Se nel tritacarne politico entra la violenza e non solo quella sulle donne…
Alessandra Servidori
Se nel tritacarne politico entra la violenza e non solo quella sulle donne…..
- Tempi durissimi per il merito dei problemi. Parliamo di violenza e di risorse e bisogna essere informati su chi deve fare che cosa. La settimana scorsa è stata resa nota la notizia che la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha pesantemente condannato l'Italia per PER LA MANCATA TUTELA DELLE VITTIME DI VIOLENZA DOMESTICA E DI GENERE ed è la prima per un reato di violenza domestica in Italia,in base al mancato adempimento degli obblighi procedurali, dai quali discende il dovere per le autorità pubbliche di instaurare un procedimento penale effettivo e tempestivo anche in base alla violazione da parte dell’Italia degli art. 2, 3 e 8 della Convenzione (CEDU),che abbiamo sottoscritto nel ben lontano 1970. Così come abbiamo sottoscritto e finanziato - la Convenzione del Consiglio d’Europa firmata a Istambul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul nel 2013). Il 6 febbraio 2013 anche noi ovviamente abbiamo aderito quando è stata inoltre adottata a Strasburgo una risoluzione (2012/2922(RSP) che affronta il problema della violenza di genere in un’ottica ampia, non solo limitata alle situazioni di conflitto, partendo dalla constatazione che la violenza contro le donne persiste in tutti i paesi del mondo come la violazione più diffusa dei diritti umani. Siamo ben consapevoli che rappresenta uno dei principali ostacoli al conseguimento della parità di genere e dell'emancipazione femminile, interessa donne e ragazze di tutti paesi del mondo indipendentemente da fattori quali l'età, la classe sociale o la situazione economica, danneggia le famiglie e le comunità, con notevoli costi economici e sociali, e compromette la crescita economica e lo sviluppo. Sappiamo bene che il 23 novembre anche quest’anno anche in base a questi importanti atti si celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne che si prefigura , a ridosso delle elezioni una battaglia molto sanguinosa. Anche perché sempre in questi giorni il risultato che emerge dall’analisi del gendere equality index 2017 di Eige sulla parità di genere in Italia rispetto all’Europa in materia di lavoro economia e stato sociale non è positivo e anche questo è un aspetto della violenza. Vero è che nonostante la presenza di numerosi strumenti giuridici a livello globale, regionale e nazionale, la vera sfida resta quella di garantire l’implementazione di tale corpus normativo, ad oggi ancora minacciata da un persistente limitato accesso delle donne , dei minori, dei diversamente abili ai meccanismi della giustizia, che pregiudica in molti casi l’effettivo perseguimento del reato; a ciò si somma tuttora una scarsa attenzione nei confronti delle necessarie azioni di prevenzione della violenza stessa, con l’attacco alle cause profonde che la determinano. Come Italia abbiamo aderito ad altre due importanti iniziative. Nel luglio del 2010 è stato creato un nuovo organismo delle Nazioni Unite con lo scopo di favorire uguaglianza di genere e empowerment femminile, UN Women, istituito proprio per fare fronte alle numerose sfide da affrontare a livello globale, regionale e locale .Inoltre aderiamo all’’UN Trust Fund to End Violence Against Women (UN Trust Fund) che è un meccanismo di finanziamento internazionale esclusivamente dedicato alla lotta alla violenza di genere in tutte le sue forme. Esso supporta iniziative miranti soprattutto a favorire l’empowerment economico e sociale dei gruppi maggiormente a rischio di violenza (minorenni, donne appartenenti a comunità indigene, diversamente abili) prevedendo anche un supporto legale, sanitario e psicologico alle donne vittime di abusi e il coinvolgimento di gruppi strategicamente rilevanti - giovani, uomini e ragazzi, leader tradizionali e religiosi) - nello sforzo comune volto alla prevenzione ed alla lotta alla violenza, anche mediante azioni di supporto all’implementazione delle normative e dei piani di azione esistenti sul tema nei vari paesi.. Tutti questi atti richiedono alle parti contraenti di incoraggiare attivamente l’attività sostenendo le istituzioni e le organizzazioni non solo mediante l’inserimento all’interno di politiche e strategie integrate, ma anche prevedendo risorse ad hoc a loro destinate per supportarle nella loro attività.
- Ecco su questo versante il Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio,il Ministro competente insieme ad altri ministeri (lavoro, economia,mef,pubblica amministrazione) dovrebbero far sapere i provvedimenti assunti e le risorse stanziate in base alle funzioni a cui sono preposti ,rappresentate dal coordinamento delle iniziative normative e amministrative in tutte le materie collegate alla progettazione e alla attuazione delle politiche delle pari opportunità e alle risorse concretamente stanziate e utilizzate. Come sono raccolte e organizzate le informazioni, nonché la promozione e il coordinamento delle attività, di verifica, di controllo, di formazione e informazione nel campo delle pari opportunità,delle iniziative di studio e di elaborazione progettuali delle problematiche inerenti alle pari opportunità. La definizione di nuove politiche di intervento, di studio e promozione di progetti ed iniziative, se funziona il coordinamento delle iniziative delle amministrazioni e degli enti pubblici sottoposti nelle materie delle pari opportunità e anche le risorse stanziate per le attività produttive rivolte alle donne giovani e adulte. Per esempio il monitoraggio nella Pubblica amministrazione delle relazioni annuali delle aziende per l’applicazione della direttiva sulle azioni positive ( relazione ferma al 2013) o il Rapporto annuale sul funzionamento dei Cug (Comitati unici di garanzia) o le risorse per i Punti d’ascolto territoriali contro la violenza,i progetti finanziati tranne i fondi comunitari e quelli regionali per il sostegno all’imprenditoria. In buona sostanza i presidi del potere per le politiche di pari opportunità a cominciare dal ministro e dal dipartimento organizzati per uffici (Ufficio per gli affari generali, internazionali e gli interventi in campo sociale- Servizio per gli Affari generali e sociali- Ufficio per gli interventi in materia di parità e pari opportunità-Servizio per le pari opportunità e gli interventi strategici- Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza e sull'origine etnica -UNAR- Servizio per la tutela della parità di trattamento-Servizio studi, ricerche e relazioni istituzionali) sarebbe bene sapere cosa fanno e quante risorse hanno a disposizione.
Sostegno ai familiari dei disabili
Alessandra Servidori
Vaccinazione obbligatoria per il personale di nidi e sostegno ai disabili: obblighi ragionevoli che contrastano l’utopia della irresponsabilità.
