Alessandra Servidori www.ilsussidiario.net 26 Novembre
L’impatto di Covid 19 sull’istruzione : un Rapporto della Ue sulla letteratura esistente e recenti dati internazionali. I problemi e le possibili soluzioni
Al fine di ridurre la diffusione di COVID-19, la maggior parte dei paesi del mondo ha deciso di chiudere temporaneamente gli istituti di istruzione. Tuttavia, l'apprendimento non si è fermato, ma ora si sta svolgendo completamente online poiché le scuole e le università forniscono l'istruzione a distanza. Utilizzando la letteratura esistente e le prove tratte da dati internazionali recenti (Eurostat, PISA, ICILS, PIRLS, TALIS), questo rapporto cerca di ottenere una migliore comprensione di come la crisi COVID-19 possa influenzare l'apprendimento degli studenti. Analizza i diversi modi diretti e indiretti attraverso i quali il virus e le misure adottate per contenerlo possono avere un impatto sui risultati dei bambini. Stime "conservative" per alcuni paesi dell'UE selezionati indicano costantemente che, in media, gli studenti subiranno una perdita di apprendimento. Si suggerisce inoltre che COVID-19 non influirà allo stesso modo sugli studenti, influenzerà negativamente sia l'acquisizione di competenze cognitive che non cognitive, e può avere importanti conseguenze a lungo termine oltre a quelle a breve termine. La maggior parte delle istituzioni educative di tutto il mondo ha annullato l'istruzione di persona e si è trasferita all'apprendimento e all'insegnamento a distanza nel marzo 2020 nel tentativo di contenere la diffusione del COVID-19. Parti del sistema di istruzione formale (o dell'intero sistema) non riaprono quest'anno accademico in alcuni paesi, mentre in altri parti il sistema di istruzione formale è stato progressivamente riaperto. Sebbene l'interruzione dell'apprendimento causata dal COVID-19 sia senza precedenti, importanti informazioni sul suo possibile impatto possono essere ottenute dai risultati di studi esistenti pertinenti e dai dati preCOVID-19.Anche se l'adozione dell'apprendimento a distanza è fondamentale per garantire la continuità dell'istruzione dopo la chiusura fisica delle scuole, gli studenti hanno, in media, probabilità di sperimentare una perdita di apprendimento durante il blocco. Si possono presentare diverse argomentazioni per spiegarlo. In primo luogo, ci sono prove che dimostrano che gli studenti in quarantena tendono a trascorrere meno tempo nell'apprendimento rispetto a quando le scuole sono aperte. In secondo luogo, molti studenti confinati a casa a causa di COVID-19 possono sentirsi stressati e ansiosi, e questo può influenzare negativamente la loro capacità di concentrarsi sul lavoro scolastico. In terzo luogo, la chiusura della scuola fisica e la mancanza di contatti di persona possono rendere gli studenti meno motivati esternamente a impegnarsi in attività di apprendimento. Le stime "conservative" per Francia, Italia e Germania suggeriscono che gli studenti subiranno una perdita di apprendimento settimanale compresa tra lo 0,82 e il 2,3% di una deviazione standard. Tale perdita riflette la riduzione del punteggio di test che gli studenti avrebbero sperimentato a causa del meno tempo trascorso nell'apprendimento rispetto alla quantità di tempo che in genere investono quando sono a scuola. Per un test che è scalato per avere una media di 500 e una deviazione standard di 100, la perdita di apprendimento implicita per l'intero periodo di blocco significherebbe una riduzione dei punteggi tra 6,5 e 14 punti. Il passaggio dall'apprendimento offline a quello online causato dal COVID-19 potrebbe influire negativamente su quei bambini, nelle scuole primarie e secondarie inferiori, che hanno maggiori difficoltà nell'adattarsi al nuovo ambiente di apprendimento. Si prevede inoltre che il passaggio aggraverà le disuguaglianze educative esistenti. Gli studenti più vulnerabili, come ad esempio quelli provenienti da contesti meno vantaggiosi, sono particolarmente propensi a rimanere indietro durante questo periodo di emergenza. Questi studenti hanno meno probabilità di avere accesso alle risorse digitali di apprendimento pertinenti (ad esempio laptop/computer, connessione Internet a banda larga) e meno probabilità di avere un ambiente di apprendimento domestico adatto (ad esempio un posto tranquillo per studiare o la propria scrivania). Inoltre, essi potrebbero non ricevere tanto (diretto o indiretto) sostegno dai loro genitori come fanno i loro omologhi più avvantaggiati. Nelle famiglie più ricche, i genitori sono più propensi a lavorare da casa e sono anche più propensi a permettersi lezioni private online. Le scuole possono contribuire ulteriormente a questa disuguaglianza, dato che gli studenti provenienti da contesti più avvantaggiati potrebbero avere maggiori probabilità di frequentare le scuole con migliori infrastrutture basate sulle TIC (ad esempio l'ambiente di apprendimento virtuale) e dove gli insegnanti hanno livelli più elevati di competenze digitali. Anche i figli di genitori single o di famiglie numerose, nonché gli studenti con esigenze speciali o disabilità, rischiano di soffrire del passaggio, a meno che le tecnologie assistite non siano prontamente messe in atto e adattate al nuovo ambiente di apprendimento. Inoltre, essi potrebbero non ricevere tanto (diretto o indiretto) sostegno dai loro genitori come fanno i loro omologhi più avvantaggiati. Nelle famiglie più ricche, i genitori sono più propensi a lavorare da casa e sono anche più propensi a permettersi lezioni private online. Non solo il COVID-19 e il passaggio all'apprendimento e all'insegnamento a distanza dovrebbero causare una maggiore disuguaglianza nelle capacità cognitive, ma possono esercitare un effetto simile per quanto riguarda il benessere emotivo e la motivazione degli studenti. Infatti, l'isolamento degli studenti dai loro amici e insegnanti può comportare una distribuzione ineguale dei problemi comportamentali e psicologici. Durante il blocco, gli studenti provenienti da contesti meno avvantaggiati hanno maggiori probabilità di essere esposti a un ambiente domestico stressante (ad esempio, hanno maggiori probabilità di condividere uno spazio limitato e un numero limitato di dispositivi digitali con altri membri della famiglia). Inoltre, i genitori di queste famiglie, che possono essere sotto pressione a causa di problemi finanziari e di sicurezza del lavoro a causa della crisi del COVID-19, probabilmente non sono nella posizione migliore per sostenere i loro figli in queste circostanze. L'aumento della disparità nelle capacità cognitive e non cognitive che è probabile che emerga durante la pandemia di COVID-19 può avere conseguenze importanti non solo a breve termine, ma anche a lungo termine. Diversi studi trovano che i livelli cognitivi e socio-emotivi dei bambini sono buoni predittori di risultati successivi. Gli studenti scarsamente dotati di queste competenze tendono ad avere risultati scolastici più bassi e prospettive più scarse del mercato del lavoro, sia in termini di occupazione che di retribuzione. Pertanto, vi è il rischio che, in assenza di misure politiche adeguate, la disuguaglianza a breve termine causata dal COVID-19 possa persistere o addirittura crescere nel tempo, portando a una maggiore disparità economica in futuro. Infine, è interessante mettere la perdita di apprendimento subita dagli studenti durante la crisi COVID-19 in una prospettiva più ampia. Tale perdita si tradurrà in una riduzione del capitale umano disponibile, con effetti negativi sulla crescita della produttività, l'innovazione e l'occupazione, compresi i futuri minori guadagni per le coorti studentesche direttamente interessate dal blocco. Ad esempio, stime approssimate indicano che la perdita annua di reddito aggregata che gli studenti della scuola primaria francese sperimenteranno a causa del periodo di confinamento COVID-19 ammonta a tra 700 e 800 milioni di euro. Questi valori sono molto più grandi se le perdite di reddito in tutti i livelli di istruzione sono riassunti negli altri ordini di istruzione. Tale considerazione e questi numeri dovrebbero essere tenuti a mente dai responsabili delle politiche quando decidono il bilancio da investire nel tentativo di mitigare gli effetti negativi del COVID-19 sull'istruzione. L'effetto del COVID-19 sull'istruzione pone almeno due sfide fondamentali per i responsabili delle politiche. In primo luogo, dovrebbero essere adottate misure per garantire che gli studenti più vulnerabili siano in grado di far sì che la perdita di apprendimento che hanno subito durante il blocco. Ciò dovrebbe essere fatto in modo rapido ed efficace, al fine di evitare che tale crisi si trasformi in un'istruzione malata permanente e in disuguaglianze economiche. In secondo luogo, dato che esiste la possibilità che gli istituti di istruzione non siano in grado di operare pienamente di persona durante parti (o nel complesso) del prossimo anno accademico, dovrebbero essere messi in atto metodi alternativi per fornire insegnamento e apprendimento. Anche se un sistema di apprendimento miscelato /rotante (con elementi offline e online) è un'opzione interessante, è importante notare che: 1)richiede un cambiamento sia nella quantità che nella qualità della capacità didattica, 2) richiede una revisione del curriculum, 3) i bambini più piccoli possono avere problemi nell'adattarsi a questo modello soprattutto per la parte di apprendimento online, 4) la struttura di molti edifici scolastici esistenti potrebbe non essere appropriata se si vuole mantenere le distanze fisiche.
