NON RASSEGNAMOCI
ALESSANDRA SERVIDORI – NON RASSEGNAMOCI
Come facciamo a continuare a negare o a rimuovere il terrorismo jihaidista che sta colpendo l’Europa? Non sono terroristi isolati e tutto l’’Occidente ha sottovalutato la minaccia dell’Isis, la sua capacità di proselitismo e la radicalizzazione dei giovani musulmani in Europa. Il nostro Governo non ha preso sul serio gli allarmi che da tempo mettevano in guardia dalla pericolosità di questo fenomeno assassino, per molti aspetti nuovo. Noi ,almeno nei confronti dei nostri figli e nipoti dobbiamo affrontare questa nuova forma di totalitarismo che si muove nella globalizzazione e spiegare perché è destinata a fare sempre più seguaci tra le nuove generazioni nei nostri Paesi e nel tremore,tardivo,nonché silenzio assordante dei Governi occidentali. Dobbiamo parlare con i nostri giovani e approfondire cosa sta succedendo perché sappiano difendersi e rilanciare un progetto di sviluppo e di crescita della società. E’ diversa questa guerra contro di noi: non ha niente di uguale ai fenomeni della fine del ’900 e di questi ultimi anni. Questa è potente destabilizzazione: vuole, cioè, creare con gli attentati e le esecuzioni la paura assoluta, la globalizzazione dell’orrore che metta a sua volta in moto un sistema di sicurezza così imponente e ossessivo da creare un’ansia sul piano mondiale. E’ un unico grande movimento che va dalle Filippine all’Africa e ora è evidente vogliono islamizzare l’Europa attraverso i giovani reclutati per distruggere l’Occidente. E attenzione : non domandiamoci perché le comunità islamiche non scendono in piazza contro il terrorismo, perché le stesse ammirano i guerrieri di Allah,perché la loro cultura è figlia di questo integralismo religioso. Le plurime versioni ridicole e offensive sulla morte disumana di Giulio Regeni ancora una volta portate come una croce dai genitori, il sequestro oltraggioso dei due Marò e la sofferenza di intere famiglie gridano vendetta e reazione forte e chiara. Ma che razza di Governo è questo? Ma che razza di impotenza stiamo dimostrando ? Ma una Farnesina presa per il naso si è mai avuta nella storia del nostro Paese? Ma veramente l’Egitto e l’India poiché nostri partners storici commerciali possono calpestare la nostra sovranità nazionale? E’ tradimento e abbandono dei nostri ragazzi in mani nemiche. E’ la totale evidenza della nostra marginalità e della nostra codardia mediterranea in una situazione in cui le potenze nucleari (India) gli interessi economici ( Egitto e India) con commesse, accordi, contratti eccc. ci mettono in ginocchio. In una crisi economica così grave che non cenna a migliorare, il Jiadismo prolifera tra i giovani e tra chi vede nell’economia occidentale il nemico. Sono per esempio i giovani del tutto integrati , che si avvicinano, grazie alla Rete anche attraverso internet , alla cultura fondamentalista; cadono nella trappola (?) e diventano seguaci di una logica eversiva. Sono uomini e donne che sentono la mancanza di grandi ideologie e la fine delle utopie collettive e l’Islam politico appare loro ,nel vuoto esistente, come una grande speranza. L’ISLAM è contro tutte le democrazie occidentali considerate sporche e impure da annientare attraverso la costituzione di un strutturato califfato statale. La verità è che ogni democrazia si costruisce e fonda sul rispetto e sulla reciprocità e non sulla conquista violenta e sanguinaria e sulla sottomissione. Abbiamo bisogno di un Governo capace di una lungimirante strategia di ri/costruzione di una patria non ubbidiente di un movimento pseudo” nazionalpopolare” in balia di una cultura improvvisata di sopravvivenza. Abbiamo bisogno, e per questo ognuno deve fare far sentire la propria voce autorevole e non autoritaria, di un progetto per il nostro Paese economico e sociale e come diceva un grande Bobbio : “L’unico modo di intendersi quando si parla di democrazia, in quanto contrapposta a tutte le forme di governo autocratico, è di considerarla caratterizzata da un insieme di regole, primarie o fondamentali, che stabiliscono chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive e con quali procedure”. Come afferma Sabino Cassese lo Stato Italiano non si è emancipato: “La distanza che separa il cittadino dalle istituzioni è clamorosamente evidente: sullo sfondo c’è quella diffidenza reciproca che resta uno dei fenomeni più irritanti e persistenti della nostra vita collettiva. «Porosità dello Stato, sua natura intrinsecamente corporativa, sua incapacità di rendersi autonomo rispetto agli interessi costituiti, quelli economici e quelli elettorali, penetrazione di questi ultimi nella macchina statale: questo è il... tratto caratteristico dei poteri pubblici in Italia». Dunque opponiamoci con vigore alla resistenza di qualsiasi slancio riformistico e soprattutto non rassegniamoci perché la speranza la si costruisce insieme. Ne va del futuro dell’Italia
Pasqua di Resurrezione del POPOLO ITALIANO
Alessandra Servidori
Quando ci fu la strage di bambini a Beslam in Ossezia nel 2004 lanciammo la proposta di accendere una candela alla finestra in ricordo di quegli angeli innocenti trucidati e l’Italia si illuminò come reazione e compassione. Tanti anni sono passati e il terrorismo colpisce sanguinario più che mai in tutto il mondo. Ancora oggi le madri di Beslan lottano per far luce sull'opacità operativa della cellula di crisi, sulla responsabilità delle esplosioni che fecero scattare il blitz delle forze speciali russe, sulla presunta fuga di alcuni componenti del commando ceceno e sulla totale disorganizzazione nei soccorsi. Ma Bruxelles è l’ultima , da Madrid a Londra, da Copenaghen a Parigi , sono già tante le capitali europee nelle cronache del terrore che l'estremismo islamico ha scritto col sangue negli ultimi anni sul Vecchio continente. E non basta lanciare palloncini bianchi, scrivere la parola Pace sui muri, posare fiori sui luoghi colpiti dalla furia di un islam armato che non sarà mai moderato. Avevano ragione non solo Oriana Fallaci, e il cardinale Giacomo Biffi : entrambi hanno lasciato memorie indistruttibili a noi per NON rimuovere l’assalto e per farci capire,premonitori allora, come si sarebbe frantumato il nostro vivere lieve. Noi non possiamo e non dobbiamo non assumerci la responsabilità di un buonismo peloso che con codardia si presta alla sottomissione. Siamo in guerra e il nemico è il sedicente Stato islamico ideologico e carnefice, ora incardinato nel cuore dell’Europa, che ci sta massacrando. Sono nati e vissuti qui e non ci sono né pentiti né collaboratori ma solo messaggeri e guerrieri di morte. Serve una forza politica occidentale una diplomazia militare strategica e sussidiaria che non predichi ma che agisca e subito. Essere consapevoli tutti e subito perchè non c’è più tempo , perche’ l’Europa è sorella di Israele e di Tripoli e dell’Iran e della Siria inginocchiati e colpiti dall’intolleranza e dalla bulimia del potere stragista. Dalla Russia non ci possiamo aspettare solo “amore” così come dall’America i fallimentari “Yes We Can”.Già ebbi a ricordare su queste pagine il nostro demenziale nichilismo quando nel Trattato di Lisbona abiurammo consapevoli le nostre radici cristiane inaugurando così una stagione di vanesie eredità culturali e religiose spalancando ad una non definità identità l’Europa ,” patchwork” di stati non più anche cristiani. Non mi sottometto alla religione musulmana né oggi né mai e non intendo arrendermi di fronte alla disintegrazione che i difensori ad oltranza del multiculturalismo stanno compiendo dei nostri valori e non mi rassegno a sopportare questo estremismo introdotto sui banchi di scuola. In questa situazione al popolo italiano non basta dirgli che “non dobbiamo cambiare le nostre abitudini” e intervistare il capo dei servizi segreti italiani che tenta di spiegare in burocratese o il giovane toscano che dà una veste di presidio a Palazzo Chigi. Dobbiamo essere consapevoli che proprio perché troppi i segreti,non c’è una adeguata collaborazione e informazione, non c’è fiducia reciproca e il terrorismo si sviluppa nel liquame di una mancanza di cooperazione multilaterale che è rimasta come promessa ma mai attuata sia in Italia che in Europa. Non è solo la misericordia che contrasta il male dei califfati e degli assassini :perché la nostra sicurezza non è certa se non prendiamo posizione e azione contro l’Isis perché non vale l’ossimoro “se noi non partecipiamo non ci attaccano”.Perchè la paura e il disorientamento di un popolo occidentale che è attaccato e che sta per essere attaccato sta nella ambiguità dei comportamenti : assumiamoci con coraggio la nostra responsabilità,perché la Pasqua della Resurrezione è anche quella di un popolo che guarda in faccia la realtà e difende la sua tradizione anche affrontando un conflitto che non sarà breve.
