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Editoriali

MATILDE DAMELE

ARTE è DONNA  Matilde Damele

‘Esili’ di Matilde Damele                          
www.matildedamelephotography.com

 Matilde Damele é una fotografa bolognese che ha vissuto quindici anni a New York con il visto di fotogiornalista. Con le nuove leggi sull’immigrazione americana il rinnovo del visto le é stato negato e non le é piú stato permesso il rientro nel paese. Il cambiamento brusco e inaspettato le causa un profondo senso di perdita e dislocamento. In seguito, trasferitasi a Londra dove completa un master di fotografia alla Central Saint Martins University, vede le proprie incertezze e paure nei volti degli immigrati che vivono nel suo quartiere. Da questo sentimento nasce il progetto ‘Esili’  che esplora un senso di non appartenenza alla propria vita, rappresentando un’umanitá  senza dimora emotiva, esiliata dall’ambiente circostante.

Esprime un senso di sradicamento ed estraniamento dalla realtá. Matilde Damele ha selezionato una serie di fotografie scattate nel quartiere dove viveva a nord di Londra e le ha stampate sperimentando il metodo della serigrafia sulla difficile superficie di sacchi neri della spazzatura.  Le immagini in bianco e nero che rappresentano gente ripresa a propria insaputa per la strada, sono poi state esposte dando al sacco di plastica un movimento che rende l’opera sculturale. La qualitá fragile delle stampe e l’uso del sacco della spazzatura per la rappresentazione del tema dell’esilio vuole mettere in risalto il fatto che le vite degli individui sono effimere e spesso vengono trattate come rifiuti, senza valore da parte di chi ha potere e autoritá. Nel 2017 ‘Esili’ ha vinto il premio Clifford Chance Printmaking offerto dalla Marlborough Gallery di Londra e nel 2019 dopo aver partecipato a Photo London é stato considerato dal quotidiano The Guardian tra le opere fotografiche piú innovative in esposizione.

 
www.matildedamelephotography.com

 

Confindustria e Ance : non servono nuove leggi serve tagliare e abrogare

https://www.startmag.it/economia/semplificazione-quello-che-serve-alle-imprese-per-ripartire/?ct=t(RSS_EMAIL_CAMPAIGN)     Alessandra Servidori  27 giugno 2020

 NON SERVONO NUOVE LEGGI, SERVE TAGLIARE ED ABROGARE.

SEMPLIFICAZIONE:  PER FAVORIRE LA RIPARTENZA DELLE IMPRESE E DEL LAVORO VUOL DIRE TOGLIERE NON AGGIUNGERE

CONFINDUSTRIA E Ance  EMILIA-ROMAGNA PROPONGONO INTERVENTI CONCRETI E IMMEDIATI.

Hanno deciso riuniti in conclave un approccio molto concreto  per intervenire in modo diretto con soluzioni che possano avere una ricaduta immediata sulle imprese.  In questa fase l’obiettivo di alleggerire gli adempimenti e gli oneri burocratici per cittadini ed imprese è ritenuto prioritario sia dal Governo, che ha in agenda un decreto dedicato alla semplificazione, sia dalla Regione Emilia-Romagna, che sta definendo un pacchetto di provvedimenti in attuazione del programma di mandato presentato dal Presidente Bonaccini.Negli anni l’apparato burocratico si è talmente stratificato che, invece di proporre nuove norme, hanno  preferito individuare interventi circoscritti, immediatamente operativi e utili per semplificare la vita delle imprese. In sintesi, la parola giusta è  togliere e non aggiungere, non serve fare una legge di semplificazione per semplificare. La semplificazione deve essere la priorità trasversale dell’azione del Governo regionale e tratto qualificante del prossimo Patto per il lavoro e il clima. Siamo di fronte alla più dura recessione economica dal dopoguerra:  la possibilità di una ripresa sostenuta dell’economia e dell’occupazione passa dalla capacità di rilanciare tutto il potenziale di crescita dell’economia, liberando le energie positive di cui le imprese ed il territorio sono così ricche. Nel settore dell’edilizia ci sono norme obsolete che di fatto impediscono la rigenerazione urbana: norme di 50 anni fa pensate per le città in espansione, che non si conciliano con le esigenze di regolazione dello sviluppo urbano moderno e con le esigenze di limitare il consumo di suolo . Riconoscere l‘interesse pubblico agli interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana sarebbe il primo passo da compiere. Sul fronte delle opere pubbliche, serve un unico Prezziario regionale cogente per tutti gli appalti pubblici, da Piacenza a Rimini.Gli ambiti tematici su cui intervenire rappresentano da un lato aree strategiche come innovazione, internazionalizzazione, formazione, digitalizzazione, ambiente, dall’altro settori fondamentali per il rilancio economico come l’edilizia e costruzioni. Ogni proposta che Confindustria e Ance sostiene  individua il livello di competenza, la fonte normativa da modificare e l’organo competente.Attraverso la digitalizzazione è possibile attuare immediate semplificazioni, dalla possibilità di rendere strutturale la raccolta della documentazione aziendale firmata digitalmente sino all’effettiva condivisione di tutti i documenti da parte delle amministrazioni pubbliche.La formazione, l’innovazione e l’internazionalizzazione sono driver fondamentali per il rilancio dell’economia sui quali la Regione ha una forte leva di intervento. In questi ambiti le imprese devono poter contare su strumenti di sostegno sempre più fruibili. Le proposte riguardano la semplificazione delle procedure di accesso, la riduzione dei tempi di istruttoria e finanziamento dei bandi, un maggiore utilizzo dei cosiddetti bandi “a sportello”. Anche l’ambiente e l’edilizia, ambiti di intervento di stretta competenza regionale, possono assumere un ruolo centrale per lo stimolo degli investimenti.  Sull’ambiente le proposte, volte a preservare la tutela ambientale, sono molteplici: l’estensione a tutti i settori delle semplificazioni per le imprese in regime di “AIA-Autorizzazione Integrata Ambientale” previste ad oggi solo per gli impianti ceramici; la semplificazione delle autorizzazioni per recuperare e riqualificare le aree delle ex cave; l’accelerazione dei tempi procedurali per le imprese in possesso di certificazioni ambientali, così anche da incentivare le aziende ad ottenere la registrazione EMAS e ISO 14001.Nel settore dell’edilizia gli interventi praticabili in tempi celeri sono numerosi. In particolare, in questo campo i soggetti deputati ad autorizzare un intervento sono molteplici, con un inevitabile allungamento di tempi ed aumento di costi.  Occorre unificare gli Sportelli Unici Edilizia e Sportelli Unici Attività Produttive, semplificare i cambi di destinazione d’uso, garantire la possibilità di utilizzo immediato dei bonus casa, ecobonus e sismabonus.Il riferimento costante delle proposte di Confindustria Emilia-Romagna e Ance Emilia-Romagna è quello di portare a sintesi due esigenze fondamentali per lo sviluppo dell’Emilia-Romagna: l’obiettivo di sostenere lo sviluppo economico e produttivo con quello di garantire la sostenibilità ambientale e offrire nuove opportunità di investimenti e di lavoro, in un quadro di vera collaborazione e responsabilità condivisa con le Istituzioni.

 

 

 

Sentenza Corte Costituzionale pensione inabilità

 Sentenza C C pensioni inabilità 

https://www.ilsussidiario.net/news/inabilita-286-euro-non-bastano-il-caos-delle-pensioni-e-il-peso-sui-conti-dellinps/2040467/

 Alessandra Servidori

285,66 euro mensili, previsti dalla legge per le persone totalmente inabili al lavoro per effetto di gravi disabilità, non sono sufficienti a soddisfare i bisogni primari della vita. È perciò violato il diritto al mantenimento che la Costituzione (articolo 38) garantisce agli inabili. Lo ha stabilito la Corte costituzionale nella camera di consiglio esaminando una questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d’appello di Torino, che già  in passato ha ritenuto l’assegno dei pensionati invalidi al 100% previsto dalla normativa vigente “insufficiente a garantire il soddisfacimento delle elementari esigenze di vita” e che già aveva sollevato il caso definendo non corretta la differenza d’importo tra la pensione di invalidità (286,81 euro) e l’assegno sociale (459,83 euro). Il caso  che ha dato origine alla sentenza nasce da una persona affetta da tetraplegia spastica neonatale, incapace di svolgere i più elementari atti quotidiani della vita e di comunicare con l’esterno. La Corte ha ritenuto che un assegno mensile di soli 285,66 euro sia manifestamente inadeguato a garantire a persone totalmente inabili al lavoro i “mezzi necessari per vivere” e perciò violi il diritto riconosciuto dall’articolo 38 della Costituzione, secondo cui “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”. È stato quindi affermato che il cosiddetto “incremento al milione” (pari a 516,46 euro) da tempo riconosciuto, per vari trattamenti pensionistici, dall’articolo 38 della legge n. 448 del 2011, debba essere assicurato agli invalidi civili totali, di cui parla l’articolo 12, primo comma, della legge 118 del 1971, senza attendere il raggiungimento del sessantesimo anno di età, attualmente previsto dalla legge. Conseguentemente, questo incremento dovrà d’ora in poi essere erogato a tutti gli invalidi civili totali che abbiano compiuto i 18 anni e che non godano, in particolare, di redditi su base annua pari o superiori a 6.713,98 euro. La Corte ha stabilito che la propria pronuncia non avrà effetto retroattivo e dovrà applicarsi soltanto per il futuro, a partire dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale. Resta ferma la possibilità per il legislatore di rimodulare la disciplina delle misure assistenziali vigenti, purché idonee a garantire agli invalidi civili totali l’effettività dei diritti loro riconosciuti dalla Costituzione. Dunque  se sono troppo bassi gli importi attuali, vi sarebbe di conseguenza una modifica sostanziale degli importi stabiliti per legge e l’eventuale aumento degli assegni delle pensioni di invalidità totale potrebbe pesare in maniera significativa sulle casse dell’Inps. Regna una confusione totale sulla materia delle pensioni  e riteniamo utile dare alcune informazioni  su tutte le tipologie  :

Pensioni previdenziali :

-vecchiaia: è il trattamento a cui ha diritto chi ha raggiunto l’età pensionabile (indicata dalla legge) ed è in grado di far valere il requisito minimo di anzianità di servizio richiesto (ora 20 anni).

-        anzianità: è un trattamento di vecchiaia anticipato (early retirement). All’origine era solo una pensione a base contributiva che prescindeva dall’età anagrafica del soggetto (35 anni di versamenti effettivi e figurativi nel lavoro dipendente  privato e autonomo; 25 anni per il personale degli enti locali e sanità, 20 anni per gli statali; ulteriori decurtazioni erano previste per le dipendenti pubbliche coniugate e con prole). In seguito, dopo una serie di interventi di carattere emergenziale e temporaneo, sono stati introdotti, a partire dal 1996, requisiti anagrafici.

-        invalidità : :  è il trattamento riconosciuto al lavoratore che, in conseguenza di infermità o difetto fisico perde in parte la capacità lavorativa in attività confacenti alle proprie attitudini (legge n.222/1984).

-         inabilità:  è il trattamento riconosciuto al lavoratore che, in conseguenza di infermità o difetto fisico perde totalmente ( al 100%) la capacità lavorativa in attività confacenti alle proprie attitudini (legge n.222/1984).

-        Superstiti: è il trattamento riconosciuto agli aventi diritto (perché a suo carico) del lavoratore o del pensionato defunto.

 -Pensioni indennitarie: rendite per infortuni sul lavoro e malattie professionali e pensioni di guerra comprensive degli assegni di Medaglia d'oro. La caratteristica di queste pensioni è di indennizzare la persona per una menomazione, secondo il livello della stessa, o per morte (in tal caso la prestazione è erogata ai suoi superstiti) conseguente ad un fatto accaduto nello svolgimento di un’attività lavorativa. L’entità della prestazione non è correlata agli anni di versamento contributivo, bensì è funzione del danno subito e della retribuzione percepita.

 

-        -Pensioni assistenziali: prestazioni costituite da pensioni di guerra, ai non vedenti civili, ai non udenti civili e agli invalidi civili e dalle pensioni o assegni sociali ai cittadini ultrasessantacinquenni, sprovvisti di reddito o con reddito insufficiente. La caratteristica principale di queste pensioni è di garantire un reddito minimo a persone incapaci di procurarselo a causa di menomazioni congenite o sopravvenute o semplicemente per età avanzata. Si tratta, in ogni caso, di pensioni non collegate ad alcun sistema di contribuzione. Sono incluse, nell’aggregato, anche le indennità di accompagnamento (che peraltro non sono pensioni) corrisposte come sostegno per l’incapacità di attendere agli atti della vita quotidiana propri dell’età.

-Pensioni di benemerenza: assegni vitalizi e ad ex combattenti insigniti dell'ordine di Vittorio Veneto e assegni di Medaglia e Croce al valor militare. Si tratta, in ogni caso, di pensioni non collegate ad alcun sistema di contribuzione

INNOVAZIONE E PARI OPPORTUNITÀ a cura di Alessandra Servidori Studiose insieme contro il Virus e oltre

                

Nuova professionalità Giugno 2020   

INNOVAZIONE E PARI OPPORTUNITÀ
a cura di Alessandra Servidori
Studiose insieme contro il Virus e oltre

L’emergenza virale nel nostro Paese ha finalmente portato alla luce il grande lavoro e lo straordinario merito delle donne nella ricerca scientifica e nell’azione concreta: abbiamo un  crescente numero di donne affermate   che forniscono   quei modelli che finora mancavano alle bambine, e che possono dar loro fiducia e stimoli ad eguagliarle. Fino ad un recente passato le scienze, e in particolare le cosiddette scienze "dure" come matematica e fisica , e ancora oggi,richiedono una preparazione di base, senza la quale è quasi impossibile progredire. Solo quelle poche favorite dall'avere un padre, un fratello o un marito scienziato disposto a condividere le proprie cognizioni, potevano farsi una cultura scientifica. Basta ricordare che ancora all'inizio del XX secolo in molti paesi europei alle ragazze era precluso l'accesso alle università ed anche ai licei. Oggi solo nel campo dell'astronomia sono più di 2000, ed in ogni campo dei sapere le ricercatrici universitarie superano il 50%, con punte del'80% nelle facoltà umanistiche, del 60% in quelle di scienze biologiche, dal 30 al 40% nelle scienze abiologiche, più dei 50% nelle matematiche, mentre sono ancora al di sotto dei 20% in facoltà come ingegneria e agraria. ).  Oggi sono numerosissime le astrofisiche di fama internazionale che guidano gruppi di ricerca nei più svariati campi, dalla fisica stellare alla cosmologia, e delle più svariate nazionalità. Si può stimare che in tutto il mondo rappresentino dal 25 al 30% di tutti gli astronomi e astrofisici. Altrettanto numerose sono le scienziate nel campo della biologia e delle scienze mediche, molte insignite di premio Nobel. Per tutte ricordiamo Rita Levi- Montalcini (1909) premio Nobel per la medicina nel 1986. Sebbene oggi i contributi delle donne alla scienza vengano riconosciuti, resta il fatto che le scienziate per emergere devono generalmente lavorare di più dei loro colleghi e devono ancora superare numerosi pregiudizi, che, contrariamente a quanto si crede, sono maggiori nei paesi anglosassoni che non in quelli latini. Malgrado i grandi progressi fatti dalle donne, ci sono ancora notevoli disparità nel mondo del lavoro, della politica e della ricerca. Nelle università per esempio le ricercatrici sono ormai più della metà di tutti i ricercatori, ma appena si passa al livello superiore, quello dei professori associati, le donne sono meno del 30% e al più alto livello dei professori ordinari sono appena il 10%. Oggi nell’emergenza moltissime scienziate si stanno meritando il riconoscimento per il grande lavoro che fanno nei laboratori, negli ospedali, nelle università .E non si fermano. Ho in corso una collaborazione con un gruppo di ricercatrici giovani e tenaci con le quali via skipe stiamo mettendo in fila le tante iniziative che insieme possiamo portare avanti in un sistema interdisciplinare dove la ricerca medica e la giurisprudenza possono egregiamente collaborare. Si tratta di un percorso che coinvolge chi scrive e dunque i miei studi e il mio corso su politiche attive di Pari Opportunità nel lavoro pubblico privato e autonomo , collegato a Unimore ,l’Azienda Usl - IRCCS di Reggio Emilia  di tre giovani medici,ricercatrici,terapiste occupazionali per un sostegno dei pazienti oncologici al lavoro.

