Qui Europa :Blog Il diario del lavoro
Alessandra Servidori 22 Giugno il Diario del lavoro
Qui Europa: nuove iniziative sull’empowerment nel capitale umano guidano la trasformazione dei servizi sociali
I paesi europei escono da anni di politiche di austerità e recentemente hanno iniziato a concentrarsi di più sugli investimenti nel settore dei servizi. Ciò nonostante, ci sono ancora divari significativi rispetto ai livelli precedenti alla crisi. Nel corso della conferenza è stata valutata la sostenibilità dei servizi collegando i capitali privati attraverso l’impact financing (finanziamenti ad impatto), l’attuabilità di una strategia di investimento a lungo termine nelle infrastrutture sociali in tutta Europa, un reddito di base universale, e gli investimenti nella formazione e nel benessere sociale dei bambini e dei giovani. Le novità in campo tecnologico rendono più intenso il lavoro nella realizzazione di attività non routinarie. Avendo bisogno di personale pronto per questa nuova interazione col mondo, avere una base solida, sviluppare capacità cognitive e sostenere i partenariati tra professionisti e settori, è essenziale per offrire sostegno alle persone nella nostra società. Abbiamo osservato alcuni metodi di promozione del partenariato in diversi paesi; per esempio, l’uso degli uffici di collocamento come centri di promozione per la salute a Essen, in Germania, o attraverso la creazione di nuovi modelli di servizi sociali e nuovi strumenti di valutazione grazie al miglioramento del coordinamento tra i servizi sociali e i centri per l'occupazione in alcune regioni spagnole. I passi avanti nella personalizzazione dei servizi stanno ponendo sempre maggiore attenzione sugli utenti dei servizi, sia per la progettazione che per la valutazione. Alcuni tra i temi comuni affrontati durante i workshop e le plenarie includono il passaggio dalla conformità agli standard di servizio alla realizzazione di servizi su commissione per il benessere delle persone. Pur riconoscendo l'importanza chiave della sicurezza, abbiamo osservato esempi di pratiche dei paesi Baschi e della Scozia, dove si stanno sperimentando i nuovi modelli degli standard di assistenza, a supporto dello staff dei servizi sociali per coinvolgere gli anziani ad assumersi dei rischi positivi, da cui potranno trarre beneficio. Durante una sessione tra professionisti e alcuni giovani si è discusso degli esempi di Francia, Malta e Regno Unito, riguardo ai metodi per coinvolgere i giovani nella pianificazione e nella valutazione dei servizi a loro destinati, per convertirli nei primi giudici dei servizi. La tecnologia si è rivelata un argomento rilevante durante tutto il corso della conferenza e le discussioni hanno affrontato le implicazioni di una trasformazione tecnologica che potrebbe condurre ad un divario digitale tra chi possiede delle competenze in campo tecnologico e chi ne è carente. Tuttavia, la tecnologia potrà anche rivelarsi un punto di svolta, permettendo ai servizi sociali di migliorare la propria efficienza, scambiarsi informazioni in modo più efficace e consentire una maggiore partecipazione degli utenti. La digitalizzazione sta trasformando il modo in cui vengono erogati i servizi sociali; a partire dagli strumenti di valutazione digitale, le analisi guidate dai dati, fino ai programmi integrati per la protezione dell’infanzia per i professionisti dei servizi sociali, le mappe interattive, le applicazioni che promuovono uno stile di vita autonomo, come il riconoscimento vocale e la teleassistenza avanzata o i e voucher per gli utenti del servizio. È chiaro ormai che investire nelle persone e nelle comunità è fondamentale per garantire un tessuto sociale forte e per progredire verso una società più equa ed etica e scientifica per il progresso dei servizi sociali. Grazie ai 610 partecipanti, la Conferenza Europea dei Servizi Sociali è diventata la piattaforma di riferimento per i responsabili politici e gli operatori, nel sostegno dell'innovazione fondata sulla condivisione di conoscenze basate sull’evidenza e sullo sviluppo in tutta Europa e oltre.
Lezione n.4 Gnam Di Maio ingoiato
http://formiche.net/2018/06/di-maio-gnam-lavoro/ LEZIONE N.4 LAVORO...LAVORO...LAVORO Non è mai troppo tardi
Alessandra Servidori 20/giugno GNAM : così rischia di essere ingoiato DI MAIO
Luigi Di Maio tenta di accreditarsi come ministro del lavoro partendo dalla questione dei fattorini motorizzati ,ma rischia di essere inghiottito dalla rete delle aziende tra cui appunto Gnam,Foodora,ecc,trascurando invece la sorte dell’ILVA che lascia a casa oltre ben 20.000 addetti e dunque famiglie già in povertà per le note vicende che si trascinano da anni.La Fondazione De Benedetti ha valutato la vera consistenza dei rider(fattorini) in poche migliaia da non confondere con chi sceglie i così detti lavoretti e dunque Di Maio potrebbe volendo, resuscitare per questi lavoratori i mai troppo rimpianti vecchi Vaucer che sostituiti dalla nuova normativa stanno affondando tutta la stagione estiva poiché, malgrado il turismo sia ancora una forza straordinariamente trainante, gli albergatori denunciano la mancanza di strumenti adeguati e veloci per far fronte alle emergenze stagionali,quando si sa ormai le famiglie più di due settimane non vanno in vacanza e il trend va calando e non ritorneranno più le lunghe vacanze degli anni ‘60/’90 . Di Maio probabilmente figlio della sua esperienza di stuart precario allo stadio Napoletano , pensa che impostare un tavolo di contrattazione per questi giovani sia una mossa vincente,ma complici i sindacati in cerca di nuovi tesserati, Di Maio farebbe cosa saggia e prudente farsi consigliare da chi un po’ di memoria storica giuslavoristica potrebbe ( e nel Ministero ci sono validissimi funzionari!) aiutarlo e metterlo su una strada di buonsenso. Infatti non è una strada percorribile oltre il ripristino dei vecchi vaucer che prevedevano già assicurazione,minimo salariale quella di impostare una ipotesi di contrattato nazionale se pur a tempo determinato perché basta aver bene in mente cosa prevede in merito la normativa e la recente legge 81/2015 che ha abrogato il dlgs 368/ del 2001 già peraltro modificato dal dl n.34 del 2014 come convertito in legge n.78 del 2014 che recepiva la direttiva comunitaria n.1999/70/Ce del 1999 relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato fra le maggiori organizzazioni intercategoriali in ambito europeo. Non si può procedere partendo appunto dall’art 19 ,comma 1,dlgs 81/2015 perché……”omissis non si realizzi l’autonoma valutazione del datore di lavoro” e dunque stipulare un contratto a termine poiché trattasi sì di una norma generica ma comunque per il datore di lavoro tipologia contrattuale vincolante che allo scadere dei 36 mesi si dovrebbe trasformare in tempo indeterminato e nessuna delle multinazionali con esercizio in essere procederebbe in tal senso. Le proposte di Di Maio racchiuse nel decreto dignità prevedono il riconoscimento per questi giovani di «lavoratori subordinati», anche quando si utilizzano mezzi propri; abrogazione dell'articolo 2 del Jobs act, quello che disciplinava le «Collaborazioni organizzate dal committente»; stop al cottimo per tutti i servizi intermediati da piattaforme online, come Foodora o Uber. E ancora, istituzione di «indennità di disponibilità» e «diritto alle disconnessione» per lavoratori assediati da notifiche; questi i sette articoli dedicati alla gig economy dal «Decreto dignità» I lavoratori del settore, classificati finora come autonomi, non possono essere considerati «prestatori di lavoro subordinato ai sensi dell'art 2094 del codice civile, anche se le direttive «sono fornite a mezzo di applicazioni informatiche e «a prescindere dalla titolarità degli strumenti attraverso cui è espletata la prestazione (quindi anche se lo smartphone o il mezzo utilizzato sono di proprio possesso). La verità è che poi il problema è questa cornice contrattuale dovrebbe applicarsi all'intero mondo della gig economy e di tutti coloro che lavorano on line. L'inquadramento di questi lavoretti come dipendenti con i costi da sostenere non sarebbe una convenienza di prestazione e sicuramente porterebbe un massiccio ridimensionamento di diverse aziende, con nuovo carico di stipendi e fisco, il servizio diventerebbe troppo costoso e meno richiesto e dunque chiuso. Dunque il Ministro sposti la sua attenzione sui problemi veri dei lavoratori e delle lavoratrici sempre più disoccupati con una media europea da paura mentre la gic economy avanza e noi non siamo né preparati ad affrontare la stagione della digitalizzazione con una formazione adeguata sia alle aziende sia ai nostri giovani e un ritardo clamoroso nell’utilizzo delle risorse già stanziate per i Competence Center dall’altro ministero di Di Maio dell’economia dal Piano industria 4.0 né un piano vero e concreto per offrire ai nostri giovani non i lavoretti che peraltro non vogliono più essendo aumentati appunto coloro che non cercano lavoro,non studiano,non lavorano e soprattutto avendo avocato a sé i due ministeri non molli Taranto porto succulento per gli stranieri e l’Ilva con la sua storia di robustissima azienda di acciaio che comunque rinnovata rappresenta ,il vero oro nero che fa gola agli altri e noi non abbiamo saputo e voluto difendere e rilanciare come opportunità e sviluppo. economico.