GLI INGHIPPI DELL'ITALICUM
ALESSANDRA SERVIDORI -GLI INGHIPPI DEL BRUTTO ITALICUM 21 marzo 2016 www.formiche.com
Dunque, coloro che, in vario modo, come chi scrive, hanno sollevato perplessità e dubbi sul testo dell’Italicum, non possono che essere ragionevolmente soddisfatti per la pronuncia del tribunale di Messina. Infatti, il 17 febbraio 2016, quell’Assise ha accolto ricorsi di grande importanza. Nel novembre 2015, alcuni cittadini hanno presentato un ricorso affinché venga dichiarato il loro diritto soggettivo di elettorato, così come previsto e garantito dalle disposizioni costituzionali. L’assise di Messina ha preso così in considerazione alcune questioni di costituzionalità riguardanti la legge elettorale in vigore, dichiarandole “rilevanti” e “non manifestamente infondate” e ha così disposto l’ordinanza di trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale. Infatti, sono state accolte le questioni di maggiore importanza: il premio di maggioranza previsto congiuntamente alla soglia di accesso alla rappresentanza; la mancanza di soglia minima per accedere al ballottaggio; i capolista bloccati e pluricandidati.
Dunque su di esse si pronuncerà ora la Corte Costituzionale. Noi ci limitiamo a osservare e leggere sia il testo del ricorso, sia il testo dell’ordinanza, senza presunzione di completezza. Umilmente si evince senza dubbi interpretativi in eccesso che il tribunale di Messina ha, con equilibrio, rappresentato le questioni preliminari sulla composizione collegiale del Tribunale: l’ammissibilità dell’azione proposta al di fuori di una determinata consultazione elettorale, la rilevanza dell’insieme delle questioni prospettate nell’ambito del giudizio di filtro affidato al giudice ordinario per l’accesso alla giurisdizione della Corte Costituzionale. Noi aggiungiamo, a supporto delle nostre riflessioni più volte segnalate come lesive dei caratteri costituzionali, la vis ipermaggioritaria e dirigistica dell’Italicum. Come noto, questa legge disciplina l’elezione della Camera dei Deputati e ha condizionato, e condiziona, prepotentemente la stessa discussione sulla riforma riguardante, in particolare, l’abolizione del Senato come camera politica. Temendo che dal cumulo di queste due riforme derivi una brutale semplificazione della nostra vita democratica, la questione si fa più stridente. Infatti risulta lesiva anche dell’intelligenza degli italiani elettori perché la composizione di un Senato nominato, è ridicola fotocopia della Conferenza Stato Regioni, per non parlare del premio di maggioranza che rende sottomesso il popolo italiano ad un regime.
In buona sostanza un giudizio così autorevole e stringente sulla legge elettorale del tribunale siciliano, garantisce la cittadinanza da possibili lesioni della Costituzione e, nello stesso tempo, potrà ricondurre, attraverso la sentenza della Corte, la discussione sulla riforma costituzionale nei suoi propri termini, prima del frettoloso e annunciato Referendum costituzionale.
SIAMO FIERE DI ESSERE ITALIANE
AlessandraServidori Quando siamo fiere di noi italiane 21 marzo 2016
Il Consiglio d’Europa ha respinto in Commissione la Risoluzione sull’utero in affitto presentata dalla deputata belga Petra de Sutter. Decisivi i due voti della delegazione italiana ,una vittoria davvero da festeggiare. Era dato per scontato che la risoluzione sarebbe passata, invece hanno fatto la differenza i due voti italiani che hanno consentito di respingerla. È stato un vero lavoro di “squadra” nazionale ed europea: insieme al movimento internazionale per l'abolizione della gravidanza surrogata siamo riuscite, dalla Francia alla Germania, dall’Austria all’Italia, a sensibilizzare i componenti della Commissione e dimostrare che quando c’è partecipazione e coinvolgimento anche nei livelli sovranazionali si riesce a far pesare la propria voce. Così abbiamo dimostrato che si può combattere per l’abolizione della surrogata e vincere. I votanti erano 30, è finita 16 voti a 14 proprio grazie alle due parlamentari italiane e così l’Europa ribadisce il suo no alla pratica dell’utero in affitto,e il voto contrario del Consiglio d’Europa alla relazione che avrebbe riconosciuto agli stati membri dell’Unione il diritto di disciplinare, o vietare, la maternità surrogata a livello nazionale,dimostra che la comunità europea è ancora responsabile e civile. In Italia è vietata, ma nel mondo in cui viviamo l’altrove è nei “committenti” italiani che possono trovare in altri paesi una donna che “porti” un figlio per loro. Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali, che le donne tornino a essere oggetti a disposizione: non più del patriarca ma del mercato. Vogliamo che la maternità surrogata sia messa al bando. Con il voto Europeo , per la prima volta nella storia, la maternità incontra la libertà. Si può scegliere di essere o non essere madri. La maternità, scelta e non subìta, apre a un’idea più ricca della libertà e della stessa umanità: il percorso di vita che una donna e il suo futuro bambino compiono insieme è un’avventura umana straordinaria. I bambini non sono cose da vendere o da “donare”. Se vengono programmaticamente scissi dalla storia che li ha portati alla luce e che comunque è la loro, i bambini diventano merce.Sono favorevoli al pieno riconoscimento dei diritti civili per omosessuali ed eterosessuali: ma il desiderio di figli non può diventare un diritto da affermare a ogni costo.Il 15 marzo ho festeggiato così due volte : una per la nascita di Ettore,mio nipote, una per la vittoria europea che ha sconfitto,il tentativo di arrivare ad una regolamentazione internazionale della maternità surrogata, come sostenuto fortemente dalle lobby che premono per un allargamento della loro clientela anche nei paesi in cui è vietata, che rischia di ridisegnare nell’Occidente e nel mondo i confini futuri del concetto delle relazioni umane, sociali,etiche. Inoltre costituirebbe un’ipoteca pesantissima per la libertà delle donne e violerebbe uno dei principi fondanti dell’Unione europea. Infatti, la “dignità umana” e “il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto tali fonte di lucro” richiamate nella Carta Fondamentale dei diritti dell’Unione europea. Nel vietare sul proprio territorio la maternità surrogata e nell’impegnarsi presso gli organismi internazionali per un’abolizione universale, l’Europa può rivelare al mondo il significato più profondo della sua missione di civiltà.
DRAGHI RENZI :L’ITALIA diritti e doveri di chi rappresenta chi.
Alessandra Servidori
DRAGHI RENZI :L’ITALIA diritti e doveri di chi rappresenta chi.