I seguenti elementi dovrebbero essere parte di una strategia di successo che integra le attività di insegnamento e apprendimento online e offline: - Garantire l'accesso a Internet e la disponibilità di computer, computer portatili o tablet: l'accesso a Internet a una velocità decente e gli strumenti ICT adeguati sono i prerequisiti fondamentali per qualsiasi strategia di insegnamento e apprendimento online. - Adottare ambienti di apprendimento virtuali adeguati (VLE): VLE può dare agli studenti l'accesso alle risorse educative, collegare gli studenti con gli insegnanti e facilitare le lezioni remote. Ripensare il ruolo dell'educazione radiotelevisiva: la radiodiffusione educativa può essere un utile complemento ai programmi online in quanto fornisce insegnamento a coloro che non hanno accesso a Internet e eguaglia i metodi di insegnamento e il materiale nelle scuole all'interno di un paese o di una regione - Migliorare la disponibilità della tecnologia di apprendimento per gli studenti con esigenze educative speciali e /o disabilità (SEND): le tecnologie digitali possono fornire un supporto utile agli studenti SEND, soprattutto se fanno parte di un processo coerente e globale. Insegnanti di supporto: gli insegnanti dovrebbero imparare ad adattare il loro ruolo a una situazione in cui possono comunicare solo online e in cui anche gli studenti che in genere si esibiscono bene a scuola possono perdere la motivazione quando si passa all'apprendimento online. È fondamentale migliorare le competenze digitali degli insegnanti in tutte le età, nonché garantire che siano ben addestrati negli approcci pedagogici più adatti per l'apprendimento online e i modelli miscelati. Sostenere i genitori ad aiutare i loro figli: i genitori sono un elemento essenziale del quadro, e più ancora per gli studenti più giovani che non possono essere lasciati soli ad affrontare le sfide dell'apprendimento online. I genitori dovrebbero essere coinvolti nella progettazione della strategia e nella sua attuazione in quanto hanno bisogno di comprendere appieno ciò che viene insegnato e perché. La comunicazione regolare e dettagliata tra genitori, insegnanti e la scuola è un elemento fondamentale di una strategia di apprendimento online di successo.
Una ragionevole soluzione al problema dei navigator ALESSANDRA SERVIDORI www.ildiariodelavoro.it
Sui cosiddetti navigator si sta cercando una soluzione per non certificare l’ennesimo fallimento di questa squadra di giovani assunti da Anpal Agenzia del Ministero del lavoro - ben 2840 – il cui contratto scade ad aprile e arruolati con il ridondante ruolo di trovare lavoro a chi percepisce il reddito di cittadinanza. Il problema è che del lavoro di questi “traghettatori” i risultati non si conoscono. Anpal per bocca del Presidente Parisi, messo alle strette, ha provveduto a pubblicare gli ultimi dati noti del reddito di cittadinanza ( molti dei quali risultati dalle verifiche della GdF non in regola e percettori senza diritto ). Stando alle tabelle ufficiali sembrerebbe che dei 1,3 milioni di beneficiari del sussidio, solo 352mila siano riusciti a trovare un lavoro. Nemmeno la metà e nel conteggio rientrano tutti quelli che sono riusciti a trovare un lavoro da quando è partito il reddito di cittadinanza. I lavoratori stabili ad ottobre erano 192mila. Il vero problema, però, è che Anpal non è in grado di dire - o non vuole dire - quante persone abbiano trovato un lavoro grazie ai navigator e quante siano riuscite a trovarselo da sole come è sempre avvenuto in Italia come ha dimostrato Istat anche a causa della inutilità dei centri per l’impiego. Anche il meccanismo del reddito fa acqua, compromesso dalle ondate del virus con le strutture chiuse al pubblico, e l'integrazione dei navigator e la fase di ricerca attiva di offerte di lavoro contattando le aziende è a dir poco faticosa. Senza tenere conto che la piattaforma che doveva far incontrare domanda e offerta di impiego, costosissima peraltro su software fornito sempre dal Parisi, non è mai partita, anche compromessa da un legittimo scontro interno sulla gestione dell'Anpal da parte dei dirigenti del Ministero che giustamente hanno contestato al Mimmo Parisi l’ approvazione del Bilancio preventivo e consuntivo di Anpal ( che poi arrogantemente si è approvato da solo) sia le maxi spese, oltre 160mila euro, legate alle trasferte dell’italo americano super protetto da Di Maio avanti e indietro dalla sua casa nel Mississippi. Vero è che i navigator dovevano svolgere un compito che appariva confuso fin da subito e che ha causato non pochi conflitti con le Regioni. Sicuramente, però, è anche difficile riuscire a difenderli: è difficile mettere su un ipotetico tavolo delle trattative il risultato del loro lavoro. E dire , come afferma Catalfo ,”che senza di loro non si può andare avanti”- Ma la legge di bilancio 2021 art 55 stabilisce che per Anpal sono stanziati 10 milioni e con queste risorse ovviamente non si può stabilizzare i navigator se non ricorrendo al pozzo senza fondo del Recovery Fund per il quale in queste ore si assumono 6 super manager e 300 dipendenti esautorando per l’ennesima volta il parlamento e dimostrando l’incapacità di questo Governo. Intanto i navigator si sono costruiti il loro sindacato, A.N.NA, per “tutelarsi”. Invero sono stati assunti grazie ad un contratto di collaborazione continuativa, cioè sono dei lavoratori a termine con un finto contratto di lavoro autonomo, come succede spesso nelle aziende private. Se decidessero di effettuare un ricorso, un qualsiasi tribunale darebbe ragione a loro. E anche questo è un fallimento del Governo. Io suggerisco una soluzione almeno dignitosa per loro, ammesso che sia realizzabile. Fra pochi giorni ci sarà la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle Linee Guida, il Sistema Nazione di Certificazione delle Competenze sarà finalmente operativo sottolineato dal direttore generale degli ammortizzatori sociali e della formazione del ministero del Lavoro, che ha affermato quanto la definizione del quadro normativo che regola la certificazione delle competenze “sia utile alle esigenze del mercato del lavoro secondo un’ottica di promozione e di progresso per tutti”.Il monitoraggio della formazione di Anpal ha messo in evidenza come “la messa a regime delle linee guida e il decreto del gennaio 2018 che recepisce la raccomandazione sul recepimento del quadro nazionale sulle qualificazioni, rappresentano di fatto i due atti con i quali si completa il percorso normativo iniziato con il D.lgs. n.13/2013 che istituiva il Sistema nazionale di certificazione delle competenze. Il quadro nazionale delle qualificazioni ha una doppia finalità: sia quello di raccordare il sistema italiano con quello di tutti gli altri Paesi europei, sia quello di rappresentare un sistema di governance delle qualificazioni volto a favorire quei processi di trasparenza, spendibilità e portabilità delle competenze all’interno del Sistema Nazionale di Certificazione delle Competenze. Ecco si mettano a disposizione di questa importante azione i navigator così da rafforzare un ambito fondamentale di questa Agenzia e si rinunci saggiamente al Parisi che ha dimostrato la sua inefficacia e soprattutto la sua inutile dannosità.
