arcuri è il demolitore DOC
Alessandra Servidori
Conte Di Maio l’addetto stampa ex grande fratello e Arcuri. Dei 4 il più pericoloso demolitore è Arcuri.
Le gesta di Arcuri detto Mimmo diminutivo di Domenico sono ormai ricorrentemente definite in perdita per l’Italia ma non per Invitalia di cui il super Comissario è AD. L’ultima della serie è legata al costo delle siringhe ordinate e pagate 6 volte di più di una siringa sul mercato per cui sembra esserci una indagine in corso. Prima avevamo avuto i 485 milioni di soldi pubblici spesi per i banchi a rotelle alcuni dei quali abbiamo visto accatastati in foto su un tetto di un magazzino e platealmente inutilizzati a danno sempre di una quantità enorme di banchi –sempre visti in foto mandati al macero- nonostante ancora perfettamente in forma e usabili con relative sedie-. Poi è la volta del bando di gara sempre attraverso Invitalia per realizzare i padiglioni Primula per la somministrazione del vaccino,pubblicato il 20 gennaio e con offerta entro oggi 27 gennaio. 21 sono i padiglioni di oltre 300 mq da realizzare completamente costruiti e ammobiliati e si sono dati 30 giorni senza specificare presunte penali e nel bando sempre Arcuri si riserva la facoltà di realizzarne poi altri 1200 in tempi successivi non ben definiti. La creatività pare sia l’elemento distintivo dell’Arcuri peraltro in linea con quanto OMS ha dichiarato essere il Report del Piano antipandemico italiano sparito e sotto inchiesta che in quanto organizzazione antipandemica nostrana si contraddistingue per “creatività” e ci domandiamo perché non chiedere alle Regioni o ai comuni di poter individuare strutture pubbliche idonee che con efficienza e gran risparmio di risorse potrebbero risolvere la questione. Tecnicamente ogni padiglione potrà avere un costo massimo di euro 400.000 (+/- 20%) e a questa modica cifra è in grado di effettuare 6 vaccinazioni alla volta per la durata, compresa anamnesi, di 10/15 minuti a seconda dei soggetti. Ma diciamo pure 12 minuti per 6 postazioni = 30 vaccinazioni/ora per 10 ore = 300 x 90 gg (tre mesi), senza mancare un turno e con efficienza, si vaccinano 27.000 persone, un piccolo centro da 30.000 abitanti, spendendo “solo” 10 volte tanto rispetto a un punto vaccini di analoga portata nella sala civica, in quella parrocchiale, nella palestra, in un poliambulatorio, ecc . Se ne acquistano tre, posizionati in tre diverse piazze di città un po’ grandine usando la riserva di Arcuri di ordinarne 1.200 forse si accelerano le vaccinazioni. Ammesso che troviamo e assumiamo medici e infermieri e sopratutto arrivino i vaccini. E qui arriva l’ultima impresa di Arcuri che sempre come Amministratore Delegato di Invitalia dotato di una immensa capacità di spreco, con Reithera azienda biotecnologica romana ha sottoscritto nelle ultime ore un contratto di sviluppo per un vaccino in fase di sperimentazione. Reithera riceverà 81 milioni-subito- per lo sviluppo del vaccino italiano che produrrà entro il 2022 in 100 milioni di dosi all’anno : intanto siamo diventati con i nostri soldi il 30% della società Reithera ma non abbiamo i vaccini e campa cavallo che l’erba cresce e la scarsità di dosi per inadempienze delle varie aziende straniere a cui abbiamo affidato la nostra vaccinazione forse arriverà in tribunale .Ma intanto siamo morti. Ma la Corte dei Conti non ha nulla da dire per questa immensa discrezionalità di spesa dei nostre soldi di questo Arcuri ?