L’ultima decisione di Mario Draghi capo supremo della Banca Centrale Europea per la prima volta nella storia della potente zarina monetaria di mettere il tasso ufficiale di sconto a ZERO e rendere così i tassi sui depositi delle banche presso la BCE scesi a MENO ZERO VIRGOLA QUATTRO, ha posto qualche legittimo problema e dubbio. Ieri sera guardandomi un bel film su RAI Storia una bella frase di Abraham Lincoln, “Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre.”mi è tornata utile per scrivere questa riflessione. Infatti il dubbio è che Il (QE) quantitative easing così come è concepito oggi è intrinsecamente deflativo,dopo neanche tre mesi , la Banca centrale revisiona le sue aspettative del 90 % portando la previsione dal 1 % allo 0,1 % o addirittura in negativo come previsto per i prossimi mesi, ma come si fa a prevedere un’inflazione al 1 % per il 2016, senza tener conto di quello che sta accadendo al petrolio e alle altre materie prime? Tassi a zero, oltre 700 miliardi di liquidità immessa da marzo dello scorso anno e dell’inflazione nessuna .La riflessione della Banca dei regolamenti internazionali di Basilea ci illumina . Illustrando il rapporto trimestrale, il capo del dipartimento monetario Borio avverte: “Quelli che vediamo potrebbero non essere fulmini isolati, ma i segnali di una tempesta vicina, che si sta preparando da tempo”. “Malgrado condizioni monetarie eccezionalmente espansive, la crescita nelle giurisdizioni più importanti è stata deludente e l’inflazione è rimasta bassa. Gli operatori di mercato ne hanno preso atto e la loro fiducia nei poteri curativi delle banche centrali forse per la prima volta vacilla. Anche i policy maker potrebbero forse cominciare a considerare questi fattori”. Il problema italiano è e rimane che se il denaro che la banca centrale immette nel sistema non circola, ma viene usato dalle banche solo per sopravvivere o speculare, non c’è alcuna speranza di uscire da una deflazione da debiti. Insomma le banche che fanno prestiti all’economia ( imprese, famiglie per mutui,ecc)) verranno pagate per ricevere liquidità : quattro maxi prestiti alle banche condizionati al livello dei crediti erogati e i finanziamenti partiranno a giugno 2016 e verranno pagati al tasso in vigore al momento dell’assegnazione che oggi è zero,ma potranno avere uno sconto a seconda dei prestiti che operano cioè arrivare a meno 0,40% : la BCE PAGHERA’ dunque le Banche ma rimangono dei punti interrogativi enormi. Ma ammesso che anche solo in pochi vogliono indebitarsi in mezzo ad una deflazione da debiti, che garanzia c’è che le Banche non investano nel loro patrimonio e non nei prestiti alle imprese che ne hanno bisogno per salvarsi ,alle famiglie ecc?Tutto ciò infatti non cambia la questione di fondo, ovvero che non ci sono garanzie che il prestito verrà restituito, in mezzo ad una depressione economica, in mezzo ad una evidente deflazione salariale, in mezzo all’austerità imposta e ad una probabile quasi certa deflazione da debito. Il QE così come è impostato contribuisce a mantenere sul mercato realtà fallite, banche o imprese, che invece dovrebbero essere ristrutturate o lasciate fallire. E alle famiglie che hanno dei mutui in sospeso e che rischiano di vedersi sequestrate le case dalle banche chi pensa?Una Banca d’Italia che non è più pubblica ma a maggioranza privata, quasi commissariata da un super Commissario Cantone che proprio ieri sera ha detto una grande verità : l’Italia ha bisogno di regole certe dalle “finte primarie” che sono private e non valide, ad una governance che chiami i cittadini a decidere del loro futuro .Sia economico che politico.
NUOVO CODICE APPALTI e CONCESSIONI : attenzione a vecchi possibili inganni !
Alessandra Servidori
NUOVO CODICE APPALTI e CONCESSIONI : attenzione a vecchi possibili inganni !
Uno dei cancri più evidenti che consumano il nostro Paese e che troviamo da Trieste a Palermo è rappresentato dal sistema degli appalti e delle concessioni, linfa vitale per la corruzione. Il TESTO del NUOVO CODICE che recepisce le direttive appalti pubblici e concessioni (direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014) e ha riordinato la disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture e contratti di concessione,sta transitando in Parlamento.Il Consiglio dei Ministri come previsto dalla legge n.11 del 28 gennaio 2016 ha varato un testo che prevede snellimento, semplificazione e riduzione delle norme,fissa i criteri della qualità dei progetti e delle stazioni appaltanti. Nel testo si prevede che la governance delle linee guida di carattere generale sarà di competenza dell’ANAC (Autorità nazionale anti corruzione) e del MIT (Ministero delle infrasrutturee trasporti) con il coordinamento e il monitoraggio di Palazzo Ghigi. Per la prima volta vengono normati per legge in modo organico: l’istituto delle concessioni di lavori, servizi e forniture e l’istituto del “Partenariato pubblico privato” (PPP) quale forma di sinergia tra poteri pubblici e privati per il finanziamento, la realizzazione o la gestione per costruire delle infrastrutture o dei servizi pubblici, affinché l’amministrazione possa disporre di maggiori risorse e acquisire soluzioni innovative. Vero è che nel Testo che dovrà essere varato il 18 APRILE si riducono i 660 articoli del vecchio Codice a 217 ed importante è l’eliminazione del ricorso a procedure straordinarie, con la quale si prevede il superamento della Legge Obiettivo riconducendo la pianificazione e la programmazione delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari allo sviluppo del Paese, agli strumenti ordinari quali il Piano generale dei trasporti e della logistica triennale e il Documento pluriennale di pianificazione (DPP), di cui al decreto legislativo n. 228 del 2011. Infatti le procedure straordinarie sono state abusate per l’assegnazione corrotte dei lavori in tanti casi di cui la cronaca nera ancora ampiamente parla evidenziando il marchio di MAFIA,NDRANGHETA,CAMORRA. Finalmente il nuovo sistema prevede la qualità del progetto esecutivo a gara, delle stazioni appaltanti, degli operatori economici e delle gare, per le quali il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (che coniuga offerta economica e offerta tecnica), che in precedenza rappresentava solo una delle alternative a disposizione delle stazioni appaltanti, diviene il criterio di aggiudicazione preferenziale, nonché obbligatorio per i servizi sociali e di ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica e per quei servizi in cui è fondamentale l’apporto di manodopera nei settori in cui prevale l’esigenza di qualità o di tutela dei lavoratori. Uno degli aspetti critici però è quello della programmazione e progettazione dei servizi. Si apprezza infatti l’obbligatorietà per le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori di adottare il programma biennale degli acquisti di beni e servizi introdotta dall’art. 21 ma sulla progettazione dei servizi la normativa è ancora troppo lacunosa e superficiale. La relazione illustrativa non la menziona neppure e l’art. 23 la liquida con un solo comma di poche righe, senza alcuna specifica né sui contenuti minimi né sul profilo professionale dei redattori. Anche per quanto riguarda i criteri di aggiudicazione dell’appalto, regolati dall’art 95, vi sono dei problemi perché se da una parte vi è la volontà di preferire il criterio del miglior rapporto qualità/prezzo nelle aggiudicazioni, in particolare per i servizi labour intensive, ma il rischio – se non la certezza – dell’elusione della voluntas legis è altissimo. C’è bisogno di maggiore chiarezza e coerenza nelle norme per evitare che la considerazione per la qualità dell’offerta resti solo lettera morta. Ancora : il bando di gara e degli avvisi “volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato” (art. 50). dello schema di decreto legislativo non è chiaro in ordine alla previsione delle clausole sociali e neppure la lettura della relazione illustrativa è sufficiente a sciogliere i dubbi interpretativi. Così come è evidente poi il problema della possibile arbitrarietà nella quantificazione dell’incidenza percentuale della manodopera che determina la qualificazione del servizio come ‘ad alta intensità di manodopera.
