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Editoriali

Recovery Fund,perchè non vanno dimenticati i servizi sociali

Recovery Fund, perché non vanno dimenticati i servizi sociali      www.startmagazine.it

di           29 11 2020 

servizi sociali

Il post di Alessandra Servidori

 

Ho firmato l’appello/documento lanciato da Ferruccio de Bortoli perché sottoscrivo tutte le richieste di chiarezza e trasparenza che si chiede al Governo sui piani e progetti per risollevare la testa.

Per esempio io sono convinta che sul Recovery Fund e riforme politiche vi sia un’opportunità sprecata. Soprattutto quando si tratta di anziani e persone fragili.

La Strategia annuale della Crescita sostenibile per il 2021 della Commissione ribadisce la necessità di un’interconnessione tra l’RRF (Recovery Fund) e il Semestre europeo, poiché “le priorità dell’Unione, oggetto di raccomandazioni specifiche per i singoli paesi, dovrebbero riflettersi nella definizione delle riforme strutturali degli Stati membri”.

Le questioni prioritarie delineate dalla Commissione includono: la lotta al riciclaggio di denaro, alla frode e alla corruzione, il miglioramento del contesto imprenditoriale, lo sviluppo di una pubblica amministrazione e di un sistema giudiziario efficienti e il contenimento di una pianificazione fiscale aggressiva. Pertanto, nonostante i severi effetti della Covid-19 sui servizi sociali e sui sistemi di assistenza sociale, l’impatto sociale della pandemia sembra essere un tema largamente trascurato dai suggerimenti della Commissione.

La Commissione spera che l’accordo sul bilancio dell’Unione, concordato a luglio dai leader dell’Ue, aiuti gli Stati membri ad affrontare le criticità individuate nel corso del Semestre europeo e a raggiungere gli obiettivi politici dell’Ue, soprattutto in materia di transizione verde e digitale.

La realtà, tuttavia, è che la fetta più cospicua dei 672,5 miliardi di euro stanziati in prestiti e sovvenzioni sarà destinata alle priorità economiche e finanziarie. Questa apparente subordinazione dei finanziamenti alle priorità sociali non è in linea con la Strategia Ue 2020, che prevedeva un impegno mirato alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale.

L’enfasi posta su tale obiettivo sembra essere svanita nel tempo. Nelle direttive per l’attuazione nazionale dell’Rrf, la Commissione suggerisce alle autorità nazionali di articolare le riforme del mercato del lavoro, dell’istruzione, della sanità e delle politiche sociali secondo le seguenti linee guida: “Promuovere la qualificazione e la riqualificazione, ridurre la segmentazione del mercato del lavoro, potenziare la copertura dei modelli di lavoro a orario ridotto e dei sussidi di disoccupazione, promuovere l’inclusione delle persone con disabilità, migliorare la partecipazione al mercato del lavoro — incluse le categorie vulnerabili, migliorare la resilienza, l’accessibilità e l’efficacia dei sistemi sanitari e di assistenza; o consolidare la protezione sociale ( ivi compresa l’assistenza a lungo termine)”.

Tuttavia, tali proposte non coinvolgono i settori dei servizi sociali e dell’assistenza sociale, che si trovano a dover affrontare da anni la mancanza di investimenti congrui nella sanità pubblica e nei servizi sociali in tutta Europa.

 

Oltre alla mancanza di investimenti soddisfacenti a lungo termine nel settore, la Covid-19 ha travolto le residenze sanitarie assistenziali europee, causando la morte di decine di migliaia di residenti.

Secondo i dati di diversi paesi, in media il numero di persone decedute per Covid-19 nelle RSA ammonta alla metà delle vittime totali. Tali dati mostrano che, nell’ambito dell’attuazione nazionale della RRF, i governi nazionali devono investire in riforme strutturali che trasformino il modello di assistenza residenziale per gli anziani e le persone con disabilità in un modello che promuova i servizi di prevenzione sociale a livello delle comunità locali, rafforzi l’assistenza domiciliare, garantisca i servizi di assistenza essenziali ai pazienti dimessi da un ospedale e affronti le questioni di carenza di personale e di competenze nei servizi sociali e nell’assistenza sociale.

Il Parlamento europeo non esorta i governi nazionali a investire nei settori dei servizi sociali e dell’assistenza sociale. In tal modo, fallisce nel comprendere l’impatto economico che potrebbe avere il settore dei servizi sociali se dotato di risorse ben adeguate e ignora le evidenze che maggiori investimenti nel settore promuoverebbero la partecipazione al mercato del lavoro da parte di gruppi vulnerabili. Ciononostante, i dati Eurostat suggeriscono che i servizi sociali e l’assistenza sociale rappresentano una percentuale considerevole di forza lavoro, malgrado l’attuale carenza di personale.

Le sole attività di assistenza residenziale e sociale contano 11 milioni di lavoratori, che rappresentano il 5% della forza lavoro dell’Ue. Intanto come Esn (European Service Network) abbiamo calcolato che il costo dei servizi sociali è aumentato in modo significativo durante la pandemia ed urgono dei finanziamenti per garantirne la resilienza e la sostenibilità. I costi sono suscettibili ad ulteriori aumenti man mano che i processi di digitalizzazione, la tecnologia assistiva e la telecare verranno progressivamente sviluppati per rispondere meglio alle esigenze di vita indipendente e di autonomia degli utenti dei servizi sociali pubblici.

La Commissione incoraggia gli Stati membri a chiedere il parere dei loro comitati nazionali per la produttività o di autorità fiscali indipendenti sui loro piani di recupero e resilienza. Inoltre, gli Stati membri vengono invitati a descrivere, nel proprio piano, in che modalità gli attori sociali e, ove applicabile, le organizzazioni della società civile sono state consultate e coinvolte nella progettazione delle riforme per l’assistenza socio/sanitaria soprattutto per le persone fragili. Ciò perpetua la cattiva abitudine di vedere l’impegno delle parti coinvolte solo in termini di dialogo con datori di lavoro, sindacati e ONG. In questo modo, si nega la necessità di trovare soluzioni a livello locale, nelle comunità dove le persone vivono e formano le proprie famiglie.

Non sorprende che ci sia stata una disconnessione tra il progetto europeo e l’impegno dei cittadini, e ancora una volta non  si riesca a riconoscere questa realtà.

Oltre agli attori sociali e alle Ong sociali, gli enti locali e regionali e i servizi sociali pubblici che dirigono devono essere partner imprescindibili.

La spesa sociale rappresenta più di un quinto della spesa pubblica subnazionale, ne consegue che il benessere sociale è un settore politico chiave per promuovere lo sviluppo economico e sociale

 

 
 
 

Nessun posto è come a casa: così in Ue si ragione per l'assistenza agli anziani

QUI EUROPA

Nessun posto è come a casa: cosi' in Ue si ragiona sull' assistenza agli anziani

Autore: Alessandra Servidori   www.ildiariodellavoro.it 

 

Come componente di ESN Social Services in Europe,  una rete di supporto dei servizi sociali della Commissione Europea alla quale aderisco come Presidente Nazionale di Tutteperitalia, abbiamo partecipato al seminario annuale dello European Social Network (ESN), che si è tenuto  il 12 e 13 novembre,  e durante il quale abbiamo analizzato  la valorizzazione della qualità nell’assistenza a lungo termine (LTC). In Europa, la domanda di assistenza a lungo termine per la popolazione anziana è in crescita ed è destinata ad aumentare moltissimo  nei prossimi anni. Generalmente, la risposta a questa domanda in Europa differisce a seconda delle norme culturali, per cui in alcuni paesi (Portogallo, Irlanda, Italia e Spagna) le famiglie sono solite occuparsi dei parenti anziani, in altri (Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito) lo Stato si fa avanti e fornisce il proprio sostegno.

Tuttavia, a fronte di famiglie sempre meno numerose e di una maggiore longevità, si sono registrati cambiamenti significativi nel soddisfare le richieste di assistenza a lungo termine degli anziani e le autorità pubbliche di tutta Europa si sono impegnate ad adottare modelli diversi per garantire la copertura, l'accessibilità e la sostenibilità. I Principi delle Nazioni Unite sui Diritti degli anziani (Dichiarazione di Madrid) sostengono il diritto fondamentale di tutti gli individui a rimanere integrati e a partecipare alla vita sociale e sollecitano interventi a sostegno dell'indipendenza e dell'autonomia degli anziani e servizi "che aiutino le persone a raggiungere un livello ottimale di efficienza". Questo principio si è prestato non poco al cambiamento di paradigma dell'assistenza ai gruppi vulnerabili in Europa negli ultimi 20-30 anni, in particolare alle persone anziane.

In Europa, le strategie di sviluppo del welfare di comunità si sono concentrate non solo sulle considerazioni relative ai diritti umani, per una transizione da strutture istituzionali o residenziali ad alternative basate sulla comunità, ma anche sulle considerazioni economiche, secondo le quali i risultati complessivi raggiunti per gli anziani grazie al welfare di comunità sono stati più convenienti in termini di costi rispetto all'assistenza istituzionale/residenziale. Pertanto, le opzioni di assistenza più efficienti, in grado di offrire la migliore qualità secondo gli standard internazionali e nazionali, dovrebbero essere basate sulla comunità. Per garantire la qualità dell'assistenza e la sua prestazione occorre attenersi a una serie di principi importanti. Questi includono: centralità della persona, disponibilità, accessibilità, convenienza economica, completezza, continuità dell'assistenza e centralità dei risultati. Sia che si tratti di operatori o di commissari dei servizi, le autorità pubbliche dovrebbero garantire che la prestazione di assistenza a lungo termine sia saldamente ancorata ai principi di cui sopra. Offrire alle persone anziane con esigenze assistenziali un sostegno che consenta loro di rimanere a casa il più a lungo possibile può contribuire notevolmente a migliorare la loro situazione e la loro qualità di vita.

Un fattore chiave per migliorare la qualità della vita è la disponibilità di un'ampia gamma di servizi di assistenza integrati e coordinati, compreso il supporto per gli assistenti informali. L’obiettivo è raggiungibile attraverso lo sviluppo dquadri strategici nazionali e approcci multidisciplinari per la valutazione e lo sviluppo di piani di assistenza, nonché per la prestazione integrata di assistenza sanitaria e sociale per le persone anziane che necessitano di assistenza a lungo termine. L'assistenza di qualità non può essere vista solo come un mezzo per raggiungere un fine. I commissari, i fornitori e i beneficiari dei servizi di assistenza insistono su un orientamento che garantisca anche la qualità della vita di una persona che può essere rilevata solo dal punto di vista della stessa. Essa si basa sull'autonomia, sui legami sociali e sul significato della propria vita o scopo personale. Ciò ha implicazioni per tutti gli interessati e sottolinea l'importanza di assicurare e sviluppare servizi di assistenza a lungo termine basati sui bisogni, ma anche sui desideri e sul bagaglio personale del beneficiario. Inoltre, i commissari e gli operatori dei servizi dovranno anche garantire che i servizi mettano la persona al centro, soffermandosi sulla salute e sul benessere personale del beneficiario.

Riassumendo, siamo giustamente passati da modelli medicalizzati e paternalistici a quelli che pongono al centro sia la qualità del servizio che la qualità della vita. Eppure, i governi ancora faticano a fornire servizi sostenibili ed economicamente convenienti, che abbraccino i pilastri della qualità del servizio e della qualità della vita, mantenendo un'eccessiva dipendenza dal ruolo della famiglia e della comunità. Per promuovere un approccio integrato e coordinato tra i diversi servizi e settori, in particolare il settore sanitario e quello sociale, sono necessari quadri strategici nazionali e sia il Recovery Fund che il Mes sono opportunità da non trascurare,posto che in Italia la popolazione anziana è notevolmente aumentata. Occorre quindi una revisione delle  risorse stanziate sia a livello sanitario che sociale soprattutto per le condizioni di lavoro del corpo degli operatori socio-assistenziali, che svolgono un ruolo primario nel prestare assistenza e nel costruire una relazione con i beneficiari. In conclusione, non si può dare un prezzo alla dignità umana, alla compassione e al significato della vita di una persona.

Con la situazione  grave che si è replicata a causa della  pandemia,  sappiamo che  17 settembre la Commissione Europea ha pubblicato la Strategia Annuale di Crescita Sostenibile del 2021 (ASGS). Il documento definisce le priorità economiche generali per l'UE nel prossimo anno e le linee guida per l'attuazione nazionale del Recovery and Resilience Facility (RRF) - sostegno finanziario alle riforme nazionali per mitigare l'impatto economico e sociale della pandemia da coronavirus. Generalmente, L'ASGS dà il via al ciclo del Semestre Europeo per il coordinamento delle politiche tra la Commissione Europea e gli Stati membri, che ha sostituito il precedente metodo aperto di coordinamento. Ci si è chiesti se il semestre europeo non sia stato mosso principalmente da considerazioni di carattere finanziario, trascurando il tema dell' aumento delle disuguaglianze sociali. La Commissione europea si è adoperata per sopperire a questa mancanza e per promuovere la partecipazione di altri dipartimenti, mentre le Direzioni generali per l'economia, la finanza, l'occupazione e gli affari sociali hanno iniziato a cooperare.

Ad oggi però, non è ancora chiaro con quali modalità il Semestre Europeo proseguirà nel corso del prossimo anno. Stando alla CE, dal momento che le scadenze previste per il semestre europeo e la RRF si sovrappongono, sarà necessario un adattamento provvisorio del Semestre. Nel quadro del Semestre, la CE pubblica delle relazioni annuali che analizzano le condizioni dei paesi nel mese di febbraio, cui fanno seguito, a maggio, delle raccomandazioni specifiche per Stato membro che contemplano non solo le questioni economiche, ma anche quelle ambientali e sociali. Nel 2021, non è prevista la pubblicazione di alcun rapporto o raccomandazione, tuttavia la Commissione proporrà raccomandazioni sul quadro finanziario degli Stati membri nel 2021 nell'ambito del Patto di stabilità e crescita, che persegue il risanamento delle finanze pubbliche, aspetto che evidenzia come le priorità sembrino concentrarsi su considerazioni di carattere economico.

Alessandra Servidori


26 Novembre 2020

VIOLENZA E' ANCHE 400mila donne in più disoccupate

Alessandra Servidori      -  400mila italiane disoccupate in più : anche questa è violenza sulle donne.