Europa sul Recovery Plan e i rapporti con l’Italia
Alessandra Servidori- Cosa succede in Europa sul Recovery Plan e i rapporti con l’Italia 27 gennaio2021
I problemi di gestione a livello comunitario della partita Recovery Plan sono e rimangono complessi e serve ricordare nelle tante manie di persecuzione che affliggono gli antieuropeisti sulla sovranità della Germania che dobbiamo alla Cancelliera Merkel se durante la presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione Europea gli Stati Membri hanno raggiunto un accordo storico sul budget dell’Unione e sui fondi speciali di 1,8 trilioni di euro dopo i problemi che ci hanno posto Polonia ed Ungheria .E dopo e durante la pandemia da Covid si devono salvaguardare le economie che con la vittoria di Biden riprende fiato la strategia della transizione energetica e l’accordo sul clima che vede la riduzione delle emissioni di gas serra al 55% entro il 2030. Ovviamente il Bilancio della Ue è composto dal bilancio finanziario pluriennale 2021/2027 e il Fondo Nex Generation della Commissione e il veto posto da Polonia e Ungheria di un regolamento per finanziare con nuove risorse la ripresa ponendo dei limiti e condizionalità per l’uso improprio dei finanziamenti con vincoli applicativi, trovando poi un accordo con i paesi dissidenti riferito al solo bilancio 2021/2027. Il problema per gli stati in oggetto era ed è mantenere il loro stato di diritto fortemente messo in discussione dalla Ue per questioni di inasprimento in Polonia e Ungheria di alcune decisioni legislative che ledono i diritti umani come il diritto all’interruzione di gravidanza e elezioni democratiche. Con la certezza di ricevere i 180 miliardi garantiti dalla Ue poiché il regolamento si applica solo al Piano pluriennale e non al Nex Generation la questione si è sbloccata nonostante pendano ancora su Polonia e Ungheria misure previste in caso di ricorso alla Corte di Giustizia Europea proprio per lesioni allo stato di diritto dei cittadini polacchi e ungheresi da parte dei due dittatori. Il Parlamento europeo ha così approvato il bilancio dell’Ue 2021-2027 e il Consiglio ha adottato il regolamento che stabilisce il quadro finanziario pluriennale dell’UE per il periodo 2021-2027che prevede un bilancio a lungo termine di 1074,3 miliardi di Euro a prezzi 2018.L’adozione del nuovo bilancio consente, in raccordo con lo strumento Next Generation EU da 750 miliardi di Euro, di immettere grandi finanziamenti per rilanciare l’economia dell’Ue nei prossimi anni per sostenere la ripresa dell’Ue post pandemia.
La maggior parte dei programmi di finanziamento settoriali dell’UE dovrebbero essere adottati all’inizio del 2021 e saranno applicabili retroattivamente a partire dal primo giorno dell’anno in corso. Per quanto riguarda l’attuazione dello strumento per la ripresa Next Generation EU, la decisione sulle risorse proprie dell’UE deve essere approvata in tutti gli Stati membri, conformemente alle rispettive norme costituzionali. Dopodiché, la Commissione potrà, in via eccezionale, contrarre prestiti fino a 750 miliardi di Euro a prezzi 2018 sui mercati dei capitali per far fronte alle conseguenze della crisi Covid-19. La maggior parte di questi finanziamenti sarà erogata attraverso un dispositivo per la ripresa e la resilienza da 672,5 miliardi di Euro che sosterrà, tramite sovvenzioni e prestiti, gli investimenti pubblici e le riforme negli Stati membri, aiutando questi ultimi ad affrontare l’impatto economico e sociale della pandemia di Covid-19, nonché le sfide poste dalle transizioni del verde e del digitale. La Commissione europea guarda all’Italia con netta preoccupazione perché alla soluzione della crisi è legato il destino del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr), con i 209 miliardi di sovvenzioni e prestiti europei. I piani nazionali devono arrivare entro il 30 aprile la presidente Ursula von der Leyen e anche il Commissario Gentiloni avvertono che prima arrivano i piani prima arriverà la valutazione definitiva della Commissione per poter procedere ai primi esborsi da metà anno. Il nostro Piano nelle bozze è stato più volte rivoltato come un calzino soprattutto nelle macro aree e il peso degli investimenti rispetto agli incentivi