Una delle emergenze più significative nell’ambito della formazione dei docenti è quella loro iniziale, prevista come delega, da sviluppare nella riforma della scuola. Senza insegnanti veramente in grado di svolgere il loro lavoro con strategie e competenze robuste attuali, che superano la divisione tra teoria e pratica e i due steep, prima teoria all’Università e poi pratica a scuola con gli studenti, non sarà possibile dunque anche per loro, affrontare la rivoluzione che si sta compiendo nel campo economico.
Scuola,lavoro,servizi per l’infanzia : importante coordinarsi per valorizzare le risorse
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http://formiche.net/2017/02/10/scuola-i-nidi-dinfanzia/
Alessandra Servidori Scuola,lavoro,servizi per l’infanzia : importante coordinarsi per valorizzare le risorse
Al Senato e alla Camera sta facendo il suo percorso lo Schema di decreto legislativo recante istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni ,Norma di delega prevista dalla Legge 13 luglio 2015, n. 107, articolo 1, commi 180, 181, lettera e), e 182.(Buona Scuola).Il Provvedimento il cui iter deve concludersi entro il 17 marzo 2017 prevede che sia il Fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e di istruzione, con una dotazione pari a € 209 mln per il 2017, € 224 mln per il 2018 e € 239 mln a decorrere dal 2019 ad assicurare chiaramente i nidi d'infanzia come servizi educativi a tutti gli effetti integrati alla scuola per l'infanzia, con l'obiettivo di "garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali". Importante sapere che a queste risorse si aggiungono quelle del Piano straordinario per lo sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, varato con la legge finanziaria 2007 (art. 1, co. 1259, della L. 296/2006),e rifinanziato annualmente che ha previsto un finanziamento statale, nel triennio 2007-2009, pari a € 446 mln per l'incremento dei posti disponibili nei servizi per i bambini da 0 a 3 anni, a cui si sono aggiunti circa € 281 mln di cofinanziamento regionale, per un totale di € 727 mln stanziati. In totale, con il Piano straordinario triennale avviato nel 2007 e con le successive Intese di riparto del Fondo famiglia del 2010 e 2012, e del recente Piano famiglia sono stati stanziati a favore dello sviluppo dei servizi per la prima infanzia oltre € 616 mln. Anche la quota di cofinanziamento regionale è stata incrementata, attestandosi su € 300 mln. Considerando anche le altre iniziative statali, come la sperimentazione delle sezioni primavera e i nidi aziendali nella PA, complessivamente sono stati messi a disposizione dei territori oltre € 1.000 mln. L'ultimo finanziamento è intervenuto con la legge di stabilità 2015 (L. 190/2014) che, al comma 131, ha istituito, per l'anno 2015, nello stato di previsione del MEF, un Fondo con la dotazione di € 112 mln, da destinare ad interventi a favore della famiglia. Gran parte delle risorse del Fondo, per un importo pari a € 100 mln, sono state finalizzate al rilancio del Piano per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia.L’ultima indagine Istat del monitoraggio eseguito sugli anni 2013/2014 ,poi aggiornato successivamente ma la cui consistenza non ne modificava i numeri modestissimi dei servizi a livello territoriale rivelava , che se si considerano i posti in strutture pubbliche, convenzionate e private si arriva ad un tasso di copertura pari a circa il 20%: un dato molto lontano dall’ obiettivo del 33% che l’Unione Europea si è data all’interno della Strategia Europa 2020.Si tenga conto che a differenza delle scuole per l'infanzia, i nidi sono definiti servizi a domanda individuali, per i quali è richiesta la compartecipazione ai costi da parte dell'utente e non solo della mensa secondo il reddito della famiglia. Oggi a livello nazionale verifichiamo una scarsità dell’offerta di servizi nido, differenze tra nord e sud molto evidenti che rafforzano le disuguaglianze tra piccoli italiani e le loro famiglie, con una aggravante della possibilità di bilanciare il tempo di vita e di lavoro e di una minore occupazione femminile e disuguaglianza di genere e sociale. .I dati Eurostat, poi mostrano inequivocabilmente le persistenti differenze sul mercato del lavoro e indicano lo sviluppo indispensabile per correggere questa disparità fonte inevitabile di un grande spreco di potenzialità e skill, che Eurofond stima essere 325 miliardi di euro,pari al 2,5% dell’UE. Dunque al Governo Gentiloni suggeriamo di coordinare le misure sopra descritte per non perdere l’occasione attraverso le risorse stanziate sia dall’Istruzione che dal Mef che dal Ministero della semplificazione e pubblica amministrazione,anche per quanto riguarda le spese del personale,nonché della conferenza Unificata Stato Regioni, perché questa struttura di servizi per l’infanzia sia operativa al più presto per agevolare anche il lavoro femminile, tenuto conto che sempre queste novità coinvolgono le imprese disponendo che le aziende pubbliche e private, quale forma di welfare aziendale, possono erogare alle lavoratrici e ai lavoratori con figli di età compresa fra i 3 mesi e i 3 anni un «Buono nido» spendibile nel sistema dei nidi accreditati o a gestione comunale. Tale buono non prevede oneri fiscali o previdenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore, fino a un valore di € 150 per ogni singolo buono.
MERKEL CT di una Europa di serie A e una di serie B
Alessandra Servidori MERKEL CT di una Europa di serie A e una di serie B
Angela Merkel ha ribadito con autorevolezza e molta determinazione di procedere verso la costituzione di una dimensione Europea di serie A e una di serie B per poter avanzare sulla strada dello sviluppo senza dover trascinarsi all’interno dei 27 Paesi che ora aderiscono all’unione, quelli che arrancano in seria difficoltà e che oggettivamente e obiettivamente rappresentano una zavorra. Peraltro a 60 anni dalla partenza , con quello che sta accadendo nel mondo un’Europa forte con a capo la Germania che guida la locomotiva è diventata una necessità fondamentale. Ragioniamo su dati ineccepibili : i rischi della politica Usa rispetto l’eurozona sono evidenti e dopo l’entrata nel 1999 della moneta unica l’Europa,tutta, non si è adeguata ad un regime fondamentale affinchè l’euro avesse successo e così il rallentamento delle riforme strutturali, il non rispetto del patto di stabilità,la fragilità dell’integrazione finanziaria senza parlare di quella sociale e politica inesistente,hanno portato ad una diversità tra i paesi che ne hanno determinato la debolezza. Le politiche dei governi nazionali sono state disordinate e non inclusive e dunque non aver rispettato il patto di stabilità tranne che la Germania ,ovviamente ha creato una frantumazione economica anche della valuta rispetto al mercato europeo e internazionale. La produttività di un paese è ancorata al superamento di problemi strutturali che bisogna operare attraverso le riforme che la moneta non può risolvere. Così Mario Draghi che ci ha salvato più volte a capo della BCE tenendo i tassi bassi pronto ancora una volta a mettere mano al cd quantitative easing cioè l’acquisto dei titoli di stato da parte della BCE degli stati in difficoltà non può durare ancora a lungo ed è evidente che il sistema del protezionismo per tutti è un rischio per la crescita economica .E non basta invocare la costituzione degli Stati uniti d’Europa nonché un esercito militare europeo, oppure dire che a Merkel l’Europa del sud non interessa ( e dunque l’Italia) perché per esempio la Spagna è una nazione del sud Europa e ha reagito benissimo alla crisi e dunque sarà sicuramente una di quelle nazioni che avrà molta considerazione nella categoria dei Paesi di punta, ma bisogna che chi ne ha la forza possa gareggiare uniti, in un sistema globalizzante che rischia di schiacciarci .La politica Italiana in questo contesto è un microbo in una malattia virale. Padoan ci sta mettendo sempre di più la faccia ma deve dire la verità : la fiducia di Bruxelles nell’Italia è bassissima sia tra i commissari dei paesi del nord che comunque hanno i loro conti in regola,sia della stessa presidenza della Commissione poiché le promesse di Padoan sono ovviamente debolmente calibrate dentro ad una situazione politica incerta che porta dritta dritta all’azione legale della procedura d’infrazione per il deficit che abbiamo. L’Italia deve individuare ben altri 20 miliardi di risparmi e nuove entrate per rispettare gli impegni assunti nel 2018 e cioè un disavanzo in calo dal 2,1 al 1,2% del Pil.Il problema vero è che siamo non credibili perché siamo nel pieno di una campagna elettorale di una classe dirigente che pensa molto a se stessa e alle sue beghe partitiche ,senza idee, iniziative di responsabilità in una Italia impoverita dentro ad una Europa che galleggia.