Lezione n.5 Europa o cara:non è mai troppo tardi
ALESSANDRA SERVIDORI Lezione n.5
http://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&doc=68718#.Wyflwqczbcs
Nel corso degli ultimi anni, l'Unione europea ha avviato una serie di processi decisionali di grande importanza per il tradizionale funzionamento delle politiche sociali a livello nazionale. In particolare, il metodo di coordinamento aperto - avviato nella seconda meta' degli anni '90 e nel quale a lungo ha prestato la sua opera il Prof.Marco Biagi - ha conosciuto una notevole diffusione: utilizzato in principio per la politica del lavoro, in seguito e' stato impiegato per altre politiche sociali. Queste innovazioni di politica pubblica hanno consentito all'Unione europea di meglio caratterizzarsi rispetto ad altre configurazioni istituzionali a livello internazionale, differenziandosi ulteriormente dalle organizzazioni internazionali attualmente esistenti. Consentire l'acquisizione di una conoscenza sufficientemente approfondita di tali processi con particolare riferimento alla politica di coesione, alla politica di lotta all'esclusione sociale, alla politica sanitaria, alla politica pensionistica e alla politica di potenziamento delle infrastrutture, sarebbe uno degli obiettivi che ci dobbiamo porre per essere consapevoli del valore e dell’opportunità di accompagnare responsabilmente il processo di unificazione sociale e non solo monetario tanto laborioso. Dobbiamo anche essere consapevoli che l’eurofobia che si registra in alcune persone trova alleati pericolosi nell’America trumpiana in antitesi rispetto all’Europa, che si manifesta in una politica più transpacifica che transatlantica e sulla scena internazionale si muove in maniera un po’ anarchica e la sua eurofobia ha una evidente componente germanofoba. Ecco perché è importante serrare le fila nell’ambito Europeo e conoscere quello che si stà portando avanti in ambito UE come il memorandum sottoscritto dal Ministro alle Infrastrutture Toninelli, rinnovando l’impegno del Governo italiano a sostenere alcuni progetti già avviati. IL Brenner Meeting che si è svolto a Bolzano il 12 scorso alla presenza del coordinatore del Corridoio del Brennero, Pat Cox, dei ministri di Austria e Germania e dei governatori del Trentino, Alto Adige e Tirolo e del Ministro Toninelli ha dimostrato che nei fatti l’Italia prosegue sul versante della condivisione dell’utilità di alcuni accordi serrando le fila. Le Alpi sono un patrimonio importantissimo che appartiene non solo a chi le vive ma a tutta l'Europa per questo a tutti è richiesto il massimo sforzo per proteggerle e valorizzarle. I problemi sono noti e giorno dopo giorno diventano più difficili a cominciare dall’incremento forte dei tir che stanno saturando l’Autostrada del Brennero con le conseguenti decisioni dell’Austria di introdurre in alcune giornate il contingentamento. Non c’è dubbio che serve una posizione comune capace di coniugare diritti come la libera circolazione e la connessione e il rispetto del territorio particolare e per questo i finanziamenti deliberati dal Trentino Tirolo Alto Adige sostengono la costruzione del tunnel ferroviario del Brennero e delle relative tratte di accesso utilizzando strumenti innovativi e sistemi infrastrutturali anche con il potenziamento dell’interporto di Trento.Ma bisogna anche affrontare il problema del costo del carburante e del pedaggio autostradale e incentivi all’uso della ferrovia per rinnovare con i governi l’impegno a presidiare a lungo termine una partita fondamentale per la qualità della vita della popolazione. Una delle ultime decisioni recentemente assunte dalla Commissione Europea è che intende facilitare la circolazione delle merci e delle persone tra i paesi europei collegando le reti stradali nazionali. L’Unione sarà responsabile dei controlli di sicurezza della nuova rete. Infatti la maggior parte delle reti stradali sono state realizzate a partire da una prospettiva solo nazionale. L’obiettivo è realizzare una rete di trasporto in grado di agevolare il flusso delle merci e dei cittadini tra i paesi europei. La Rete transeuropea dei trasporti comprenderà 90 000 km di autostrade e strade di alta qualità entro il 2020. Nell’ambito della gestione della sicurezza delle strade appartenenti alla rete, l’Unione europea avrà il ruolo di eseguire i controlli di sicurezza stradale nella fase di progettazione e di eseguire regolari ispezioni di sicurezza della rete. Un gruppo di lavoro della Commissione ha esaminato i vari modi in cui gli ingegneri possono svolgere le ispezioni di sicurezza stradale e ha portato alla formulazione delle migliori pratiche nel campo delle ispezioni di sicurezza stradale, che sono poi state pubblicate in un opuscolo.La Commissione europea ha preparato un programma di formazione per gli addetti ai controlli di sicurezza stradale, omogeneo per tutta l’Unione europea, attraverso il progetto EURO-AUDITS. Questa formazione si è resa necessaria perché la nuova legislazione europea prevede controlli per tutte le reti stradali in tutti i paesi membri dell’Unione europea, compresi quelli in cui i controlli della sicurezza stradale erano rari. Noi ci dobbiamo essere.
Insisto : sempre sulla UE
Alessandra Servidori 15 giugno 2018
Lezione 3 Non è mai troppo tardi. Anzi meglio tardi che mai :Insisto : semper sulla UE sempre sulla Ue
E’sempre antipatico dire “ Io l’avevo detto “ però è così: all’inizio del nostro corso di formazione e di alfabetizzazione -Lezione 1- abbiamo cercato di alfabetizzarci sul QE e possiamo dire che Mario Draghi ha confermato poche ora fa che con il 31 dicembre 2018 la festa dell’ammortizzatore BCE sui titoli di stato che comunque manterrà con un ritmo fino al 31 dicembre di 15 miliardi alla volta e al mese . Nessuna modifica alla cosiddetta politica monetaria convenzionale, ossia al livello dei tassi, che saranno confermati allo 0%. Mario Draghi per la prima volta accompagnato dallo spagnolo Luis de Guindos, che ha preso il posto di Vítor Constâncio alla carica di vice presidente della BCE. Mario Draghi con dovizia di particolari ha spiegato sul tema dello shock dei bond italiani di qualche giorno fa, che non dovremmo essere ossessionati sui dati settimanali dei flussi. Nel mese di maggio anche in Francia, Austria e Belgio hanno visto calare la frazione degli acquisti netti, ma questo è stato il risultato di regole già in vigore da tempo. Tra l'altro nel mese in oggetto la BCE ha comprato una quota di bond italiani pari a 3,5 miliardi di euro, un livello maggiore rispetto a quelli di marzo e gennaio (entrambi a 3,4 miliardi). Le stime della BCE indicano che gli effetti delle misure di politica monetaria degli ultimi tre anni, soprattutto il quantitative easing appunto, hanno causato un 2,9% di Pil aggiuntivo e un 1,9% di inflazione aggiuntiva e tanto per essere chiari sull'euro il presidente della BCE ha dichiarato che la moneta unica è irreversibile. Perché "è forte, perché la gente lo vuole e perché nessuno ne vuole mettere in discussione la sua esistenza".Draghi propone questa considerazione ad ogni uscita pubblica, "per godere tutti i benefici della politica monetaria gli stati devono implementare riforme strutturali nell'area euro. Serve ad aumentare la relisienza dell'intero sistema, combattere disoccupazione e migliorare la produttività. Soprattutto in paesi con debiti molto alti. Il riferimento all'Italia è chiarissimo. Passiamo il tempo a dipingerci come ridotti in miseria e destinati al decadimento, sicché non vediamo non solo le opportunità che ci sono, ma anche la realtà della nostra forza nazionale. Anzi, peggio: se provi a parlarne ti riempiono d’insulti, considerando il disastro l’unica verità accettabile. Eppure quell’orizzonte c’è. Noi abbiamo una crescita straordinaria delle esportazioni quello è il nostro punto forte soprattutto fuori dalla UE . Paghiamo la recessione europea, ma la pagano di più i tedeschi, che pure l’hanno provocata: le loro esportazioni calano al di fuori dell’Ue. Siamo meglio partendo da condizioni di enorme svantaggio, perché le nostre imprese non trovano credito e quando lo trovano lo pagano assai più dei concorrenti tedeschi (che è la colpa più grande dei nostri governi, incapaci di far valere la negazione del mercato europeo che questo comporta, incapaci di dire che se la Germania rifiuta il sistema bancario europeo allora non possono valere gli altri vincoli che ci vengono imposti). La Cina non deve essere vista, con un ritardo decennale (come i loro piani) d’analisi, come il concorrente per la merce di scarso valore e basso costo, anche grazie a dumping sociale, ma un mercato in cui espandersi. In cui “made in Italy” è sinonimo di roba buona e preziosa. Il rimpatrio statunitense ci riconsegna un mercato crescente per i nostri prodotti a maggiore valore aggiunto, anche di ricerca, tecnologia e innovazione. Senza dimenticare che nelle nostre esportazioni sono incorporati anche semilavorati che ancora importiamo in condizioni di convenienza.Nessuno pensi di usare quest’ultima condizione per ridare flusso alla spesa pubblica improduttiva, che, invece, va tagliata, tagliata e ritagliata, al fine di far scendere l’intollerabile pressione burofiscale e recuperare risorse per gli investimenti. Dobbiamo far valere la nostra forza e occupare noi i mercati che crescono, con i nostri prodotti e le nostre idee, perché diversamente sarà la loro ricchezza finanziaria, con la liquidità, a occupare il nostro sistema produttivo. L’Italia senza sistema industriale è meno di una meta turistica e sempre di più popolata da anziani ,senza più bambini. Abbiamo il dovere di difendere le nostre aziende, risanando il nostro sistema bancario e sostenendo un virtuoso sistema bancario europeo di cui essere a pieno titolo azionisti di maggioranza.