è aumentato ma spariti i progetti e il capitolo delle riforme è evanescente soprattutto sapendo che lì sono agganciati l’erogazione dei fondi, da accompagnare agli investimenti e la concorrenza come chiesto dalla Ue.In queste ore la situazione italiana in ambito internazionale ha avuto delle pronunce molto feroci : le agenzie di rating denunciano che la crisi mette in bilico i fondi ue il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le stime di crescita 2021 di diversi paesi europei tra cui l’Italia. Secondo le nuove previsioni il Pil dovrebbe crescere quest’anno del 3% e non più del 5,5% come ipotizzato in precedenza. La governance oggi con la vicenda sulla partita giustizia di Bonafede così improponibile e le dimissioni di Conte è ancora più importante e precaria ed è indispensabile un meccanismo non ordinario di attuazione e gestione del progetto con procedure straordinarie che facciano in fretta e bene la proposta dettagliata alla Ue
Molestie sul lavoro Audizione Senato Commissione femminicidio
Alessandra Servidori Audizione Commissione Femminicidio Senato 20 Gennaio 2021
Ringrazio la Presidente dell’invito salutando con alto gradimento la positiva e definitiva ratifica da parte del Senato, in merito alla Convenzione e Raccomandazione Ilo, in tema di violenza e molestie nei luoghi di lavoro. La tolleranza zero, invocata dalla Convenzione Oil, nei confronti della violenza e delle molestie nei luoghi di lavoro da oggi richiede una responsabilità condivisa del Parlamento impegnato nel varare le disposizioni normative attuative, delle parti sociali e delle istituzioni, sui vari livelli, che non dovranno far mancare il loro contributo fondamentale. Nel nostro ordinamento non mancano le tutele adeguate per garantire un` efficace azione di contrasto alle violenze e molestie in occasione di lavoro, ma comunque vanno rafforzate nel Codice delle Pari Opportunità la ratifica da parte dell`Italia dei documenti internazionali, non solo ne rafforza il rilievo a livello mondiale, ma ne consolida le misure, superando qualsiasi limite alle più ampie garanzie di tutela per tutti gli occupati. La positiva e responsabile decisione del Parlamento italiano conferma come la cultura del lavoro debba basarsi sul rispetto reciproco e sulla dignità dell`essere umano e che gli atti di violenza e le molestie sul lavoro sono da perseguire penalmente prevedendo strumenti di tutela, di denuncia, di prevenzione proteggendo tutti e tutte i lavoratori e lavoratrici a prescindere dal loro status contrattuale. In questo ultimo periodo a livello internazionale c’è un rinnovato impegno sul tema : il 2 Dicembre 2020 carta dei diritti EU :uno degli obiettivi della Commissione Oggi la Commissione europea presenta una nuova strategia per rafforzare l'applicazione della Carta dei diritti fondamentali nell'UE.I diritti fondamentali non possono essere dati per scontati. La nuova strategia conferma un rinnovato impegno a garantire che la Carta sia pienamente applicata. A partire dal prossimo anno, la Commissione presenterà una relazione annuale che esaminerà le modalità con cui la Carta è applicata negli Stati membri in un determinato ambito tematico.Per noi rimane clamorosamente inattuato l’art 37 della Cost.Nel 2020 la presenza di un gender pay gap medio in Italia dell’11%, ed anche peggiore in altri Paesi europei,una disoccupazione euna sottooccupazione ,e mentre con l’avvento del diritto antidiscriminatorio di matrice europea e l’affermarsi di politiche di conciliazione sempre più neutrali, volte cioè a favorire un equilibrio nei ruoli familiari tra uomini e donne, si è progressivamente affermata la necessità economica di una posizione paritaria nel lavoro delle donne rispetto agli uomini, non si può dire altrettanto sull’affermazione di una necessità culturale e politica. Ed infatti resta significativo il fenomeno della segregazione orizzontale delle donne, in ruoli, posizioni e settori lavorativi considerati più affini alla tradizionale riconduzione del genere femminile allo spazio privato, della cura, e la corrispondente esclusione da ambiti, quali quelli cosiddetti STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), che sembrano rappresentare i luoghi della razionalità per