Il Presidente Mattarella è da più di un anno che ripete che “manca ancora molto all’effettivo raggiungimento della parità di genere”.Lo ha fatto l’anno scorso per l’8 marzo ,lo ha ripetuto quest’anno quando ha ricevuto una delegazione di donne medico, lo  ripete  ormai stancamente tutte le volte che la questione della discriminazione femminile viene riproposta. 25 Novembre : ci aspetta una giornata ormai segnata da convegni ,panchine  e scarpe rosse, editoriali sulle maggiori  e minori testate giornalistiche. Inauguriamo  anche noi oggi una simbologia efficace ma coraggiosa cioè un drappo rosso a tutte le porte dei condomini la denuncia ormai sistematica della violenza che avviene in famiglia. Mogli madri figlie compagne sono massacrate e uccise nel corpo e nell’anima e il bollettino dato dal Ministro della Giustizia annualmente è un rito macabro a cui nessuno, dico nessuno,tranne alcune associazioni denominate  insulsamente“vetero femministe” dedica tempo e impegno per contrastare questa strage. Non basta il codice rosso negli ospedali. Lo abbiamo visto. La violenza della discriminazione sul lavoro che non si limitapiù alla sola disgustosa  molestia ma arriva al licenziamento in questo anno segnato dalla pandemia è tragica. Le scuole chiuse, la flessibilità irrigidita sia dalla presenza sul luogo di lavoro, sia in un smart working  non solo spesso coatto e senza soluzione di continuità e dunque senza il diritto effettivo alla disconnessione, e poi il mancato rinnovo del contratto in scadenza per non incorrere nel licenziamento impedito dal decreto anti covid. E poi l’Italia muore, non nascono più bambini ,gli e le giovani non fanno più figli anche perché non c’è lavoro e il declino demografico è uno dei  problemi cardine del paese .E la diminuzione della popolazione femminile tra i 15 e i 49 anni spiega anche la diminuzione delle nascite quest’anno in discesa inarrestabile. Occorrerebbe urgentemente estirpare l’ostinazione culturale e concreta  che rende  ancora  barbaramente accettabile la violenza contro le donne che la tengono ancora sommersa  :  disimpegno che  ha reso durissima la vita delle donne italiane investite dalla recessione economica  aggravata da pandemia. Tutti gli indicatori ci dimostrano che le italiane sono fortemente ancora di più discriminate. Il tasso di occupazione delle donne è di 18 punti percentuali più basso di quello degli uomini, il lavoro part time riguarda il 73,2% le donne ed è involontario nel 60,4% dei casi. I redditi complessivi guadagnati dalle donne sul mercato del lavoro sono in media del 25% inferiori rispetto a quelli degli uomini. Il 65% delle donne fra i 25 e i 49, con figli piccoli fino ai 5 anni, non sono disponibili a lavorare per motivi legati alla maternità e al lavoro di cura anche di anziani e non autosufficienti. L’Italia  resta l’ultimo tra i 27 Paesi europei nel sanare i divari di genere nel mondo del lavoro, dove il reddito medio delle donne è il 59,6% di quello degli uomini a livello complessivo. Non è peraltro solo  un problema  di donne  di cui ci occupiamo , ma della forza di uno Stato attento a un futuro sostenibile che punta al suo avvenire e ad un rispetto reciproco tra le nuove generazioni. Non è solo «questione femminile» quando si immagina di promuovere risorse per le giovani imprese guidate da giovani e giovani donne o di dare impulso al terziario sociale  che in altri Paesi organizza beni e servizi per le famiglie (creando centinaia di migliaia di nuovi posti). Non  si tratta solo di problemi  femminili quando si incoraggiano forme di conciliazione per i due genitori o flessibilità nel ricorso ai congedi parentali. E non è solo e sempre la cd questione femminile quando proponiamo  meccanismi e  benefici per la società intera di una riforma fiscale  che parta dall’analisi  dell’impatto che le politiche fiscali hanno  anche sulle donne in particolare, monitorato tra efficacia e promozione dell’equità come la Ue ci raccomanda. Significa sostituire il quoziente familiare e introdurre sistemi di tassazione  capaci di incentivare l’inclusione lavorativa delle donne riducendo le loro aliquote,significa ricorrere ai fondi bilaterali per sostenere i congedi per allargare la cura parentale, perché l’indipendenza economica attiva delle donne è la prima garanzia di libertà individuale e di sviluppo sociale. E non servono i fondi di garanzia per l’imprenditorialità femminile ma fondi a perdere per sostenere il rilancio delle imprenditrici strozzate dall’accesso al credito;incentivare la contrattazione collettiva per inserire  benefit per l’accesso ai servizi territoriali per la famiglia. E bisogna  essere leali e tirare fuori il Fondo  di 70 milioni per  caregivers familiari sparito  non si sa dove, per aiutare le donne che hanno in cura i loro famigliari non autosufficienti. Niente celebrazioni dunque,ma fatti, vogliamo fatti concreti.

L'ondata di violenza contro le donne dimostra che i paesi Ue NON dispongono ancora di garanzie adeguate per proteggerle

L’ondata di violenza contro le donne dimostra che i paesi dell’Ue non dispongono ancora di garanzie adeguate per proteggerle.

Il post di Alessandra Servidori

 21 novembre 2020
I blocchi per contenere il coronavirus hanno portato a picchi nei rapporti di violenza domestica. In due nuovi studi, l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige) ha valutato le misure adottate da ciascun paese dell’Ue per proteggere le donne durante la pandemia e mostra come i governi possano sostenere le persone che sono vittime di violenza. Le donne di solito affrontano il pericolo maggiore da parte delle persone che conoscono.

 

La ricerca dell’Eige mostra che i governi dell’Ue lo riconoscono: ogni singolo paese ha introdotto misure speciali per proteggere le donne dalla violenza intima dei partner durante la pandemia.

Tuttavia, il persistente sotto-finanziamento dei rifugi e delle hotline per la violenza domestica ha portato a un sostegno molto frammentato. L’Irlanda, la Spagna e la Lituania hanno lanciato piani d’azione nazionali per sradicare la violenza intima dei partner durante la pandemia. La Spagna ha rafforzato il coordinamento tra i suoi servizi sanitari, di polizia e di giustizia, così come la Lituania. L’Irlanda è andata oltre, mettendo sul tavolo 160.000 euro. Con questi soldi, il governo ha aiutato i rifugi e le hotline per le vittime ad adattarsi alle nuove condizioni di lavoro da remoto. I tribunali irlandesi hanno dato la priorità ai casi di violenza domestica e hanno ampliato le udienze da remoto. La polizia sta controllando le donne che hanno subito violenze in passato.

Diversi paesi hanno adattato la legislazione per dichiarare “servizi essenziali” i rifugi e linee telefoniche per mantenerli accessibili in ogni momento. In Lettonia, Estonia, Slovacchia e Francia, la legislazione obbliga ora i governi a fornire alle donne che affrontano la violenza in patria un alloggio alternativo. I tribunali estoni hanno avuto il potere di emettere ordinanze restrittive temporanee contro i partner violenti, proteggendo la vittima senzatetto e inchiodando la responsabilità sull’aggressore.

Quasi tutti i paesi dell’Ue hanno lanciato campagne di sensibilizzazione per far conoscere alle vittime l’aiuto disponibile. La Grecia, la Finlandia e il Portogallo si sono rivolti ai rifugiati e ai migranti, mentre altri paesi si sono rivolti alle donne delle comunità rom, alle donne LGBTIQ. La campagna della Spagna ha sottolineato che la violenza domestica è una violazione dei diritti umani, non una questione privata. Le campagne di sensibilizzazione sono importanti per i testimoni, che possono non intervenire perché potrebbero non riconoscere la violenza intima del partner quando la vedono. Le campagne forniscono anche una chiara guida su come i testimoni possono aiutare quando temono di peggiorare la situazione. Circa il 20-30 % delle chiamate alle linee telefoniche per la violenza domestica, dovrebbero essere rassicurate e guidate. La ricerca dell’Eige mostra che i testimoni spesso vogliono aiutare in modi diversi dal riferire alla polizia, ad esempio parlando con la vittima o aiutandoli ad accedere ai servizi di supporto. Anche le linee guida su tali modalità di aiuto dovrebbero far parte delle campagne. Il personale di assistenza e consulenza durante il Covid è sopraffatto dall’aumento della domanda e dall’accresciuta sofferenza delle vittime; si sentono impreparati a fornire supporto e preoccupati per la riservatezza delle vittime.

Non c’era nella prima ondata e non c’è tuttora abbastanza equipaggiamento protettivo personale per continuare ad aiutare le vittime faccia a faccia. Nella maggior parte dei paesi dell’Ue, la pandemia ha messo in luce sistemi di sostegno complessivamente traballanti per le vittime di violenza di genere. La mancanza di finanziamenti e di case/rifugio ha portato le donne ad essere messe in alberghi e alloggi forniti privatamente.

Sebbene l’azione rapida sia lodevole, le misure adottate dal settore privato non dovrebbero essere la soluzione per salvare vite umane. Sebbene le catastrofi naturali e le pandemie portino a un aumento della violenza contro le donne a livello globale, nessuno Stato membro dell’Ue ha avuto un piano di catastrofe per affrontare questo problema. Covid-19 ha acceso una luce dura su come le società impreparate spesso sono incapaci di proteggere le vittime della violenza intima dei partner. In Italia le risorse sono pochissime e molte strutture nate per accogliere le donne colpite — e spesso i loro figli — non hanno più ricevuto finanziamenti, solo in alcuni comuni virtuosi sono operative associazioni che danno aiuto e il governo Italiano, che pur ha sottoscritto la Convenzione di Instanbul che si impegna a strutturare servizi per contrastare la violenza, non si può limitare a spot televisivi a ridosso del 25 novembre giornata internazionale dedicata a combattere questo barbarico fenomeno.Meno convegni e appelli più risorse a cominciare dalle scuole dove si deve insegnare il rispetto reciproco.

LEGGE DI BILANCIO OPACA E CONTRO in almeno 3 capitoli "Truffa" Più soldi al Parlamento-Ferme le risorse per l'occupazione femminile-Sparito il Fondo per i caregivers

Alessandra Servidori   LEGGE DI BILANCIO OPACA E CONTRO in almeno 3 capitoli "Truffa" Più soldi al Parlamento-Ferme le risorse per l'occupazione femminile-Sparito il Fondo per i caregivers

 La cd Legge di Bilancio 2021 appare ancora molto opaca. Comunque tra i vari capitoli di spesa se ne ravvedono almeno 3 che gridano vendetta. Non aspettiamo il testo definitivo perché sappiamo che non c’è nessun emendamento che ne modifichi la stesura e dunque già approvati . I 3 capitoli riguardano “L’imprenditorialità femminile”, il secondo un capitolo per “Esigenze del parlamento”Il terzo il Fondo per i caregiver”.  Il primo .E’ previsto un Fondo a sostegno dell'impresa femminile, presso il Mise, con dotazione di 20 milioni per il 2021 e 2022 per iniziative imprenditoriali e di azioni di promozione dei valori dell'imprenditoria tra la popolazione femminile. L'obiettivo prioritario è – spiega la Relazione illustrativa che lo definisce nuovo - definire un insieme di strumenti capaci di intervenire su profili quali la nascita di imprese, l'assistenza all'attività imprenditoriale, uno specifico supporto alle start-up ad elevato contenuto tecnologico, una diffusione alle azioni condotte a livello regionale. Ma noi sappiamo bene che  il Fondo aggiuntivo  non è di nuova istituzione  e non di garanzia, fu adottato dall’allora Ministro Fornero con sempre la dotazione di 20 milioni già nel 2013. Fu infatti la Legge 215 /92 per le azioni positive all’interno della quale era già previsto il finanziamento per l’imprenditoria femminile, ma con agevolazioni e criteri di facilitazioni per accedere a fondi bancari. Una legge che ha subito degli stop end go vari e dunque non rifinanziata. Nel 2013 Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero e il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera hanno sottoscritto  un accordo per la costituzione di una sezione speciale del Fondo Centrale di Garanzia dello Stato dedicata all’imprenditoria femminile,  una delle componenti più dinamiche del sistema produttivo  con un aumento di imprese, e un incremento della base imprenditoriale. La nuova sezione del fondo, finanziata con 20 milioni di euro messi a disposizione in quota paritaria dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per le Pari Opportunita’ e da risorse del Fondo stesso, permise  alle piccole e medie imprese in rosa di accedere con maggiore facilità e a condizioni di favore a 300 milioni di euro di credito garantito. Il problema però allora come oggi che sono le donne imprenditrici titolari dell’accesso al Fondo ma di solito dietro di loro poi spuntano i famigliari. E va bene, ma non si dica che è di nuova istituzione e che è per le donne imprenditrici. E’ tutto qui l’intervento per sostenere l’occupazione femminile già massacrata dal Covid? , e si dice che sono previsti sgravi per l’assunzione  femminile per i prossimi 3 anni ? Ma quando salterà il divieto di licenziamento le donne saranno le prime ad essere lasciate a casa!

 Il Secondo capitolo di spesa riguarda l’art 195 e la voce è “Esigenze del parlamento” La questione l’ha messa in evidenza Carolina Pellegrini docente di politiche del lavoro  che me l’ha sottoposta, alla quale va il merito di renderla pubblica. La Bozza prevede “ "ART. 195.(Esigenze Parlamento) 1. Il Fondo di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n.190, è incrementato di 800 milioni di euro per l’anno 2021 e 400 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022".Per capire qualcosa, bisogna vedere cosa dice la legge 190 del 2014. Questo il testo: " comma 190. Nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze e' istituito un Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione, con la dotazione di 27 milioni di euro per l'anno 2015 e di 25 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016. Il Fondo e' ripartito annualmente con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio".Traduciamo questa legge in modo comprensibile a tutti: un Fondo istituito con una piccola somma per far fronte ad esigenze indifferibili e impreviste del governo, diventa un fondo di più di un miliardo per NON PRECISATE ESIGENZE DEL PARLAMENTO.Ma dato che il Parlamento ha già tutte le proprie spese coperte, questi soldi saranno a disposizione dei parlamentari: PER FARNE COSA?Questa è la TRASPARENZA DI PIDDINI E GRILLINI! QUESTO E' QUELLO A CUI PENSANO MENTRE IL PAESE E' IN GINOCCHIO.E SOPRATTUTTO DOPO AVER TAGLIATO IL NUMERO DEI PARLAMENTARI adducendo il risparmio di costi!

