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25 Novembre :non bastano più i gesti simbolici

 

ALESSANDRA SERVIDORI   www.ildiariodellavoro.it 

25 novembre giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne: non bastano i gesti simbolici

 Panchine rosse, scarpe rosse,monumenti illuminati di rosso o arancione,un minuto di silenzio nelle sedi istituzionali per ricordare tutte le donne vittime della violenza, dibattiti prima dopo quel giorno, ma la situazione è sempre più disperata: in Italia è una sequela di mogli, fidanzate, figlie, giovani brutalizzate, botte e morte sempre con un ormai quotidiano reportage in cui spesso  inquieta insopportabile il fatto che  giustificano la violenza da parte degli uomini “perchè non si rassegnano ad essere lasciati dalla compagna”. La giustizia italiana ancora troppo mite contro questi reati  e le forze dell’ordine ben poco allertate e  significativamente attrezzate per difendere le donne perseguitate. Da secoli la violenza domestica è considerata un tema tabù. Nessuno ne parla, nessuno ammette di esserne testimone, nessuno si impegna per prevenirla. Oggi, tuttavia, grazie alle attività delle organizzazioni femminili e delle relative campagne nazionali di sensibilizzazione il problema è in più larga misura di pubblico dominio, anche se in molte famiglie è ancora tabù menzionarlo.


La Commissione europea finalmente svolge sistematicamente un ruolo rilevante adoperandosi affinché il problema della violenza domestica sia posto all’ordine del giorno politico dell’Unione europea. Il suo obiettivo è quello di rafforzare la cooperazione e la coordinazione tra gli Stati membri, sostenere attivamente le ONG in questo campo, migliorare le statistiche e le informazioni sulla violenza contro le donne, incoraggiare provvedimenti preventivi e garantire una migliore protezione per le vittime. La violenza domestica esiste in tutti i paesi e in tutte le classi sociali. È il sintomo più evidente dello squilibrio di poteri nel rapporto tra uomini e donne.

Una recente ricerca ha rilevato che il 98% delle vittime della violenza domestica sono donne e che una donna su cinque è stata vittima della violenza almeno una volta ad opera del suo coniuge o partner. Tuttora è un’eccezione e non la regola che i responsabili maschi vengano perseguiti. Appena uno su 20 casi di violenza domestica viene denunciato alla polizia, anche se la violenza domestica è ritenuta un crimine punibile per legge.In questo periodo di pandemia la chiusura coatta ha poi aggravato la situazione e le violenze tra le mura familiari si sono intensificate e le tensioni acuite.

La Commissione europea ha formulato numerosi messaggi destinati ai vari gruppi mirati interessati. Le conferenze internazionali di esperti svoltesi a Vienna e a Colonia nel dicembre del 1998 e nel marzo del 1999 e seguite annualmente  hanno elaborato un totale di 62 norme e raccomandazioni sul modo di combattere la violenza maschile contro le donne. Queste fattive conferenze hanno senza dubbio influenzato la politica UE in questo campo. A Strasburgo, in avvio della sessione plenaria si ritornerà anche quest’anno sull’adesione dell’Unione europea alla Convenzione di Istanbul. I deputati “dovrebbero esortare gli Stati membri che non hanno ancora ratificato la Convenzione a farlo senza indugio e ad adottare tutte le misure legislative e politiche necessarie per fermare la violenza contro donne e ragazze” e  intanto il Parlamento europeo sarà illuminato di arancione.

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, nota anche come Convenzione di Istanbul, è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante in materia. La Convenzione istituisce un quadro globale di misure per prevenire le violenze, sostenere le vittime e punire gli autori. L’Ue ha firmato la Convenzione il 13 giugno 2017, ma sono sette gli Stati membri che non l’hanno ancora ratificata: Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria, Lituania, Lettonia, Slovacchia, Lettonia, Slovacchia e anche Regno Unito.La violenza contro le donne sia inserita nella lista dei reati gravi transnazionali previsti dall'articolo 83 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Possiamo sostenere e proteggere le donne solo se preveniamo questa violenza adottando una politica di tolleranza zero ed è il motivo per cui dobbiamo urgentemente adottare una strategia europea per prevenire e combattere la violenza contro le donne e riconoscere tale violenza come un crimine grave transnazionale all'interno del Trattato. Ciò è necessario al fine di disporre della base giuridica per redigere una direttiva Ue che ci consenta di rendere responsabili gli Stati membri.

Le donne devono essere protette allo stesso modo in tutta l'Ue e sicuramente è un passo importante avere posto la questione anche negli obiettivi dell’agenda UE 2030,ma sappiamo che i fondi inizialmente stanziati per combattere questa violenza sono diminuiti a causa dell’emergenza pandemica sopraggiunta e reiterata.

Nella normativa nazionale la violenza sessuale si riferisce a chiunque, con la forza o con la minaccia o l’abuso di autorità, forzi un’altra persona a commettere o subire atti sessuali (Codice penale, articolo 609bis) ed include pertanto lo stupro e le molestie sessuali. Nel febbraio 1996 la violenza sessuale ha cessato di essere “un crimine contro la morale pubblica” ed è stato pienamente riconosciuto come un “crimine contro la persona”. Istat nelle sue statistiche fa riferimento a tutte le situazioni in cui le donne sono costrette a compiere o subire atti sessuali di vario genere contro la loro volontà. Sono considerati: stupro, tentato stupro, molestie sessuali, costrizione a rapporti sessuali con altre persone, rapporti sessuali indesiderati, le attività sessuali fatte per paura delle conseguenze, degradanti e umilianti.

La formazione delle forze dell’ordine e la magistratura, sono la priorità contenute   anche nella legge contro lo stalking , del 2009. Il codice rosso (la legge del 2019 che istituisce una corsia veloce per le indagini sulle violenze alle donne e ai bambini) funziona moderatamente. Ma la voce delle donne ancora oggi non è sempre ascoltata e purtroppo una parte della magistratura motiva la riduzione delle pene per i femminicidi con una specie di “comprensione” per le ragioni degli assassini. Eppure la violenza sulle donne è una piaga in questo Paese, dove cala il numero degli omicidi ma resta stabile quello delle donne e spesso insieme a loro anche dei loro figli.

Alessandra Servidori

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