L'obiettivo principale del progetto nato e seguito dalle tre ricercatrici impegnate è quello di facilitare il mantenimento del posto di lavoro e il reinserimento lavorativo dei pazienti oncologici occupati al momento della diagnosi attraverso il supporto della rete multidisciplinare socio-sanitaria, organizzata all'interno del progetto stesso. L’intervento è personalizzato a seconda delle esigenze e degli obiettivi dei singoli pazienti. Le azioni di riabilitazione oncologica e gli interventi di sostegno sono orientati oltre che a un complessivo recupero fisico e psichico, alla reintegrazione e partecipazione sociale.Il progetto è  iniziato a novembre 2017. Nel 2014, il programma di accreditamento dell’Organization of European Cancer Institutes (OECI) fece la raccomandazione all’Azienda USL - IRCCS di Reggio Emilia di attivare dei percorsi che avessero l’obiettivo di facilitare la partecipazione sociale dei pazienti oncologici. La Direzione Medica di Presidio Ospedaliero dell’Azienda incaricò i professionisti della riabilitazione della Unità Operativa di Medicina Fisica e Riabilitativa della medesima azienda di sviluppare delle azioni che avessero l’obiettivo di perseguire tale raccomandazione. Considerando la vastità di questo tema, il piano di miglioramento ideato si focalizzò sul tema del reinserimento lavorativo dei pazienti oncologici. Questa decisione fu presa in virtù del fatto che circa il 50% delle nuove diagnosi e più di 1/3 dei pazienti oncologici lungo-sopravviventi (cancer survivors) sono in età lavorativa. Decisero di indagare il tema del reinserimento lavorativo dei pazienti oncologici attraverso una revisione sistematica della letteratura europea  e uno studio epidemiologico nella Provincia di Reggio Emilia.Le ricercatrici tramite il loro studio sono giunte a interessanti  considerazioni:1. Dalla revisione sistematica della letteratura europea (PMID: 29845421) è emerso che il range di rientro al lavoro varia dal 60% al 92% per i pazienti che erano occupati alla diagnosi, dal 39% al 77% per coloro che, invece, erano privi di occupazione alla diagnosi. Inoltre, non sono stati trovati degli studi condotti dai Paesi dell’Europa Meridionale, sottolineando la necessità di raccogliere velocemente i primi dati inerenti questo argomento ancora poco conosciuto. Per questo motivo decisero le tre ricercatrici di condurre uno studio epidemiologico nella nostra Provincia.2. Dallo studio epidemiologico condotto nella Provincia di Reggio Emilia (PMID: 31129762) hanno saputo  che il 95% dei soggetti intervistati (diagnosi di tumore maligno infiltrante nell’anno 2012, buon prognosi di malattia e occupati alla diagnosi) è rientrato al lavoro; tuttavia, quasi il 50% ha riferito problematiche durante il reinserimento.Hanno dunque  osservato che lo stato civile, il guadagno e l’aver fatto chemioterapia sono fattori che incidono significativamente sul rientro al lavoro. Inoltre, rispetto ai fattori correlati al lavoro sappiamo che i soggetti che non sanno se lavorano per un’azienda pubblica o privata sembrano percepire maggiori difficoltà, così come i lavoratori a tempo determinato. Gli ultimi risultati inerenti altri fattori lavorativi sono in fase di submission e   si può anticipare che l’orario di lavoro e l’impegno fisico sembrano influire sul reinserimento lavorativo. 

Contemporaneamente al percorso di ricerca, le ricercatrici hanno cercato fondi e intercettato il bando Welfare di Comunità (Welcom) della Fondazione Pietro Manodori di Reggio Emilia. Il bando Welcom nasce per intercettare e sostenere le fragilità diffuse, promuovendo iniziative per migliorare la qualità della vita sul territorio reggiano progettando servizi innovativi, di concerto con tutti gli attori locali: servizi sociali e sanitari, scuole, imprese, banche, terzo settore. http://www.fondazionemanodori.it/2017/10/16/aperto-il-bando-welcom/. Da gennaio a giugno 2017 hanno  lavorato insieme ad altri 15 enti locali e hanno  presentato un progetto di rete socio-sanitaria che ha preso il nome di UNAMANO. Il progetto è stato condiviso con i professionisti sanitari della Provincia di Reggio Emilia, le associazioni di volontariato, le associazioni di categoria (Unindustria, Unioncoop, Legacoop, CNA e Confcooperative) e con gli enti sindacali (CGIL e UIL, oltre a CISL che fa parte della rete del progetto) del territorio. Inoltre, hanno  presentato UNAMANO al Collocamento Mirato di Reggio Emilia alle Farmacie Comunali Riunite e a tanti altri servizi territoriali locali.  Le studiose hanno raccolto dati parziali molto interessanti dei quali renderanno noti i risultati a percorso ultimato. Per quanto riguarda l’impegno di chi scrive oggi si tratta di coniugare le molteplici iniziative che separatamente abbiamo sviluppato unendo ordinatamente l’esperienze per proseguire pragmaticamente ad intercettare aziende private e pubbliche interessate a coinvolgere sia i loro responsabili delle risorse umane sia i loro dipendenti e le loro famiglie per organizzare momenti di sensibilizzazione, informazione e formazione sulle opportunità che sia dal punto normativo che territoriale si possono sviluppare per offrire un servizio multidisciplinare  costante alla popolazione. Come tavolo interdisciplinare per le malattie professionali  che ha sede a Bologna , nel quale rappresento Unimore,TutteperItalia,il Comune di Bologna, abbiamo prodotto 3 guide a opuscolo : uno sulle patologie oncologiche ingravescenti e invalidanti,una sui caregivers,una sulle malattie mentali, che si possono distribuire gratuitamente in tutti i posti di lavoro e che rappresentano sussidi fondamentali e aggiornati sui diritti e i doveri delle lavoratrici lavoratori e loro familiari che di seguito si possono riprodurre.

 Patologie oncologiche https://www.dire.it/wp-content/uploads/2017/09/Guida-patologie-oncologiche.pdf- Caregiver familiari https://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-guida-cargiver.pdf-Malattie mentali http://www.tutteperitalia.it/tutteperitalia/editoriali2/706-aiutiamoci.Teniamo conto che è importantissimo per le lavoratrici e i lavoratori sapere cosa prevede la normativa giuslavoristica e sanitaria  sulla  malattia professionale  che è una patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo (causa diluita e non causa violenta e concentrata nel tempo). La stessa causa deve essere diretta ed efficiente, cioè in grado di produrre l’infermità in modo esclusivo o prevalente: il Testo Unico, infatti, parla di malattie contratte nell’esercizio e a causa delle lavorazioni rischiose. È ammesso, tuttavia, il concorso di cause extraprofessionali, purché queste non interrompano il nesso causale in quanto capaci di produrre da sole l’infermità.
Per le malattie professionali, quindi, non basta l’occasione di lavoro come per gli infortuni, cioè un rapporto anche mediato o indiretto con il rischio lavorativo, ma deve esistere un rapporto causale, o concausale, diretto tra il rischio professionale e la malattia.Il rischio può essere provocato dalla lavorazione che l’assicurato svolge, oppure dall’ambiente in cui la lavorazione stessa si svolge (cosiddetto “rischio ambientale”). Solo per fare un esempio concreto bisogna essere a conoscenza  che l’Inail eroga prestazioni di sostegno ai lavoratori infortunati o affetti da malattia professionale che, a causa delle conseguenze dell’evento lesivo, vivono situazioni di difficoltà di reinserimento nel proprio ambiente di vita e nel sistema sociale e lavorativo. Con una metodologia di intervento basata su una visione complessiva della persona, che tiene conto delle lesioni funzionali del lavoratore e delle sue esigenze personali, vengono realizzati interventi: per il recupero dell’autonomia, mediante l’erogazione di dispositivi tecnici, l’abbattimento e il superamento delle barriere architettoniche nella propria abitazione e il reinserimento sociale volto a rimuovere gli ostacoli nel contesto familiare e socio-ambientale che impediscono la ripresa dei ruoli sociali;per il superamento e l’abbattimento di barriere architettoniche sui luoghi di lavoro, di adeguamento e adattamento delle postazioni di lavoro e di formazione, mirati al reinserimento lavorativo delle persone con disabilità da lavoro..La realizzazione degli interventi è garantita attraverso la definizione, nell’ambito dell’equipe multidisciplinare, di progetti riabilitativi personalizzati, di reinserimento nella vita di relazione e di reinserimento lavorativo personalizzato. In quest’ultimo caso, la realizzazione degli interventi può essere garantita anche attraverso la definizione di un progetto di reinserimento lavorativo personalizzato proposto dal datore di lavoro, condiviso dal lavoratore e valutato dall’equipe multidisciplinare. O ancora è importantissimo sapere cosa prevede Inps. Al verificarsi della malattia professionale indennizzabile, il lavoratore ha diritto a prestazioni di natura sanitaria (i.e. cure mediche e chirurgiche, soccorsi, fornitura di apparecchi di protesi, ecc.) e a un indennizzo economico.L’entità della prestazione di natura economica erogata dall’INAIL (anche se, invero, è l’INPS che materialmente provvede al pagamento) varia in relazione alle conseguenze della malattia professionale.In caso di inabilità temporanea assoluta al lavoro è assicurata al lavoratore l’assistenza sanitaria ed economica, per tutta la sua durata e senza alcun limite di tempo.Durante l’assenza la retribuzione viene erogata fino al terzo giorno dal datore di lavoro e, successivamente, dall’Inail , anche se la contrattazione collettiva applicata in azienda può comunque prevedere a carico del datore di lavoro l’obbligo di corrispondere un trattamento economico integrativo dell’indennità INAIL per tutta la durata del periodo di conservazione del posto di lavoro.In caso di inabilità permanente parziale o assoluta al lavoro trova applicazione il sistema indennitario previsto per il danno biologico, per cui la prestazione economica viene determinata in relazione ai gradi di danni permanente, prevedendo - oltre la soglia della franchigia (invalidità fino al 6%) - un indennizzo in capitale per i postumi che determinino una invalidità fino al 16% e un indennizzo in rendita per le invalidità di entità più grave. Tornando al felice incontro tra chi scrive e il gruppo di ricercatrici stiamo proseguendo individuando le possibili aree di collaborazione: Interpretazione dei risultati ottenuti dalla ricerca, con particolare riferimento ai fattori correlati al lavoro risultati significativi trà i soggetti che non conoscono la natura della propria azienda sono categorie a rischio, come possiamo interpretare questo dato e come possiamo intercettarli?Coinvolgimento delle aziende: come procedere e cosa misurare?In buona sostanza misurare i costi vs i benefici del progetto: come garantire la sostenibilità del progetto nel lungo periodo.

 Alessandra Servidori NUOVA PROFESSIONALITA' FASCICOLO Giugno

18 Giugno 2020 Proposte di occupazione femminile

Donne e Lavoro IN EPOCA Covid

GIOVEDÌ 18 GIUGNO 2020, ore 16.45 –18.30

La partecipazione delle donne al mercato del lavoro italiano, con il tasso di occupazione femminile tra i più bassi d'Europa, rappresenta ancora un obiettivo importante da raggiungere per il nostro Paese e le nostre imprese. Legato a questo, restano centrali i temi inerenti le politiche per il supporto alla famiglia ed il superamento di modelli socioculturali in cui la maggior parte delle attività collegate alla cura della casa e dei figli è svolta dalle donne. Infine, cosa è accaduto in questo periodo di emergenza Covid? Ne parliamo con autorevoli esperti che ci offriranno spunti, riflessioni e testimonianze con il fine di acquisire strumenti e aggiornamenti per le imprese e le direzioni delle risorse umane.

WEBINAR RISERVATO

AGLI ASSOCIATI GIDP ED ALLE

AZIENDE CLIENTI JOB FARM

GLI ASSOCIATI GIDP PER ISCRIVERSI E RICEVERE LE ISTRUZIONI PER PARTECIPARE AL WEBINAR DEVONO GENTILMENTE INVIARE UNA MAIL A

 

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L'incontro sarà videoregistrato. Chi non volesse essere ripreso dovrà tenere telecamera spenta. Gli audio e video potranno essere diffusi sui social di Job Farm e GIDP

16.45 SALUTI INTRODUTTIVI

 

PAOLO CITTERIO, Presidente GIDP/HRDA

 

MARINA VERDERAJME, Presidente JobFarm

 

17.00 LE DONNE E IL LAVORO AI TEMPI DEL COVID

 

ALESSANDRA SERVIDORI, Professoressa Diritto del lavoro Unimore, 

componente del Network ESN –UE (Europe Service Social).