 

Terzo capitolo di risorse : Sono spariti dei soldi destinati ai caregivers familiari e quelli rimasti sono stati distratti dalle finalità di legge: anziché andare direttamente ai circa 500mila familiari che quotidianamente assistono i propri conviventi con disabilità, andranno alle regioni. Brutta storia in tempi normali, storia bruttissima in epoca di pandemia. Riassumo. Una legge del 2017 riconosce la figura giuridica del caregiver familiare e istituisce un fondo, che in tre anni arriva a 70 milioni di euro, per sostenere direttamente il valore sociale ed economico del lavoro di cura che svolgono, e che se non svolgessero ricadrebbe sullo Stato con costi ben più alti. In mancanza, però, di una legge che stabilisca formalmente chi sono i caregiver familiari, quei soldi non sono mai stati attribuiti. Nel suo secondo governo, il premier Conte ha tenuto per sè la delega per le disabilità, ma ha attribuito al ministro per la Famiglia, Elena Bonetti, quella per spendere i soli del fondo. Il guaio è che, assieme alla collega del Lavoro, Nunzia Catalfo,  Bonetti ha compiuto alcuni errori gravi: ha individuato come destinatari di quei fondi i caregiver familiari di persone con “disabilità gravissime”, fattispecie discriminatoria e giuridicamente inesistente; ha limitato il sostegno economico ai soli caregiver “di coloro che non hanno avuto accesso alle strutture residenziali a causa delle disposizioni normative emergenziali” oltre che di una non meglio precisata misura di “ricongiungimento”; ha annunciato che un fondo di “68,314662 milioni” verrà ripartito tra le regioni affinché lo destinino chissà come, si presume attraverso delle cooperative, ai caregiver. Perché alle regioni? Perché si limita la platea dei caregiver? Perché non si rispetta la legge del 2017? Che fine hanno fatto gli 1,685339 milioni di euro che mancano all’appello? E la vita e la dignità di quei familiari che non hanno nemmeno avuto il riconoscimento del diritto al bonus di 600 euro erogati alle categorie colpite dalla pandemia? Ma che razza di legge truffa è a danno dei più deboli ???

25 Novembre :non bastano più i gesti simbolici

 

ALESSANDRA SERVIDORI   www.ildiariodellavoro.it 

25 novembre giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne: non bastano i gesti simbolici

 Panchine rosse, scarpe rosse,monumenti illuminati di rosso o arancione,un minuto di silenzio nelle sedi istituzionali per ricordare tutte le donne vittime della violenza, dibattiti prima dopo quel giorno, ma la situazione è sempre più disperata: in Italia è una sequela di mogli, fidanzate, figlie, giovani brutalizzate, botte e morte sempre con un ormai quotidiano reportage in cui spesso  inquieta insopportabile il fatto che  giustificano la violenza da parte degli uomini “perchè non si rassegnano ad essere lasciati dalla compagna”. La giustizia italiana ancora troppo mite contro questi reati  e le forze dell’ordine ben poco allertate e  significativamente attrezzate per difendere le donne perseguitate. Da secoli la violenza domestica è considerata un tema tabù. Nessuno ne parla, nessuno ammette di esserne testimone, nessuno si impegna per prevenirla. Oggi, tuttavia, grazie alle attività delle organizzazioni femminili e delle relative campagne nazionali di sensibilizzazione il problema è in più larga misura di pubblico dominio, anche se in molte famiglie è ancora tabù menzionarlo.


La Commissione europea finalmente svolge sistematicamente un ruolo rilevante adoperandosi affinché il problema della violenza domestica sia posto all’ordine del giorno politico dell’Unione europea. Il suo obiettivo è quello di rafforzare la cooperazione e la coordinazione tra gli Stati membri, sostenere attivamente le ONG in questo campo, migliorare le statistiche e le informazioni sulla violenza contro le donne, incoraggiare provvedimenti preventivi e garantire una migliore protezione per le vittime. La violenza domestica esiste in tutti i paesi e in tutte le classi sociali. È il sintomo più evidente dello squilibrio di poteri nel rapporto tra uomini e donne.

Una recente ricerca ha rilevato che il 98% delle vittime della violenza domestica sono donne e che una donna su cinque è stata vittima della violenza almeno una volta ad opera del suo coniuge o partner. Tuttora è un’eccezione e non la regola che i responsabili maschi vengano perseguiti. Appena uno su 20 casi di violenza domestica viene denunciato alla polizia, anche se la violenza domestica è ritenuta un crimine punibile per legge.In questo periodo di pandemia la chiusura coatta ha poi aggravato la situazione e le violenze tra le mura familiari si sono intensificate e le tensioni acuite.

La Commissione europea ha formulato numerosi messaggi destinati ai vari gruppi mirati interessati. Le conferenze internazionali di esperti svoltesi a Vienna e a Colonia nel dicembre del 1998 e nel marzo del 1999 e seguite annualmente  hanno elaborato un totale di 62 norme e raccomandazioni sul modo di combattere la violenza maschile contro le donne. Queste fattive conferenze hanno senza dubbio influenzato la politica UE in questo campo. A Strasburgo, in avvio della sessione plenaria si ritornerà anche quest’anno sull’adesione dell’Unione europea alla Convenzione di Istanbul. I deputati “dovrebbero esortare gli Stati membri che non hanno ancora ratificato la Convenzione a farlo senza indugio e ad adottare tutte le misure legislative e politiche necessarie per fermare la violenza contro donne e ragazze” e  intanto il Parlamento europeo sarà illuminato di arancione.

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, nota anche come Convenzione di Istanbul, è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante in materia. La Convenzione istituisce un quadro globale di misure per prevenire le violenze, sostenere le vittime e punire gli autori. L’Ue ha firmato la Convenzione il 13 giugno 2017, ma sono sette gli Stati membri che non l’hanno ancora ratificata: Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria, Lituania, Lettonia, Slovacchia, Lettonia, Slovacchia e anche Regno Unito.La violenza contro le donne sia inserita nella lista dei reati gravi transnazionali previsti dall'articolo 83 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Possiamo sostenere e proteggere le donne solo se preveniamo questa violenza adottando una politica di tolleranza zero ed è il motivo per cui dobbiamo urgentemente adottare una strategia europea per prevenire e combattere la violenza contro le donne e riconoscere tale violenza come un crimine grave transnazionale all'interno del Trattato. Ciò è necessario al fine di disporre della base giuridica per redigere una direttiva Ue che ci consenta di rendere responsabili gli Stati membri.

Le donne devono essere protette allo stesso modo in tutta l'Ue e sicuramente è un passo importante avere posto la questione anche negli obiettivi dell’agenda UE 2030,ma sappiamo che i fondi inizialmente stanziati per combattere questa violenza sono diminuiti a causa dell’emergenza pandemica sopraggiunta e reiterata.

Nella normativa nazionale la violenza sessuale si riferisce a chiunque, con la forza o con la minaccia o l’abuso di autorità, forzi un’altra persona a commettere o subire atti sessuali (Codice penale, articolo 609bis) ed include pertanto lo stupro e le molestie sessuali. Nel febbraio 1996 la violenza sessuale ha cessato di essere “un crimine contro la morale pubblica” ed è stato pienamente riconosciuto come un “crimine contro la persona”. Istat nelle sue statistiche fa riferimento a tutte le situazioni in cui le donne sono costrette a compiere o subire atti sessuali di vario genere contro la loro volontà. Sono considerati: stupro, tentato stupro, molestie sessuali, costrizione a rapporti sessuali con altre persone, rapporti sessuali indesiderati, le attività sessuali fatte per paura delle conseguenze, degradanti e umilianti.

La formazione delle forze dell’ordine e la magistratura, sono la priorità contenute   anche nella legge contro lo stalking , del 2009. Il codice rosso (la legge del 2019 che istituisce una corsia veloce per le indagini sulle violenze alle donne e ai bambini) funziona moderatamente. Ma la voce delle donne ancora oggi non è sempre ascoltata e purtroppo una parte della magistratura motiva la riduzione delle pene per i femminicidi con una specie di “comprensione” per le ragioni degli assassini. Eppure la violenza sulle donne è una piaga in questo Paese, dove cala il numero degli omicidi ma resta stabile quello delle donne e spesso insieme a loro anche dei loro figli.

Alessandra Servidori

Bozza Legge di Bilancio : NO MES NO RISORSE PER ASSUMERE PERSONALE STABILE NELLA SANITA'

Alessandra Servidori  ANTICIPAZIONI BOZZA LEGGE DI BILANCIO 2021

IN BOZZA LA LEGGE DI BILANCIO : troppo poco per le politiche attive per il lavoro e vecchi fondi resuscitati (imprenditoria femminile ex legge 215/92 che fallì perché erano titolari le donne ma li usavano gli uomini ),nonchè le risorse per la sanità  che non sono per assunzioni stabili e per le borse di studio per le specializzazioni dei giovani medici.

Il testo, non ancora definitivo della legge di Bilancio, prevede 243 articoli, suddivisi in 21 capitoli, che vanno dal fisco alla sanità, dal lavoro e famiglia al Recovery fund. Dall’assegno unico al fondo anti-Covid. Sono alcune delle novità inserite nella prima bozza dell'articolato della Legge di Bilancio per il 2021

ASSEGNO UNICO - Per l'assegno unico sono stanziati 3 miliardi aggiuntivi nel 2021, come conferma la bozza della legge di bilancio, L'articolo 2 del testo prevede che arrivino 3.012,1 milioni di euro per l'anno 2021 e 5.500 milioni di euro annui a decorrere dal 2022LE MISURE ANTI-COVID - In bozza anche quattro miliardi nel 2021 per finanziare le misure anti Covid: secondo quanto si legge viene confermata l'istituzione di un fondo ad hoc per "consentire il tempestivo adeguamento" degli interventi "di sostegno alle attività produttive"l Fondo è ripartito - si legge nella bozza - con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia, di concerto con i Ministri interessati per il rifinanziamento per l'anno 2021 di misure di sostegno economico-finanziario già adottate nel corso dell'anno 2020 per fronteggiare le conseguenze economiche derivanti dall’emergenza"RIFORMA FISCALE - Nella bozza della legge di bilancio si legge: “Al fine di dare attuazione a interventi in materia di riforma del sistema fiscale, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze è istituito un Fondo con una dotazione di 2.500 milioni di euro per l'anno 2022 e 1.500 milioni di euro a decorrere dall'anno 2023"Istituito anche "un fondo denominato Fondo per la fedeltà fiscale cui è destinato, a decorrere dal 2022, fermo restando il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, l'ammontare di risorse che si stimano come maggiori entrate permanenti derivanti dal miglioramento dell'adempimento spontaneo” TAMPONI RAPIDI - In bozza arrivano 70 milioni anche nel 2021 per l'esecuzione dei tamponi rapidi da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Una scelta che serve per "sostenere e decongestionare il sistema diagnostico" dei casi positivi al Covid. FONDO PER LE IMPRESE FEMMINILI - Nasce il "Fondo a sostegno dell'impresa femminile", al fine di promuovere e sostenere l'avvio e il rafforzamento dell'imprenditoria femminile. Nella bozza sono previsti tra gli interventi sia contributi a fondo perduto sia finanziamenti a tasso zero, finanziamenti agevolati e combinazioni di contributi a fondo perduto e finanziamenti per avviare nuove impreseLa manovra quantifica la portata del fondo in 20 milioni per ciascuno degli anni 2021 e 2022. La stessa dotazione è destinata anche al Fondo 'per le imprese creative' destinato a "promuovere nuova imprenditorialità e lo sviluppo di imprese del settore, attraverso contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati e loro combinazioni” AUMENTI PER MEDICI E INFERMIERI - Più fondi per aumentare gli stipendi di medici e infermieri della sanità pubblica: nella bozza della manovra si prevedono in tutto 835 milioni l'anno per aumentare del 27% l'indennità di esclusiva della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria (500 milioni) e per riconoscere una specifica indennità infermieristica (335 milioni) l Fondo sanitario nazionale servirà anche a dare maggiori risorse per i tamponi da parte dei medici di base (70 milioni) e per aumentare i contratti di specializzazione (105 milioni in più nel 2021 e 22 e 109,2 milioni dal 2023 al 2025) CIG IN DEROGA - La bozza stanzia altri 5,3 miliardi per rifinanziare dodici settimane di cassa integrazione nel 2021 alle aziende che siano in difficoltà a causa dell'emergenza Covid. Le dodici settimane devono essere collocate tra il primo gennaio 2021 e il 31 marzo 2021 per i trattamenti di Cassa integrazione ordinaria e tra il primo gennaio 2021 e il 30 giugno 2021 per la Cig in deroga Ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, che non richiedono la cig è riconosciuto l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico per un ulteriore periodo massimo di otto settimane fruibili entro il 31 marzo 2021.PROLUNGATI BONUS EDILIZIA, MOBILI E VERDE - La legge di bilancio proroga per il 2021 i bonus in materia di riqualificazione energetica, impianti di micro-cogenerazione, recupero del patrimonio edilizio, acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. La bozza prevede anche la proroga del bonus facciate e del cosiddetto bonus verde .Si tratta delle detrazioni spettanti per gli interventi di sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione di pozzi nonché di realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili 

MEDICO SCOLASTICO SUBITO

Alessandra Servidori                                              MEDICO SCOLASTICO SUBITO

 Sono ben 8.5 milioni, con 7.6 milioni che frequentano la scuola statale mentre i restanti sono in una scuola paritaria. Dunque chi pensa a loro , ai nostri bambini e studenti, soprattutto in tempi di pandemia destinata a reiterarsi?