Spadafora alle PO e giovani :non è una cattiva notizia
Alessandra Servidori -Se a Palazzo Chigi la delega alla pari opportunità e ai giovani va a un uomo: non è una cattiva opportunità.
Mi ha meravigliato più vedere Vincenzo Spadafora inserito nel gruppo stellato che la sua nomina a sottosegretario al posto di Elena Boschi. La cultura delle pari opportunità infatti ingessata da pregiudizi e tradizioni che ne hanno sempre visto lo scontro tra maschile e femminile non è più solo il solo problema che dobbiamo superare e trattato solo dalle donne. Spadafora ha una buona esperienza in materia antidiscriminatoria e si è mosso bene come Garante dell’infanzia e dell’adolescenza disincrostando un organismo fermo da anni di inattività e sviluppando una serie di iniziative che soprattutto hanno coinvolto non solo gli specialisti ma i così detti corpi intermedi in un processo di svecchiamento delle politiche indirizzate a questa fascia di piccoli e fragili cittadini e cittadine molto esposta alla violenza e alle emarginazione.Mi auguro che Vincenzo Spadafora , che ha tessuto una rete intelligente di rapporti interistituzionali e associativi, possa sostenere con il buonsenso e l’esperienza anche un rapporto con il ministero della famiglia e della disabilità in quanto le emergenze tra le intersezioni di questi due ministeri possano portare all’emersione delle priorità che il nostro Paese sta vivendo, senza privilegiare lo spazio mal gestito dell’Unar che usa risorse solo per diffondere teorie malsane di gender .I dati recentissimi Ocse non danno alibi a nessuno per non invertire la rotta dell’allocazione delle risorse a disposizione per le politiche sociali ed occupazionali sia femminili che giovanili. Il rischio di poverta' riguarda in particolare i giovani lavoratori e soprattutto poco o mediamente qualificati che hanno bassi salari , le donne che lavorano part-time e le priorita' di spesa dovrebbero andare al finanziamento di scuole e i nidi d'infanzia di alta qualita', al tempo pieno nelle scuole e a rafforzare le competenze degli adulti, investire nelle infrastrutture e nelle nuove tecnologie. Le carenze su questi ultimi fronti hanno frenato la crescita della produttivita', che e' stata debole soprattutto nelle piccole e medie imprese. Va tenuto presente che l'automazione, le piattaforme digitali e altre innovazioni tecnologiche comporteranno molti cambiamenti nel lavoro e la porzione di occupazioni a rischio in Italia e' già molto elevata. Anche per questo vanno rafforzate le competenze degli adulti, inferiori a quelle degli altri maggiori Paesi. I nostri barocchi sistemi di istruzione professionale e di formazione non assicurano un’ integrazione dei giovani sul mercato del lavoro. In Ocse i cosiddetti Neet cioè i giovani che non studiano e non lavorano sono in media del 14% e il 26% abbondante dell'Italia è evidentemente un danno enorme; vanno date migliori opportunita' alle donne che hanno livelli di istruzione pari a quelli degli uomini, ma le loro competenze sono meno utilizzate, anche perche' spesso lavorano per meno ore, così come vanno sostenute politiche di inserimento delle donne nel mercato del lavoro e dei giovani che hanno una disoccupazione scandalosa. Si' dunque alle scuole a tempo pieno e a una minore tassazione del secondo reddito famigliare, che e' spesso quello delle donne e si' anche a un aumento degli incentivi ai padri affinche' si prendano maggiore cura dei figli. Sì anche e subito ad un robusto piano di investimenti su figure professionali che sostengano la rete delle aziende che si trovano a gestire anche organizzativamente il problema delle disuguaglianze intese appunto come diversità che possono rappresentare opportunità di valorizzare aziende e persone. E’ giunta l’ora di fare anche un salto di qualità, formando figure professionali che nelle imprese garantiscano una corretta gestione del personale a rischio di esclusione sociale e di collaborare con la rete/servizi per l’inserimento in azienda, adattando contestualmente l’organizzazione, al fine di accogliere e gestire i bisogni del personale, con un’attenzione alle misure di welfare aziendale e di tipologie contrattuali, altre novità e opportunità introdotte recentemente dal processo riformatore ancora in atto che non possiamo fermare sia nel lavoro privato che in quello pubblico. Nuove pari opportunità appunto per accomodamenti ragionevoli,particolari percorsi formativi sugli strumenti di organizzazione del lavoro innovativi e di conciliazione tra vita e lavoro,impostando un processo di riorganizzazione aziendale per il miglior lavoro in soluzioni ottimale che presuppongono integrazione contratti collettivi,flessibilità,che consentano di liberare il potenziale delle persone. All’Università di Modena e Reggio Emilia il nostro corso sulle politiche di pari opportunità nel lavoro inteso come studio interdisciplinare di diverse abilità e strategie giuslavoristiche e di inclusione ,di politiche sociali, organizzative e aziendali, lo sta già realizzando con una ottima frequenza di giovani donne e uomini che si aprono così nuove strade nel percorso di vita e di lavoro.
Lezione 2.Non è mai troppo tardi.Meglio tardi che mai
Alessandra Servidori
Lezione n. 2 .Non è mai troppo tardi. Meglio tardi che mai .Corso di istruzione popolare per il recupero dell'adulto italiano analfabeta
Riprendendo il discorso dove l’abbiamo lasciato : fondamentalmente, con l’operazione del QE (vedi lezione n.1) avviene che ci sia più liquidità all’interno del sistema economico nel quale si ricorre al QE, oltre che beneficiarne le banche, ne beneficia in maniera indiretta l’intera economia.
