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Editoriali

Ministro Gualtieri ' E ALLORA ?

Alessandra Servidori  

https://www.startmag.it/blog/cosa-fa-litalia-contro-la-disoccupazione/

 

 Ministro Gualtieri come la mettiamo nella prateria della disoccupazione, stando alla sua promessa “ Una cosa deve essere chiara,nessuno dovrà perdere il posto di lavoro per colpa dell’epidemia” ?:  le categorie che sono state travolte, più di altre, dalla crisi del Covid sono i giovani, i precari, le donne, le partite Iva, i lavoratori del Sud. Aumentano i divari territoriali nella partecipazione al mercato del lavoro,  dopo sei mesi dall’inizio della pandemia circa 840 mila posti di lavoro svaniti nel nulla, e tornano ad aumentare le differenze di genere. Oggi, il 52% dei lavoratori europei ha bisogno di riqualificarsi professionalmente e in questa percentuale i giovani e le donne sono la maggioranza, ed è necessario un cambio di passo in un mondo in continua evoluzione. Per questo l’UE ha deciso di investire nelle competenze digitali e nella formazione continua delle e dei  cittadini europei. Il Programma Digital Europe si pone diversi obiettivi di medio periodo. In primis, è fondamentale assistere alla progettazione di fondi e programmi dell’UE per migliorare le competenze digitali. Inoltre, è valutata prioritaria una modernizzazione dell’educazione e la progettazione di percorsi di riqualificazione professionale. Tutti i settori industriali stanno subendo una trasformazione digitale che ne migliora la produttività e l’efficienza energetica, cambiandone anche il modello di sviluppo. I governi  devono cercare di sviluppare nuove normative, l’UE, attraverso il programma Digital Europe lavora  creando regolamenti che non siano causa di restrizioni di mercato e sanzioni. In questo modo si evita di creare condizioni potenzialmente proibitive per lo sviluppo delle industrie europee. Digital Europe  per il periodo 2021/2027 inciderà anche dal punto di vista della connettività e delle infrastrutture digitali. Si prevede di investire nelle reti gigabit, garantendo la migliore connettività possibile, al fine di far diventare l’UE leader nel settore. Infine, verranno sponsorizzati gli ultimi strumenti di comunicazione e trasformazione digitale ai consumatori e alle imprese. Principali Obiettivi operativi sono,tra gli altri :sostenere la concezione e la realizzazione di corsi e attività di formazione a lungo termine per gli studenti, i professionisti informatici e la forza lavoro; sostenere la concezione e la realizzazione di corsi e attività di formazione a breve termine per gli imprenditori, i responsabili di piccole imprese e la forza lavoro; sostenere attività di tirocinio e formazione sul posto di lavoro per gli studenti, i giovani imprenditori e i laureati. Colmare il divario di genere in materia di competenze digitali consentirebbe di superare le strozzature nel mercato del lavoro, migliorare la competitività dell’UE e attenuare le disuguaglianze socioeconomiche.  Politiche dirette ad affrontare il divario di genere in materia di fiducia in se stessi per le competenze digitali accrescerebbero la rilevanza degli esiti dell’istruzione e contribuirebbero alla crescita economica. La ricerca dell’EIGE (Istituto di genere UE) dimostra che una riduzione del divario di genere nell’istruzione STEM sarebbe un fattore di crescita economica nel lungo periodo, con un aumento dell’occupazione (fino a 1,2 milioni entro il 2050) e un incremento del PIL (fino a 820 miliardi di EUR entro il 2050). Si prevede che le nuove professioni STEM daranno luogo a un gran numero di posti di lavoro ben retribuiti: la competitività dell’UE conoscerà un miglioramento e il divario retributivo tra i generi sarà gradualmente colmato. E’ chiaro che la filiera dell’istruzione e formazione dalla scuola di base all’Università deve esserne non solo a conoscenza ma intercettare le modalità di raccordo : Bologna è in Italia e sarà assolutamente fondamentale collegarsi con la struttura che ne gestisce l’organizzazione e la fruizione per offrire già a livello scolastico l’eccellenza che ci viene offerta su un piatto d’oro.  Fino ad ora però di tutto ciò NON se ne sente parlare. Sostenere i  giovani e le giovani   e il loro progetto di vita e di lavoro nelle aziende significa anche questo.

 

I socialisti per il No al referendum

E ALLORA NO anche come socialista

https://www.ilriformista.it/referendum-i-socialisti-per-il-no-il-taglio-e-reazionario-155649/

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  TUTTEPERITALIA  ha il suo di manifesto ma aderisco come socialista 

È una sorta di vulnus costituzionale la contestualità delle elezioni regionali e comunali con il referendum sul taglio dei parlamentari.

L’unica via per un approccio riformista al tema dell’organizzazione più innovativa ed efficace dei lavori parlamentari è quello che porta al passaggio verso il monocameralismo, con il trapasso di tutti i poteri alla Camera dei Deputati e con la eventuale formazione di un Senato delle Regioni sul modello tedesco. Questa è l’unica via razionale e non anti parlamentare che può portare anche a una qualche diminuzione del numero di parlamentari, problema che, peraltro, non riveste alcuna importanza dal punto di vista istituzionale, politico men che meno da quello del costo economico.

La riduzione tout court del numero dei parlamentari si colloca, al contrario, lungo la via reazionaria e antiparlamentare secondo la quale per ridurre la spesa pubblica bisogna liberarsi di un certo numero di quei “parassiti” per definizione che sono i deputati e i senatori.
Questa linea illiberale che ha in se’ l’indebolimento dello Stato di diritto e, di conseguenza, un anticostituzionalismo strisciante, è quella che in passato ha portato alla eliminazione della immunità parlamentare, alla fine di ogni forma di finanziamento pubblico ai partiti, alla sforbiciata illegittima dei vitalizi intesa come punizione nei confronti di tutti coloro i quali sono stati titolari di questa “infame” elezione  nei decenni passati.

Non interessa affatto ai 5S, - ammantati della cosiddetta democrazia diretta tramite la piattaforma Rousseau e obnubilati dalle fumisterie tra cui la decrescita felice -,  che il taglio penalizza ultra misura interi territori - in special modo le piccole Regioni del Mezzogiorno - che non verranno più rappresentati, che il lavoro di molte commissioni parlamentari diventerà impossibile, che, al di là di qualunque legge elettorale, peraltro finora neanche abbozzata, ci sarà un effetto ultra maggioritario per cui le Camere, in formato ridotto di nominati dalle segreterie dei partiti, sarà anche ristretto nell’ambito di pochissime forze politiche. Con questo taglio di parlamentari diminuirà il pluralismo politico e culturale, arrivando alla desertificazione della vita politica e legislativa, con buona pace dei 5S.

In ultima analisi, la democrazia parlamentare subirà un processo involutivo verso la democratura, che comporterà un allargamento della forbice tra Paese legale e Paese reale.
Rispetto a tutto ciò è incredibile che il PD sia passato da 3 NO contro il taglio a un 1 SI favorevole alla riduzione senza senso. Se questa scelta fosse confermata, il PD rinnegherebbe tutta una storia politica e culturale dei post comunisti e post democristiani fondata sulla centralità del Parlamento, sulla democrazia rappresentativa, sul rispetto del pluralismo, sulla Costituzione repubblicana, decantata da molti “chierici” del cote’ PD “come la più bella del mondo”. Ultimamente, ad onor del vero, sta venendo fuori una componente interna critica che si è allacciata a quei pochi parlamentari riformisti che hanno collaborato in modo trasversale per indire il referendum contro i tagli e per ridimensionare le velleità populiste dei 5S.

Salutiamo positivamente il fatto che Forza Italia, che ha una cultura liberale, voti per il NO.

Il problema è di fare una scelta netta o per il SI o per il NO perché la libertà di voto è solo un escamotage per non assumere una posizione e non si misura con l’incombente crisi della democrazia nel nostro paese.

Per queste ragioni i sottoscritti votano NO, invitano i cittadini a fare altrettanto, indipendentemente dalla loro collocazione politica, indipendentemente dal fatto che sono a favore o contro l’attuale governo.


Export in Italia : la nostra bombola di ossigeno

EXPORT IN ITALIA : Rapporto della società italiana SACE sull’export.

Come sta il nostro Export nei primi sei mesi del 2020 - “Open (again)”, l’ultimo Rapporto Export di Sace, presentato  in WebConference su SKY, con la partecipazione tra gli altri di Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia e delle Finanze. Giunto quest’anno alla sua XIV edizione, il Rapporto annuale sull’export di SACE vede ancora una volta confermato il ruolo cruciale dei mercati esteri per l’economia nazionale, quale tratto distintivo del fare impresa in Italia.      E BOMBOLA DI OSSIGENO FONDAMENTALE

 In un contesto d’inedita avversità, in cui alle incertezze ereditate dal 2019 – Pil e commercio internazionale in rallentamento, escalation protezionistica e instabilità geopolitica – si sono aggiunte nel 2020 le conseguenze della pandemia Covid-19, le esportazioni italiane sono attese in forte contrazione per quest’anno con un -11,3%, emerge dal rapporto: “Si tratta del ritmo di crescita dell’export più basso dal 2009, anno in cui le nostre vendite oltreconfine avevano registrato un -20,9% e che riporterà le esportazioni italiane intorno ai 422 miliardi di euro, un livello di poco superiore a quello registrato nel 2016. Nonostante la severità dello shock, SACE prevede una ripresa relativamente rapida già dal 2021 per le esportazioni italiane (+9,3%), caratterizzata anche da una componente di “rimbalzo statistico”, con una crescita media nei due anni successivi del 5,1%: un ritmo non trascurabile se si confronta con il 3% medio annuo registrato tra il 2012 e il 2019 e che permetterà alle nostre vendite di beni all’estero di raggiungere quota 510 miliardi di euro alla fine dell’orizzonte di previsione. Secondo queste previsioni, nel 2021 le esportazioni italiane di beni arriveranno al 97% circa del valore segnato nel 2019, un recupero pressoché totale dopo la caduta nel 2020”, si legge.

La ripartenza presenterà un certo grado di eterogeneità, tanto per aree geografiche quanto per settori. Europa avanzata e Nord America – che insieme rappresentano oltre il 60% delle vendite estere italiane – subiranno quest’anno la contrazione più marcata (con una flessione media dei Paesi europei dell’11,4% e di Stati Uniti e Canada del 9,8%) e un rimbalzo che, seppur rilevante, non permetterà di superare i livelli pre-crisi prima del 2022. Tra i settori a maggior potenziale: farmaceutica e alimentari e bevande negli Stati Uniti, primo mercato farmaceutico del mondo nonché secondo mercato di sbocco per alimentari e bevande italiani; apparecchiature mediche in Germania, uno dei mercati più dinamici in Europa occidentale; energie rinnovabili nel Nord Europa, dove il tema della sostenibilità è molto sentito.

Reattiva la risalita dell’export italiano di beni verso l’Europa emergente e l’area Csi dove, grazie anche a una flessione relativamente contenuta nell’anno in corso (-8,1%), le nostre vendite riusciranno a raggiungere e finanche a superare i livelli del 2019 già l’anno prossimo. E, come settori, vale la pena di menzionare quello degli apparecchi elettrici in Polonia, la cui ricerca di maggiore efficienza energetica sarà uno degli obiettivi del Governo entro il 2030; sanità in Russia, dato che il Cremlino continuerà a investire per garantire il benessere della popolazione; meccanica e infrastrutture in Ucraina e Uzbekistan.

Ripresa più celere per il nostro export verso l’area Medio Oriente e Nord Africa – nonostante il calo del prezzo del petrolio – con un recupero pressoché totale già dal prossimo anno (+9,5%). Tra le opportunità settoriali nell’area: sanità in Arabia Saudita, dove sono stati pianificati ingenti investimenti in questo comparto; Oil&Gas in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar; infrastrutture negli Emirati Arabi Uniti, che vi investono ingenti risorse, energie rinnovabili in Marocco, che continua a puntare sul settore.

In Asia i venti della ripartenza soffiano ma con non poche difficoltà: le previsioni dell’export nel 2020 sono negative (-10,9%) e riflettono le stime sull’andamento del Pil della regione, che interromperà due decenni di forte crescita. Nonostante lo shock, si prevede un ritorno alla crescita per i Paesi asiatici già nel 2021, e un aumento dell’export italiano verso l’area del 9%. Le imprese che guardano a questi mercati, possono puntare su settori come salute e farmaceutico in Cina; food processing in India, dato che la trasformazione dei prodotti alimentari è una delle più grandi industrie del Paese; energie rinnovabili in Thailandia, per via degli incentivi nel settore; e alimentari e bevande in Giappone, Paese di consumatori dai gusti sofisticati e da una delle più alte capacità di spesa pro capite al mondo.

In America Latina, nel 2020 le esportazioni verso le sei più grandi economie caleranno in media dell’8,2% ma nel 2021 è prevista una ripresa media del 7,5%. Si segnalano life science in Brasile, poiché cresce l’interesse in farmaci e dispositivi medicali innovativi; infrastrutture in Messico, per dare una scossa agli investimenti pubblici e privati; trasformazione alimentare in Cile, che rappresenta già oggi un quarto dell’economia del paese andino; agribusiness in Perù che punta allo svolgimento interno di sempre più processi di trasformazione dei prodotti; energie rinnovabili in Colombia, dove il Governo sta puntando su solare ed eolico.

L’Africa Subsahariana segnerà un arretramento nel 2020 che non risparmierà alcun settore a parte quello dei mezzi di trasporto, ma tra i comparti a maggior potenziale vi sono: energia elettrica e rinnovabili in Sudafrica; infrastrutture in Senegal; infrastrutture di trasporto in Ghana; meccanica strumentale in Kenya; agribusiness in Angola.

Data l’elevata incertezza riguardo l’evoluzione dell’emergenza sanitaria a livello globale, lo Studio di SACE simula anche due scenari di previsione alternativi, ovvero basati su assunti differenti e peggiorativi rispetto a quelli dello scenario base, in relazione alla durata e alla intensità dello shock sull’economia globale e, di riflesso, sulle esportazioni italiane.

Un primo scenario alternativo, considera l’eventualità, che in risposta a un innalzamento dei casi di Covid-19, venga istituito un nuovo lockdown su scala globale nei primi mesi del 2021, mentre un secondo scenario alternativo ipotizza che le restrizioni all’attività economica e le misure di distanziamento sociale attualmente in essere in molte geografie siano allentate in maniera più lenta e graduale rispetto allo scenario base.

In entrambi gli scenari, la necessità di riattivare o mantenere le restrizioni al movimento delle persone e ai processi produttivi sia nazionali che internazionali accentuerebbe il crollo dell’export italiano, che nel 2020 segnerebbe -12% e -21,2% nei due scenari, rispettivamente. Il 2021 non sarebbe più un anno di “rimbalzo”, ma vedrebbe una crescita ancora negativa nel primo e soltanto lievemente positiva nel secondo scenario alternativo, lasciando il pieno recupero dei valori esportati nel 2019, in entrambi gli scenari, concretizzarsi non prima del 2023.