L’Emilia Romagna è terra di innovazione, coraggio, tradizione di classi dirigenti che si assumono la responsabilità anche politica di dare robuste sterzate quando il bene comune non diventa ostaggio dell’utopia della libertà a scapito degli altri. E’ così che si governa un territorio e non rincorrendo i populismi che disegnano progetti di libertà non attuabili. La vaccinazione obbligatoria sia per i bambini che per gli operatori dei servizi per l’infanzia è una decisione di buon senso che non ammette deroghe perché i dati della situazione di copertura e dunque di prevenzione del rischio di epidemie, sia in Emilia Romagna che in Italia, non permettono indecisioni. Così come dobbiamo fare in fretta ,molto in fretta, avendo più di un ddl fermo in parlamento ,per sostenere le oltre 300mila persone in Emilia Romagna e gli oltre due milioni in Italia , che si prendono cura-i così detti caregivers- di familiari disabili o non autosufficienti e che sono un sostegno informale ma fondamentale al welfare familiare e dunque per lo Stato .Persone , che spesso rischiano di perdere il loro lavoro per curare la dignità di un parente ed in minima parte tutelati anche dalle novità in materia di riforma del mercato del lavoro per accedere ai permessi. Sicuramente serve un Fondo nazionale perché vero è che alcune regioni nell’ambito delle risorse hanno previsto da tempo una rete di servizi e il relativo fondo di finanziamento, ma il problema della non autosufficienza si è accentuato, le risorse per il welfare statale sono diminuite e contemporaneamente si è “ordinata “ attraverso il Codice del terzo settore operativo da agosto, una realtà legata al volontariato e all’impresa sociale che può dare impulso al processo di riconoscimento al merito delle rete di sussidiarietà che si deve però avvalere legislativamente di una bussola per l’organizzazione del lavoro, sgravi fiscali e previdenziali ,che orientano attraverso linee guida l’istituzione dei servizi, delle procedure per avere accesso ai finanziamenti. Al Ministero del lavoro con troppa lentezza si sta mettendo in fila i regolamenti attuativi appunto del Codice(Legge delega 6.giugno 2016 e decreto legislativo del 3 luglio 2017,n.112) che comunque prevedono una interrelazione con il Ministero della famiglia “orfano” del Ministro Costa che si è dimesso e risorse. Dunque non c’è tempo da perdere.
Donne e uomini nella UE: EUROSTAT denuncia le insopportabili disuguaglianze
Alessandra Servidori
Studiare,lavorare, guadagnare in Europa: permangono, anzi quasi aumentano, le disuguaglianze tra donne e uomini
Presentato recentemente – 18 ottobre 2017-da Eurostat un ritratto interessante della vita degli uomini e delle donne in Europa evidenzia quanto( https://www.istat.it/it/files/2017/10/WomenMenEurope-DigitalPublication-2017_it.pdf )ancora nella dimensione comunitaria c’è da “lavorare” per raggiungere le pari opportunità nel lavoro,partendo dalla considerazione che,come conseguenza di un’aspettativa di vita più lunga, nell’Ue ci sono più donne che uomini, con 105 donne ogni 100 uomini (5 % in più) nel 2016 e in quasi tutti gli Stati membri, con differenze più marcate in Lettonia (18 % in più), Lituania (17 % in più) ed Estonia (13 % in più), mentre Lussemburgo, Malta e Svezia hanno un numero di uomini leggermente superiore alle donne. Riguardo ai giovani fino ai 18 anni di età, si verifica il fenomeno opposto con il 5 % in più di ragazzi rispetto alle ragazze; invece tra le fasce d’età più anziane con 65 anni e più, le donne sono il 33 % in più. Se consideriamo il ciclo d’istruzione completato, quasi non vi sono differenze tra le donne e gli uomini nell’Ue per i livelli d’istruzione inferiore, mentre per i livelli superiori si possono individuare percorsi differenti. Nel 2016 nell’Ue quote uguali di donne e di uomini tra i 25 e i 64 anni (23 %) hanno completato solo il ciclo d’istruzione inferiore (istruzione secondaria di primo grado). Una percentuale minore di donne (45 %) rispetto agli uomini (48 %) nell’Ue ha concluso con il conseguimento del diploma il livello medio d’istruzione (scuola secondaria superiore o postdiploma non terziaria). Lo stesso percorso si può osservare in quasi tutti gli Stati membri. Per quanto riguarda l’istruzione terziaria, il 33 % delle donne nell’Ue ha conseguito il diploma, contro il 29 % degli uomini. In questo livello d’istruzione si registra una maggioranza di donne in quasi tutti gli Stati membri, con differenze più marcate tra donne e uomini negli Stati membri del Baltico come del resto in Finlandia, Svezia e Slovenia. In media, nell’Ue il tasso di occupazione degli uomini è più alto di quello delle donne (72 % e 61 % rispettivamente nel 2016). E’ comunque interessante notare che la differenza tra il tasso di occupazione delle donne e degli uomini aumenta con il numero di figli. Nell’Ue nel 2016, il tasso di occupazione per le donne senza figli è il 65 %, mentre è il 73 % per gli uomini. Con un figlio, il tasso aumenta al 71 % per le donne e all’85 % per gli uomini. Per le donne con due figli, il tasso rimane quasi invariato al 70 %, mentre quello degli uomini aumenta all’89 %. Per le persone con tre o più figli, il tasso di occupazione diminuisce al 55 % per le donne, mentre per gli uomini è dell’84 %. Questa struttura si osserva nella larga maggioranza degli Stati membri. Quasi un terzo delle donne occupate lavora part-time Un aspetto importante della conciliazione fra gli impegni di lavoro e la famiglia è il lavoro part-time. Tuttavia questa tipologia non è presente in modo uniforme tra le donne e gli uomini: nell’Ue nel 2016, il 32 % delle donne occupate lavora part-time, contro il 9 % degli uomini. Ci sono poi alcune differenze tra gli Stati membri, con le quote più alte di donne in part-time nei Paesi Bassi (77 %), Austria (47 %) e Germania (46 %) e di uomini nei Paesi Bassi (26 %) e in Danimarca (17 %). Le quote più basse di occupati in part-time si osservano in Bulgaria (2 % sia per le donne che per gli uomini ). Nell’Ue nel 2016, il tasso di disoccupazione è l’8,7 % per le donne e l’8,4 % per gli uomini. In quattordici Stati membri, il tasso di disoccupazione è più alto per le donne, in tredici è più alto per gli uomini e in Ungheria è uguale. Nei paesi dove il tasso di disoccupazione è maggiore per le donne rispetto agli uomini, le differenze più ampie si riscontrano in Grecia (28,1 % per le donne e 19,9 % per gli uomini) e in Spagna (21,4 % e 18,1 %). Nella situazione opposta, con tassi di disoccupazione inferiori per le donne rispetto agli uomini, le maggiori differenze si osservano in Irlanda (6,5 % per le donne e 9,1 % per gli uomini), in Lettonia (8,4 % per le donne e 10,9 % per gli uomini) e in Lituania (6,7 % e 9,1 %).Nel 2015, le donne hanno guadagnato il 16,3 % in meno degli uomini nell’Unione europea, se si confronta la retribuzione lorda oraria media. Mediamente questo divario retributivo di genere è presente in tutti gli Stati membri, ma varia da paese a paese. Le differenze più ampie si osservano in Estonia (26,9 %), nella Repubblica Ceca (22,5 %), in Germania (22,0 %), Austria (21,7 %) e nel Regno Unito (20,8 %). D’altra parte, le minori differenze di reddito tra le donne e gli uomini si registrano in Lussemburgo e in Italia (entrambi al 5,5 %), in Romania (5,8 %), in Belgio (6,5 %) e in Polonia (7,7 %). A livello d’indicatore non corretto, il divario retributivo fra donne e uomini fornisce un quadro generale delle diseguaglianze di genere in termini di paga oraria. Parte delle differenze di retribuzione si possono spiegare con le caratteristiche individuali delle donne e degli uomini occupati (per es. esperienza e istruzione) e con la segregazione di genere a livello occupazionale (per es. ci sono più uomini che donne in alcuni settori/occupazioni con retribuzioni mediamente più alte rispetto ad altri settori/occupazioni). Di conseguenza il divario retributivo è legato a svariati fattori culturali, legali, sociali ed economici che vanno molto oltre la mera questione di un’uguale retribuzione per un uguale lavoro. Nel confronto sulla paga oraria delle diverse professioni, nel 2014 le donne hanno guadagnato in media meno degli uomini nell’Unione europea in nove gruppi di professioni analizzati .. Questo è accaduto in tutti gli Stati membri, con pochissime eccezioni. La professione che ha registrato le differenze più ampie nella paga oraria (23% più bassi per le donne che per gli uomini) è quella dei manager. Le differenze minori si sono osservate nei lavori impiegatizi (impiegati d’ufficio, segretarie ecc.) e per i lavoratori dei servizi e del commercio (entrambi inferiori dell’8%), due delle professioni con i salari più bassi. In tutti gli Stati membri c’è una percentuale maggiore di donne, rispetto agli uomini, che si occupa della cura dei figli, dei lavori domestici e della cucina. Nel 2016 nell’Ue, il 92 % delle donne tra i 25 e i 49 anni (con figli sotto i 18) si prendono cura dei propri figli quotidianamente, rispetto al 68 % degli uomini. Tra gli Stati membri, le differenze più ampie tra le donne e gli uomini si osservano in Grecia (95 % delle donne e 53 % degli uomini) e a Malta (93 % e 56 %), mentre quelle minori sono in Svezia (96 % delle donne e 90 % degli uomini) e in Slovenia (88 % e 82 %). Riguardo alle attività domestiche e alla cucina, le differenze sono ancora maggiori. Nel 2016 nell’Ue, il 79 % delle donne cucina e/o svolge attività domestiche quotidianamente, rispetto al 34 % degli uomini. Le differenze più ampie tra le donne e gli uomini si registrano in Grecia (85 % delle donne e 16 % degli uomini) e in Italia (81 % e 20 %), mentre quelle più ridotte in Svezia (74 % delle donne e 56 % degli uomini) e in Lettonia (82 % e 57 %).