30 Novem
Recovery Fund, perché non vanno dimenticati i servizi sociali www.startmagazine.it
di Alessandra Servidori 29 11 2020
Il post di Alessandra Servidori
Ho firmato l’appello/documento lanciato da Ferruccio de Bortoli perché sottoscrivo tutte le richieste di chiarezza e trasparenza che si chiede al Governo sui piani e progetti per risollevare la testa.
Per esempio io sono convinta che sul Recovery Fund e riforme politiche vi sia un’opportunità sprecata. Soprattutto quando si tratta di anziani e persone fragili.
La Strategia annuale della Crescita sostenibile per il 2021 della Commissione ribadisce la necessità di un’interconnessione tra l’RRF (Recovery Fund) e il Semestre europeo, poiché “le priorità dell’Unione, oggetto di raccomandazioni specifiche per i singoli paesi, dovrebbero riflettersi nella definizione delle riforme strutturali degli Stati membri”.
Le questioni prioritarie delineate dalla Commissione includono: la lotta al riciclaggio di denaro, alla frode e alla corruzione, il miglioramento del contesto imprenditoriale, lo sviluppo di una pubblica amministrazione e di un sistema giudiziario efficienti e il contenimento di una pianificazione fiscale aggressiva. Pertanto, nonostante i severi effetti della Covid-19 sui servizi sociali e sui sistemi di assistenza sociale, l’impatto sociale della pandemia sembra essere un tema largamente trascurato dai suggerimenti della Commissione.
La Commissione spera che l’accordo sul bilancio dell’Unione, concordato a luglio dai leader dell’Ue, aiuti gli Stati membri ad affrontare le criticità individuate nel corso del Semestre europeo e a raggiungere gli obiettivi politici dell’Ue, soprattutto in materia di transizione verde e digitale.
La realtà, tuttavia, è che la fetta più cospicua dei 672,5 miliardi di euro stanziati in prestiti e sovvenzioni sarà destinata alle priorità economiche e finanziarie. Questa apparente subordinazione dei finanziamenti alle priorità sociali non è in linea con la Strategia Ue 2020, che prevedeva un impegno mirato alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale.
L’enfasi posta su tale obiettivo sembra essere svanita nel tempo. Nelle direttive per l’attuazione nazionale dell’Rrf, la Commissione suggerisce alle autorità nazionali di articolare le riforme del mercato del lavoro, dell’istruzione, della sanità e delle politiche sociali secondo le seguenti linee guida: “Promuovere la qualificazione e la riqualificazione, ridurre la segmentazione del mercato del lavoro, potenziare la copertura dei modelli di lavoro a orario ridotto e dei sussidi di disoccupazione, promuovere l’inclusione delle persone con disabilità, migliorare la partecipazione al mercato del lavoro — incluse le categorie vulnerabili, migliorare la resilienza, l’accessibilità e l’efficacia dei sistemi sanitari e di assistenza; o consolidare la protezione sociale ( ivi compresa l’assistenza a lungo termine)”.
Tuttavia, tali proposte non coinvolgono i settori dei servizi sociali e dell’assistenza sociale, che si trovano a dover affrontare da anni la mancanza di investimenti congrui nella sanità pubblica e nei servizi sociali in tutta Europa.
Oltre alla mancanza di investimenti soddisfacenti a lungo termine nel settore, la Covid-19 ha travolto le residenze sanitarie assistenziali europee, causando la morte di decine di migliaia di residenti.
Secondo i dati di diversi paesi, in media il numero di persone decedute per Covid-19 nelle RSA ammonta alla metà delle vittime totali. Tali dati mostrano che, nell’ambito dell’attuazione nazionale della RRF, i governi nazionali devono investire in riforme strutturali che trasformino il modello di assistenza residenziale per gli anziani e le persone con disabilità in un modello che promuova i servizi di prevenzione sociale a livello delle comunità locali, rafforzi l’assistenza domiciliare, garantisca i servizi di assistenza essenziali ai pazienti dimessi da un ospedale e affronti le questioni di carenza di personale e di competenze nei servizi sociali e nell’assistenza sociale.
Il Parlamento europeo non esorta i governi nazionali a investire nei settori dei servizi sociali e dell’assistenza sociale. In tal modo, fallisce nel comprendere l’impatto economico che potrebbe avere il settore dei servizi sociali se dotato di risorse ben adeguate e ignora le evidenze che maggiori investimenti nel settore promuoverebbero la partecipazione al mercato del lavoro da parte di gruppi vulnerabili. Ciononostante, i dati Eurostat suggeriscono che i servizi sociali e l’assistenza sociale rappresentano una percentuale considerevole di forza lavoro, malgrado l’attuale carenza di personale.
Le sole attività di assistenza residenziale e sociale contano 11 milioni di lavoratori, che rappresentano il 5% della forza lavoro dell’Ue. Intanto come Esn (European Service Network) abbiamo calcolato che il costo dei servizi sociali è aumentato in modo significativo durante la pandemia ed urgono dei finanziamenti per garantirne la resilienza e la sostenibilità. I costi sono suscettibili ad ulteriori aumenti man mano che i processi di digitalizzazione, la tecnologia assistiva e la telecare verranno progressivamente sviluppati per rispondere meglio alle esigenze di vita indipendente e di autonomia degli utenti dei servizi sociali pubblici.
La Commissione incoraggia gli Stati membri a chiedere il parere dei loro comitati nazionali per la produttività o di autorità fiscali indipendenti sui loro piani di recupero e resilienza. Inoltre, gli Stati membri vengono invitati a descrivere, nel proprio piano, in che modalità gli attori sociali e, ove applicabile, le organizzazioni della società civile sono state consultate e coinvolte nella progettazione delle riforme per l’assistenza socio/sanitaria soprattutto per le persone fragili. Ciò perpetua la cattiva abitudine di vedere l’impegno delle parti coinvolte solo in termini di dialogo con datori di lavoro, sindacati e ONG. In questo modo, si nega la necessità di trovare soluzioni a livello locale, nelle comunità dove le persone vivono e formano le proprie famiglie.
Non sorprende che ci sia stata una disconnessione tra il progetto europeo e l’impegno dei cittadini, e ancora una volta non si riesca a riconoscere questa realtà.
Oltre agli attori sociali e alle Ong sociali, gli enti locali e regionali e i servizi sociali pubblici che dirigono devono essere partner imprescindibili.
La spesa sociale rappresenta più di un quinto della spesa pubblica subnazionale, ne consegue che il benessere sociale è un settore politico chiave per promuovere lo sviluppo economico e sociale
QUI EUROPA
Nessun posto è come a casa: cosi' in Ue si ragiona sull' assistenza agli anziani
Come componente di ESN Social Services in Europe, una rete di supporto dei servizi sociali della Commissione Europea alla quale aderisco come Presidente Nazionale di Tutteperitalia, abbiamo partecipato al seminario annuale dello European Social Network (ESN), che si è tenuto il 12 e 13 novembre, e durante il quale abbiamo analizzato la valorizzazione della qualità nell’assistenza a lungo termine (LTC). In Europa, la domanda di assistenza a lungo termine per la popolazione anziana è in crescita ed è destinata ad aumentare moltissimo nei prossimi anni. Generalmente, la risposta a questa domanda in Europa differisce a seconda delle norme culturali, per cui in alcuni paesi (Portogallo, Irlanda, Italia e Spagna) le famiglie sono solite occuparsi dei parenti anziani, in altri (Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito) lo Stato si fa avanti e fornisce il proprio sostegno.