“Open (again)” contiene anche due focus che approfondiscono il tema delle Catene globali di valore (Cgv), processo organizzativo del lavoro nel quale le singole fasi della filiera di produzione vengono svolte da fornitori e reti di imprese sparse in diversi Paesi a seconda della convenienza economica e del grado di competenza e specializzazione delle aziende coinvolte. I focus analizzano le prospettive future della forte interconnessione tra i fornitori in un periodo in cui la pandemia ha drasticamente interrotto gli scambi. Inoltre, si evidenzia il ruolo di SACE nel facilitare l’inserimento delle Pmi italiane nelle Cgv anche attraverso iniziative di business matching oltre al supporto della rete commerciale sia nazionale che internazionale.

Una novità all’interno di questa edizione del Rapporto Export è l’approfondimento a cura del Politecnico di Milano che mette in luce le potenzialità ancora da sfruttare dei canali digitali, e-commerce in primis. Lo studio è arricchito dall’analisi dei pilastri fondamentali per un modello efficace di export digitale: i canali commerciali, la logistica, il marketing, i sistemi di pagamento e gli aspetti legali e organizzativi. Le restrizioni fisiche imposte dall’emergenza Covid-19 hanno messo in luce, in Italia come nel resto del mondo, l’importanza di sfruttare le potenzialità dell’e-commerce a supporto dell’export. I 3 paesi in cui l’e-commerce genera i maggiori valori in assoluto sono Usa, Giappone e Cina; mentre i leader del digitale in Europa sono Regno Unito, Francia e Germania. L’Italia si colloca in una posizione di ritardo e, sebbene l’e-commerce continui a presentare da anni tassi di crescita a doppia cifra, l’export italiano viaggia ancora prevalentemente su canali tradizionali. Stando ai dati raccolti dall’Osservatorio Export Digitale del Politecnico di Milano, nel 2019 l’export italiano online di prodotti per consumatori finali in modo diretto o intermediato è aumentato del 15% e ha raggiunto un valore complessivo di 11,8 miliardi di euro, con l’industria della moda come principale settore di riferimento. Nello stesso anno, l’export digitale tra imprese ha rappresentato il 28% dell’export complessivo e ha fatto registrare un valore totale di 134 miliardi di euro, con i flussi maggiori concentrati nella filiera automobilistica, nonostante l’export complessivo di questo settore sia diminuito rispetto al 2018, anche come conseguenza della riduzione della domanda di componenti auto da parte della Germania, nostro primo partner commerciale.

 

3 Giorni a Cernobbio : c'era una volta la Grann Class dell'economias

ALESSANDRA SERVIDORI      https://www.startmag.it/blog/movimento-5-stelle/

 

Durante la 3 giorni di Cernobbio ,un tempo la “Grand class “ dell’economia è andato in onda il teatrino della pochezza politica di questo governo : un capolavoro di ambiguità sia sul famoso documento tecnico/scientifico dei tempi della prima ondata di pandemia pubblicato con degli omissis che sono tutto un programma , sia sugli impegni che dovremmo assumere sui vari steep che ci attendono sui fondi europei. Sotto traccia mai un cenno a ciò che hanno fatto il Conte 1  e quello 1,5  avendo  accresciuto il debito pubblico con il  reddito di cittadinanza, quota cento, promesse non mantenute su Flat tax,  ostilità verso l'Unione Europea, apertura verso la Cina di Di Maio e verso la Russia  quella di Salvini. Per non parlare  sul piano delle riforme economiche e dei progetti di ripresa ,per cui non sono andati  al di là dei bonus e di quelli già varati e dell’ultimo in ordine sparso come quello “vacanze”:al 31 agosto,  neppure un decimo dei 5 milioni di italiani che il governo aveva ipotizzato fossero la platea, ne ha usufruito, facendo spendere appena 200 milioni dei 2,4 miliardi stanziati (l’8%). Mentre il Ministro Gualtieri continua a ripetere che la ripresa si affaccia,ai danni del covid  hanno riparato sostituendo con ammortizzatori sociali, bonus, una tantum, indennità, sconti ai redditi e i fatturati falcidiati dal lockdown ma la verità è che hanno fatto finta di mantenere in vita posti di lavoro perché con il blocco dei licenziamenti appena cessato,sarà una moria e scordiamoci altre assunzioni.  I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire”, ha detto Mario Draghi al Meeting di Rimini – ma ai giovani bisogna dare di più perché “i sussidi finiranno” e se la spesa a debito non sarà servita a formarli professionalmente, a creare nuove opportunità, saranno loro a essere le vittime sacrificali. La verità è che esiste, nel Paese, uno schieramento trasversale  – che tiene insieme pezzi della maggioranza e dell’opposizione e che include anche i sindacati – che esprime una linea molto esplicita: arriveranno molte risorse che ci consentiranno di tirare avanti distribuendo ed incassando sussidi. Conte  ha persino dovuto difendersi dal trafficante di parole Luigi Di Maio, per poter argomentare e difendere le prerogative finanziarie italiane nel programma Next Generation EU.  I 5Stelle trotterellano  ansiosi per l’esito della loro iniziativa al Referendum,dimostrando che esistono  solo  se il taglio  dei parlamentari riceve la maggioranza dei consensi. E’  una pseudo riforma  parziale, intempestiva, in piena  crisi da Covid19, che farebbe  risparmiare allo Stato solo un pacchetto di milioni,  mentre  l’attenzione nazionale dovrebbe essere concentrata sulla selezione e la progettazione di riforme vere, quelle  finanziabili dal  New  Generation  EU, un programma complesso pensato per i giovani, la  ripresa e  l’occupazione;  riforme mirate e controllabili dalla  Commissione  Europea, la cui esecuzione imporrà coerenza,  esperienza e competenza. Quella che loro chiamano riforma non è altro che una decapitazione del Parlamento , solo irresponsabile bulimia di potere per restare al governo che porta il PD loro alleato a chinare la testa e farsi gregario. Una vera riforma  deve prevedere un sistema  bicamerale diverso  (le due Camere hanno le stesse funzioni, ma votano separatamente),  dunque un’adeguata rappresentanza regionale, un potere  diversamente articolato del presidente del Consiglio e una nuova legge  elettorale;  e sopratutto il mantenimento della centralità del parlamento della vita democratica adatta a una società civile economica e politica policentrica e poliarchica come quella  italiana e coerente con l’insieme dell’ordinamento.   La promessa elettoralistica del “taglio” nei 5S  fa parte delle bandiere populiste sbandierate all’insegna della furia anti-casta e anti- poltrone (salvo le loro) e il tentativo di diminuire il ruolo del Parlamento in attesa poi di poterlo sostituire, come hanno promesso, con una grande macchina digitale: dunque una minoranza che pratica con tirannia quella che loro chiamano democrazia diretta . Questa ghigliottina porta  effetti negativi  :collegi elettorali da ridisegnare, sistema di voto da cambiare, regolamenti parlamentari da riscrivere, ruolo delle due Camere da ridefinire, affidati a generiche quanto non affidabili promesse di futuri interventi legislativi. Avevano giurato spergiurando  che avrebbero completato l’opera con una riforma del sistema elettorale  da farsi prima del referendum, in un anno non hanno  concluso assolutamente nulla. Una riforma di rango costituzionale abbisogna di una legge ordinaria  ma ne rimane orfana, contro di essa milita non solo il fatto che non sia stata colpevolmente completata, ma anche e soprattutto che risulti lampante che  sia squilibrata , velenosa,meschina. Se i NO saranno tanti – anche se malauguratamente non dovessero prevalere – segnaleranno  l’esistenza di un’Italia diversa da quella che ha consegnato se stessa, in una delle ore più buie della sua storia, ad un manipolo di buoni a nulla.

 

 

RECOVERY FUND :LE BIZZE DEI PREPOTENTI

https://www.startmag.it/blog/tutti-i-subbugli-sul-recovery-fund-le-bizze-dei-prepotenti/

 Alessandra Servidori                              Recovery : le bizze  dei prepotenti

Battere i pugni sul tavolo e mettersi di traverso è servito ai cd Stati frugali della Ue durante la faticosa trattativa del Recovery Found.Ma per noi non vale la stessa cosa.

Della trattativa sul Fondo sapremo tutta la verità a cose fatte e dopo l’ultimo passaggio istituzionale cioè  il Parlamento Ue, contestualmente approvando il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-27 al quale è collegato anche e soprattutto il Recovery Fund. Ma  quello che abbiamo letto sul giornali  è una minima parte dell’accaduto in quelle ore frenetiche dove l’Italia ne è uscita con un bel malloppo. E’ importante sapere che il versamento delle prime tranche di fondi, inizierà proprio con l’entrata in vigore del nuovo bilancio settennale dell’Ue, con il 70% dei trasferimenti nel  2021 e nel 2022, il restante 30% entro la fine del 2023.E sarà in questo lasso di tempo che vigilerà il Comitato economico e finanziario dell’UE  sul rispetto del mandato in base ai principi stabiliti dall’accordo e dalle proposte di riforma approvate in sede di Consiglio. Se qualcuno sgarrerà le violazioni di uno dei Paesi rispetto alle regole pattuite, sarà il  presidente del Consiglio Ue  che farà  finire  sul tavolo dei 27 la questione e cioè si metterà il tanto discusso “super freno di emergenza” richiesto dall’Olanda e dagli altri paesi  cd frugali.Per le risorse da stanziare nel 2023, saranno tenuti in considerazione alcuni fattori determinanti e diversi rispetto a quelli relativi alla prima tranche di fondi, come ad esempio, la disoccupazione,  criticata  dai frugali perché ritenuta legata a problemi antecedenti alla pandemia, sostituita nell’ultima trance dalla perdita cumulata del Pil registrata nel 2020-21, che sarà calcolata entro il 30 giugno 2022. Il Fondo di recupero verrà alimentato direttamente dai mercati tramite le emissioni di obbligazioni da parte della Commissione europea e significa che i commissari Ue potranno esercitare nuovi poteri di finanziamento che, fino ad ora, erano stati affidati solo alla Banca europea degli investimenti e al Mes. Per la prima volta i Ventisette hanno dato mandato alla Commissione europea di indebitarsi a loro nome per una somma ingente, e il nuovo debito in comune dovrebbe indurre gli Stati membri a creare nuove tasse europee in vista del suo rimborso, anche se  i titoli avranno scadenze diverse, ma l’impegno è di rimborsarli entro il 2058 e non prima del 2028. L’Italia  è riuscita  a strappare più di 81,4 miliardi di sussidi e più di 127,4 miliardi di prestiti, per una cifra totale che si attesta intorno ai 209 miliardi. Il tutto  ci  imporrà comunque delle forme di governance economica sicuramente più intrusive circa la gestione delle risorse messe a disposizione. Si comprende perché in questi giorni sono incalzanti le proposte sui contenuti che l’Italia deve rappresentare al grande Ngeu (next generationeu) che devono necessariamente contenere per attivare la crescita e generare i giusti incentivi per il sistema delle imprese fondamentale per il rilancio dello sviluppo. Sappiamo bene che noi siamo tra i paesi più colpiti dall’onda del Covid-19,  e saremo quello che beneficerà del pacchetto di risorse più corposo per far fronte alle difficoltà economiche e sociali che si affacciano all’orizzonte. A seguire la Spagna di Sanchez, con un totale di 140,4 miliardi, divisi tra 77,3 miliardi di aiuti e 63,1 miliardi di prestiti; poi la Francia con 38 miliardi di sovvenzioni e nessun prestito. Una quota importante arriverà anche a beneficio della Polonia, con 37,7 miliardi a titolo di stanziamento e 26,1 miliardi sotto forma di loans e a sostegno dell’economia ellenica, con 22,6 miliardi di grants e 9,4 miliardi come prestiti.Anche i cd frugali ponendo dei problemi avranno cospicui benefici : sono previsti aiuti a fondo perduto alla Danimarca, cui andranno 2,156 miliardi, all’Olanda 6,751, alla Finlandia 3,460 e all’Austria 4,043 e così  i paesi del nord Europa, hanno strappato anche un altro importante risultato al tavolo delle trattative : per i prossimi anni,più di 26 miliardi di euro, una quota più alta di circa 7,8 miliardi rispetto a quella precedente. Stiamo parlando  dei  “rebates”, gli sconti ai contributi che i quattro Paesi (Austria, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca, insieme alla Germania) versano come tutti gli altri partner, al bilancio dell’Unione Europea nel prossimo quadro finanziario 2021-2027. I due leader più intransigenti, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ed il primo ministro olandese Mark Rutte, nelle ultime fasi delle trattative sono riusciti nell’intento di strappare un trattamento particolare da Bruxelles.Molti sono stati gli interrogativi e le rivendicazioni degli Stati mediterranei, circa la legittimità di questi sconti, tanto che si era addirittura ipotizzata una possibile soppressione di quello che molti ritengono essere un inopportuno privilegio, ma proprio i rebates , sono stati un argomento dirimente nel negoziato sul Recovery Fund. Proprio sull’approvazione del piano di emergenza per salvare le sorti dell’Europa intera, l’asse del nord ha avuto un atteggiamento rigido nei confronti dei partner più in difficoltà, e si è registrato un forte tensione  volta a ridurre la portata degli aiuti e rendere invece più ingenti i vantaggi per sé stessi. Prendendo in considerazione ad esempio il caso danese, del suo contributo al budget Ue, la Danimarca riceverà indietro 322 milioni di euro l’anno, mentre col regime precedente l’ammontare dello sconto valeva appena 197 milioni.Così dicasi  per la Svezia, che ha ottenuto un  suo sconto annuale molto aumentato passando  da 798 milioni a 1,06 miliardi. Ha giustamente commentato il Presidente Mattarella che  a Bruxelles è stato compiuto un grande e ottimo lavoro . Non c’è stata una vera mutualizzazione del debito pregresso ma un passo avanti in senso solidaristico rispetto ai fondi che serviranno per la ricostruzione. In un contesto internazionale assai instabile e imprevedibile, dinanzi ad un quadro economico tutto da reinventare, la nuova Europa che potrà rinascere  grazie agli effetti del Recovery Fund, potrebbe avere un ruolo importante sullo scacchiere politico ed economico globale. Per noi , i fondi che arriveranno nei prossimi tre anni sono un’occasione da non sprecare, perché è l’ultima   per mettere mano a riforme importanti e per ricostruire il tessuto delle infrastrutture strategiche. Le critiche furibonde sono gradite se accompagnate da proposte intelligenti e soprattutto se il Governo saprà valorizzarle senza la solita presunzione di completezza e dispersione pre/elettorale.

 

Donne giovani : diminuisce l'occupazione .Governo basta sussidi ci vogliono politiche attive

Alessandra Servidori 
Occupazione Donne e giovani : una situazione disastrosa -
I dati Istat e Inps sono impietosi. GOVERNO SVEGLIATI !SUBITO POLITICHE ATTIVE . Altrochè sussidi !
Rispetto al mese di aprile 2020, a maggio continua - a ritmo meno sostenuto - la diminuzione dell’occupazione e torna a crescere il numero di persone in cerca di lavoro, a fronte di un marcato calo dell’inattività. Dopo due mesi di decisa diminuzione, aumenta anche il numero di ore lavorate pro capite. La diminuzione dell’occupazione su base mensile (-0,4% pari a -84mila unità) coinvolge soprattutto le donne (-0,7% contro -0,1% degli uomini, pari rispettivamente a -65mila e -19mila), i dipendenti (-0,5% pari a -90mila) e gli under50 mentre aumentano leggermente gli occupati indipendenti e gli ultracinquantenni. Nel complesso il tasso di occupazione scende al 57,6% (-0,2 punti percentuali).
L’aumento delle persone in cerca di lavoro (+18,9% pari a +307mila unità) si rileva maggiormente tra le donne (+31,3%, pari a +227mila unità) rispetto agli uomini (+8,8%, pari a +80mila) e coinvolge tutte le classi di età. Il tasso di disoccupazione risale al 7,8% (+1,2 punti) e, tra i giovani, al 23,5% (+2,0 punti).
Generalizzata anche la diminuzione del numero di inattivi (-1,6%, pari a -229mila unità): -1,7% tra le donne (pari a -158mila unità) e -1,3% tra gli uomini (pari a -71mila), con conseguente calo del tasso di inattività che si attesta al 37,3% (-0,6 punti).