Collabora con il Ministero del Lavoro e Politiche sociali

 

ALESSANDRA CASARICO, Professoressa di Scienza delle Finanze

Università Bocconi, esperta di occupazione femminile

 

17.30 DONNE IN CARRIERA IN EPOCA COVID – TESTIMONIANZE AZIENDALI

 

ISABELLA AVANTIFIORI, Direttore Finanziario Interexpo Shipping Srl

 

MARTA SIGNORE, HR&FM Director Koelliker Group

 

18.00 LE TUTELE DELLE DONNE LAVORATRICI

 

ROBERTA MUSU, Responsabile Coordinamento Pari Opportunità

UILCOM Nazionale

 

18.15 Dibattito e domande

 

MODERA SIMONE PIVOTTO, Responsabile Alta Formazione JobFarm

 

 

 

 

COVID UE : medicinali assicurati a tutti gli Stati

https://formiche.net/2020/06/parlamento-commissione-covid-stati-membri/ 10 giugno 2020-06-10

Alessandra Servidori

Il Parlamento il Consiglio e la Commissione hanno deliberato una risoluzione sulla  questione estremamente sensibile della carenza di medicinali, e la crisi sanitaria della Covid-19,poichè con l'aumento improvviso e amplificato della domanda globale, si è accentuato il fenomeno ricorrente di carenza di medicinali e di attrezzature mediche in Europa, una situazione ben nota agli operatori sanitari e ad alcuni pazienti che convivono con questa minaccia per la loro salute. Le carenze di scorte e le tensioni nell'approvvigionamento riguardano principalmente i prodotti chimici poco costosi e semplici da produrre e i medicinali "maturi". Tali fenomeni sono aumentati di 20 volte tra il 2000 e il 2018, e di 12 volte dal 2008, il che comporta un indebolimento dei sistemi sanitari degli Stati membri e rischi considerevoli per la sicurezza dei pazienti. Le carenze riguardano in particolare i medicinali antitumorali, gli antibiotici, i vaccini, gli anestetici, i trattamenti per l'ipertensione, le malattie cardiache e le malattie del sistema nervoso.Tra questi medicinali, gli antitumorali (chemioterapia), gli antinfettivi (vaccini) e i medicinali per il sistema nervoso (antiepilettici, medicinali antiparkinson) rappresentano da soli oltre la metà di quelli per cui si registrano carenze. La crisi sanitaria della Covid-19 ha inoltre messo in luce una dipendenza sempre maggiore dell'Unione europea da paesi terzi, segnatamente Cina e India. Se da un lato le cause di queste carenze sono molteplici (difficoltà di produzione o problemi che incidono sulla qualità dei medicinali, domanda imprevista dovuta a improvvise epidemie virali o catastrofi naturali, problemi nelle catene di approvvigionamento ecc.), la delocalizzazione della produzione di sostanze attive ma anche di prodotti finiti ha notevolmente indebolito la sovranità degli Stati membri. Secondo l'Agenzia europea per i medicinali, il 40 % dei medicinali finiti commercializzati nell'UE proviene da paesi terzi e l'80 % dei principi attivi dei medicinali è fabbricato in Cina e in India, dal momento che il ricorso massiccio a subappaltatori in Asia per la produzione delle materie prime rappresenta l'unico modo di realizzare risparmi in considerazione del costo del lavoro inferiore e della presenza di norme ambientali meno rigorose. La compressione dei prezzi e la massificazione della domanda si sono tradotte in una concentrazione dell'offerta, sicché per molte molecole oggi esistono solo due o tre fornitori in Asia e qualsiasi contingenza produttiva porta a interruzioni della fornitura se nessun sito è in grado di subentrare. La sanità pubblica è divenuta un'arma geostrategica che può mettere in ginocchio un continente. La nostra perdita di sovranità si è manifestata con l'attuale pandemia. Sebbene l'assistenza sanitaria sia di competenza dei singoli Stati membri, spetta all'Unione europea, a norma dell'articolo 168 TFUE, coordinare e completare l'azione nazionale, adoperarsi per garantire ai cittadini europei servizi sanitari di qualità, proteggerli dalle minacce per la salute, rafforzare la vigilanza nonché la preparazione alle epidemie e al bioterrorismo migliorando altresì la capacità di reagire alle nuove sfide per la salute come ad esempio i cambiamenti climatici. Sono necessarie una maggiore cooperazione e consultazione per migliorare l'efficacia e la  capacità di risposta di cui i cittadini europei hanno bisogno. Tale cooperazione si è concretizzata al culmine dell'epidemia, in particolare con il trasferimento di pazienti tra Stati membri in un momento in cui alcune capacità ospedaliere raggiungevano la saturazione. Deve ora essere strutturata e sostenuta, e la lotta contro le carenze deve fungere da catalizzatore La risposta europea alla carenza di medicinali deve basarsi su tre pilastri: recuperare la propria sovranità in ambito sanitario garantendo l'approvvigionamento, rafforzare l'azione europea per coordinare e completare in modo più efficace le politiche sanitarie degli Stati membri e rafforzare la cooperazione tra questi. Recuperare la sovranità sanitaria nel quadro di un'integrazione europea rafforzata. Ciò presuppone in primo luogo la rilocalizzazione all'interno dell'Unione europea della produzione di principi attivi e prodotti finiti per farmaci di interesse sanitario e strategico, per i quali un'interruzione nella fornitura comporta un rischio vitale e immediato per i pazienti affetti da una patologia grave, in assenza di alternative terapeutiche raccomandate dalle autorità. A tal fine, sarebbe opportuno adottare misure forti: · favorire le attività di rilocalizzazione e autorizzare gli aiuti di Stato (incentivi fiscali e finanziari) per incoraggiare l'industria a mantenere la produzione in Europa, dalla fabbricazione della molecola al confezionamento e alla distribuzione, e provvedere a una mappatura dei potenziali siti di produzione in seno all'Unione; · rendere la sicurezza dell'approvvigionamento un criterio prioritario nelle gare d'appalto, con la Commissione che raccomanda agli Stati membri il miglior offerente; · creare uno o più stabilimenti farmaceutici europei senza scopo di lucro, che siano in grado di produrre determinati medicinali di interesse sanitario e strategico in situazione di criticità (fragilità della filiera produttiva con una sola linea di produzione o con un ingrediente particolarmente difficile da ottenere) o non più redditizi per le aziende farmaceutiche; · rendere il nostro continente all'avanguardia nell'innovazione dei trattamenti del futuro. I programmi di ricerca europei sono tra i migliori al mondo e devono poter contare su un maggiore sostegno da parte dell'Unione europea, sia dal punto di vista finanziario che in termini di coordinamento, condivisione dei risultati e fornitura di informazioni essenziali. I programmi europei di ricerca sui trattamenti e i vaccini contro la Covid-19 sono l'esempio di ciò che l'Unione europea dovrà fare in futuro: svolgere un maggior numero di ricerche congiunte, coprendo una gamma più ampia di settori. L'Unione europea dispone degli strumenti, delle infrastrutture e dei ricercatori per essere il continente leader nella ricerca medica e nelle innovazioni in materia di trattamenti e dispositivi medici. Diversificando le nostre risorse, riapprendendo a produrre principi attivi nell'Unione Europea e investendo massicciamente in ricerca e innovazione, bioeconomia e biotecnologia, sarà possibile sviluppare e produrre medicinali per il futuro. Rafforzare l'azione europea per coordinare e completare in modo più efficace le politiche sanitarie degli Stati membri · Prevenendo le tensioni e le crisi sanitarie con l'istituzione di una riserva strategica europea di medicinali di interesse sanitario e strategico, sul modello del meccanismo rescEU introdotto dalla Commissione europea. L'obiettivo è quello di sviluppare una serie di strategie sanitarie a livello europeo, con un paniere comune di medicinali e vaccini prioritari e prezzi armonizzati. Tale riserva consentirà agli Stati membri di far fronte ad eventuali tensioni nelle catene di approvvigionamento. · Facendo un uso più sistematico di una politica di acquisti comuni al fine di ridurre i costi di determinati medicinali e attrezzature. È più facile negoziare con i fornitori quando si rappresentano 446 milioni di persone. · Assicurando una maggiore trasparenza nella catena di distribuzione con l'introduzione una gestione centralizzata, garantendo maggiore trasparenza da parte di tutti gli attori del settore, rendendo le aziende farmaceutiche, i produttori delle sostanze di base e i distributori più responsabili, a fianco delle autorità di gestione e di marketing. Le conseguenze in termini di sanità pubblica legittimano le particolari esigenze delle autorità pubbliche, in particolare per quanto riguarda le scorte di medicinali cosiddetti "strategici", dato che le aziende farmaceutiche di solito lavorano sulla base di un sistema "just in time". Rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri · Gestendo in tempo reale le scorte di medicinali disponibili in ciascuno Stato membro ed evitando la costituzione di scorte eccessive. Il commissario per la Salute dovrebbe essere in grado di dirigere una "task force", in collaborazione con l'Agenzia europea per i medicinali, le agenzie nazionali e l'industria, al fine di anticipare le tensioni sulle scorte e di regolamentare, all'interno del mercato unico, la circolazione dei medicinali in base alle esigenze di ogni Stato membro. Questa forma di solidarietà e di coordinamento europeo deve ora diventare realtà. · Semplificando la legislazione e introducendo, nel contesto della crisi, una flessibilità delle misure normative per limitare le carenze e facilitare la circolazione dei medicinali tra gli Stati membri, ad esempio l'accettazione di diversi formati di imballaggio, la procedura di riutilizzo volta a consentire ai titolari di un'autorizzazione all'immissione in commercio di ottenere l'approvazione in un altro Stato membro, il prolungamento dei termini di decadenza, l'utilizzo di medicinali veterinari, l'autorizzazione di un certo coordinamento tra le aziende senza timore di intese anticoncorrenziali, ecc. · Introducendo strumenti digitali e innovativi che consentano la condivisione delle informazioni sulle carenze di medicinali e di attrezzature mediche negli Stati membri. L'elaborazione di una vera strategia per il settore farmaceutico e industriale deve consentire all'Unione europea di recuperare la propria sovranità in ambito sanitario, investire nella ricerca avanzata per essere il continente dell'innovazione e dell'eccellenza in ambito sanitario.  Indicazioni preziose per la programmazione del rafforzamento della rete sanitaria italiana.

Occupazione femminile stroncata dal covid e dalla politica

Alessandra Servidori     www.il sussidiario.net 7 giugno 2020

 

“L’Italia ha affrontato con disciplina straordinaria l’emergenza Coronavirus grazie all'impegno delle famiglie e in particolare delle donne che hanno svolto un lavoro eccezionale in questi due mesi.” E’ una litania ormai divenuta ricorrente e  paternitalistica molesta, quando ne hai la consapevolezza, ma la politica e il sistema sociale non si modificano e continuano ad umiliare e a sfruttare questa situazione in cui il bollettino della disoccupazione femminile in Italia denuncia sofferenze e abbandono del mercato del lavoro soprattutto delle giovani mamme. La cosidetta conciliazione tra vita e lavoro così osannata dai media attraverso lo smart working rappresenta un carico di impegno assolutamente gravoso al punto tale che diventa impossibile ricorrere a questa modalità con i servizi educativi chiusi i figli in casa,i piccoli da accudire i più grandi da aiutare a riempiere il vuoto del gioco sociale o dei compiti fatti a distanza con il computer. I dati ufficiali  recentissimi sono disastrosi : la disoccupazione ed esclusione delle donne dal lavoro, vede una forbice  del 10% rispetto alla media UE e con la riapertura  dopo il vuoto vi sono settori tradizionalmente a occupazione femminile come il turismo, il commercio e la ristorazione in grave difficoltà ma anche la logistica che rappresenta un comparto strategico per il sistema-Paese .Vi è una richiesta diffusa di liquidità, credito e semplificazione delle procedure del sistema aziendale con la prudenza  e  le norme di sicurezza richieste ma l’economia  stenta a riprendersi e la partecipazione dei generi al mercato del lavoro è talmente diversa da configurare due diversi mercati, caratterizzati da diverse entità quantitative, da diverse tipologie contrattuali, forme di occupazione e relativo livello di stabilità, da differenti settori economici di occupazione e, al loro interno, anche da ruoli, professioni e qualifiche ricoperte.Uno strumento particolarmente versatile, idoneo a ridurre le disuguaglianze di genere e a identificare strumenti condivisi di conciliazione tempi di vita-tempi di lavoro è la contrattazione collettiva, con particolare riferimento a quella aziendale. La questione della condizione occupazionale femminile bisogna affrontarla  solo mediante interventi di sostegno alla natalità e al lavoro di qualità delle donne. La crescita della partecipazione delle donne al mercato del lavoro non può realizzarsi a discapito della qualità dello stesso, come purtroppo si è verificato nei lunghi anni della crisi attraverso una crescita delle occupazioni a bassa retribuzione e l’aumento incontrollato del part time involontario. Il principio di co-genitorialità e di condivisione delle responsabilità del lavoro di cura in tutte le fasi della vita familiare, per renderne effettiva l’affermazione di tale principio, ha bisogno  di azioni che contrastino la perdita economica determinata dal mancato pieno apporto della componente femminile alla crescita e alla competitività, e che intendano il lavoro di cura un investimento di cui beneficia l’intera società. La condizione della donna lavoratrice è soprattutto penalizzata dal difficile bilanciamento  dei tempi di vita e di lavoro, che spinge in basso (49,7% dato ISTAT, contro il 60,4% Ue) la quota dell’occupazione femminile fra i 15 e i 64 anni e che induce il 27% delle donne madri ad abbandonare la propria occupazione alla nascita del figlio, una quota enorme se confrontata a quella maschile (lo 0,5%). Secondo gli ultimi dati Istat c’è un differenziale nel tasso di attività pari a +19,2% a favore degli uomini rispetto alle donne e un differenziale nel tasso di occupazione pari a +18,6% a favore degli uomini. Il divario di genere in termini di lavoro non retribuito (nel quale le donne spendono in media 4 ore e 15 minuti al giorno, contro 2 ore e 16 minuti degli uomini).Vero è che il coronavirus ha rivoluzionato il modo di lavorare degli italiani e la paura della devastante pandemia ha consentito di dribblare le antiche resistenze al cambiamento ed ora aziende e dipendenti si trovano in un mercato del lavoro diverso. E un aspetto importante è l'equilibrio delle famiglie, soprattutto quelle in cui entrambi i coniugi lavorano. Parlare di emergenza familiare equivale a parlare di "lavoro delle donne su cui ricade principalmente la cura dei figli”. E quindi non c’è da stupirsi se l'Italia ha uno dei tassi di partecipazione delle donne al mercato del lavoro tra i più bassi in Europa. L'emergenza di queste settimane fa capire che dobbiamo dotarci di misure di conciliazione vita-lavoro che rendano possibile il lavoro delle donne e sostenere la natalità con fondi diretti alle famiglie perché l'avere dei figli sia una risorsa per tutti e non un costo. Secondo l’Eurostat in Italia esiste un gap retributivo di genere, parametrato sul salario annuale medio, attorno al 43%, di almeno 2 punti percentuali superiore alla media europea (41,1%). La penalizzazione retributiva colpisce ancor più le lavoratrici madri per le rigidità dell’organizzazione del lavoro e per la inadeguatezza del welfare aziendale: il Rapporto annuale INPS 2019 riporta una perdita del 35% dello stipendio delle donne occupate a seguito della nascita di un figlio. E  sempre il Rapporto annuale dell’Ispettorato Nazionale del Ministero del lavoro riconferma con una gravità devastante che le dimissioni volontarie sono drammaticamente delle lavoratrici che denunciano dopo la nascita dei figli l’impossibilità di mantenere il lavoro in mancanza di sostegno dei servizi educativi .E comunque proibitivo  costo da sostenere per la eventuale frequenza dei piccoli agli asii ammesso che ci siano le possibilità di iscriverli poiché in Italia  soprattutto le strutture 0/6 anni sono ancora al di sotto del 30% dei bambini  aventi diritto che è stata indicata come base dalla Ue per assicurare loro l’accoglienza. Secondo i dati della Fondazione consulenti del lavoro, il 13,5 per cento delle italiane occupate non è ancora tornato al lavoro e se l'emergenza persiste, molte saranno costrette a ridurre l'orario di lavoro, a continuare obbligatoriamente il telelavoro o a lasciare il proprio impiego. Se ciò non bastasse, un altro studio condotto dall'Istituto Toniolo dell'Università cattolica di Milano indica che solo la metà degli italiani collabora nelle faccende domestiche durante la quarantena. Inoltre, il 71 per cento degli intervistati di sesso maschile ha dichiarato di essere convinto che, per le donne, "il lavoro è importante, ma quello che vogliono veramente è una casa e dei bambini” In Europa la percentuale di donne inattive a causa di impegni di cura familiari ha raggiunto il 31%, con un peggioramento negli ultimi dieci anni“. La sintesi della situazione attuale rispetto al goal5 di Agenda 2030 secondo Asvis è questa. Donne sottorappresentate nelle posizioni manageriali, pagate meno degli uomini a parità di mansione svolta (un 16% in meno in Europa) e penalizzate pesantemente anche dalla pandemia che, come successo in passato con altre emergenze sanitarie come quella legata alla diffusione di ebola, ha mostrato di ingigantire tutte le disparità esistenti, comprese quelle di genere. Qualcuno dirà che non è il momento di ragionare su questo: ci sono problemi più urgenti, adesso. E invece no. In buona sostanza sono 3 milioni le donne occupate, poco meno di un terzo del totale (9 milioni e 872 mila), con almeno un figlio di età inferiore ai 15 anni. E saranno proprio le mamme (o le donne in generale) bersaglio facile non solo della fase 0, ma anche della fase 2 fino alla fase 2+n.In questi due mesi di lockdown, le donne con figli hanno lavorato più dei papà, visto il loro impiego in servizi essenziali, dove la presenza femminile risulta più alta rispetto alla maschile. Su 100 occupate con almeno un figlio con meno di 15 anni, 74 hanno lavorato ininterrottamente (contro 66 uomini nella stessa condizione), il 12,5% ha ripreso il lavoro dallo scorso 4 maggio, mentre il 13,5% dovrebbe ritornare alla propria attività entro la fine del mese.  E per le lavoratrici che non hanno usufruito del lavoro cd agile come le lavoratrici meno qualificate  dovranno tornare in sede oltre che accudire i figli: sono 1 milione 426 mila (il 48,9% delle lavoratrici mamme), di queste circa 710 mila percepiscono uno stipendio netto inferiore ai 1.000 euro. Del resto, il dato dell’ispettorato del lavoro ci dice  che  il 27% delle donne lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio. Come a dire che la cura dei figli è solo delle mamme. I dati poi delle lavoratrici che   figli o parenti disabili è tragico poiché i permessi retribuiti sono ancora troppo pochi e soprattutto la legge che ha riconosciuto i caregiver nel 2017 giace immobile senza regolamento per usare il Fondo di 25 milioni all’anno ( sono già otre 75 milioni congelati) per poter avere un sollievo per le cure al congiunto. E il governo  si è limitato a predisporre  solo  dei fauce limitati   per la baby sitter mentre c’è bisogno di un intervento a sistema per aiutare l’occupazione femminile a entrare e restare nel mercato del lavoro. Serve ampliare il congedo parentale come ci indica la Direttiva Europea del 2019  che dobbiamo recepire entro il luglio2021 ,ridurre la TASSAZIONE CON LA FISCALIZZAZIONE DI VANTAGGIO SU LAVORATRICI E IMPRESE ,AMPLIARE L’ACCESSO AL WELFARE AZIENDALE verso la cura FAMILIARE CON PERMESSI RETRIBUITI , AMPLIARE I FONDI BILATERALI  ora usati per la formazione verso l’uso dei congedi , la contrattazione collettiva è fondamentale e si può e si deve saper usare.ABOLIRE QUOTA 100 E IL REDDITO DI CITTADINANZA SIGNIFICA SOSTENERE CON LE STESSE RISORSE L’OCCUPAZIONE FEMMINILE