Bruxelles ci chiede di essere un paese normale
Alessandra Servidori formiche.net
La lettera risposta a Bruxelles, questa sconosciuta: dobbiamo rendicontare alla Ue come ci impegniamo-senza tergiversare- ad un aggiustamento contabile di 3,4 miliardi di euro, pari a due decimali di deficit. La ue non si smuove e noi senza una crescita del pil e quindi del denominatore, il problema lo dobbiamo risolvere e una volta per tutte. I conti pubblici di questo 2017 si trascinano inesorabilmente oltre che da un eccesso di spesa pubblica improduttiva, da scelte di politica economica deboli, sbagliate e assenti .La legge di bilancio 2017, approvata con la fiducia a conclusione di mille giorni di incertezze economiche , con una accanita narrazione renziana, che ancora oggi purtroppo resiste e lo abbiamo visto durante l’assemblea romagnola, non risolve i problemi. Nessun investimento concreto, misure parcellizzate e nulla di quella svolta di cui il nostro paese ha un disperato bisogno come un taglio drastico alla PA. Un esempio per tutti : abbiamo utilizzato ben 15 miliardi per incentivare le assunzioni, che non essendo strutturali, sono serviti più a legittimare la pur discreta politica del Jobs Act che a sviluppare l’occupazione inchiodata in fondo alle graduatorie ue tra i paesi più poveri. E mentre i vigili del fuoco che hanno dimostrato di essere dei gran seri professionisti attendono gli 80 euro in busta paga, promessi ma non ancora dati, il loro contratto fermo da ben 6 anni dimostra quanto la sicurezza di questo nostro paese possa non occuparsi di chi rischia la vita con il proprio lavoro per combattere disastri. Non siamo in grado di assicurare un governo stabile e la crisi colpisce noi più di tutti gli altri e mentre il vento della ripresa soffia sul pianeta, con +3,4% previsto per quest’anno e +3,6% per il prossimo, l’Italia continua ad ansimare , crescendo la metà dell’eurozona. Il Fondo Monetario ci ha inchiodato : noi siamo l’unico paese membro del G7 a subire una correzione negativa delle stime del pil, con un taglio sulle previsioni di ottobre di due decimali per quest’anno e di tre per il prossimo: dovremmo raggiungere un misero +0,7% nel 2017 e un altrettanto sconfortante +0,8% nel 2018. Spagna , Francia, Germania rispettivamente in crescendo ci fanno mangiare la polvere della loro ripresa e non ha colpa Draghi se denuncia pesantissime divergenze in area eurozona. L’inflazione ci penalizza sempre di più e sempre di più si allarga la forbice della disoccupazione che in Germania cala mentre noi risaliamo addirittura sfiorando il 12%. L’ultima manovra di bilancio per noi è stata deleteria ed alcune misure di provvedimenti settoriali probabilmente devono essere corretti per trovare i 3,4 miliardi che ci chiede Bruxelles ,per esempio tagliare le risorse per la Coppa del mondo di sci, i fondi per le rievocazioni storiche, associazioni combattistiche, società sportive dilettantistiche,italiani nel mondo, togliere l’introduzione del superammortamento del 250% per gli investimenti in industria. Abbiamo perso un quarto del sistema produttivo, subiamo crediti difficili, 340 miliardi pari a un quinto del totale dei prestiti bancari e dunque siamo in netta recessione altrochè in ripresa! Basta con i bonus sui redditi che comunque non rilanciano i consumi, il problema è dell’offerta, con mancata innovazione, assenza di investimenti (allontanati dalla corruzione e malagiustizia ), povertà di management, di cultura imprenditoriale e di politica industriale. Noi non possiamo incolpare gli altri , e continuare a trovare degli alibi per assolverci vergognosamente .
Scuola e disabili : che fare x migliorare
Alessandra Servidori formiche.net
Dalla parte della scuola italiana , dei bambini disabili e dei loro insegnanti e del loro futuro.
Ci siamo illusi che il 14 gennaio 2017 , il Consiglio dei ministri, avesse varato con giudizio i decreti legislativi di attuazione della legge sulla cd buona scuola ma quegli 8 (ne manca uno) dei nove , non ci ha aperto quella porta che attendavamo almeno in uno spiraglio vero il 2020. I decreti riguardano:il sistema di formazione iniziale e reclutamento nella scuola secondaria (Decreto n.377);l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità (Decreto n.378);la revisione dei percorsi dell'istruzione professionale (Decreto n.379);educazione e istruzione dalla nascita fino a sei anni ( Decreto n.380);il diritto allo studio /Decreto n.381);la promozione della cultura umanistica (Decreto n.382);le scuole italiane all'estero (Decreto n.383);valutazione ed esami di Stato (Decreto n.384).Manca il decreto sulla revisione del Testo unico sulla scuola, per il quale è previsto un disegno di legge delega specifico e successivo. Questa mancata revisione evidentemente ,ha serie conseguenze : il permanere e l’ampliarsi di una selva di norme diventate illeggibili, fatte di continui rimandi e aggiunte: solo questi 8 decreti prevedono 30 nuovi atti applicativi (Regolamenti, decreti ecc..) e 4 nuovi organismi; si va di nuovo al Contratto senza un nuovo Stato Giuridico, che è una delle parti centrali del Testo Unico. E così, molte questioni cruciali rimarranno irrisolte , come la differenziazione di carriera dei docenti e la creazione di una leadership intermedia. Gli 8 decreti sono ora al vaglio delle competenti Commissioni parlamentari e della Conferenza Unificata per l’apposito parere. La prima perplessità riguarda la necessità di avanzare una moratoria perché su formazione,reclutamento, stato giuridico del personale di sostegno siamo ancora l’unico paese in cui NON si riqualificano i bidelli ma si chiede solo l’aumento numerico. E poi per gli studenti diversamente abili, cioè quelli che più degli altri hanno bisogno e diritto di aiuto,non viene definito lo stato giuridico degli insegnanti di sostegno e la scuola dell’infanzia e primaria rimane divisa dalla secondaria. La formazione di questi insegnanti rimane differente da una parte la scuola dell’infanzia e primaria dall’altra la secondaria ,rimane una professione di passaggio verso le cattedre normali, la proposta di “ferma” per 10 anni sarà spazzata via da accordi sindacali,non è garantita la continuità, che viene proposta in termini di “si può” e non di “si deve”,gli “organismi territoriali per il supporto all’inclusione”, rimangono organismi legati alla scuola, non al percorso di vita del ragazzo con disabilità. Bisogna invece rinnovare il modello dell’insegnante di sostegno riorganizzando il loro ruolo ridefinendo un nuovo tipo di professione specialistica di supporto all’inclusione dei bambini e dei giovani con disabilità. E’ indispensabile definire uno stato giuridico e contrattuale specifico e unico per tutti gli insegnanti di sostegno, che ne determini compiutamente il profilo. In questa ottica ritengo che l’orario con gli alunni debba essere uguale in ogni ordine e grado di scuola, e in particolare ammontare a 25 ore settimanali (prendendo a riferimento l’orario degli insegnanti del grado scolastico dove funziona meglio:la scuola