Per chi mena una donna la gelosia è una aggravante

Alessandra Servidori          Corte di Cassazione : finalmente ! Per chi mena una donna la gelosia  è una aggravante

La gelosia  e le botte sono  una aggravante per chi compie delitti alla persona. La sentenza del 29 Luglio scorso apre finalmente la strada a una giustizia severa per le donne perseguitate e maltrattate. Ma ci è voluto il ricorso in Cassazione per avere ragione.

La Corte Suprema di Cassazione ha chiarito che la gelosia può integrare l’aggravante dei motivi abietti o futili di cui all’art. 61, n. 1), c.p. non soltanto allorché essa sia connotata dall’abnormità dello stimolo possessivo verso la persona offesa, ma altresì quando la stessa sia permeata da uno “spirito punitivo”, produttivo di aberranti reazioni emotive a comportamenti della vittima percepiti dall’agente come atti d’insubordinazione: sulla centralità del principio di autodeterminazione delle persone – correlato con il fondamentale valore della dignità umana –  riposa la configurazione in termini di maggiore gravità delle condotte violente che affondino le radici in un deviato sentimento di appartenenza, nutrito dall’imputato nei confronti dell’individuo con il quale ha intrattenuto una relazione affettiva.In particolare, l’accertamento della circostanza aggravante dei futili motivi richiede la duplice verifica del dato oggettivo, costituito dalla sproporzione tra il comportamento posto in essere ed il motivo che l’ha ispirato, e del dato soggettivo, rappresentato dalla possibilità di contrassegnare detta sproporzione quale espressione di un moto interiore assolutamente ingiustificato, cosicché lo stimolo esterno diviene il mero pretesto per la liberazione di un impulso criminale. La Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 3 – 29 luglio 2020, n. 23075.Alla luce del motivo di ricorso, con sentenza del 13/06/2019, la Corte d’appello di Roma ha confermato la decisione di primo grado, con riguardo alla affermazione di responsabilità di un uomo , in relazione al reato di cui agli artt. 582, 583, 577, cod. pen.
La Corte territoriale, in particolare, ha osservato che la circostanza aggravante di cui all’art. 61, n. 1, cod. pen., non poteva essere esclusa, in quanto le lesioni, cagionate dall’imputato dopo la fine della relazione con la persona offesa, erano il frutto dello spirito punitivo nutrito nei confronti della donna, considerata come una propria appartenenza: la spinta ad agire, in definitiva, era priva di quella minima consistenza che la coscienza collettiva esige per operare un collegamento logicamente accettabile con l’azione commessa, talché essa appariva assolutamente sproporzionata all’entità del fatto.I fatti :nell’interesse dell’imputato è stato proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, con il quale si lamentava inosservanza o erronea applicazione dell’art. 61, n. 1, cod. pen., tenuto conto che, alla luce della giurisprudenza di legittimità, non può configurare motivo abietto o futile la gelosia, ancorché collegata ad un abnorme desiderio di vita comune. Si aggiunge che, in ogni caso, la condotta aveva provocato lesioni guaribili in tre giorni.Ma la Corte considerato in diritto ha considerato la doglianza infondata.
Avendo avuto modo di chiarire di recente che la gelosia può integrare l’aggravante dei motivi abietti o futili, quando sia connotata non solo dall’abnormità dello stimolo possessivo verso la vittima o un terzo che appaia ad essa legata, ma anche nei casi in cui sia espressione di spirito punitivo, innescato da reazioni emotive aberranti a comportamenti della vittima percepiti dall’agente come atti di insubordinazione (Sez. 1, n. 49673 del 01/10/2019, P, Rv. 27808202; Sez. 5, n. 44319 del 21/05/2019, M, Rv. 27696201).Proprio quest’ultima decisione, superando sfumature linguistiche che hanno accompagnato in passato, nella giurisprudenza di questa Corte, un non esplicito superamento di posizioni ormai lontane dalla coscienza collettiva, sottolinea espressamente – e in termini condivisi dal Collegio – la centralità del principio di autodeterminazione delle persone, correlato al fondamentale valore della dignità umana, che vale a giustificare la connotazione in termini di maggiore gravità delle condotte violente che trovino il loro movente nel senso di appartenenza nutrito dall’imputato nei confronti dell’individuo con il quale ha condiviso una relazione sentimentale (nel caso di specie, cessata).Tale conclusione si inserisce nella più ampia cornice alla stregua della quale l’accertamento della circostanza aggravante dei futili motivi, dovendo svolgersi con metodo bifasico, richiede la duplice verifica del dato oggettivo, costituito dalla sproporzione tra il reato concretamente realizzato e il motivo che lo ha determinato, e del dato soggettivo, costituito dalla possibilità di connotare detta sproporzione quale espressione di un moto interiore assolutamente ingiustificato, tale da configurare lo stimolo esterno come mero pretesto per lo sfogo di un impulso criminale (Sez. 5, n. 45138 del 27/06/2019, Vetuschi, Rv. 27764101).Ora, razionalmente tali principi hanno trovato applicazione nel caso di specie, in cui l’imputato, secondo l’accertamento dei giudici di merito, ha buttato per terra la persona offesa, le ha dato una testata e poi l’ha sbattuta contro un muro. Alla pronuncia di rigetto consegue, ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

 

Draghi e come siamo messi in Europa?

Alessandra Servidori   https://www.startmag.it/economia/europa/     19 agosto 2020

 

       A che punto siamo in Europa : le indicazioni di Draghi sono tratte dai puntuali resoconti che a Bruxelles vengono sviluppati ma dei quali non abbiamo sistematica conoscenza. Di seguito alcuni passaggi essenziali di un documento elaborato dal Department for Economic, Scientific and Quality of Life Policies che ben si uniformano all’analisi e proposte di Draghi.