 

UE COVID E TUTELA DEI MINORI

 ALESSANDRA SERVIDORI     4 Giugno 2020 Il COVID-19 e la tutela dei minori www.ildiariodellavoro.it 

 La crisi COVID-19 continua a cambiare il nostro modo di vivere, e soprattutto le modalità di risposta dei servizi sociali ai bisogni dei più vulnerabili e la continuità dell'assistenza prestata ai minori più a rischio. Indubbiamente, la crisi avrà un impatto sulle strategie di pianificazione future dei servizi sociali. Per comprendere le sfide che questi servizi stanno attualmente affrontando nella tutela e nel sostegno dei minori e le risposte che hanno sviluppato per fronteggiarle, lo European Social Network (ESN) ha organizzato e promosso, il 22 maggio, un webinar "COVID-19 and Child Protection - Meeting challenges and future planning through the Child Guarantee" (Il COVID-19 e la tutela dei minori - Rispondere alle sfide e pianificare il futuro attraverso la Child Guarantee). L'obiettivo del webinar è stato discutere, con le agenzie pubbliche per la protezione dell'infanzia, gli accademici e il Parlamento Europeo gli insegnamenti che possiamo trarre dalla crisi attuale per orientare la pianificazione futura a sostegno e protezione dell'infanzia e, inoltre, quali sono gli strumenti disponibili a livello nazionale ed europeo per sostenere tali piani.  Le problematiche incontrate dai servizi di assistenza all' infanzia in risposta al COVID-19 sono state numerose e complesse. I membri di ESN hanno segnalato un calo generale del numero di interventi per la protezione dell'infanzia all'inizio della pandemia, che tuttavia da allora ha registrato un aumento costante fino a raggiungere gli stessi livelli del 2019 e si prevede che i livelli precedenti vengano superati nel 2020. Le cause principali di questo fenomeno derivano dalle ripercussioni del distanziamento sociale sulla salute mentale dei bambini e dei giovani, l'aumento della diffusione degli abusi domestici, gli abusi sui minori (per il 70% circa al di sotto dei 6 anni di età) e la perdita di redditi familiari. In altri contesti nazionali, i membri di ESN hanno evidenziato il coordinamento disomogeneo, o la mancanza di coordinamento, tra gli attori della protezione dell'infanzia a livello nazionale, regionale e locale. In generale possiamo dire che con la Governance, [pilotaggio, coordinamento, decisione e attuazione] c'è un grande livello di disparità e disuguaglianza territoriale, inefficacia delle strategie top-down e bottom-up. 

Così come, ci sono diversi livelli di amministrazione a livello nazionale, regionale e provinciale. Inoltre, si è percepita una mancanza di comprensione tra il personale di assistenza domiciliare su come offrire supporto ai bambini che normalmente si sarebbero trovati a scuola, ma che, a causa della situazione, non potevano frequentarla. A ciò si aggiunge che la mancanza di risposte ai bisogni evolutivi dei bambini, le varie forme di negligenza e la conseguente povertà educativa, sociale ed economica hanno effetti gravi e duraturi su diverse dimensioni dello sviluppo. Tra i relatori è emerso un ampio consenso riguardo a quanto i servizi di assistenza all'infanzia possano imparare dalla crisi. Le aree di consenso trovano espressione in tre punti d'azione. Il primo di questi è costituito dal miglioramento dei programmi di sensibilizzazione e dei servizi territoriali per garantire la continuità dell'assistenza e del sostegno all' infanzia. In futuro sarà necessario incrementare rapidamente le attività territoriali a supporto dei bambini e delle famiglie, per garantire la continuità del sostegno ai minori vulnerabili.  La seconda area di consenso prevede la necessità di sviluppare un approccio operativo sistematico, non solo in termini di risposte delle autorità pubbliche per l'istruzione e la sanità, ma anche nel settore privato e in quello non profit. Abbiamo bisogno del coinvolgimento della società civile [e di altri attori] per sostenere e assistere i servizi pubblici e le ONG in prima linea. Infine, gli intervenuti hanno sottolineato l'importanza della formazione della forza lavoro per rispondere meglio alle esigenze e alle problematiche legate all'attuale situazione e a eventuali analoghe situazioni future. In particolare, è emersa la necessità di introdurre nuovi programmi di formazione per le nuove pratiche volte a lavorare a stretto contatto con le famiglie, utilizzare le nuove tecnologie, disporre di linee guida per le chiamate telefoniche e altri mezzi di comunicazione. Nella fattispecie, per l'Italia, la crisi viene vista come un'opportunità per creare un Family and Child Act, che rafforzi la trasversalità e la multidimensionalità degli interventi, integrando le aree di Promozione, Prevenzione e Protezione. Si è sottolineato l'importanza della Child guarantee (Garanzia per l'Infanzia), soprattutto nell'ambito del piano di ripresa per l'Europa.

C'è stato un ampio consenso sulla necessità di assicurare che il piano di recupero rivolga un'attenzione particolare ai bambini, tuttavia, la questione della sua attuazione a livello nazionale, regionale e locale rappresenta una sfida. Si è ipotizzato un approccio in tre step. Il primo prevede la necessità di una discussione aperta sul futuro dei bambini [in Europa], cioè di discutere degli investimenti sia educativi che sociali per l'infanzia e del garantire loro pari diritti. Il secondo sottolinea l'esigenza di riflettere le realtà territoriali locali, mettendo a fuoco il bisogno di creare partnership e complementarietà tra le autorità pubbliche, il settore privato e le ONG per affrontare congiuntamente le problematiche dell'infanzia. Il terzo, incentrato sulla promozione e sul potenziamento di progetti e programmi che si sono rivelati efficaci.In conclusione si è giunti  alle seguenti conclusioni per garantire che i servizi di assistenza all'infanzia si trovino in una posizione migliore per proteggere e tutelare i bambini in futuro. In primo luogo, è necessaria una risposta coordinata, in contesti nazionali e locali abbiamo visto diversi settori riunirsi per strutturare un approccio più omogeneo nel sostegno e nella protezione dei bambini.In secondo luogo, bisogna esaminare l'impatto del confinamento sui bambini: il confinamento prolungato ha un impatto sul loro benessere, ma anche sulla percezione che i bambini hanno del mondo esterno, come luogo di meraviglia e di gioia o pericoloso e pieno di rischi.In terzo luogo, ci sono fattori di rischio elevati: l'aumento del rischio di povertà dovuto alla disoccupazione, la vicinanza agli aggressori che aumenta il diffondersi di abusi e violenza domestica, l'interruzione della continuità dei servizi di assistenza, dei percorsi educativi e sanitari. Infine, è fondamentale potenziare le istituzioni: risposte coordinate; interventi futuri basati su esperienze vissute/professionali e nuovi modelli di welfare di comunità, così come, assicurare una formazione continua, sostenere i professionisti con le nuove tecnologie.


Alessandra Servidori


04 G

Il COVID-19 e la tutela dei minori

 

 

La crisi COVID-19 continua a cambiare il nostro modo di vivere, e soprattutto le modalità di risposta dei servizi sociali ai bisogni dei più vulnerabili e la continuità dell'assistenza prestata ai minori più a rischio. Indubbiamente, la crisi avrà un impatto sulle strategie di pianificazione future dei servizi sociali. Per comprendere le sfide che questi servizi stanno attualmente affrontando nella tutela e nel sostegno dei minori e le risposte che hanno sviluppato per fronteggiarle, lo European Social Network (ESN) ha organizzato e promosso, il 22 maggio, un webinar "COVID-19 and Child Protection - Meeting challenges and future planning through the Child Guarantee" (Il COVID-19 e la tutela dei minori - Rispondere alle sfide e pianificare il futuro attraverso la Child Guarantee). L'obiettivo del webinar è stato discutere, con le agenzie pubbliche per la protezione dell'infanzia, gli accademici e il Parlamento Europeo gli insegnamenti che possiamo trarre dalla crisi attuale per orientare la pianificazione futura a sostegno e protezione dell'infanzia e, inoltre, quali sono gli strumenti disponibili a livello nazionale ed europeo per sostenere tali piani.  Le problematiche incontrate dai servizi di assistenza all' infanzia in risposta al COVID-19 sono state numerose e complesse. I membri di ESN hanno segnalato un calo generale del numero di interventi per la protezione dell'infanzia all'inizio della pandemia, che tuttavia da allora ha registrato un aumento costante fino a raggiungere gli stessi livelli del 2019 e si prevede che i livelli precedenti vengano superati nel 2020. Le cause principali di questo fenomeno derivano dalle ripercussioni del distanziamento sociale sulla salute mentale dei bambini e dei giovani, l'aumento della diffusione degli abusi domestici, gli abusi sui minori (per il 70% circa al di sotto dei 6 anni di età) e la perdita di redditi familiari. In altri contesti nazionali, i membri di ESN hanno evidenziato il coordinamento disomogeneo, o la mancanza di coordinamento, tra gli attori della protezione dell'infanzia a livello nazionale, regionale e locale. In generale possiamo dire che con la Governance, [pilotaggio, coordinamento, decisione e attuazione] c'è un grande livello di disparità e disuguaglianza territoriale, inefficacia delle strategie top-down e bottom-up. 

Così come, ci sono diversi livelli di amministrazione a livello nazionale, regionale e provinciale. Inoltre, si è percepita una mancanza di comprensione tra il personale di assistenza domiciliare su come offrire supporto ai bambini che normalmente si sarebbero trovati a scuola, ma che, a causa della situazione, non potevano frequentarla. A ciò si aggiunge che la mancanza di risposte ai bisogni evolutivi dei bambini, le varie forme di negligenza e la conseguente povertà educativa, sociale ed economica hanno effetti gravi e duraturi su diverse dimensioni dello sviluppo. Tra i relatori è emerso un ampio consenso riguardo a quanto i servizi di assistenza all'infanzia possano imparare dalla crisi. Le aree di consenso trovano espressione in tre punti d'azione. Il primo di questi è costituito dal miglioramento dei programmi di sensibilizzazione e dei servizi territoriali per garantire la continuità dell'assistenza e del sostegno all' infanzia. In futuro sarà necessario incrementare rapidamente le attività territoriali a supporto dei bambini e delle famiglie, per garantire la continuità del sostegno ai minori vulnerabili.  La seconda area di consenso prevede la necessità di sviluppare un approccio operativo sistematico, non solo in termini di risposte delle autorità pubbliche per l'istruzione e la sanità, ma anche nel settore privato e in quello non profit. Abbiamo bisogno del coinvolgimento della società civile [e di altri attori] per sostenere e assistere i servizi pubblici e le ONG in prima linea. Infine, gli intervenuti hanno sottolineato l'importanza della formazione della forza lavoro per rispondere meglio alle esigenze e alle problematiche legate all'attuale situazione e a eventuali analoghe situazioni future. In particolare, è emersa la necessità di introdurre nuovi programmi di formazione per le nuove pratiche volte a lavorare a stretto contatto con le famiglie, utilizzare le nuove tecnologie, disporre di linee guida per le chiamate telefoniche e altri mezzi di comunicazione. Nella fattispecie, per l'Italia, la crisi viene vista come un'opportunità per creare un Family and Child Act, che rafforzi la trasversalità e la multidimensionalità degli interventi, integrando le aree di Promozione, Prevenzione e Protezione. Si è sottolineato l'importanza della Child guarantee (Garanzia per l'Infanzia), soprattutto nell'ambito del piano di ripresa per l'Europa.

C'è stato un ampio consenso sulla necessità di assicurare che il piano di recupero rivolga un'attenzione particolare ai bambini, tuttavia, la questione della sua attuazione a livello nazionale, regionale e locale rappresenta una sfida. Si è ipotizzato un approccio in tre step. Il primo prevede la necessità di una discussione aperta sul futuro dei bambini [in Europa], cioè di discutere degli investimenti sia educativi che sociali per l'infanzia e del garantire loro pari diritti. Il secondo sottolinea l'esigenza di riflettere le realtà territoriali locali, mettendo a fuoco il bisogno di creare partnership e complementarietà tra le autorità pubbliche, il settore privato e le ONG per affrontare congiuntamente le problematiche dell'infanzia. Il terzo, incentrato sulla promozione e sul potenziamento di progetti e programmi che si sono rivelati efficaci.In conclusione si è giunti  alle seguenti conclusioni per garantire che i servizi di assistenza all'infanzia si trovino in una posizione migliore per proteggere e tutelare i bambini in futuro. In primo luogo, è necessaria una risposta coordinata, in contesti nazionali e locali abbiamo visto diversi settori riunirsi per strutturare un approccio più omogeneo nel sostegno e nella protezione dei bambini.In secondo luogo, bisogna esaminare l'impatto del confinamento sui bambini: il confinamento prolungato ha un impatto sul loro benessere, ma anche sulla percezione che i bambini hanno del mondo esterno, come luogo di meraviglia e di gioia o pericoloso e pieno di rischi.In terzo luogo, ci sono fattori di rischio elevati: l'aumento del rischio di povertà dovuto alla disoccupazione, la vicinanza agli aggressori che aumenta il diffondersi di abusi e violenza domestica, l'interruzione della continuità dei servizi di assistenza, dei percorsi educativi e sanitari. Infine, è fondamentale potenziare le istituzioni: risposte coordinate; interventi futuri basati su esperienze vissute/professionali e nuovi modelli di welfare di comunità, così come, assicurare una formazione continua, sostenere i professionisti con le nuove tecnologie.