È un sistema da inquadrare in una politica monetaria di tipo espansiva, per molti economisti è addirittura da considerare ultra-espansiva, si tratta comunque di un metodo conosciuto e applicato, con diverse modalità, in più parti del mondo, come Giappone, USA ed Europa, dove appunto recentemente è una questione all’ordine del giorno. Bot a 12 mesi italiani collocati ancora sul mercato da domani 12 giugno e aspettiamo la decisione del consiglio direttivo della BCE del 14 giugno che pare avvicinare le decisioni sulla fine del QE comunque prevista il 31 dicembre prossimo. Tra gli addetti ai lavori si iniziano a discutere della conseguenze della probabile chiusura del programma di acquisti dell’istituto di Francoforte sull’economia italiana, in particolare sui Btp.Attualmente la Bce compra 30 miliardi di euro al mese di bond governativi. Questo tipo di “acquisti” potrebbero essere portati avanti fino a settembre, per poi andare ad azzeramento a fine anno. Con la fine del QE, l’Italia dovrà affrontare da sola gli investitori internazionali sul piano di battaglia delle aste su cui vengono collocati i nostri titoli e il Bel Paese con un debito di 2300 miliardi rischia di non trovare compratori internazionali non solo di nostri titoli ma anche dei nostri mercati. Dunque cerchiamo bene di capire come siamo messi. La Commissione Europea ha varato un bilancio pluriennale proiettato dal 2021al 2027 ma è bene sapere che in difficoltà economiche in cui versa tutta la zone euro ridurre le risorse per la coesione sociale e agricole non è un fatto positivo posto che la nostra forza indiscutibile è anche nel settore alimentare ma sappiamo anche che il criterio di ruotare la presidenza europea ogni semestre vincolava i vari paesi ad impegnarsi su obiettivi di crescita economica(noi siamo oggettivamente fermi con una timida crescita) protezione sociale (il nostro sistema di welfare è già in affanno e il nuovo governo pensa addirittura di tagliare la riforma pensionistica e aumentare la spesa pubblica già oltre le compatibilità) e appunto la sostenibilità. L’Europa dunque deve recuperare sul versante dell’Unione monetaria ma prima ancora dell’unione bancaria entro il 2019 per rafforzarsi e noi rafforzarci con lei insieme agli altri 27 e senza più il paracadute di Mario Draghi che è stato ed è uno dei modelli italiani più virtuoso di competenza, saggezza,politicamente corretto e autonomo che l’ascesa del populismo più becero sia di destra che di sinistra non si merita alla guida della BCE,perché uomo straordinario e autorevolmente veicolo insostituibile per l’articolazione e l’aggregazione degli interessi sociali ed economici. Solo riportando in Europa i valori di pace, solidarietà, prosperità,progresso sociale,libertà che ancora scaldano alcuni dei nostri cuori tricolori e comunitari avremo una prospettiva per i nostri figli e i nostri nipoti. AMEN
NON E' MAI TROPPO TARDI
Alessandra Servidori Alle italiane e italiani serve il maestro o la maestra
Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione popolare per il recupero dell'adulto italiano analfabeta . Lezione numero 1
Era un programma televisivo,condotto da Alberto Manzi che nella sua più conosciuta edizione, dal 1960 al 1968 la RAI ha mandato in onda dal lunedì al venerdì,organizzato con il sostegno dell’allora illuminato Ministero della Pubblica istruzione e la trasmissione era condotta dal maestro e pedagogo Alberto Manzi: insegnava a leggere e a scrivere agli italiani che non ne erano ancora in grado pur avendo superato l'età scolare. Si trattava di autentiche lezioni, tenute da Manzi a classi formate da adulti analfabeti, nelle quali venivano utilizzate le tecniche di insegnamento moderne, oggi potremmo dire "multimediali", giacché si servivano di filmati, supporti audio, dimostrazioni pratiche, e la mano del maestro Manzi con rapidi tratti di carboncino, disegnava schizzi e bozzetti su una lavagna a grandi fogli. Ecco oggi ci serve un altro Alberto o Alberta per insegnare agli italiani che cosa è la vera politica e la finzione della squallida rappresentanza civile che i personaggi che ne occupano le sedie del potere e che vengono blanditi e acclamati nei talk show, trucidissimi spesso, imbellettati da conduttrici curate, interpreti di un populismo e di una ignoranza spettacolare,ideologica, demenziale. L’ascesa del nuovo potere di Palazzo Chigi è figlia del Casalino Grande Fratello, del tronista molisano Greco di Uomini e donne, di telenovela di Spa algoritmica Casaleggio ; tutti nipotini del neorealitysmo televisivo che attraverso il piccolo schermo e internet hanno raccolto “il rancore italiano” ( citazione Di Giuseppe De Rita) abbandonando il diritto /dovere di informarsi e incalzare una politica nostrana incantonata nell’angolo buio della civiltà a ridosso dell’ignoranza più bue. Così faremo un’ opera buona e un’azione positiva raccontando agli italiani” strada facendo “ ( saluto a fine giornata dell’amica che non c’è più Riccarda Nicolini” )cosa succede nel nostro Paese e d’intorni. Parola da capire :QE ovvero Quantitative easing ovvero l’acquisto di titoli di Stato da parte della BCE ovvero Banca Centrale Europea operato per conto del Presidente Mario Draghi nominato nel 2011 e in scadenza nel prossimo 2019, che ha consentito ai vari Stati Ue il salvataggio delle finanze di molti dei 28 paesi europei negli anni e in seguito a varie crisi finanziarie ed economiche ,con il merito di aver difeso dal pericolo/ speculazione molti stati in difficoltà bancarie/economiche e attraverso la politica espansiva tenere a bada i tassi di interesse. Con l’acquisto dei vari titoli di Stato per complessivi 2550 miliardi ad oggi , compresi i nostrani , dal 2008 al 2017, la BCE ha acquistato 344 miliardi di Bot e Cct , 485 miliardi di quelli tedeschi,396 miliardi di quelli francesi, creando così un effetto placebo/risparmio all’Eurozona complessivamente di 1150 miliardi spalmati razionalmente sui titoli comprati e non sappiamo ancora cosa ci è costato il salvataggio della Grecia (tenuto ben nascosto dalla TROIKA ovvero il super triunvirato organismo di garanzia composto da BCE,FMI –fondo monetario internazionale- COMMISSIONE EUROPEA) .Il triunvirato è già intervenuto a seguito della grande recessione e si è occupata dei piani di salvataggio dei paesi all’interno della zona euro il cui debito pubblico è in crisi,per scongiurare il rischio di insolvenza sovrana, concedendo prestiti ed esigendo in cambio politiche di austerità. Ecco così motivato il pericolo vero di un intervento della TROIKA in Italia .Perchè ? Siamo chiari non siamo in un talk show : per il 2019, accanto ai 5 miliardi che servono per rendere più flessibile la legge Fornero sulle pensioni e ai 2 per rafforzare i centri per l’impiego funzionali al reddito di cittadinanza, ci sono anche 12,4 miliardi da trovare per impedire che l’Iva salga. Col rifinanziamento di sanità, missioni di pace ed emergenza sisma, la manovra 2019 già lievita a 85+ la restituzione di almeno i 5 miliardi chiesti da Renzi per maggiore flessibilità alla Ue e senza tener conto della flat tax, che vale almeno una quarantina di miliardi”. Totale: 130 miliardi. E dove li troviamo? Cosa racconterà in spettacolari talk show il governo verdegiallo? Escludendo una super taglio impopolare tipo spending review, escludendo tagli impossibili a sanità e welfare, escludendo la patrimoniale perché mettere le mani in tasca agli italiani è antisovranista, resta una strada da imboccare, ardua ma molto spettacolare politicamente parlando: rompere il patto con l’Europa e aprire la guerra sui conti con Bruxelles. Grande rilievo mediatico, esito sicuramente devastante.
Ministra Grillo le chiediamo......