Mentre gli Stati membri dell'UE intraprendono un progressivo percorso di  ri-confinamento, l'economia scivola nella recessione e la questione della proporzionalità delle misure relative alla salute pubblica e delle loro conseguenze economiche è sempre più presente nel dibattito pubblico. Finché non viene trovato e utilizzato un vaccino (o un trattamento efficace) per la malattia COVID-19, le società post-COVID-19 dovranno coesistere con il virus e trovare un equilibrio tra i vincoli sociali derivanti dalle misure di protezione della salute e la necessità di mitigare il più possibile un enorme shock economico, che se non affrontato adeguatamente, potrebbe avere conseguenze sociali e politiche imprevedibili. È fondamentale mettere in atto una strategia economica lungimirante, che includa un piano di ripresa credibile e strutture sanitarie pubbliche rafforzate. Il pacchetto di ricostruzione dovrebbe avere al centro il Green Deal europeo e la trasformazione digitale al fine di rilanciare l'economia, migliorarne la resilienza e creare posti di lavoro, contribuendo allo stesso tempo alla transizione ecologica, promuovendo lo sviluppo economico e sociale sostenibile, compreso l'autonomia strategica del nostro continente. La crisi del COVID-19 ha dimostrato soprattutto l'importanza dell'azione europea comune. Sebbene la salute pubblica sia principalmente di competenza degli Stati membri, il Parlamento europeo ha invitato la Commissione e gli Stati membri ad agire insieme e ad accettare la sfida e ad assicurare che l'Unione emerga più forte da questa crisi. In particolare, dovrebbe essere garantito un approccio post-blocco coordinato nell'UE. Un prezioso documento elaborato dal Department for Economic, Scientific and Quality of Life Policies Directorate- si concentra sulle strategie di de-confinamento e sulle misure dell'UE a sostegno della ripresa economica :   viene fornito un aggiornamento del lavoro di consulenza in corso relativo a COVID-19 per i comitati ECON, EMPL, ENVI, ITRE e IMCO, documento del quale si elabora una sintesi  interessante e particolarmente utile ad una comparazione tra l’intervento di Draghi e le prospettive che ci auguriamo siano affrontate. La DIMENSIONE DELLO SHOCK ECONOMICO  ha recato  una notevole incertezza sulle prospettive economiche di tutti i paesi, in particolare nel medio termine. L'impatto economico della pandemia nel 2020 sarà significativo in tutta l'Unione europea (UE) e non sempre proporzionale all'incidenza di Covid-19. Durante i primi due mesi della pandemia, tutti gli Stati membri hanno vietato le riunioni pubbliche, chiuso (totalmente o parzialmente) le scuole e il commercio non alimentare, reso il telelavoro più o meno una norma in tutti i settori in cui era possibile e ha introdotto restrizioni di frontiera/viaggio. Più della metà degli Stati membri ha dichiarato lo stato di emergenza. Queste misure hanno ritardato la diffusione del virus e alleviato la pressione sui sistemi sanitari, causando nel contempo notevoli danni alla vita economica e sociale. Nella sua previsione economica dell'estate 2020, pubblicata il 7 luglio 2020, la Commissione europea aveva  messo in guardia su una recessione ancora più profonda con divergenze più ampie (Euro - 8,7%, Spagna -10,9%, Francia -10,6%, Italia -11,2%, mentre la Bundesbank  punta a una contrazione in Germania del 4,8% nel secondo trimestre. La maggiore incertezza, tuttavia, si riferisce all'eventuale ritmo - il tempo e la lunghezza - della ripresa, che rischia di essere asimmetrica, al contrario di uno shock economico Covid-19 originariamente largamente simmetrico. Di conseguenza, ci si aspetta che gli esperti rivedano continuamente le loro opinioni sulle prospettive economiche, verso l'alto o verso il basso, man mano che impariamo di più sull'entità dell'impatto economico. Attualmente, queste revisioni sono molto ampie, il che complica notevolmente lo sviluppo di un'adeguata, tempestiva e mirata politica basata su tecniche standard, utilizzata nelle pratiche di previsione regolari da parte della Commissione europea, del Fondo monetario internazionale (FMI), dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) o delle autorità nazionali. In gran parte a causa di un numero così elevato di incognite, altri esperti chiave - tra cui la Banca centrale europea si rivolgono a scenari, piuttosto che a previsioni e in genere elaborati al rialzo e al ribasso: gli scenari di rialzo presuppongono che i progressi medici, come una maggiore capacità di test, una maggiore capacità terapeutica e la scoperta di un vaccino nella seconda metà del 2020, diminuiranno la paura delle imprese e dei consumatori. Ciò faciliterebbe un più rapido allentamento delle restrizioni e consentirebbe quindi un'attività di ripresa più rapidamente. Di conseguenza, il PIL continua a contrarsi fortemente nel 2020, ma la ripresa nel 2021 pare più forte. Gli scenari di ribasso includono un periodo più lungo di blocco - e misure più restrittive - e tendono a stabilire come le questioni strutturali di lunga data si evolvono in una crisi finanziaria, poiché l'offerta di credito limitata amplifica la riduzione della leva finanziaria nel settore privato. Con il calo degli investimenti pubblici e privati, la crescita della produttività rallenta e la produzione potenziale si discosta dalle tendenze precedenti. In queste circostanze, i livelli del PIL potrebbero essere ben al di sotto della linea di base precedente al Covidi-19 per gli anni a venire. Nel giugno 2020 le proiezioni macroeconomiche della Banca centrale europea (BCE),  presupponevano solo un parziale successo nel contenere il virus, con una certa recrudescenza delle infezioni nei prossimi trimestri, che richiedono misure di contenimento persistenti . Tuttavia, la BCE rileva che si prevede che tali misure comportino costi economici inferiori rispetto a quelli durante i rigidi blocchi, a causa ( ci si augura) dell'apprendimento e risposte comportamentali da parte delle autorità e degli agenti economici. L'impatto pandemico di Covid-19, nel bene e nel male, probabilmente rafforzerà molte tendenze che avevano iniziato a manifestarsi in anticipo. Negli ultimi decenni la crescita della produttività è fortemente rallentata nell'area dell'euro, come in tutte le economie avanzate. Le conseguenze sono di vasta portata. Essi comprendono tassi di interesse reali a lungo termine più bassi, una crescita potenziale più debole e, soprattutto, guadagni più lenti del tenore di vita a causa dell'impatto del Covid-19 sulle imprese e sulle famiglie, e crescenti squilibri del mercato del lavoro e licenziamenti. Queste conseguenze sono tra le cause profonde della privazione del diritto di voto politico nell'UE e nelle principali parti del mondo occidentale. Una parte importante del documento affronta  in particolare, il tasso di mortalità in termini di coVID/19 poiché afferma correttamente  che le definizioni nazionali dei decessi di Covid-19 possono comportare una sostanziale mancanza di comparabilità della mortalità correlata a Covid-19 tra i paesi e che la stima dei decessi in eccesso potrebbe essere utilizzata più ampiamente per monitorare la reale scala dell'impatto della pandemia di Covid-19 con un intervallo di tempo minimo. Un sostanziale eccesso di tasso di mortalità nell'aprile 2020 a causa della pandemia di Covid-19 appare dal confronto dei tassi di mortalità 2016-2020 relativi all'influenza stagionale, alle pandemie e ad altre minacce per la salute pubblica per un gruppo selezionato di paesi e per tutte le fasce di età. L'eccesso di tasso di mortalità si osserva principalmente nella fascia di età di 65 anni, ma anche nelle fasce di età tra 45-64 e 15-44 anni. Questo periodo comprende parte della stagione influenzale e l'inizio della pandemia di Covid-19. Gli enormi costi economici del grande blocco potrebbero essere ancora inferiori ai costi medici generati da una diffusione potenzialmente incontrollata del virus. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS)  e l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) , non sarà sviluppato alcun vaccino Covid-19 prima dei 12-18 mesi dall'esplosione. La linea di base della BCE (metà 2021) è coerente con questa stima. Occorre tenere conto del tempo supplementare per autorizzare il vaccino, produrlo in quantità sufficiente e renderlo ampiamente disponibile. In assenza di un vaccino o di un trattamento, un probabile scenario di salute pubblica che descrive lo stato di equilibrio della nostra società presupponeva che, per i prossimi 12-18 mesi Covid-19 possa diventare un virus endemico in tutto il mondo e così lo si sta registrando attualmente. Potrebbero verificarsi nuove recrudescenze di Covid-19 nelle infezioni nell'UE, che potrebbero intervenire (e in vari livelli) stressare i sistemi sanitari nazionali. Al momento, non è chiaro se il recupero da Covid-19 garantisce l'immunità e per quanto tempo, come successive ondate di infezioni sono state rilevate. A causa dell'elevata infettività del Covidi-19, i casi positivi dovrebbero essere confrontati con le capacità massime di unità di terapia intensiva (ICU) in tutti gli Stati membri dell'UE. Ciò implica il monitoraggio e la previsione delle pandemie e la realizzazione di una qualche forma di equilibrio dinamico tra il numero di nuovi pazienti positivi e  la capacità sanitaria in terapia intensiva. Sono state introdotte nuove norme di allontanamento sociale in tutti gli Stati membri per contenere la diffusione del virus e alleggerire l'onere sul sistema sanitario. In uno scenario di emergenza pandemia così stabile, gli Stati membri, in coordinamento con l'Unione europea, dovrebbero adottare misure di sanità pubblica, che sarebbero alla base di una "nuova normalità". Qualsiasi azione al riguardo dovrebbe basarsi sulla scienza e avere al centro la salute pubblica. Le misure dovrebbero anche essere proporzionate, in modo che, quando possibile, le alternative sicure dovrebbero sostituire le misure proibitive generali. In particolare, deve essere effettuata una valutazione permanente di tutte le misure alla luce nuove prove scientifiche e la possibile recrudescenza di nuove infezioni. In particolare  è fondamentale avvalersi in ogni Stato della consulenza scientifica del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) che suggerisce  un elenco di misure non limitate: - Introduzione di test molecolari su larga scala, rapidi e affidabili (ad esempio per almeno lo 0,1% della popolazione al giorno), con l'assunzione di un campione casuale dell'intera popolazione per monitorarne lo stato. Per controllare i successivi focolai della malattia, dovrebbero essere utilizzate misure temporanee e intermittenti di distanziamento sociale. L'efficienza di tali misure di distacco sociale per il controllo dei virus dovrebbe essere attentamente e monitorata localmente e valutata sul campo. Aumento temporaneo dei letti in terapia intensiva, dei dispositivi medici, del personale e delle strutture: la nuova società Post Covid-19 dovrebbe rimanere in equilibrio mantenendo il numero massimo di letti in terapia intensiva occupati al di sotto della capacità massima di ciascun sistema sanitario nazionale (tenendo presente che un numero sufficiente di posti di terapia intensiva deve rimanere disponibile per altre emergenze, non correlate a Covid-19). I dispositivi medici e i letti  disponibili in ogni giorno devono essere pari almeno al numero dei casi positivi di Covid-19 riscontrati 1-14 giorni prima nella popolazione totale, moltiplicato per (cioè adattato alla percentuale di) il rischio di gravità di mostrare rispettivamente sintomi generali che richiedono il ricovero in ospedale e alcuni sintomi acuti. Le aree dedicate al Covid-19 per i pazienti dovrebbero essere identificate negli ospedali e la formazione mirata per il personale medico dedicato al Covid-19 dovrebbe diventare la norma. I gruppi più vulnerabili dovrebbero essere protetti più a lungo, mentre le persone diagnosticate o le persone con sintomi lievi dovrebbero rimanere in quarantena e trattate adeguatamente. L'introduzione di efficaci farmaci antivirali Covid-19 potrebbe rendere lo scenario più mite. La riduzione della gravità della malattia e del suo tasso di ospedalizzazione consentirebbe ai sistemi sanitari nazionali di liberare una certa capacità attualmente riservata al trattamento di pazienti affetti da Covid-19 gravi (letti e attrezzature per unità ospedaliere, personale medico, medicinali e terapie) .Maggiore è il numero di persone immuni al Covid-19, minore sarà la capacità sanitaria richiesta. Sulla base del tasso di riproduzione del virus Covid-19, potenzialmente il 60% della popolazione deve ottenere l'immunizzazione per assicurarsi l'immunità  al lavoro.. I test sierologici standard dovrebbero essere ampiamente utilizzati anche per rilevare i pazienti immunizzati al fine di sviluppare una politica di tracciamento dei contatti più efficiente e granulare. Per la propria sicurezza, i cittadini potrebbero essere invitati al consenso del tracciamento  come un modo per essere autorizzati ad adottare misure di distacco sociale efficaci e più mirate, e per avvertire, prevenire e contattare traccia per contribuire a limitare la propagazione della malattia. Le misure di distacco sociale potrebbero essere modulate su base temporale e/o regionale e/o locale, alle condizioni di un rigoroso monitoraggio dell'aumento del numero di casi positivi e dei posti letto disponibili in terapia intensiva negli ospedali, in particolare in caso di esplosioni successive. Un'efficace distanza sociale potrebbe essere ottimizzata da un uso efficiente e combinato di  vaccini e farmaci antivirali (una volta che sono disponibili), immunità di gruppo  e misure che prendono di mira gruppi vulnerabili, persone diagnosticate o persone con sintomi lievi. La tecnologia - tra cui l'Intelligenza Artificiale - potrebbe anche aiutare ad avvicinare le nuove condizioni di vita a quelle del pre Covid-19 . Nei prossimi mesi dovrà essere messa alla prova la compatibilità delle misure di distacco sociale e delle attività economiche ad alta prossimità come ristoranti, grandi eventi o trasporti pubblici, con alcuni modelli di business che potrebbero richiedere un adattamento al nuovo contesto sociale. Si può anche augurarci che molte altre attività saranno riavviate in modo sicuro e diventeranno operative, sulla base delle nuove norme sociali in materia di salute pubblica. Fino allo sviluppo e all'impiego di un vaccino o di un efficace trattamento anti-virale, l'emergenza sanitaria pubblica rimane e le necessarie misure di contenimento continueranno ad avere un impatto negativo sull'economia. Tenendo conto dei notevoli danni all'economia, è fondamentale mettere in atto una strategia economica lungimirante, che comprenda un piano di ripresa credibile e strutture rafforzate per la sanità pubblica. Sul fronte della stabilità finanziaria a breve termine, l'UE ha reagito rapidamente all'emergenza pandemica adottando la stabilizzazione e altre misure di accompagnamento, tra cui: l'azione decisiva della BCE, varie misure della Banca europea per gli investimenti, l'attivazione della clausola di fuga del Patto di stabilità e crescita, le autorizzazioni per gli aiuti di Stato, l'allentamento dei requisiti patrimoniali per le banche, la linea di credito european Stability Mechanism Pandemic Crisis Support (PCS), la Covid-19 Response Investment Initiative, il Fondo di solidarietà dell'UE e una rinuncia all'IVA . Quando si elabora la strategia economica e il piano di ripresa, occorre tener conto del compromesso tra l'alleggerimento delle attuali difficoltà e la pressione sulle generazioni future. A tal fine, occorre trovare un equilibrio tra un aumento della spesa pubblica corrente finanziato dal debito e l'effetto sui futuri bilanci sovrani, dove il servizio del debito porterà ad aumenti fiscali e/o riduzioni delle spese statali. Pur sottolineando la necessità delle misure volte a proteggere i lavoratori e le imprese vulnerabili dagli effetti peggiori dell'improvviso calo dell'attività attraverso sussidi di disoccupazione, sovvenzioni, trasferimenti, prestiti a bassi tassi e differimenti fiscali,  esperti  hanno sostenuto che l'economia post-lockdown dovrà  combinare protezione e riallocazione in un contesto in cui la natura e la durata degli shock sono altamente incerte, la disoccupazione è inizialmente molto elevata e  ci sono poche opportunità di trovare nuovi posti di lavoro soprattutto per i giovani, le aziende hanno difficoltà ad ottenere credito, molte aziende sono probabilmente insolventi o non vitali, e gli interventi governativi affrontano la realtà limitata delle risorse pubbliche. Nella sua risoluzione del 15 maggio 2020, il Parlamento europeo ha chiesto che venga finanziato un Fondo per il recupero e la trasformazione (RTF) di 2 trilioni di euro attraverso l'emissione di obbligazioni di recupero a lungo termine garantite dal bilancio dell'UE, e un piano di rimborso  diversificato. La Repubblica federale  dovrebbe diventare operativa il più presto possibile quest'anno e operare attraverso prestiti e (per lo più) attraverso sovvenzioni, pagamenti diretti per investimenti e azioni. Al fine di non mettere in pericolo il percorso di recupero, il RTF non dovrebbe gravare ulteriormente sulle tesorerie nazionali. A questo proposito, il Parlamento europeo ha espresso la sua disponibilità a considerare il mantenimento dei contributi del reddito nazionale lordo degli Stati membri agli attuali livelli nominali in cambio della creazione di nuove risorse proprie. Il RTF dovrebbe essere orientato a trasformare le economie degli Stati membri e a rafforzarne la resilienza attraverso la messa in comune degli investimenti strategici nel Green Deal europeo, l'agenda digitale e il raggiungimento della sovranità europea in settori strategici, come il settore sanitario. Ciò contrasterà l'ampliamento delle divergenze tra gli Stati membri e preparerà le nostre economie per il futuro. Rispondendo alla richiesta del Parlamento europeo, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha proposto durante la sessione plenaria del Parlamento europeo il 27 maggio 2020 uno strumento di emergenza dell'UE di nuova generazione (NGE) di 750 miliardi di euro per aumentare temporaneamente il bilancio dell'UE (raccolta di fondi sui mercati finanziari) e un corrispondente quadro finanziario pluriennale rafforzato (MFP) per il 2021-2027 pari a 1.100 miliardi di euro. Il fulcro del piano di recupero sarà un nuovo strumento di recupero e resilienza (RRF), che, insieme alla politica di coesione e al meccanismo di transizione di giusta zza, sarà determinante per raggiungere questi importanti obiettivi. La RRF sarà incorporata nel semestre europeo. Gli Stati membri  devono presentare credibili e dettagliati piani di ripresa e resilienza nell'ambito dei loro programmi nazionali di riforma. Inoltre, il rafforzamento del Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale sosterrà le zone rurali nel rendere i cambiamenti strutturali necessari in linea con l'accordo verde europeo. Mentre inizialmente la maggioranza degli Stati membri ha reagito positivamente, alcuni governi nazionali hanno chiesto modifiche alle proposte della Commissione, in particolare per quanto riguarda l'entità del bilancio dell'UE, l'equilibrio tra sovvenzioni e prestiti e il periodo di tempo per il rimborso dei prestiti.  Inoltre, in linea con la risoluzione del Parlamento europeo del 15 maggio 2020, è di fondamentale importanza istituire un nuovo programma europeo per la salute autonomo, come è avvenuto in passato :  l'UE dovrebbe rafforzare la sua autonomia strategica nel settore sanitario e ridurre la sua dipendenza dalle importazioni di paesi terzi per i medicinali essenziali. Attualmente il 90% dei principi farmaceutici attivi (API) per farmaci generici proviene dall'India e dalla Cina. L'Europa è il maggiore acquirente indiano di API paracetamolo e importa circa 12000 tonnellate all'anno; mentre l'India dipende dalla Cina, che fornisce quasi il 70% delle API per i produttori di droga indiani. Anche se per i farmaci innovativi molte API vengono prodotte in Europa, anche quando le API sono prodotte nell'UE, la maggior parte delle materie prime, sia per i farmaci generici che per quelli innovativi, proviene dalla Cina.Una nuova strategia farmaceutica, prevista dalla Commissione nell'autunno 2020, deve affrontare questo problema. L'azione per l'autonomia sanitaria, proposta dal Parlamento, dovrebbe contribuire a produrre, immagazzinare e coordinare la produzione di medicinali critici e prodotti e attrezzature farmaceutiche nell'UE. Dovrebbe anche mettere in comune e coordinare le capacità di produzione digitale come la stampa 3D, che può contribuire a sostituendo le attrezzature necessarie,  la Commissione  per rafforzare la sicurezza sanitaria e prepararsi a future crisi sanitarie ha messo in bilancio  9,4 miliardi di euro. Il nuovo programma investirà nella prevenzione, nella preparazione delle crisi, nell'approvvigionamento di medicinali e attrezzature vitali, nonché nel miglioramento degli esiti sanitari a lungo termine. Inoltre, la crisi del Covid-19 ha dimostrato la necessità di rafforzare ulteriormente gli sforzi e di rafforzare il coordinamento a livello dell'UE. Mentre nell'attuale quadro del trattato gli Stati membri hanno la responsabilità primaria di gestire le crisi della sanità pubblica, le misure adottate dai singoli Stati membri potrebbero danneggiare gli interessi degli altri se le misure sono incoerenti tra loro o basate su valutazioni del rischio divergenti. L'obiettivo di coordinare la risposta a livello dell'Unione dovrebbe pertanto cercare di garantire, tra l'altro, che le misure adottate a livello nazionale siano proporzionate e limitate ai rischi per la salute pubblica e non siano in conflitto con il diritto e gli obblighi stabiliti nel TFEU, come quelli relativi alla restrizione dei viaggi e del commercio. Le lezioni apprese durante la crisi di Covid-19 hanno costituito un buon caso per far fronte agli effetti di ricaduta delle risposte non coordinate (o scarsamente coordinate) attraverso il rafforzamento del ruolo di coordinamento dell'EMA e dell'ECDC, consentendo loro di fornire una risposta rapida ed efficace, basata su standard europei comuni per l'interoperabilità dei dati sanitari (ad esempio, il metodo armonizzante per avere statistiche comparabili sui casi in materia di pandemia). Nella sua risoluzione del 17 aprile 2020, il Parlamento europeo ha chiesto un sostanzialmente rafforzamento delle competenze, del bilancio e del personale dell'ECDC e dell'EMA per consentire loro di coordinare le risposte mediche in tempi di crisi. L'impatto della pandemia dimostra la logica economica e sociale di una strategia politica forte, sostenibile e lungimirante. Il rischio di disfarsi del mercato interno e dell'acquis di Schengen , uno spazio geografico senza frontiere in cui persone, beni, servizi e capitali circolano liberamente e dove gli operatori economici competono sui meriti è il cuore economico dell'UE ed è fondamentale per la ripresa. Il mercato interno, in quanto uno dei principali risultati dell'Unione europea, deve essere centrale per la risposta dell'UE. Tutti gli strumenti del mercato interno dovrebbero essere messi al servizio delle risposte immediate e a medio termine alla crisi. Un approccio disperso e divergente tra gli Stati membri non sarebbe la risposta giusta alla crisi del Covid-19. Nei primi due mesi successivi all'epidemia, quasi tutti gli Stati membri hanno introdotto restrizioni di frontiera/viaggio. Mentre la Commissione ha intrapreso in primo luogo un'azione rapida per consentire la libera circolazione delle merci e dei servizi essenziali e a celare i divieti nazionali di esportazione delle forniture mediche, le chiusure o le restrizioni alle frontiere hanno gravemente compromesso il buon funzionamento del mercato interno. A seguito di una grave interruzione della libera circolazione delle merci e del settore dei trasporti, il 13 maggio la Commissione europea ha proposto un approccio graduale e coordinato per ripristinare la libertà di circolazione e revocare i controlli alle frontiere interne all'UE. Con il miglioramento della situazione sanitaria nell'UE, l'11 giugno la Commissione ha raccomandato agli Stati membri di eliminare tali restrizioni entro il 15 giugno 2020. Per quanto riguarda il Green Deal e l'agenda digitale - fattori di investimento per la ripresa economica: sorgono interrogativi sull'impatto della crisi sanitaria di Covid-19 sulla strategia di punta dell'UE per il verde europeo, anche se tutte e tre le principali istituzioni europee hanno confermato la loro volontà di affrontare l'era post Covid-19 senza modificare l'ambiziosa agenda climatica. In una dichiarazione congiunta del 26 marzo 2020, il Consiglio ha chiesto alla Commissione, in consultazione con altre istituzioni, di elaborare una tabella di marcia accompagnata da un piano d'azione sulla ripresa economica e la crescita sostenibile, integrando tra l'altro la transizione verde e la trasformazione digitale. La Commissione ha ribadito che l'accordo verde europeo rimane la strategia di crescita dell'UE, come proposto dalla legge europea sul clima. Il Parlamento europeo nella sua risoluzione del 17 aprile 2020 ha sottolineato che il pacchetto di ripresa e ricostruzione "dovrebbe avere al suo centro il Green Deal europeo e la trasformazione digitale per dare il via all'economia, migliorare la sua resilienza e creare posti di lavoro e allo stesso tempo contribuire alla transizione ecologica, favorire lo sviluppo economico e sociale sostenibile - compresa l'autonomia strategica del nostro continente - e contribuire all'attuazione di una strategia industriale che conservi i settori industriali fondamentali dell'UE; sottolinea la necessità di allineare le nostre risposte con l'obiettivo dell'UE in caso di neutralità climatica". Le risposte di emergenza a breve termine per affrontare il Covid-19 devono essere allineate agli obiettivi climatici ambiziosi a lungo termine, come il nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per il 2030 (previsto nel settembre 2020) e la decarbonizzazione nel 2050.  Abbiamo necessità di una accelerazione digitale, ricerca e innovazione: la pandemia  dovrà fare i conti  con una accellarizzazione  e la trasformazione digitale guidata da tecnologie e innovazioni chiave come l'analisi dei Big Data, la stampa 3D e la robotica avanzata. Le aziende che si sono adattate all'era digitale saranno premiate. Il divario tra le imprese che hanno investito in innovazione e quelle che non lo hanno portato avanti si allargherà, in particolare una volta eliminato il sostegno pubblico. Gli investimenti pubblici e l'aumento dei fondi per la ricerca e l'innovazione possono stimolare la crescita della produttività nel tempo.Ricordiamoci che per la politica  industriale: il bilancio globale proposto da MFF-NGE per gli strumenti diretti di politica industriale ammontano a moltissime risorse: Horizon Europe 94,4 miliardi di euro;  fondo di transizione 40 miliardi di euro;  Programma spaziale europeo 13,2 miliardi; Europa digitale 8,2 miliardi di euro; Fondo europeo per la difesa 8 miliardi di euro; Reattore sperimentale termonucleare internazionale (ITER) 5 miliardi di euro; Euratom 1,8 miliardi di euro. Solo per citarne alcune. Queste cifre hanno scatenato un dibattito sull'impatto di Covid-19 in seno al comitato ITRE e saranno oggetto di intensi negoziati tra le tre istituzioni nei prossimi mesi. La globalizzazione dei manufatti potrebbe in parte andare in senso inverso, poiché le imprese accorciano le catene di approvvigionamento e i governi costringono i produttori di medicinali e altri beni strategici alla produzione on shore. Un bisogno post-pandemico di stabilizzazione fiscale potrebbe frenare la crescita della domanda, poiché un maggiore intervento del governo nelle economie potrebbe compromettere il lato dell'offerta. Tuttavia, i fattori positivi probabilmente prevarranno nella maggior parte dei paesi. Solo i paesi che sono sufficientemente ben governati e che mette mano alle politiche fiscali sulla scia dello shock Covid-19 possono trarre tutti i benefici di una maggiore diffusione tecnologica. Oltre alla dimensione sanitaria, la crisi colpisce drammaticamente i lavoratori, i lavoratori e i lavoratori autonomi,le nuove generazioni sono le più danneggiate. Mentre la pandemia ha suscitato preoccupazioni immediate per la salute e la sicurezza sul lavoro, in particolare per i lavoratori dei servizi con frequenti contatti con i clienti, le misure di blocco adottate in tutta l'UE e in tutto il mondo hanno sollevato  una grave crisi economica con l'aumento della disoccupazione. La Commissione, insieme agli Stati membri, dovrebbe adottare tutte le misure necessarie per mantenere il maggior numero possibile di posti di lavoro e per garantire che la ripresa si basi sulla convergenza economica verso l'alto, sul dialogo sociale e su un miglioramento dei diritti sociali e delle condizioni di lavoro con misure mirate per coloro che svolgono forme di lavoro precarie. La disoccupazione nell'UE dovrebbe aumentare dal 6,7% nel 2019 al 9,0% nel 2020 (Eurozona: 7,5% nel 2019 al 9,6% nel 2020) 29 e la perdita dell'orario di lavoro è prevista al 10,5% a livello globale e all'11,8% in Europa nel secondo trimestre del 2020.. Per affrontare quella che è una delle più grandi crisi del lavoro degli ultimi tempi, l'UE ha preso iniziative per affrontare le esigenze immediate e mitigare gli impatti negativi su vari settori politici, tra cui l'occupazione e la politica sociale. Queste includono misure per mitigare le perdite di posti di lavoro o salariali, nonché misure a sostegno dei gruppi più vulnerabili o svantaggiati che possono essere svantaggiati dalla situazione attuale. Sostenere gli sforzi volti a mantenere le persone occupate e a evitare i fallimenti è un imperativo etico e sociale e, secondo le parole del Commissario Schmit, un solido investimento nel capitale umano verso una ripresa economica più rapida e migliore. Nella sua risoluzione del 17 aprile 2020, il Parlamento europeo ha accolto con favore il nuovo sostegno della Commissione per mitigare i rischi di disoccupazione in una proposta di emergenza (SURE) e ha chiesto la sua rapida attuazione e l'avvio di un programma europeo permanente di riassicurazione per la disoccupazione. È stato osservato tuttavia che la maggior parte delle misure nazionali di lavoro a breve termine, come sostenuto anche da SURE, beneficia per lo più le persone occupate in modo stabile fino allo scoppio dell’emergenza. Al contrario, coloro che lavorano a tempo parziale, precario o informale sono i più a rischio, in quanto spesso mancano di sicurezza sociale e di copertura assicurativa sanitaria. Sebbene questo segmento della forza lavoro sia più numeroso nei paesi a basso reddito, i lavoratori informali significativamente colpiti potrebbero raggiungere dal 15 al 30% della forza lavoro anche negli Stati membri dell'UE. Sembra pertanto essenziale che, nel suo coordinamento e nelle misure complementari, l'UE rimanga particolarmente vigile nei confronti dei gruppi più vulnerabili e del crescente rischio di povertà. Un'indagine eurofound nel marzo 2020 ha mostrato che quasi il 40% delle persone in Europa dichiara la propria situazione finanziaria peggiore rispetto a prima della pandemia. Quasi la metà indica che le loro famiglie non possono arrivare a fine mese  e più della metà segnalano che non possono mantenere il loro tenore di vita per più di tre mesi senza un reddito. La crisi ha inoltre esacerbato le disuguaglianze meno evidenti, in particolare il "divario digitale" nell'accesso alla banda larga stabile e l'hardware necessario per lavorare/imparare da casa, che minaccia di lasciare ancora più indietro le famiglie già svantaggiate. La nuova agenda digitale dovrà affrontare questi problemi se, come ampiamente teso, un'ulteriore digitalizzazione sarà parte della strategia di recupero. In concomitanza con reali difficoltà  e le cupe prospettive economiche, una recente indagine riferisce di aver significativamente diminuito la fiducia nei governi dell'UE e nazionali, anche tra popolazioni tradizionalmente filo-europee come quelle di Francia, Italia o Spagna, in un contesto in cui l'UE è rimasta silente  e non aver svolto un ruolo visibile allo scoppio della crisi sanitaria. D'altra parte, trovare una risposta efficace e tempestiva alle ricadute del blocco che trascende le differenze nazionali  potrebbe offrire l'opportunità di riconquistare la necessaria credibilità dell'UE.