Alessandra Servidori


04 G

La scuola obbligatori l'ignoranza facoltativa

 

ALESSANDRA SERVIDORI       il Diario del lavoro 

La scuola obbligatoria e l’ignoranza facoltativa          27 maggio 2020

 

Mi sento e sono sempre di più una persona libera di condividere la necessità di riflettere su cosa una società liberale richieda per essere sostanzialmente tale,  soffermandomi sulle difficoltà e gli insuccessi che stiamo incontrando nella attuale situazione. Una legittimazione di  Stato di diritto è basata anche sulla capacità di dare risposte a problemi della società civile, impegnandomi da sempre su una cultura politica senza essere partito: so bene che la condivisione delle regole garantisce che la diversità delle opinioni e degli interessi non rappresenti una minaccia. Senza remore, dunque, rifletto e scrivo.

L’ultimo accordo fatto tra maggioranza (rissosa) sulla scuola è una violenza alla Costituzione e a tutti noi cittadini che crediamo che il diritto allo studio sia un diritto primario. E’ un accordo orribile, frutto di mediazioni al ribasso su una sanatoria ( così chiamata inopportunatamente ) da chi voleva un pseudo corso/concorso di vecchio stampo sindacalizzato, che ha messo in cattedra per anni persone che ambivano allo stipendio certo ma sicuramente non al praticare coscienziosamente l’insegnamento come missione per chi , come gli studenti, vogliono imparare; chi voleva il concorso a questionario a crocette; chi non voleva affatto il concorso.

Il risultato e’ che forse ( è d’obbligo il dubbio) il concorso si farà per titoli ( quali non si sa) e prove scritte e orali e forse a settembre per 32 mila insegnanti, quando la pandemia sarà forse debellata (forse ) e  invece per riaprire le scuole si attingerà ancora alle graduatorie a esaurimento, facendo il contratto annuale ai cosidetti precari .Ma i precari non sono gli insegnanti, sono gli studenti e a tutt’oggi, visto che le linee guida della “formidabile task force “ non sono ancora state promulgate.  Dunque ? Famiglie e alunni lasciati nell’incertezza con conseguenze infauste sulla comunità famigliare. Con una “dimenticanza” punitiva per gli insegnanti di sostegno e dunque per l’ennesima volta per gli studenti diversamente abili  Della serie: la scuola rimane obbligatoria  e l’ignoranza resta facoltativa,  e comunque di governi incompetenti.

Chi si è “data da fare” è invece la “task force della Ministra Bonetti,  composta da una squadra di donne al grido -Donne e rinascimento -che ha pubblicato ieri sul sito ministeriale un cd programma che è tutto un programma : un puzzle di proposte già  più volte enunciate in varie stagioni che sulla questione femminile in verità non hannoportato risultati. Non si fa accenno alla strategia per  consentire all’Europa di raggiungere il suo pieno potenziale negli affari, nella politica e nella società, la strategia per la parità di genere 2020-2025che la Commissione intende portare avanti con  misure basate su tre azioni: stop alla violenza sulle donne, pari possibilità per il raggiungimento di una posizione di vertice nel mondo del lavoro e nella politica, adozione della prospettiva di genere in tutti i prossimi provvedimenti politici.

Nel rapporto rinascimentale si  recuperano numeri devastanti della attuale situazione sociale e occupazionale femminile individuando “anziane azioni” sempre promesse mai finanziate e maipoliticamente concretamente intraprese. E’ interessante comunque leggere il Rapporto per ritrovare nelle sue 23 pagine tutto ciò che non abbiamo realizzato negli ultimi anni e che ora in emergenza si indica come priorità senza alcuna copertura economica o almeno volontà espressa di ridisegnare una nuova stagione di riposizionamento della spesa pubblica.  Consiglierei alla Ministra Bonetti con la mano sul cuore di leggere attentamente “Questions and answers: gender equality strategy2020-2025”.e magari  connettersi con la Commissione Ue per procedere sulla base di obiettivi credibili condivisibili raggiungibili e magari trovare nella predisposizione dei progetti entro dicembre dell’uso del FSE le possibili auspicabili  azioni e conseguenti coperture.

Alessandra Servidori


27 Maggio 2020 

Quel che resta della scuola

ALESSANDRA SERVIDORI

Quel che resta della scuola                                   

https://formiche.net/2020/05/scuola-precari-alunni-insegnanti/

La notte c’è da dire non porta consiglio. La prassi di trovare un accordo tra contendenti è un antico vizio sindacale : non è un accordo se non è sofferto e sottoscritto di notte.Qui non ci sono i sindacati bensì un governo rissoso che della scuola ha fatto polpette avvelenate.Sono anni che si assumono docenti( vedi la Buona scuola ai tempi del Governo Renzi) in cui furono messi in ruolo un numero impressionante di docenti ( 140 mila) per ogni ordine e grado ma a settembre registrammo un flop industriale perché le cattedre erano scoperte essendo gli insegnanti residenti in altri territori e non disponibili al trasferimento e soprattutto si fece l’operazione ad esaurimento non  preceduta da un’analisi dei profili necessari alla scuola italiana, ma si è adottò una logica capovolta: assumiamo questi insegnanti e poi vediamo che cosa gli possiamo far fare.  Ora ci risiamo sono oltre 32 mila i cosidetti precari e ci sarà  una prova selettiva scritta , ma senza utilizzare i quiz con le crocette. E poi, elemento dirimente, l'esame non si svolgerà in estate ma successivamente, tenendo conto dell'andamento epidemiologico del Covid-19.In questo modo, hanno –si fa per dire- superato lo scoglio che divideva i rosso-gialli con l'inedito asse M5s-Iv che insisteva sulla necessità di procedere a concorsi ad agosto e  Pd e Leu, invece, volevano l'assunzione in base alla graduatoria per titoli e un concorso alla fine dell'anno scolastico.Così hanno accontentato 32 mila precari che non volevano l’esame a quiz con risposta multipla. E decade  anche il concorso per titoli e servizio che ovviamente premiava  chi non era entrato sottoponendosi ai percorsi abilitanti e concorsi per stabilizzazione  e soprattutto lasciava incerto il fatto su che titoli facevano punteggio ;la ricerca? Le lauree con lode? Gli assegni di ricerca? Gli anni di insegnamento nel professionale oltre che che i tre anni nel pubblico ? E cosa significano le parole di Conte “avviare tutti coloro che hanno i requisiti per accedere al concorso straordinario ad un percorso di formazione qualificata alla fine del quale sottoporli ad una verifica orale seria e approfondita che tenga conto, oltre che del percorso di formazione, anche delle competenze disciplinari, del servizio e dei titoli dei candidati.”Che tempi si presume si possono individuare? E poi Conte ha dimenticato(?) i precari che sono stati esclusi dal concorso straordinario, nonostante i numerosi anni di servizio prestati
nell’ambito più umile e più umano dell’insegnamento: i docenti con servizio svolto solo su sostegno, senza specializzazione. Tale categoria di insegnanti, infatti, in base a quanto stabilito dai  precedenti bandi pubblicati , non possiede i requisiti di accesso al concorso straordinario. Cosa si intende fare ?E a parte questa “priorità “ la vera emergenza su cui non c’è da perdere tempo è la riapertura : la scuola è da subito una priorità nazionale. Alunni e studenti devono poter tornare a scuola! Non basta aspettare le decisioni del Comitato di esperti, serve l’impegno immediato di analisi e proposte anche degli Istituti scolastici autonomi e vanno assunte da subito decisioni da parte del Governo e degli Enti Locali in ordine agli “spazi” da concordare con le scuole. Ci sono problemi comuni di sicurezza, a cui si dovrà dare rigorosa applicazione sulla base di specifico protocollo nazionale, quali: pulizia e sanificazione dei locali più volte al giorno, disponibilità di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine ed erogatori di disinfettante, nonché sapone liquido, asciugamani di carta e carta igienica nei servizi igienici; precoce individuazione della persona che può contagiare.    A questi si aggiunge il distanziamento, che è la questione di più difficile realizzazione perché ne chiama in causa molte altre:  gli spazi, i tempi (eventuali doppi turni / orario), organico dei docenti , modalità di erogazione della didattica, trasporti ecc..Ma non si tratta solo di questo: alla base di tutto ci deve essere una profonda revisione dei curricoli e dei metodi. E poi ancora : le modificazioni di orario, curricolo e organizzazione che modificano norme in vigore andranno avallate da altrettante norme nazionali di carattere generale che liberino le scuole dagli attuali vincoli.Le istituzioni scolastiche autonome dovranno rideliberare il PTOF (Offerta formativa), adattando le indicazioni nazionali alla propria specifica realtà. Bisogna definire e subito  le condizioni per la frequenza degli alunni con disabilità , la formazione dei docenti,  gli interventi  urgentissimi  per avere tutti gli insegnanti necessari al loro posto il 1° settembre e altro ancora. Queste sono le priorità altrochè i cosidetti precari :una scelta non fondamentale, anzi quasi molesta,per rimuovere il vero problema del diritto allo studio dei giovani   già stati umiliati con la metà delle risorse alla scuola di quelle assicurate  per Alitalia.

IL DECRETONE NON CONVINCE :ecco perchè

Alessandra Servidori      I conti  del decreto Rilancio rinominato Ristorno fanno comunque acqua  

 https://www.startmag.it/blog/ecco-perche-non-convince-il-decretone-rilancio/ 17 Maggio 2020

Qualcuno nel Governo osa dire che capisce la rabbia degli italiani. Ma non è rabbia è sconforto di fronte ad un decretone pasticciato e soprattutto senza copertura economica. Le promesse sono tante da troppo tempo e da quando è emergenza virale le e gli italiani sono  disorientati e soprattutto stanchi. Molto stanchi . E poi c’è la questione apertissima del Mes  sulla quale l’Eurogruppo deve decidere in queste ore e noi ci presentiamo con la mano tesa e tremolante. La mancanza di liquidità in cassa, regole poco chiare e costi di sanificazione altissimi rendono le riaperture degli esercizi degli operatori commerciali impossibili e molti preferiscono lasciare la saracinesca abbassata perché  le spese sono tante  per poi guadagnare poco e chiudere definitivamente. Le imprese a rischio nel commercio e turismo sono il 10% (Confcommercio) del totale dunque circa 270. 000 e i posti di lavoro persi saranno 420.000 : gli operatori hanno perso la pazienza non hanno visto nulla e spesso neanche i 600 euro e nel turismo le perdite saranno intorno ai 120 miliardi da qui a fine 2020. Per le piccole e medie imprese da metà aprile ci sono state una media di 8500 richieste al giorno per il Fondo di garanzia  gestito dal ministero dello sviluppo economico, con in alcuni giorni in cui si è arrivati a 12000 e 20000 domande. Questi i numeri riferiti alla task forza che deve vigilare per la liquidità alle imprese che deve essere assicurata dal sistema bancario e finanziario :risulta che alle micro imprese è stato rilasciato il 78% delle garanzie richieste,il 18,5% alle piccole imprese,il 2,5% alle medie imprese e lo 0,2/per cento alle imprese di maggiore grandezza. Dunque è nelle imprese la sofferenza maggiore è nel sistema arrugginito  la difficoltà .Dei 55 miliardi  annunciati ma non solo non ancora ipoteticamente controfirmati dal Presidente della Repubblica - in queste ore sotto la lente di ingrandimento della Ragioneria generale dello Stato per la mancanza di almeno 7 miliardi di copertura ad alcune voci –ma della situazione complessiva si deve tenere conto. Per esempio della rendicontazione dell’Inapp-l’istituto di vigilanza per le politiche pubbliche vigilato dal Ministero del lavoro- il quale lascia poco spazio alle promesse del cd Decreto Rilancio/Ristoro. Infatti riferisce Inapp nel rapporto “ Emergenza sanitaria e misure di sostegno al reddito dei lavoratori in Italia- se l’emergenza dura un anno- come ha pronosticato Conte- la stima complessiva degli oneri per lo Stato per corrispondere le indennità agli oltre 5 milioni di lavoratori soltanto nel precedente cd  decreto Cura Italia per il sostegno al reddito delle categorie più colpite ammonterà a oltre 39 miliardi di euro e questi sommati al costo di oltre 5 miliardi di euro per gli oltre 2,5 milioni di percettori del Reddito o pensione di cittadinanza porterà a oneri pari a oltre 44 miliardi di euro,per 8 milioni di persone complessive.Un cifra che equivale ai 4/5 degli interventi attesi e promessi dal Rilancio (55 miliardi). Dunque la verità è evidente: sussidi a pioggia dello Stato assistenziale e spostando solo le tasse a settembre l’imprenditoria naufraga a settembre.Invece di fare arrivare risorse alle imprese  con il tanto atteso  provvedimento  a fondo perduto erogato dall’Agenzia delle entrate con un meccanismo perverso che richiede il fatturato dell’anno prima come riferimento e la clausola che i soggetti richiedenti non abbiano diritto ai bonus e indennità del decreto Cura Italia  che ancora,lo sappiamo bene, deve essere espletato poiché gli ingranaggi si sono bloccati. Si torna come al gioco dell’oca alla casella di partenza. https://www.startmag.it/blog/ecco-perche-non-convince-il-decretone-rilancio/ 17 Maggio 2020

Son tutte belle le mamme del mondo ma io non ci sto a rassegnarmi

ALESSANDRA SERVIDORI         10 Maggio 2020    Son tutte belle le mamme del mondo ma io non ci sto a rassegnarmi

Ma io non ci sto a rassegnarmi a questa deriva  dell’assistenzialismo diffuso e della statalizzazione delle realtà economiche in crisi ,della giustizia a rotoli ,dell’improvvisazione sulla ripresa economica e industriale e del rapporto con i finanziamenti alle imprese che stanno agonizzando e alle famiglie che non reggono il peso della crisi e dei bambini allontanati sine die dalla scuola. Il Governo pasticcione nei due mesi di blocco non ha saputo individuare  la strada della programmazione dello sviluppo, che prevede investimenti pubblici non per mantenere in piedi il vecchio, ma per costruire un nuovo modello di crescita attraverso una politica industriale che preveda per lo Stato il ruolo del decisore strategico più che del padrone. Questi  non hanno intrapreso la semplificazione burocratica, la regolamentazione leggera (autocertificazioni), la radicale riscrittura del codice degli appalti e di tutte le riforme che sono necessarie per mettere fine alla “dittatura giudiziaria” in corso da quasi trent’anni e che ora non è più tollerabile. Occorre avere un esecutivo non solo in grado di decidere, ma anche capace di farlo (nel senso di avere coscienza della portata dei problemi e disporre di cultura di governo che fornisca soluzioni adeguate), che sia  deciso e autorevole nella politica comunitaria e internazionale, come pure un parlamento e forze politiche che siano idonee a sviluppare un dibattito fecondo intorno alle scelte strategiche di fondo, anziché perdersi in discussioni strumentali e marginali e a rincorrere la loro bulimia di potere. Il paese può e deve scegliere di valorizzare  tra le forze economiche, le competenze manageriali e le energie intellettuali,  una progettualità  e tracciare  documenti di analisi, elaborare proposte che in questo momento sono silenziate e umiliate da un metodo di sudditanza, ma pronte a mettersi in gioco per resuscitare speranza, buonsenso negli italiani e coinvolgerli da cittadini responsabili nel tracciare e percorrere una strada faticosa e necessaria.