Renzi e i piaceri alle banche piuttosto che alle famiglie
Alessandra Servidori RENZI e i piaceri alle banche piuttosto che alle famiglie
I politici accusano il popolo di non avere una educazione finanziaria ed economica. Ma, ammesso e non concesso che sia vero, francamente le verità nascoste dalla politica, contribuiscono a rendere il popolo suddito piuttosto che cittadino. Rispetto alla questione banche/mutui in questo momento dove dopo il caos ancora evidente delle fallite “4 cattive banche” alle quali recentemente si è aggiunta la Banca di Vicenza e i rumors delle reiterate difficoltà di MPS e San Paolo, il Governo stenta a far capire bene il decreto che ha in pancia e che sta per partorire. Questo decreto recepisce la direttiva europea sui mutui (per farlo l’Italia ha tempo fino al 21 marzo), prolungando la scadenza a partire dalla quale può essere fatta valere la clausola: il pignoramento dell’immobile può scattare dopo 18 rate non pagate (non più 7), anche non consecutive. Infatti secondo anticipazioni sussurrate,la sottoscrizione delle clausole di inadempimento dovrebbe essere facoltativa e la norma non dovrebbe essere retroattiva, ovvero non dovrebbe agire su contratti già sottoscritti, neanche in caso di loro surroga. Pare( il dubbio è legittimo) che una volta che la banca riceve esplicita disposizione di vendita dell’immobile, ovvero nel caso in cui il mutuario sottoscriva liberamente la clausola di inadempimento,un perito indipendente nominato dal tribunale avrà il compito di valutarne il valore. Quindi, in caso di morosità, la vendita da parte della banca sarà possibile senza passare dall’asta giudiziaria. Il trasferimento del bene alla banca comporterà in ogni caso la totale estinzione del debito, ovvero la banca sarà obbligata a cancellare il mutuo, anche se il valore dell’immobile dovesse risultare inferiore al debito residuo. Su tutto ciò dovrebbe vigilare la Banca D’Italia .E’ evidente che i dubbi sono più che legittimi. Infatti è altrettanto chiaro che Renzi ha scelto di aiutare ancora una volta le banche : infatti la Direttiva Ue NON impone la soluzione della vendita diretta delle case espropriate da parte delle banche ( art 28,comma 4 Direttiva Ue n.17 del 2014).Dunque i debitori ,che in Italia sono la bellezza di 240mila famiglie in arretrato e in sofferenza vengono “eliminati” attraverso un’operazione che le massacra e che porta alle banche ben almeno altri 20 miliardi. Si tenga conto che i pignoramenti negli anni dal 2006 al 2014 hanno visto ben 110 mila famiglie sottrarsi la casa con un aumento del 162%. Ci sono famiglie che hanno pagato puntualmente la rata del mutuo per anni fino a quando siamo entrati in crisi e magari è andato perso il lavoro che serviva sia per vivere sia per pagare anche il mutuo. E’ così che Renzi pensa di far ripartire l’Italia?
CARO RENZI 8 MARZO NON FIORI MA OPERE DI BENE
Alessandra Servidori . 8 MARZO :D come DEF . Sempre femmina è ma è la nota di aggiornamento ( documento di economia e finanza) ed è la riduzione di un decimale alla spinta agli investimenti e alla crescita. Dunque l’Europa ci bacchetta perché la crescita è debolissima e ancora una volta e non c’è niente da festeggiare. Padoan,Renzi e compagnia cercano inutilmente di rassicurare ma noi leggiamo i dati e attentamente. Il richiamato DEF ha previsto per l’Italia il 2016 un PIL all’1,6% ma Ocse e Ue sono meno ottimisti prevedendo una crescita dell’1% e peraltro Istat (Istituto Italiano di statistica)nei suoi aggiornamenti ha dato dei numeri chiari : ultimo quadrimestre un piccolo +0,1% .Ci penalizza senz’altro a livello europeo il confronto con gli altri paesi :Regno Unito +0,5,Francia e Spagna +03. La lettera che arriva da Bruxelles il giorno dedicato alle donne “sgrida” l’Italia per il nostro debito “ Servono misure correttive “ . Ma se Renzi ancora intenzionato a tagliare le tasse su Irpef e Ires è frenato dalle bacchettate junkeriane e moscoviciane non cambia passo,al di là delle minacciose sanzioni come si fa a rimandare al 2017 un risanamento indispensabile per il nostro Paese? Il debito italiano infatti scenderà quest’anno al 132,4% ma non abbastanza secondo le regole dell’Ecofin e l’Italia ha una deviazione significativa secondo il targhet Europeo ,deviazione che si allunga anche sul deficit. L’Italia secondo i conti di Bruxelles arriverà alla fine del 2016 con un deficit al 2,5% e sommato a quello del 2015 splafona. Nonostante il riconoscimento delle clausole di flessibilità richieste da Roma e concesse in larga misura per evitare la bocciatura l’Italia dovrà calare di ben 0,2 punti il suo deficit. In euro trattasi di ben 3 miliardi che Renzi e Padoan assicurano di avere messo da parte. Ammesso che i 3 miliardi non vadano a ripianare il brutto fattaccio delle Banche che si sta ampliando paurosamente e sulla quali pesa moltissimo il ruolo di un sistema crollato e in affanno assolutamente non più certamente robusto come assicura Padoan (sapendo di mentire),rimane sempre un debito pubblico mastodontico. E solo il taglio della spesa pubblica è e rimane il nostro problema incompiuto. Un’ultima considerazione per un 8 marzo responsabile e non liturgico: per favore non fiori ma opere di bene. Dunque maggiore attenzione alle politiche per l’occupazione delle donne , perche’ l’Italia e l’Europa femmine sono .
LETTERA APERTA ALLE DONNE
Alessandra Servidori- Presidente nazionale TUTTEPERITALIA-Lettera aperta ad alcune donne amiche e a chiunque abbia voglia e forza per esserlo .
In questi giorni di feroce discussione sul corpo delle donne sono colpita dal buio di un colpevole silenzio,che inquieta. Sono e rimango stupita dal nulla dell’associazionismo femminile sulla vicenda della maternità surrogata o più volgarmente denominata “utero in affitto”.Con piacevole stupore Boldrini ha affermato che è necessario riflettere dopo la provocazione inutile del bambino vendoliano sbattuto in prima pagina e nel corso della discussione sulla legge sui diritti civili,anche quello di un altro senatore,che ha ammesso di aver commissionato il suo. Ho frugato tra le pagine dei giornali e su internet augurandomi che del gruppo delle associazioni alle quali aderisco di Democrazia paritaria ce ne fosse almeno una delle 52 che avesse avuto il coraggio di esprimere almeno un coraggioso dissenso su tutta la vicenda. Sono e rimango sola. Alcune signore singolarmente affermano che non ce ne dobbiamo occupare. E allora che cosa ci appartiene? Solo chiedere la considerazione del rispetto e parità nei cda,nel nuovo Senato,nella legge elettorale?Addirittura chiediamo alla Presidenza del Consiglio e alla Presidenza della Repubblica di coinvolgerci nel celebrare ritualmente l’anniversario del voto alle donne? Per otto anni a livello nazionale e prima ancora nelle istituzioni,e ancora oggi a livello accademico, ho fatto sentire la voce delle donne difendendo i nostri diritti ispirati da una straordinaria vis costituzionale. La vita pesa addosso alle donne perchè il mondo si è fatto duro ma sono incredula stupita che l’asservimento alla politica impedisca di prendere posizione su questa aberrazione che si sta consumando. !Per comodità?Per paura?I sentimenti di origine femminile e femminista pervasi da idea-forza perché non avete il coraggio di dispiegarli non viziati !?Occorre ricominciare a vivere le nostre esistenze per dare coraggio alle nuove generazioni senza discordia ma recuperando la distanza e la sfasatura che viviamo in un periodo dove volgarmente e brutalmente assistiamo ad una sconfitta collettiva. Dobbiamo recuperare e in fretta valori e visioni e forma politica del popolo femminile che ricomincia a farsi persona. Le donne italiane hanno solidissime radici antiche ma recenti e incompiuti percorsi di libertà e democrazia paritaria. Siamo il 52 per cento di una società grande capaci di infinite forme di auto aggregazione dalle quali si possono ancora sprigionare contributi vitali al bene comune. Questa vicenda dei maschi e delle femmine che decidono la creazione dell’uomo con metodi di selezione è aberrante prima di tutto per le donne che vendono il loro ventre. Per tanto tempo ci siamo spese e spesi insieme uomini e donne di buona volontà contro la mercificazione del corpo femminile. Ora l’assemblaggio di un figlio globale ,il traffico di esseri umani nel grottesco mercato /traffico riproduttivo nella fiorente industria della fabbrica di bambini ,tranne pochissime e rarissime voci che ho sentito accanto a chi scrive,un assordante silenzio delle donne e delle associazioni del branco si rompe solo ed esclusivamente per chiedere di spartirsi la torta delle risorse destinate(150 mila euro) al “compleanno istituzionale del voto alle donne”.E’ un imbarazzo e una vergogna insopportabile!E’ questo il Mondo Nuovo che contribuiamo a creare ?Io chiedo a voce alta alle donne che con stile minuzioso, controllato,penetrante nella forza di un passato che è attesa di futuro in una compostezza ma ferma , ma come invocazione vibrante di percorrere insieme valori apparentemente possibili di sentimenti veri e intensi che trascendano i limiti del politicamente corretto addomesticato. Costerà ancora fatica e sudore,affanno e sofferenza ma sapremo rilanciare in questa momento della storia del nostro paese la dignità dell’essere madri , donne che danno la vita consapevoli del valore del nostro essere il motore del mondo.Il primato dell’essere il corpo essenziale della nazione coincide con il senso dello Stato ovvero i valori della tradizione-la persona,la famiglia,la comunita’ assunti compiutamente a riferimento delle politiche pubbliche. Questa laicità adulta comune a tutte le donne credenti e non credenti che sanno riconoscere e promuovere il valore della vita nella umana fragilità,nella procreazione,nella ricerca scientifica e tecnologica rifiuta con vigore e fermezza come donne libere e forti la strumentalizzazione e mercificazione in atto dei nostri valori.