 

 

 

NO NON SERVE ALL'ITALIA una Costituzione e un Parlamento mutilati

Alessandra Servidori                                              NO     NON SERVE ALL’ITALIA

                                     No a un Parlamento e a una Costituzione mutilati

La politica che galleggia e corre dietro ai populismi selvaggi non serve all’Italia,non serve all’Italia la politica degli accordi sulla non obbligatorietà dei vaccini,sull’assunzione degli insegnanti senza merito , una scuola non  libera in un non libero Stato, non serve all’Italia una politica sull’assistenzialismo a pioggia, sullo statalismo a mance ,sull’evasione fiscale contrastata  solo con i condoni  sistematici,non serve all’Italia una pletora di  politici che sanno di mentire quando promettono ad una azienda in crisi di essere comprati dallo Stato,non serve all’Italia una politica leziosa con l’Europa, arrogante e fatiscente con le forze sociali,che regala il giustizialismo ai giustizialisti ,il moralismo ai moralisti, bugiarda quando c’è da nascondere la verità sull’indebitamento che sale di miliardi e miliardi per una mancanza di politica industriale e investimenti in sviluppo e tecnologia e coraggio nel tagliare la spesa pubblica inefficace. Non serve all’Italia la politica del paternalismo becero che non sostiene la crescita demografica ,le famiglie, che non contrasta la povertà, non si occupa degli ultimi dei disabili e del lavoro  e della parità di rappresentanza femminile come risorsa macroeconomica riconosciuta da tutto il mondo economico .Non serve all’Italia una raccattata compagine politica che si arrende alla retorica anticasta che svende la riforma organica sulle funzioni del Parlamento della Repubblica ad una deriva plebiscitaria ignorante. Crediamo in una politica per Italia  che abbia il coraggio manifesto e non forcaiolo di una vera e concordata riforma della qualità della democrazia e non un assalto alla nostra Costituzione mutilandola della certezza del diritto dei cittadini ad essere rappresentati ,sostituendola con una piattaforma digitale  sconcia nell’arbitrario utilizzo in nome e per conto di una proprietà privata della egemonia di potere spacciandola per democrazia diretta. Crediamo in una politica per l’Italia in cui i  e le Parlamentari rappresentano i territori e da loro  votati e NON scelti dai vertici dei partiti in poche liste bloccate premiando i fedelissimi e non le competenze. Crediamo in una politica per l’Italia che NON svilisca  la dignità della politica virtuosa che ci hanno insegnato le madri e i padri costituenti. Crediamo in una politica per l’Italia in cui una riforma organica realizzi, tra le altre, la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie ,con attribuzione alla  sola Camera dei Deputati di dare e togliere la fiducia al Governo. Per queste ragioni  di buonsenso noi votiamo NO al referendum sul taglio dei parlamentari .    

TUTTEPERITALIA  agosto 2020 

PIANO NAZIONALE PER L'OCCUPAZIONE FEMMINILE

TutteperItalia  è componente sia degli Stati generali che dell'Alleanza delle donne.

Pubblichiamo il nostro contributo redatto da 4 volontarie in base agli incontri e confronti effettuati : il Piano è stato inviato al Governo, alle forze politiche,al Quirinale

Piano Nazionale per l’occupazione femminile Stati Generali delle Donne e Alleanza delle donne

AGOSTO 2020

A.SERVIDORI-I.MAGGI- A.L.CRUCITTI- L.MOSCHINI

 

ILnostro contributo alla definizione del percorso che il Governo sta intraprendendo per l’utilizzo delle risorse e il rilancio dell’economia e dell’occupazione.

 

  

Perché un Piano nazionale per l’occupazione femminile, come Piano integrato.

Come Stati Generali delle Donne siamo partite da Roma, il 5 dicembre 2014 presso la sede del Parlamento Europeo, con il Patrocinio del  Ministero Sviluppo Economico. Siamo presenti da febbraio 2015 in ogni Regione italiana per attivare gli Stati Generali delle donne regionali. E'  risultato fondamentale dalle nostre riflessioni declinare le politiche sul lavoro delle donne  a livello di ogni  singolo territorio cogliendone le  specificità, le vocazioni, le opportunità, per studiare e trovare soluzioni concrete ai problemi reali delle cittadine che con noi credono in una Italia che cresce e che ce la può fare. Le aree urbane e rurali sono stati laboratori per studiare nuovi strumenti e nuove strategie per  uno sviluppo sostenibile che possa mettere in moto i meccanismi per ri-creare nuova occupazione non solo per le donne.

Un  Patto per le Donne fornisce  una risposta flessibile ed integrata alle diverse esigenze territoriali, promuovendo a tal fine  un più  efficace coordinamento tra i diversi strumenti di programmazione e di pianificazione e tra le diverse fonti finanziarie disponibili, nonché tra i diversi soggetti istituzionali interessati.

Un Patto per le Donne è  un percorso unitario di intervento sui territori  finalizzato  a creare nuova occupazione femminile nell'ambito dello sviluppo economico, produttivo ed occupazionale dell'Italia, per la cui attuazione è ritenuta necessaria un’azione coordinata, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, in considerazione della strategicità e complessità degli interventi, nonché per accelerarne la realizzazione, nel rispetto delle disposizioni comunitarie e nazionali.

Il rilancio dell’occupazione femminile  può essere  interpretata come una misura anti-ciclica, capace di stimolare nuova domanda lavorativa e di recuperare anche quelle professioni artigianali così preziose per mantenere l’identità territoriale. 

La strategia è quella di un superamento dell’approccio di genere rispetto alla gestione della cura e all’accesso ai congedi  all’interno di un discorso più complessivo che riguarda una progressiva “territorializzazione” dell’organizzazione del lavoro volta a favorire la costruzione di sistemi di welfare aziendale 4.0. Le donne sono spesso sia lavoratrici che care-givers e da sole spesso portano avanti le famiglie, sono multitasking e infaticabili collaboratrici animate da un grande spirito di servizio a favore del Paese. Non possono essere continuamente penalizzate nell’accesso al lavoro, negli stipendi, negli avanzamenti di carriera, né quando vanno in pensione. Si propone la possibilità di utilizzare una programmazione negoziata con le aziende e la pubblica amministrazione in merito ad esigenze legate a stabilità del lavoro, flessibilità negli orari di lavoro, nell’organizzazione del lavoro (smart working, banca delle ore, job sharing, orario multi periodale) e alla condivisione, in base ad accordi nazionali e territoriali.
Si tratta di realizzare una migliore organizzazione del lavoro tramite un coinvolgimento diretto delle lavoratrici e dei lavoratori, che può rappresentare uno strumento di potenziamento della capacità contrattuale delle stesse e degli stessi, evitando molte demagogie sindacali che snaturano i veri problemi del Paese. 

Occorre onestà culturale e  ripartire dalle persone, ponendole al centro delle relazioni industriali ed occupazionali in genere, occorre partecipazione e responsabilizzazione, potenziando il welfare aziendale come strumento fondante nella contrattazione collettiva e territoriale per realizzare uno  scambio virtuoso necessario fra il miglioramento del benessere, del reddito, e la maggiore efficienza produttiva delle realtà produttive con scelte coraggiose ed ecosostenibili ma strategiche e rispettose dei tempi e delle esigenze del Paese e della concorrenza.E’ questa la sfida del nostro tempo: mettere insieme la necessità di percorrere vie  innovative che sappiano ottimizzare la spesa pubblica e tutelare i nuovi rischi che derivano dall’invecchiamento della popolazione; gestire in modo organizzato e con linee di intervento chiare i processi migratori in atto;  realizzare interventi concreti, positivi, quartiere per quartiere, strada per strada, perché sono strade che i nostri figli e le nostre figlie percorrono ogni giorno.

 Il quadro generale

La crisi pandemica ha spinto ad una svolta l’Europa, che ha ritrovato in questo frangente drammatico la voglia di unità e nuove ambizioni. I risultati del lungo e combattuto Consiglio europeo, conclusosi il 21 luglio con un accordo di portata storica, aprono ora una nuova fase che deve riuscire a tradursi nel percorso per creare una Europa politica, federale, sostenibile, equa.