eccellenza.Vero è che pochi spazi sembrano residuare per il diritto antidiscriminatorio nell’intervento sulla piaga del lavoro precario: un lavoro prevalentemente femminile su cui l’emergenza sanitaria e sociale determinata dalla pandemia ha agito comportando in moltissimi casi la riduzione delle ore di lavoro o l’abbandono temporaneo del lavoro finalizzati a rendere la donna disponibile per le attività di cura, ragione per cui, come sottolinea l’ILO in un report di quest’anno (COVID-19: Protecting workers in the workplace, 2020), l’impatto economico della pandemia si riverserà in particolare proprio sulle donne. Avete già perso in considerazione il Rapporto Istat del 2016 sulla materia e la situazione non è sicuramente migliorata . Erano oltre 1 milione e 400 mila le donne che hanno subito nel corso della loro vita molestie o ricatti sessuali sul luogo di lavoro. Si tratta di un tema delicato e di difficile emersione. Infatti sono meno dell'1% le donne che denunciano tali forme di violenza, pur avendole subite, soprattutto per il rischio che una denuncia possa ripercuotersi negativamente sulla sfera lavorativa.Lo vediamo e leggiamo ricorrentemente sul Rapporto annuale sulle dimissioni volontarie che evidentemente a fronte di una caduta libera delle dimissioni NON viene mai riferito il motivo di molestia . Pertanto un obiettivo da valutare è quello già suggerito dalla Commissione nel Rapporto conclusivo dei lavori in cui si auspica l’introduzione di una fattispecie ad hoc di natura delittuosa e a struttura dolosa come peraltro l’Oil identifica nella struttura della Convenzione ratificata da noi .Problemi evidenti sono a livello di immagine femminile e il lavoro e il ruolo della donna . Recuperare con la ristesura del Codice di parità il Codice che esiste adesso di autoregolamentazione capire ancora una volta quanto sia importante per noi il diritto dell’ Unione Europea, che ha sul tema della parità e delle politiche antidiscriminatoria un ruolo centrale e non solo di indirizzo.
In Italia, al contrario di altri Paesi europei che hanno regolamentato puntualmente il fenomeno, tutto rimane a livello di autoregolamentazione. Grazie allo Iap, Istituto di autodisciplina pubblicitaria, abbiamo un Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale che è stato adottato dagli enti e dai soggetti che riconoscono il Codice. All’interno del Codice è stato inserito il riferimento esplicito alla discriminazione di genere ed è stato ribadito che il corpo delle donne non può essere utilizzato a fini pubblicitari in modo sessista, volgare e offensivo della loro dignità.Io credo che, a fronte di tante iniziative locali di buone pratiche in questo ambito, sia necessaria una normativa precisa e puntuale per supplire il vuoto legislativo.Ecco perché è’ innanzitutto utile fare il punto sulla normativa antidiscriminatoria a oggi esistente e del relativo apparato sanzionatorio, anticipando sin da ora che si tratta di strumenti poco praticati e oggetto di continui tentativi di sabotaggio (sempre nelle prassi giuridiche che vedono coinvolti gli operatori del diritto), ma che vanno, a nostro avviso, nuovamente agiti a livello di massa per imporne una nuova ed efficace cogenza (nel mondo del diritto la reiterazione dell’azione apre spesso varchi evolutivi) e comunque agire sull’informazione sui luoghi di lavoro. Donne, stress, discriminazioni hanno un denominatore comune, finalmente riconosciuto nell’articolo 28 del Testo Unico, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Si tratta del riconoscimento delle differenze di genere in una nuova visione del lavoro, introdotta dal provvedimento, che supera la concezione tradizionale della tutela del lavoro femminile circoscritta alla gravidanza, e introduce un rinnovamento nella valutazione del rischio connesso alle differenze tra i sessi. L’innovazione legislativa recepisce e si allinea all’orientamento europeo e internazionale incentrato sulla promozione alla salute e alla sicurezza sul luogo di lavoro e che colloca il tema della differenza di genere in un’ottica di prospettiva confermata nel Piano Strategico 2021/2027 dell’Unione Europea. Finalità generale: E’ importante riconoscere il processo della “violenza” e, se possibile, analizzarlo. La