Competenze per le PMI : la grande sfida digitalizzazione

QUI EUROPA

Competenze per le PMI, la grande sfida della digitalizzazione                         6 maggio 2020  www.ildiariodellavoro.it 

 

La Commissione europea - Direzione generale Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI - ha lanciato un'iniziativa su "Competenze per le PMI" per analizzare le cause profonde e porre rimedio a questa situazione. Sicurezza informatica, Internet delle cose e big data per le piccole e medie imprese. Qui una sintesi dello studio che oggi con la crisi economica assume un valore di riferimento ancora più necessario.

La digitalizzazione delle PMI è una sfida importante: da varie prove è chiaro che le PMI sono titubanti quando si tratta di adottare nuove tecnologie. Nonostante il volume del mercato o le opportunità di crescita del business, la maggior parte rimane indietro. E questo NON le aiuterà a lungo termine. I cyber-rischi stanno minacciando la continuità aziendale. Le aziende che utilizzano grandi quantità di dati hanno assolutamente necessità di sostegno perché l'Internet of Things riuscirà a produrre servizi o prodotti di qualità superiore a costi inferiori e spingerà le PMI non digitali fuori dal mercato. Le PMI europee corrono il rischio di perdere l'enorme potenziale di mercato. Mancano le competenze necessarie, l'accesso a laureati altamente qualificati e lavoratori con esperienza: c'è una forte e crescente concorrenza per i talenti. La ricerca mostra che già oltre il 90% delle PMI europee si ritengono in ritardo nell'innovazione digitale.

La Commissione europea - Direzione generale Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI - ha lanciato un'iniziativa su "Competenze per le PMI" per analizzare le cause profonde e porre rimedio a questa situazione. Un elemento si distingue: le PMI sono sempre più sotto pressione poiché competono con le grandi aziende in un mercato del lavoro teso. Esistono problemi significativi legati alle competenze in tutti i ruoli aziendali: mancano le competenze di leadership digitale ai vertici, una carenza di professionisti IT e una grave mancanza di competenze adeguate tra gli utenti. Carenze di competenze, lacune e discrepanze impediscono alle organizzazioni di definire la propria strategia di crescita, implementarla e consentire ai dipendenti di utilizzare effettivamente le nuove tecnologie. Sono quindi necessarie politiche di competenze ambiziose e misure di sostegno ben mirate a livello dell'UE e nazionale per facilitare l'accesso delle PMI a un più ampio bacino di talenti in Europa.

La Commissione europea ha sottoscritto un contratto per sostenere l'iniziativa "Competenze per le PMI",  e Capgemini Invent, insieme a DIGITAL SME Alliance e Technopolis hanno studiato, identificato, progettato, testato e convalidato tali misure specifiche a sostegno dello sviluppo di competenze specializzate relative ai big data e delle nuove tecnologie La competenza tecnologica dei proprietari/gestori delle PMI dipende da una moltitudine di fattori, di cui uno è l'età. Nel complesso, i proprietari/manager delle PMI hanno difficoltà a comprendere l'impatto della sicurezza informatica, dei big data e delle tecnologie avanzate, o a rendersi conto dell'urgenza di agire su di esse. Manca una visione a lungo termine sull'adozione di sicurezza informatica, big data, e l'attenzione è piuttosto rivolta a questioni operative. Oltre a questa prospettiva interna, anche la maturità tecnologica dell'ambiente svolge un ruolo, in quanto un ambiente stimolante ad esempio i dati aperti favorisce l'assorbimento dei big data. Per supportare  le  persone, di cui sopra, una "maturità tecnologica" relativamente bassa, sia interna che esterna,  sono state  individuate  alcune strategie: sostenere l'implementazione di professionisti dello sviluppo di competenze strutturate, in possesso delle competenze specializzate necessarie per lavorare con la sicurezza informatica, i big data e le tecnologie innovative.

Le PMI si trovano ad affrontare diverse sfide in questo senso, nel contesto dell'invecchiamento della forza lavoro europea. Le PMI competono con le grandi imprese per attrarre e trattenere talenti che possiedono la combinazione di competenze richiesta. E non si tratta solo di attrarre e trattenere talenti; inoltre, il continuo sviluppo delle competenze e delle conoscenze è essenziale per la crescita della loro azienda. Sono disponibili  progetti, framework e strumenti in grado di supportare nel loro sviluppo di competenze strutturate. Gli esempi in Europa includono il quadro e-Competence (e-CF) e il programma EDISON per l'analisi scientifica dei dati. Negli Stati Uniti, il quadro della sicurezza informatica del NIST può servire da esempio. Le informazioni chiave dei vari progetti, quadri e strumenti possono essere raggruppate in un'unica guida di avviamento facilmente accessibile per le PMI. Anche all'interno delle catene del valore, sono disponibili vari esempi di azioni a sostegno dello sviluppo delle competenze delle PMI, in particolare nella resilienza informatica. Un esempio è il centro di ciber-resilienza  Brainport in The Netherlands. In questa iniziativa, le imprese più grandi sostengono le PMI per quanto riguarda la loro cibersicurezza per migliorare la resilienza complessiva dell'intera catena del valore.

Lo sviluppo delle competenze strutturate è destinato ad avere più successo se si valuta correttamente un corretto stoccaggio del potenziale di competenze all'interno dell'azienda, ad esempio mediante un test attitudinale. Un esempio di questo successo è Skillnet Ireland, dove si è rivelato essere presente un significativo potenziale non sfruttato per le competenze informatiche.Un'importante iniziativa per riconoscere l'apprendimento informale è presentata dalla BDVA Skills Task Force. 

Migliorare le capacità di monitoraggio e di processo decisionale nel monitoraggio delle PMI sosterrà le PMI nella comprensione e nel rafforzamento del loro processo di sviluppo delle competenze. Permetterà inoltre di valutare meglio dove è più necessario un ulteriore rafforzamento e decidere di investire. Una misura importante per il monitoraggio è la facilitazione all'autovalutazione. Per garantire che qualsiasi investimento nella formazione delle competenze sia efficace, la  sua qualità dovrebbe essere chiara: è necessario considerare le etichette di qualità per la sicurezza informatica, i Big Data e i corsi.

Esempi sono, tra l'altro, Germania e Paesi Bassi  che hanno sperimentato che un ulteriore miglioramento del monitoraggio può essere raggiunto sotto forma di stocktaking delle tendenze del mercato. Ad esempio, l'iniziativa di reporting di analisi di mercato di VOICE, un'associazione per le PMI che utilizza l'IT, può essere  di riferimento e come per tutti gli investimenti, il finanziamento svolge un ruolo importante. È importante promuovere e scalare meccanismi di finanziamento di successo che favoriscano lo sviluppo delle competenze e aumentino i finanziamenti  per le PMI.

 

1 Maggio 2020 : e chi non è d'accordo?

ALESSANDRA SERVIDORI

 1 Maggio 2020 : e chi non è d’accordo che per  progettare il futuro del Paese va fatto un investimento vero sulla scuola e sulla formazione, perché lavoreremo in un contesto mutato e ancora condizionato dall’esistenza del virus?

 

Il mercato del lavoro sta cambiando, proiettato sempre di più verso nuove forme:  e non è il lavoro da casa che  può essere la soluzione anche perché disorganizzato ,e vero è che le più penalizzate sono le donne, che non possono più contare sul welfare familistico offerto dai nonni, che si vedono rimproverare un calo di produttività fino al 35% (dato del World Economic Forum), dovendo pensare alla famiglia, alla didattica online dei figli, al proprio lavoro. Si rischia, per il 53% delle italiane che già sono  penalizzate nel mondo del lavoro, un salto indietro di 3/4 di secolo.  Livelli sempre più alti di stress si sono accumulati negli ultimi anni e  quando è arrivata la vera crisi, ha fatto implodere situazioni già prima al limite  della gestione sempre meno a “misura di persona” del nostro mercato del lavoro nonostante a parole si assicura la responsabilità sociale delle imprese. Le banche dati ci dicono chiaramente  che chi tornerà al lavoro il 4 maggio saranno al 75% uomini: è un dato  sconcertante  in queste circostanze e  che modificherà ancora in peggio la situazione del lavoro delle fasce più deboli : le  tutele, quindi, devono guardare con attenzione ai più deboli e fragili e le lavoratrici pur essendo con tenacia un potenziale reale e concreto del lavoro dal punto di vista tecnologico per loro ma non solo, il distanziamento fisico rischia di trasformarsi in distanziamento economico, poi sociale e infine umano. Dunque investire oggi sulla donne è fondamentale soprattutto per agevolare i percorsi formativi e professionali delle giovani donne .

In queste ore la Commissione Europea ha presentato un dossier di 86 pagine sull’innovazione digitale  e le conseguenze sulle  giovani donne Questo documento è stato redatto su richiesta del Comitato FEMM (Policy Department for Citizens' Rights and Constitutional Affairs, General Directorate-For Internal Policies). La parità di genere è vitale per la prosperità dell'UE, perché si è scoperto che influisce sul PIL, sui livelli di occupazione e sulla produttività. I settori STEM e il settore digitale (ad esempio, le tecnologie digitali, CS, IT, ICT, AI, la sicurezza informatica) sono tra i settori dell'occupazione in cui prevale il pregiudizio di genere. Pertanto, affrontare queste disuguaglianze è di grande importanza, soprattutto se considerato nell'ambito dei principi e dei valori dell'UE. Le principali aree di preoccupazione – spiega il documento- comprendono le prove di distorsioni e disuguaglianze persistenti nei settori STEM e nel settore digitale, nonostante il fatto che tali distorsioni e disuguaglianze siano state individuate diversi decenni fa e siano stati compiuti sforzi per affrontarle nel corso degli anni. In questo contesto, è necessario considerare nuove politiche e iniziative per eliminare il divario di genere, che a sua volta aumenterà la prosperità a tutti i livelli. Il documento mira a fornire una revisione aggiornata della letteratura sullo stato attuale della rappresentanza femminile nei campi STEM e nel settore digitale. In tal modo, vengono esaminate le traiettorie corrispondenti, dal livello di istruzione primaria fino al livello del mercato del lavoro, nel tentativo di identificare cicli di feedback positivi e strozzature che impediscono la parità di genere. Infine, vengono formulati suggerimenti per la ricerca futura, iniziative e politiche che migliorerebbero la partecipazione delle donne a questi settori. Nell'istruzione primaria, gli atteggiamenti STEM non differiscono tra ragazze e ragazzi, e già alle medie le ragazze non approvano gli stereotipi di genere. In effetti poi, le ragazze spesso superano i ragazzi nei voti e nei compiti di alfabetizzazione TIC. Date queste differenze di atteggiamenti e prestazioni, è molto interessante che le ragazze si aspettino di avere meno successo dei ragazzi nelle carriere correlate a STEM e che meno ragazze dei ragazzi siano interessati a una carriera STEM all'inizio della scuola superiore. Strumenti e metodi con un impatto benefico sugli atteggiamenti e sulle prestazioni delle STEM femminili sono: (1) strumenti spaziali, (2) modelli di ruolo, giochi di ruolo e mentoring per raggiungere l'equilibrio di genere  con percezione concreta di autostima-All'inizio della scuola superiore e l'allontanamento dai ruoli di genere tradizionali hanno favorito atteggiamenti STEM positivi. Tuttavia, le ragazze sono in ritardo rispetto ai ragazzi nell’intraprendere  studi matematici, con implicazioni negative per i loro atteggiamenti STEM nonostante  lo studio dimostri  che le ragazze tendono a  essere molto più produttive sia sulla matematica che nelle capacità verbali, rispetto ai ragazzi,  atteggiamento  che offre alle ragazze una gamma più ampia di opzioni possibili di studio e di lavoro,ma che  si traduce nelle ragazze l’ essere meno inclini rispetto ai ragazzi a scegliere STEM. Nonostante il trattamento stereotipato delle adolescenti  da parte dei maschi, compresi insegnanti, coetanei e genitori, avere un insegnante di supporto che ascolta e valorizza  i talenti degli studenti o avere una rete di sostegno di coetanei STEM migliora gli atteggiamenti STEM femminili. Il periodo di tempo per consolidare gli interessi STEM per gli studenti è limitato all'istruzione secondaria inferiore, entro un periodo in cui le ragazze hanno meno probabilità rispetto ai ragazzi di mantenere l'interesse STEM o mantenere un autostima  positiva della capacità informatica. Precedenti iniziative di riforma in Europa volte a rendere il settore STEM più attraente per le donne non sono riuscite a raggiungere il loro obiettivo, sia quando hanno limitato le scelte disponibili per gli studenti, come nel caso tedesco, sia quando hanno aumentato le opzioni offerte agli studenti, come nel caso svedese. Sebbene vi siano state migliorate le tendenze, la partecipazione femminile alle STEM e alle CS in tutti i livelli di istruzione terziaria è ancora in ritardo rispetto a quella dei maschi. Le studentesse dell'istruzione superiore mostrano una minore istruzione e occupazione delle donne nella scienza, nella tecnologia e nell'economia digitale, tra cui l'IA (Intelligenza Artificiale) e la sua influenza sulla parità di genere. Una preoccupazione fondamentale in questo caso è che le culture dominanti e maschili degli istituti di istruzione superiore siano riprodotte per mezzo di pregiudizi che intervengono nei comitati di ricerca e nelle decisioni di assunzione. Il divario di produttività di genere nelle riviste altamente citate, che sfavorisce le donne , aumenta con la produttività e può essere meglio spiegato dalla discriminazione di genere rispetto alle differenze di genere nelle capacità o nelle scelte. Le percentuali di donne universitarie negli Stati Uniti che denunciano molestie sessuali da parte dei loro istruttori sono allarmanti e indicano un'indagine approfondita anche nel contesto europeo.  In termini di occupazione, sono state documentate tendenze incoraggianti per le donne occupate come scienziate e ingegneri, con un aumento medio annuo del 2,9% tra il 2013 e il 2017, e in attività ad alta intensità di conoscenze, dove la percentuale di donne (circa il 44%) è molto più alta di quella degli uomini (circa il 29%). Tuttavia, la percentuale di donne nelle carriere nel settore delle TIC rimane al di sotto del 2% della quota totale delle donne nel mercato del lavoro europeo. La ricerca ha dimostrato che le giovani donne possono essere motivate quanto i maschi  a impegnarsi in STEM se non scoraggiate dal pregiudizio di genere. La diversità di genere migliora l'atteggiamento femminile nei team e nelle prestazioni del team e migliora il potenziale di innovazione per le aziende tecnologiche. In effetti, la diversità di genere del consigli ha prodotto prestazioni più elevate per le imprese, quando c'e’ una massa critica di donne nel consiglio di amministrazione e dunque dei board.Nonostante tutti questi effetti benefici, esistono ancora disparità di genere nelle posizioni e negli stipendi di livello superiore, mentre le attuali disposizioni istituzionali per affrontare la vita familiare non compensano pienamente tutti i problemi organizzativi sulle spalle delle donne. A livello dell'UE, si prevede che la parità di genere avrà una serie di impatti positivi sul PIL dell'UE, sulla competitività e sulla bilancia commerciale dell'economia dell'UE e sull'offerta di posti di lavoro. Confrontando le istituzioni per colmare il divario di genere negli Stati Uniti e in Europa, il repertorio  negli Stati Uniti è più ricco e comporta il coinvolgimento delle donne a livello individuale di riferimento, mentoring e parità di genere nella forza lavoro  a livello organizzativo  aziendale. A differenza dell'origine di base della maggior parte delle iniziative negli Stati Uniti, le istituzioni europee impegnate a promuovere l'uguaglianza di genere sono più basate  e organizzate come reti di attori in modo top-down, prive di connessioni verticali con i contesti locali. Il divario di genere riguardante l'IA e la sicurezza informatica è il più grande tra tutti i settori della tecnologia digitale. Le percentuali medie di donne nell'IA e nella sicurezza informatica, in tutto il mondo, sono rispettivamente del 12% e del 20%. Sia il campo dell'IA che quello della sicurezza informatica sono ancora in conflitto con stereotipi e pregiudizi . Ci sono anche barriere personali e sociali che influenzano la selezione di una carriera in questi dominii.  Sono stati compiuti diversi sforzi per raggiungere la parità di genere, alcuni dei quali si sono dimostrati efficaci. Tuttavia, queste pratiche promettenti sono piuttosto recenti , dal momento che sono state applicate con un campione molto piccolo e solo in alcuni paesi.  Lo studio  ha rivelato la priorità dei determinanti socio-culturali del divario di genere rispetto ai fattori biologici o ai fattori misurati a livello individuale di riferimento. Ciò implica che le decisioni delle singole donne e degli uomini sono sempre mediate da contesti socio-culturali concreti e non possono essere esaminate isolatamente ma progettati nei contesti reali.