Ora tocca a noi.

Gli Stati Generali delle Donne, sempre più  impegnate in questi giorni con l’Alleanza delle Donne a redigere un piano concreto di azioni possibili per “ spendere bene” i fondi del Recovery  Fund plaudono all’accordo raggiunto.

E’ ora necessario un Piano nazionale per l’Occupazione femminile, un piano integrato di azioni.

 Abbiamo approntato il Women in Business Act  un insieme di  azioni pensate per promuovere  l’ecosistema imprenditoriale femminile, alla luce dei dati presentati da Unioncamere. Le proposte  contengono  le azioni necessarie  per rimettere in moto l’economia  al femminile.

Gli Stati Generali delle Donne con l’Alleanza  delle donne sottolineano ancora una volta  i benefici attesi di utilizzare  il potenziale non sfruttato delle donne imprenditrici, compresa la promozione della crescita economica (fino al 2% del PIL globale secondo le stime) e aumentare la partecipazione della forza lavoro (contribuendo a raggiungere l'impegno dei leader del G20 a ridurre il divario di genere nella partecipazione della forza lavoro del 25% entro il 2025).

Ma occorre anche che lo Stato intervenga con un piano di assunzioni stabili che consentano allo stesso tempo la sostenibilità economica delle famiglie e, attraverso la messa in circolazione di denaro, entrate fiscali e afflusso di risorse alle attività produttive. I “servizi” che lo stato può attivare o implementare sono molti e in grado di costituire un volano importante per la ripresa economica: dall’assunzione diretta di personale nei diversi ambiti della sanità (sostituendosi alla gestione a volte discutibile di cooperative); nell’istruzione e formazione di qualità; nella salvaguardia, conservazione e valorizzazione dei beni artistici, paesaggistici e culturali; nelle attività collegate al turismo (centri di informazione e promozione), nei centri per l’impiego e di avvio al lavoro; nell’accoglienza alle persone migranti e nell’integrazione nello spazio pubblico (con una gestione/supervisione più capillare di associazioni o cooperative); nelle infrastrutture con partecipazione dello Stato: rete stradale e autostradale, servizio aereo, ferroviario (sviluppo reti locali, strategiche per pendolari), navale (traghetti pubblici), telecomunicazioni e banda larga ecdc. attraverso l’assunzione di personale qualificato per la progettazione, la gestione e le attività collegate alla manutenzione e la gestione e il reinvestimento degli introiti. Si rivelerebbe strategico anche tornare alla partecipazione maggioritaria in almeno una banca pubblica che assicuri il pagamento di fondi e sussidi pubblici in tempi brevi e certi.

Tutto ciò produrrebbe vantaggi non solo per l’occupazione in generale ed in particolare per quella femminile essendo l’ambito dei servizi pubblici particolarmente congeniale alle donne (Rapporto Colao) non solo nell’ambito dei servizi, ma anche nell’ambito dell’organizzazione gestionale, nonché di progettazione e realizzazione delle infrastrutture (Titoli di studio e competenze femminili alte).

Tutto ciò è fattibile perché è stato fatto in passato con successo, prima che le privatizzazioni sostituissero i privati nella gestione pubblica producendo grandi, a volte enormi, esborsi, grave perdita di posti di lavoro e l’alienazione di infrastrutture strategiche per lo Stato attraverso le vendite a paesi esteri.

Per ottenere vantaggi da tutto ciò è imprescindibile una gestione pubblica ad ogni livello compresi quelli apicali e decisionali consapevole, responsabile e competente.

Di conseguenza è necessaria una formazione accurata, obbligatoria, riguardante una gestione responsabile, equa, sostenibile secondo gli obiettivi di Sostenibilità e, di conseguenza, attenta all’attuazione del Gender Mainstreaming in ogni ambito e livello.

E poi? Ancora infrastrutture certamente. Ma infrastrutture  strategiche dedicate al lavoro delle donne e al miglioramento della qualità della vita delle famiglie.

 

Le donne hanno bisogno di strutture di quartiere e a domicilio ( per anziani e disabili) a livello anche di condominio anche su modelli di coesione di piccoli gruppi in autorganizzazione ( turnazione / cooperative di assistenza) servizi di qualità garantiti ovunque ( scuola + pullmino e locale attesa x il rientro dei bambini ).
Perché oltre ai neonati ( sempre di meno) noi donne abbiamo una marea di attività da assolvere in famiglia anche se composta da 2 persone ( donne single con figli)
Manca soprattutto il lavoro ma manca anche il supporto per poter lavorare in serenità, a partire  dagli asili nido  ma pensando anche ai percorsi di studio dei nostri figli e delle nostre figlie.

Ora bisogna mettere  in campo le riforme necessarie ad adeguarsi alle raccomandazioni  della UE   e  rilanciare l’economia. La crisi COVID-19 e le risposte politiche associate (ad es. il contenimento  a casa, l’ allontanamento sociale) hanno avuto un impatto significativo su settori dominati dalle donne, come ad esempio l’ospitalità, il turismo e  la vendita al dettaglio.

Le misure in generale  necessarie per grandi linee:

- prevedere una omogeneizzazione della disciplina per la tutela della maternità/paternità per estendere anche alle lavoratrici/ori autonome/i, alle imprenditrici e alle professioniste le misure attualmente previste per le lavoratrici dipendenti.

-  sgravi contributivi  e fiscali per i datori di lavoro che assumono donne a tempo indeterminato

-  rendere permanente la destinazione delle  risorse del Fondo per la contrattazione di secondo livello per l’introduzione di sgravi contributivi a favore dei datori di lavoro che adottano misure per aiutare i e le dipendenti ad armonizzare famiglia e lavoro;

-  ai fini della determinazione dei premi di produttività, devono essere computati anche i riposi giornalieri della madre;

-  prorogare il regime della cd. Opzione Donna, allargando la facoltà di accedervi anche alle giornaliste, alle lavoratrici che fanno riferimento a casse previdenziali diverse dall’Inps e alle libere professioniste;

- prevedere un incremento della copertura figurativa per i periodi di interruzione lavorativa ai fini del raggiungimento dei requisiti per l’accesso al trattamento pensionistico: i contributi figurativi riconosciuti per i periodi di tutela della maternità/paternità e per quelli di assistenza e cura del coniuge o del parente di primo grado;

- per le aziende che rimuovono le disparità salariali vengono introdotte misure premiali;

-  tutte le imprese sono tenute a presentare il Rapporto annuale sulla situazione del personale e sul divario retributivo fra i propri addetti;

- tutte le amministrazioni pubbliche e le imprese private devono avviare programmi di audit interno per rilevare e prevenire molestie, violenze  e discriminazioni sul luogo di lavoro. A tale scopo viene nominata una figura di riferimento interna all’azienda per la valutazione del rischio, secondo il modello implementato dal Metodo Scotland;

-  obbligo di corsi di aggiornamento aziendali per l’abbattimento di stereotipi di genere e per la presa di consapevolezza di diritti. Deve essere richiesta all’azienda una relazione gender sensitive sul proprio operato;

- devono essere previsti sgravi contributivi  e fiscali per chi assume donne vittime di violenza di genere inserite in appositi programmi di protezione al fine di garantirne il pieno reinserimento nel tessuto sociale, economico e produttivo.
In definitiva occorre  superare la grave situazione italiana che vede meno della metà delle donne impegnata in attività lavorative e professionali e raggiungere  la media europea di occupazione femminile che è appunto del 62 per cento.

Occorre assumere la lotta alla disoccupazione femminile  e alla precarietà in generale come priorità assoluta, con un piano straordinario di investimenti pubblici e privati capaci di creare lavoro buono, stabile e dignitosamente retribuito per tutte e per tutti.

D’altra parte, non è neanche detto che una eventuale ripresa generale dell’occupazione vada a incidere positivamente su quella femminile, sia in termini di accesso al lavoro sia di gap salariale.

Occorre  ipotizzare  che il 50 per cento dei nuovi assunti siano donne. Insieme a una serie di misure, come quelle che di seguito indichiamo.

 

 

 

Le misure per il lavoro femminile

DALLA PARTE DEL LAVORO E DELLE DONNE

 a cura di Alessandra Servidori, Docente Universitaria,Presidente Nazionale Associazione TutteperItalia

 

Disponibili ad articolare ovviamente compiutamente su una linea di irrobustimento della proposta governativa in merito a  8 argomenti:

 A) Ispirarsi alla normativa Europea, con le misure previste, a cui adeguarsi entro il 2022 con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale UE della Direttiva 2019/1158, l’iter che porterà l’Unione Europea a rafforzare la legislazione sociale degli Stati membri e, in particolare, le misure tese a migliorare in maniera uniforme la conciliazione dei tempi di vita privata e di lavoro. Queste misure saranno applicate nei confronti di tutti i rapporti di lavoro per promuovere appieno anche le pari opportunità.

B) Procedere con il potenziamento della contrattazione di prossimità come prevede l’accordo interconfederale del del 28 giugno 2011 e il successivo del marzo 2018,rafforzando il welfare aziendale sul versante dei congedi parentali anche usufruendo dei fondi bilaterali ( vedi accordo confederale del 20 febbraio 2014... su Bilateralità e sussidiarietà ... ) riposizionare le risorse usando la bilateralità oltre la formazione e tarandola sul sostegno al reddito per le lavoratrici e lavoratori che hanno necessità di più flessibilità lavorativa. Bilateralità come welfare di sostegno ai congedi parentali e al bilanciamento dei tempi di vita e di lavoro.

C) Fiscalizzazione di vantaggio per le aziende che promuovono e attuano la responsabilità sociale dell’impresa sostenendo il bilanciamento dei tempi di vita e di lavoro e riorganizzazione aziendale ispirandosi alla direttiva Ue Un'Unione dell'uguaglianza: la strategia per la parità di genere 2020-2025 - https://eurlex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52020DC0152&from=ENTutte le politiche dell'UE, compresi il prossimo QFP e il piano di risanamento, includono una prospettiva di genere.

 D) Ispirarsi al provvedimento della Direttiva Ue- GU L 330 del 15.11.2014- che istituisce l’albo delle imprese con 500 addetti e più che rispettano i criteri di responsabilità sociale dell’impresa (Rsi) concreta- La direttiva prevede, per le grandi imprese, l'obbligo di pubblicare informazioni relative alle misure adottate in materia di responsabilità sociale. I grandi enti di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti (società quotate, banche, imprese di assicurazione e altre imprese individuate come tali dagli Stati membri) sono tenuti ad inserire nelle loro relazioni di gestione informazioni pertinenti e utili sulle politiche attuate, sui principali rischi e sui risultati ottenuti in materia ambientale, sociale, dei diritti umani e di lotta alla corruzione. Sappiamo che le imprese italiane sono per il 93% piccole imprese ma sono consorziate tra di loro formando la rete che costituisce le grandi imprese. Le informazioni, vanno predisposte attraverso un processo interno di vigilanza responsabile da istituire in seno ad ogni impresa e congiuntamente ai rispettivi fornitori, subappaltatori e altri portatori di interessi, devono fornire agli azionisti e a tutte le parti in causa una visione d'insieme della posizione e dei risultati dell'impresa. La Commissione Ue ha predisposto anche  linee guida non vincolanti che faciliteranno l'applicazione effettiva della direttiva da parte delle imprese interessate.

 E) Riforma Madia  Legge 124/2015 recante “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, Art. 14. Promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro nelle amministrazioni pubbliche: applicare nella PA gli accordi tra amministrazioni, asili nido ed enti per strutture per l’infanzia campi estivi (che garantiscano, ad esempio, servizi aperti nei periodi in cui le scuole sono chiuse) riservati ai figli dei dipendenti pubblici e aprirne la frequentazione ai bambini del territorio ristrutturando edifici militari ( ex caserme e uffici) secondo il Fondo già finanziato dal Codice Militare a cui fa riferimento la Legge.   Art 10 -All’articolo 596 del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, sono apportate le seguenti modifi cazioni: a) dopo il comma 1 è inserito il seguente: «1 -bis . Il fondo di cui al comma 1 è fi nanziato per l’importo di 2 milioni di euro per l’anno 2015 e di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione, per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017, della quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2014-2020, di cui all’articolo 1, comma 6, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. A decorrere dall’anno 2018, la dotazione del fondo di cui al comma 1 è determinata annualmente ai sensi dell’articolo 11, comma 3, lettera d) , della legge 31 dicembre 2009, n. 196»; b) al comma 3, le parole: «anche da minori che non siano fi gli di dipendenti dell’Amministrazione della difesa» sono sostituite dalle seguenti: «oltre che da minori fi gli di dipendenti dell’Amministrazione della difesa, anche da minori fi gli di dipendenti delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, nonché da minori fi gli di dipendenti delle amministrazioni locali e da minori che non trovano collocazione nelle strutture pubbliche comunali,»

 E bis -Implementare la norma relativa allo smart working con l’introduzione di individuazione di criteri   di misurazione con specifico riferimento ai alle lavoratori in cd smart criteri per  poter valutare gli incrementi in produttività o efficienza favoriti dalle modalità di lavoro in smart , criteri con i quali assicurare la misurazione delle performance per il premio di produttività, criteri per assicurare i diritti di prevenzione salute e sicurezza previsti dal TU 81/2008 e successive modifiche,con specifico riferimento alla legge n.81/2017 nella sua essenza di norma incentivo, con chiarimenti rispetto alla copertura inail o definizione degli elementi essenziali dell’accordo individuale e del diritto alla disconnessione.

 

F)Entro il Dicembre 2020 dobbiamo presentare come Italia il Piano per le politiche attive dei progetti del Fondo Sociale Europeo del bilancio 2021/27 : ora, come approvato dalla Sottosegretario Francesca Puglisi un tavolo operativo tra il Ministero del lavoro,delle politiche sociali, il Ministero della Famiglia e il Dipartimento per le PO della Presidenza del Consiglio, Conferenza Stato regioni e una Rappresentanza degli Stati generali e Alleanze delle donne per predisporre i progetti .

 

G)Linee guida per il sostegno ai caregivers per usare il Fondo istituito con la legge di Bilancio 2018    per  chi si occupa dell'assistenza di anziani malati e disabili.  Il fondo di 60 milioni iniziali per il triennio 2018-2020  è poi stato successivamente  arricchito di 5 milioni per il triennio 2019-2021   ma mancano i decreti attuativi del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per beneficiarne. In bilancio vi sono 75 milioni congelati e che rappresenta per le donne lavoratrici un sostegno indispensabile .

 

 H Avanziamo anche una proposta per finanziare le proposte argomentandole :

 

Occorre da subito un grande sforzo collettivo di ripartenza dell’Italia attraverso i fondi del  Recovery Fund e che saranno destinate nei prossimi anni al nostro Paese attraverso i 4 pilastri finanziari (MES, SURE, BEI e NGUE). Ma occorre che assieme alle risorse si trovino i veicoli capaci di attrarre tanto risparmio privato che attualmente sonnecchia e che potrebbe essere mobilitato per circa altrettanti 300 miliardi di euro, risorse private che si andrebbero a sommare a quelle pubbliche provenienti dall’Europa.