La grave condizione di epidemia che viviamo ormai da mesi, legata al Sars-Cov 2, sta spingendo, anche se sempre in ritardo, a ripensare ruoli e modelli assistenziali e sanitari. Una volta c’era il medico scolastico, era un pediatra che si occupava di visitare periodicamente tutti gli studenti a scuola. In queste situazioni così particolari e uniche sarebbe stata una figura indispensabile. Andrebbe ripristinata e andava già riorganizzata , pur con tutte le difficoltà del caso. Se ne è parlato a settembre del 2020 ma nulla è stato fatto . Pensare che Ordine dei Medici, la Federazione nazionale dei medici di base, era ed è tutt’ora decisamente convinto che è la scelta da fare . La sicurezza nella scuola e la frequentazione dei bambini e dei ragazzi italiani  e l’organizzazione  riguarda solo molto parzialmente il medico di base  perché le confuse  linee guida  definite  prevedono che gli  insegnanti e tutto il personale vengono chiamati dall’Agenzie di Tutela della Salute che poi delega le  Aziende Socio Sanitarie Territoriali  e i centri Covid per effettuare i test sierologici. Una situazione di incertezza che interessa tutta la società, generando comprensibili preoccupazioni. I test sierologici si era pensato inizialmente che venissero effettuati dal medico di base e dunque una soluzione che avrebbe forse favorito l’adesione da parte del personale scolastico. Poi si è passati dai centri Aziende Sanitarie adesso si è tornati a pensare al  medico di base, correggendo il CCNL Nazionale dei medici,  rimpolpando le convenzioni e mettendo nella precedente legge di bilancio un 200 milioni per le attrezzature e in quella legge di bilancio che si sta predisponendo ora non ce ne è traccia. Forse si dice che si pensa di investire con le risorse del Recoveri Fund ma non si sa . Il pozzo di San Patrizio . Certo è sbagliato affollare gli ambulatori in questo periodo in cui vi è una  ripresa forsennata del virus, anche con l’abbassamento dell’età media. I test vanno effettuati da persone con le protezioni necessarie e poche ancora sono le mascherine, guanti, calzari, camici, disinfettanti.  Poi  certo  i medici di base hanno  il loro da fare con le vaccinazioni antinfluenzali  vaccino che quest’anno è diventato  ancora più importante per via della circolazione del coronavirus,  e il vaccino anti pneumococcico  contro la polmonite , ma entrambi i vaccini non si trovano, non arrivano, e le persone spaventate dalla pandemia affollano gli ambulatori. Certo è che il medico di base ha un ruolo di sorveglianza attiva ma deve  essere un superman per intervenire in caso di nuovi pazienti positivi attivando le procedure in tempi rapidi e  oggi virtualmente ogni istituto scolastico dovrebbe avere un suo medico competente, ma si occupa unicamente del personale che lavora nella scuola, non degli alunni. Ripristinare il “medico scolastico”,è una esigenza fondamentale , accantonata con una irresponsabilità evidente che ci porta al panico genitoriale, posto che i bambini e gli adolescenti sono dichiaratamente untori potenziali. E dire che  il Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza Coronavirus, aveva proposto , a nome di tutto il Comitato, il ripristino della figura del Medico Scolastico per fronteggiare adeguatamente il prevedibile aumento del rischio di diffusione del virus legato alla ormai imminente riapertura delle scuole. Certo il un ripristino, perché il Medico Scolastico è stata una figura presente negli anni ‘80 e ‘90 nell’ambito dei programmi di prevenzione sul territorio in carico alle Unità Sanitarie Locali, poi soppressa sia per ragioni di bilancio, sia per una ridistribuzione delle competenze tra le varie figure della prevenzione territoriale. Che però come si sa non ha funzionato dappertutto.  Una volta il medico scolastico, era un medico di base che svolgeva un compito aggiuntivo: aggiornava le cartelle vaccinali degli alunni, ordinava schermografie ad anni alterni per prevenire la tubercolosi o altre malattie polmonari, la scoliosi il diabete, garantiva un controllo nel tempo. Quanto importante potrebbe essere oggi, non solo in ottica Covid-19. Quindi in grado anche di lavorare sulla prevenzione, in maniera strutturata, su malattie infettive, patologie legate al comportamento, agli stili di vita e a delle situazioni che soltanto il medico scolastico presente nella scuola può conoscere con un approccio evidentemente multidisciplinare. Una figura che nel tempo, essendo presente nei plessi scolastici con continuità, può acquisire la fiducia degli alunni arrivando a diventare un punto di riferimento per quest’ultimi oltre che di collegamento sanitario tra Aziende sanitarie, Pediatri di libera scelta, Medico di medicina generale e famiglie. Lui o lei , secondo l’identikit  non sono  soltanto  professionisti che si occupano di pediatria ma dovrebbero essere in grado di affrontare e capire tutto il periodo dell’età evolutiva con tutte problematiche che questa comporta. E’ importante e necessaria la figura di un medico che svolga da un lato il ruolo di consulente per insegnanti e dirigenti scolastici e dall’altro, operando direttamente sui ragazzi, possa mantenere l’attenzione sui metodi di contenimento dell’epidemia. La sua presenza non sarebbe limitata esclusivamente alla prevenzione del Covid-19, questi medici potrebbero senz’altro prodigarsi in altri ambiti pure essenziali a seconda dell’età dei ragazzi aiutando a scoprire il prima possibile problemi dentali o posturali o potendo anche spingersi ad offrire consigli su una più corretta alimentazione e per i ragazzi più grandi informazioni sulla difesa dalle malattie sessualmente trasmissibili e la contraccezione nelle classi più mature. Il  recupero della medicina scolastica, significherebbe  quello che  in passato era prassi, cioè andare all’interno degli asili nido per una più accurata vigilanza , controllo dell’adeguatezza delle strutture e degli ambienti in cui i bambini sono lasciati, sorveglianza sulla loro sicurezza anche attraverso l’approvazione dei materiali utilizzati per le varie attività e soprattutto interventi di prevenzione attraverso un’attenta osservazione dell’aspetto evolutivo e relazionale di ogni singolo bambino nelle sue diverse fasi di accrescimento. Si tratta  quindi di una  vigilanza a 360°che potrebbe essere completata anche attraverso incontri formativi per le famiglie ed il personale della scuola.  Un modello che potrebbe essere replicato dall’età del nido fino a tutta la scuola dell’obbligo. E si badi bene, molti  pediatri ambulatoriali sono  favorevoli ad un aumento delle competenze e degli spazi di azione.

Discriminazione e razzismo contro Kamala Harris :l’Italia non permetta a Libero di farla franca

Alessandra Servidori      Discriminazione e razzismo contro Kamala Harris :l’Italia non permetta a Libero di farla franca

"Libero" definisce Kamala Harris «mulatta» termine razzista  e discriminatorio per definire la prima afroamericana arrivata alla vicepresidenza degli Stati Uniti spirito coloniale ,usato in maniera offensiva e ignorante poiché la Harris è figlia di genitori indiani e giamaicani, ma è evidente che il giornale è animato da sottosviluppo culturale e certo di una omertà dell’ordine dei giornalisti. Allora non si può tacere ma bisogna agire.Ricordiamo che ancora prima di essere Vice Presidente Usa  Kamala Harris si è posta contraria alla nomina di  Coney Barrett, il pensiero che il posto della paladina dei diritti civili Usa sia preso dalla giudice ultra conservatrice famosa per la lunga serie di voti in “opposizione all’aborto e ai diritti riproduttivi”. “Non c’è questione che manchi di rispetto e disonori il lavoro e quello che il giudice Ginsburg ha ottenuto nella sua vita che cancellare la decisione fondamentale della storia della Corte che ha stabilito che la donna ha diritto a prendere le decisioni sul proprio corpo” ha detto Harris durante un comizio in Nord Carolina, riferendosi alla sentenza Row vs Wade del 1973, che di fatto ha legalizzato l’interruzione di gravidanza negli Stati Uniti e che da allora è nel mirino degli estremisti cattolici di destra. E proprio la cancellazione di Roe vs Wade è alla base della scelta di Amy Coney Barrett da parte di Trump, che ha così chiamato a raccolta la destra cristiana con uno dei temi più sentiti e divisivi nella politica e nella società americana.Proprio la difesa dell’aborto, ma anche di altre questioni legate all’Affordable Care Act, meglio noto come ObamaCare, sono alla base dell’opposizione dei democratici alla nomina della giudice ultra conservatrice. Per questo lo sfogo di Harris contro Coney Barrett serve a ricordare agli americani che in caso di conferma rapida da parte del Senato, cosa che Trump e il leader del Senato Mitch McConnell stanno cercando di fare, la giudice sarebbe parte della Corte Suprema già il 10 novembre quando si discuterà dell’eventuale bocciatura della legge sulla Sanità voluta dall’ex presidente, che lascerebbe  improvvisamente senza copertura assicurativa milioni di americani con malattie pre esistenti. Una questione, quest’ultima, che potrebbe diventare ancora più ampia dopo il Covid, che potrebbe ampliare il numero degli americani che, senza Obamacare, non avrebbero accesso alla copertura sanitaria. Le italiane e gli italiani hanno il dovere morale e istituzionale di difendere la Vicepresidente da attacchi vergognosamente razzisti e discriminatori.Il Codice delle Pari Opportunità e la Costituzione Italiana ne siano la testimonianza.

INPS :il primo accenno di Bilancio di genere

2020 dell’Inps

Di Alessandra Servidori | 05/11/2020 - 
Ecco il rapporto 2020 dell’Inps

Per la prima volta l’Inps sviluppa se pur parzialmente, con l’intento di migliorarne la stesura, il Bilancio di genere

Per la prima volta l’Inps sviluppa se pur parzialmente, con l’intento di migliorarne la stesura, il Bilancio di genere, peraltro previsto sia dalle direttive europee che dalla legislazione italiana. Le donne e gli uomini continuano a ricoprire ruoli diversi e ad assumere responsabilità differenti nella società. È dunque essenziale analizzare il bilancio da una prospettiva di genere al fine di fornire informazioni sui diversi effetti che l’assegnazione di bilancio può avere sull’uguaglianza di genere.

Il bilancio di genere si fonda sull’impegno dell’Ue a favore dell’integrazione della dimensione di genere sancito dall’articolo 8 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. I bilanci sensibili al genere e le relative politiche sono volti a contribuire al conseguimento dell’uguaglianza di genere e a favorire una crescita e un’occupazione più sostenibili e inclusive.

Obiettivo del bilancio di genere è accrescere la partecipazione a un processo che si traduca in bilanci sensibili al genere e, di conseguenza, promuovere la trasparenza e la rendicontabilità. Ai fini di un bilancio di genere efficace, sono necessari volontà politica, leadership e dati disaggregati per genere. La dichiarazione congiunta del Parlamento, del Consiglio e della Commissione allegata al quadro finanziario pluriennale (Qfp) 2014-2020 prevede che le tre istituzioni “integreranno, secondo opportunità, elementi capaci di rispondere alle problematiche di genere” nel bilancio dell’Ue.

Tuttavia, l’impegno strategico per la parità di genere 2016-2019 della Commissione indica che il bilancio di genere non è applicato sistematicamente al bilancio generale dell’Ue. Dunque il nostro Paese deve contribuire a testare quali elementi capaci di rispondere alle problematiche di genere sono applicati nell’attuale Qfp. Laddove non siano stati integrati elementi sensibili al genere, è importante condividere quali azioni ha intrapreso la Commissione per colmare eventuali lacune e con quali tempistiche.

Soprattutto in che modo la Commissione assumerà un ruolo da leader per garantire che il bilancio di genere, incluso un monitoraggio efficace ed effettivo, sia integrato nell’intero processo del prossimo Qfp e nei bilanci prossimi al fine di assicurare che i gruppi più vulnerabili beneficino dei fondi dell’Ue. Ed è auspicabile dunque che la Commissione inserisca un chiaro riferimento all’uguaglianza di genere in una delle rubriche del Qfp; applichi l’uguaglianza di genere come obiettivo orizzontale; e destini una linea di bilancio specifica per ciascun obiettivo in materia di uguaglianza di genere al fine di accrescere la trasparenza.

La Commissione intende migliorare lo scambio di conoscenze in materia di bilancio di genere tra gli Stati membri e le autorità locali; b) la raccolta di dati disaggregati per genere necessari per l’analisi di genere dei bilanci; la capacità tecnica dei suoi funzionari di attuare e valutare i bilanci sensibili al generee creerà il monitoraggio e la valutazione dell’integrazione dell’uguaglianza di genere nell’attuazione del (co)finanziamento dell’Ue.

Dunque Inps, importantissimo Istituto, ha iniziato un Progetto , che sicuramente andrà affinato ma già è una ottima notizia. Peraltro è utile ricordare che già aveva affrontato negli anni precedenti nell’ambito delle periodiche Rendicontazioni sociali, a partire dal 2017 il tema del Bilancio di genere che ha trovato collocazione nei Piani di performance come specifico Progetto triennale finalizzato a definire le linee guida per la redazione di un Bilancio di genere da parte dell’Inps.

Tale Progetto, nella fase di impostazione delle linee progettuali ha potuto giovarsi del confronto con il Comitato unico di garanzia e, in particolare, delle indicazioni di un gruppo di lavoro interdisciplinare. I risultati conseguiti a conclusione del percorso progettuale a fine 2019 in ordine alla definizione delle linee guida per il bilancio di genere evidenziano in particolare alcuni prioritari ambiti di intervento: la riclassificazione per genere delle voci del bilancio Inps (“neutrali al genere”,“destinate a rimuovere le diseguaglianze di genere”, “sensibili al genere”), operata in coerenza con i criteri adottati dalla Ragioneria dello Stato in ordine alla redazione del Bilancio di genere delle Amministrazioni Centrali;· le modalità operative, in sede di predisposizione del bilancio di genere, per la progressiva riconciliazione dei dati finanziari delle spese di bilancio con le informazioni sulle prestazioni istituzionali erogate all’utenza, disaggregate per genere e relative all’anno di competenza;· in materia di entrate contributive, la valutazione delle misure attive rivolte alle politiche di genere: nel progetto, ad esempio, è stata condotta un’analisi delle agevolazioni contributive alle imprese per l’inserimento nella contrattazione di secondo livello di misure per la conciliazione tra vita privata e vita professionale (art. 25 del decreto legislativo 80/2015);· infine, ma non ultimo, le politiche rivolte al personale interno in ottica di genere, attraverso il monitoraggio costante e sistematico degli indicatori relativi alle azioni dell’amministrazione finalizzate a ridurre le diseguaglianze di genere trail personale dell’Istituto.

A questo riguardo, nell’ambito del progetto è stata condotta un’indagine longitudinale sui divari retributivi del personale dell’Istituto, per individuare gli effetti delle distinzioni di genere e i principali fattori che li determinano, per contribuire in tal modo anche alla più puntuale definizione dei contenuti del Piano delle azioni positive.E come sopra accennato va ricordata, inoltre, la collaborazione avviata negli ultimi anni con il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato (RGS) per il Bilancio di genere relativo al Rendiconto generale dello Stato. L’Inps partecipa ai lavori contribuendo alla scelta e fornitura di indicatori di interesse per la misurazione dei divari di genere nella società e curando vari focus pubblicati nella Relazione annuale.

Alcuni focus contenuti nelle Relazioni al Parlamento sul Bilancio di genere sono basati su ricerche condotte nell’ambito del progetto VisitInps in particolare dedicati:

1) ai divari di genere nelle aspettative occupazionali e di reddito dei giovani laureati senza lavoro

2) alla fruizione del congedo di maternità fra le lavoratrici dipendenti del settore privato

3) alla consapevolezza previdenziale degli uomini e delle donne.In buona sostanza da pag 424 del Rapporto sono riportati ,aggiornati aggiornati al 2019, i principali risultati scaturiti dal monitoraggio degli interventi dell’amministrazione in materia di conciliazione dei tempi di lavoro e di vita privata oltre che relativi ai programmi di formazione. Inoltre, sarà oggetto di interesse l’analisi delle spese per il personale disaggregate per genere e un’indagine sui divari retributivi tra donne e uomini.