Non solo critiche: così a Bruxelles si lavora contro il virus

ALESSANDRA SERVIDORI    www.ildiariodelavoro.it   29 Aprile 2020

Non solo critiche: così a Bruxelles si lavora contro il virus

Per contribuire a limitare la trasmissione del virus in Europa e oltre, l'UE ha chiuso le sue frontiere esterne ai viaggi non essenziali, garantendo nel contempo che i beni essenziali continuino a circolare in tutta l'UE attraverso l'introduzione di corsie verdi. Sono previste risorse aggiuntive per il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie , che fornisce rapide valutazioni dei rischi e aggiornamenti epidemiologici sull'epidemia.

I paesi dell'UE hanno accesso rapido alla prima scorta RescEU di attrezzature mediche , come ventilatori e maschere protettive, nell'ambito del meccanismo di protezione civile. Inoltre, l'UE ha organizzato un'enorme gara internazionale che consente agli Stati membri di effettuare acquisti congiunti di attrezzature e farmaci e sta mobilitando € 3,08 miliardi di aiuti UE per acquistare ulteriori test e aiutare il personale medico a curare i pazienti.
Il programma di ricerca UE Orizzonte 2020 sta finanziando 18 progetti di ricerca e 151 squadre in tutta Europa per aiutare a trovare rapidamente un vaccino contro Covid-19. L'obiettivo è migliorare la diagnostica, la preparazione, la gestione clinica e il trattamento.

Per aiutare l'UE a riprendersi dall'impatto economico e sociale della pandemia, la Commissione europea presenterà una nuova proposta per il bilancio a lungo termine dell'UE per il 2021-2027, che includerà un pacchetto di incentivi. I deputati hanno chiesto un massiccio pacchetto di risanamento e ricostruzione da finanziare con un aumento del bilancio a lungo termine per l'UE, i fondi e gli strumenti finanziari dell'UE esistenti, nonché le cosiddette obbligazioni di recupero. Inoltre, la Commissione ha presentato la tabella di marcia post-blocco per una strategia di uscita efficace e coordinata con test su vasta scala e materiali protettivi per le persone.

Decine di migliaia di europei bloccati in tutto il mondo a causa dell'epidemia sono tornati a casa grazie al meccanismo di protezione civile dell'UE .

Il Parlamento europeo ha appoggiato nuove norme che consentono agli Stati membri di richiedere assistenza finanziaria al Fondo di solidarietà dell'UE per coprire le emergenze sanitarie. Con la portata del fondo recentemente ampliata, quest'anno saranno messi a disposizione degli Stati membri fino a 800 milioni di euro per combattere la pandemia di coronavirus.

 La Banca centrale europea sta erogando 750 miliardi di euro per alleviare il debito pubblico durante la crisi, nonché 120 miliardi di euro in allentamento quantitativo e 20 miliardi di euro in acquisti di debito. Inoltre, i deputati hanno votato per mettere a disposizione dei paesi dell'UE 37 miliardi di euro provenienti dai fondi strutturali esistenti dell'UE per affrontare la crisi del coronavirus e sostenere l'assistenza sanitaria, le imprese e i lavoratori.

Per garantire che i dipendenti possano mantenere il proprio posto di lavoro quando le aziende restano senza lavoro a causa della crisi del coronavirus, la Commissione ha proposto il concetto di lavoro a tempo ridotto sostenuto dallo Stato ( certo ). La Commissione europea ha inoltre sbloccato 1 miliardo di euro dal Fondo europeo per gli investimenti strategici, che consentirà al Fondo europeo per gli investimenti di emettere garanzie per incoraggiare le banche e altri finanziatori a fornire fino a 8 miliardi di euro di liquidità a sostegno di circa 100.000 imprese europee.

Con milioni di persone costrette a rimanere a casa, l'UE ha chiesto a Netflix, Facebook e YouTube di ridurre la qualità dello streaming per evitare di sovraccaricare il web. Ciò consente a tutti di utilizzare Internet, sia per lavoro che per piacere. Anche la diffusione della disinformazione sul coronavirus ha destato preoccupazione. I deputati hanno chiesto una fonte di informazioni europea per garantire che tutti i cittadini abbiano accesso a informazioni accurate e verificate e hanno chiesto alle società di social media di affrontare miti e propaganda.

 Il Parlamento ha appoggiato la proposta della Commissione di fermare temporaneamente "voli fantasma" vuoti . Rinunciando alla norma che obbliga le compagnie aeree a gestire le loro aree di decollo e atterraggio pianificate per mantenerle nella stagione successiva, l'UE sta ponendo fine alle emissioni non necessarie e aiutando le compagnie aeree ad adattarsi a una domanda inferiore.

 Comunque lunedì c’è stato un incontro con i commissari Dombrovskis e Gentiloni sulle misure pianificate per affrontare l'incombente crisi economica dovuta al COVID-19.

Aprendo la discussione svoltasi alla commissione per i problemi economici e monetari, il presidente della commissione Irene Tinagli (S&D, IT) ha sottolineato che, sebbene le misure concordate dal Consiglio europeo dovevano essere accolte favorevolmente, erano necessarie ulteriori risorse, compresi nuovi fondi. "La posta in gioco è più che solidale", ha affermato Irene Tinagli, spiegando che "le divergenze che il rischio è stato creato potrebbero portare a una pressione senza precedenti per l'Unione europea".Le divergenze all'orizzonte sono state evidenziate sia da Dombrovskis che da Gentiloni, che hanno concordato sul fatto che questa era la ragione principale per cui erano necessarie ulteriori misure per aiutare le regioni e i paesi più colpiti.

Il diavolo è nei dettagli Vari deputati hanno chiesto maggiori dettagli sull'interazione pianificata tra il bilancio a lungo termine dell'UE e il fondo di recupero previsto. Molti hanno anche voluto scoprire di più su come funzionerebbe il fondo di risanamento, in particolare per quanto riguarda la percentuale di sussidi. Sono state inoltre poste domande sul meccanismo di allocazione del denaro del fondo tra i paesi.Alcuni deputati hanno espresso preoccupazione per il fatto che, nonostante siano stati nominati, le misure in esame porterebbero invariabilmente l'UE sulla strada della reciprocità del debito in una forma o nell'altra. D'altro canto, altri deputati hanno affermato che le idee sul tavolo non sembravano credibili o utili. Non credibile perché sfruttare le garanzie con fondi di investitori privati sarebbe molto difficile in tempi di crisi e non sarebbe utile perché alcuni paesi non potevano permettersi di essere sellati da ulteriori debiti.Alcuni deputati hanno sottolineato la necessità, ora più che mai, di garantire che l'UE faccia tutto il possibile per garantire che le frodi fiscali e i paradisi fiscali siano affrontati in modo più efficace. Ciò garantirebbe che sarebbero disponibili più fondi per far fronte alle conseguenze di COVID-19.

 

GOVERNO SENZA FAMIGLIA.VERGOGNA

Alessandra Servidori 27 Aprile 2020

GOVERNO SENZA FAMIGLIA :VERGOGNA!

Figli e familiari disabili si confermano, per il Governo, un “problema” di chi li ha». Concordo con  Filippo Diaco, Presidente provinciale delle Acli di Bologna.I contenuti del nuovo DPCM presentato ieri sera in conferenza stampa dal Premier Conte sono irricevibili  perché nell’emergenza sono emerse le vere intenzioni dei nostri governanti. La famiglia si è dimostrata sempre la prima e principale forma di welfare in questo tragico momento ancora di più. Eppure, non è nemmeno stata nominata. Non lo sono stati i bambini, né i disabili, che soffrono più di altri questa circostanza. Stanno  facendo enormi passi indietro per il lavoro e tra tra poco il gap tra le donne lavoratrici con o senza figli diverrà incolmabile e torneremo agli anni Cinquanta e vale anche per i papà: le norme e i bonus sono del tutto insufficienti a coprire questi mesi di chiusura delle scuole anche perché tante promesse e niente fatti. Il problema è più grave per chi ha figli o familiari disabili:sulle spalle dei caregivers è lasciato tutto il peso dell’assistenza e questa situazione avrà gravi ripercussioni sulla salute non solo delle persone con disabilità, ma anche di chi li assiste. Anche perché politicamente  stanno  massacrando il Fondo in sonno che era già stato destinato ai caregiver senza accordarsi per il suo utilizzo.Il Terzo Settore è lasciato solo a colmare queste carenze e  non è neppure stato nominato:  la sussidiarietà funziona a senso unico: le istituzioni si rivolgono alle associazioni solo per chiedere .Noi abbiamo scritto una lettera a Mattarella indicando anche la disponibilità a soluzioni e condividiamo  le parole del Presidente della Regione Stefano Bonaccini, che si è detto deluso dal Governo: «sulle Regioni ricade ora una forte responsabilità.  Noi come TutteperItalia da sempre  contribuiamo  a studiare e indirizzare le istituzioni per i nostri studenti e bambini , se è vero che vanno tutelati i posti di lavoro, bisogna partire dalle famiglie:  non sono una categoria: sono lo Stato, sono il welfare, la cura, la scuola, la sanità,il lavoro sono il futuro di tutti noi. Non possiamo fare loro beneficenza. Occorre un piano di sostegno serio, perché senza le famiglie non c’è speranza per nessuno.

ALESSANDRA SERVIDORI   www.tutteperItalia.it

Lettera al Presidente Mattarella Scuola,bambini,genitori

 

 All’attenzione del Presidente della Repubblica  Italiana SERGIO MATTARELLA 

 

 Dedicato alla Scuola italiana, ai bambini, ai genitori

 

 

Egregio Presidente Mattarella, la situazione della scuola italiana è divenuta nell’ultimo periodo evidentemente  e particolarmente grave. Le riflessioni che seguono non sono dettate da presunzione di completezza.

 

La chiusura delle attività didattiche e ricreative assistenziali crea grande disagio ai bambini e ai giovani prima di tutto, alle famiglie e mi sento di sottolineare in questo contesto alcune raccomandazioni che possono essere recepite soprattutto dalla Sua autorità. E’ necessario riprendere il cammino verso la  pianificazione  e i costi standard di sostenibilità che rendono effettivo il diritto di apprendere dello studente, di scelta educativa dei genitori, di insegnamento dei docenti in una logica come scuola, famiglia, libertà, autonomia, parità, pluralismo educativo in cui possono essere complementari. Il diritto e dovere dei genitori di istruire ed educare i figli significa  soprattutto trasmettere valori. Esiste, naturalmente, una sfera privata dei valori. Di questa, ciascuno è responsabile solo di fronte alla propria coscienza. Però i cosiddetti “valori” espressi nella Costituzione «che- ricordava Don Sturzo- ci uniscono come cittadini italiani», non nascono dal nulla, ma da una tradizione e una cultura che sono il vero fondamento di un popolo. Dunque non possono essere catalogati come attinenti alla sfera privata. IL «diritto e dovere dei genitori di istruire ed educare i figli», essendo sancito dalla Costituzione, consegna allo Stato  la responsabilità di garante  e controllore sino in fondo, risolvendo finalmente il problema della libertà di educazione ora di fatto ancora negata. Perché delle due l’una: o la Costituzione contraddice se stessa, cioè afferma il diritto ma ne vieta l’esercizio, oppure è usata a sproposito per negare una libertà che prima di essere iscritta nella Costituzione è iscritta nel genoma umano: quella di educare i figli secondo i propri principi, la propria coscienza, il proprio credo. Reputo equilibrato  che sia prevista la detraibilità integrale del costo delle rette versate alle scuole pubbliche paritarie dalle famiglie nei mesi di chiusura delle scuole, tenendo conto del “costo standard di sostenibilità per allievo” già da tempo definito dal Ministero economico. In questo contesto è bene ricordare che La Rerum Novarum è l’Enci­clica che spiega con grande chiarezza che prima di tutto viene la perso­na, la libertà della persona, la dignità della persona, e che per preserva­re ciò ci sono le società intermedie, che non derivano dallo Stato, perché sono le cellule primordiali della società: la famiglia, il Comune,l’aggregazione associativa e da lì via via si sale con il principio di sussidiarietà verso l’organismo-Sta­to. L’energia è lì, la libertà è lì, è radicata nelle persone, nella famiglia, nel Comune,nelle reti del volontariato, che sono la prima società. È proprio dal Comune che si deve cominciare a creare una società più democratica, più civile, più partecipata, più coinvolgente, che è poi l’obiettivo unitario della sua vita. Esattamente come è oggi, dove solo nel Comune i cittadini trovano spazi di una reale partecipazione. Egregio Presidente è dettata dal buonsenso  la proposta di organizzare turni di attività didattica negli spazi scolastici per gruppi di 5 studenti e o bambini chiedendo all’energia del terzo settore  educatrici ed educatori da affiancare alle/gli insegnanti  attraverso una Convenzione con il Comune e prevedendo la presenza di vigilanza di figure di anziani per non interrompere il filo intergenerazionale. Permetterebbe alle mamme  e ai genitori di tornare a lavorare almeno per turni  e ai bambini e studenti un rientro nella rete sociale così importante per la loro crescita e il loro sviluppo

   La saluto con tanta stima e cordialità  

Alessandra Servidori           24 Aprile 2020      Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Nuova professionalità e fondi UE