I numeri sono fatti: i conti in Italia
: http://formiche.net/2016/02/27/come-vanno-conti-dellitalia/
Alessandra Servidori I numeri sono fatti e l’Italia non è una fattoria degli animali
In questi giorni di confusione sul maxiemendamento sulle Unioni Civili che ha dato risultati deludenti e quasi ridicoli (la questione della fedeltà è la più evidente) tra abbracci teatrali della senatrice Cirinnà e dichiarazioni arroganti dei verdiniani ,noi stanchi come la maggior parte degli italiani, abbiamo cercato di capire e studiare la razionalizzazione(?)revisione(?) della spesa pubblica, anglesiamente denominata spending review .Lo abbiamo fatto con molta curiosità spinti dalla relazione della Corte dei Conti che è e rimane la fonte certa dei numeri all’italiana. Poi ovviamente c’era già Junker che soffiava sui carboni che cercavano di essere spenti da un Ministero padoaneggiante che dava dei dati e da dichiarazioni renziane ormai evidentemente orwelliane. Le parole inequivocabili del Presidente della Corte Squitieri testualmente puntano il dito contro il Governo e non abbiamo bisogno di traduzioni buoniste: “…il parziale insuccesso o, comunque, le difficoltà incontrate dagli interventi successivi di "revisione della spesa" sono anche imputabili ad una non ottimale costruzione di basi conoscitive sui contenuti, sui meccanismi regolatori e sui vincoli che caratterizzano le diverse categorie di spesa oggetto dei propositi di taglio. ….. i risultati conseguiti - che sono importanti a livello di dati aggregati -…. nascondono i segni delle rigidità e delle difficoltà incontrate nella scelta delle modalità di contenimento della spesa. Il sacrificio degli investimenti pubblici - un punto su cui il Governo sta ponendo una attenzione particolare - è una prima evidenza emerge dall'esperienza degli ultimi anni e che testimonia un risultato molto sbilanciato nella composizione tra spesa corrente e spesa in conto capitale….. Ma di pari importanza è l'osservazione secondo la quale il contributo al contenimento della spesa non è più solo riconducibile ad effettivi interventi di razionalizzazione e di efficientamento di strutture e servizi, quanto, piuttosto, ad operazioni assai meno mirate di contrazione, se non di soppressione, di prestazioni rese alla collettività. Dai tagli operati è, dunque, derivato un progressivo offuscamento delle caratteristiche dei servizi che il cittadino può e deve aspettarsi dall'intervento pubblico cui è chiamato a contribuire…. Queste contraddizioni appaiono, naturalmente, più stridenti sul fronte degli enti territoriali. Così, per le regioni, al netto di quanto destinato al finanziamento della spesa sanitaria, si evidenzia come il progressivo taglio delle risorse disponibili si sia tradotto in una modifica del rilievo delle funzioni svolte, con caratteristiche diverse tra regioni, e come ciò stia progressivamente portando a delineare particolari modelli territoriali e diversità di accesso dei cittadini ai servizi.”Pochi minuti dopo il Ministero dell’economia e finanze passava alla difensiva con il suo controcanto e snoggiolava numeri. Incerti e soprattutto vaghi. Molto vaghi su presunti risparmi dal 2014 ad oggi : 18.003 milioni di euro e,, adirittura ne sono in previsione altri 7177 nell’anno corrente. Si parla di consulenze tagliate ( ma sono aumentate!) di vendita degli immobili del Ministero della difesa ( ma le caserme sono ancora tutte lì e abbandonate in rovina!)di risparmi della spesa per gli acquisti della PA ( ma la digitalizzazione è ancora da attuare!) e via andare in un racconto di improbabile futuro di risultati che non ci sono stati . Basta fare i conti con la matita rileggendoci le Relazioni dei “ furono” Commissari Cottarelli della spending review e dopo di lui ancora il bocconiano Perotti dimessosi sbattendo la porta, e dell’attuale Gutgeld che prevedevano in un biennio/ quasi triennio ormai alle spalle,un salvadanaio immaginato. Anche perché sappiamo bene che i 4, 2 miliardi di virtuoso risparmio solo sognato era instabilmente piantato su proiezioni di tagli al Senato e Organi Costituzionali (ancora vivi, vegeti, allegramente finanziati) sulla digitalizzazione dei pagamenti della PA e dall’accorpamento delle forze dell’ordine (ancora tutto da realizzare) in un periodo ormai consumato. Ultimamente Renzi quando spara dei numeri nelle abituali conferenze stampa di Palazzo Chigi è fortemente deriso dalla stampa estera perché i numeri non sono un’opinione sono fatti. E i numeri di Palazzo Chigi non tornano . E tra i siluramenti di chi è andato per tagliare ed è stato tagliato ,l’Italia affonda in un mare di debiti .Presidente ,compagne e compagni, : i tagli possono basarsi su maggiori efficienze e minori sprechi, nel qual caso non esiste altra strada che farsi guidare da chi conosce la struttura della spesa, coprendogli le spalle dai pesanti attacchi, cioè l’esatto contrario di quel che avete fatto con Cottarelli. Oppure, e sono quelli più promettenti, possono essere generati da riforme, da cambiamenti profondi dell’agire pubblico. Insomma più che tagli una vera e propria riqualificazione della spesa pubblica, con cui, naturalmente, che si può anche ridurre aumentandone la qualità. Questo è il lavoro serio e alto della politica. Il resto è ragionerismo praticato da gente che non conosce la ragioneria e dicono non verità.. Con i risultati che si vedono.