Finalmente una vera azione positiva e materiale di studio riflessione e azione per migliorare e proseguire come ha specificato anche recentemente all’incontro con la rete delle donne della sanità il 13 ottobre al Quirinale il Presidente Mattarella sul versante imprescindibile dei diritti delle donne “Il percorso verso la parità di genere è avviato e inarrestabile. Dobbiamo solo capire insieme come fare ad accelerarlo”

 
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Startmag : l'idea di isolare gli anziani è vergognosamente coatta

Alessandra Servidori       Caro Pietro Ichino NON sono d’accordo con te e tantomeno con Toti

https://www.startmag.it/sanita/perche-lidea-di-una-separazione-coatta-degli-anziani-e-unaberrazione/?ct=t(RSS_EMAIL_CAMPAIGN)

L’idea di prevedere l’isolamento o comunque la separazione coatta agli anziani è profondamente sbagliata  sia sul piano pratico , sia sul piano costituzionale  come prevede la nostra Cattedrale Costituzionale : “Gli individui sono uguali senza distinzioni di «condizioni personali e sociali» (art. 3 Cost.), quindi anche di età. Non tutti gli anziani sono fragili e non tutti i fragili sono anziani. Questi  al Governo hanno già più volte massacrato la nostra Costituzione e servirebbe comunque una legge per limitare la libertà di circolazione «per motivi di sanità» (art. 16 Cost.), così come per imporre un trattamento sanitario preventivo – l’isolamento – a fini di tutela della salute (art. 32 Cost.). Le statistiche hainoi!,hanno una vitalità breve  e mutevole se vero è che  secondo ISS  il Covid  circola ovunque anche se con entità diverse tra regione e regione,poi secondo i vari virologi e presunti esperti presenti in tv e su tutti i giornali,varia quotidianamente. La mortalità è dell'11,8% ma si basa sui positivi di cui abbiamo certezza, sono maggiormente uomini, anziani con patologie gravi pregresse e tra le vittime, le donne sono solo il 30% ( e questo Pietro lo considero un punto a favore della mia  tendenza a misurare le differenze di genere ). Si registrano meno decessi tra i 20 e i 29 anni ma stanno aumentando anche nei 50 enni.  Questa in sommaria sintesi l'analisi sulla situazione del virus in Italia che si modifica continuamente  sia da parte dell'Istituto Superiore di Sanità,sia da altre fonti istituzionali con bollettini inquietanti. E caro Pietro inoltre ravviso ampiamente principi antidiscriminatori violati sulla base proprio della nostra Costituzione e delle direttive internazionali recepite. Assistiamo in vero ad una involuzione del discorso politico, quindi tanto più bisogna stare molto attenti a non dare per scontati i traguardi che tanti di noi avevano dato per acquisiti in materia antidiscriminatoria, che rende possibile la tutela della singola persona contro la discriminazione e che contemporaneamente dà messaggio sulla plausibilità, sulla possibilità di intervenire in varie situazioni ed è proprio in momenti come questi e in materia di tutela della salute che è necessario non essere discrezionali. I responsabili delle discriminazioni possono essere privati ma capita che siano anche enti pubblici, pubbliche amministrazioni e questo è ancora più grave per certi aspetti: l’ente pubblico dovrebbe garantire accoglienza e supporto e invece a volte determina una discriminazione. È un punto delicato perché in un periodo come questo, cioè in un periodo di crisi, è forte la tentazione di alcuni ad evidenziare le contrapposizioni o comunque le lotte tra bisogni e le lotte tra risposte a questi bisogni. In un periodo in cui una risposta per tutti i bisogni forse non c’è, tocca a tutti fare delle scelte. Scelte che toccano tutti: gli enti locali, le imprese, il terzo settore, le famiglie, che sono le quattro componenti prioritarie di un territorio. Quando le risorse sono scarse e non riescono a dare risposte a tutti i bisogni, il contrasto alle discriminazioni, la valorizzazione delle pari opportunità, del pari accesso, in base alle normative vigenti ma anche in base alle risposte che ci sono nei vari territori, diventa un punto cruciale dell’azione di governo dell’ente locale. Azione di governo che deve mirare a garantire parità di accesso e giustizia, affiancando a questo un’attenta azione di tipo culturale. L’informazione e la sensibilizzazione della società è uno strumento fondamentale per un contrasto efficace alle discriminazioni, e solo citando le principali normative,per far riflettere chi condivide la tesi dell’isolamento per italiani over 65. A cominciare dalla (Convenzione europea dei diritti dell'Uomo- 1950) , in quanto la Convenzione é vincolante per gli stati ed é possibile per il privato attivare le tutele previste contro il proprio stato. Art. 14;proseguendo ” Il trattato di Amsterdam (1997) Art. 13; La carta di Nizza del 2000 (Carta fondamentale dei diritti) Art. 21; Trattato di Lisbona - 2007 (Trattato sul funzionamento dell'Unione europea) Art. 10 ;E ancora in merito  all’effettività della tutela il divieto di discriminazione  esso è sancito dall’articolo 13 della CEDU che garantisce la parità di trattamento nel godimento dei diritti riconosciuti nella Convenzione compresa l’età. Per non parlare  che una simile decisione può dare origine addirittura ad una class action, essendoci poi una  nuova legge sull’azione di classe in Italia prevista dal  Ddl n. 844 recante “Disposizioni in materia di azione di classe”, approvato definitivamente dal Parlamento nell’aprile 2019, introduce una disciplina organica dell’azione di classe nel Libro IV, nuovo Titolo VIII-bis “Dei procedimenti collettivi” (artt. da 840-bis a 840-sexiesdecies) del Codice di Procedura Civile (Cpc). L’acquisto di valore giuridico vincolante e di rango di diritto primario della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che contiene un titolo appositamente dedicato all’Uguaglianza, ha consentito di rafforzare l’azione dell’Unione nella lotta contro le discriminazioni riconducendone il nucleo essenziale nell’ambito della tutela dei diritti fondamentali dell’individuo. D’altro lato, l’adesione dell’Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, introdotta dal Trattato di Lisbona, oltre a porre delicate questioni sul piano giuridico-istituzionale, è in grado di influire sull’azione anti-discriminatoria dell’Unione e del Consiglio d’Europa.Organismi insieme alla Corte di Giustizia ai quali non mi parrebbe dignitoso né utile dover ricorrere in caso di assunzioni governative di provvedimenti discriminatori verso le e gli anziani italiani.

Vecchi al confino?La Costituzione e il buonsenso lo vieta

 Alessandra Servidori  2 novembre www.ildiariodellavoro.it 

Vecchi al ''confino''? La Costituzione (e il buon senso) lo vieta. Ecco perché non concordo con Pietro Ichino

 

Pietro Ichino NON sono totalmente d’accordo con te: l’idea di prevedere l’isolamento o comunque la separazione coatta agli anziani è demenziale sia sul piano pratico (a meno che non sia operato un TSO a tutti i milioni di italiani over), sia sul piano costituzionale: gli individui sono uguali senza distinzioni di «condizioni personali e sociali» (art. 3 Cost.), quindi anche di età. Questi barbari al Governo hanno già più volte massacrato la nostra Costituzione e servirebbe comunque una legge per limitare la libertà di circolazione «per motivi di sanità» (art. 16 Cost.), così come per imporre un trattamento sanitario preventivo – l’isolamento – a fini di tutela della salute (art. 32 Cost.).Le statistiche ahinoi!, hanno una vitalità breve e mutevole se vero è che  secondo ISS il Covid circola ovunque anche se con entità diverse tra regione e regione. La mortalità è dell'11,8% ma si basa sui positivi di cui abbiamo certezza, sono maggiormente uomini, anziani con patologie gravi pregresse e tra le vittime, le donne sono solo il 30%. Si registrano meno decessi tra i 20 e i 29 anni ma stanno aumentando anche nei 50 enni.

Questa in sintesi l'analisi sulla situazione del virus in Italia che si modifica continuamente dall'Istituto Superiore di Sanità. E caro Pietro inoltre ravviso ampiamente principi antidiscriminatori violati  e anticostituzionali. Le norme contro le discriminazioni oggi applicabili in Italia sono la provvisoria conclusione di un lungo processo storico tutt'ora in corso che si é sviluppato a partire dalla graduale integrazione internazionale e dall'affermarsi di principi universali che hanno trovato ingresso nei diversi ordinamenti con gradi diversi di incisività ed efficacia.

Ed è proprio una considerazione poi sovrana che supporta la mia contrarietà: il diritto antidiscriminatorio comunitario ha una lunga e potente storia a cominciare dalla (Convenzione europea dei diritti dell'Uomo-1950) La Convenzione é vincolante per gli stati ed é possibile per il privato attivare le tutele previste contro il proprio stato. Art. 14 “Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od ogni altra condizione.” Il trattato di Amsterdam (1997) Art. 13: “Il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo, può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la religione, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali”.

La carta di Nizza del 2000 (Carta fondamentale dei diritti) Art. 21: “Non discriminazione 1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali.Trattato di Lisbona - 2007 (Trattato sul funzionamento dell'Unione europea) Art. 10: “Nella definizione e nella attuazione delle sue politiche e azioni l'Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale”. E ancora in merito  all’effettività della tutela il divieto di discriminazione è sancito dall’articolo 13 della CEDU che garantisce la parità di trattamento nel godimento dei diritti riconosciuti nella Convenzione. “Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali.

Dunque una simile decisione condivisa da Pietro Ichino può dare origine addirittura ad una class action, essendoci poi una  nuova legge sull’azione di classe in Italia prevista dal  Ddl n. 844 recante “Disposizioni in materia di azione di classe”, approvato definitivamente dal Parlamento nell’aprile 2019, introduce una disciplina organica dell’azione di classe nel Libro IV, nuovo Titolo VIII-bis “Dei procedimenti collettivi” (artt. da 840-bis a 840-sexiesdecies) del Codice di Procedura Civile (Cpc). Sono inoltre inserite alcune nuove disposizioni di dettaglio che disciplinano le comunicazioni a cura della cancelleria e gli avvisi in materia di azione di classe e l’elenco delle organizzazioni e associazioni legittimate all’azione di classe.Non tenendo conto poi che una simile scelta oltretutto avanzata dal comico Grillo a proposito dell’eliminare le persone anziane dal diritto di voto prima del diritto alla salute, rappresenta una deriva fatiscente dei valori che si presume ogni istituzione deve garantire ai suoi cittadini.

Altra considerazione  se l’azione è proposta nei confronti dei gestori di pubblici servizi o di servizi di pubblica utilità come appunto il ssn o l’esercizio di voto, a tal fine il tribunale deve tenere conto di quanto eventualmente previsto dalle carte dei servizi e dunque se l’azione di classe viene accolta, il tribunale pronuncia una sentenza di condanna con la quale liquida le somme dovute a coloro che hanno aderito all’azione o stabilisce il criterio omogeneo per liquidarle assegnando alle parti un termine di massimo 90 giorni per addivenire a un accordo di liquidazione (decorso il quale provvede egli stesso alla liquidazione).Con danni erariali immensi. A proposito di contrapporre la salute all’economia.Di anziani e covid si è già da tempo cominciato a vaneggiare  come varie fonti ci riportano (Life news) per esempio in Olanda dove pare gli anziani siano lasciati privi di cure intensive.Una forma di eutanasia avanza neanche tanto silenziosamente stando alle dichiarazioni di Toti, presupponendo che l’eutanasia ha origini naziste nel considerare il malato, l’anziano, il disabile, l’improduttivo (alla Toti) non più una persona di cui prendersi cura, ma un peso sociale, nient’altro che un costo dispendioso.

Si legga il libro della Senatrice Liliana Segre e si vergogni chi  pensa che ai nostri anziani si debba imporre l’isolamento o come dice Ichino la separazione coatta in base a statistiche e medicina preventiva. Se poi vogliamo essere ancora più lucidi che dire sui nostri Italiani e Italiane più illuminati come Draghi, Cassese, Montalcini che non è più tra noi per vecchiaia, ma ha continuato fino a tardissima età a supportarci scientemente. Per  non parlare delle donne medico e scienziate oggi sempre più presenti - rileva la Fnomceo, dove è necessario che anche i sistemi organizzativi ne tengano conto. Occorre, ad esempio, che si modifichino i contratti, introducendo modalità flessibili di impiego. Tra gli over 70 è ancora il numero di uomini cinque volte quello delle colleghe: 45.293, a fronte di 9.108 donne. Addirittura sei volte tra gli over 75, ma non tutti i medici uomini e donne vicini al pensionamento hanno scelto per nostra fortuna quota 100. Evviva Draghi che ha 73 anni!

Alessandra Servidori

Dalla parte delle ispettrici e ispettori del lavoro

Dalla parte delle ispettrici e ispettori del lavoro: politiche attive anche per loro

Di Alessandra Servidori | 30/10/2020 - 

Blog

 Oltre 6 mila ispettori tra Inail, lavoro e Inps combattono in prima linea il Covid. Ma ora hanno bisogno di aiuto. Il punto di Alessandra Servidori

 

Sono solo 6.046 in tutta Italia, più  forse 1000 nel 2021 (dati di fine 2019 , senza le uscite avvenute recentemente dal lavoro per quota 100) suddivisi in ispettori del lavoro, dell’Inps, Inail. Nato nel 2017 per razionalizzare la galassia degli ispettori, divisi tra Inps, Inail e ministero, l’Inl Ispettorato nazionale Lavoro, doveva diventare l’agenzia unica per le ispezioni. Ha raccolto gli ispettori delle direzioni territoriali del lavoro e doveva servire da punto centrale di coordinamento per tutti gli ispettori di Inps e Inail.

Un ulteriore elemento di criticità, che ha anche determinato un’emorragia di personale ispettivo nel corso degli ultimi anni, è lo sbilanciamento fra professionalità richiesta e stipendio corrisposto: ad esempio, mediamente un ispettore del lavoro (ordinario o tecnico) percepisce una retribuzione mensile pari a 1.500-1.600 euro, cui si aggiunge un salario accessorio che può arrivare fino a 3,000 euro lordi annui.

Questo crea un notevole gap salariale con gli ispettori di vigilanza dell’Inps e dell’Inail, cui sono correttamente riconosciute dalla contrattazione integrativa un’indennità – in virtù delle responsabilità derivanti dall’attività svolta e un salario accessorio mediamente più alto, per maggiore disponibilità di fondi di Ente. Ma la strada è ancora lunga, se non bloccata.

Intanto le banche dati delle varie amministrazioni ancora non sono comunicanti. Continua a calare il numero degli ispettori perché in molti uffici, Quota 100 ha ridotto gli amministrativi, così chi deve controllare sul territorio, resta invece in ufficio a coprire i buchi. E la lotta al Covid ha comportato e comporta tutt’ora per gli ispettori del lavoro,un surplus di lavoro convulso dato dall’esiguo numero di persone,dal rincorrere dei decreti circolari e note esplicative e dall’assegnazione di nuove competenze in materia di verifiche Covid 19 pur non volendo gravare sulle aziende in un momento di crisi così particolare dovuta alla forzata chiusura delle attività. Una Direttiva di secondo livello 2020 che fornisce indicazioni e obiettivi agli ispettori del territorio è aggiornata continuamente dal Ministero del lavoro con attività di prevenzione promozione della sicurezza e legalità e la centralità delle lavoratrici e lavoratori ai quali va assicurata priorità di intervento.