VERGOGNA,VERGOGNA ,VERGOGNA e disgusto
Alessandra Servidori VERGOGNA;VERGOGNA,VERGOGNA e disgusto per chi fomenta l’antipolitica-25 ottobre 2017
Martedì sera prima serata rai 2 dunque televisione di Stato : la rappresentazione più volgare della politica italiana, con un noto attore che fa anche la pubblicità della pasta nostrana che, come onorevole del parlamento italiano , si fa fare una prestazione orale da una minorenne in un locale attiguo al Vaticano. E poi avanti così tra droga assassini, loschi scambi e degenerazione più trucida, colloqui in locali frequentati da prelati,ecc,ecc, ecc.Il film si chiama Subburra e lungi da me l’atteggiamento moralista( anche se comprensibile) mi chiedo ma perché devo pagare un canone coatto per vedere un film con la presunzione di fare cultura peraltro sostenuto con i soldi di Stato che massacra il nostro Paese? Vergogna, vergogna, vergogna e disgusto
FERMATE IL BULLO GUASTATORE
Alessandra Servidori FERMATE IL BULLO GUASTATORE
La storiaccia di Renzi che prende a sassate Visco e tramite lui Mattarella e Gentiloni e anche Draghi ,è la dimostrazione di quanto questa “classe dirigente” non solo non dirige più niente,ma incapace , è e rimane ostaggio di un giovanotto guastatore che con la sua corte dei miracoli, capeggiata dalla Boschi,dentro fino collo alla questione Etruria con lei per prima, il babbo e il fratello che ne hanno maneggiato risorse, fa emergere ancora una volta una situazione ingestibile e indecorosa per il nostro paese. Prima andiamo al voto e prima forse, ci leviamo di dosso questo stantio puzzo di intrallazzo oltretutto indecente. Se pensiamo che oggi il tg 2 ha aperto il telegiornale con la faccia di Lotti, altro pupillo/ministro indagato, perché ha messo in legge finanziaria un provvedimento per riconoscere ai figli di immigrati sportivi di poter partecipare a campionati italiani mentre a Roma giustamente i terremotati chiedono aiuto per ricostruire portandosi sulle carrette i detriti , ci viene ancora più disgusto. Sì perché come siamo arrivati a questo punto senza cacciare Renzi e i suoi adepti fuori dalla storia del nostro Paese?Sulla questione Bankitalia e Consob e vigilanza ci sono responsabilità evidenti che l’ecumenico Casini non farà mai venire a galla relative alle BAD BANK e di cui il toscanello ha responsabilità grandi.In tempi non recenti feci presente quanta morbosa e delirante gestione del sistema bancario abbiamo potuto subire appunto da BANKITALIA che NON è più la Banca degli Italiani e le rsponsabilità nascoste . Aumenta comunque il debito italiano in questo ultimo mese e non è vero che diminuisce : proprio quello che il governo si deve impegnare ad abbattere - in rapporto al Pil - Secondo il dato comunicato da Bankitalia, a maggio 2017 il debito delle Amministrazioni pubbliche è stato pari a 2.278,9 miliardi, in aumento di 8,2 miliardi rispetto ad aprile ed è tuttora riconducibile alla spesa della pubblica amministrazione che anziché essere ridimensionata continua a salire,infatti i dati di Bankitalia segnalano l'aumento dello stock di una ventina di miliardi, per colpa del fabbisogno della Pa. E ovviamente non ci possiamo meravigliare se aumentano il discredito di Bruxelles sul rispetto del Patto di stabilità poiché riferito alla correzione del deficit strutturale (che viene calcolato in base ai conteggi dei cosiddetti output gap che l’Italia e alcuni Paesi hanno chiesto di modificare) soprattutto per quanto riguarda il rientro nel 2017-ormai agli sgoccioli- che ad oggi non possiamo dimostrare. Il debito pubblico italiano è il più grande dell’ area euro in termini assoluti e il secondo dietro alla Grecia in termini percentuali se confrontato con il prodotto interno lordo. Non essere riusciti a ridurne il carico è uno dei grandi fallimenti. La vicenda del “salvataggio delle 4 bad bank “ e delle precedenti questioni sollevate sempre da queste pagine in occasione della ricapitalizzazione della Banca d’Italia, ci impone una riflessione seria. La nostra Costituzione –all’art 1 -prevede che lo Stato, come emanazione politica del Popolo, abbia il potere e il dovere costituzionale di esercitare la sovranità politica e monetaria nell'interesse supremo dei cittadini dai quali ha ricevuto il mandato popolare. Se “La Sovranità” appartiene al Popolo, dovrebbe esercitarla anche e sopratutto sulla emissione della propria moneta. In realtà- e le ultime vicende lo dimostrano- lo Stato ha consentito alla Banca Centrale ancora denominata erroneamente Banca d’Italia, controllata da privati, di esercitare in sua vece il potere sovrano di creare moneta e gestire il credito, di conseguenza le banche hanno acquisito il monopolio sull’emissione della moneta e attraverso la gestione “privatistica” del credito e il controllo del debito pubblico,determinano e condizionano il sistema monetario e quindi il destino economico del nostro paese ora è drammaticamente debitore perché attualmente il nostro sistema bancario è in mano a un ristretto gruppo di banchieri privati che, in perfetta sintonia e complicità con la classe politica corrotta e attraverso vari sotterfugi istituzionali, è riuscito ad assumere il totale controllo sull’emissione della moneta divenendo di fatto proprietario e gestore di tutto il denaro in circolazione e rendendo schiavo il popolo. In Italia la Banca Centrale di emissione di banconote è denominata “Banca d’Italia” ma in realtà non è “pubblica” o “dello Stato” come ingenuamente è indotta a credere la gente comune, sopratutto per la generica ma ingannevole definizione di “Istituto di diritto pubblico” contenuta nel suo statuto. La Banca d’Italia in pratica è e si comporta come una S.p.A. ed è gestita da privati e anche se continua ad apparire a tutti come “la Banca Centrale dello Stato Italiano”, in realtà Bankitalia è “di fatto privata” perché controllata per il 90%, attraverso “le quote”, dalle maggiori banche private italiane e da alcune grandi Assicurazioni come “Le Generali” e solamente il 5% di quote è posseduto dall’INPS come “ente pubblico”,e da una parte trascurabile dall’Inail. Tutto