La ruota della fortuna di Renzi : dentro ai raggi del referendum costituzioanle
Alessandra Servidori
Nella ruota della fortuna di Matteo Renzi si è inserito di prepotenza e in questi giorni di dilemma europeisti ,il sondaggio sul referendum che gli elettori potrebbero essere chiamati ad approvare sul disegno di legge “Boschi”, qualora la riforma non dovesse ottenere, nella seconda lettura, la maggioranza dei due terzi dei componenti delle Camere. L’iter è previsto dalla Costituzione italiana. Secondo l’articolo 138 “le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o 500mila elettori o cinque Consigli regionali”.Ricordiamo ai nostri lettori i punti fondamentali della cosiddetta Riforma Boschi perché “usa” dare il nome delle riforme a chi ne è primo firmatario e relatore dunque il giovane e soave Ministro Maria Elena Boschi. Allora vediamone i contenuti facendo un breve riassunto che ho messo a disposizione dei miei studenti, con ovviamente alcune riflessioni a cui non mi sottraggo.1.Finisce il bicameralismo perfetto. Il cuore del provvedimento è il superamento del bicameralismo perfetto. Il Parlamento sarà sempre composto da Camera e Senato, ma solo Montecitorio potrà accordare o revocare la fiducia al governo. Inoltre la stessa Camera dei deputati avrà la preminenza legislativa. In sostanza è una riforma che punta a snellire i tempi per l’approvazione delle leggi. Anche se il voto di Palazzo Madama avrà lo stesso peso dei colleghi onorevoli in un lungo elenco di leggi bicamerali, fra cui quelle di revisione costituzionali. 2.Come cambia il Senato. Subirà un taglio dei senatori. Da 315 a 100. Tutti con l’immunità. 95 saranno eletti dai Consigli regionali “in conformità alle indicazioni espresse dagli elettori alle elezioni politiche”. Gli altri 5 potranno essere nominati, come accade anche oggi, dal Presidente della Repubblica. Continueranno a sedere sugli scranni di Palazzo Madama gli ex inquilini del Quirinale.3.Come cambia l’elezione del Capo dello Stato. Il Presidente della Repubblica sarà eletto con i due terzi di senatori e deputati nei primi tre scrutini e con i tre quinti dal quarto scrutinio. Dal settimo si passa a un quorum dei tre quinti dei votanti. Adesso, invece, la Costituzione prevede che all’elezione partecipino anche tre delegati per ogni Regione (la Valle d’Aosta con un solo). Viene eletto Presidente chi riceve la maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta. Modifica del Titolo V. È la parte della Costituzione dedicata agli Enti autonomi che costituiscono la Repubblica. Si è riscritto l’elenco delle materie riportandone molte alla competenza dello Stato e sono state eliminate quelle concorrenti. Inoltre sono state cancellate le province dal testo costituzionale.5. Leggi popolari e referendum Cambiamenti anche per gli istituti di democrazia diretta. Per presentare una proposta di legge popolare serviranno 150mila firme (oggi ne occorrono almeno 50mila da parte degli elettori), ma saranno certi i tempi per l’esame. È salita anche la soglia per il referendum abrogativo: non più 500mila firme di elettori, ma 800mila e il quorum sarà fissato al 51% dei votanti delle ultime politiche. Invece se la raccolta firme si attesta tra le 500 e 800mila resta il quorum del 51% degli aventi diritto al voto.6.Abolizione del Cnel.La riforma costituzionale prevede l’abrogazione dell’articolo 99 della Costituzione, quello riguardante il Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. È un organo di consulenza delle Camere e del governo: gode dell’iniziativa legislativa e può contribuire all’elaborazione della legislazione economica e sociale.Non scomparirà subito. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge verrà nominato un commissario straordinario a cui sarà affidata la liquidazione e la ricollocazione del personale presso la Corte dei Conti. 7.Quando si voterebbe il referendum. Il testo definitivo della riforma “Boschi” è stato votato alla Camera l’11 gennaio scorso. Nella seconda votazione i parlamentari potranno solo votare Sì o No, non sono più ammesse modifiche. Montecitorio si esprimerà definitivamente l’11 aprile. La parola ai cittadini potrebbe passare, verosimilmente, in ottobre. Potranno partecipare tutti coloro che godono dei requisiti per eleggere i rappresentanti alla Camera dei deputati, quindi anche i maggiorenni. La consultazione non prevede un quorum minimo di partecipanti e la legge “Boschi” non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Se vincessero i No il governo Renzi andrebbe a casa. Come stanno le cose secondo i sondaggi che sono sempre da prendere con le pinze. Infatti dipende da quanti sono interpellati i campioni di elettori ma sicuramente c’è già una netta maggioranza di italiani che andrà a votare ,già indicativamente orientato a votare no al quesito che dovrebbe essere confermativo. Comunque il quesito dovrebbe essere secondo l’art della Costituzione 138 ,così (più o meno):” Approva la legge Costituzionale n…. pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n….. SI –NO” Personalmente la confusione più evidente è relativa alla tecnicità molto incerta e confusa che prevede il pseudo metodo elettivo dei senatori consiglieri regionali : non molti cittadini sono in grado di cogliere e comunque appare meno attraente della prevista riduzione da 315 a 100 senatori. Si’ perché si configura come una ripetizione della Conferenza Stato Regioni e dunque una clonazione dei posti di potere . La stessa confusione che riguarda la revisione del Titolo Quinto, con l’abolizione della competenza concorrente e la ridistribuzione delle materie in capo allo Stato: che caos si evidenzia con gli enti locali in subbuglio per mancanza di risorse per i servizi e i problemi di finanziamento che la Conferenza Stato regioni già oggi pone? Dalla parte del No al referendum sicuramente c’è questa personalizzazione del risultato del referendum che il Renzi ha caricato su di sé :” Il voto referendario è un voto sulla mia persona e sul mio operato di capo del governo”. Se dovesse vincere il No, questo sarebbe da intendersi come un voto di sfiducia nei suoi confronti (e della sua maggioranza), che lo indurrebbero a dimettersi. Una sorta di recall quindi, per il tramite del referendum costituzionale. Il ricorso allo strumento referendario si tramuta così su un voto di sfiducia popolare tutto orientato politicamente e ignaro dei contenuti, giusti o sbagliati, della riforma costituzionale. Una crisi extraparlamentare dunque tutta calata sulla personalizzazione del voto referendario voluta dal presidente del consiglio, per giunta in un contesto nel quale egli non solo non è stato eletto direttamente ma nemmeno designato con il voto dal corpo elettorale. Verrebbe quindi a mancare qualunque legame elettorale di cd. democrazia immediata e, pertanto, risulterebbe un azzardo stabilirlo ex post sulla base del referendum costituzionale.
L’altro argomento da tenere in considerazione ,pur rispettando gli argomenti costituzionalistici, è quello del voto non tanto e non solo contro la riforma costituzionale ma piuttosto contro la legge elettorale cd. Italicum. Vero è che ci sono in atto una serie di ricorsi che arriveranno alla Corte costituzionale, sperando poi che quest’ultima ampli il suo pronunciamento di illegittimità sulla scia della sentenza n. 1 del 2014. ). Dunque se il referendum costituzionale sarà sconfitto,è ovvio che trascinerebbe con sé la nuova brutta legge elettorale, rendendola inapplicabile, in quanto pensata, scritta e attuabile per la sola Camera dei deputati, nella previsione che il Senato non avesse più il rapporto fiduciario con il governo, come previsto dalla riforma costituzionale. Il ragionamento sul combinato disposto riforma costituzionale più legge elettorale, non fa una piega : questo meccanismo finirebbe col sovvertire il principio democratico soffocando il pluralismo politico, in quanto ci sarebbe una sola Camera che decide in nome e per conto di una maggioranza, che fosse frutto di un significativo premio in termini di seggi. E questo ovviamente non è una buona prospettiva per questo nostro Bel Paese .