Le attività delle ispettrici e degli ispettori si è straordinariamente intensificata sia per le tutele per la salute sia per le attività di accertamento e di verifica amministrativa contabile relativa ai macro settori: agricoltura, costruzioni, logistica trasporto, attività manifatturiere, commercio all’ingrosso e dettaglio, noleggio agenzie di viaggio servizi di supporto alle imprese, servizi alle imprese.

n buona sostanza la prevenzione, l’irregolarità e il contrasto al lavoro nero, le frodi relative alle misure di sostegno al reddito ecc : un lavoro intensissimo anche e sopratutto sull’uso degli ammortizzatori sociali modificati che stanno comportando controlli sul corretto utilizzo per contrastare atteggiamenti fraudolenti delle risorse pubbliche; e contemporaneamente controllare poi la riscossione veritiera dei nuovi premi in vigore dal gennaio 2019 per la verifica del rischio con relazioni dettagliate delle ispezioni compiute. Inimmaginabile che con il numero esiguo di ispettori e ispettrici si possa controllare le segnalazioni di intervento nei settori che non hanno subito interruzioni di attività,delle aziende operanti in deroga alle misure ristrettive per il covid, alle domande per presentare e usufruire della cig con effetto addirittura retroattivo, delle assunzioni e trasformazioni e riqualificazioni dei rapporti di lavoro,dei lavoratori e lavoratrici in smart working,della comunicazione delle aziende per la ripresa di attività.

A questo lavoro enorme si aggiunge l’indicatore delle tutele contributive, le conciliazione monocratiche le diffide accertative, la tempestività dei servizi urgenti all’utenza e ovviamente le informazioni, la prevenzione e la promozione. Le linee di indirizzo prevedono un presidio sul territorio costante continuo incessante di relazioni comuni con le istituzioni e le parti sociali e di intervento operativo scritto sulla carta ma impossibile da effettuare concretamente per la quantità di adempimenti richiesti a queste donne uomini garanti della regolarità del lavoro e soprattutto si chiede di ottemperare loro agli indicatori delle performance operativa per il processo di servizi all’utenza e alla vigilanza.

A distanza di tre anni dalla nascita dell’Inl, quindi, restano ancora moltissimi nodi da sciogliere e tante (troppe) questioni aperte. L’idea di fondo che ha portato alla creazione dell’Inl si muove su due direttrici, entrambe rimaste lettera morta: la semplificazione e la razionalizzazione delle attività di vigilanza, che dovrebbero passare non solo dalla creazione di un nuovo Ente preposto ma anche – o forse anzitutto – da una riscrittura delle norme in materia, così da arrivare auspicabilmente a un avvicinamento delle procedure, se proprio non è possibile una loro omogeneizzazione; la creazione di una rete che veda più soggetti coinvolti sotto un’unica regia – in linea con quanto accade nei Paesi europei più avanzati, in cui non esiste l’italiana frammentazione di competenze –, così da avere un’orchestra in cui ognuno suoni la propria parte di spartito, ma tutti siano diretti da un unico direttore d’orchestra. In situazione pandemica che non è più solo emergenza Covid queste lavoratrici e lavoratori vanno sostenuti con nuove assunzioni e politiche attive.

 

 

Dalla parte delle ispettrici e ispettori del lavoro: politiche attive anche per loro

Di Alessandra Servidori | 30/10/2020 - 

Blog

 

Oltre 6 mila ispettori tra Inail, lavoro e Inps combattono in prima linea il Covid. Ma ora hanno bisogno di aiuto. Il punto di Alessandra Servidori

 

Sono solo 6.046 in tutta Italia, più  forse 1000 nel 2021 (dati di fine 2019 , senza le uscite avvenute recentemente dal lavoro per quota 100) suddivisi in ispettori del lavoro, dell’Inps, Inail. Nato nel 2017 per razionalizzare la galassia degli ispettori, divisi tra Inps, Inail e ministero, l’Inl Ispettorato nazionale Lavoro, doveva diventare l’agenzia unica per le ispezioni. Ha raccolto gli ispettori delle direzioni territoriali del lavoro e doveva servire da punto centrale di coordinamento per tutti gli ispettori di Inps e Inail.

Un ulteriore elemento di criticità, che ha anche determinato un’emorragia di personale ispettivo nel corso degli ultimi anni, è lo sbilanciamento fra professionalità richiesta e stipendio corrisposto: ad esempio, mediamente un ispettore del lavoro (ordinario o tecnico) percepisce una retribuzione mensile pari a 1.500-1.600 euro, cui si aggiunge un salario accessorio che può arrivare fino a 3,000 euro lordi annui.

Questo crea un notevole gap salariale con gli ispettori di vigilanza dell’Inps e dell’Inail, cui sono correttamente riconosciute dalla contrattazione integrativa un’indennità – in virtù delle responsabilità derivanti dall’attività svolta e un salario accessorio mediamente più alto, per maggiore disponibilità di fondi di Ente. Ma la strada è ancora lunga, se non bloccata.

Intanto le banche dati delle varie amministrazioni ancora non sono comunicanti. Continua a calare il numero degli ispettori perché in molti uffici, Quota 100 ha ridotto gli amministrativi, così chi deve controllare sul territorio, resta invece in ufficio a coprire i buchi. E la lotta al Covid ha comportato e comporta tutt’ora per gli ispettori del lavoro,un surplus di lavoro convulso dato dall’esiguo numero di persone,dal rincorrere dei decreti circolari e note esplicative e dall’assegnazione di nuove competenze in materia di verifiche Covid 19 pur non volendo gravare sulle aziende in un momento di crisi così particolare dovuta alla forzata chiusura delle attività. Una Direttiva di secondo livello 2020 che fornisce indicazioni e obiettivi agli ispettori del territorio è aggiornata continuamente dal Ministero del lavoro con attività di prevenzione promozione della sicurezza e legalità e la centralità delle lavoratrici e lavoratori ai quali va assicurata priorità di intervento.

Le attività delle ispettrici e degli ispettori si è straordinariamente intensificata sia per le tutele per la salute sia per le attività di accertamento e di verifica amministrativa contabile relativa ai macro settori: agricoltura, costruzioni, logistica trasporto, attività manifatturiere, commercio all’ingrosso e dettaglio, noleggio agenzie di viaggio servizi di supporto alle imprese, servizi alle imprese.

n buona sostanza la prevenzione, l’irregolarità e il contrasto al lavoro nero, le frodi relative alle misure di sostegno al reddito ecc : un lavoro intensissimo anche e sopratutto sull’uso degli ammortizzatori sociali modificati che stanno comportando controlli sul corretto utilizzo per contrastare atteggiamenti fraudolenti delle risorse pubbliche; e contemporaneamente controllare poi la riscossione veritiera dei nuovi premi in vigore dal gennaio 2019 per la verifica del rischio con relazioni dettagliate delle ispezioni compiute. Inimmaginabile che con il numero esiguo di ispettori e ispettrici si possa controllare le segnalazioni di intervento nei settori che non hanno subito interruzioni di attività,delle aziende operanti in deroga alle misure ristrettive per il covid, alle domande per presentare e usufruire della cig con effetto addirittura retroattivo, delle assunzioni e trasformazioni e riqualificazioni dei rapporti di lavoro,dei lavoratori e lavoratrici in smart working,della comunicazione delle aziende per la ripresa di attività.

A questo lavoro enorme si aggiunge l’indicatore delle tutele contributive, le conciliazione monocratiche le diffide accertative, la tempestività dei servizi urgenti all’utenza e ovviamente le informazioni, la prevenzione e la promozione. Le linee di indirizzo prevedono un presidio sul territorio costante continuo incessante di relazioni comuni con le istituzioni e le parti sociali e di intervento operativo scritto sulla carta ma impossibile da effettuare concretamente per la quantità di adempimenti richiesti a queste donne uomini garanti della regolarità del lavoro e soprattutto si chiede di ottemperare loro agli indicatori delle performance operativa per il processo di servizi all’utenza e alla vigilanza.

A distanza di tre anni dalla nascita dell’Inl, quindi, restano ancora moltissimi nodi da sciogliere e tante (troppe) questioni aperte. L’idea di fondo che ha portato alla creazione dell’Inl si muove su due direttrici, entrambe rimaste lettera morta: la semplificazione e la razionalizzazione delle attività di vigilanza, che dovrebbero passare non solo dalla creazione di un nuovo Ente preposto ma anche – o forse anzitutto – da una riscrittura delle norme in materia, così da arrivare auspicabilmente a un avvicinamento delle procedure, se proprio non è possibile una loro omogeneizzazione; la creazione di una rete che veda più soggetti coinvolti sotto un’unica regia – in linea con quanto accade nei Paesi europei più avanzati, in cui non esiste l’italiana frammentazione di competenze –, così da avere un’orchestra in cui ognuno suoni la propria parte di spartito, ma tutti siano diretti da un unico direttore d’orchestra. In situazione pandemica che non è più solo emergenza Covid queste lavoratrici e lavoratori vanno sostenuti con nuove assunzioni e politiche attive.

 

 

COVID E CANCRO : due emergenze da considerare

 post di Alessandra Servidori        START MAG 28 Ottobre 2020

 In tutta Europa in ottobre si svolge la campagna di prevenzione del cancro che è una delle principali priorità della Commissione europea nel settore della salute. Nei suoi orientamenti politici la presidente Von der Leyen fa riferimento a “un piano europeo di lotta contro il cancro, per aiutare gli Stati membri a combatterlo più efficacemente e a migliorare le cure” per ridurre le sofferenze causate da questa malattia e per far sì che l’Europa assuma un ruolo guida nella lotta contro il cancro.

La commissaria per la salute Stella Kyriakides ha sottolineato i quattro pilastri del piano europeo di lotta contro il cancro: prevenzione, diagnosi precoce, cura e assistenza di follow-up. Il piano europeo di lotta contro il cancro sarà collegato ad altre priorità della nuova commissione e ha il sostegno dei deputati al Parlamento europeo, degli Stati membri e delle parti interessate che collaborano con la commissione per migliorare la prevenzione e la cura del cancro in Europa.

In questi giorni su iniziativa della commissione per i diritti e l’uguaglianza (Femm) si sta svolgendo la settimana dedicata alla salute di genere e la problematica della prevenzione e cura delle patologie oncologiche è stata al centro di una comunicazione programmatica particolare. Lo scorso febbraio la commissione Ue ha avviato una consultazione per novellare un Piano europeo di lotta ed essendo una delle missioni europee di ricerca e innovazione dal 2021 rientrerà nel quadro Orizzonte Europa.

Da decenni la commissione europea si occupa di cancro assieme agli Stati membri dell’Ue e alla società civile, in stretta collaborazione con l’Oms, il Centro Comune di ricerca, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Il cancro è la seconda causa di mortalità nei paesi dell’Ue dopo le malattie cardiovascolari, tuttavia, il 40% dei tumori può essere prevenuto mettendo in pratica quanto già sappiamo. Si tratta anche di una delle numerose malattie non trasmissibili che condividono fattori di rischio comuni e la cui prevenzione e controllo andrebbero a beneficio della maggior parte dei cittadini.

Secondo le relazioni sullo Stato della salute nell’Ue, il cancro è riconosciuto come una delle principali cause di decesso prematuro nell’Ue. Incide non solo sulla salute individuale, ma anche sui sistemi sanitari e sociali nazionali, sui bilanci governativi, sulla produttività e sulla crescita dell’economia, compresa una forza lavoro sana.

Per il 2020 la Fondazione Aiom — nata per collegare il mondo dell’oncologia con i pazienti e per mettere a loro disposizione i risultati della ricerca — stima che in Italia siano stati diagnosticati circa 377.000 nuovi casi di tumori maligni (esclusi i carcinomi della cute non melanomi): 195.000 negli uomini e 182.000 nelle donne. Un numero assoluto in aumento, a causa dell’invecchiamento della popolazione italiana. Anche per il 2020 il tumore più frequentemente diagnosticato è il carcinoma mammario (54.976, pari al 14,6% di tutte le nuove diagnosi di tumore) seguito dal carcinoma del colon-retto, polmone, prostata e vescica. Negli uomini il carcinoma della prostata è ancora la neoplasia più frequentemente diagnosticata e nelle donne il carcinoma mammario.

In termini di numeri assoluti si nota, rispetto al 2019, un aumento delle nuove diagnosi di melanoma e di carcinoma del pancreas in entrambi i sessi. Tra le donne, continua ad aumentare il carcinoma polmonare (conseguenza dell’aumentata abitudine al fumo) e il carcinoma mammario (conseguenza dell’estensione della fascia d’età sottoposta a screening in alcune regioni italiane e di una aumentata consapevolezza delle donne nel caso di formazioni sospette mammarie). I tassi di incidenza standardizzati evidenziano tuttavia nel periodo 2008-2016 una riduzione di incidenza in entrambi i sessi del tumore dello stomaco, del fegato (grazie anche alla vaccinazione antiepatite B e alle terapie antiepatite C), del colon-retto (conseguenza dell’implementazione dello screening). Negli uomini sono in riduzione i tassi di incidenza del tumore del polmone (anche per le campagne di prevenzione antifumo), del carcinoma prostatico (minor ricorso al PSA come test di screening). Nelle donne sono in aumento invece i tassi di incidenza del cancro polmonare. In aumento in entrambi i generi i tassi di incidenza standardizzati per il melanoma.

Questi andamenti dei tassi di incidenza riflettono le abitudini dei cittadini italiani nei decenni passati e le loro variazioni. Ma l’analisi degli andamenti dei tassi di incidenza è estremamente importante per poter comprendere anche gli effetti degli interventi sanitari intrapresi nel passato e poter identificare quelli necessari per il futuro. Un altro dato importante è quello relativo alla riduzione dei tassi di mortalità stimati per il 2020 rispetto al 2015: sono in diminuzione sia negli uomini (-6%) che nelle donne (-4,2%), legati ai progressi ottenuti in ambito diagnostico-terapeutico.

Inoltre, si registra una sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi del 63% nelle donne (in cui il tumore più frequente è quello mammario, mediamente a buona prognosi) e del 54% negli uomini: ottimi risultati anche quando paragonati a quelli di altri Paesi europei. E continuano ad aumentare i prevalenti, cioè le persone che vivono dopo aver avuto una diagnosi di tumore: nel 2020 si stima siano oltre 3 milioni e 600.000 (aumento del 3% annuo), un terzo dei quali può essere considerato guarito.