ciò è in contrasto con quanto stabiliva lo stesso Statuto di Bankitalia che all’Art. 3, recitava “in ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale di Enti Pubblici. Il 16 dicembre 2006 il Governo Prodi approva una modifica dell’Art. 3 dello Statuto, che ora recita così: “il trasferimento delle quote avviene, su proposta del Direttorio, nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto”. Cioè la Banca stessa decide chi può detenere le quote/azioni, sia esso pubblico o privato, senza dover rendere conto di nulla a nessuno. Il gioco è fatto. Così la ricchezza di un Paese prodotta dal Popolo passa in mani altrui,viene massacrato il principio sovrano che la moneta è stata inventata per “agevolare” gli scambi dei beni e dei servizi prodotti col lavoro dai cittadini, quindi la moneta ha valore solo perché gli stessi cittadini la accettano e la fanno circolare usandola come mezzo di scambio dei beni. Le banche non producono nessuna “vera ricchezza” ma solo “l’unità di misura” dei beni oggetto dello scambio, esse creano dal nulla il nostro denaro, ne assumono illecitamente la proprietà e poi ce lo prestano lucrando enormi profitti con l'applicazione di un interesse. Questa è la verità ed è un fatto. E veniamo alla Commissione nazionale per le società e la Borsa (meglio nota come Consob), istituita con la legge 7 giugno 1974, n. 216, è un' autorità amministrativa indipendente , dotata di personalità giuridica e piena autonomia la cui attività è rivolta alla tutela degli investitori –dunque ai cittadini-, all' efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato. Durante tutti questi anni cosa ha fatto? Quando accumulavamo il debito pubblico che oggi pesa come un macigno ? Ovviamente l’ Europa condanna . Le quattro banche salvate dall’Italia, CariChieti, CariFerrara, Cassa Marche e Banca Etruria, vendevano alla gente prodotti inadatti guasti ai clienti che probabilmente non sapevano cosa stessero comprando e questo ha avuto conseguenze personali gravissime.E l’Espresso in questi giorni sta dimostrando quanto togliendo ai risparmiatori i banchieri si sono arricchiti, spostando capitali a loro intestati. Così per il furto del risparmio tradito che ha massacrato gli italiani non basterà la Commissione di inchiesta a sistemare questa truffa perpetrata. Noi lo capiamo bene e tolleriamo ancora questo ladrocinio e questo declino della nostra storia?
In onore di DAPHNE
EUROPA è anche la morte orribile di Daphne Galizia
Malta è paese Ue sempre rappresentato come un paradiso terrestre che Daphne Galizia giornalista coraggiosa aveva cominciato a svelare come crocevia di traffici finanziari molto illeciti. Documentazione certa di compromissione della premier dame Muscat su tangenti ,petrolio, fondi stranamente floridi. Nessuno però l’ha saputa difendere e la mafia governativa l’ha fatta saltare in aria; nessuno ha mai detto mezza parola sull’arroganza con cui Malta ha impedito agli immigrati fuggiti dalla guerra e dallo sterminio, di attraccare alle coste maltesi i barconi stracarichi e così almeno salvare quello sterminio di massa di tanti tantissimi bambini nel mediterraneo sempre più rosso di sangue. Ecco che un manto omertoso e silenzioso rischia di nascondere chi ha organizzato l’assalto e chiuso la bocca dell’indipendenza giornalistica. Daphne non era abulicamente “savianesca” e in cerca di pubblicità : aveva cercato e chiesto aiuto alle forze di sicurezza per aver ricevuto minacce da quando,documentata concretamente, aveva dato vita ad una inchiesta internazionale indipendente secondo la quale il mediterraneo e precisamente Malta fa da base per l’evasione fiscale in UE e aveva cominciato ad agitare il sistema finanziario corrotto nel 2016 attraverso documentazione che dimostravano -papers panama- come venne fuori il nome della moglie del candidato premier laburista maltese Muscat, con proprietà nei paradisi off shore : nel giugno 2017 la vittoria di Muscat. Allora è legittimo chiedersi a che barbarie stiamo assistendo ? Anche in Italia i mass media non hanno alcuna intenzione di sfiorare la cancrena in espansione che ha già annientato servitori dello Stato e giornalisti. Già nel 2005 imprenditori italiani attraverso il clan di Casal di Principe riciclavano il proprio tesoro a Malta, aprendo locali notturni, ristoranti e società di gaming: questo, secondo i detective, il piano dei Casalesi e i magistrati che hanno inviato subito una rogatoria alle autorità della Valletta. L’obiettivo : seguire il giro dei soldi , bloccare il riciclaggio. Peccato che la risposta di Malta si è fatta attendere e sempre , e quando arriva risulta incompleta. Il risultato è che del possibile tesoro offshore di Gomorra finora non si è più avuta notizia. Italiani residenti a Malta,azionisti di società sull’isola che non pubblicano bilanci: impossibile dunque sapere quali siano il patrimonio e l’attività economica delle aziende. L’unica certezza è che queste società sono attive. Lo stato della Ue è diventato la meta preferita di tanti connazionali per spostare affari e patrimoni. Un paradiso fiscale a chilometro zero, dove riciclare montagne di denaro frutto di racket, estorsioni, spaccio. Nessuna dogana da superare, nessun aereo da prendere. Bastano un paio d’ore di navigazione da Pozzallo o Portopalo di Capo Passero. Una valigetta piena di contanti, spesso semplicemente un bonifico, e il gioco è fatto. Milioni di euro sporchi investiti nell’economia legale. Ripuliti e fatti fruttare grazie a tasse bassissime, talvolta addirittura nulle. Un sistema sicuro, soprattutto. Perché Malta è un Paese dell’Ue, anche recentemente presidente di turno del Consiglio europeo, dove circola l’euro e nessuno controlla chi arriva dall’Italia. Non c’è dunque bisogno di inventarsi stratagemmi: è sufficiente che le autorità non siano troppo zelanti. E, visto come sono andate le cose finora, qualcuno alla Valletta deve aver chiuso più di un occhio sull’origine dei soldi che negli ultimi anni sono approdati sull’isola. E’ più facile far saltare in aria una coraggiosa giornalista per chiuderle la bocca.