dell’infanzia), a cui vanno aggiunte le 80 ore annuali, oppure, e sarebbe meglio, un orario onnicomprensivo di 30 ore settimanali. L’insegnante di sostegno deve garantire stabilità nella scuola e nella rete e non vivere il proprio ruolo come un transito verso la cattedra “ normale”, parimenti gli va garantita stabilità di sede anche se non ancora di ruolo, anche perché alle persone disabili serve una insegnante di riferimento il più possibile certa con la quale stabilisce un rapporto anche di fiducia e di affetto. Deve dunque essere un professionista nel campo della disabilità, per grandi aree socio-sanitarie, con formazione universitaria, di cui bisogna costituire il percorso curricolare. Un percorso che comunque non deve coincidere né con quello degli insegnanti della scuola primaria né con quello degli insegnanti disciplinaristi della secondaria. Ma è un professionista per tutti gli ordini e gradi di scuola, senza distinzione, e non è comunque relegato al solo ambito scolastico. La specializzazione universitaria deve consentirgli di operare per così dire “a mercato aperto” (dipartimenti socio-sanitari, associazionismo, collegamenti con gli ambiti lavorativi, case di cura, ecc). Deve avere un proprio profilo professionale, uno specifico codice di comportamento, un contratto professionale con orario professionale pieno. E nessuna previsione di passaggio alla carriera docente, perché non è un docente e non ha svolto carriera accademica per fare l’insegnante. Il suo compito si svolge nella scuola a sostegno degli insegnanti, ma anche fuori di essa a sostegno delle famiglie. E fondamentale saranno gli organismi territoriali per il supporto all’inclusione, gestiti dagli Enti Locali, sono assolutamente necessari, ma non devono essere esclusivamente rivolti alla scuola, come appare dal decreto. D’intesa con la Conferenza Stato regioni occorre prevedere: un servizio integrato per l’inclusione dei disabili (integrato nel senso che metta in collegamento la rete di scuole, il servizio socio sanitario, il servizio socio-assistenziale degli enti locali, le associazioni delle famiglie e il volontariato di sostegno per l’animazione e il tempo libero), che abbia responsabilità anche gestionali e di direzione, responsabilità per i rapporti con gli specialisti, con le famiglie, con la ricerca e l’università, per la programmazione delle formazione continua, ecc; un servizio con funzione anche di sportello unico per i genitori, in modo da costituire un punto di riferimento per le famiglie per il disbrigo delle pratiche burocratiche, per le certificazioni, per i permessi, per le relazioni con enti e altri servizi e per l’aiuto alla collocazione nel mondo del lavoro.
Stop compra/vendita bambini con utero in affitto
Alessandra Servidori -Stop alla fabbrica dei bambini venduti : il pronunciamento della Grande Camera della Corte dei diritti umani il 26 gennaio 2017 .
http://formiche.net/2017/01/28/fabbrica-bambini-venduti/
Una coppia non può riconoscere un figlio come suo se il bimbo è stato generato senza alcun legame biologico con i due aspiranti genitori e grazie ad una madre surrogata. Questa è la sentenza della Corte dei diritti umani di Strasburgo che, ribaltando un pronunciamento della stessa corte del 27 gennaio 2015, e ha dato un colpo alle pratiche di utero in affitto affermando che l’Italia non ha violato il diritto di una coppia sposata negando la possibilità di riconoscere come proprio figlio un bambino nato in Russia da madre surrogata. Un anno fa la decisione era stata di segno opposto con la condanna dell’Italia “perché non ha dimostrato che l’allontanamento del bambino dalla coppia era necessario”.La vicenda nasce dalla decisione dei giudici che riguarda il ricorso presentato a Strasburgo nel 2012 da una coppia di Campobasso. Dopo aver tentato la fertilizzazione in vitro con i propri gameti in Italia, la coppia aveva deciso di andare in Russia per ricorrere alla maternità sostitutiva, dove la pratica è legale. Era così nato un bimbo riconosciuto dalle autorità russe e iscritto all’anagrafe di Mosca come figlio legittimo della coppia. Ma una volta tornati a casa i due si erano visti negare la trascrizione dell’atto di nascita nell’anagrafe italiana. Il piccolo quindi era stato dato in adozione perché le autorità ritenevano che il certificato di nascita russo contenesse informazioni false sulla vera identità dei genitori del piccolo e perché il test del Dna aveva dimostrato che non c’era legame biologico tra padre e figlio. Fu stabilito inoltre che la coppia non doveva avere contatti con il bambino e che non poteva adottarlo. La Corte di Strasburgo aveva dichiarato che c’era stata una violazione del diritto al rispetto della vita familiare e privata, e che la sentenza sulla coppia non riguardava la questione delle madri surrogate, ma la decisione dei tribunali italiani di allontanare il bambino e affidarlo ai servizi sociali.Ma la questione della vendita di bambini era già stata affrontata dal Consiglio d’Europa che ha bocciato il Rapporto De Sutter che intendeva aprire il varco alla legalizzazione della maternità surrogata nei Paesi membri. Dopo due anni di serrata battaglia d’idee, sette mesi di confronto in commissione e ben cinque votazioni, tutte negative, i difensori del controverso Rapporto De Sutter teso a sdoganare l’utero in affitto in Europa hanno finito per capitolare nell’ottobre 2016. Dal marzo scorso i tentativi successivi di far passare una «regolamentazione» equivalente di fatto a un riconoscimento erano stati condotti nel corso di tante nervosissime sedute della Commissione Affari sociali del Consiglio d’Europa, spesso nella sede distaccata di Parigi assediata da proteste di piazza. Ma alla fine la stoccata decisiva contro ciò che rimaneva del Rapporto è stata portata a Strasburgo, nel quartier generale dell’organizzazione paneuropea specializzata nella tutela dei diritti umani. E a opera dell’organo più rappresentativo, ovvero l’Assemblea (Apce) che riunisce i parlamentari provenienti dai 47 Stati membri, dall’Atlantico alla Russia. La senatrice ambientalista belga Petra De Sutter, relatrice delle raccomandazioni in discussione, aveva lanciato il suo ultimo appello: «Vi chiedo di capire che questa risoluzione è davvero urgente». Invece, l’esito è stato impietoso: 77 voti favorevoli, 83 voti contrari e sette astenuti. Così è stato simbolicamente confermato il no alla surrogata già espresso in dicembre proprio dall’Europarlamento. Ritengo che si sia eretta una solida diga di sbarramento contro futuri tentativi di ricorrere a grimaldelli in vista di legalizzazioni mascherate : mi auguro una sintonia profonda su valori di fondo come la dignità della persona, e che il sussulto di coscienza vibrato nel cuore dell’Europa, fra algidi cinici tecnicismi e sottigliezze giuridiche in nome dei quali si è a lungo cercato di canalizzare il dramma umano lacerante dell’utero in affitto siano almeno definitivamente superati, con un risultato che ci fa sperare in una rinascita del valore della maternità e della persona.