Tuttavia, a fronte di famiglie sempre meno numerose e di una maggiore longevità, si sono registrati cambiamenti significativi nel soddisfare le richieste di assistenza a lungo termine degli anziani e le autorità pubbliche di tutta Europa si sono impegnate ad adottare modelli diversi per garantire la copertura, l'accessibilità e la sostenibilità. I Principi delle Nazioni Unite sui Diritti degli anziani (Dichiarazione di Madrid) sostengono il diritto fondamentale di tutti gli individui a rimanere integrati e a partecipare alla vita sociale e sollecitano interventi a sostegno dell'indipendenza e dell'autonomia degli anziani e servizi "che aiutino le persone a raggiungere un livello ottimale di efficienza". Questo principio si è prestato non poco al cambiamento di paradigma dell'assistenza ai gruppi vulnerabili in Europa negli ultimi 20-30 anni, in particolare alle persone anziane.
In Europa, le strategie di sviluppo del welfare di comunità si sono concentrate non solo sulle considerazioni relative ai diritti umani, per una transizione da strutture istituzionali o residenziali ad alternative basate sulla comunità, ma anche sulle considerazioni economiche, secondo le quali i risultati complessivi raggiunti per gli anziani grazie al welfare di comunità sono stati più convenienti in termini di costi rispetto all'assistenza istituzionale/residenziale. Pertanto, le opzioni di assistenza più efficienti, in grado di offrire la migliore qualità secondo gli standard internazionali e nazionali, dovrebbero essere basate sulla comunità. Per garantire la qualità dell'assistenza e la sua prestazione occorre attenersi a una serie di principi importanti. Questi includono: centralità della persona, disponibilità, accessibilità, convenienza economica, completezza, continuità dell'assistenza e centralità dei risultati. Sia che si tratti di operatori o di commissari dei servizi, le autorità pubbliche dovrebbero garantire che la prestazione di assistenza a lungo termine sia saldamente ancorata ai principi di cui sopra. Offrire alle persone anziane con esigenze assistenziali un sostegno che consenta loro di rimanere a casa il più a lungo possibile può contribuire notevolmente a migliorare la loro situazione e la loro qualità di vita.
Un fattore chiave per migliorare la qualità della vita è la disponibilità di un'ampia gamma di servizi di assistenza integrati e coordinati, compreso il supporto per gli assistenti informali. L’obiettivo è raggiungibile attraverso lo sviluppo di quadri strategici nazionali e approcci multidisciplinari per la valutazione e lo sviluppo di piani di assistenza, nonché per la prestazione integrata di assistenza sanitaria e sociale per le persone anziane che necessitano di assistenza a lungo termine. L'assistenza di qualità non può essere vista solo come un mezzo per raggiungere un fine. I commissari, i fornitori e i beneficiari dei servizi di assistenza insistono su un orientamento che garantisca anche la qualità della vita di una persona che può essere rilevata solo dal punto di vista della stessa. Essa si basa sull'autonomia, sui legami sociali e sul significato della propria vita o scopo personale. Ciò ha implicazioni per tutti gli interessati e sottolinea l'importanza di assicurare e sviluppare servizi di assistenza a lungo termine basati sui bisogni, ma anche sui desideri e sul bagaglio personale del beneficiario. Inoltre, i commissari e gli operatori dei servizi dovranno anche garantire che i servizi mettano la persona al centro, soffermandosi sulla salute e sul benessere personale del beneficiario.
Riassumendo, siamo giustamente passati da modelli medicalizzati e paternalistici a quelli che pongono al centro sia la qualità del servizio che la qualità della vita. Eppure, i governi ancora faticano a fornire servizi sostenibili ed economicamente convenienti, che abbraccino i pilastri della qualità del servizio e della qualità della vita, mantenendo un'eccessiva dipendenza dal ruolo della famiglia e della comunità. Per promuovere un approccio integrato e coordinato tra i diversi servizi e settori, in particolare il settore sanitario e quello sociale, sono necessari quadri strategici nazionali e sia il Recovery Fund che il Mes sono opportunità da non trascurare,posto che in Italia la popolazione anziana è notevolmente aumentata. Occorre quindi una revisione delle risorse stanziate sia a livello sanitario che sociale soprattutto per le condizioni di lavoro del corpo degli operatori socio-assistenziali, che svolgono un ruolo primario nel prestare assistenza e nel costruire una relazione con i beneficiari. In conclusione, non si può dare un prezzo alla dignità umana, alla compassione e al significato della vita di una persona.
Con la situazione grave che si è replicata a causa della pandemia, sappiamo che 17 settembre la Commissione Europea ha pubblicato la Strategia Annuale di Crescita Sostenibile del 2021 (ASGS). Il documento definisce le priorità economiche generali per l'UE nel prossimo anno e le linee guida per l'attuazione nazionale del Recovery and Resilience Facility (RRF) - sostegno finanziario alle riforme nazionali per mitigare l'impatto economico e sociale della pandemia da coronavirus. Generalmente, L'ASGS dà il via al ciclo del Semestre Europeo per il coordinamento delle politiche tra la Commissione Europea e gli Stati membri, che ha sostituito il precedente metodo aperto di coordinamento. Ci si è chiesti se il semestre europeo non sia stato mosso principalmente da considerazioni di carattere finanziario, trascurando il tema dell' aumento delle disuguaglianze sociali. La Commissione europea si è adoperata per sopperire a questa mancanza e per promuovere la partecipazione di altri dipartimenti, mentre le Direzioni generali per l'economia, la finanza, l'occupazione e gli affari sociali hanno iniziato a cooperare.
Ad oggi però, non è ancora chiaro con quali modalità il Semestre Europeo proseguirà nel corso del prossimo anno. Stando alla CE, dal momento che le scadenze previste per il semestre europeo e la RRF si sovrappongono, sarà necessario un adattamento provvisorio del Semestre. Nel quadro del Semestre, la CE pubblica delle relazioni annuali che analizzano le condizioni dei paesi nel mese di febbraio, cui fanno seguito, a maggio, delle raccomandazioni specifiche per Stato membro che contemplano non solo le questioni economiche, ma anche quelle ambientali e sociali. Nel 2021, non è prevista la pubblicazione di alcun rapporto o raccomandazione, tuttavia la Commissione proporrà raccomandazioni sul quadro finanziario degli Stati membri nel 2021 nell'ambito del Patto di stabilità e crescita, che persegue il risanamento delle finanze pubbliche, aspetto che evidenzia come le priorità sembrino concentrarsi su considerazioni di carattere economico.
Alessandra Servidori
26 Novembre 2020
Alessandra Servidori - 400mila italiane disoccupate in più : anche questa è violenza sulle donne.