ALESSANDRA SERVIDORI 5 giugno 2018
http://formiche.net/2018/06/richieste-giulia-grillo-cancro/
Alla ministra della salute è necessario portare in dote alcune ragionevoli richieste,frutto di analisi scientifiche ed obiettive sulla situazione che vivono le persone ammalate di cancro.La priorita' e' quella di poter trattare i pazienti con le migliori cure disponibili, sempre nell'ambito della sostenibilita' del sistema. Per questo ci vuole appropriatezza da parte dei medici nel prescrivere la cura giusta al paziente, ma chiediamo anche al ministero un impegno affinche' il costo dei farmaci non sia considerato un costo a se' stante bensi' nell'ambito del costo complessivo di sistema. Il prezzo di certi farmaci particolarmente rilevanti va contrastato in modo piu' deciso con le aziende da parte dell'Agenzia Italiana del Farmaco. La ricerca scientifica è limitata dal costo dei test molecolari genetici, necessari per individuare la giusta cura per ogni paziente, che invece deve rientrare nella valutazione per la definizione complessiva del prezzo dei farmaci. La nuova frontiera nel trattamento della malattia è la medicina di precisione in oncologia, un concetto che dovrebbe essere applicato in modo ampio a qualsiasi tipo di approccio sistemico nella terapia dei tumori solidi . Queste innovazioni implicano costi rilevanti e impongono con forza il tema della sostenibilità,nell'ambito di un servizio sanitario universalistico come il nostro che offre ogni attività diagnostica e terapia a titolo gratuito. Il Governo italiano nel 2016 ha introdotto, su forte richiesta della nostra società scientifica, uno strumento importante per garantire la sostenibilità, un Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi. Oggi il Fondo è una misura strutturale e sono 6 le molecole incluse in questo elenco stilato dall'AIFA. Si tratta di uno strumento al momento indispensabile con cui abbiamo garantito l'accesso alle terapie innovative a tutti i pazienti, ma che rappresenta solo la stampella in attesa che, proprio attraverso la medicina di precisione, si ottimizzino scelte e risultati, consentendo maggiori benefici a minor costi per il sistema. Vanno anche eliminate le aree di inappropriatezza, evitando gli esami (in particolare radiologici e strumentali) superati e talvolta a detta degli specialisti inutili. I farmaci antineoplastici e immunomodulatori hanno un peso importante all'interno della spesa farmaceutica nazionale, infatti nel 2016 hanno rappresentato la prima categoria terapeutica a maggior spesa pubblica con 4,5 miliardi di euro. Questo valore, anche se significativo, equivale solo al 25% dei costi sanitari relativi ai tumori . Inoltre l'innovazione terapeutica è un investimento perché permette di raggiungere traguardi importantissimi. Se alla fine degli anni '70 solo poco più del 30% delle persone colpite riusciva a sconfiggere la malattia e negli anni '90 questa percentuale arrivava al 47%, oggi circa 6 persone su dieci sopravvivono al cancro e, quando non si arriva a guarigione, si riesce comunque a trasformare il tumore in una malattia cronica, con cui poter convivere per anni.La prima 'ondata' della medicina di precisione in oncologia è stata costituita dalle terapie a bersaglio molecolare che hanno cambiato l'aspettativa di vita in diverse neoplasie solide e in un considerevole numero di quelle ematologiche, ma che hanno anche mostrato limiti in termini di acquisizione di resistenza. Ad esempio nel tumore del polmone questi trattamenti riescono a controllare la malattia per un lungo periodo di tempo, però sono efficaci solo nei pazienti che presentano specifiche mutazioni genetiche: sono una minoranza, pari a circa il 15%, soprattutto non fumatori. Nel caso dell'immunoterapia, che progressivamente ha dimostrato efficacia in diversi tipi di tumori solidi, a partire dal melanoma fino alle neoplasie del rene e del polmone, con importanti prospettive anche in quelle della vescica, del distretto testa collo, del fegato e del colon-retto, dobbiamo invece ancora imparare come individuare i pazienti responsivi al fine di ottimizzare l'impiego dei farmaci, evitando trattamenti non utili nei pazienti che non hanno possibilità di beneficio, evitando in questo modo tossicità e costi inutili inutili ed aumentando ulteriormente il risultato di tali trattamenti che restituiscono la persona a vita attiva.
Novità importanti per i congedi dalla Ue
http://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&doc=68473#.Ww7EEkiFPcs
Alessandra Servidori
Novità importanti per i congedi sia di paternità che parentali : almeno ci tengano informate
In queste ore mentre infuria una situazione politica disastrosa sul nostro paese ,dobbiamo pensare a noi che lavoriamo a testa bassa e riteniamo insopportabile NON essere neanche informate sui timidi passi in avanti che con costanza attendiamo a livello europeo sulla tante volte silurata proposta di Direttiva del Parlamento e del Consiglio relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza e che abroga la direttiva 2010/18/UE del Consiglio (COM(2017)0253 – C8-0137/2017 – 2017/0085(COD)) che tratta dunque dei congedi e che è oggetto di una iniziativa della Commissione per la parità di genere con alcuni emendamenti votati nella notte del 28 u s e per pochi voti a favore passata nel tentativo di far approvare dai massimi organismi della UE una formulazione su un tema delicatissimo e decisivo per la situazione sociale di tutte le donne europee. Le misure a favore dell'equilibrio tra attività professionale e vita familiare non sono solo un requisito limitato ai diritti delle donne, bensì anche una necessità per salvaguardare i diritti degli uomini e la parità di genere nel suo complesso. Esse sono inoltre di fondamentale importanza per l'economia dell'UE, anche per combattere gli effetti negativi dell'invecchiamento della popolazione e della carenza di manodopera. La situazione delle donne sul mercato del lavoro continua a essere difficile – il tasso di occupazione femminile nell'UE si attesta, in media, al 64 %, mentre quello relativo agli uomini è del 76 % e noi in Italia sappiamo bene la forbice del 10% che soffriamo . È dimostrato che la ragione principale dell'inattività delle donne sul mercato del lavoro è da ricondursi all'impossibilità di conciliare efficacemente la vita professionale e i compiti familiari. Di conseguenza, il divario pensionistico di genere, che ha origine dalle disparità accumulate durante tutto il corso della vita delle donne e dai periodi di loro assenza dal mercato del lavoro, si attesta a una sconfortante media del 40 % nell'UE . I progressi compiuti nel conseguimento della parità di genere sul mercato del lavoro sono stati lenti e, al fine di invertire tale tendenza, sono necessarie misure a favore dell'equilibrio tra attività professionale e vita familiare . Inoltre, le politiche a favore dell'equilibrio tra attività professionale e vita familiare sono fondamentali per rispondere in maniera efficace alla scarsità di forza lavoro e al progressivo invecchiamento della popolazione . La proposta di miglioramento del Testo si concentra sull'obiettivo della direttiva – ossia aumentare l'occupazione femminile – nonché tenere conto della sua base giuridica. I due pilastri essenziali della proposta, che si definiscono fondamentali per il conseguimento dei predetti obiettivi, sono 1) la non trasferibilità del congedo parentale condizione per un'equa ripartizione del congedo tra donne e uomini nonché uno strumento per aumentare la presenza femminile nel mercato del lavoro così come la partecipazione degli uomini ai compiti familiari; 2) l'indennità durante i congedi – al livello dell'indennità di malattia – è compatibile con il quadro giuridico esistente e la direttiva sul congedo di maternità. I padri fruiscono dei congedi se viene garantito un livello sufficientemente elevato di retribuzione . Il congedo di paternità retribuito è la prima condizione necessaria per far sì che i padri si assumano responsabilità di assistenza . Nella proposta tuttavia si è deciso di introdurre un certo grado di flessibilità per la fruizione del congedo di paternità, dando ai padri la possibilità di avvalersi di tale diritto entro il primo anno dalla nascita o adozione del figlio: con ogni probabilità il numero di padri che usufruiranno del congedo aumenterà dato che alcuni uomini potrebbero non sentirsi abbastanza sicuri di prendersi cura di un figlio subito dopo la nascita. Tuttavia, si è deciso di mantenere la preferenza per la fruizione del congedo di paternità in occasione della nascita o dell'adozione, poiché è dimostrato che il legame tra padre e figlio si forma più efficacemente in tale fase precoce . Per quanto riguarda il congedo per i prestatori di assistenza, si ritiene che si tratti di una buona risposta al problema dell'invecchiamento della popolazione, dal momento che le responsabilità di assistenza non sono unicamente limitate all'assistenza all'infanzia. Si introducono diverse modifiche al fine di rendere la proposta adatta a rispondere alle esigenze delle economie dell'UE: In primo luogo, le misure a favore dell'equilibrio tra attività professionale e vita familiare sono investimenti a lungo termine che portano prosperità economica e migliorano l'occupazione femminile, ma allo stesso tempo occorre avere particolare cura di tutelare il funzionamento a breve e a lungo termine delle attività nelle microimprese e nelle piccole e medie imprese. Occorre una maggiore chiarezza per le imprese, che consentirà una migliore pianificazione e prevenzione della perdita di produttività. A tal fine, si sottolinea la necessità di chiari termini di preavviso, di un'anzianità minima per usufruire dei congedi nonché di modalità di lavoro flessibili. Sebbene si riconosca la necessità di prestare particolare attenzione ai gruppi svantaggiati, si è deciso di non introdurre un diritto di congedo prolungato per i genitori soli che lavorano, poiché gli obiettivi della direttiva si concentrino su come accrescere la presenza delle donne nel mercato del lavoro. Prolungare i periodi di congedo per i genitori soli può, nella pratica, prolungare il periodo di assenza dal lavoro delle madri sole, che rappresentano la maggioranza delle famiglie monoparentali, e, di conseguenza, può compromettere l'obiettivo della direttiva, con effetti negativi per l'indipendenza finanziaria di tali donne. La direttiva lascia agli Stati membri la facoltà di determinare la natura e la struttura del sostegno nel caso di famiglie svantaggiate e tale aspetto rappresenta un passaggio fondamentale già nella direttiva.La posizione del Parlamento europeo dovrebbe essere incentrata sulla difesa degli obiettivi principali della direttiva e sulla base giuridica, che si fonda sulla parità tra donne e uomini. Il Parlamento europeo dovrebbe inoltre adottare un approccio strategico ed evitare il fallimento di una proposta troppo ambiziosa rispettando le riserve espresse dagli Stati membri, ai fini di una rapida adozione in seno al Consiglio. La commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere ha invitato la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, competente per il merito, a prendere in considerazione questi miglioramenti : noi italiane NON possiamo non solo non essere informate ma seguire con grande attenzione gli sviluppi che la proposta potrà apportare.