Dedicato alle donne in movimento
http://formiche.net/2017/01/25/donne-in-movimento/
Alessandra Servidori -
Non si può non essere solidali con le tante signore che hanno manifestato nelle piazze nel giorno dell’incoronazione di Trump e significativamente contro il volgare sessismo che ammorba ancora l’intero pianeta. Ma se devo proprio essere sincera, non ci si può limitare alla sola protesta e magari bisogna concretamente vedere che fare insieme e come capitalizzare quel raduno così esplicito contro il disagio e la discriminazione perpetuata che confluisce anche negli omicidi. Cos’i mi appello al buonsenso e cominciando dalla nostra bella Italia, suggerisco di tracciare una strada che coinvolge l’Unione. Magari partendo da un recente rapporto di Eurofond che analizza il gender gap sul lavoro, ne evidenzia soluzioni e sfide. La partecipazione delle donne al mercato del lavoro nell'Unione europea è aumentata negli ultimi decenni. Nel 2014 e 2015, le donne costituivano quasi il 46% delle persone attive nel mercato del lavoro europeo. Tuttavia, i tassi di partecipazione delle donne sono ancora sistematicamente inferiori a quelli degli uomini in quasi tutti gli stati membri. Eurofond studia le principali caratteristiche e l'evoluzione del divario di genere nella partecipazione al mercato del lavoro, nell'occupazione e nella condizione economica che è e rimane lo strumento di emancipazione femminile e ne contrasta la discriminazione. La valutazione della perdita economica che il divario di genere sul lavoro comporta per l'Unione europea è un elemento fondamentale e il rapporto si impegna a prevedere prospettive di medio e lungo termine per aumentare la partecipazione femminile, e studia anche gli effetti sociali di questa partecipazione, in quanto "questi vanno al di là della sfera economica e riguardano il benessere delle donne e la società nel suo complesso". Una panoramica e una valutazione dell'efficacia delle misure volte a promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro in sei stati membri (Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito), ci aiuta a focalizzare l'attenzione in particolare sui casi di successo e sulle esperienze innovative. Se nel corso degli ultimi decenni, la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro è notevolmente aumentata,tuttavia, la misura e la tempistica di questo aumento varia notevolmente da paese a paese, e apprezzabili divari di genere nel mercato del lavoro e la condizione economica sono ancora presenti. Inoltre, differenze di genere nella qualità e la forma di occupazione sono evidenti. Queste disparità persistenti e significativi differenze di fondo rappresentano una sfida economica e sociale e francamente l’enfasi posta su donne e la mancata 'integrazione nel mercato del lavoro è ormai diventata ridicola poiché poi la politica non si attiva per favorire e inserire la manodopera femminile nel mercato del lavoro e accrescere così possibilità di sviluppo. La frammentazione dei modelli familiari e individuali,dei modelli del ciclo di vita, a causa di importanti cambiamenti nelle tendenze demografiche e la ridefinizione dei ruoli di genere nelle società moderne, hanno prodotto nuove aree di disuguaglianze , forme differenziate di economica vulnerabilità sociale che richiedono diversi tipi di risposte politiche a seconda della fase del ciclo di vita. Durante la crisi, i divari di genere nel mercato del lavoro sono diminuiti perché meno uomini sono entrati nel mercato nella maggior parte degli Stati membri dell'UE. Mentre la secolare tendenza di partecipazione crescente del mercato del lavoro delle donne è rimasta stabile, anche se a un ritmo più lento, ma contemporaneamente si è verificata un taglio di risorse per le persone svantaggiate, e la riduzione delle offerte politiche volte a promuovere la partecipazione femminile al mondo del lavoro. Tagli ai servizi pubblici e welfare sono suscettibili di avere un impatto maggiore sulle donne rispetto agli uomini, poiché le donne sono in gran parte impiegate nel settore pubblico e usufruiscono di servizi pubblici più degli uomini. Così che sono anche suscettibili di aumentare la quantità di lavoro non pagato e di cura con diretta responsabilità all'interno delle famiglie, aggravando la disparità esistente nel carico di lavoro di cura tra donne e gli uomini,il che rende ancora più difficile per le donne partecipare pienamente e costantemente nel mercato del lavoro.L'uguaglianza tra uomini e donne nel mondo mercato del lavoro non è solo una questione di equità, ma anche un obiettivo economico dal momento che può portare a notevoli guadagni macroeconomici. Lo studio Eurofond fornisce la prova sui vantaggi economici degli Stati membri dell'UE di cui possono beneficiare quando le donne partecipano pienamente al mercato del lavoro. In particolare, la perdita economica a causa dell'esistenza di un divario occupazionale di genere
nell'UE è stimato avere stato intorno 370.000.000.000 € nel 2013 (pari al 2,8% del PIL dell'UE). Analogamente, il costo di esclusione della vita di una donna dal lavoro nel corso della sua vita lavorativa è stimato essere compreso tra € 1,2 milioni e 2.000.000 €, a seconda del suo livello di istruzione. Nella UE il design nordico del sistema di welfare,concentrandosi sulle singole persone piuttosto che diritti della famiglia, evidenzia la diffusa scelta di servizi pubblici e diritti di cittadinanza a disposizione di tutti, sembra affrontare meglio recente le sfide socioeconomiche e demografiche e sostenere le donne nel mercato del lavoro. Viceversa, il modello maschio capofamiglia continentale e Paesi del Mediterraneo aumenta significativamente il rischio di esclusione economica e sociale delle donne, ed evidenzia come le donne sono ancora i percettori di "secondarie" politiche nella maggior parte delle coppie in età lavorativa ,e l'accesso alla protezione sociale è in gran parte legata alla continuità del rapporto di lavoro. Su tutti questi temi, gli Stati membri hanno intrapreso diverse misure politiche e approcci. Diventa fondamentale che il movimento culturale che si è scatenato in questi giorni si unisca sulla base di proposte che si possono portare avanti concretamente per sostenere la questione dell'apertura e la partecipazione al mercato del lavoro delle donne in modi diversi, concentrandosi sul movimento delle donne nell’'occupazione, la creazione di incentivi per aumentare il loro lavoro , fornendo supporto all'infanzia, o stabilire varie forme di congedo o di lavoro flessibile per facilitare la conciliazione tra lavoro e cura. Le politiche, inoltre, devono avere diversi gruppi target su cui operare - perchè diversa è la situazione di mercato, di specifici gruppi di donne, o specifici gruppi indipendentemente dal sesso – e dunque bisogna variare nella misura in cui l'occupazione è il loro obiettivo esplicito. L'analisi rivela caratteristiche delle politiche e l'ambiente culturale che può influenzare l'efficacia degli interventi .Valori e aspettative nella società riguardano la divisione dei lavori domestici e manodopera familiare, le aspettative di ruolo per le donne e gli uomini, dell’assistenza e la cura parentale che è e rimane in carico alle donne. Un requisito fondamentale è il riconoscimento da parte dei datori di lavoro che le lavoratrici sono un segmento importante della loro forza lavoro e che le responsabilità di cura e gli adattamenti sono necessari per essere in grado di riconciliarli con il lavoro. Non un solo 'problema delle donne', ma uno spazio per l'azione che dà forza lavoro nel suo complesso, nonché i datori possono trarre beneficio dall'apertura ad accordi flessibili che sono particolarmente importanti in relazione all'attuazione di lavoro flessibile e al diversificato congedo parentale. Senza un sistema di supporto integrato che sostiene le donne con responsabilità di cura e le loro famiglie nelle transizioni - per esempio, tra il congedo parentale e il ritorno al lavoro