 
 

Battere il cancro al seno : una priorità della Ue

 

Alessandra Servidori  ILDIARIODELLAVORO        27 ottobre 2020 

Il parlamento europeo per l'eguaglianza di genere, prima iniziativa Ue contro il cancro

 

Su iniziativa della commissione FEMM, il Parlamento europeo ha organizzato  la sua prima settimana europea sull'uguaglianza di genere durante l'ultima settimana di ottobre 2020 dal  26 al 29. Il 2020 è un anno speciale, che segna il 25° anniversario della Dichiarazione e della Piattaforma d'azione di Pechino. Questo importante traguardo offre un'eccellente opportunità per discutere i risultati e le sfide future per il progresso dei diritti delle ragazze e delle donne e dell'uguaglianza di genere. La Settimana europea sull'uguaglianza di genere, fornisce un contributo tanto necessario alla lunga battaglia per l'emancipazione delle donne e l'uguaglianza di genere, nonché maggiore visibilità e riconoscimento per l'integrazione della dimensione di genere in tutte le aree politiche. La maggior parte delle commissioni che prendono parte alla Settimana sull'uguaglianza di genere  hanno organizzato  eventi, mentre alcune altre esamineranno gli aspetti dell'integrazione della dimensione di genere nei loro settori di competenza entro la fine dell'anno. La commissione speciale per battere il cancro del Parlamento europeo (BECA), in associazione con la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (FEMM),ha  organizzato un'audizione su "Battere il cancro al seno: sfide e opportunità" oggi martedì 27 ottobre 2020 dalle 13.45 alle 14.30, con partecipazione a distanza. L'audizione è stata organizzata nel contesto del mese di ottobre sulla consapevolezza del cancro al seno .Questo evento ha  rappresentato  un'opportunità per ascoltare i contributi degli esperti della dott.ssa Isabel T. Rubio, presidente, European Society of Breast Cancer Specialists - EUSOMA e di  Jürgen Vanpraet, amministratore delegato, Think Pink Europe sullo stato di avanzamento della malattia in materia di ricerca, prevenzione, individuazione, conoscenza e competenza condivise, parità di accesso alle cure e supporto a pazienti e operatori sanitari. L'UE in prima linea per lo sviluppo di trattamenti all’avanguardia. La lotta contro il cancro al seno rappresenta una priorità nell'ambito delle politiche europee e degli investimenti in ricerca. Con l'obiettivo e l'impegno di mettere le pazienti al centro del processo di cura, l'UE ha promosso in tutta Europa la nascita di Breast Unit, ossia centri specializzati in tutti gli aspetti del cancro al seno, dalla diagnosi fino al trattamento e alla ricostruzione. Inoltre, l’Iniziativa della Commissione europea sul cancro al seno (European Commission Initiative on Breast Cancer - ECIBC), guidata dal Centro Comune di Ricerca, con sede a Ispra (Varese),  ha sviluppato anche aggiornandole  nuove linee guida e raccomandazioni per garantire qualità e uniformità delle cure in tutta Europa. Queste attività di cooperazione dimostrano il ruolo guida dell’UE nella lotta contro il cancro al seno e l'importanza di un'azione coordinata per la salute di tutti i cittadini europei. Il Centro Comune di Ricerca dell’Unione europea, in prima linea nella lotta contro il cancro al seno, coordina i lavori dell'Iniziativa della Commissione europea sul cancro al seno, progetto di ampio respiro che coinvolge 35 paesi (gli stati membri dell’UE più Islanda, Macedonia, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera e Turchia). Orientata ai bisogni delle pazienti, l’iniziativa mira, attraverso la raccolta di dati e pareri scientifici, allo sviluppo di uno schema europeo per assicurare la qualità delle terapie per il cancro al seno lungo tutto il processo di screening e trattamento. L’obiettivo di questa iniziativa è migliorare la qualità delle cure e ridurre le disuguaglianze. Ogni donna deve ricevere le stesse cure di qualità in tutta l’Europa, e l'ECIBC sta sviluppando linee guida a livello europeo per specialisti medici, pazienti e legislatori che includeranno circa 90 “best practice” e raccomandazioni su questioni pratiche come pianificare ed eseguire programmi di screening, o quali tecniche di biopsia e analisi dei tessuti adoperare per ciascuna paziente. Questo dovrebbe migliorare universalmente la qualità del trattamento e fornire un nuovo punto di riferimento per i professionisti. L'ECIBC ha anche stabilito i requisiti di formazione per gli operatori sanitari coinvolti nel processo, come radiografi o radiologi. Le linee guida  messe a disposizione di tutti i medici e le strutture dei paesi aderenti, che già oggi hanno accesso a un sito internet completo e sempre aggiornato con informazioni, studi e analisi. La nascita di centri specializzati in grado di fornire un’assistenza a 360 gradi nella cura del cancro al seno ha portato a un aumento della sopravvivenza del 18% a cinque anni, rispetto alle altre strutture di cura.I dati sono confermati da uno studio che ha analizzato l’effetto della creazione di strutture multidisciplinari, come le Breast Unit, sulle prospettive di sopravvivenza delle pazienti. Lo studio, pubblicato dal BMJ (British Medical Journal) nel 2012, è stato condotto sul periodo 1995-2000. Già nel 2006 l'UE ha avviato un programma a lungo termine per concentrare la cura del cancro al seno nelle Breast Unit in tutta Europa, stabilendo un sistema di certificazione di qualità per lo screening e le strutture specializzate. Questo impegno è culminato in diverse iniziative e progetti grazie ai quali oggi le pazienti possono accedere a centri senologici all’avanguardia e certificati.Il tumore al seno è la neoplasia più diffusa nel genere femminile, colpisce una donna su nove nell’arco della vita, con circa 53.000 nuove diagnosi in Italia solo nel 2019. Ma grazie ai costanti progressi della ricerca, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata fino all’87%. Tuttavia c’è ancora molto da fare per raggiungere il pieno obiettivo: curare tutte le donne. Siamo anche noi donne a doverlo completare, ricorrendo alla prevenzione, informandoci e diffondendo l conoscenza di questa malattia alle altre donne, giovani e anziane.Oggi è possibile avere diagnosi sempre più precoci, accurate e accessibili sempre a più donne, trattamenti più mirati, efficaci e tollerabili. Molte pazienti tuttavia aspettano risposte specifiche per le forme più aggressive che non rispondono alle terapie oggi disponibili, come accade per il tumore al seno triplo negativo, che colpisce soprattutto in giovane età, e per il carcinoma mammario metastatico, che riguarda circa 36.000 donne in Italia. AIRC negli ultimi cinque anni ha messo a disposizione molte risorse per un progetto quinquennale che ha avviato a inizio 2020 punta ad approfondire le conoscenze su alcuni marcatori molecolari. Questi vengono utilizzati per capire in anticipo quali pazienti con tumore del seno metastatico in fase attiva trarranno benefici dalla terapia ormonale in associazione a farmaci a bersaglio molecolare e quali mostreranno invece resistenza alle cure. Oggi per queste pazienti sono disponibili vari farmaci a bersaglio molecolare, e altri sono in fase avanzata di sviluppo, per cui sarà sempre più importante mettere a punto dei test per guidare la scelta del composto più adatto a ciascuna paziente. Cominciare la terapia con il farmaco giusto sarà sempre più importante. Già nel 1987 ,novellato e aggiornato in raccomandazioni  poi nel 2018  la Ue  ha promosso il Codice etico contro il cancro che consistenti in 12 regole raccolte, su iniziativa della Commissione europea, per informare i cittadini sulle azioni che ciascuno può intraprendere nella propria vita quotidiana per diminuire il rischio di sviluppare un tumore. Queste norme possono influenzare sia la vita di chi le mette in atto sia quella di chi gli sta vicino: si stima che il 30 per cento dei tumori in Europa potrebbe essere evitato se tutti seguissero i comportamenti suggeriti dal Codice.Di seguito:

1) Non fumare Il Tabacco è la principale causa di decessi e malattie prevenibili nel mondo, nonché la prima causa di tumore maligno. 2) Libera la tua casa e l’ambiente dove lavori dal fumo. Il fumo di tabacco è cancerogeno anche per chi lo inala in maniera passivaOrganizzazione Mondiale della Sanità. 3) Mantieni il peso nella norma. 4) Svolgi attività fisica ogni giorno e limita il tempo che trascorri seduto. 5) Segui una dieta sana. 6) Se bevi alcolici, limitane l'assunzione. Per prevenire il cancro è meglio evitarli del tutto. 7) Evita un'eccessiva esposizione al sole, soprattutto per i bambini, e utilizza le protezioni solari. Non usare lettini abbronzanti. 8) Osserva le istruzioni in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro per proteggerti dall'esposizione ad agenti cancerogeni noti. 9) Accerta di non essere esposto a concentrazioni naturalmente elevate di radon presenti in casa e fai in modo di ridurne i livelli. 10) Per le donne: l'allattamento al seno riduce il rischio di cancro per la madre. Se puoi, allatta il tuo bambino. 11) Assicurati che i tuoi figli partecipino ai programmi di vaccinazione, in particolare contro l'epatite B e, per le femmine, contro il papillomavirus umano. 12) Partecipa ai programmi organizzati di screening per il cancro dell'intestino, del seno e del collo dell'utero.

Alessandra Servidori

GOVERNO MISOGINO .Oggi 21 ottobre più che mai

GOVERNO MISOGINO .

ALESSANDRA SERVIDORI

Una pandemia femminile ammorba l'Italia e la situazione per le italiane è drammatica. Oggi 21 Ottobre 2020  più che mai

In Italia il reddito medio delle donne è il 59,5% di quello degli uomini
Secondo lʼEu Gender Equality Index, il Belpaese si conferma ultimo nellʼUnione europea per quanto riguarda il mondo del lavoro al femmini.E la diversità dei redditi si riflette anche nel gettito fiscale, con una minore aliquota media per le donne. I dati emergono dalla relazione sul Bilancio di Genere del Ministero dell'economia.Dunque 
talia fanalino di coda - Pur avendo registrato complessivamente i maggiori progressi nel periodo 2005-2017 per contrastare il gander gap, secondo l'Eu Gender Equality Index, l'Italia si conferma ultima in Unione europea per quanto riguarda il mondo del lavoroTasso di occupazione femminile - Secondo i dati raccolti nella relazione, il tasso di occupazione femminile in Italia nel 2019 si attesta al 50,1% e registra una distanza di 17,9 punti percentuali da quello maschile, con divari territoriali molto ampi. Nello specifico, a Nord il tasso di occupazione delle donne è pari al 60,4%, mentre nel Mezzogiorno si attesta al 33,2%.

Mancata partecipazione al mondo del lavoro - Questo quadro è confermato dal tasso di mancata partecipazione al lavoro che raggiunge livelli più elevati (33%) per le donne più giovani e livelli più bassi (19,2%) per la fascia d'eta 45-54 anni, con notevoli divari territoriali e di genere. Dal 41,5% per le donne nel Mezzogiorno (contro 28,8% per gli uomini), si passa al 17,5% per le donne al Centro (contro 12,3% per gli uomini) e al 12,7% per le donne al Nord (contro il 7,9% per gli uomini).

Qualità del lavoro - Sul fronte della qualità del lavoro, appare in crescita la percentuale di donne che hanno un'occupazione part-time (32,9% nel 2019), involontariamente nel 60,8% dei casi. Le donne, inoltre, si laureano molto più rispetto agli uomini, con un divario di 12,2 punti percentuali, e più di una donna su quattro (26,5%) risulta sovraistruita rispetto al proprio impiego. Sempre guardando al mondo femminile, è particolarmente alta l'incidenza di lavori dipendenti con bassa paga (11,5% contro 7,9% per gli uomini).

Queste evidenze sulle disuguaglianze di genere nei redditi, quando non derivanti da vere e proprie discriminazioni sul mercato del lavoro a scapito delle donne, sono in larga parte il riflesso della 'specializzazione' di genere tra lavoro retribuito e non, in virtù della quale le donne più frequentemente accettano retribuzioni inferiori a fronte di vantaggi in termini di flessibilità a orari.

Famiglia e lavoro - Se si considera poi la partecipazione al mondo del lavoro della fascia d'eta 25-49 anni, si rileva un forte gap occupazionale (74,3) tra le donne con figli in età prescolare e quelle senza. Questo dimostra la difficoltà di conciliare vita lavorativa.

Molto allarmanti sono anche i dati dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri, che, oltre ad un continuo aumento dal 2011, ci segnalano anche per il 2019, un fortissimo divario di genere: le dimissioni volontarie coinvolgono le madri nel 73% dei casi Si tratta per lo più di giovani con poca anzianità di lavoro, occupate prevalentemente nel terziario, con qualifiche basse

Sostegno alle madri -  Questo problema è legato anche al fatto che la percentuale di bambini con meno di tre anni presi in carico da parte di asili nido pubblici raggiunge solo il 12,5% nel 2017. Ancora più bassa è quella relativa ai servizi integrativi per la prima infanzia (1%). Sul fronte dei congedi parentali, sebbene sia in aumento il numero dei padre che ne usufruiscono (63,3mila nel 2019) è ancora significativamente inferiore al numero delle madri (233,6mila).

Dunque Conte e il suo governo si limitano a dare da luglio un assegno destinato all'80% delle famiglie con figli che vedremo sarà molto esiguo. Non interviene sui servizi come i nidi,né sui congedi per assistenza familiari,né sull 'estensione dei fondi bilaterali per congedi parentali e si limita a riproporre opzione donna per la pensione( 35 anni di contributi e 58 anni di età),     Governo misogino

 

Abbandono e dispersione nella scuola

Alessandra Servidori         https://www.startmag.it/blog/dispersione-e-abbandono-scolastico-cosa-succede-in-italia/

  Abbandono e dispersione scolastica nella UE : in Italia banchi a rotelle per contrastarli ? E la povertà educativa vola