La mala formazione italiana
Alessandra Servidori
La mala/formazione economica del popolo italiano e un ringraziamento a Mattarella.
Non abbiamo mai smesso di trovarci in campagna elettorale e adesso la disdicevole situazione della formazione di un possibile governo ci ricaccia in mano a dei politici ignoranti sia dal punto di vista del dettato Costituzionale sia da quello economico con particolare riguardo al contesto internazionale ed europeo. Alcune informazione possono servire a far ragionare le italiane e gli italiani disorientati e male informati. Noi saremo sicuramente a Bruxelles il 28 e il 29 giugno con Cottarelli al Consiglio Europeo che sarà anche se in una Europa indebolita- non solo per i gravi problemi italiani e vedremo perché- l’occasione per varare la lunga e lenta riforma dell’eurozona,completare l’unione bancaria e come ha detto Cottarelli “fare un po’ meglio di quello che fino ad ora è stato fatto” e riscrivere le politiche sui migranti per superare nuove crisi che si affacciano. Mentre Macron e Merkel lavoravano senza l’Italia occupata a urlare programmi improbabili di 170 miliardi e dunque colpevolmente assente in un possibile triangolo virtuoso, Orban e Rajoy scuotevano una eurozona debolissima da una Grecia già ai minimi storici, Trump e Putin golosi si leccavano la bocca al solo pensiero di avere lo spazio per dominare quell’alleanza europea , anche costruita da noi italiani allora virtuosi che per ben 70 anni ci ha fatto godere di un benessere e di una pace sociale e politica che non tornerà più. Una scissione della realtà del popolo italiano che trova nel ventre molle del populismo l’idea demenziale del non rispetto delle regole di bilancio con un debito pubblico di 130% del prodotto interno lordo ed essere i secondi cattivi ragazzi dopo la Grecia del bulletto Varufakis copiato da un Renzi che ha arrogantemente profuso atteggiamenti antieuropeisti seguiti a ruota dal Salvini e Di Maio ed esclusi comunque dal secondo fondo monetario salva stati impegnati a sottrarre alla commissione ue il controllo sui bilanci nazionali dopo la colpevole politica concessa di flessibilità all’Italia senza ottenerne miglioramenti in termini di crescita. Care italiane e cari italiani questa è la situazione e servono conti sani pubblici e pulizia dei bilanci bancari. E’ in arrivo l’Edis la garanzia unica dei depositi bancari che salverebbe però i correntisti sotto i 100 mila euro dai futuri,certi,smottamenti bancari insomma una condivisione del rischio ma a noi molti paesi del Nord Europa non ci vogliono perché una sorta di mutalizzazione senza la diminuzione del rischio –e dunque una sanitarizzazione del sistema bancario nostrano e del debito– non ci prendono e non si fa e se il governo italiano non applica SUBITO una politica di razionalizzazione della spesa pubblica e dunque taglio del debito come vuole giustamente fare Cottarelli ,siamo estromessi da ogni possibile accordo. Altro che governo giallo verde.Grazie Presidente Mattarella.
Lettera aperta al Presidente Mattarella
Alessandra Servidori
Lettera aperta al Presidente Mattarella 25 maggio 2018
Egregio e caro Presidente, continuo in questo momento faticosamente politico per il nostro Paese ad avere fiducia nella Sua persona e a scriverLe direttamente con la presunzione ottimista che possa servirLe avendo una discreta autostima dei ragionamenti che pongo alla Sua riflessione. Conoscendo bene la Costituzione Italiana mi auguro che faccia valere l’art 92 della Costituzione che disciplina la formazione del Governo con una formula semplice e concisa: "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". Secondo tale formula sembrerebbe che la formazione del Governo non sia frutto di un vero e proprio procedimento. Invece, nella prassi, la sua formazione si compie mediante un complesso ed articolato processo, nel quale si può distinguere la fase delle consultazioni (fase preparatoria), da quella dell'incarico, fino a quella che caratterizza la nomina. Prima di assumere le funzioni, il Presidente del Consiglio e i Ministri devono prestare giuramento ed ottenere la fiducia dei due rami del Parlamento come prescritto dagli articoli 93 e 94 della Costituzione.) e dunque Le consenta di metter ordine in questa gabbia di presuntuosi e arroganti giovanotti e giovanotte dove, con violenta procedura extracostituzionale, comandano viscidi abatini , insolenti e bulimici prepotenti capipartito con voci e supporter fuori campo che aizzano vergognosamente le folle contro i dettati costituzionali e dove la strada del Palazzo presidenziale è costellata di olio bollente per chi non osanna i barbari e il loro proclama di assedio ,l’ ospite di palazzo Chigi e i suoi adepti siano già stati vergognosamente designati dai capetti, imbavagliando Lei Presidente . Sono e rimango fiduciosa in uno scatto di sano coraggio. Con stima Alessandra Servidori
La maternità difficile se non impossibile
ALESSANDRA SERVIDORI
La maternità italiana difficile se non impossibile
Un dossier di Save the children fa una classifica delle regioni e delle città italiane nelle quali conciliare figli e lavoro è maggiormente difficoltoso. Al Nord -Bolzano e Trento - i migliori servizi ed un welfare che permette alle mamme di lavorare e di conciliare casa e lavoro, mentre le maggiori difficoltà si riscontrano in Campania dove i servizi sono carenti ed il lavoro scarseggia. In generale, le regioni e le città del Nord dimostrano una politica family friendly, mentre quelle del Sud vedono una situazione difficile che spesso scoraggia le mamme dal lavoro, anche quando lo trovano con grande difficoltà. É evidente che l’annosa questione della conciliazione della vita familiare con quella professionale, in mancanza di un welfare amichevole e di supporto, continua a costituire un enorme problema per le donne, ma anche per l’intera società, dal punto di vista demografico visto che il tasso di natalità decresce continuamente. É sempre più urgente mettere in atto tentativi per risolvere questo gravissimo problema, pensare a miglioramenti strutturali ed anche organizzativi del lavoro, altrimenti il lavoro di cura continuerà, come giustamente ha osservato Save the Children, a gravare sulle donne e sull’occupazione con tutti i risvolti negativi che già vediamo ma che rischiano di diventare ancora più seri. Intanto l’Italia diventa sempre più vecchia: la popolazione italiana al primo gennaio 2018 è di 60 milioni 494 mila residenti, quasi 100 mila in meno rispetto all’anno precedente. Le nascite del 2017 sono 464 mila, il 2% in meno rispetto alle 473 mila del 2016: abbiamo raggiunto dunque un nuovo minimo storico. Le nascite, peraltro, registrano la nona consecutiva diminuzione dal 2008, anno in cui furono pari a 577mila. L’astensione obbligatoria dal lavoro per maternità e gli altri riposi consentiti alla madre nei primi anni di vita del bambino hanno lo scopo di proteggere la salute della lavoratrice e del bambino. In Europa, negli Usa e in altri paesi sono perciò previsti speciali diritti e garanzie per le madri che lavorano, con durata e forme differenti. I criteri con i quali sono finanziate queste tutele hanno conseguenze economiche.A noi interessa la situazione italiana dove la componente femminile occupata è più distante dalla media europea (rispettivamente 52,5% e 66,5%).La legge italiana prevede l’astensione obbligatoria dal lavoro (il cosiddetto congedo di maternità) e successivamente riposi giornalieri e altri periodi di astensione facoltativa dal lavoro, finché il bambino non supera gli otto anni. Durante il congedo, l’Inps eroga alle lavoratrici l’80 per cento della retribuzione, con i corrispondenti contributi figurativi. Alcuni contratti collettivi pongono a carico dell’impresa il restante 20 per cento. Il periodo di congedo è computato “nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, compresi quelli relativi alla tredicesima mensilità, alla gratifica natalizia e alle ferie” (articolo 22, comma 3, legge 151 del 2001). Di conseguenza, durante il congedo per maternità la lavoratrice riceve il salario intero, in parte pagato dall’Inps e in parte, quando previsto dal Ccnl, dal datore di lavoro, che inoltre provvede interamente alla tredicesima, all’eventuale gratifica e al periodo di ferie, come se la lavoratrice non si fosse assentata dal lavoro. La maternità impone all’impresa anche costi indiretti organizzativi. Prima dell’inizio del congedo di maternità, sarebbe necessario assumere un altro lavoratore e addestrarlo,mentre sempre più spesso una parte dei compiti della dipendente assente è suddivisa fra i lavoratori più anziani che possiedono le competenze necessarie, ai quali vanno però pagati gli straordinari. Riorganizzare il lavoro per un’assenza per maternità ha dunque un costo per l’azienda, soprattutto per le competenze professionali che vengono a mancare. Il costo per il congedo di maternità di una lavoratrice è difficile da misurare :nel 2008 un lavoratore impegnava in media l’azienda per 39.647 euro e non è possibile distinguere il costo per un uomo da quello per una donna. Peraltro, nel 2010, nelle imprese e istituzioni con almeno dieci addetti (esclusa la Pa) il