QUI BRUXELLES a voi Roma : differenze di genere
ALESSANDRA SERVIDORI 11 OTTOBRE 2017
Europa :l’indice sull’uguaglianza di genere 2017 misura progressi a passo di lumaca –I risultati presentati il 10 ottobre da EIGE Istituto europeo per l’uguaglianza di genere nell’Unione a Bruxelles sono molto preoccupanti. L’indice si articola in sei domini principali lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute e due domini satellite ,violenza contro le donne e disuguaglianze intersezionali. Esso mette in risalto i campi in cui sono necessari miglioramenti e dovrebbe assistere i decisori politici nell’elaborare misure per la parità di genere più efficaci. L’aggiornamento fornisce il quadro della situazione attuale in Europa,si registrano passi in avanti, ma il progresso complessivo è molto lento. Il punteggio attuale dell’UE è salito di appena quattro punti rispetto a dieci anni fa, attestandosi a 66,2 punti su 100. In cima alla classifica troviamo la Svezia con 82,6 punti, mentre la Grecia è scivolata all’ultimo posto con 50 punti. L’Italia, ha compiuto un passo in avanti, attestandosi al 14° posto nella graduatoria dei 28 paesi.Siamo ancora molto lontani dall’essere una società che ha realizzato la parità di genere; in tutti i paesi dell’Unione europea, ci sono margini di miglioramento. In alcuni ambiti il divario si è addirittura ampliato rispetto a dieci anni fa. L’ indice sull’uguaglianza di genere indica chiaramente se e quanto le politiche governative rispondono efficacemente ai bisogni specifici delle donne e degli uomini. I nuovi risultati dell’indice sull’uguaglianza di genere ci dicono che la diseguaglianza è presente in tutti gli ambiti di vita; ciò significa che l’Europa ha il dovere di agire. La commissione Ue pare sia intenzionata a proporre ulteriori misure per promuovere il ruolo delle donne e assicurare pari retribuzione a parità di mansione. Puntare all’uguaglianza non vuol dire cercare di rendere le donne più simili agli uomini, ma creare un ambiente in cui entrambi i sessi abbiano pari opportunità di scelta e piena partecipazione alla vita sociale, lavorativa e familiare. La spinta maggiore verso la parità di genere nell’ultimo decennio riguarda l’accesso alle posizioni apicali e di governo, soprattutto nel settore privato. E’ quindi dimostrato che la pressione politica e dell’opinione pubblica può essere efficace, poiché ha contribuito a una maggiore presenza femminile nei consigli di amministrazione delle società private. Tuttavia, sebbene l’uguaglianza di genere nell’accesso ai ruoli decisionali sia migliorata di quasi 10 punti nell’ultimo decennio, attestandosi a 48,5, questo parametro continua a registrare il punteggio più basso. Ciò è in gran parte la diretta conseguenza della diseguale rappresentanza di uomini e donne nella vita politica e rivela una carenza di democrazia nel governo dell’Unione. Quest’anno l’indice sull’uguaglianza di genere presenta una più articolata panoramica della distribuzione del potere. Infatti, oltre a includere i dati relativi ai ruoli decisionali nel settore della politica e dell’economia, l’indagine rivela chi occupa i posti di comando nei media, nella ricerca e nello sport. Sebbene le donne siano in netta maggioranza nei corsi di giornalismo (dove costituiscono i due terzi dei laureati), solo in poche raggiungono posizioni di vertice nel settore dei mezzi di comunicazione. Il potere decisionale nel mondo dei media resta in gran parte in mano agli uomini; basti pensare che le donne rappresentano solo il 22 % dei presidenti dei consigli direttivi delle emittenti pubbliche nell’UE. Nel settore del finanziamento della ricerca, meno di un terzo (27 %) dei direttori degli organismi di finanziamento sono di sesso femminile. La situazione è ancora peggiore nel settore sportivo: le donne detengono appena il 14 % delle posizioni di vertice nelle federazioni sportive di tutt’Europa. In 12 paesi si è registrato addirittura un arretramento in termini di uso del tempo da parte di uomini e donne soprattutto in ambito famigliare. Appena un uomo su tre cucina e svolge lavori domestici quotidianamente, a differenza della grande maggioranza delle donne (79 %). Inoltre, gli uomini hanno più tempo per attività sportive, culturali e ricreative. Le donne migranti hanno un carico di lavoro di cura dei familiari particolarmente alto rispetto alle donne nate nell’UE (rispettivamente, il 46 % e il 38 %).Per la prima volta questa edizione dell’indice mostra anche i divari tra diversi gruppi di donne e uomini. L’età, il livello di istruzione, il paese di nascita, la disabilità e il tipo di famiglia possono rendere la vita di alcuni completamente diversa rispetto al resto della popolazione. Per esempio, i migranti hanno un rischio di povertà doppio rispetto alle donne e agli uomini nati nell’UE. I giovani di sesso maschile valorizzano meno le opportunità di istruzione rispetto alle ragazze, mentre le madri sole hanno maggiori difficoltà nell’accedere ai servizi sanitari e odontoiatrici rispetto alle coppie con bambini. In specifico affrontando solo i risultati inerenti il lavoro che nella graduatorie delle emergenze è al terzo posto in quanto in questi ultimi dieci anni cioè dal 2005 al 2015 ha segnato solo un incremento di 1,5 punti nel punteggio, evidenziamo che Il divario di genere nell’occupazione segna ancora 16 punti e riflette una partecipazione inferiore complessiva nel mercato del lavoro in tutta europa e una maggiore partecipazione al part time di donne rispetto agli uomini. Ancora si registra una partecipazione femminile con scarso livello di istruzione,sono la metà degli uomini poco qualificati e comunque la manodopera femminile con bassi livelli di qualifiche è a rischio elevato di disoccupazione di lunga durata e ha un’occupazione precaria. Molto limitata la partecipazione al mercato del lavoro delle donne con bambini,indipendentemente dal fatto che vivano con un partner o siano donne sole .Il divario di genere ne rapporto segnale ben 11 punti di differenza tra le famiglie monoparentali e 28 punti tra le coppie con bambini e in entrambi i casi il maggior svantaggio è riferito alle donne .La bassa partecipazione al mercato del lavoro è un ostacolo all’obiettivo Europa 2020 che prevede il raggiungimento del 75% di impiego femminile e resta fondamentale un impegno primario nel rafforzare le politiche sociali integrando i principi della parità di genere in tutti i provvedimenti per una occupazione sicura e adattabile , con equi salari e tempi di vita e di lavoro equilibrati. Solo il il 23% delle donne e il 27% degli uomini può richiedere un po 'di tempo durante le ore lavorative a prendersi cura di questioni familiari o personali,considerando che le donne siano caregivers primarie, la sfida nel conseguire l'equilibrio tra vita professionale e vita riguarda principalmente la loro partecipazione nell'occupazione e nella loro condizioni di impiego. La Commissione europea sta approntando nuovi standard per i genitori,per la paternità e la cura che dovrebbero essere recepiti da tutti gli Stati membri dell'UE : misure attraverso il diritto legislativo e non legislativo, l’iniziativa che porta il nome New Start mira ad abilitare genitori e altre persone con responsabilità caregivers per meglio bilanciare la loro occupazione e la vita personale e migliorare la condivisione del lavoro di cura tra donne e uomini. Disposizioni di equilibrio tra vita e lavoro disponibili per tutti e in tutti i settori e nelle professioni potrebbero quindi facilitare la riduzione dei divari e divisioni nell'occupazione. i Settori STEM quindi informatici e digitalizzati, l'istruzione, la salute e le attività sociali rimangono campi dove la segregazione è molto evidente e con quasi nessun cambiamento negli ultimi 10 anni. Occorre affrontare la segregazione di genere nel mercato del lavoro e contemporaneamente nell'istruzione. L 'apprendimento permanente e la formazione relativa ai lavori, come indirizzato in l'Agenda per le nuove competenze per l'Europa, sono un'occasione per affrontare la sovra-e sotto-rappresentazione delle donne e uomini in certi settori e occupazioni.