NUOVA PROFESSIONALITA’

a cura di Alessandra Servidori        LA SCUOLA BRESCIA   Aprile 2020

Fondi europei: cogliere l’occasione per migliorare nelle pari opportunità

Il Nuovo Parlamento il 18 febbraio  ha iniziato a discutere le linee guida  dei fondi  e in questa fase della politica europea il bilancio dell’Unione è  importantissimo. Non è solo una questione di soldi. Un bilancio pari a grossomodo l’1% del prodotto lordo complessivo vale molto in termini di solidarietà tra gli Stati membri e tra i territori, di promozione degli obiettivi strategici dell’Unione europea che hanno a che fare con la crescita, la competitività, lo sviluppo tecnologico, con il ruolo della Ue a livello globale. Ma vale poco in rapporto a quanto sarebbe necessario per farne una leva potente per raggiungere quegli stessi obiettivi. Per fare un solo esempio: la spesa pubblica complessiva degli Stati membri è circa 50 volte più alta del bilancio Ue. A fronte di una moneta unica effettivamente “federale”, non esiste un bilancio corrispondente. La politica fiscale resta strettamente nei poteri degli Stati e non è alle viste un cambiamento. Ciò nonostante, la proposta di bilancio europeo per gli anni 2021-2027 avanzata dalla Commissione richiederà un durissimo negoziato tra gli Stati membri sulle sue dimensioni quantitative, sulla sua ripartizione, sugli obiettivi che dovrà finanziare. Questo perché il bilancio rappresenta fedelmente il compromesso politico tra gli “azionisti” dell’Unione europea e, contemporaneamente, riflette il compromesso politico che ogni governo vuole (o riesce) a definire a livello nazionale. Privilegiare i pagamenti diretti agli agricoltori o privilegiare i settori tecnologicamente avanzati non è la stessa cosa per nessun Paese. Oppure, questione centrale delle prossime “prospettive finanziarie pluriennali”, privilegiare gli investimenti per gestire le migrazioni o rafforzare la sicurezza europea. Si tratta, dunque, di un appuntamento rilevante per la politica quanto per l’economia europee, soprattutto in un momento in cui, da un lato, è sempre forte la tendenza alla ri-nazionalizzazione di molte politiche Ue sulla spinta del populismo e dell’euroscetticismo nella maggior parte degli Stati (che in Italia si sono fatti governo); dall’altro lato, l’economia europea manca di un supporto, ma tutto sommato anche di una strategia condivisa, per uscire dalle secche della bassa crescita. Tale è il contesto in cui si collocano le scelte per la politica regionale attuata attraverso tre fondi principali: Fondo di sviluppo regionale, Fondo di coesione e Fondo sociale. Un ‘capitolo’ che equivale grossomodo a un terzo del bilancio europeo e agisce da catalizzatore di altri finanziamenti pubblici e capitali privati. La politica di coesione sociale, economica e territoriale, questa la definizione dei Trattati Ue, resta la “spina dorsale” dell’integrazione europea. E oggi che l’integrazione non è ancora completata, che al divario classico tra Nord e Sud sulle politiche economiche e di bilancio si è affiancata la profonda divisione tra Est e Ovest sul concetto e sulla pratica della solidarietà, che le disparità sociali e territoriali minano la coesione anche politica dell’Unione, il suo  ruolo è ancora più importante. Per due motivi: perché rimanda al livello di condivisione degli obiettivi strategici della Ue da parte degli Stati membri, livello oggi assai basso e sottoposto a forti attacchi; e perché, con la Brexit, si è aperto un buco finanziario difficile da colmare. Le scelte per la coesione, dalle quali in termini quantitativi l’Italia, in ogni caso, esce bene stando alla proposta comunitaria, rimandano poi all’equilibrio tra il “centro”, cioè Bruxelles, e gli Stati e tra questi ultimi e le loro articolazioni, cioè Regioni e comunità territoriali. E rimandano all’equilibrio tra i diversi ambiti dell’economia e della società europee, in primo luogo alla scelta di quali sono gli obiettivi e i settori da privilegiare o, in parte, da sacrificare vista la ristrettezza delle risorse comuni. Per non parlare dell’importanza del legame tra equilibrio macroeconomico di un paese e del rispetto delle relative regole europee, con l’uso dei fondi europei, legame che la Commissione propone di intensificare ulteriormente. Un tema che resta molto controverso. A seconda delle quantità in gioco e del livello al quale sono collocati i poteri di decisione, la politica di coesione può essere l’asse sul quale poggia il sostegno alla crescita e forse anche la governance economica, oppure uno strumento più o meno perfettamente allineato agli obiettivi di equilibrio finanziario generale. Ce n’è quanto basta per capire perchè il negoziato sul bilancio tra gli Stati membri, con il Parlamento europeo e all’interno degli stessi Stati, è tutto in salita. Ricordiamo   che la materia vastissima riguarda i Fondi europei FESR e FSE, nonché la Cooperazione territoriale europea (CTE) e il Fondo sviluppo e coesione (FSC). Per la Nuova tornata 2021/2027 L’Italia in  sede di negoziazione ha rappresentato l’ampia diversità geografica che contraddistingue il paese e la necessità di interventi tenendo conto delle caratteristiche tipiche delle regioni italiane, diverse per conformazione e collocazione geografica. La proposta è quella di “strategie territoriali attuate in sinergia con gli altri obiettivi politici, con il fine primario di promuovere lo sviluppo economico e sociale delle zone più colpite dalla povertà”.Ma c’è un particolare sforzo che i tecnici della Commissione chiedono all’Italia per vederla maggiormente competitiva in ambito Europeo e riguarda una maggiore incisività che l’Italia è chiamata a dimostrare sui temi cardini dei fondi strutturali europei 2021-2027 ossia la ricerca e l’innovazione; il clima e l’energia; la connettività;  i diritti sociali.La novità importante per la condizione femminile è che il progetto di parere agli orientamenti per il bilancio 2021 prevede l'uso del bilancio di genere nell'UE. Chiede inoltre di attuare l'integrazione di genere in modo coerente in tutti i programmi dell'UE. Il progetto di parere, il cui relatore è Robert Biedroń (S&D, Polonia), chiede maggiori investimenti per sostenere i diritti delle donne e delle ragazze che utilizzano le dotazioni di bilancio per sostenere l'indipendenza economica delle donne attraverso programmi e fondi dell'UE, come COSME, Orizzonte 2020 e il EFSI. Il relatore ritiene che siano necessari maggiori sforzi per sostenere le donne più vulnerabili. Il progetto di parere chiede inoltre che vengano tracciate le spese per la parità di genere e che siano stabiliti indicatori adeguati e una metodologia dedicata, in particolare per quanto riguarda la lotta contro la discriminazione basata sul genere, la violenza, le molestie sessuali e l'accesso delle donne alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi . L’integrazione non è un obiettivo di per sé bensì un mezzo per raggiungere il traguardo finale dell’uguaglianza. In relazione all’occupazione, l’uguaglianza implica l’integrazione della parità, della non discriminazione e della diversità basate sull’età, su eventuali disabilità, sul genere, sulla razza, sulla religione e sull’orientamento sessuale in tutte le pratiche di selezione, retribuzione, promozione, sviluppo e formazione, e così via. Nonostante i progressi compiuti, in Europa sussistono delle differenze nello stato occupazionale legate a variabili inerenti all’integrazione dell’uguaglianza. Secondo i dati Eurostat relativi al 2019, il tasso di occupazione tra gli uomini è superiore (59,5%) rispetto a quello tra le donne (46,1%). Nel 2019, nei 27 Stati Membri dell’UE le donne hanno percepito una retribuzione economica inferiore del 17,6% rispetto a quella degli uomini. Le stesse statistiche indicano che il tasso di disoccupazione tra gli stranieri è pari al 16,3% a fronte dell’8,3% tra i cittadini nazionali. In un tale contesto, il principio di uguaglianza è stato attuato a livello nazionale o regionale principalmente in tre modi: promuovendo l’uguaglianza come competenza specifica tramite numerose misure positive e proattive e la sua integrazione nelle leggi. Un esempio di un approccio virtuoso è giunto  dalla Scozia già dal 2002 e ha portato ottimi risultati. In Scozia, a partire dal 2002, è stato assunto un Consulente nazionale sulle pari opportunità che ha lavorato a stretto contatto con i cinque dirigenti scozzesi del Programma di gestione dirigenti (PME, Programme Management Executives) per fornire sostegno e assistenza nell’integrazione delle pari opportunità nei programmi dei Fondi strutturali. Le competenze del consulente comprendevano tra l’altro: ® analisi della prassi attuale in materia di integrazione delle pari opportunità nei programmi dei Fondi strutturali e condivisione delle esperienze all’interno dei programmi e in modo trasversale tra gli stessi; ® analisi dei sistemi impiegati dai PME per monitorare le pari opportunità e suggerire miglioramenti da apportare agli stessi; ® definizione delle modalità volte a favorire la realizzazione di azioni positive; e ® identificazione e divulgazione di buone pratiche di integrazione adottate da altri Stati Membri implementabili anche nei programmi scozzesi Gli interventi finanziati dal FSE nei vari paesi relativi all’integrazione dell’uguaglianza hanno interessato principalmente i seguenti gruppi vulnerabili: Rom, migranti, minoranze, soggetti diversamente abili o che abbiano abbandonato precocemente la scuola e lavoratori anziani. Le iniziative si sono incentrate in generale sulle aree dell’inclusione sociale con enfasi sulla dimensione dell’occupazione, sull’integrazione di genere e sulla non discriminazione. Delle azioni specifiche hanno interessato la formazione e/o l’istruzione mirata a migliorare le competenze, i servizi di consulenza e orientamento, tra cui affiancamento e piani di reintegro, il sostegno alla creazione di imprese e attività mirate a impedire l’abbandono scolastico precoce. Passi avanti dunque sicuramente in Scozia,ma, anche se modesti nel resto d’Europa,e l’importante è proseguire tenacemente e per noi italiani puntare sulle priorità che rimangono comunque l’occupabilità femminile e giovanile.

ALESSANDRA SERVIDORI   UNIMORE

 

 

la nostra Piattaforma aggiornata 15 Aprile 2020

Alessandra Servidori LA NOSTRA PIATTAFORMA 15 Aprile 2020 n.2 

Noi come TutteperItalia sul nostro sito www.TutteperItalia.it  teniamo al corrente degli sviluppi economici e sociali con una nostra Piattaforma di idee e proposte di buon senso senza presunzione di completezza ma snocciolando analisi e idee libere e forti.

  Europa significa interesse comune, non una sommatoria di interessi nazionali. L’Italia, purtroppo, in questa fase di negoziato europeo che si concluderà ci auguriamo il 23 aprile , ha invece camminato lungo il sentiero accidentato del pretendere  solo aiuto e solidarietà. Oltretutto,puntando i piedi di un “gigante di argilla” aggiungendo  fino ad oggi strali indecorosi  per non vedersi concedere quanto reclamato in cui vale la mediazione e non l’arroganza. Noi rischiamo oggi nel cd  mondo integrato, sottratto con grande fatica ai patti spartitori che per decenni hanno regolato gli equilibri planetari, e tanto più nel mondo che verosimilmente si andrà a definire dopo che questa tempesta  sarà passata –  lo scenario più probabile  che sarà quello di Cina, Usa e Russia che combattono sul terreno del Vecchio Continente la battaglia della supremazia : noi sappiamo bene che l’integrazione europea non è più una speranza , ma una necessità imprescindibile per non finire per essere terra di conquista e di progressivo impoverimento, non solo economico,ma anche e soprattutto sociale e valoriale. Quello che serve non è il pur nobile mutuo soccorso tra diversi, ma la creazione di un nuovo interesse nazionale, inteso come europeo a cui dobbiamo contribuire con proposte realizzabili.L’Italia cambi rotta e in fretta. Conte  cambi rotta e subito . E’ evidente che l’Italia, per bieche ragioni di politica interna (più dentro al governo che fuori, nonostante le sguaiate lamentazioni di Conte che non credo sia così amato dagli italiani come alcuni sondaggi ci rappresentano), ha scelto gli argomenti sbagliati nella lunga trattativa europea: da un lato ha chiesto  solidarietà – un concetto che non ha nulla a che vedere con l’idea che si debba creare debito federale – e dall’altra ha tentato l’azzardo calando la carta del ricatto “o gli eurobond o facciamo da soli”. Un gioco cui ora rischia di rimanere impiccata la nostra terra se Macron (non certo Conte) non riuscirà, o non vorrà nemmeno provare, a convincere la Merkel ad aprire, trascinando con sé Olanda, Austria e Finlandia, a qualcosa di più concreto del Recovery Fund accennato nel compromesso con cui si è concluso il lungo e travagliato vertice dell’Eurogruppo. Perchè è evidente che un simile strumento, essendo finanziato dal budget Ue, comporterà negoziati dai tempi lunghi percchè si deve rimettere in discussione tutto il bilancio europeo appena identificato dalla Comissione e dal Parlamento nuovo eletto e già scardinato dalla pandemia.L’Itlia ha come altri europaesi bisogno di sussidiarietà reciproca : ha invero una potenza di fuoco molto limitata, mentre c’è bisogno di tanto e subito. La verità ed è bene dirlo è che gli unici soldi veri che in questo momento abbiamo a disposizione per fronteggiare l’emergenza e le sue conseguenze arrivano tutti dall’Europa, tra la sospensione del patto di stabilità (Commissione europea) che ci ha consentito il pur striminzito decreto “cura Italia” (25 miliardi), l’acquisto del nostro debito pubblico pari a un terzo del fabbisogno annuo (250 miliardi, Bce) e la possibilità di attingere al fondo Sure per la disoccupazione (100 miliardi), ai 240 miliardi che la Bei fornirà sotto forma di prestiti e garanzie alle imprese, ma soprattutto ai 900 miliardi che la Bce mette a disposizione per acquisti di titoli sovrani e privati. Diciamo la verità :  né la ripartenza né tantomeno la ricostruzione del tessuto economico del Paese passano per il “decreto liquidità” e i 450 miliardi sbandierati come “poderosi”. In realtà la misura è a saldo zero, considerato che il Parlamento non ha ancora autorizzato alcuno scostamento di bilancio, e ha nei tempi esecutivi il difetto maggiore , visto che i 25 mila euro assegnati alle Pmi, pur essendo completamente garantiti dallo Stato, non sono ancora stati erogati, e gli altri meccanismi di finanziamento prevedono un’istruttoria che, se fatta con i tempi e le procedure standard, li rende inutili. E questo mentre in altri paesi (Germania, Francia, Svizzera) i soldi sono già sui conti correnti delle aziende.In buona sostanza la verità è che  senza i soldi della Bce, quelli del passato e quelli appena stanziati, l’Italia sarebbe già saltata per aria, e senza le erogazioni delle istituzioni europee, pur onerose, certo non si potrebbe rialzare.  L’Italia, dunque, si presenti al Consiglio Europeo del 23 aprile senza preclusioni – che sono in buona misura retaggi ideologici e che comunque non possiamo permetterci – ma con la determinazione a trattare a 360 gradi, dalla regole del MES alle modalità e consistenza del Recovery Fund. Sapendo che nell’Unione la negoziazione è elemento fondante come ha sempre scritto e fatto nel suo ruolo di studioso pragmatico l’amico di sempre Marco Biagi, il che richiede di saper fare strategia, competenza e capacità negoziali e di coalizione. Colau e i 17 non hanno la bacchetta magica e ci metteranno le loro idee ma la macchina è in mano ad un Governo che non sa governare e che tiene per il collo il presente e il futuro nostro e dell’Europa.Questa è la verità.

 

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