violenza nel mondo del lavoro è una questione che riguarda i diritti umani, così come la salute, l’istruzione, le problematiche legali e socio-economiche. Ma ci sono anche forti interessi di carattere imprenditoriale per l’eliminazione della violenza contro donne (e uomini). I costi che la violenza comporta per le imprese includono l’assenteismo, l’aumento del ricambio del personale, prestazioni lavorative e produttività inferiori, immagine pubblica negativa, spese per eventuali cause, multe o spese di liquidazione elevate, ed aumento dei premi assicurativi. Per le lavoratrici, può comportare stress elevato, perdita motivazionale, aumento di incidenti. Le potenziali conseguenze sulla salute, sul benessere proprio e delle persone assistite, possono essere evitate attraverso la promozione della gestione integrata di politiche di sicurezza e salute sul lavoro, che tengano conto della prospettiva di genere, e di una cultura della prevenzione sul lavoro. Sono molte le cose sul piano del diritto del lavoro che, già qui e ora, si possono fare per contrastare le molestie e le discriminazioni nel contesto lavorativo. Procedendo con ordine, è innanzitutto utile fare il punto sulla normativa antidiscriminatoria a oggi esistente e del relativo apparato sanzionatorio, anticipando sin da ora che si tratta di strumenti poco praticati e oggetto di continui tentativi di sabotaggio (sempre nelle prassi giuridiche che vedono coinvolti gli operatori del diritto), ma che vanno, a nostro avviso, nuovamente agiti a livello di massa per imporne una nuova ed efficace cogenza (nel mondo del diritto la reiterazione dell’azione apre spesso varchi evolutivi).Nel 2006 con il Codice delle pari opportunità 198 il legislatore è finalmente partito dal corretto presupposto della necessità di garantire una eguaglianza sostanziale attraverso iniziative concrete, ossia le cosiddette azioni positive. il diritto (l’insieme di norme che già esistono) consente di esercitare alcune controffensive idonee a contribuire al contrasto della violenza di genere. Tali controffensive, con le lotte delle donne, delle lavoratrici, dei lavoratori, dovranno e potranno produrre ulteriori, efficaci e maggiormente cogenti strumenti volti a combattere le sperequazioni, le discriminazioni e gli abusi che si danno nel mondo del lavoro. Una maggiore conoscenza (ed esercizio) dei diritti si impone, allora, come un primo, essenziale, benché parziale, passo in questa direzione. Conoscere le sentenze in merito è fondamentale. LA GIURISPRUDENZA IN MATERIA DI DISCRIMINAZIONE DI GENERE.
La Corte di Appello di Torino con sentenza n. 937/2017 pubblicata il 10.01.2018 ha ritenuto discriminatorio il comportamento aziendale (peraltro avallato da accordi sindacali) che non computava nel calcolo del premio di risultato (basato sulla presenza in servizio dei dipendenti) le assenze delle dipendenti donne a causa di maternità obbligatoria, congedo parentale e malattia dei figli. La sentenza è la prima che si pronunzia in tal senso soprattutto per quanto concerne le assenze per malattia dei figli, assenze astrattamente “neutre” in quanto virtualmente attribuibili sia alle madri che ai padri. La difesa ha però dimostrato che le madri fruivano di tali permessi in misura 8 volte superiore ai colleghi maschi (cfr. altresì Tribunale di Torino, sentenza del 26 ottobre 2016).La Corte d’Appello di Torino con la sentenza n. 667/2017 del 25.09.2017 ha ritenuto discriminata la ricorrente dirigente sotto vari profili:
sotto il profilo retributivo significativamente inferiore rispetto agli altri dirigenti e addirittura ad alcuni quadri e impiegati, tutti uomini; l’assunzione mediante contratto a termine, anziché immediatamente a tempo indeterminato, a differenza dei dirigenti uomini; la pattuizione, in sede di assunzione, di un premio ad personam inferiore a quello pattuito con i dirigenti uomini; eliminazione dell’incentivo senza preventiva contrattazione individuale, a differenza di quanto era accaduto per gli altri dirigenti, tutti uomini; anche il licenziamento è stato dichiarato discriminatorio in quanto l’esistenza di uno stato di crisi non ha spiegato in alcun modo per qual motivo, sia stata licenziata proprio l’unica dirigente donna.