Il Presidente Mattarella è da più di un anno che ripete che “manca ancora molto all’effettivo raggiungimento della parità di genere”.Lo ha fatto l’anno scorso per l’8 marzo ,lo ha ripetuto quest’anno quando ha ricevuto una delegazione di donne medico, lo ripete ormai stancamente tutte le volte che la questione della discriminazione femminile viene riproposta. 25 Novembre : ci aspetta una giornata ormai segnata da convegni ,panchine e scarpe rosse, editoriali sulle maggiori e minori testate giornalistiche. Inauguriamo anche noi oggi una simbologia efficace ma coraggiosa cioè un drappo rosso a tutte le porte dei condomini la denuncia ormai sistematica della violenza che avviene in famiglia. Mogli madri figlie compagne sono massacrate e uccise nel corpo e nell’anima e il bollettino dato dal Ministro della Giustizia annualmente è un rito macabro a cui nessuno, dico nessuno,tranne alcune associazioni denominate insulsamente“vetero femministe” dedica tempo e impegno per contrastare questa strage. Non basta il codice rosso negli ospedali. Lo abbiamo visto. La violenza della discriminazione sul lavoro che non si limitapiù alla sola disgustosa molestia ma arriva al licenziamento in questo anno segnato dalla pandemia è tragica. Le scuole chiuse, la flessibilità irrigidita sia dalla presenza sul luogo di lavoro, sia in un smart working non solo spesso coatto e senza soluzione di continuità e dunque senza il diritto effettivo alla disconnessione, e poi il mancato rinnovo del contratto in scadenza per non incorrere nel licenziamento impedito dal decreto anti covid. E poi l’Italia muore, non nascono più bambini ,gli e le giovani non fanno più figli anche perché non c’è lavoro e il declino demografico è uno dei problemi cardine del paese .E la diminuzione della popolazione femminile tra i 15 e i 49 anni spiega anche la diminuzione delle nascite quest’anno in discesa inarrestabile. Occorrerebbe urgentemente estirpare l’ostinazione culturale e concreta che rende ancora barbaramente accettabile la violenza contro le donne che la tengono ancora sommersa : disimpegno che ha reso durissima la vita delle donne italiane investite dalla recessione economica aggravata da pandemia. Tutti gli indicatori ci dimostrano che le italiane sono fortemente ancora di più discriminate. Il tasso di occupazione delle donne è di 18 punti percentuali più basso di quello degli uomini, il lavoro part time riguarda il 73,2% le donne ed è involontario nel 60,4% dei casi. I redditi complessivi guadagnati dalle donne sul mercato del lavoro sono in media del 25% inferiori rispetto a quelli degli uomini. Il 65% delle donne fra i 25 e i 49, con figli piccoli fino ai 5 anni, non sono disponibili a lavorare per motivi legati alla maternità e al lavoro di cura anche di anziani e non autosufficienti. L’Italia resta l’ultimo tra i 27 Paesi europei nel sanare i divari di genere nel mondo del lavoro, dove il reddito medio delle donne è il 59,6% di quello degli uomini a livello complessivo. Non è peraltro solo un problema di donne di cui ci occupiamo , ma della forza di uno Stato attento a un futuro sostenibile che punta al suo avvenire e ad un rispetto reciproco tra le nuove generazioni. Non è solo «questione femminile» quando si immagina di promuovere risorse per le giovani imprese guidate da giovani e giovani donne o di dare impulso al terziario sociale che in altri Paesi organizza beni e servizi per le famiglie (creando centinaia di migliaia di nuovi posti). Non si tratta solo di problemi femminili quando si incoraggiano forme di conciliazione per i due genitori o flessibilità nel ricorso ai congedi parentali. E non è solo e sempre la cd questione femminile quando proponiamo meccanismi e benefici per la società intera di una riforma fiscale che parta dall’analisi dell’impatto che le politiche fiscali hanno anche sulle donne in particolare, monitorato tra efficacia e promozione dell’equità come la Ue ci raccomanda. Significa sostituire il quoziente familiare e introdurre sistemi di tassazione capaci di incentivare l’inclusione lavorativa delle donne riducendo le loro aliquote,significa ricorrere ai fondi bilaterali per sostenere i congedi per allargare la cura parentale, perché l’indipendenza economica attiva delle donne è la prima garanzia di libertà individuale e di sviluppo sociale. E non servono i fondi di garanzia per l’imprenditorialità femminile ma fondi a perdere per sostenere il rilancio delle imprenditrici strozzate dall’accesso al credito;incentivare la contrattazione collettiva per inserire benefit per l’accesso ai servizi territoriali per la famiglia. E bisogna essere leali e tirare fuori il Fondo di 70 milioni per caregivers familiari sparito non si sa dove, per aiutare le donne che hanno in cura i loro famigliari non autosufficienti. Niente celebrazioni dunque,ma fatti, vogliamo fatti concreti.
L’ondata di violenza contro le donne dimostra che i paesi dell’Ue non dispongono ancora di garanzie adeguate per proteggerle.
Il post di Alessandra Servidori
21 novembre 2020
I blocchi per contenere il coronavirus hanno portato a picchi nei rapporti di violenza domestica. In due nuovi studi, l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige) ha valutato le misure adottate da ciascun paese dell’Ue per proteggere le donne durante la pandemia e mostra come i governi possano sostenere le persone che sono vittime di violenza. Le donne di solito affrontano il pericolo maggiore da parte delle persone che conoscono.
La ricerca dell’Eige mostra che i governi dell’Ue lo riconoscono: ogni singolo paese ha introdotto misure speciali per proteggere le donne dalla violenza intima dei partner durante la pandemia.
Tuttavia, il persistente sotto-finanziamento dei rifugi e delle hotline per la violenza domestica ha portato a un sostegno molto frammentato. L’Irlanda, la Spagna e la Lituania hanno lanciato piani d’azione nazionali per sradicare la violenza intima dei partner durante la pandemia. La Spagna ha rafforzato il coordinamento tra i suoi servizi sanitari, di polizia e di giustizia, così come la Lituania. L’Irlanda è andata oltre, mettendo sul tavolo 160.000 euro. Con questi soldi, il governo ha aiutato i rifugi e le hotline per le vittime ad adattarsi alle nuove condizioni di lavoro da remoto. I tribunali irlandesi hanno dato la priorità ai casi di violenza domestica e hanno ampliato le udienze da remoto. La polizia sta controllando le donne che hanno subito violenze in passato.
Diversi paesi hanno adattato la legislazione per dichiarare “servizi essenziali” i rifugi e linee telefoniche per mantenerli accessibili in ogni momento. In Lettonia, Estonia, Slovacchia e Francia, la legislazione obbliga ora i governi a fornire alle donne che affrontano la violenza in patria un alloggio alternativo. I tribunali estoni hanno avuto il potere di emettere ordinanze restrittive temporanee contro i partner violenti, proteggendo la vittima senzatetto e inchiodando la responsabilità sull’aggressore.
Quasi tutti i paesi dell’Ue hanno lanciato campagne di sensibilizzazione per far conoscere alle vittime l’aiuto disponibile. La Grecia, la Finlandia e il Portogallo si sono rivolti ai rifugiati e ai migranti, mentre altri paesi si sono rivolti alle donne delle comunità rom, alle donne LGBTIQ. La campagna della Spagna ha sottolineato che la violenza domestica è una violazione dei diritti umani, non una questione privata. Le campagne di sensibilizzazione sono importanti per i testimoni, che possono non intervenire perché potrebbero non riconoscere la violenza intima del partner quando la vedono. Le campagne forniscono anche una chiara guida su come i testimoni possono aiutare quando temono di peggiorare la situazione. Circa il 20-30 % delle chiamate alle linee telefoniche per la violenza domestica, dovrebbero essere rassicurate e guidate. La ricerca dell’Eige mostra che i testimoni spesso vogliono aiutare in modi diversi dal riferire alla polizia, ad esempio parlando con la vittima o aiutandoli ad accedere ai servizi di supporto. Anche le linee guida su tali modalità di aiuto dovrebbero far parte delle campagne. Il personale di assistenza e consulenza durante il Covid è sopraffatto dall’aumento della domanda e dall’accresciuta sofferenza delle vittime; si sentono impreparati a fornire supporto e preoccupati per la riservatezza delle vittime.
Non c’era nella prima ondata e non c’è tuttora abbastanza equipaggiamento protettivo personale per continuare ad aiutare le vittime faccia a faccia. Nella maggior parte dei paesi dell’Ue, la pandemia ha messo in luce sistemi di sostegno complessivamente traballanti per le vittime di violenza di genere. La mancanza di finanziamenti e di case/rifugio ha portato le donne ad essere messe in alberghi e alloggi forniti privatamente.
Sebbene l’azione rapida sia lodevole, le misure adottate dal settore privato non dovrebbero essere la soluzione per salvare vite umane. Sebbene le catastrofi naturali e le pandemie portino a un aumento della violenza contro le donne a livello globale, nessuno Stato membro dell’Ue ha avuto un piano di catastrofe per affrontare questo problema. Covid-19 ha acceso una luce dura su come le società impreparate spesso sono incapaci di proteggere le vittime della violenza intima dei partner. In Italia le risorse sono pochissime e molte strutture nate per accogliere le donne colpite — e spesso i loro figli — non hanno più ricevuto finanziamenti, solo in alcuni comuni virtuosi sono operative associazioni che danno aiuto e il governo Italiano, che pur ha sottoscritto la Convenzione di Instanbul che si impegna a strutturare servizi per contrastare la violenza, non si può limitare a spot televisivi a ridosso del 25 novembre giornata internazionale dedicata a combattere questo barbarico fenomeno.Meno convegni e appelli più risorse a cominciare dalle scuole dove si deve insegnare il rispetto reciproco.