o tra periodi di cure informali e di occupazione – l’attuazione di polizze individuali potrebbero anche avere un buon risultato . Uno spostamento dell'equilibrio tra i sessi dei servizi di assistenza e welfare è probabile che richieda interventi mirati, anche se un graduale cambiamento culturale può anche essere facilitato da politiche, come un prolungamento del diritto di richiesta di lavoro flessibile. Politiche basate su incentivi finanziari o di supporto nonché interventi che devono essere mirati in modo appropriato, riflettendo su i gruppi ai quali non sono più necessari dare tipi di incentivi anche implementando l’intervento di risorse dei fondi bilateali. Un aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro ha il potenziale per stimolare la crescita del PIL sostanzialmente in medio e lungo termine. Il lavoro non è solo una fonte di reddito che garantisce standard di vita adeguati, ma è anche importante per il benessere personale e per la società nel suo complesso. È un meccanismo principale per l'inclusione sociale, essendo il mezzo attraverso il quale i cittadini si riferiscono a contribuire al loro mantenimento e a quello della società.Le politiche e le iniziative volte a favorire il lavoro femminile la partecipazione al mercato dovrebbe concentrarsi sulle donne in moviment onel mondo del lavoro, la creazione di incentivi per i datori di lavoro per aumentare la domanda di lavoro e fornire assistenza, supporto all'infanzia e alla disabilità, varie forme di congedo e di lavoro flessibile attraverso accordi. L'istruzione è uno strumento chiave della politica europea per affrontare i divari di genere e gli stereotipi. Ma questa è un’altra strategia sulla quale tutto il mondo del lavoro delle riflettere. E non solo per le donne
Le signore dell’economia e la tv dell’informazione che non le chiama
Alessandra Servidori A proposito di democrazia rappresentativa
Le signore dell’economia e la tv dell’informazione che non le chiama
Osservo con una discreta preoccupazione , in questi giorni e non solo, che i temi delle vicende economiche italiane poste sotto stress in ambito europeo,non ospitano autorevoli commenti in tutte le trasmissioni televisive di signore esperte della materia. E sicuramente il nostro Paese può contare su talenti femminili illuminati di qualsiasi età pronte ad essere invitate a partecipare. E’ bene ricordare che con la Risoluzione del 5 ottobre 1995 , l’Unione Europea ha fatto propri e dei suoi stati membri questi obiettivi e da allora le diverse istituzioni europee hanno rivolto numerosi richiami formali alla comunicazione di un'immagine rispettosa e dignitosa della donna e, più in generale, a una società dei media e dell'informazione che non escluda le donne e anzi ne promuova e sostenga diritti, rappresentazione, visibilità e rispetto. In Italia, le normative europee relative all'audiovisivo, in particolare le direttive sulla Televisione senza frontiere , con un sostegno dell’OSSERVATORIO DI PAVIA, Donne e media. Principali aree di ricerca e di riflessione sul tema del Gender, invitano a non trasmettere contenuti discriminanti sulla base del sesso e a coinvolgere le donne nelle attività di comunicazioni. Queste raccomandazioni sono state recepite dal Testo unico della radiotelevisione , soprattutto come forma di tutela dei minori, preoccupazione alla base anche del documento del Comitato TV e minori, che invita esplicitamente le emittenti a una rappresentazione televisiva rispettosa della dignità femminile, pena il rischio di fornire alle nuove generazioni modelli femminili negativi e pericolosi per un loro equilibrato sviluppo. Ispirati invece ai principi del pluralismo politico sono i documenti prodotti dalla Commissione parlamentare di vigilanza della Rai, che nel 1997 ha emanato un Atto di indirizzo sulle pari opportunità nei mass media e un Atto di indirizzo sul pluralismo nel servizio pubblico radiotelevisivo . A questi indirizzi fondamentali, che declinano il pluralismo nel senso del genere donna-uomo, sono ispirate le successive disposizioni in materia di pluralismo politico relative sia ai periodi non elettorali, sia ai periodi di campagna elettorale o referendaria, di volta in volta oggetto di direttive specifiche, vincolanti – in ottemperanza alla potestà della Commissione sulla Rai, stabilita ex lege 14 aprile 1975, n. 103 – solo il network radiotelevisivo pubblico. Un’equilibrata rappresentazione di genere costituisce comunque un dovere almeno morale per tutte le emittenti , specialmente appunto nell’ambito dell’informazione, il cui scopo è di raccontare quello che accade nella vita sociale, politica, economica, culturale di un paese. Una testata giornalistica che includa le donne sia a livello professionale, sia a livello rappresentativo, che, nel raccontare gli eventi che ritiene più interessanti e significativi, coinvolga e tracci profili femminili positivi, mostrando tutta l’attuale complessità del mondo economico e sociale , soddisfa, anzitutto, l’ambizione alla verità che essa si propone e che il pubblico si attende. Un’informazione che, di più, proponga modelli di genere migliorativi della realtà, che sfidi gli stereotipi culturali recalcitranti potrebbe concorrere a costruire un terreno fertile per il superamento dei numerosi ostacoli che, di fatto, ancora limitano la parità fra i sessi, per il potere che i mass media hanno di “svolgere un ruolo fondamentale nel mutamento sociale e culturale e, in particolare, nei processi di modernizzazione, non soltanto perché diffondono informazioni e conoscenze, ma anche perché intervengono a determinare il livello di integrazione comunque necessario in ogni fase di sviluppo .MA in quanti hanno consapevolezza del tema e quanta coerenza tra le direttive e gli atti concreti? Pochi,troppo pochi .Analisi di fonti statistiche, analisi di contenuto, analisi dei frames, studi di caso, interviste dei media presi in considerazione (quotidiani, televisioni, radio, testate online,eccc) ci dimostrano quanto ancora siamo in ritardo per spingere i programmi televisivi e radiofonici a includere le opinioni di esperte in materia economica e finanziaria emergenti anche a livello internazionale. I risultati nazionali del Global Media Monitoring Project 2015, sui nuovi media e in merito alla rappresentazione femminile in sintesi di presentazione dei dati,dimostra che sono trascorsi ventidue anni da quando le Nazioni Unite, in occasione della IV Conferenza Mondiale sulle Donne (Pechino 1995), riconobbero il settore “Donne e media”, come strategico per il miglioramento della condizione delle donne di tutto il mondo, individuando due obiettivi: aumentare la partecipazione e l’accesso delle donne all’espressione e al decision-making nei e attraverso i media e le nuove tecnologie della comunicazione; promuovere una rappresentazione bilanciata e non stereotipata delle donne nei media. Fu proprio contestualmente alla Conferenza di Pechino che nacque il Global Media Monitoring Project (GMMP), una ricerca transnazionale volta a monitorare la rappresentanza di genere nei mezzi di informazione e a promuovere una rappresentazione delle donne “equilibrata e non stereotipata”. La prima indagine, che coinvolse 71 paesi del mondo, rivelò che le donne costituivano soltanto il 17% delle persone intervistate o oggetto delle notizie di stampa, radio e TV. Le successive edizioni del GMMP, che si svolge ogni 5 anni, hanno registrato una progressiva blanda inclusione delle donne nei media, ma secondo un processo considerato ancora troppo lento.
I dati tristi di Garanzia Giovani
Alessandra Servidori I dati tristi di Garanzia Giovani
La Commissione Europea ha deciso nei giorno scorsi di rifinanziare il Programma Garanzia Giovani in Italia che nel triennio 2014/2016 ha ricevuto 1miliardo e mezzo. Un consuntivo essenziale ci aiuta a capire quanto ancora c’è da migliorare in questo Programma per sostenere i nostri giovani che rimangono ad un tasso di disoccupazione troppo alto.