Il Tribunale di Ferrara, con decreto (ex art. 38 D. Lgs. 198/2006) del 11.09.2017 ha dichiarato discriminatoria la modifica organizzativa del lavoro posta in essere dal datore, al rientro dalla maternità della dipendente, in quanto aveva comportato per la stessa una situazione di particolare svantaggio in un momento particolarmente delicato determinato appunto dalla ripresa lavorativa dopo un lungo periodo di assenza determinata da due gravidanze e dalla maternità; La unilaterale determinazione del datore di lavoro di modificare l’articolazione dell’orario della lavoratrice al suo rientro dalla maternità, richiedendole di lavorare su turni dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 9, dalle 15 alle 16 e dalle 17 alle 20, risulta, non solo obiettivamente idonea a pregiudicare l’adempimento dei doveri parentali della lavoratrice, così da indurla ragionevolmente a recedere lei stessa dal rapporto di lavoro (Tribunale di Pisa, sentenza del 17 luglio 2013). Il trasferimento della lavoratrice al rientro dalla maternità – a fronte di altre opzioni astrattamente praticabili per far fronte alle stesse esigenze produttive affermate dall’azienda – è da ritenersi discriminatorio in quanto sicuramente più gravoso per la lavoratrice (Corte d’Appello Torino 19.2.2013).
Non esistono tuttora puntuali fattispecie di reato con riguardo alle molestie sessuali, ove perpetrate in luoghi di lavoro, alla violenza assistita da minori o all’omicidio di identità ovvero alle lesioni personali gravissime con deformazione o sfregio permanente del volto, spesso consumate mediante utilizzo di sostanze corrosive;al femminicidio; alla violazione della misura dell’allontanamento disposto in via di urgenza (in relazione alla nuova fattispecie dovrebbe essere consentito l’arresto anche fuori dai casi di flagranza, parallelamente a quanto previsto per la fattispecie di evasione). La Legge estendeva la tutela antidiscriminatoria anche alle molestie di genere e alle molestie sessuali nei luoghi di lavoro, oggi riconosciute espressamente come una forma di discriminazione di genere.
Non viene, in questo caso, tutelata una parità violata, ma la libertà e dignità della persona offesa. Sono considerate discriminazioni anche le molestie, ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.
Nonostante, la normativa preveda la tutela dei diritti delle donne al pari di quelle degli uomini, le discriminazioni continuano ad esistere, diritti negati anche se riconosciuti come fondamentali.
Nonostante la copiosa disciplina in materia nella società odierna, purtroppo, le discriminazioni esistono e si evidenziano maggiormente in determinati momenti. Oggi tutto il mondo è alle prese con la lotta al Covid-19, e la difficoltà e le preoccupazioni per tutte le comunità prendono il sopravvento rispetto ad altre problematiche. La pandemia e le misure di contenimento stanno colpendo tutti, senza eccezioni. Eppure, le donne dovranno maggiormente, rispetto agli uomini, subire una serie di conseguenze imposte dalle misure contenitive.Molti potrebbero pensare che quello della disparità tra uomo e donna non sia un problema presente in tutte le società. Rispetto a cinquant’anni fa le donne lavorano, in alcuni casi anche a tempo pieno; hanno la possibilità di scegliere da sole il proprio destino, di divorziare dal proprio compagno e di vestire come meglio credono. Si tratta senza dubbio di conquiste importanti, che tuttavia non annullano del tutto le differenze di genere ancora presenti anche in Occidente. Spesso quando si parla del problema femminile si parla soprattutto di violenza, ma non di minore importanza è la discriminazione. Nel nostro ordinamento, oltre alla discriminazione diretta, vi è quella indiretta, si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono o possono mettere i lavoratori di un determinato sesso in una posizione di particolare svantaggio rispetto a lavoratori dell’altro sesso, salvo che riguardino requisiti essenziali allo svolgimento dell’attività lavorativa, purché l’obiettivo sia legittimo e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari. Un aspetto è il tema della violenza subita dalle donne in condizione di disabilità. Le donne con disabilità vivono una doppia discriminazione: come donne e come persone disabili. La disabilità peraltro spesso rende ancora più difficile far emergere le forme di violenza subita. Queste donne, come rilevato sistematicamente vivono in una drammatica condizione di invisibilità. Noi