MALINCONICO AUTUNNO
Alessandra Servidori
E’ un autunno struggente con giornate e colori straordinariamente caldi e ai primi di ottobre il popolo italiano ancora abbronzato pare essere destinato a sorbirsi i malanni dei partiti e dell’informazione alla ricerca di una politica che non c’è più. Dopo aver gufato l’eccellente risultato tedesco in cui il giorno dopo alla chiusura delle urne si è aperto un negoziato politico e programmatico, sicuramente complicato e non breve, ma certo nella sua realizzazione : abbiamo ben visto il governo della “grande coalizione” fin dal primo momento in cui si è realizzata, alla luce del sole e non negli sgabuzzini di partiti, come avviene da noi, che rappresentano solo i loro malandati gruppi dirigenti. Peraltro è ciò che prevede la democrazia parlamentare e la Costituzione tedesca e in Italia il populismo imperante e l’incapacità di avere una classe dirigente che possa onorare questo Paese e questo titolo , dopo aver denigrato il sistema che si rivela sempre di più il più forte e stabile d’Europa dovrebbe imparare dalla Mutti come dare una regolata a quella proposta di legge elettorale pasticciata e impresentabile al popolo italiano di cui straparlano nelle segrete stanze: abbiamo subito il maggioritario, il bipolarismo, l’alternanza maccaronicamente declinate per salvare i magnanimi lombi e la bulimia del potere. Siamo a ridosso delle elezioni e ci propongono una legge elettorale incomprensibile a loro stessi che balbettano sia in TV che sui giornaloni facendoci solo capire che con tutta probabilità non ci consegneranno un vincitore – perché nessuno avrà voti a sufficienza e le vecchie coalizioni del bipolarismo che videro realizzare un fatiscente sistema politico ora non si possono replicare poiché è evidente che cinque stelle, forza italia e compagnia , e pd frantumato ,rappresentano un panorama tripolare. Con le manie di protagonismo dei vari leaderetti è evidentemente impossibile fare le coalizioni preventive e anche post eventuale vittoria consumandosi quotidianamente un conflitto acido, inconcludente con una proposta demenziale che viaggia su un proporzionale (senza nemmeno il correttivo del voto disgiunto), l’azzeramento della soglia di sbarramento (altrimenti del 3%) per quelle liste che si presenteranno apparentate a quelle maggiori, cosa che, alla faccia della pretesa semplificazione maggioritaria, degenererà in un proliferare di listarelle individuali o poco più , con un 5 stelle che si è inventato il metodo berlusconiano e prodiano del “candidato premier” grande bugia consumata da chi ha voluto prendere per i fondelli gli italiani facendoci credere-ma bastava leggere la Costituzione che non lo prevedeva- che con il nostro voto avremmo potuto anche scegliere e nominare il capo del Governo . Dunque la Germania avrà il quarto governo Merkel, nei tempi e nei modi necessari per fare in modo che duri la legislatura e produca decisioni (sulle quali alla prossima occasione i tedeschi si esprimeranno promuovendo o bocciando chi le avrà prese),mentre noi Italiani siamo in balia di chi non ha nè la forza nè l’intelligenza di dare vita ad un’alleanza vasta o addirittura un “governo del Presidente” che eviti il vuoto e il ritorno alle urne dopo tre mesi, con una povertà e una litigiosità politica culturale e normativa che sbarra la strada alla realizzazione di ciò che altrove è considerato normale e dove soprattutto vive e si confronta democraticamente una classe dirigente degna di essere definita così e di stare alla guida di un paese.
1 ottobre PAPA FRANCESCO a BOLOGNA: il lavoro prima di tutto
1 ottobre Papa Francesco a Bologna : il lavoro prima di tutto e per tutti
Alessandra Servidori
Il Papa è arrivato sotto le due torri in una giornata di pioggia tenace e molesta, ma siamo in moltissimi ad accoglierlo. E prima sul sagrato di San Petronio e poi per noi insegnanti in San Domenico l’argomento principale è stato il lavoro. Bisogna trovare il metodo per riparare l’ascensore sociale che sembra rotto, per rinnovare la grande tradizione di laboriosità e di cooperazione solidaristica di queste terre e per un’economia che abbia al centro l’uomo e l’impegno e anche la nostra scelta deve essere quella di comprometterci e di sacrificarci per non deludere coloro che cercano lavoro e i giovani che studiano con la speranza di potersi costruire un progetto di vita. Il Papa ha affrontato senza preamboli il tema del lavoro e soprattutto quello della sua espressione negativa, “cioè la situazione difficile, a volte angosciante, della mancanza di lavoro e l’esigenza di dialogo tra le parti sociali”. “Cercate di portare avanti”, ha esortato, “ soluzioni stabili e capaci di aiutare a guardare al futuro per rispondere alle necessità delle persone e delle famiglie” Francesco ha esortato a non piegare mai la solidarietà alla logica del profitto, perché “cercare una società più giusta non è un sogno del passato ma un impegno”, “L’accoglienza e la lotta alla povertà passano in gran parte attraverso il lavoro”, ha ribadito, “non si offre vero aiuto ai poveri senza che possano trovare lavoro e dignità”. E ancora “il recente “Patto per il lavoro” che ha visto tutte le parti sociali e anche la Chiesa firmare un comune impegno per aiutarsi nella ricerca di risposte stabili, non di elemosine, è un metodo importante che auspico possa dare i risultati sperati”. La crisi economica attuale e anche “crisi etica, spirituale e umana”, ha sottolineato vi è la necessità di “togliere centralità alla legge del profitto e assegnarla alla persona e al bene comune”.San Petronio, “Pater et Protector”, è sempre raffigurato con nelle mani la città. Chiesa, Comune e Università sono gli “aspetti costitutivi” di Bologna. “Quando essi dialogano e collaborano tra loro, si rafforza il prezioso umanesimo che essi esprimono e la città respira, ha un orizzonte”, ha ammonito, “vi incoraggio a valorizzare questo umanesimo di cui siete depositari per cercare soluzioni sapienti e lungimiranti ai complessi problemi del nostro tempo, vedendoli sì come difficoltà ma anche come opportunità di crescita e di miglioramento”.
Malattie professionali. ecco la guida amichevole
Alessandra Servidori 27 settembre 2017
Continua il nostro impegno per le donne egli uomini e le loro famiglie che incontrano la malattia .Ecco la Guida amichevole che abbiamo preparato con una partnership veramente straordinaria e che diffondiamo su tutto il territorio nazionale sempre dalla parte delle persone e del lavoro , che rappresenta una condizione indispensabile per la dignità e la qualità di vita.
WORD CANCER DAY- TUTTEPERITALIA-NOITUTTIPERBOLOGNA-CESLAR UNIMORE-COMUNE di BOLOGNA- ISTITUTO RAMAZZINI--INPS-INAIL- CGIL/Cdlm Bologna- CISL Bologna area metropolitana- UIL Bologna E/R-
Patologie oncologiche,invalidanti,ingravescenti e malattie professionali.Quello che è importante saper per le famiglie,per le lavoratrici e i lavoratori -QUESTA Guida amichevole intende fornire aggiornate e utili informazioni a chi nel proprio percorso di vita si è imbattuto nella malattia tumorale, per potersi orientare con consapevolezza sulle possibilità esistenti di esercizio dei propri diritti e affrontare così meno faticosamente il delicato momento familiare e professionale. Nel momento attuale di sempre maggiore complessità, questo strumento vuol orientare circa i percorsi da compiere quando si incontra la malattia oncologica e invalidante, nel complessivo assetto sanitario, assistenziale, previdenziale: nella convinzione piena che “Insieme è meglio”, questo risultato è stato ottenuto grazie alla proficua collaborazione di territorio, Istituzioni, Associazioni- potete scaricarla sul sito
Legge elettorale : rose con molte spine
Alessandra Servidori . Rose con molte spine : un testo da maneggiare con precauzione.
24 settembre 2017
Per cercare di capire la proposta di legge elettorale depositata .La Commissione Affari Costituzionali della Camera voterà martedì prossimo per l’adozione del nuovo testo base della legge elettorale presentato dal relatore Fiano,il giorno successivo, mercoledì 27 alle 17, è stato fissato il termine per presentare gli emendamenti. La proposta di riforma è identica per le 2 Camere.