Alessandra Servidori LEGGE DI BILANCIO OPACA E CONTRO in almeno 3 capitoli "Truffa" Più soldi al Parlamento-Ferme le risorse per l'occupazione femminile-Sparito il Fondo per i caregivers
La cd Legge di Bilancio 2021 appare ancora molto opaca. Comunque tra i vari capitoli di spesa se ne ravvedono almeno 3 che gridano vendetta. Non aspettiamo il testo definitivo perché sappiamo che non c’è nessun emendamento che ne modifichi la stesura e dunque già approvati . I 3 capitoli riguardano “L’imprenditorialità femminile”, il secondo un capitolo per “Esigenze del parlamento”Il terzo il Fondo per i caregiver”. Il primo .E’ previsto un Fondo a sostegno dell'impresa femminile, presso il Mise, con dotazione di 20 milioni per il 2021 e 2022 per iniziative imprenditoriali e di azioni di promozione dei valori dell'imprenditoria tra la popolazione femminile. L'obiettivo prioritario è – spiega la Relazione illustrativa che lo definisce nuovo - definire un insieme di strumenti capaci di intervenire su profili quali la nascita di imprese, l'assistenza all'attività imprenditoriale, uno specifico supporto alle start-up ad elevato contenuto tecnologico, una diffusione alle azioni condotte a livello regionale. Ma noi sappiamo bene che il Fondo aggiuntivo non è di nuova istituzione e non di garanzia, fu adottato dall’allora Ministro Fornero con sempre la dotazione di 20 milioni già nel 2013. Fu infatti la Legge 215 /92 per le azioni positive all’interno della quale era già previsto il finanziamento per l’imprenditoria femminile, ma con agevolazioni e criteri di facilitazioni per accedere a fondi bancari. Una legge che ha subito degli stop end go vari e dunque non rifinanziata. Nel 2013 Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero e il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera hanno sottoscritto un accordo per la costituzione di una sezione speciale del Fondo Centrale di Garanzia dello Stato dedicata all’imprenditoria femminile, una delle componenti più dinamiche del sistema produttivo con un aumento di imprese, e un incremento della base imprenditoriale. La nuova sezione del fondo, finanziata con 20 milioni di euro messi a disposizione in quota paritaria dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per le Pari Opportunita’ e da risorse del Fondo stesso, permise alle piccole e medie imprese in rosa di accedere con maggiore facilità e a condizioni di favore a 300 milioni di euro di credito garantito. Il problema però allora come oggi che sono le donne imprenditrici titolari dell’accesso al Fondo ma di solito dietro di loro poi spuntano i famigliari. E va bene, ma non si dica che è di nuova istituzione e che è per le donne imprenditrici. E’ tutto qui l’intervento per sostenere l’occupazione femminile già massacrata dal Covid? , e si dice che sono previsti sgravi per l’assunzione femminile per i prossimi 3 anni ? Ma quando salterà il divieto di licenziamento le donne saranno le prime ad essere lasciate a casa!
Il Secondo capitolo di spesa riguarda l’art 195 e la voce è “Esigenze del parlamento” La questione l’ha messa in evidenza Carolina Pellegrini docente di politiche del lavoro che me l’ha sottoposta, alla quale va il merito di renderla pubblica. La Bozza prevede “ "ART. 195.(Esigenze Parlamento) 1. Il Fondo di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n.190, è incrementato di 800 milioni di euro per l’anno 2021 e 400 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022".Per capire qualcosa, bisogna vedere cosa dice la legge 190 del 2014. Questo il testo: " comma 190. Nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e' istituito un Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione, con la dotazione di 27 milioni di euro per l'anno 2015 e di 25 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016. Il Fondo e' ripartito annualmente con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio".Traduciamo questa legge in modo comprensibile a tutti: un Fondo istituito con una piccola somma per far fronte ad esigenze indifferibili e impreviste del governo, diventa un fondo di più di un miliardo per NON PRECISATE ESIGENZE DEL PARLAMENTO.Ma dato che il Parlamento ha già tutte le proprie spese coperte, questi soldi saranno a disposizione dei parlamentari: PER FARNE COSA?Questa è la TRASPARENZA DI PIDDINI E GRILLINI! QUESTO E' QUELLO A CUI PENSANO MENTRE IL PAESE E' IN GINOCCHIO.E SOPRATTUTTO DOPO AVER TAGLIATO IL NUMERO DEI PARLAMENTARI adducendo il risparmio di costi!
Terzo capitolo di risorse : Sono spariti dei soldi destinati ai caregivers familiari e quelli rimasti sono stati distratti dalle finalità di legge: anziché andare direttamente ai circa 500mila familiari che quotidianamente assistono i propri conviventi con disabilità, andranno alle regioni. Brutta storia in tempi normali, storia bruttissima in epoca di pandemia. Riassumo. Una legge del 2017 riconosce la figura giuridica del caregiver familiare e istituisce un fondo, che in tre anni arriva a 70 milioni di euro, per sostenere direttamente il valore sociale ed economico del lavoro di cura che svolgono, e che se non svolgessero ricadrebbe sullo Stato con costi ben più alti. In mancanza, però, di una legge che stabilisca formalmente chi sono i caregiver familiari, quei soldi non sono mai stati attribuiti. Nel suo secondo governo, il premier Conte ha tenuto per sè la delega per le disabilità, ma ha attribuito al ministro per la Famiglia, Elena Bonetti, quella per spendere i soli del fondo. Il guaio è che, assieme alla collega del Lavoro, Nunzia Catalfo, Bonetti ha compiuto alcuni errori gravi: ha individuato come destinatari di quei fondi i caregiver familiari di persone con “disabilità gravissime”, fattispecie discriminatoria e giuridicamente inesistente; ha limitato il sostegno economico ai soli caregiver “di coloro che non hanno avuto accesso alle strutture residenziali a causa delle disposizioni normative emergenziali” oltre che di una non meglio precisata misura di “ricongiungimento”; ha annunciato che un fondo di “68,314662 milioni” verrà ripartito tra le regioni affinché lo destinino chissà come, si presume attraverso delle cooperative, ai caregiver. Perché alle regioni? Perché si limita la platea dei caregiver? Perché non si rispetta la legge del 2017? Che fine hanno fatto gli 1,685339 milioni di euro che mancano all’appello? E la vita e la dignità di quei familiari che non hanno nemmeno avuto il riconoscimento del diritto al bonus di 600 euro erogati alle categorie colpite dalla pandemia? Ma che razza di legge truffa è a danno dei più deboli ???
ALESSANDRA SERVIDORI www.ildiariodellavoro.it
25 novembre giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne: non bastano i gesti simbolici
Panchine rosse, scarpe rosse,monumenti illuminati di rosso o arancione,un minuto di silenzio nelle sedi istituzionali per ricordare tutte le donne vittime della violenza, dibattiti prima dopo quel giorno, ma la situazione è sempre più disperata: in Italia è una sequela di mogli, fidanzate, figlie, giovani brutalizzate, botte e morte sempre con un ormai quotidiano reportage in cui spesso inquieta insopportabile il fatto che giustificano la violenza da parte degli uomini “perchè non si rassegnano ad essere lasciati dalla compagna”. La giustizia italiana ancora troppo mite contro questi reati e le forze dell’ordine ben poco allertate e significativamente attrezzate per difendere le donne perseguitate. Da secoli la violenza domestica è considerata un tema tabù. Nessuno ne parla, nessuno ammette di esserne testimone, nessuno si impegna per prevenirla. Oggi, tuttavia, grazie alle attività delle organizzazioni femminili e delle relative campagne nazionali di sensibilizzazione il problema è in più larga misura di pubblico dominio, anche se in molte famiglie è ancora tabù menzionarlo.
La Commissione europea finalmente svolge sistematicamente un ruolo rilevante adoperandosi affinché il problema della violenza domestica sia posto all’ordine del giorno politico dell’Unione europea. Il suo obiettivo è quello di rafforzare la cooperazione e la coordinazione tra gli Stati membri, sostenere attivamente le ONG in questo campo, migliorare le statistiche e le informazioni sulla violenza contro le donne, incoraggiare provvedimenti preventivi e garantire una migliore protezione per le vittime. La violenza domestica esiste in tutti i paesi e in tutte le classi sociali. È il sintomo più evidente dello squilibrio di poteri nel rapporto tra uomini e donne.