dobbiamo valutare la concreta attuazione in Italia non solo della Convenzione sui diritti umani delle persone con disabilità, ma anche della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW), ambedue ratificate dal nostro Paese e, dall'altro, verificare la congruità della legislazione nazionale con particolare riguardo proprio alle discriminazioni anche sulle donne caregiver che sono particolarmente lasciate spesso sole. Ciò che occorre è senz’altro una politica che stimoli l’informazione e la stampa a tenere sistematicamente conto della parità di genere, e occorre irrobustire l’attenzione sull’istruzione perché si svolga concretamente un percorso educativo fondato sulla parità, al fine di eliminare gli stereotipi e determinare così una vera e propria modifica culturale. I rigidi ruoli di genere possono infatti ostacolare le scelte individuali e limitare il potenziale delle future donne e dei futuri uomini. L’ineguaglianza rappresenta, infatti, un peso per un’economia che ambisce ad essere intelligente, sostenibile e solidale e che intende conseguire elevati livelli di occupazione, produttività e coesione sociale. Il potenziale e i talenti delle donne devono essere utilizzati più largamente e più efficacemente. Pertanto, si chiede una maggiore attenzione, anche nei casi di urgenza e di necessità, alla questione della parità di genere. Le misure previste dalla circolare 27 marzo 2020 del Ministro dell’Interno, finalizzata a sensibilizzare le articolazioni territoriali della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri alla problematica della violenza domestica e per favorire l’emersione delle richieste di aiuto delle donne vittime, attraverso tutti gli strumenti normativi, procedimentali e strumentali disponibili.Chiudo con un parere personale : questa Commissione ha lavorato e lavora bene e può provvedere a novellare il Codice di Pari Opportunità che ha senz’altro necessità di una ristesura integrativa che recepisca le norme alla luce delle novità intervenute sia a livello internazionale che nazionale dal 2006 ad oggi essendo trascorsi ben 15 anni dalla sua estensione. Non ritengo adeguata la proposta di una ulteriore Commissione proposta di legge che battezza la «Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani fondamentali e per il contrasto alle discriminazioni». Sono stati depositati ben tre testi, ora avviati all'approvazione con un testo base unificato. Ecco una proliferazione non serve, serve anzi serrare le fila e rimettere mano armonizzandole alle norme e farle rispettare.
La pandemia e la droga : aumentato il consumo via web tra giovani
Alessandra Servidori
https://www.startmag.it/blog/come-la-pandemia-covid-ha-acuito-il-consumo-della-droga/
Al Senato è andata come è andata. Sono convinta che questo Governo/ maggioranza raccogliticcio non saprà far fronte alle molteplici emergenze sanitarie e sociali che sono esplose .Anche perché non è arrivata ancora la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia del 2020 su dati 2019. Abbiamo solo quella precedente su dati 2018 . Dunque un vuoto preoccupante mentre e il procuratore Amato ha definito il dramma della droga in grande ascesa. Nella gravissima emergenza sanitaria che il nostro Paese sta vivendo da febbraio 2020, le regole sul “rimanere in casa” impostate dalle autorità hanno determinato un sensibile calo dello spaccio degli stupefacenti su strada ma è esploso uno scenario che era solo una ipotesi e ora è drammaticamente una realtà : i consumatori di sostanze d’abuso si stanno rivolgendo al mercato illecito presente nel “dark web” (web sommerso, generalmente con contenuti illegali, che si raggiunge attraverso specifici software, configurazioni e accessi autorizzativi), per procurarsi droghe classiche come la cocaina, l’hashish o l’eroina. Il mercato delle nuove sostanze psicoattive, nato sui internet, rimane ad appannaggio di tali ambiti, che ancora commercializzano queste sostanze grazie al camouflage in profumatori ambientali, sali da bagno, semi da collezione, prodotti fitosanitari, ecc. Lo scenario, suffragato dai dati provenienti dalle forze dell’ordine che è sempre molto aggiornato, conferma che l’allarme per l’epidemia da COVID-19 abbia facilitato la crescita della domanda di droga attraverso il web o gli applicativi informatici. Inoltre è plausibile che, in un periodo di confinamento domiciliare, i consumatori abituali di sostanze d'abuso, probabilmente, non vadano più alla ricerca di sostanze