Al 15 dicembre di quest’anno, il numero dei giovani complessivamente registrati ha raggiunto 1.232.859 unità. Il totale dei registrati, al netto delle cancellazioni, è pari a 1.059.740. Su un totale di 830.916 Neet presi in carico da parte dei Servizi per l’Impiego, a 433.302 giovani è stata proposta almeno una misura. Accoglienza, orientamento, formazione, accompagnamento al lavoro, apprendistato, tirocinio, servizio civile, sostegno all’autoimprenditorialità, mobilità professionale all’interno del territorio nazionale o in Paesi UE, bonus occupazionale per le imprese e formazione a distanza: sono queste le misure previste a livello nazionale e regionale.I giovani hanno avuto la possibilità di scegliere più Regioni in cui svolgere esperienze lavorative o formative. Il maggior numero di adesioni si rilevano in: Sicilia con oltre il 13% del totale (pari a 176.553 adesioni), Campania con l’11% (pari a 148.602 adesioni) e Lombardia con oltre il 10% (pari a 136.742 adesioni). Queste insieme assorbono oltre il 34% delle adesioni totali. Il rapporto tra adesioni (1.349.727 unità) e registrazioni (1.232.859 unità) è pari a 1,09 ovvero, in media, ciascun ragazzo effettua più di una adesione al Programma. Tendenzialmente sono state scelte le regioni di residenza, o al più le regioni limitrofi, ad eccezione del Mezzogiorno dove il fenomeno della mobilità, in particolare verso le regioni del Settentrione, è maggiormente diffuso.Il modello “Garanzia Giovani” lombardo, tra le cinque regioni europee che meglio hanno implementato il sistema e hanno svolto un ruolo di traino anche per i modelli nazionali, è stato riconosciuto come esempio di eccellenza da uno studio dell’European Policy Center. Insieme alla Lombardia sono state selezionate come best practice Bruxelles-Capitale, l’Est Slovacchia, il Sud-est della Scozia e il Brabante settentrionale (provincia dei Paesi Bassi).I dati lombardi mostrano una performance migliore rispetto alla situazione italiana, e il modello-Dote ha fatto da riferimento al quadro nazionale”.Il problema che comunque si continua ad evidenziare riguarda il divario tra giovani maschi e femmine. Studiando l’analisi delle tabelle di monitoraggio da Aprile 2014 a Dicembre 2016 la differenza di genere si trascina per tutto il triennio : Aprile 2014 Maschi 795, Femmine 702 via via fino ad arrivare a Dicembre 2016 Maschi 4533 Femmine 4153 .In Totale le ADESIONI REGISTRANO Maschi 691.232 Femmine 65.495 e le differenze per fascia di età dimostrano che bisogna prestare molta più attenzione alle giovani donne tra i 15 e 18 anni che rappresentano solo il 7,8% delle adesioni mentre le giovani tra i 19 e 24 anni sono il 52,1% e quelle tra i 25 e 29 anni sono il 40,2%. Il problema più evidente di genere lo registriamo il Sicilia e in Campania dove vi è la più alta adesione relativa e nel Molise e Basilicata dove l’adesione è bassissima. Il Progetto “Garanzia Giovani” ha bisogno di un intervento molto più robusto perché evidentemente il milione di giovani iscritto al piano, non si possono abbandonare alla rassegnazione e “Garanzia Giovani”era e rimane un banco di prova di quelle che sono e saranno le nuove politiche attive e di ricollocazione promesse dal Jobs Act ,che i ritardi e i rallentamenti del processo di riforma, più volte evidenziati , rischiano infatti di condannarci a una perenne mancanza di “garanzia”, non solo per gli under 29, ma per tutti i lavoratori italiani.Il piano ha urgente necessità di un “restauro ”, privato dalle disfunzioni strutturali( ritardi nella gestione di presa in carico, formazione,collocazione) che sono emerse con sempre maggior chiarezza negli ultimi due anni e che sono state alla base del mancato sviluppo del piano del nuovo sistema dei servizi per il lavoro. Noi abbiamo l’opportunità di costruire e modernizzare un sistema di politiche del lavoro in linea con gli standard europei e con le dinamiche di un mercato in profonda evoluzione sperimentando modelli nuovi di gestione dei servizi e una vera pratica della sussidiarietà capace di far lavorare insieme i diversi attori del mercato del lavoro e del mondo della formazione e dell’istruzione. Il coinvolgimento di imprese, parti sociali, istituzioni formative è la base dell’azione di governance e di esercizio delle politiche del lavoro in una rete fondamentale e da costruire preliminarmente, così come indicato dalla raccomandazione europea individuando nel primo pilastro,“Elaborare strategie basate sulla partnership” queste azioni come propedeutiche rispetto a qualunque progettualità concreta. L’ANPAL deve correggere le disfunzioni di Garanzia Giovani, per riuscire a costruire un sistema che faccia incontrare le esperienze territoriali attraverso un sano approccio sussidiario, che garantisca standard ampi e strumenti di valutazione di monitoraggio centralizzati che consentano poi a tutti gli attori, privati e pubblici di realizzare i servizi che a loro spettano. Il percorso verso una corretta e lineare gestione dei cosiddetti mercati internazionali del lavoro passa proprio dallo sviluppo di un sistema di politiche attive che sappia adattarsi ed aggiornarsi, in un processo sinergico a fianco dei sistemi produttivi.
CALENDA e la mancanza di un Piano Industriale
Alessandra Servidori
Le news del Ministro Calenda, titolare del dicastero Sviluppo Economico, non sono solo poco lungimiranti, ma addirittura quasi goliardiche. In Italia è da parecchi decenni che manca un vero e proprio piano di politica industriale tanto che lo sciacallaggio a cui stiamo assistendo dei nostri gioielli di famiglia è un grido di dolore che suona come una campana a morte .E suona sordida anche di più dopo le idee del ministro giovanotto che ha rimpiazzato Federica Guidi, scaraventata giù da un treno a vapore. Va’ di moda il populismo e il Calenda lo agita come una mazza contro “il sistema” senza affrontare il vero problema di sostanza della balbettante politica economica nostrana senza proposte che facciano respirare il grande malato paese/italia. Ci stanno ,e già da tempo,salassando ,depredando dei nostri marchi che hanno fatto grande l’italia nel mondo, ma non per colpa degli stranieri, ma per colpa nostra e di chi ha ceduto, senza nessuna strategia di ripresa in mente. Quando siamo entrati nell’euro,abbiamo “perso “ Finsider,Cirio, Montedison,Italtel,e poi nel declino inarrestabile Parmalat e il polo farmaceutico, e poi il polo alimentare ,ora siamo sotto i forconi di Mediaset e di MPS : una vergogna sotto gli occhi di tutti con il pericolo ormai molto concreto che monopoli dei servizi di telefonia e di informazione,nonché l’intero sistema bancario sia risucchiato dagli “ingordi stranieri”. La ricapitalizzazione delle banche infatti non è solo un problema di regole europee: Unicredit ha un aumento di capitale coatto di 13 miliardi entro il primo trimestre del 2017 con 14 mila esuberi da effettuare entro il 2019 e non saranno i risparmatiori che investiranno perché gli italiani oggi non hanno più fiducia in un sistema che chiama Banca d’Italia la cassaforte di banche private. E soprattutto con una Cassa depositi Prestiti che sembra la coperta di Linus nostrana : l’hanno messa a bada di tutto e di troppo, grazie anche all’insipienza del giovane toscano, che hainoi! Ha sbagliato sia nella Rete delle popolari, sia nelle ormai disgraziate povere 4 che hanno massacrato i loro risparmiatori e non pagheranno dazio. . Non si ristruttura l’economia nazionale chiedendo la massima libertà all’europa rispetto al deficit entro il tetto del 3% ma noi dobbiamo contenere il deficit e chiudere i rubinetti della spesa pubblica e ciò è valido soprattutto per MPS e le altre banche che hanno sperperato il danaro di italiani onesti e generosi. Troppo.