Renzi acchiappi la mano tesa di Monti
Alessandra Servidori RENZI acchiappi la mano tesa di MONTI
Se fossi Renzi anziché arrabbiarmi con Monti riconoscerei che l’intervento del già Presidente del Consiglio ora senatore Mario Monti è stata una bella scialuppa lanciatagli in un mare in tempesta. Sì perché il ragionamento e le riflessioni severe del Professore in loden danno la possibilità al giovane toscano irruente di stoppare elegantemente la deriva antieuropeista che ha incalzato. Infatti la rappresentazione ostile dell’Europa nuoce pesantemente all’Italia già marcatamente emarginata dal gruppo dei decisori che in questi giorni giocano una partita pesantissima,tutta apparentemente spostata sull’immigrazione – che ha sì delle ripercussioni- ma in effetti esclusivamente economica il cui centro è l’assetto bancario dell’Unione. L’Europa non più cantiere di investimento ma bene di consumo dei singoli stati è in una situazione di pericolosissima frantumazione. Sulla questione flessibilità è il momento di dire la verità : i problemi dell’Italia e della sua lenta ripresa non sono per colpa dell’Europa ma nella mancanza di coraggio nell’affrontare problemi urgenti primo fra tutti il taglio e la razionalizzazione della spesa pubblica che non si è fatto neanche nella legge di stabilità,tantomeno nel processo riformatore in atto. I flussi dell’immigrazione sui quali si chiede flessibilità per gli alti costi sostenuti dall’Italia, devono essere di competenza del bilancio Europeo e subito creando un Fondo e assumendo delle ripartizioni condivise. Se vi sono due Europe una che esclude gli immigrati e l’altra che li accoglie ( o comunque li salva dalla morte certa) bisogna prendere atto che l’Unione Europea è già rotta e che bisogna ri/ costruirla con coraggio diversamente anche la partita economica rischia di schiacciarci. Ecco perché è decisivo che Renzi ascolti i suggerimenti di buon senso e dismetta i toni da arrogante. Renzi ha sbagliato manovra economica perché in un Paese con un alto debito pubblico e una robustissima ricchezza privata ha ridotto le imposte sul patrimonio per dare strumentalmente ed elettoralmente gli 80 euro e i 500 euro agendo invece che sul cuneo fiscale che avrebbe veramente aiutato il sistema produttivo fiscale. Inoltre c’è da dire che la vera preoccupazione ora sta a livello europeo nelle nuove regole sulle banche erroneamente sempre camuffate nei contenuti di manovra adottando degli inglesismi incomprensibili ai piu’ cioè usando quei termini che mettono soggezione al popolo come il bail-in e prima la spending-review ,ecc…..Spieghiamo bene allora che sta succedendo. Questa responsabilità condivisa dell’andamento delle banche da parte dei risparmiatori/ correntisti aumenta i costi potenziali dei contribuenti rispetto ai tradizionali salvataggi bancari perché il limite all’acquisto di titoli pubblici da parte delle banche ( che sono la nostra tradizione italiana piu usata per investire) fa crescere il costo del credito e aumenta inevitabilmente i divari nella Ue già molto evidenti ( per fare un esempio : la Germania ora ha un surplus nei conti con l’estero che frena la crescita complessiva dell’Europa). Uno studio di Paolazzi e Rapacciuolo, dimostra come regole per i salvataggi bancari (bail-in),e altre in discussione che impongono perdite ad azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i 100mila euro degli istituti in crisi, che dicono essere volte a tutelare il contribuente in realtà, a fronte di difficoltà sistemiche, quadruplicano i costi per i contribuenti. Primo, con la perdita di valore dei loro asset, a causa del crollo delle quotazioni di Borsa e dei prezzi delle case. Secondo, con la diminuzione del reddito. Terzo, con la perdita di posti di lavoro. Quarto, con l’incremento della tassazione e/o con il taglio della spesa pubblica, necessari a coprire il deficit pubblico causato dal peggioramento dell'economia. Questo quadruplo conto verrebbe, infatti, presentato proprio dal mancato salvataggio delle banche per l'operare, in sua vece, del bail-in, che innescherebbe una violenta recessione. In buona sostanza per dirla in parole semplici .Le nuove regole europee (in particolare quelle sugli aiuti di Stato) ostacolano alcune misure di salvataggio. La grande mole di crediti deteriorati nei bilanci bancari è stata causata dalla lunga e profonda recessione, non da una erogazione di prestiti poco accorta. Un insieme di interventi per liberare subito i bilanci bancari, tra cui la creazione di più società veicolo in cui trasferire le sofferenze, la diluizione delle eventuali perdite in più esercizi e l’accelerazione dei tempi di escussione delle garanzie, è indispensabile per rilanciare il credito e l'economia, ma alcune misure sono ostacolate dalle nuove norme europee. Le garanzie statali a prezzi di mercato non risolvono il problema.La proposta di porre un limite all’acquisto di titoli di Stato domestici da parte delle banche non spezza il legame tra debito bancario e debito sovrano. I sistemi bancari restano “nazionali” perché in ogni paese il rendimento dei titoli di stato guida i tassi di medio-lungo termine, in particolare il costo della raccolta bancaria. Inoltre, quel limite non farà fluire più credito all’economia, anzi lo ridurrà. C’è da dire che molti paesi europei,hanno già sostenuto con risorse pubbliche le loro banche negli anni recenti, tra il 2008 e il 2013. L’Italia finora, tra i principali paesi della UE, è quello che ha destinato il minore ammontare di risorse al sostegno delle banche: 8 miliardi di immissione di capitale, contro 73 della Spagna, 56 della Germania, 49 dell’Irlanda e 28 della Francia.In rapporto al PIL, 0,5% in Italia, contro 1,4% in Francia, 2,2% in Germania e 6,6% in Spagna. Analoghe considerazioni valgono per gli interventi di garanzia: 119 miliardi in Italia (dati a fine 2013), a fronte dei 382 della Germania e 141 della Francia. Tra il 2011 e il 2012, nel pieno della crisi dei debiti sovrani, l’Italia affrontava notevoli difficoltà sui mercati internazionali, in particolare con un’impennata dei rendimenti dei titoli pubblici, che non hanno consentito in quel momento al Paese di intervenire sulle sofferenze con le stesse risorse messe in campo dagli altri paesi. A inizio 2016, con le nuove regole europee in vigore che non consentono più quel tipo di interventi, il MEF(Ministero Economia e Finanza ) ha varato un meccanismo per la concessione di garanzie dello Stato, a titolo oneroso, per favorire operazioni di cartolarizzazione di crediti bancari in sofferenza, ma non purtroppo risolutivo. Le garanzie possono essere richieste dalle banche che cartolarizzano i crediti in sofferenza, a fronte del pagamento di una commissione allo Stato, espressa in percentuale dell’ammontare garantito. Il prezzo della garanzia era il punto critico, su cui il MEF ha dovuto raggiungere un accordo con la Commissione UE: sarà un prezzo di mercato, in modo che la garanzia non venga considerata un aiuto di Stato. Il prezzo sarà crescente nel tempo, sia per tenere conto dei maggiori rischi connessi a una maggiore durata dei titoli, sia per introdurre un incentivo a recuperare velocemente i crediti. Questo meccanismo di mercato rappresenta un passo avanti, perché si mette a disposizione del sistema un nuovo strumento. Tuttavia, le garanzie non sembrano in grado di incidere rapidamente sullo smaltimento dei crediti deteriorati presenti nei bilanci delle banche. Il meccanismo, infatti, non migliora in modo decisivo le attuali condizioni di mercato per le banche e per i potenziali investitori,potrà sì facilitare, gradualmente, lo smobilizzo di quelle sofferenze per le quali la distanza iniziale tra prezzo di domanda e di offerta sia inferiore. Ma per ridurre a livelli fisiologici lo stock attuale di crediti deteriorati occorreranno diversi anni. La via maestra per abbassare la montagna delle sofferenze resta la crescita economica, che però viene frenata proprio dai nodi del credito. Ecco perché Renzi che evidentemente ha bisogno di aiuto, deve cedere un po’ della sua arrogante sovranità nazionale e farsi aiutare. Diversamente sarà ulteriore inarrestabile declino.
LA UE SALVATA DALLE DONNE
Alessandra Servidori Misuriamo la salute della popolazione Europea : salvata dalle donne .
Il più recente Rapporto Demografia di Eurostat l'ufficio statistico dell'Unione europea – Gennaio 2016- (http://en.diversitymine.eu/official-eu-population-statistics-show-increasing-diversity/) ci fornisce una fotografia abbastanza vivace della popolazione europea con particolare attenzione all’invecchiamento , i divari di genere , migrazione e stili di vita individuali .