differenziale salariale fra femmine e maschi era( misurato per difetto) del 5,3 per cento. Supponendo tredici mensilità, sei rappresentano il costo di servizi lavorativi prestati, cinque sono pagate dall’Inps per l’80 per cento, una è relativa alle ferie e la restante alla tredicesima. Con questi dati, il costo sostenuto da un’impresa per un congedo di maternità nel 2008 era pari a 5.822 euro ai quali aggiungere i costi per i riposi giornalieri, le astensioni facoltative dal lavoro, e quelli organizzativi. Non sono costi irrilevanti e le imprese, a parità di produttività e salario, tendono a scegliere un uomo per coprire un posto di lavoro invece di una giovane donna. In Italia i costi della maternità sono una causa non trascurabile dei bassi tassi di occupazione delle donne fra i 25 e i 44 anni e della maggiore precarietà del lavoro femminile, fenomeni che a loro volta riducono il capitale umano delle donne. Con un contratto stabile, infatti, le imprese hanno convenienza a fornire maggiori competenze professionali al personale e il lavoratore si impegna di più per acquisirle. La soluzione è ritenere la maternità un bene comune e indennizzare completamente le imprese per i costi della maternità delle lavoratrici con contratto a tempo indeterminato. Attualmente le donne che lavorano, sono passate dal 51,6% del 2016 al 52,5% del 2017. Salgono (+1,9%) gli occupati over 55, passati su anno dal 50,3% al 52,2%, con differenze significative tra uomini (62,8% nel 2017) e donne (42,3%), dati che però risentono della riforma previdenziale, che ha allontanato di diversi anni l'età della pensione. I nuovi nati, abbiamo visto sono diminuiti , e supponendo che i nati riguardino la popolazione femminile fra i 15 e i 44 anni e che si distribuiscano fra le lavoratrici con un contratto stabile di lavoro come fra le donne della stessa classe di età, i neonati con madre lavoratrice stabile sono veramente pochissimi. Nel 2008 il costo sostenuto dall’insieme dei datori di lavoro per il congedo di maternità era di poco inferiore a un miliardo di euro. Restano da calcolare i costi per le altre astensioni dal lavoro retribuite e i costi organizzativi della maternità, per la cui approssimazione mancano le informazioni necessarie. Per finanziare la maternità se l’indennizzo fosse invece finanziato con la fiscalità generale, tramite il sistema dei fondi bilaterali si produrrebbero meno distorsioni nell’economia e trascurando gli effetti del prelievo fiscale, si avrebbe un aumento della domanda di personale femminile stabile.
A proposito di cancro
ALESSANDRA SERVIDORI A proposito di cancro
Nella giornata nazionale dedicata alla lotta – terza domenica di maggio-al cancro facciamo il punto su due aspetti fondamentali di cui ci siamo occupati attraverso la predisposizione di due guide gratuite che abbiamo distribuito sui luoghi di lavoro: Patologie oncologiche invalidanti e ingravescenti.Cosa dobbiamo sapere quando incontriamo la malattia. E Guida alla normativa per i caregiver. Entrambi i punti oggi analizzati sono un estratto essenziale del Rapporto annuale sulle patologie oncologiche.
1) I programmi per il miglioramento della qualità dei servizi sanitari e sociosanitari oggi rappresentano un investimento necessario per il miglioramento dell’assistenza ai pazienti, necessaria anche a garantire la sostenibilità del sistema. E’ fondamentale una maggiore attenzione dei decisori nei confronti dei concetti e degli strumenti “risk management” e, in relazione alla sfera dell’attività clinica, “clinical governance” e di “clinical risk management”. L’attivazione di programmi ci dà la possibilità di misurare l’efficacia del sistema sanitario nel suo complesso, osservabile nel tempo, di obiettivi concreti. ll risk management comprende qualità, governo clinico e appropriatezza, che si sviluppano secondo un percorso che si snoda in due parti : prima entra in gioco la ricerca di pratiche cliniche sempre più improntate a criteri di evidenza scientifica, che sottolineano una esplicita responsabilizzazione dei professionisti, attraverso la valutazione continua dell’assistenza, necessaria per impostare azioni di miglioramento dell’efficacia e della sicurezza ;la seconda fase entra in gioco più esplicitamente il tema della riabilitazione della persona , che accanto alla riduzione del rischio, chiede una serie di azioni positive che gli consentano una piena riabilitazione anche sul piano sociale. Anzi possiamo dire che, senza una piena riabilitazione sul piano sociale, non c’è neppure piena guarigione, perché il paziente continuerà a sentirsi paziente e difficilmente si libererà di questa sua identità ferita, che lo condiziona e lo limita nella sua sfera esistenziale. Per questo la riabilitazione del malato di cancro deve diventare parte integrante dei LEA: deve entrare a far parte del riconoscimento dei diritti individuali del soggetto, come Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici 15 recita il comma 2 dell’Art. 3 della nostra Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli ... che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. La riabilitazione oncologica contribuisce a rimuovere gli ostacoli che impediscono ad una persona di riprendere la sua attività, a cominciare da quella professionali e quindi riducono la sua partecipazione alla vita politico economica del paese. Sarebbe necessario che al Ministero della Salute venisse creato un tavolo di lavoro e di confronto per meglio definire quali modelli di riabilitazione dovessero essere inseriti tra i LEA. Alla persona non basta essere considerato clinicamente guarito. Vuole riprendere le sue attività e mostrare agli altri, prima ancora a se stesso!, che la malattia è stata un’opportunità da cui è uscito con maggiore energia fisica e morale. In questo senso va preso atto che è cambiato il modo di comunicare agli altri che si è stati colpiti dal cancro, facendo una sorta di outing, come hanno fatto recentemente persone che appartengono al mondo dello spettacolo, della cultura, e dello sport. Si comunica la malattia quando la si è superata e ci si sta reinserendo nel proprio campo professionale, recuperando le proprie attività sociali. Lo si fa evidenziando il ruolo positivo della famiglia, degli amici, e non solo la competenza degli specialisti a cui ci si è affidati. Il reinserimento socio-professionale è considerato uno degli indicatori più efficaci delle buone condizioni della persona e del recupero della sua autonomia nei processi decisionali che lo riguardano. Sempre più oggi appare indispensabile la condivisione e la relazione con “l’altro”. Il care giver diventa una sorta di coach che si inserisce nelle dinamiche etiche e cliniche di una nuova concezione del prendersi cura. In fase riabilitativa i due scenari dominanti sono la famiglia, come luogo degli affetti e delle responsabilità, e il lavoro come luogo di una rinnovata progettualità professionale, in cui si desidera andare oltre i limiti, più o meno reali, posti dalla malattia. Tra gli ostacoli che maggiormente pesano nella fase riabilitativa, se non è completa e formalmente conclusa, sono interessanti due esempi emersi dal dialogo con soggetti clinicamente guariti, ma su cui pesa lo stigma della malattia. Il primo riguarda Aziende, che non vogliono investire in termini di progressione di carriera su persone che sono state malate di cancro. Optano per un parcheggio tanto protettivo quanto umiliante; una sorta di congelamento socio-professionale, giustificato dal timore di possibili recidive. E in questa linea si pone anche il rifiuto di alcune banche a concedere mutui a medio termine, nel timore che la persona, se si dovesse presentare una recidiva, non possa far fronte alle scadenze. Consideriamo: che tutti siamo potenzialmente soggetti ad ammalarci di tumore, a livello personale o nella persona di qualcuno che ci è molto caro: un familiare, un collega di lavoro, un amico. Nessuno può sottrarsi alla relazione di aiuto verso chi è o è stato malato; nei professionisti che si occupano di malati oncologici, oltre alla preparazione tecnico-scientifica, non può mancare un approccio multidimensionale ricordando che si è alleati del malato e non della malattia. È un’alleanza di tipo inter-personale, che non si esaurisce con il cessare della malattia, ma accompagna la persona lungo tutto il suo iter riabilitativo, fino ad un pieno reinserimento sociale; i progressi della medicina e della tecno-scienza consentono oggi ai pazienti di guarire più facilmente, passando dalla fase acuta ad una cronicità ad alto funzionamento, che aggiunge anni alla loro vita e potrebbe aggiungere qualità ai loro anni. Emergono così nuove aspettative di normalizzazione socio-professionale che pongono al SSN nuove richieste in termini di Livelli essenziali di assistenza soprattutto in fase riabilitativa per superare quella sottile linea di confine che separa la malattia dalla salute, colui che è stato malato da chi è sano e aspira ad una piena realizzazione di sé. Per questo è urgente creare un tavolo di confronto: per non deludere chi guarito dal cancro corre il rischio di ammalarsi per le mancate scelte di una società miope e avara.