Per fare tutto ciò, però, il Governo non potrà distribuire  soldi a pioggia. Rischiamo di morire di assistenzialismo. Le soluzioni alternative, virtuose, ci sono. Tra le altre, come ricordato dal presidente della Commissione di Vigilanza su Cassa Depositi e Prestiti,  quella di istituire un Fondo sovrano, proprio presso Cassa Depositi e Prestiti, in grado di fornire la sua capacità progettuale per indirizzare le risorse del Recovery Fund e del risparmio privato verso progetti concreti, con l’obiettivo di far ripartire il nostro sistema produttivo e infrastrutturale, e poi per usare il risparmio delle famiglie per acquisizioni estere, sul modello del fondo sovrano norvegese. Un fondo sovrano che con l’aiuto delle società di gestione faccia confluire, attraverso le agevolazioni fiscali, parte del risparmio delle famiglie, dei fondi pensione, delle casse di previdenza, gli immobili pubblici, il patrimonio architettonico, artistico e culturale, le partecipazioni azionarie. Mettendo a frutto tutte le nostre risorse più preziose per finanziare e mantenere in vita le nostre imprese possiamo far ripartire la nostra economia. Inoltre, occorre utilizzare altri strumenti per incanalare l’utilizzo dei risparmi privati a fini produttivi e di crescita o di finanziamento delle PMI (PIR), o per costruire il terzo pilastro della previdenza privata (CIR). Questi i grandi obiettivi che abbiamo di fronte.

Noi ci siamo come segnale di responsabilità ed impegno.  Basta con le ideologie, basta con i ricatti. Adesso è il tempo dei progetti, della sinergie, della scrittura dei Recovery Plan entro la fine di settembre.

 

L’ ecosistema imprenditoriale femminile - Il  Women in Business Act

Isa Maggi, dottore commercialista, revisore dei conti

 Premessa

Mentre le recessioni tendono a colpire in modo più acuto i settori dominati dagli uomini (ad esempio la  manifattura e l’ edilizia), la crisi COVID-19 e le risposte politiche associate (ad es. il contenimento  a casa, l’ allontanamento sociale) hanno avuto un impatto significativo su settori dominati dalle donne, come ad esempio l’ospitalità, il turismo e  la vendita al dettaglio.

La crisi  Covid-19 ha inoltre ridotto l'accesso all'assistenza all'infanzia, compromettendo la disponibilità di tempo e la continuità dell’attività di molte donne imprenditrici.

Le piccole imprese femminili sono, in media, più piccole in termini di entrate e occupazione. Le donne imprenditrici fanno affidamento sul finanziamento informale rispetto al finanziamento bancario rispetto agli uomini. In quanto tali, le donne imprenditrici sono a rischio di "caduta"per quanto riguarda l'ammissibilità e l'accesso ai programmi di aiuto COVID-19, dato che le misure delle piccole imprese del Governo fanno affidamento sulle relazioni preesistenti con istituti di credito commerciali e non includono disposizioni per micro o piccole imprese..

Ad oggi, la maggior parte delle risposte della politica sulle piccole imprese COVID-19 non sono state sensibili al genere. Gli  strumenti finora utilizzati sono state misure  indifferenziate che seguono un approccio a “taglia unica” e il supporto potrebbe non essere uguale per tutte le piccole imprese.

Le imprese femminili non ne hanno tratto beneficio e infatti il Rapporto Unioncamere di luglio 2020 ha evidenziato un crollo dei numeri delle imprese femminili. Una recente analisi dell'OCSE sull'imprenditoria femminile ha  però sottolineato i benefici attesi di utilizzare il potenziale non sfruttato delle donne imprenditrici, compresa la promozione della crescita economica (fino al 2% del PIL globale secondo le stime) e aumentare la partecipazione della forza lavoro (contribuendo a raggiungere l'impegno dei leader del G20 a ridurre il divario di genere nella partecipazione della forza lavoro del 25% entro il 2025).

Abbiamo rilevato che :

1. L'attenzione rivolta alle PMI con dipendenti da parte delle misure anti covid  ha  escluso di fatto molte donne imprenditrici che  sono ditte individuali o lavoratrici autonomi senza dipendenti ma spesso con subappaltatori e affidamento dei lavori a contoterzisti;

2. L'attenzione ai prestiti continua ad essere una costante  sfida, dato l'atteggiamento delle donne imprenditrici e l’esperienza dell’accesso al credito;

3. L'attenzione all'innovazione tecnologica esclude la maggioranza delle  imprese guidate da donne;

4. Le donne hanno bisogno di diverse forme di supporto e consulenza in termini di servizi reali e di accompagnamento, programmi di tutoraggio, mentoring e coaching, anche attraverso il supporto dei CIF, Comitati Imprenditoria femminile presenti in ogni Camera di Commercio.

Le donne imprenditrici hanno generalmente meno contatti professionali,compresi consigli  di consulenti professionali e advisor.

Le donne hanno meno probabilità di utilizzare soluzioni digitali commerciali, che incidono sulla loro capacità di transizione nel commercio online.

Le donne devono saper affrontare ostacoli diversi e maggiori alla creazione di imprese rispetto agli uomini.

La crisi COVID-19 ha sconvolto le condizioni economiche per tutti gli imprenditori ma  la maggior parte delle risposte politiche non hanno utilizzato strumenti specifici per sostenere le imprese femminili, sebbene l'evidenza suggerisca che le donne siano  state maggiormente colpite dalla pandemia

E’ emersa  quindi dalla crisi la necessità di aumentare l '"alfabetizzazione di genere" nell’ecosistema imprenditoriale e bancario, per evitare di sottovalutare gli squilibri di genere nell'imprenditorialità.

Rilevante è allora  la connessione tra l'ecosistema imprenditoriale e le politiche che  sostengono le disuguaglianze socioeconomiche.

E allora cosa fare? Il Women in Business Act per rafforzare il sostegno pubblico alla nascita e allo sviluppo di nuove imprese femminili  e rafforzare quelle esistenti.

A- Innanzitutto l'istituzione di un Comitato di alto livello per l'imprenditoria femminile con esperte,

consulenti politici/che per consigliare il governo sui programmi di recupero di COVID-19, per rispondere a queste domande:

1. Cosa sappiamo del modo in cui l'attuale crisi sta colpendo le donne imprenditrici?

2. In che modo i Governi possono raccogliere dati sugli effetti di genere della crisi sul sistema delle imprese?

3. Quali misure sono state prese per affrontare le sfide specifiche affrontate dalle donne imprenditrici? Cosa può fare il Governo per garantire che le donne imprenditrici possano beneficiare di pacchetti di assistenza specifici?

4. Quali sarebbero le caratteristiche di una politica di imprenditorialità sensibile al genere in risposta alla crisi COVID-19?

5. Cosa può fare il Governo per mantenere l’attività per le donne imprenditrici ed evitare battute d'arresto nella partecipazione  e nel successo delle donne  nell'imprenditoria?

B- Occorre immaginare la realizzazione di un “modello imprenditoriale mediterraneo” per migliorare l'ecosistema dell'imprenditoria femminile attraverso quattro obiettivi interconnessi da realizzare nel periodo 2020- 2025 :

-  aumentare il numero di imprese a conduzione femminile  che crescono a livello internazionale,

-  aumentare il numero di donne in posizioni di comando in società italiane,

-  aumento del numero di donne imprenditrici

-  aumentare il numero di  start up guidate da donne.

Occorre strutturare  10 azioni per ciascun obiettivo e stabilire obiettivi quantitativi da raggiungere entro il 2025:

- Aumento del 100% del numero di società commerciali a guida internazionale;

- Aumento del 100% della partecipazione  e del tasso di donne nei programmi di sviluppo gestionale;

 - Aumento del 50% nelle donne partecipanti a programmi di  start up;

- Aumento del 50% del sostegno alle imprese locali per le donne  nell’ambito  delle attività commercialo.

Con alcuni adattamenti, i programmi attuali devono comprendere gli investimenti nelle imprese femminili per  mettere a punto una  strategia di imprenditorialità  e di innovazione in tutto l'ecosistema femminile anche attraverso  l’incontro tra le imprese femminili e il sistema degli incubatori, acceleratori, università, innovation hub attraverso un contributo a fondo perduto per l’acquisizione dei servizi prestati da tali soggetti e per il rafforzamento patrimoniale .

E’ necessario garantire che l'analisi di genere  sia applicata non solo ai dati raccolti  su COVID 19, i programmi in fase di sviluppo, la loro diffusione e il loro impatto, ma occorre analizzare come i finanziamenti  e i bonus previsti dai vari DPCM sono stati assegnati.

E’ necessario attivare percorsi di formazione e  strumenti per la trasparenza per le agenzie di finanziamento. Sviluppare dati disaggregati per genere per il monitoraggio degli impatti e delle imprese di COVID-19 e  sostenere la partecipazione e l'impatto del programma è una risorsa vitale per garantire politiche aziendali sensibili al genere.

Le  future politiche economiche devono essere sensibili al genere.

1) In quali settori operare? Le donne imprenditrici hanno più probabilità degli uomini di impegnarsi in settori colpiti duramente dal calo della domanda dei clienti (ad es. vendita al dettaglio, ospitalità, turismo).

2) Occorre focalizzare il sostegno  sulla sostenibilità e la crescita per le donne già  imprenditrici  e orientare le nuove aspiranti imprenditrici spingere le donne attraverso percorsi di orientamento alla scelta imprenditoriale che facciano emergere le donne effettivamente dotate di spirito imprenditoriale, da sostenere, accompagnare e formare con attività formative specifiche.

 Occorre selezionare i talenti imprenditoriali che hanno un progetto di fattibilità  da parte di un team di esperte/ imprenditrici di successo;

b) accompagnamento/formazione di un mese dei talenti così selezionati;

c) un mese di stage in azienda-incubatore  dello stesso settore di quello nel quale opererà;

d)  erogazione  di un #microcredito, se necessario.

3) Aumentare l'accesso al capitale per le donne imprenditrici, incluso un aiuto mirato  su progetti di ripresa  e  con fondi specifici per settore ( una riproposizione  del modello della legge 215, prima della sua regionalizzazione) oltre ad una formazione mirata di  sostegno all'alfabetizzazione finanziaria.

4) Investire nel rafforzamento degli ecosistemi dell'imprenditorialità, compresa l'assistenza alle donne e alle organizzazioni di sostegno alle piccole imprese e gli incentivi per le piccole imprese tradizionali per coinvolgere e supportare in modo proattivo diverse donne beneficiarie, ad es. attraverso quote per le imprese di proprietà femminile.

5) Aumentare l'accesso delle donne imprenditrici ai contratti di appalto pubblico attraverso  quote (ad es. come percentuale del finanziamento aggiudicato).

6) Supporto per la trasformazione digitale delle piccole imprese in commercio online.

7) Attivare  investimenti in infrastrutture  sociali e di sostegno alle piccole imprese, compresa l'integrazione di politiche e programmi incentrati sulla genitorialità.

8 ) Attivare programmi di  networking  in generale per tutti gli imprenditori,  ma ancora di più per le imprese delle donne, per accedere alla consulenza aziendale, alla formazione e alla consulenza finanziaria, anche attraverso Protocolli dedicati per aiutare  le donne imprenditrici a interagire con  le  piattaforme virtuali.

9) Attivazione di  misure per aumentare il numero di donne d'affari, Business Angels e decision-maker in fondi di venture capital,  al  comando di  organizzazioni di capitali di rischio per aumentare l'accesso al capitale di rischio da parte delle donne imprenditrici e per  supportare le imprenditrici  che sono davvero orientate alla crescita.

10) Creazione di un kit per progettare politiche imprenditoriali efficaci per le donne, per il trasferimento di buone pratiche, per  un orientamento alle scelte sulle  politiche imprenditoriali delle donne e un database di casi studio sulle migliori pratiche.

11) Favorire  lo start-up di imprese femminile  ad alto potenziale di ricerca nell’ambito ambientale, dell’economia circolare e più in generale della sostenibilità.

12)  Monitoraggio dei programmi di supporto e garanzia del sostegno alle imprese guidate e fondate  da donne

13) Aumentare la promozione di modelli di ruolo femminili.

 

 Territorio, regioni

Amelia Laura Crucitti, Comitato Scientifico degli Stati generali delle Donne

 

L’attuazione delle misure proposte prevede un ruolo attivo da parte delle Regioni e dei territori, chiamati a supportare le politiche orientate a uno sviluppo sistemico dell’economia.

Appare evidente che ciascuna azione deve essere declinata in ottica di genere, ovvero la strategia regionale e locale non può prescindere dalla centralità del lavoro femminile e dalla necessità di superare quegli ostacoli, tuttora esistenti, che impediscono la piena partecipazione delle donne al mercato del lavoro e, soprattutto, ne limitano il contributo al sistema economico.

Le parole chiave della fase in progress a livello regionale devono essere innovazione finanziaria per migliorare l’accesso al credito, campagne di sensibilizzazione dei cittadini per rafforzare la collaborazione alla mission pubblica, miglioramento del livello di formazione e istruzione per la costruzione di skills multidisciplinari, gestionali e intersettoriali, promozione della cultura imprenditoriale, digitalizzazione dei processi per la sostenibilità delle azioni: smart-technologies; markers di qualità; mild-technology; consumer’s behaviour.

L’intervento regionale deve costituire la sintesi delle dinamiche sociali, economiche e culturali di ciascun territorio e caratterizzarsi secondo la vocazione e lo stato attuale dei servizi erogati.

La community sociale territoriale è il core delle azioni di “empowerment di genere” da realizzare!

Nuove competenze per categorie professionali innovative, che siano espressione dell’open innovation e della bioeconomia circolare, allo scopo di dare impulso all’occupazione femminile ed eliminare quelle aree di marginalità, che connotano in maggiore o minor misura i territori, anche quale strumento di prevenzione per combattere attivamente la violenza di genere.

Le Regioni per il lavoro e la rigenerazione del lavoro per le Regioni.

Attività produttive, internazionalizzazione delle imprese, tutela della ambiente, trasporto pubblico locale, tutela del territorio, politiche sociali, programmazione di investimenti per lo sviluppo sostenibile dei territori in sinergia con le autonomie locali costituiscono gli assets strategici sui quali incidere con attività condivise tra Stato, Regioni, Autonomie locali, per raggiungere l’obiettivo di un’economia più equa e più prospera.

L’uguaglianza di opportunità deve connotare l’agenda economica dei prossimi mesi, con un impegno comune tra i livelli di governo per una ripresa strutturata su un approccio multiprospettico, nonché su azioni complementari e sinergiche, che siano dirette a superare qualsivoglia disparità con il ricorso a correttivi comuni.

L’uguaglianza di opportunità è sottesa alla proposta degli Stati generali delle donne. Il sostegno all’occupazione femminile non deve limitarsi soltanto al ripensamento dei ruoli di genere all’interno della famiglia, ovvero non deve cristallizzarsi soltanto nelle modifiche alle previsioni attuali sui congedi parentali e di paternità e sulla condivisione del lavoro di cura non retribuito, bensì, muovendo dall’adozione e dal miglioramento delle misure già sancite sui predetti temi, deve concretizzarsi in azioni mirate a eliminare le criticità attuali nell’accesso al lavoro.

L’uguaglianza di opportunità dovrà essere il focus della strategia a livello centrale e territoriale per superare asimmetrie e inadeguatezze del sistema economico e attribuire il giusto peso e significato alla questione del lavoro, libero e dignitoso per tutte!