psicoattive per favorire la socializzazione in ambienti ricreazionali (discoteche, pub, bar, locali di divertimento, ecc), ma di prodotti da consumare in solitudine. Oltre a chi assume tranquillanti già disponibili in casa, la preoccupazione degli operatori che lavorano nel campo delle dipendenze è rivolta a quel segmento di persone che fa uso di narcotici, come gli oppiacei (per esempio l'eroina), i nuovi oppioidi sintetici o le nuove benzodiazepine. Parliamo di sostanze il cui mercato illecito ha avuto una grande crescita proprio nel 2019, secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze di Lisbona (EMCDDA, European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction).Nell’ultima relazione dell’Osservatorio emergono, infatti, cambiamenti significativi del fenomeno e nel consumo di droga. Le nuove benzodiazepine (disponibili nello spaccio di strada) servono per placare l'astinenza da oppiacei. Sono più efficaci ma anche più tossiche vendute come prodotti farmaceutici che hanno anche bisogno di una ricetta medica non ripetibile. Interessanti i resoconti del National Institute on Drug Abuse (NIDA), centro di riferimento statunitense per le ricerche di base e cliniche sull'uso di droghe, che ha affrontato il problema COVID-19, pubblicando sul proprio sito un focus sulle possibili implicazioni .Il nostro sistema sanitario sta cercando di affrontare la pandemia da COVID-19 con enormi sforzi insieme ai Servizi per le Dipendenze (Ser.D.) per l’accesso alle strutture e l’eventuale somministrazione del metadone ai pazienti in cura. Ma è in costante aumento l'uso di droghe tra gli adolescenti, e i servizi pubblici e le comunità terapeutiche non riescono ad intercettare questo bisogno inespresso, e sempre più sommerso, delle dipendenze giovanili. I costi delle droghe sono sempre più bassi dall'inizio dell'epidemia Covid e l’approvvigionamento, dei siti web di tante nuove sostanze illegali hanno affiancato le tradizionali, ma i servizi territoriali sono rimasti gli stessi con pochi fondi per la prevenzione, una legge che risale al 90 e poi modificata nel lontano 95 e senza strumenti adeguati per aiutare questi ragazzi visto che il sistema è basato ed è rimasto "ingessato" sulla figura dell'eroinomane. Già la Commissione Parlamentare per l'Infanzia e l'Adolescenza nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle dipendenze patologiche diffuse tra i giovani ferma anche lei ai dati ufficiali relativi al 2018, segnalava 880mila ragazzi che hanno dichiarato di aver fatto uso di sostanze illegali, pari ad 1 ragazzo su 3 tra quelli che vanno a scuola tra i 15 ed i 19 anni e gli operatori sul campo spiegano che il fenomeno è in continuo aumento e l'età si è abbassata sempre più arrivando a coinvolgere quelli che sono in realtà poco più che dei bambini ed hanno tra gli 11 e i 14 anni. I servizi pubblici attualmente esistenti hanno carenze importanti ed enorme difficoltà perchè sono pochissimi i giovani che vanno nei centri spontaneamente. Su 300mila persone(dati 2018) che si rivolgono ai servizi pubblici per dipendenze legate al consumo di sostanze stupefacenti meno del 10% ha un'età inferiore ai 25 anni. Dunque la fascia degli adolescenti è rimasta schiacciata tra i piccoli e gli adulti e soggiogata anche dalle sostanze legali: alcool, analgesici oppiacei, benzodiazepine ed altri psicofarmaci che vengono assunti in mix. E proprio il cosiddetto policonsumo è il comportamento maggiormente a rischio per gli adolescenti. L'unico modo,è agire sul territorio e costruire delle relazioni, soprattutto vanno ripensati i servizi classici in base a queste nuove tendenze giovanili, vanno anche attivati dei percorsi di prevenzione strutturati specifici per minori con dipendenze visto che ne esistono pochi in Italia e sono quasi assenti in alcune regioni come Abruzzo, Basilicata, Sicilia, Calabria e Puglia nonostante i numeri siano raddoppiati.Segnaliamo anche un quasi azzeramento delle risorse economiche per la prevenzione da quando il fondo nazionale antidroga è confluito nel fondo delle politiche sociali nazionali. Il Covid ha inoltre creato ulteriori problemi nei servizi residenziali per minori perchè, come nelle Rsa per anziani, sono stati ridotti gli incontri con le famiglie d'origine e perchè i più giovani faticano a capire di dover rispettare le regole imposte dall'epidemia; sono così aumentati gli abbandoni volontari e riaccettarli è diventato più complicato per via del rispetto della quarantena.