2) Il caregiving rappresenta uno strumento imprescindibile per la sostenibilità dei sistemi sanitari. A livello dell’UE, infatti, è allo studio una proposta di direttiva in tema di Work-Life Balance for Parents and Carers, volta a trovare il punto di equilibrio tra attività professionale e vita familiare dei prestatori di assistenza In Italia, dopo anni di grave ritardo, si registra finalmente un’importante attività parlamentare volta all’approvazione di una legge che riconosca e tuteli il caregiver. Nel corso della XVII legislatura appena conclusa, infatti, sono stati presentati in Senato ben tre disegni di legge, poi riuniti in una proposta di testo unificato dalla X Commissione Lavoro e previdenza. L’attività dei caregiver, elemento fondamentale dell’assistenza domiciliare, si colloca nel solco del lento cambiamento culturale che vede un riposizionamento delle prestazioni ospedaliere nel complesso dei sistemi sanitari. Per i malati oncologici il supporto del prestatore informale di assistenza rappresenta un vero e proprio elemento della cura, non soltanto per le attività pratiche messe in campo dal caregiver, ma anche per il valore che l’assistenza a domicilio, prestata da una persona di fiducia, presenta in relazione al benessere psicofisico del malato. Il volontariato oncologico non può che valutare positivamente tali iniziative legislative, che hanno avuto il merito di interrompere l’inerzia, ormai ingiustificabile, del legislatore statale, per quanto, le stesse, al punto in cui si sono arrestate, non presentano contenuti sufficienti. La proposta di testo unificato, infatti, non introduce alcun nuovo diritto per il caregiver e presenta una definizione di prestatore volontario poco chiara che potrebbe ingenerare, nella pratica applicazione della futura normativa, più di un dubbio interpretativo. Sarebbe invece necessario prevedere una compensazione della perdita di reddito familiare dovuta al duplice abbandono del lavoro, del malato e di chi se ne prende cura, attraverso l’introduzione di adeguati benefici. L’urgenza di definire un siffatto sistema di tutele è determinata anche dalla previsione, nella legge di Bilancio per il 2018 del Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare, finanziato con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020. Senza criteri chiari, non sarà possibile finanziare alcuna azione concreta. Alla base dei tre disegni di legge e del testo unificato, inoltre, vi è un modello univoco di caregiver e ciò, se non si interverrà per tempo e con decisione, determinerà l’irrilevanza nel panorama normativo delle specificità della malattia oncologica. Un adeguato, e per questo finanziabile, sistema di tutele per il prestatore di assistenza, tuttavia, non può che essere costruito intorno al fabbisogno che genera la malattia, e il cancro, in ogni sua fase di sviluppo e progressione, determina peculiari esigenze del malato e quindi comporta un diverso grado di coinvolgimento del caregiver. Il volontariato oncologico è impegnato dunque per il futuro a promuovere il riconoscimento delle specificità del caregiving in oncologia, affinché il nuovo legislatore, appena eletto, possa riprendere la discussione sulla proposta di testo unificato con una nuova consapevolezza e, pertanto, possa predisporre misure di sostegno e tutele efficaci per “chi si prende cura” di un malato di cancro.
Una Italia ingiallita e stanca
Alessandra Servidori Una fotografia dell’Italia ingiallita e stanca 17 maggio 2018
Un Paese già con problemi prima della crisi del 2008 e che anziché riformare la spesa pubblica e il mercato del lavoro senza preoccuparsi di verificarne l'impatto in termini economici e sociali, e mettere in moto energie vitali dei corpi intermedi,come ci segnala il Rapporto Istat 2018 sulla situazione socio-economica del Paese,registra tutti dati negativi rispetto gli altri paesi. Siamo il secondo Paese più vecchio al mondo (168,7 anziani ogni 100 giovani), con un declino demografico inarrestabile per il terzo anno consecutivo, una Italia sempre più fragile (il 17,2% degli italiani si sente privo o quasi di sostegno sociale), dove crescono le diseguaglianze, la povertà assoluta e gli indici di sofferenza sociale, con un ascensore sociale sostanzialmente bloccato e un Sud sempre più arretrato e devitalizzato, con i nostri giovani che scappano all’estero seguiti a ruota dai pensionati che trovano il tesoro della qualità della vita a costi sostenibili nei paradisi del Portogallo, della Spagna,della Grecia,lì dove il sole splende tutto l’anno. Si allarga paurosamente la forbice delle disuguaglianze e della povertà per le persone già più fragili di una società sempre più anziana e con aspettativa di vita in diminuzione, un’ Italia dove la natalità precipita da un decennio sistematicamente e dove l’unico intervento pare essere il reddito di inclusione mentre all’orizzonte si prospetta il reddito di cittadinanza che anziché sostenere la ricerca di un lavoro è puro assistenzialismo. Un Paese in cui la salute e le cure sottoposte a tagli producono disagi gravi e mancanza di servizi adeguati sia alle persone non autosufficienti sia ai minori ,sia un malessere continuo nelle comunità lavorative e mancanza di prospettiva e sviluppo sia per le famiglie che in particolare per le italiane soffocate nella sostituzione del welfare che non c’è. Noi dobbiamo essere consapevoli che le sole voci che più hanno contribuito a non affondare il nostro paese sono state le esportazioni ed il turismo. Nel caso del turismo il miglioramento è in buona parte conseguenza delle disgrazie altrui, cioè delle turbolenze dei paesi della sponda sud del Mediterraneo, a partire dalla Turchia per finire all'Egitto e alla Tunisia. Le nostre strutture ricettive e il modello organizzativo del turismo nazionale non mostrano infatti alcun miglioramento della capacità concorrenziale e continuiamo a perdere quote di mercato nei confronti di Grecia e Spagna. Riguardo al commercio estero, nonostante la mancanza di grandi imprese, dimostriamo ancora dinamismo con aziende che si misurano nella solitudine più assordante con successo nei mercati stranieri ma sappiamo bene che negli ultimi mesi un sostanzioso contributo alla timida ripresa è tuttavia venuto dagli investimenti, aiutati dalle nuove regole sugli ammortamenti e dai crescenti incentivi pubblici. Non si colmerà mai il divario di velocità che da troppi anni ci separa dagli altri paesi europei se non metteremo mano alla riforma del nostro apparato burocratico ,e se alla ripresa degli investimenti nel settore manifatturiero si aggiungesse una spinta nell'edilizia e nei lavori pubblici, il quadro migliorerebbe subito. Mentre nel campo dell'edilizia residenziale bisogna in parallelo operare nella direzione di radicali miglioramenti qualitativi ( privilegiando ad esempio i grandi progetti di ristrutturazione urbana) nel campo dei lavori pubblici occorre semplicemente mettere mano all'esecuzione degli infiniti progetti esistenti e finanziati. La crescita mondiale rimarrà intorno al 3,5%, quella europea al 2,2% mentre la Germania crescerà del 2,5% e l'Italia ancora un punto e mezzo in meno e naturalmente il tutto se non si verificheranno radicali sorprese nei tassi di cambio.