L’articolo 1 si riferisce alla Camera dei deputati. L’elettore dà un voto unico che vale per una lista proporzionale bloccata corta in una circoscrizione plurinominale e per il candidato nel collegio uninominale. Se più liste sono collegate in una coalizione ad un medesimo candidato uninominale e l’elettore vota solo il candidato nel collegio, i voti così espressi sono spalmati pro quota tra le liste proporzionali secondo le opzioni già espresse dagli altri elettori (ad es. se 9 elettori votano solo il candidato e ci sono due liste collegate, di cui la prima col doppio dei voti della seconda, 6 voti si spalmano sulla prima e 3 sulla seconda). Le coalizioni devono essere omogenee sul piano nazionale. Nei 232 collegi (225 in 18 regioni, 1 in Val d’Aosta e 6 in Trentino Alto Adige) è eletto il candidato che arriva primo. 12 sono eletti come sempre nei collegi esteri. I restanti 386 seggi sono attribuiti con la proporzionale, metodo del quoziente: gli sbarramenti sono del 10% per le coalizioni e del 3% per le liste, nonché del 20% regionale (o due collegi vinti) per le liste delle minoranze linguistiche.
L’articolo 2 stabilisce un identico sistema per il Senato, dove i collegi saranno 109 (102 in 18 regioni, 1 in Val d’Aosta e 6 in Trentino Alto Adige). 6 sono gli eletti all’estero. I restanti 200 sono eletti con la proporzionale.
L’articolo 3 dà una rapida delega per il ritaglio di collegi e circoscrizioni.
Dal punto di vista della rappresentanza il sistema sarebbe migliorativo perché adotterebbe le soluzioni europee (liste bloccate corte e collegi uninominali maggioritari) invece dell’anomalia italiana, tra le grandi democrazie, del voto di preferenza. Nel nuovo testo sono presenti quote di genere. In ogni coalizione nessuno dei due generi può superare la quota del 60% nei collegi uninominali a livello nazionale. La stessa quota è prevista per i partiti per ciò che riguarda i nomi dei listini proporzionali. Il punto positivo è che se passasse la riforma avremmo norme di garanzia di genere anche al Senato, mentre mancano nel testo ora vigente. Il vero problema è però che nei collegi maggioritari uninominali e nei listini bloccati nel proporzionale il 40/60 non garantisce: alle donne potrebbero essere assegnati solo collegi dati per perdenti e nel listino le candidate potrebbero finire in coda. La proposta lascia carta bianca ai partiti nella “nomina” di quelli che dovrebbero essere democraticamente eletti per rappresentare il Paese e dal punto di vista della governabilità i problemi rimarrebbero poiché se le opzioni degli elettori restano frammentate, senza una lista o coalizione che superi il 40%, dalle urne non uscirà nessun vincitore e si cercherà di comporre difficili coalizioni post-elettorali con ruolo rilevante della Presidenza della Repubblica. L’unica differenza è che si inserisce un limitato correttivo maggioritario legato ai collegi, mentre nelle leggi vigenti la disproporzionalità era solo dovuta allo sbarramento e alla soglia del 40%, difficilmente raggiungibile, per accedere al premio alla Camera.
Sono sparite le preferenze dal testo e sono 173 i giorni che mancano alla scadenza naturale della legislatura(15 marzo 2018). Sulle possibilità che venga approvata si hanno molti dubbi .
MERKEL REGINA D'EUROPA
Alessandra Servidori Germania al voto : MERKEL Cancelliera regina d’Europa - 23 settembre 2017
Angela Merkel è l’ultimo vero leader democratico rimasto sulla faccia del mondo tra il nazionalismo nefasto di Trump- che non ha voluto stringerle la mano- e il populismo arrogante di Putin che credeva di farle paura scatenandogli un cane contro. Li ha superati tutti Merkel con i suoi dodici anni al potere aspirando oggi legittimamente a governare per altri 4 anni la Germania: ha stretto la mano da” capo” a Bush,Obama ,Blair,Cameron, Sarkozj ,Hollande,forte del suo carattere deciso ma calmo come il suo cognome che in tedesco merkel significa “ritardo”. Nel 2011 è stata insignita della medaglia presidenziale a Washington ma nel 2017 Trump sfida la sua ragionevolezza contrapponendole all’apertura del commercio internazionale la chiusura netta e la contrapposizione alla Nato e agli accordi di Parigi sul clima. La signora Merkel genera tutt’ora molte speranza al di là dei confini tedeschi : questa condottiera priva di vanità in un incontro a Berlino la sentii affermare parole straordinarie :” In presenza di uomini autoritari e vanitosi provo una repulsione fisica e mi viene voglia di sedermi lontano”. Nata nella Germania dell’Est in un paesino dove ancora oggi le scritte stradali sono in cirillico, ha una grande forza di volontà,intelligenza e ambizione incardinata sulla consapevolezza di quanto poteva e sapeva fare, con un umorismo naturale,allergica alle lusinghe con un team di lavoro composto da parecchie signore,Merkel si candida per il quarto mandato con una formazione in Fisica,la libertà e la dignità umana come capisaldi della sua missione: prima ministro di Kohl per le politiche femminili e giovanili, poi ministro dell’Ambiente e dal 1999 Capo della Germania democratica. Ora rispedisce in patria i migranti se i loro paesi non sono più considerati pericolosi,firma patti con la Turchia, depotenzia il partito di estrema destra sceso al 9%,ha portato la Germania ad una disoccupazione minima,il sistema economico e bancario che regge,anzi traina la ripresa europea:lei resiste,osserva,ascolta,non racconta nulla di sé,lavora moltissimo e non dà mai nulla per scontato.
UN SUPER MINISTRO ECONOMICO UE?
Alessandra Servidori Un super ministro per l’economia europea ? 19 settembre 2017
A parole sono d’accordo in molti dei 27 della ue ma la tensione che c’è nell’aria è tantissima . I problemi sono per ordine di grandezza : che nazionalità avrà il privilegio di dare i natali al super ministro , a chi deve fare capo ( al Consiglio,alla Commissione, al Parlamento ) di cosa si deve occupare ( di finanza, di economia , di politica economica estera, dell Eurogruppo,della moneta unica , di un possibile Fondo monetario ,dei bilanci pubblici dei componenti della ue ?) In buona sostanza tante idee poche condivise ma soprattutto molto moltissimo dipenderà dalla conferma di Merkel fortissima Cancelliera tedesca – la cui rinomina è quasi scontata- che è ben consapevole del passaggio strettissimo che l’economia europea sta ancora traversando e un ministro in comune dovrebbe comunque fare i conti con problemi di bilanci ancora sofferenti soprattutto in materia di lavoro. Nella corsa che già sta scaldando i motori per il 2019 quando ci saranno le elezioni europee entreranno a gamba tesa le candidature alla BCE ,al Fondo Monetario e l’unica che in questo momento può vantare una certa forza è la Germania con i suoi dati occupazionali ed economici di forte positività. C’è chi in questi giorni ci taccia di essere dei gregari ma ,non è che la questione ci consoli, in ben pochi degli altri 26 paesi può vantare delle economie “allegre” e quindi molta voce in capitolo su questa prestigiosa nomina di super ministro .In verità Mario Draghi è colui che ha guidato la BCE non bene,benissimo e ha sostenuto in inverni e autunni di scossoni sui mercati prima un programma di acquisto dei titoli di Stato e di obbligazioni aziendali da parte della Banca Centrale Europea ed ora si sta preparando con un equilibrio straordinario ad uscire morbidamente dall’emissione del quantitative easing tenendo a bada,nell’eurozona, il pericolo di un dollaro forte a causa della gestione disinvolta di Trump sparato sulla deregolamentazione finanziaria e il taglio delle tasse. In un anno l’euro ha guadagnato oltre il 14% nei confronti del dollaro anche perché l’economia europea è in ripresa e Trump si è dato una calmata. Noi adesso dobbiamo predisporre una legge di bilancio che faccia tagli strutturali non meno del 6% del prodotto interno lordo e non una legge che guarda ai voti da prendere piuttosto che a sostenere la lentissima crescita italiana. Dobbiamo ridurre il deficit e rilanciare la produttività e il lavoro lasciando il populismo elettorale ricco di orpelli elettorali a chi non ha tra i suoi obiettivi il bene del Paese. La legge di bilancio dunque ha due scopi ben chiari : la prima, investire sulle politiche attive per i giovani e le donne che aiutano nella transizione o dalla formazione al lavoro vera emergenza oggi nel mercato anche perché non dimentichiamo –dati istat ultimissimi- in Italia oggi lavora solo il 38% dei residenti; la seconda possiamo presentarci a testa alta nella discussione di una nuova Europa senza chiedere deroghe e sconti sulla pelle comunque e sempre del popolo italiano.