L'apprendistato per gli insegnati
L’apprendistato, una buona idea per la formazione dei docenti
Allora il necessario salto di qualità passa attraverso un apprendistato vero e concreto in partnership soprattutto tra sistema scolastico, universitario e imprese, in un vero e proprio tirocinio. I migliori saperi sono quelli pratici che l’insegnante acquisisce conoscendo per tutto l’arco della sua vita professionale contribuendo così all’osmosi tra sistemi diversi e alla loro reciproca crescita. La supremazia dell’apprendistato dunque visto come buona pratica e condivisione, strumenti efficaci per percorsi abilitanti continui: dalla coerenza dei percorsi formativi imparando il nuovo mestiere di docente, sfidando il nuovo che avanza, affiancandosi in alternanza con una esperienza che intercetta la preparazione teorica in una vera ricerca educativa.
L’atto di insegnare può diventare sostanzialmente abilità di tipo pratico, la quale difficilmente può essere acquisita in via teorica. Così per stimolare gli insegnanti a compiere percorsi di formazione alternativi oltre che tradizionali, la collaborazione con il territorio che chiede figure professionali nuove e dunque insegnanti “preparati per preparare” si può sperimentare dei percorsi di ingresso nella professione docente rapidi, concreti e retribuiti, focalizzati sulla componente lavorativa del docenti a livello locale o distrettuale con il sostegno economico della rete aziendale e istituzionale. Ridotta burocrazia, meno impegno cartaceo, maggiore esperienza per poi dimostrare le vere competenze acquisite, mediando la formazione tradizionale alternata alla formazione concreta affiancati da tutor e istruttori che correggono, integrano, suggeriscono, accompagnano, verificano il percorso del docente in formazione continua.
Sopprimere i vaucer?Una boiata pazzesca
Alessandra Servidori
Eliminare i vaucer ? una boiata pazzesca www.formiche.net
I dati finalmente congiunti degli istituti nazionali sull’economia italiana suggeriscono almeno due azioni immediate : il controllo stringente dei vaucer ( non l’eliminazione!) e una svolta robusta sui percorsi formazione/lavoro per sostenere il lavoro giovanile e le aziende in cerca di profili professionali nuovi e adatti ad un mercato del lavoro in movimento e che ricerca profili che non trova a disposizione .Sui vaucer il motivo della loro esplosione è da ricercare prima di tutto sul costo del lavoro ancora troppo alto, sulle incertezze del rapporto a tempo indeterminato e licenziamento messo in pericolo dal referendum sul jobs act e l’esperienza garanzia giovani ( finanziata dalla UE) e tutt’ora naufragata.Così il ricorso al sistema dei buoni tutti e subito nato per i lavori agricoli e stagionali,ora è diventato una tipologia contrattuale estesa e ricorrente trasversalmente in tutti i settori. Dobbiamo però sapere che l’alternativa non è l’accertamento fiscale sanzionatorio del rapporto di lavoro o la soppressione ma il potenziamento del lavoro sommerso e dunque l’evasione e l’irregolarità sia per le aziende che per i lavoratori e ovviamente a danno dell’economia nazionale. l’Anpal,la famosa agenzia nazionale che dovrebbe coordinare, governare il sistema contrattuale, contributivo, assistenziale, arranca nel mettersi in moto poiché il riordinare la materia è di una complessità enorme, soprattutto per la frammentazione dei livelli territoriali ancora di competenza e soprattutto la rigidità di chi dovrebbe modificare il proprio lavoro cioè i dipendenti delle strutture, troppe, costose, pasticcione.Per i vaucer bisogna restringere darwinamente i settori di utilizzo e dare alle agenzie di intermediazione private il compito di distribuire e vigilare sul loro uso in un principio di sussidiarietà concreto. Per il rapporto scuola lavoro dobbiamo ben capire che ora gli istituti superiori NON sono in grado di svolgere quel pacchetto di ore previsto dalla riforma scolastica di rapporto scuola/lavoro.Tantomeno le aziende sono disponibili a prendersi a carico grappoli di giovani e autonomamente si vanno a cercare solo gli alunni più volenterosi per poi inserirli nella catena produttiva . Un ssitema produttivo così fortemente orientato all’innovazione necessaria alle imprese per mantenere e sviluppare le proprie quote di mercato chiede giovani con competenze professionali nuove e i profili che oggi il sistema scolastico offre sono datati e non in grado di inserirsi nel mercato del lavoro idonei a gestire tutto ciò che è rivoluzione sia tecnologica che artigianale. Dunque il sistema non solo duale ma triade studio scuola lavoro deve contaminarsi molto di più facendo esperienza concreta e pratica di conoscenza attraverso la circolazione continua per saper fare cooperando tecnicamente con sistematicità e collaborazione chiedendo aiuto e sostegno ai” mastri aziendali e ai professori grandi” cioè ai lavoratori che a tre anni dalla pensione siano disponibili a insegnare alcune tecniche interdisciplinari da applicare sulla catena di produzione in cambio di un premio pensionistico. Ci si attrezza e si fa un vero e proprio Osservatorio dove raccogliere le azioni più innovative e così costruire una vera e propria biblioteca interattiva dello studio/ lavoro da cui attingere i modelli più virtuosi e comunque utili.
Giovani : studio in azienda e lavoro a scuola
Alessandra Servidori * 31 Dicembre 2016 IL RESTO del CARLINO-QUOTIDIANO- pag 10
Fine anno,tempo di consuntivi e i giovani italiani ( e anche i più grandi) sono fuori dal mercato del lavoro. Dunque studiare in azienda e lavorare a scuola è una strada da percorrere e velocemente. Infatti quel milione e mezzo di studenti che attendono di poter usufruire dei percorsi studio/lavoro hanno bisogno di soluzioni concrete.E la via per realizzare il famoso sistema duale –che noi chiameremo triale, cioè scuola e università/formazioneprofessionale,azienda deve coinvolgere tutti i protagonisti .Dirigenti scolastici e universitari, insegnanti, imprenditori, studenti,ri/formandosi insieme tra i banchi sia degli istituti che delle imprese,per poter programmare e saper usare anche quel pacchetto di ore previste nel triennio dalla riforma scolastica. Ore e tempi che hanno come obiettivo di avvicinare i periodi di alternanza e far conoscere il mercato per saper fare. Impegnare e integrare i servizi pubblici e privati di intermediazione ,supportare la disponibilità delle imprese ad accogliere e seguire gli studenti, premiare i “mastri del lavoro e i docenti” a tre anni dal pensionamento per essere tutor fattuali con vaucer o risorse della fondazioni bancarie, finanziare con i fondi intercategoriali e i fondi sociali europei un Osservatorio interattivo per le esperienze virtuose collegato al sistema imprenditoriale , scolastico,universitario; impegnare gli incentivi previsti anche dalla finanziaria e il milleproroghe per riaprire i laboratori e le officine del lavoro manuale e intellettuale. Garantire ai giovani opportunità di esperienze e profili professionali innovativi richiesti dalle aziende che devono essere supportate per ospitare concretamente i ragazzi per affrontare anche l’ondata di cambiamento portata dal digitale. Strategie nuove a fianco delle esperienze tradizionali dunque per aggredire le novità di cui hanno bisogno le imprese con la diretta emergenza di figure e skill in grado di favorire soluzioni rapide per il proprio mercato: dai programmatori, agli esperti di commercio elettronico e digitale, dai welfare manager ,a chi come il responsabile HR cerca e trova nuove collaborazioni per diventare insieme una fabbrica di competenza,metodologie e procedure di formazione innovative,per entrare e percorre campi inesplorati che garantiscono crescita collettiva. Coraggio!