Una recente ricerca ha rilevato che il 98% delle vittime della violenza domestica sono donne e che una donna su cinque è stata vittima della violenza almeno una volta ad opera del suo coniuge o partner. Tuttora è un’eccezione e non la regola che i responsabili maschi vengano perseguiti. Appena uno su 20 casi di violenza domestica viene denunciato alla polizia, anche se la violenza domestica è ritenuta un crimine punibile per legge.In questo periodo di pandemia la chiusura coatta ha poi aggravato la situazione e le violenze tra le mura familiari si sono intensificate e le tensioni acuite.
La Commissione europea ha formulato numerosi messaggi destinati ai vari gruppi mirati interessati. Le conferenze internazionali di esperti svoltesi a Vienna e a Colonia nel dicembre del 1998 e nel marzo del 1999 e seguite annualmente hanno elaborato un totale di 62 norme e raccomandazioni sul modo di combattere la violenza maschile contro le donne. Queste fattive conferenze hanno senza dubbio influenzato la politica UE in questo campo. A Strasburgo, in avvio della sessione plenaria si ritornerà anche quest’anno sull’adesione dell’Unione europea alla Convenzione di Istanbul. I deputati “dovrebbero esortare gli Stati membri che non hanno ancora ratificato la Convenzione a farlo senza indugio e ad adottare tutte le misure legislative e politiche necessarie per fermare la violenza contro donne e ragazze” e intanto il Parlamento europeo sarà illuminato di arancione.
La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, nota anche come Convenzione di Istanbul, è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante in materia. La Convenzione istituisce un quadro globale di misure per prevenire le violenze, sostenere le vittime e punire gli autori. L’Ue ha firmato la Convenzione il 13 giugno 2017, ma sono sette gli Stati membri che non l’hanno ancora ratificata: Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria, Lituania, Lettonia, Slovacchia, Lettonia, Slovacchia e anche Regno Unito.La violenza contro le donne sia inserita nella lista dei reati gravi transnazionali previsti dall'articolo 83 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Possiamo sostenere e proteggere le donne solo se preveniamo questa violenza adottando una politica di tolleranza zero ed è il motivo per cui dobbiamo urgentemente adottare una strategia europea per prevenire e combattere la violenza contro le donne e riconoscere tale violenza come un crimine grave transnazionale all'interno del Trattato. Ciò è necessario al fine di disporre della base giuridica per redigere una direttiva Ue che ci consenta di rendere responsabili gli Stati membri.
Le donne devono essere protette allo stesso modo in tutta l'Ue e sicuramente è un passo importante avere posto la questione anche negli obiettivi dell’agenda UE 2030,ma sappiamo che i fondi inizialmente stanziati per combattere questa violenza sono diminuiti a causa dell’emergenza pandemica sopraggiunta e reiterata.
Nella normativa nazionale la violenza sessuale si riferisce a chiunque, con la forza o con la minaccia o l’abuso di autorità, forzi un’altra persona a commettere o subire atti sessuali (Codice penale, articolo 609bis) ed include pertanto lo stupro e le molestie sessuali. Nel febbraio 1996 la violenza sessuale ha cessato di essere “un crimine contro la morale pubblica” ed è stato pienamente riconosciuto come un “crimine contro la persona”. Istat nelle sue statistiche fa riferimento a tutte le situazioni in cui le donne sono costrette a compiere o subire atti sessuali di vario genere contro la loro volontà. Sono considerati: stupro, tentato stupro, molestie sessuali, costrizione a rapporti sessuali con altre persone, rapporti sessuali indesiderati, le attività sessuali fatte per paura delle conseguenze, degradanti e umilianti.
La formazione delle forze dell’ordine e la magistratura, sono la priorità contenute anche nella legge contro lo stalking , del 2009. Il codice rosso (la legge del 2019 che istituisce una corsia veloce per le indagini sulle violenze alle donne e ai bambini) funziona moderatamente. Ma la voce delle donne ancora oggi non è sempre ascoltata e purtroppo una parte della magistratura motiva la riduzione delle pene per i femminicidi con una specie di “comprensione” per le ragioni degli assassini. Eppure la violenza sulle donne è una piaga in questo Paese, dove cala il numero degli omicidi ma resta stabile quello delle donne e spesso insieme a loro anche dei loro figli.
Alessandra Servidori
Alessandra Servidori ANTICIPAZIONI BOZZA LEGGE DI BILANCIO 2021
IN BOZZA LA LEGGE DI BILANCIO : troppo poco per le politiche attive per il lavoro e vecchi fondi resuscitati (imprenditoria femminile ex legge 215/92 che fallì perché erano titolari le donne ma li usavano gli uomini ),nonchè le risorse per la sanità che non sono per assunzioni stabili e per le borse di studio per le specializzazioni dei giovani medici.
Il testo, non ancora definitivo della legge di Bilancio, prevede 243 articoli, suddivisi in 21 capitoli, che vanno dal fisco alla sanità, dal lavoro e famiglia al Recovery fund. Dall’assegno unico al fondo anti-Covid. Sono alcune delle novità inserite nella prima bozza dell'articolato della Legge di Bilancio per il 2021
ASSEGNO UNICO - Per l'assegno unico sono stanziati 3 miliardi aggiuntivi nel 2021, come conferma la bozza della legge di bilancio, L'articolo 2 del testo prevede che arrivino 3.012,1 milioni di euro per l'anno 2021 e 5.500 milioni di euro annui a decorrere dal 2022LE MISURE ANTI-COVID - In bozza anche quattro miliardi nel 2021 per finanziare le misure anti Covid: secondo quanto si legge viene confermata l'istituzione di un fondo ad hoc per "consentire il tempestivo adeguamento" degli interventi "di sostegno alle attività produttive"l Fondo è ripartito - si legge nella bozza - con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia, di concerto con i Ministri interessati per il rifinanziamento per l'anno 2021 di misure di sostegno economico-finanziario già adottate nel corso dell'anno 2020 per fronteggiare le conseguenze economiche derivanti dall’emergenza"RIFORMA FISCALE - Nella bozza della legge di bilancio si legge: “Al fine di dare attuazione a interventi in materia di riforma del sistema fiscale, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze è istituito un Fondo con una dotazione di 2.500 milioni di euro per l'anno 2022 e 1.500 milioni di euro a decorrere dall'anno 2023"Istituito anche "un fondo denominato Fondo per la fedeltà fiscale cui è destinato, a decorrere dal 2022, fermo restando il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, l'ammontare di risorse che si stimano come maggiori entrate permanenti derivanti dal miglioramento dell'adempimento spontaneo” TAMPONI RAPIDI - In bozza arrivano 70 milioni anche nel 2021 per l'esecuzione dei tamponi rapidi da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Una scelta che serve per "sostenere e decongestionare il sistema diagnostico" dei casi positivi al Covid. FONDO PER LE IMPRESE FEMMINILI - Nasce il "Fondo a sostegno dell'impresa femminile", al fine di promuovere e sostenere l'avvio e il rafforzamento dell'imprenditoria femminile. Nella bozza sono previsti tra gli interventi sia contributi a fondo perduto sia finanziamenti a tasso zero, finanziamenti agevolati e combinazioni di contributi a fondo perduto e finanziamenti per avviare nuove impreseLa manovra quantifica la portata del fondo in 20 milioni per ciascuno degli anni 2021 e 2022. La stessa dotazione è destinata anche al Fondo 'per le imprese creative' destinato a "promuovere nuova imprenditorialità e lo sviluppo di imprese del settore, attraverso contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati e loro combinazioni” AUMENTI PER MEDICI E INFERMIERI - Più fondi per aumentare gli stipendi di medici e infermieri della sanità pubblica: nella bozza della manovra si prevedono in tutto 835 milioni l'anno per aumentare del 27% l'indennità di esclusiva della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria (500 milioni) e per riconoscere una specifica indennità infermieristica (335 milioni) l Fondo sanitario nazionale servirà anche a dare maggiori risorse per i tamponi da parte dei medici di base (70 milioni) e per aumentare i contratti di specializzazione (105 milioni in più nel 2021 e 22 e 109,2 milioni dal 2023 al 2025) CIG IN DEROGA - La bozza stanzia altri 5,3 miliardi per rifinanziare dodici settimane di cassa integrazione nel 2021 alle aziende che siano in difficoltà a causa dell'emergenza Covid. Le dodici settimane devono essere collocate tra il primo gennaio 2021 e il 31 marzo 2021 per i trattamenti di Cassa integrazione ordinaria e tra il primo gennaio 2021 e il 30 giugno 2021 per la Cig in deroga Ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, che non richiedono la cig è riconosciuto l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico per un ulteriore periodo massimo di otto settimane fruibili entro il 31 marzo 2021.PROLUNGATI BONUS EDILIZIA, MOBILI E VERDE - La legge di bilancio proroga per il 2021 i bonus in materia di riqualificazione energetica, impianti di micro-cogenerazione, recupero del patrimonio edilizio, acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. La bozza prevede anche la proroga del bonus facciate e del cosiddetto bonus verde .Si tratta delle detrazioni spettanti per gli interventi di sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione di pozzi nonché di realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili
Alessandra Servidori MEDICO SCOLASTICO SUBITO
Sono ben 8.5 milioni, con 7.6 milioni che frequentano la scuola statale mentre i restanti sono in una scuola paritaria. Dunque chi pensa a loro , ai nostri bambini e studenti, soprattutto in tempi di pandemia destinata a reiterarsi?
