4 novembre 1966 Firenze Noi c'eravamo
Alessandra Servidori Quel 4 novembre di 60 anni fa
L'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 fu una catastrofica esondazione del fiume Arno che sommerse il centro storico ,ero poco più che una ragazza di 16 anni , la reazione fu immediata : partire da Bologna con ogni mezzo per andare ad aiutare la città ferita e solo la mediazione del Prof.Cammelli conoscente di mio padre, mi permise di unirmi al gruppo di studenti e studentesse. All’alba gelida su una camionetta militare con un freddo che ricordo ancora che soffiava dietro le tende gonfie e una emozione straordinaria che mi ha accompagnato per anni, nei sotterranei della Biblioteca Nazionale a passare libri infangati in cordata incalzante, fradicia e orgogliosamente felice di esserci. Non ci siamo persi con il gruppo bolognese di ogni età testardamente unito e coordinato da Mario Pantano e mercoledì ancora una volta ci ritroviamo a Firenze nella Sala dei Cinquecento con il Presidente della Repubblica Mattarella che ci sostiene nel ricordo affettuoso degli Angeli del fango, immortalati in un archivio che ha ricostruito la Biblioteca dell’ Università di Firenze Cedaf e come dice la prefazione , un lungo elenco di nomi di coloro che …” raggiunsero Firenze da ogni parte della Toscana, d’Italia, d’Europa e del Mondo per restituire vita e arte alla Culla del Rinascimento” tra quelli che si adoperarono per aiutare non solo noi stessi ma tutti quelli che avevano bisogno di aiuto. Ai giovani di oggi posso solo augurare di trovare quello spirito di allora come siamo soliti ricordare, animati dal fare e non solo rabbiosi dando la colpa agli altri del loro malcontento. Oggi mi ha colpito la solita intervista di un giovane collega pedagogista che sosteneva la fragilità giovanile come sintomo del fallimento del sistema, e mi sono abbondantemente irritata. Non è dando alle ragazze e ai ragazzi una amichevole pacca sulle spalle con le frasi di comprensione bonaria che si placano le loro ansie. Anche noi poi, nel 68 abbiamo avuto i nostri momenti di ribellione, ma l’esperienza del fare, del contribuire 2 anni prima a risollevare la città ferita incarna il valore dell'impegno civile e della fratellanza universale a difesa della cultura. Non dimentichiamo i giorni che seguirono al 4 novembre : Piazza del Duomo, il Battistero, la devastazione alla Borsa di Piazza de' Giudici, al piazzale degli Uffizi e in Piazza Santa Croce, lo scenario del Lungarno Acciaiuoli con il cantiere del nuovo palazzo ancora in costruzione, la Biblioteca Nazionale di cui si scorgeva solo l’asta del pozzo nel cortile , tutto travolto da una melma implacabile fino al drammatico e celebre trasferimento del Crocifisso di Cimabue dal refettorio di Santa Croce alla Limonaia del Giardino di Boboli per l'avvio del restauro decennale. La tenacia dimostrata dalle istituzioni e dalla comunità fiorentina nella ricostruzione, coniugata oggi con la piena consapevolezza delle sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla frequenza sempre maggiore di eventi meteorologici estremi ci ha lasciato uno spirito di appartenenza che guarda alle nuove generazioni come la nostra risorsa più preziosa, in tempi in cui le guerre e le tensioni sociali si sono moltiplicate. Quando la distruzione, cancella certezze , luoghi familiari e mette in ginocchio, nella tragedia emerge anche una forza straordinaria e titanica: quella di una comunità che può reagire e di migliaia di giovani per aiutarla a rialzarsi. E soprattutto significa anche assumersi una responsabilità verso il presente e il futuro.