Paradossoitaliano:meno donne occupate e più donne negli incidenti sul lavoro
INCIDENTI SUL LAVORO- PUBBLICATO il 4 settembre su Il Diario del lavoro
Il paradosso italiano: meno donne occupate ma più morte sul lavoro
A Lucca in questi giorni due operai hanno perso la vita sul lavoro e poche ore prima un altro giovane ha avuto la stessa sorte. La notizia è molto significativa anche perché supportata dai dati INAIL di questi giorni in cui gli infortuni sul lavoro stanno aumentando, comparati ai dati del 2016 proprio un mese dopo che l’istituto aveva significativamente, presentando il suo Rapporto sull’attività annuale, illustrato le sue linee guida per contrastare sia gli incidenti sul lavoro che le malattie professionali registrati nell’anno 2016. Infatti nel 2016 le denunce d’infortunio,hanno avuto un incremento dello 0,7% rispetto al 2015 (4.201 casi in più).
La quota più consistente delle denunce 500.621 casi, (78,1% del totale) si registrava nella gestione Industria e servizi, presentando un incremento dell’1,4% rispetto l’anno precedente e ancora oggi si registrano nei settori dei servizi.
E’ interessante analizzare oggi,nella sezione “Open data” di Inail i dati analitici, delle denunce di infortuni e malattie professionali rilevati a luglio 2017; sono pubblicate anche le tabelle del “modello di lettura” con i confronti “di mese” (luglio 2016 vs luglio 2017) e “di periodo” (gennaio-luglio 2016 vs gennaio-luglio 2017). Per esempio, nel confronto “di mese”nel luglio 2017 si sono avute 46.390 denunce, con un aumento del 3,6% rispetto a luglio 2016. L’incremento è stato rilevante per i settori di attività economica: attività professionali, scientifiche e tecniche (+11,5%), fornitura di acqua, reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento (+6,7%) e Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (+5,8%).
L’analisi per classi di età evidenzia che l’aumento si concentra nelle classi iniziali fino ai 29 anni (+8%) e nelle classi dai 45 ai 69 anni (+6%). Le denunce di infortunio mortale sono aumentate di 3 unità (69 contro le 66 di luglio 2016) e per gli infortuni, confronto “di periodo” nel periodo gennaio-luglio 2017 si sono avute 380.236 denunce, con un aumento del 1,3% rispetto al periodo gennaio-luglio 2016.
L’analisi per classi di età evidenzia che l’aumento si concentra nelle classi iniziali dai 15 ai 29 anni (+3,6%) e nelle classi dai 45 ai 69 anni (+3,8%). Le denunce di infortunio mortale sono state 591, erano 562 nel 2016. La distribuzione per settore produttivo evidenzia aumenti di particolare rilievo per il complesso delle attività manifatturiere (55 contro i 46 del periodo gennaio-luglio 2016), nelle costruzioni (60 a fronte dei 50 dell’anno precedente), nelle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (17 attuali rispetto agli 8 registrati fino a luglio 2016) e nella sanità e assistenza sociale (12 contro 3) e l’analisi per classi di età evidenzia che l’aumento delle denunce è relativo alle classi tra i 25 e i 49 anni (complessivamente, per le classi in questione, si hanno 266 denunce contro le 211 del periodo gennaio-luglio 2016).
Un’ attenta analisi di genere anche di questo ultimo periodo, consolida un dato grave e cioè che più di un infortunio su tre ha interessato la componente femminile dei lavoratori (un incremento dell’1,4%). Rispetto al numero complessivo delle denunce, la quota degli infortuni in itinere, avvenuti cioè nel tragitto casa-lavoro-casa, per le donne si conferma decisamente più elevata rispetto agli uomini, sia in valore assoluto che in percentuale . L’incidenza del “rischio strada” sulle lavoratrici è ancora più marcata se si prendono in considerazione le denunce dei casi mortali: per le donne, più di un decesso su due (52,7%) è avvenuto in itinere, mentre tra gli uomini lo stesso rapporto è di circa uno su cinque .
Questo divario di genere si mantiene anche sommando le denunce dei casi mortali avvenuti in itinere e quelli in occasione di lavoro, entrambi con coinvolgimento di un mezzo di trasporto: tra le donne, infatti, quasi due decessi su tre (63,6%) sono legati al “rischio strada” rispetto al 38,8% degli uomini. Questo probabilmente perché le donne sono occupate per oltre il 50% nel ramo dei servizi, in attività solitamente meno pericolose di quelle industriali, ma comunque soggette al rischio che si corre negli spostamenti tra l’abitazione e il luogo di lavoro, anche molto frequenti e ripetuti in attività come quelle del personale domestico e di assistenza sociale domiciliare, in cui prevale nettamente la quota femminile. Segnaliamo che anche i dati sull’occupazione Istat agosto 2017 continuano a dimostrare che l’occupazione femminile non cresce :infatti tra giugno e luglio 2017 l'occupazione è cresciuta di 59 mila unità: un aumento che però non ha incluso donne e giovani. La disoccupazione femminile in particolare è relativa alle donne dai 34 anni in su, che raggiunge il 13,2% (+3,2%). Andamento inverso invece per la disoccupazione maschile che scende all’11,1% (- 2,2%). Un dato preoccupante, quello femminile, cui se ne aggiunge un altro relativo alla fascia di età: il tasso di disoccupazione giovanile, quella compresa tra i 15 e i 34 anni, torna al 40%.
L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni – scrive l’Istat – sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 10,9% (cioè poco più di un giovane su 10 è disoccupato. Noi aggiungiamo che ci sono tra i giovani le giovani donne. Il Governo deve assumersi la responsabilità di intervenire subito anche attraverso la legge di bilancio. Condivido le sollecitazioni del Presidente della Commissione lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, secondo il quale gli interventi devono riguardare i sostegni all’apprendimento: alternanza, apprendistato, assegno di ricollocazione, credito d’imposta per spese in formazione, ampliamento delle risorse e della capacità operativa dei fondi interprofessionali. Così come tutti, soprattutto le donne lavoratrici, dovrebbero beneficiare di versamenti figurativi quando la loro attività si rivolge a beni pubblici come l’apprendimento stesso, la cura dei familiari, la procreazione realizzando in tal modo anche i presupposti per l’anzianità contributiva. E ancora tutti dovrebbero avere ridotto il costo indiretto del lavoro, non per generosa e contingente concessione ma per strutturale riequilibrio tra contribuzioni e prestazioni spesso sproporzionate: sicurezza, ammortizzatori, malattia, previdenza da gestione separata Inps.
Alessandra Servidori