Nel 2019, la quota di coloro che abbandonano prematuramente l'istruzione e la formazione nell'UE era del 10,2%. In altre parole, un individuo su dieci di età compresa tra i 18 ei 24 anni con al massimo un livello di istruzione secondaria inferiore secondo ISCED (è la classificazione internazionale di riferimento per l'organizzazione dei programmi educativi e delle relative qualifiche per livelli e ambiti. ) non è stato impegnato in alcuna ulteriore istruzione e formazione nelle quattro settimane precedenti l'indagine. L'obiettivo di Europa 2020 è quello di ridurre i tassi di abbandono scolastico nell'UE al di sotto del 10% entro il 2020. Nel 2019, questa quota era già inferiore al 10% nella maggior parte delle regioni  e secondo il metodo della NOMENCLATURA DELLE UNITÀ TERRITORIALI PER LA STATISTICA (NUTS)con alcune delle quote più basse concentrate nell'Europa orientale e nelle regioni della capitale. Tra le regioni dell'UE, la percentuale più bassa di giovani che abbandonano prematuramente l'istruzione e la formazione (1,7%) è stata registrata nella regione costiera / insulare di Jadranska Hrvatska (Croazia). C'erano altre tre regioni in cui non più di 1 giovane su 50 ha abbandonato prematuramente: le regioni della capitale della Repubblica Ceca e della Lituania - Praga e Sostinės regionas (entrambe 1,9%) - e la regione greca di Kentriki Makedonia (2,0%).Le quote regionali più elevate di giovani che abbandonano prematuramente l'istruzione e la formazione erano spesso concentrate nelle regioni insulari e / o periferiche dell'UE, dove è probabile che una percentuale sproporzionatamente elevata di studenti debba lasciare la casa se desidera seguire un particolare corso di istruzione terziaria o programma, lasciando dietro di sé una maggiore concentrazione di abbandoni precoci.Anche la quota di coloro che abbandonano prematuramente l'istruzione e la formazione è stata relativamente elevata nella maggior parte dell'Europa meridionale e nella maggior parte della Bulgaria e della Romania. La regione bulgara sudorientale di Yugoiztochen ha registrato la quota più elevata di abbandoni precoci, con il 27,2% nel 2019.Sebbene la percentuale di coloro che abbandonano prematuramente l'istruzione e la formazione fosse relativamente bassa negli Stati membri dell'UE occidentali, i loro ex centri industriali spesso registravano quote più elevate, ad esempio: Provincia di Liegi (Belgio) o Nord-Pas de Calais (Francia). L’abbandono scolastico in Italia è uno dei temi più importanti da monitorare per il contrasto alla povertà educativa. E’ frequente che sia chi viene da una famiglia più povera a lasciare gli studi prima del tempo. Il paradosso è che per quanto si tratti di un tema così cruciale per la nostra società, è anche molto difficile darne una misurazione esatta. Dispersione e abbandono scolastico sono fenomeni che comprendono situazioni molteplici, su cui non sempre esistono dati. Solo per fare alcuni esempi, rientrano nelle casistiche della dispersione tanto l’interruzione del percorso di studi quanto l’evasione dell’obbligo di frequenza. Ma comprende anche situazioni più sfuggenti alle statistiche, come l’aver ottenuto un titolo di studio che non corrisponde affatto alle reali competenze acquisite. Ci sono diversi indicatori che provano ad offrire una misura del fenomeno nella sua complessità. La scelta metodologica adottata a livello europeo consiste nel misurare la percentuale di persone tra 18 e 24 anni senza diploma superiore, non inseriti in alcun percorso di studio o formaziA fronte di una media italiana del 14% di giovani in uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, 5 regioni –Sardegna Sicilia Puglia Calabria Campania-superano questa percentuale, mentre le altre si trovano al di sotto della media italiana. Il dato permette anche di misurare la distanza o l'avvicinamento all'obiettivo del 10% stabilito dall'Ue. one. Un indicatore utile, perché consente confronti tra gli stati europei, le regioni e le realtà locali. o le 3 regioni con più giovani tra 18 e 24 anni senza il diploma e fuori da percorsi di istruzione e formazione sono le stesse che presentano la maggiore dispersione tra il primo e l'ultimo anno delle superiori. Si tratta di Sardegna (21,2% di abbandoni, 33% di dispersioni tra primo e ultimo anno), Sicilia (20,9%, 28,3%) e Campania (19,1%, 29,2%). Mentre si registrano valori difformi per alcune regioni del nord, come la Lombardia, dove a una quota di abbandoni non eccessiva rispetto al resto del paese (12%) corrisponde un tasso di dispersione di oltre un punto sopra la media (25,8%). O dell'Italia centro-settentrionale, come Toscana e Emilia Romagna, dove i due dati segnalano tendenze in apparenza opposte. Le ragioni di questi scostamenti dipendono da come sono costruiti gli indicatori. Quello sull'abbandono include la possibilità che i ragazzi usciti da scuola abbiano comunque ottenuto una qualifica professionale (della durata di almeno due anni). Oppure che abbiano proseguito gli studi in scuole non statali. Aspetti che purtroppo non è possibile monitorare con i dati a disposizione sulla dispersione, per mancanza di dati. Il dato sulla dispersione ha però il merito di segnalare quanto possono incidere interruzioni e cambi sul percorso di studi inizialmente scelto. A livello Ue si sono  ha individuate tre possibili azioni La prevenzione dell’abbandono scolastico include quelle iniziative che riguardano il miglioramento dell’insegnamento e della cura già nella prima infanzia e successivamente l’orientamento scolastico e professionale.Le politiche di molti Paesi europei infatti prevedono investimenti consistenti nei sistemi di orientamento scolastico e professionale, per rivedere e ampliare i servizi al fine di consentire agli studenti una maggiore comprensione delle proprie attitudini, così da poter effettuare scelte consapevoli rispetto alle prospettive di formazione o di impiego. Nelle misure preventive rientrano anche le iniziative rivolte alla prima infanzia, come ad esempio la frequenza obbligatoria a partire dai tre anni, come in Ungheria, o i piani di istruzione prescolastica come in Finlandia.Altre politiche di prevenzione si basano sull’aumento della flessibilità – nelle tempistiche della didattica e nei piani didattici – e sulla permeabilità dei percorsi educativi, sull’introduzione di misure di discriminazione positiva– cioè la disparità di trattamento in favore di chi appartiene a una minoranza o a una categoria debole – per determinati gruppi e sull’offerta di attività extracurriculari. Le misure di intervento per contrastare l’abbandono scolastico si focalizzano perlopiù sul sostegno individuale agli studenti più svantaggiati. È stato dimostrato per esempio che l’offerta di sostegno linguistico agli studenti di origine straniera diminuisce il rischio di abbandono tra gli ultimi arrivati.Si è rivelato molto utile anche il coinvolgimento diretto dei genitori.In molti Paesi sono state introdotte delle misure per monitorare l’assenteismo dei ragazzi e nelle scuole sono state inserite figure professionali specializzate nel sostenere gli studenti negli aspetti relativi alla salute e al benessere psicologico. Le misure di compensazione per ridurre l’abbandono scolastico mirano a riportare all’interno di percorsi di istruzione e formazione coloro che li hanno abbandonati precocemente, con l’obiettivo di far acquisire loro competenze fondamentali e completare l’istruzione di base.Vi sono Paesi che offrono percorsi alternativi, attraverso l’istruzione della seconda opportunità.In Romania, per esempio, questi percorsi vengono promossi soprattutto nelle zone rurali e in aree con ampia presenza di popolazione rom, proponendo formazione professionale, attività extracurriculari e sostegno psicopedagogico.I problemi della pandemia sicuramente  stanno aggravando questa situazione,ma le indicazioni della Ue sono di investire  le risorse sulle strategie per contrastare questo fenomeno sapendo che  i 6,1 MLD per SCUOLA, UNIVERSITA', DIRITTO STUDIO nell’ultima manovra, sono un’offesa al buonsenso.Si finanzia con 1,2 miliardi di euro a regime l'assunzione di 25.000 insegnanti di sostegno e  sono stanziati 1,5 miliardi di euro per l'edilizia scolastica; è' previsto un contributo molto basso di 500 milioni di euro l'anno per il diritto allo studio, 500 milioni di euro l'anno per il settore universitario. Così è difficile contrastare seriamente la povertà educativa , si potevano risparmiare le risorse usate per i banchi a rotelle e utilizzare i banchi che già esistevano invece di mandarli al macero come abbiamo dovuto vedere in immagini che gridavano vendetta allo spreco.

 

Aspettiamo i fatti per l'occupazione femminile

Alessandra Servidorihttps://www.ilsussidiario.net/news/occupazione-femminile-i-consigli-a-conte-per-passare-dalle-parole-ai-fatti/2081991/

 Bene Presidente Conte : aspettiamo i fatti per l’occupazione femminile.

Il Presidente del Consiglio Conte ha annunciato che sono pronti i provvedimenti per intervenire sull’occupazione femminile. Vogliamo nero su bianco, risorse dedicate, e soprattutto i decreti attuativi perché di annunci non ce ne facciamo niente e delle promesse neanche. Da parecchio tempo abbiamo inviato i nostri contributi  sia alla Presidenza del consiglio  che al Ministro per gli affari europei per sostenere la questione femminile drammaticamente in coda a tutte le graduatorie che ratificano la situazione disastrosa sia in Italia che  a livello internazionale a confronto con gli altri paesi.L’impegno contenuto nella risoluzione di maggioranza approvata  e l’assicurazione che una parte significativa" delle risorse del Recovery "sarà destinata a questo scopo", ha affermato  il premier Giuseppe Conte alla Camera  e Senato  nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre si materializzerebbe con l'assegno unico per i figli e il miglioramento dei servizi per conciliare il lavoro femminile delle madri lavoratrici. Già su queste pagine abbiamo più volte suggerito amichevolmente i provvedimenti da adottare   e le nostre priorità perché ci sono certo le madri lavoratrici ma anche le giovani e le donne adulte disoccupate . Prima di tutto il Lavoro : *  bisogna innovare la contrattazione  alleggerendo quella nazionale e irrobustendo quella  di prossimità  per investire nell’innovazione e nella riorganizzazione aziendale perché la flessibilità lavorativa consente di bilanciare i tempi di vita e di lavoro; *Investire nell’educazione e nella formazione perché vi siano concrete opportunità per tutti e contrastare le discriminazioni , orientando i giovani  e le donne verso professioni emergenti*tutelare la concorrenza con l’ingresso e la nascita di nuove imprese femminili  sburocratizzando gli ostacoli amministrativi e sviluppando servizi alle imprese di piccole dimensioni che sono spesso a conduzione familiare; * Incentivare la bilateralità e i fondi bilaterali per sostenere i congedi per accudire i famigliari  e sostenere l’occupabilità femminile attraverso fondi che intervengono per il sostegno al reddito in caso di allontanamento dal lavoro per problemi famigliari* Welfare aziendale come congedo e benefit per servizi alla famiglia e fiscalità di vantaggio per le imprese che implementano i benefit e le assunzioni femminili- Poi non meno importante è intervenire sulla Pubblica Amministrazione  e giustizia civile: * Investire in ricerca scientifica , nell’intelligenza artificiale ,ricerca biomedica e innovazione e sostenere le donne che si iscrivono a facoltà e corsi scientifici,sostenere il settore privato e  le Università nella ricerca di base;Investire nella sanità e nella salute dei cittadini e della prevenzione delle malattie  ereditarie con vaccinazioni mirate ; Investire nelle infrastrutture e nella legalità e contrastare l’evasione fiscale. Francamente la scelta di attribuire un assegno unico per i figli motivandolo che sarebbe un aiuto alla famiglia e alla maternità non ci pare opportuno perché sono i servizi che servono al sostegno dell’occupazione femminile poiché la questione della cura non si risolve solo pensando ai figli ma soprattutto ai familiari disabili e agli anziani che sono maggiormente colpiti da questa pandemia che è destinata a durare nel tempo. Dunque è necessario intervenire su sostegni strutturali e non mancette dispersive come il reddito di cittadinanza che ha rappresentato uno spreco e soprattutto un incentivo al lavoro nero e alla truffa a danno dello Stato.

 

E' il momento di scommettere sui lavoratori e lavoratrici

È il momento di scommettere sui lavoratori  IL RIFORMISTA 15/10/2020 giovedì 15 ottobre 2020 __

 Alessandra Servidori

 Serve un vero cambio di passo per migliorare il sistema di formazione  all’interno delle aziende e investire, dunque,sulla qualità umana delle persone. È poi urgente una seria strategia di sostegno per le mamme lavoratrici

 

La formazione è uno dei talloni d’Achille                                

che le nostre aziende stanno fronteggiando in questi anni e che non dipende solo dal momento storico che stiamo vivendo. Nel decreto di agosto dl 104/2020, diventato operativo il 21 settembre tramite la firma del decreto, è riconosciuto per il 2021 la possibilità, finora consentita per il solo 2020 per i contratti collettivi di lavoro di secondo livello, di stipulare apposite intese per la rimodulazione dell’orario di lavoro.

In questo modo ci si potrà organizzare in base alle mutate esigenze organizzative e produttive

dell’impresa, parte dell’orario viene quindi finalizzato a percorsi di formazione, disponendo

che la suddetta rimodulazione possa essere realizzata anche per favorire percorsi di ricollocazione dei lavoratori e lavoratrici.

Di conseguenza è stato incrementato di 500 milioni di euro la dotazione del fondo nuove competenze istituito in Alpal, per le politiche attive del lavoro per coprire gli oneri di questi percorsi di formazione. L’attivazione delle risorse

è subordinata alla sottoscrizione, entro il 31 dicembre, di specifiche intese tra le Parti che prevedano la realizzazione di progetti formativi, il numero dei lavoratori coinvolti nell’intervento e il numero di ore dell’orario di

lavoro da destinare a percorsi per lo sviluppo delle competenze nonché, nei casi di erogazione

della formazione da parte dell’impresa, la dimostrazione del possesso dei requisiti tecnici, fisici e professionali di capacità formativa per lo svolgimento del progetto stesso. Il decreto interministeriale appena varato,prevede in 250 ore il limite massimo delle ore da destinare allo sviluppo delle competenze per lavoratore. Anpal valuterà le richieste in collaborazione

con le Regioni interessate che terranno conto della contestuale programmazione dei propri progetti di formazione

continua. Sulla base del numero di domande accolte verrà stabilito l’importo massimo riconoscibile al datore di lavoro,

distinto tra il costo delle ore di formazione e i relativi contributi previdenziali e assistenziali.

 C’è da sottolineare che alla realizzazione

degli interventi possono partecipare i Programmi Operativi

Nazionali e Regionali di Fondo Sociale Europeo, i Fondi Paritetici Interprofessionali, costituiti ai sensi dell’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n.388 nonché, per le specifiche finalità, il Fondo per la formazione e il sostegno al reddito

dei lavoratori di cui all’articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.

In buona sostanza si tratta di una pioggia di risorse che andranno tutte sotto la voce formazione

e dovranno essere selezionate su progetti ben distinti da Anpal, in modo da non

rischiare di portare lo stesso progetto su più tavoli e fonti di fi nanziamento presentate da

vari enti. Contemporaneamente sempre nel decreto agosto la Ministra Bonetti ha stanziato

3 milioni per un bonus casalinghe motivandolo che serve per la loro formazione ma

evidentemente anacronistico sia nelle motivazioni che nella cifra, in pratica si dice alle donne di starsene a casa a fare corsi di formazione per un eventuale futuro lavorativo.

Sappiamo bene che nel nostro Paese le donne

non entrano nel mondo del lavoro non per assenza

di titoli e competenze ma perché manca

un welfare per conciliare vita-lavoro e una

strategia di sistema di sostegno alla maternità.

Quello che serve alle mamme lavoratrici sono

congedi parentali coperti all’80%, asili nido

gratuiti e a lungo orario, servizi per l’infanzia,

incentivi per la maternità.

In buona sostanza la pioggia di risorse che

arriva su Anpal, ancora in difficoltà sia con

le Regioni sia con i centri per l’impiego, sia

con i finanziamenti per garanzia giovani e gli

orientamenti in arrivo dalla UE linee guida del

Recovery Fund, metteranno a dura prova il sistema

formazione già indebolito, a meno che

non subentri un rigoroso cambio di passo che

scelga alcune vere priorità che servono per lo

sviluppo del mercato del lavoro e per scommettere

sulla qualità umana delle persone come

condizione per potere entrare nel futuro.

 

ALESSANDRA SERVIDORI

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