La grave condizione di epidemia che viviamo ormai da mesi, legata al Sars-Cov 2, sta spingendo, anche se sempre in ritardo, a ripensare ruoli e modelli assistenziali e sanitari. Una volta c’era il medico scolastico, era un pediatra che si occupava di visitare periodicamente tutti gli studenti a scuola. In queste situazioni così particolari e uniche sarebbe stata una figura indispensabile. Andrebbe ripristinata e andava già riorganizzata , pur con tutte le difficoltà del caso. Se ne è parlato a settembre del 2020 ma nulla è stato fatto . Pensare che Ordine dei Medici, la Federazione nazionale dei medici di base, era ed è tutt’ora decisamente convinto che è la scelta da fare . La sicurezza nella scuola e la frequentazione dei bambini e dei ragazzi italiani e l’organizzazione riguarda solo molto parzialmente il medico di base perché le confuse linee guida definite prevedono che gli insegnanti e tutto il personale vengono chiamati dall’Agenzie di Tutela della Salute che poi delega le Aziende Socio Sanitarie Territoriali e i centri Covid per effettuare i test sierologici. Una situazione di incertezza che interessa tutta la società, generando comprensibili preoccupazioni. I test sierologici si era pensato inizialmente che venissero effettuati dal medico di base e dunque una soluzione che avrebbe forse favorito l’adesione da parte del personale scolastico. Poi si è passati dai centri Aziende Sanitarie adesso si è tornati a pensare al medico di base, correggendo il CCNL Nazionale dei medici, rimpolpando le convenzioni e mettendo nella precedente legge di bilancio un 200 milioni per le attrezzature e in quella legge di bilancio che si sta predisponendo ora non ce ne è traccia. Forse si dice che si pensa di investire con le risorse del Recoveri Fund ma non si sa . Il pozzo di San Patrizio . Certo è sbagliato affollare gli ambulatori in questo periodo in cui vi è una ripresa forsennata del virus, anche con l’abbassamento dell’età media. I test vanno effettuati da persone con le protezioni necessarie e poche ancora sono le mascherine, guanti, calzari, camici, disinfettanti. Poi certo i medici di base hanno il loro da fare con le vaccinazioni antinfluenzali vaccino che quest’anno è diventato ancora più importante per via della circolazione del coronavirus, e il vaccino anti pneumococcico contro la polmonite , ma entrambi i vaccini non si trovano, non arrivano, e le persone spaventate dalla pandemia affollano gli ambulatori. Certo è che il medico di base ha un ruolo di sorveglianza attiva ma deve essere un superman per intervenire in caso di nuovi pazienti positivi attivando le procedure in tempi rapidi e oggi virtualmente ogni istituto scolastico dovrebbe avere un suo medico competente, ma si occupa unicamente del personale che lavora nella scuola, non degli alunni. Ripristinare il “medico scolastico”,è una esigenza fondamentale , accantonata con una irresponsabilità evidente che ci porta al panico genitoriale, posto che i bambini e gli adolescenti sono dichiaratamente untori potenziali. E dire che il Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza Coronavirus, aveva proposto , a nome di tutto il Comitato, il ripristino della figura del Medico Scolastico per fronteggiare adeguatamente il prevedibile aumento del rischio di diffusione del virus legato alla ormai imminente riapertura delle scuole. Certo il un ripristino, perché il Medico Scolastico è stata una figura presente negli anni ‘80 e ‘90 nell’ambito dei programmi di prevenzione sul territorio in carico alle Unità Sanitarie Locali, poi soppressa sia per ragioni di bilancio, sia per una ridistribuzione delle competenze tra le varie figure della prevenzione territoriale. Che però come si sa non ha funzionato dappertutto. Una volta il medico scolastico, era un medico di base che svolgeva un compito aggiuntivo: aggiornava le cartelle vaccinali degli alunni, ordinava schermografie ad anni alterni per prevenire la tubercolosi o altre malattie polmonari, la scoliosi il diabete, garantiva un controllo nel tempo. Quanto importante potrebbe essere oggi, non solo in ottica Covid-19. Quindi in grado anche di lavorare sulla prevenzione, in maniera strutturata, su malattie infettive, patologie legate al comportamento, agli stili di vita e a delle situazioni che soltanto il medico scolastico presente nella scuola può conoscere con un approccio evidentemente multidisciplinare. Una figura che nel tempo, essendo presente nei plessi scolastici con continuità, può acquisire la fiducia degli alunni arrivando a diventare un punto di riferimento per quest’ultimi oltre che di collegamento sanitario tra Aziende sanitarie, Pediatri di libera scelta, Medico di medicina generale e famiglie. Lui o lei , secondo l’identikit non sono soltanto professionisti che si occupano di pediatria ma dovrebbero essere in grado di affrontare e capire tutto il periodo dell’età evolutiva con tutte problematiche che questa comporta. E’ importante e necessaria la figura di un medico che svolga da un lato il ruolo di consulente per insegnanti e dirigenti scolastici e dall’altro, operando direttamente sui ragazzi, possa mantenere l’attenzione sui metodi di contenimento dell’epidemia. La sua presenza non sarebbe limitata esclusivamente alla prevenzione del Covid-19, questi medici potrebbero senz’altro prodigarsi in altri ambiti pure essenziali a seconda dell’età dei ragazzi aiutando a scoprire il prima possibile problemi dentali o posturali o potendo anche spingersi ad offrire consigli su una più corretta alimentazione e per i ragazzi più grandi informazioni sulla difesa dalle malattie sessualmente trasmissibili e la contraccezione nelle classi più mature. Il recupero della medicina scolastica, significherebbe quello che in passato era prassi, cioè andare all’interno degli asili nido per una più accurata vigilanza , controllo dell’adeguatezza delle strutture e degli ambienti in cui i bambini sono lasciati, sorveglianza sulla loro sicurezza anche attraverso l’approvazione dei materiali utilizzati per le varie attività e soprattutto interventi di prevenzione attraverso un’attenta osservazione dell’aspetto evolutivo e relazionale di ogni singolo bambino nelle sue diverse fasi di accrescimento. Si tratta quindi di una vigilanza a 360°che potrebbe essere completata anche attraverso incontri formativi per le famiglie ed il personale della scuola. Un modello che potrebbe essere replicato dall’età del nido fino a tutta la scuola dell’obbligo. E si badi bene, molti pediatri ambulatoriali sono favorevoli ad un aumento delle competenze e degli spazi di azione.