- Direttrice Ceslar Dipartimento Giurisprudenza Unimore
Magistrati all'attacco della debole politica
http://formiche.net/2016/12/27/politici-magistrati/
Alessandra Servidori
In tempo di festività natalizie bisognerebbe essere più buoni,ma che si scopra oggi che la magistratura fa politica perché indaga Luca Lotti pare proprio una novità e francamente proprio nuova non è. Anche questa volta , e obbiettivamente , vale la pena di ricordare altri momenti in cui alla classe dirigente politica le inchieste giudiziarie hanno assestato il colpo che poi le ha a volte tramortite a volte annientate. Vorrei infatti sommessamente risalire al 1992 ai tempi della prima Repubblica con Craxi ,per poi arrivare con un balzo di una traiettoria densa di storie mai dimenticate, a Berlusconi nel 94 che ricevette la notizia anche lui come altri, dai giornali, indagini che hanno segnato il di loro calvario, fino a tempi un po’ più recenti che hanno coinvolto una parte del PC,poi DS senza pagar pegno ( Primo Greganti) , la corte renziana e ministri vari,da Federica Guidi,ai Sindaci Veggetti,Sala, ai penta stellati Raggi,ecc,ecc..,ecc.. Procure e tribunali contro : a volte impegnati a diatribe tra di loro a volte e comunque tra fazioni di diverse appartenenze politiche, complici alcune testate giornalistiche che ne rivelano anticipatamente il provvedimento. Una sola volta, una,il PM Marmo che prima nel 1983 aveva perseguito Tortora, ben trent’anni dopo, lui solo ha chiesto scusa a Enzo, morto. Ricordiamo però che le ragioni di questa guerra vengono da lontano e ora in epoca renziana, si confermano nelle motivazioni .Non da oggi ma da prima con Sabelli,ora con Davigo, ANM incalza e a viso abbastanza scoperto. Dalla lotta alla mafia,all’evasione fiscale,dalla delegittimazione della magistratura alla subordinazione del ruolo degli istituti giurisdizionali, alle urgenze economiche : i punti dolenti sollevati dai togati al Governo Renzi per “troppa timidezza” sono tanti e ricorrenti e il fulcro è stata la Riforma della responsabilità civile dei magistrati, che a sua volta avrebbe dato adito a disegni di riforma processuale che tendono a scaricare sul singolo magistrato le carenze di carattere organizzativo. E poi alle intercettazioni, che "hanno finito con l’assumere una centralità che risulta persino maggiore dell’attenzione dedicata ai problemi strutturali del processo e a fenomeni criminali endemici".( Disse Sabelli, conferma oggi Davigo). E le critiche alle due recenti Leggi di stabilità (2016,2017) arrivano puntuali .Servono riforme strutturali afferma ANM per contrastare con successo la criminalità,altrimenti si rischia di cadere nell’incoerenza che porta ad un costante aumento delle pene per reati comuni “ condotte che spesso si uniscono a fenomeni di criminalità organizzata e per mezzo delle quali realtà mafiose si insinuano nel tessuto della pubblica amministrazione". Da queste pagine non è la prima volta che lo segnaliamo : stiamo vivendo una stagione nefasta e inconcludente e abbiamo un Parlamento ingovernabile.Agli attuali partiti e movimenti conviene darsi una assestata e riformarsi , evolversi attraverso la capacità di interpretare la situazione nazionale e internazionale e rispondere ai bisogni dei cittadini, che comunque vogliono essere ben rappresentati. Diversamente, la storia, non bella, ritorna.
A
PAPA FRANCESCO E LE SUE SCARPE
Alessandra Servidori 22 dicembre 2016 PAPA FRANCESCO e le sue scarpe
http://formiche.net/2016/12/22/papa-francesco-scarpe-semplicita-umilta/
Papa Francesco, ha comprato le scarpe in farmacia e la cosa finisce sui giornali. Ma è l’ultima lezione di umiltà che questo nostro Santo Padre ci dà in un momento in cui la vanità è all’ordine del giorno in politica. Così come chiunque ha bisogno di provare le scarpe che lo possono fare stare comodo e che spuntano, rigorosamente nere e sportive, dalla veste bianca in qualsiasi occasione.E’ un’altra chiara evidenza di umanità che attrae persone di diversa estrazione sociale tra cui, oltre che cattolici, atei e agnostici, anche giornalisti in cerca di immagini sensazionali. Così fecero per una ministra e una parlamentare, poi entrambe criticate perché l’una si faceva accompagnare dalla scorta dei poliziotti in pieno centri storico romano (ministro all’immigrazione) e l’altra per la macchina suv parcheggiata sul marciapiede davanti a un negozio di calzature di lusso (onorevole della commissione lavoro).
Francesco ha dato una lezione di normalità e non è la sola. Un altro dei tanti gesti spontanei compiuti dal Papa. Non ultimo quello a Napoli, dove ha indossato un casco per il motorino a sostegno della campagna per la sicurezza stradale portata avanti dall’Aci, con il sorriso che lo accompagna e che regala a tutti noi.Papa Francesco non esibisce volentieri divise sfarzose per esercitare la sua carica, veste in modo semplice e sobrio e non vuole solo benedire i fedeli dall’alto, li vuole abbracciare, consolare, sostenere nei loro dolori. Non ha nessuna titubanza quando affronta argomenti delicati , dice quel che vede, quel che sente, quello che trova sbagliato, denuncia a gran voce dando un esempio a tutti noi per non aver paura di manifestare malcontento, ingiustizie, e atrocità. Insegna uguaglianza, accettazione, comprensione, ma anche forza per contrastare la vanità del potere. Il perdono, nei confronti di se stessi e degli altri, e la speranza, sulla quale insiste spesso, anche in relazione ai tempi difficili che stiamo vivendo. Ci dice così che Lui è uno di noi, capisce quello che passiamo nella vita quotidiana e vede la realtà che ci circonda, senza filtri, né ecumenichismo carsico. Condanna la corruzione, lo sfruttamento sul lavoro, la mafia e la camorra che si approfittano di giovani, poveri e deboli. Punisce moralmente e cristianamente chi compie delitti contro l’umanità.Papa Francesco sa di rischiare, e molto, dentro e fuori della mura del Vaticano per questa sua forza di cambiamento che produce ammirazione e sa bene che la sua missione è proprio questa: stare in mezzo alla gente, occuparsi delle loro vicissitudini, della gioia e del dolore, del bene e del male, senza nessun timore per sé. Non c’è umiltà e non c’è santità senza passare attraverso la strada dell’umiliazione: è questa la verità che Francesco ha rilanciato richiamandosi alla storia di Davide durante una sua messa nella cappella della Casa Santa Marta.
Buon Natale Santo Padre, stia comodo nelle scarpe e preghi per noi che noi lo facciamo per Lei.