Il primo dato interessante è relativo alla migrazione che è e rimane il principale motore della crescita della popolazione con tassi molto alti in Italia e Lussemburgo. Continua incalzante l’invecchiamento delle persone . Tra il 1994 e il 2014 , la percentuale di persone anziane ( 65 anni ) è aumentato di 4,0 punti nell'UE . Questo aumento è venuto a scapito di un calo di 3,0 punti percentuali della quota di giovani ( 0-14 ) e di 1,0 punto della popolazione in età lavorativa (15-64 anni ) . Un altro esempio del processo di invecchiamento è l’età media della popolazione , che continua ad aumentare , da 36,2 nel 1994 a 42,2 anni nel 2014 . Ma il dato straordinario è che è la popolazione femminile che salverà l’Europa
Le donne Europee ricominciano lentamente a mettere al mondo dei bambini. Il numero di figli per donna è diminuito notevolmente tra il 1980 e il 2000 , quando era al di sotto del tasso di riproduzione in tutti i paesi e anche al di sotto di 1,3 in 8 Stati membri . Il recupero degli ultimi dieci anni ha portato questo numero fino a sopra 1.3 in tutti i paesi ad eccezione della Polonia , Spagna e Portogallo . La disparità tra i tassi di fertilità alti e più bassi è diminuita , e Francia e Irlanda hanno il più alto di fertilità , essendo vicino a 2,0 . Entrambi i paesi hanno una maggiore presenza di madri con cittadinanza straniera . Il numero dei matrimoni è in declino e il numero dei divorzi è in aumento. Il calo nei matrimoni può essere dovuto in parte all'invecchiamento della popolazione . Sempre più bambini però nascono da donne non sposate . Dal 1965 , il tasso di matrimonio nell'UE - 28 è diminuito di quasi il 50 % in termini relativi ( dal 7,8 per 1000 persone nel 1965 al 4,2 nel 2011) . La percentuale di nascite fuori del matrimonio nella UE - 28 nel 2012 è stata del 40 % . Continua ad aumentare la popolazione perché si segnalano nuovi modelli di convivenza e formazione della famiglia accanto al modello più tradizionale, in cui i bambini sono nati all'interno del matrimonio Vero è che i migranti contribuiscono alla stabilità della popolazione:infatti nel 2013 ben il 14% delle madri avevano una cittadinanza straniera. La gamma è molto ampia dal 0,01 % in Romania ( Bulgaria e Slovacchia anche sotto l'1% ) al 63 % in Lussemburgo (Belgio , Irlanda, Cipro e Austria tra il 20 % e il 30% , seguita dai paesi ad alta popolazione Italia, Spagna , Germania , Regno Unito, Svezia e Francia . Il rapporto mostra che le donne continuano a vivere più a lungo degli uomini in tutti i paesi dell'UE . Nei dieci anni fino al 2013 , questa tendenza è diminuita in tutti i paesi tranne la Bulgaria , Cipro e Malta . Le più basse speranza di vita alla nascita sono stati trovate in Svezia, Paesi Bassi , Regno Unito, Danimarca e Irlanda . Il più alto in tre Stati baltici , Polonia, Bulgaria , Slovacchia , Romania e Ungheria .
Per quanto riguarda la migrazione e l’immigrazione ,sappiamo esserci ora un gran movimento .Nel corso del 2014 , si stima che 1,3 milioni di immigrati venuti da fuori dell'UE sono arrivati in un paese dell'UE e lo stesso numero migrati da un paese dell'UE a un altro . Il più alto numero di immigrati sono stati segnalati per molti dei grandi paesi: Germania , Regno Unito, Francia , Italia e Spagna . Quest'ultimo ha anche riferito il maggior numero di emigranti , seguita da Regno Unito , Francia, Polonia e Germania . Lussemburgo, Malta e Cipro hanno avuto la più alta percentuale di immigrazione . La percentuale di immigrati con la cittadinanza del paese in cui stanno migrando varia molto : tra le più alte percentuali la Romania , gli Stati baltici , Portogallo e Slovacchia ( 50 - 90 % ) e l'Italia , l'Austria e il Lussemburgo ( inferiore al 10 % ) . Il rapporto UE mostra che 19,6 milioni della popolazione europea sono cittadini extracomunitari (3,9%) , mentre un numero maggiore , 33,5 milioni , è nato al di fuori dell'UE. . Inoltre , 14,3 milioni di cittadini europei vivevano in un altro paese dell'UE e. 17,9 milioni sono nati in un altro paese dell'UE . Il più alto numero di cittadini stranieri sono in grandi paesi Germania, Regno Unito , Italia , Spagna e Francia, che insieme rappresentano il 63% della popolazione dell'UE e il 76 % di tutti gli stranieri che vivono nella UE .
Il lavoro ha caratteristiche particolari e implicazioni sui mercati e sui consumi per quanto riguarda le tendenze sulla popolazione in età lavorativa ( WAP ) . Nel caso della più recente relazione dell'UE , si osserva che la popolazione in età lavorativa dell'UE ha iniziato un calo nel 2010. Allo stesso tempo però ora , l'Europa si sta lentamente riprendendo dalla crisi finanziaria , con ancora però circa il 10 % della popolazione attiva disoccupata e il 23 % della popolazione in età lavorativa che cerca lavoro . Al contrario , la situazione in futuro potrebbe essere caratterizzata dalla carenza di manodopera dunque bisogna attivarsi per formare nuove figure professionali che il mercato del lavoro chiede. La gestione della diversità dunque deve essere al centro delle politiche comunitarie : • La necessità di attivare le persone in età lavorativa che sono inattivi , ad esempio donne con figli e giovani;• La necessità di garantire e attingere ai talenti a disposizione da diversi background di profili professionali e di anticipare carenze di manodopera e sopratutto la necessità di riconoscere che le aziende hanno bisogno di maggiore elasticità di norme sociali per rendere flessibile il rapporto tra datore di lavoro , dipendenti e clienti . Il rapporto UE sottolinea anche la necessità di aumentare la produttività per compensare una parte del declino della popolazione in età lavorativa . La diversità potrebbe e dovrebbe essere vista come un elemento chiave per guidare la produttività di una forza lavoro sempre più diversificata .
E per fortuna che Francesco ha incontrato Cirillo a Cuba .
Alessandra Servidori E per fortuna che Francesco ha incontrato Cirillo a Cuba . 15 febbraio 2016
Un autorevole protagonista di questa stagione di riavvicinamento tra le Chiese Occidentali e Orientali ci ha senz’altro dato una mano a sostenere le nostre ragioni. Cirillo all’Avana ha preteso che nel documento che ratifica il nuovo percorso di sussidiarietà e di incontro dopo secoli di contrasti religiosi e valoriali fosse esplicitato che il matrimonio tra un uomo e una donna fosse ben evidentemente “salvato” dal pasticcio previsto dal testo sulle unioni civili. Infatti Il ddl Cirinnà coinvolge la struttura stessa della società italiana, puntando a modificarne radicalmente il tessuto civile consolidato dalla cultura e dalla storia di ogni tempo. Per questa ragione è indispensabile un ragionamento rigoroso, articolo per articolo: se l'articolo 5 è infatti assolutamente inaccettabile, non lo sono di meno gli articoli 2 e 3, che costruiscono di fatto un simil-matrimonio in contrasto con l'articolo 29 peraltro della nostra Costituzione. Infatti nel secondo capo del testo “ disciplina della convivenza” che regola le coppie di fatto e cioè le unioni stabili e affettive tra due persone di sesso diverso non ufficializzate con matrimonio, prevede alcuni diritti . visite in carcere,in ospedale, occuparsi del funerale,avere l’assegno di mantenimento in caso di rottura : riconfermando tutto ciò già previsto dalla giurisprudenza. La pensione di reversibilità è invece in aggiunta nel testo in discussione prevista per le unioni civili anche dello stesso sesso. E per le coppie eterosessuali di fatto invece niente: senza un testamento non c’è diritto di successione per chi non è unito da vincolo che sia sancito da un ufficiale pubblico.. Dunque di fronte ad una eredità il ddl in questione equipara i diritti di due uomini e due donne unite civilmente alle coppi eterosessuali sposate, escludendo così le coppie di fatto eterosessuali discriminandole. La verità è che così come stanno le norme stravolgenti del testo Cirinnà i nuovi diritti valgono solo per i gay e le coppie etero sono di serie B