Appare non più procrastinabile la misurazione degli effetti che ciascuna azione proposta esplicherà a livello regionale e locale. Ordunque, si rende necessario introdurre degli indicatori attendibili, validi e fattibili sul piano operativo, capaci di misurare dei dati in forma disaggregata per cogliere il reale impatto di ciascun intervento sul territorio e sostenere il processo decisionale nelle scelte da effettuare e nell’adozione di eventuali provvedimenti correttivi.

 

 

 Valutazione d’impatto

Laura Moschini, Comitato Scientifico degli Stati generali delle Donne, GIO

 

Se i dati Istat relativi al biennio 2017-18 riportano un quadro di moderata crescita generale dell’occupazione, ma non del PIL, crescita dovuta all’aumento del sottoutilizzo del lavoro e massimo storico di incidenza del lavoro a termine, il quadro dell’occupazione femminile è addirittura peggiore con la conferma di tutte le criticità strutturali: elevata incidenza del lavoro NON stabile, part time e diminuzione di ore lavorate, prevalenza in settori a bassa remuneratività, discontinuità occupazionale dovuta a carichi di cura rispetto a maternità e ad assistenza a genitori anziani e a volte nonni (sandwich generation). Permangono i gap salariali e l’attività imprenditoriale è spesso un ripiego e l’abbandono del lavoro per maternità è del 12%.

Si tratta di criticità strutturali che hanno radici lontane nel tempo e che hanno generato una crisi socio economica che il Covid ha solo amplificato e il cui impatto si rivela oggi in tutta la sua gravità.

Per superare una crisi strutturale, occorrono interventi strutturali in ambiti strategici. La soluzione della questione femminile nella sua complessità, essendo una questione strategica richiede interventi strutturali dato che i benefici andrebbero a vantaggio dell’intera società e non solo delle donne.

A tale proposito, notiamo che la Relazione BES di febbraio 2020 ha già riportato i progressi assicurati dalla Legge di Bilancio 2020 sul terreno dell’inclusione, del sostegno alla famiglia, della parità di genere, dell’innovazione e della sostenibilità ambientale. Ambiti considerati strategici.

La grande sfida per i prossimi anni, afferma il ministro Gualtieri, nella premessa all’Allegato al documento di Economia e finanza 2020, pubblicato a giugno, « è di recuperare al più presto la caduta del prodotto e dell’occupazione sperimentata nei mesi più difficili, rafforzando al contempo i significativi miglioramenti registrati nel 2019 sul terreno dell’inclusione e dell’equità. La sfida è, inoltre, di utilizzare le conoscenze scientifiche e digitali che abbiamo visto all’opera durante la crisi e che sono la vera forza di una società moderna. La sfida è, infine, di conseguire la sostenibilità ambientale di cui abbiamo intravveduto la possibilità in quelle giornate in cui tutto si è fermato e l’aria si è fatta più pulita. Sono sfide a cui non ci sottrarremo». Inoltre il piano Colao assegna grande rilievo alla soluzione della questione femminile nei tre assi del contrasto agli stereotipi, dell’occupazione femminile e dell’attuazione di politiche economiche e sociali in ottica di genere. Purtroppo, pur essendo ritenuti ambiti strategici per un progresso della condizione femminile e di conseguenza economico e sociale generale, il piano non riesce ad attuare il gender mainstreaming e a considerare la questione femminile come una questione veramente di interesse generale.

La grande sfida di cui parla in ministro Gualtieri, che coincide con le sfide europee che considerano la realizzazione del gender mainstreaming compresa nel Green New Deal, può trarre un grande vantaggio dalle proposte strutturali in ambiti strategici per la soluzione della questione femminile a partire dal punto di vista delle donne e dalle loro priorità presentate dal presente documento e che rientrano pienamente negli obiettivi della UE per l’accesso al Recovery Fund e agli altri programmi di sostegno economico agli Stati colpiti dalla pandemia.

Si tratta di ambiti strategici perché, come è noto, risolvere la questione femminile, vuol dire produrre benessere economico oltre che sociale per tutta la popolazione senza esclusioni e rendere il sistema più equo, giusto ed inclusivo rispetto a tutte le differenze, valorizzandole. Inoltre, l’inserimento del punto di vista delle donne in tutti gli ambiti e a tutti i livelli (Gender Mainstreaming) consente alle priorità femminili l’accesso alle politiche di interesse generale e non più residuali come fino ad ora accaduto essendo considerate relative solo al “privato”. L’enorme percentuale di PIL che le donne potrebbero reclamare relativamente alla mole di lavoro di cura svolto a titolo gratuito nelle famiglie (unpaid caring work), è solo uno degli esempi più significativi. Gli interventi in ambito strategico per essere efficaci richiedono però interventi strutturali, continuativi e non temporanei.

L’Indice Europeo sull’Eguaglianza di Genere (EIGE), è concorde con l’ISTAT sul fatto che se l’Italia si colloca nel 2019 solo al 14 posto tra i Paesi europei è dovuto all’alta percentuale di donne che lavorano a tempo parziale e in modo discontinuo (33%donne contro 9%uomini) e «La concentrazione disomogenea di donne e uomini nei diversi settori del mercato del lavoro rimane un problema» (circa il 26% delle donne lavora nell’istruzione, nella sanità e nel lavoro sociale, rispetto al 7% degli uomini. Solo il 6% delle donne lavora nelle professioni scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (STEM), rispetto al 31% degli uomini). Differenze che si ripercuotono anche sull'economia: L’Eige rileva come in Italia sia cresciuta la disuguaglianza nella distribuzione del reddito, le donne continuano a guadagnare il 18% in meno rispetto agli uomini e, nelle coppie con bambine/i, le donne guadagnano il 30% in meno rispetto agli uomini.

Ogni sistema di indicatori inoltre, rileva come una delle principali criticità la temporaneità delle iniziative, la scarsità di risorse attribuite e la mancanza di una formazione adeguata a livello apicale e decisionale.

Come emerge dalle singole schede del presente documento, i risultati attesi sono possibili solo se le azioni sono realizzate a livello strutturale e continuativo nel tempo, con l’assegnazione di fondi adeguati e messi a punto da personale apicale e direttivo adeguatamente formato. Tutti fattori di cui l’Italia risulta carente in ogni sistema di indicatori essendo, inoltre, oggetto di continui richiami da parte della UE e, da ultimo, anche dal GREVIO sull’attuazione della Convenzione di Istanbul.

Per quanto riguarda la valutazione di impatto, dunque, tutte le analisi previsionali confermano che l’attuazione delle politiche per la soluzione della questione femminile inserita nel contesto generale di progresso sociale ed economico sostenibile può dare esiti decisamente positivi, come confermato dai Paesi Europei dove tali politiche sono già attuate con successo. È infatti ampiamente dimostrato che attuare il bilancio di genere, o politiche di condivisione familiare e sociale dei compiti di cura, utilizzare valorizzandole le doti di creatività e innovatività femminili nonché le conoscenze acquisite nei corsi di studio producono condizioni di benessere diffuso e di crescita economica, oltre che di resilienza. Il punto di vista delle donne, inoltre può dare un “senso” diverso e più vicino al benessere della persona umana nello studio, nella produzione e nell’uso delle tecnologie e degli algoritmi. L’abbattimento delle barriere tra le discipline, infine, e una ritrovata collaborazione tra saperi scientifico-tecnologici e umanistici, può favorire nuove professionalità legate alla salvaguardia e alla valorizzazione dei patrimoni di cui l’umanità dispone. 

L’importante è credere in quello che si fa per poter investire: se si considera la questione femminile un ambito strategico si decide anche di impiegare risorse adeguate e per un tempo idoneo. E l’impatto positivo è assicurato.

 

13 e 14 Luglio TUTTEPERITALIA in prima linea

                                                 TUTTEPERITALIA  

La premessa è che la conoscenza è potere e il potere va usato solo a fin di bene. 

Di fronte a una tendenza silenziosa al declino possiamo e dobbiamo promuovere non necessariamente un pensiero unico ma sicuramente dare qualche segnale di vitalità: io sono convinta che promuovere la centralità della persona per lo sviluppo della società, per la vitalità economica, anche nel principio della sussidiarietà sia una buona idea. A.Servidori

                                                                                                                                                                                                          Oggetto: Invito Conferenza Stampa      Dalla parte delle monache del Convento di Marradi

 Le amiche e gli amici giornalisti sono invitati all’incontro che si terrà

                    Lunedì 13 Luglio 2020 alle ore 11,30 “Sala del Caminetto”

                                    Via Santo Stefano 121 Bologna 

 vi  diamo conto della scelta di sostenere le Monache Domenicane del Monastero di clausura di Marradi che rischiano lo sfratto coatto.

 Interverranno: Alessandra Servidori Presidente dell’Associazione Nazionale TutteperItalia

                           Barbara Betti  Comitato Amici del Convento di Marradi

                           Raffaella Ridolfi Socia dell’Associazione TutteperItalia , Consigliere Comunale di Marradi

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   L'Italia riparte con lo sguardo delle donne-Le donne al servizio dell’Italia- 14 Luglio 2020 

#statigeneralidonne
#alleanzadelledonne

Alla luce della programmazione del piano di utilizzo del Recovery Fund  e delle risorse che gli Stati membri riceveranno dall'Europa, è necessario uno sguardo di genere nella formulazione delle proposte ed è importante che una parte di questi fondi siano destinati al lavoro delle donne, alle infrastrutture sociali, alla formazione, all’auto-impiego e auto-imprenditorialità femminile in un processo di riforme definitivo.

Questa nostra progettualità è alla base degli elementi fondativi dell'Alleanza delle Donne e degli Stati Generali delle Donne .

In questi  mesi abbiamo assistito ad ogni genere di dimenticanza nei confronti delle donne, ridotte ad essere madri, lavoratrici, assistenti, considerate importanti per il lavoro di cura,la cui progettualità peraltro offerta , non è stato ritenuto fondamentale nella costruzione di politiche e strategie per la ripresa economica e sociale del nostro paese. Siamo stanche di essere il segmento debole del mercato del lavoro e della società che deve essere #incluso perpetuando con questo termine un metodo ed una visione di noi donne subordinate al paradigma maschile.

In questi mesi, anche durante i nostri 121 incontri serali, è’ emersa  forte la  volontà di  dare concretezza alle nostre idee, alle nostre ricerche, ai  nostri studi ma chi ha la responsabilità della ripresa economica, sociale e culturale del nostro paese non ha finora ritenuto necessario ascoltare le nostre proposte per tradurle in opere e azioni concrete.

#Oraomaipiù!

Siamo in una fase di profondo cambiamento e noi donne abbiamo la responsabilità di essere parte attiva di questo cambiamento.

Presentiamo una serie di incontri  per dar vita a idee, a soluzioni e a progetti nella consapevolezza che dalla crisi economica senza recedenti scatenata anche dalla pandemia Covid19 ne  usciremo solo tutti  e tutte insieme, per  promuovere un confronto tra Istituzioni e la Comunità, per  creare un dibattito affinché possano essere assunte scelte con piena consapevolezza.Le parole che abbiamo adottato sono interdipendenza, interconnessione, lavoro, dignità, sostenibilità, innovazione,condivisione,solidarietà, unitarietà.  

Martedì 14/07/2020    Ore 18  L’Italia riparte con lo sguardo delle donne.

 Dalla parte del lavoro e delle donne- A  cura di Alessandra Servidori – Idee  e proposte esposte  a :

 Francesca Puglisi Sottosegretario  Lavoro e politiche sociali con delega alle Pari Opportunità

 Paola Paduano Capo Dipartimento Pari Opportunità Presidenza Consiglio dei Ministri

 Laura Menicucci Direttore Generale Dipartimento PO Presidenza del Consiglio

Rappresentanti istituzionali importanti  che hanno accolto il nostro invito ad ascoltarci e a interloquire  sulle nostre proposte .

 Coordina l’incontro Isa Maggi 

 Il prossimo meeting delle donne al servizio dell’Italia

Per collegarsi al prossimo meeting, che si terrà il 14 luglio alle ore 18,00, ci si dovrà collegare alla piattaforma Zoom (https://us02web.zoom.us/j/83390377296) indicando come Meeting ID: 833 9037 7296. Il titolo del meeting è “L’Italia riparte con lo sguardo delle donne” a Cura di Alessandra Servidori                                                                                                         

 

Lavoratrici penalizzate prima e dopo la pandemia.E ora ci riprovano a farci stare a casa

DALLO SMART WORKING AI CONGEDI PARENTALI -  IPSOA Diritto e pratica del Lavoro

Occupazione. Lavoratrici penalizzate prima e dopo la pandemia. Quali misure adottare?

Alessandra Servidori -Il lockdown ci lascia un sistema economici in crisi. Secondo l’ISTAT, nel primo trimestre del 2020, il prodotto interno lordo ha subito una contrazione di entità eccezionale indotta dagli effetti economici dell’attuale emergenza sanitaria e dalle misure di contenimento adottate. Ma la pandemia ha alterato anche le dinamiche del mercato del lavoro e peggiorato i dati sull’occupazione femminile, che vedono la donna lavoratrice penalizzata dal difficile bilanciamento dei tempi di vita e di lavoro e (ancora una volta) sotto il profilo retributivo. Quali interventi servono per aiutare le donne a entrare e a restare nel mercato del lavoro?

https://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/amministrazione-del-personale/quotidiano/2020/06/26/occupazione-lavoratrici-penalizzate-prima-pandemia-misure-adottare

 

 

 Alessandra Servidori

 

E’ pur vero che è la situazione a imporci la regola del primum vivere, è però altrettanto importante non perdere la lucidità ed essere consapevoli che il sistema economico non può andare in quarantena se non con effetti disastrosi come poi ora verifichiamo dopo i 100 giorni . Certo è che si può affermare che le misure di sospensione delle attività produttive del Governo hanno coinvolto moltissimo il sistema con chiusura di interi comparti e i provvedimenti restrittivi hanno ridotto i movimenti di trasporto delle persone e delle merci ammettendo poche deroghe per i servizi di pubblica utilità, essenziali, alimentari, sanitari. Sicuramente le misure hanno ampliato la modalità del lavoro agile anche se siamo ben consapevoli che per una gran parte delle aziende italiane ed estere, il lavoro da casa non è mai stato pensato come uno strumento di salvezza da utilizzare in periodi di emergenza. Sebbene sicuramente nelle PA vi fossero già sperimentazioni in atto e business recovery plan pronti sulla carta, pochi di questi erano pronti per scattare in emergenza, anche perché sull’applicazione della legge che ha dato via libera allo smart working (legge n.81/2017) rimangono dubbi interpretativi soprattutto rispetto all’applicazione del lavoro remoto e sicurezza. Potrebbe inoltre essere difficile misurare le attività su lunghi periodi, specialmente quando le procedure non sono chiare e collaudate. Evidenti limiti tecnologici poi esistono per il lavoro di gruppo in rete, ed è ovvio che non sempre si ha a disposizione uno spazio in casa da dedicare al lavoro. La constatazione è che l’Italia soffre ancora molto di digital divide, la mancanza di regole e organizzazione stabilite dall’inizio non fa ottenere risultati attesi. Il Governo con il decreto Rilancio si è comunque posto il problema di migliorare la modalità di lavoro a distanza poiché persistono, e le ultime rivelazioni di monitoraggio lo dimostrano, problemi di sicurezza, di misurazione di raggiungimento degli obiettivi di programmazione aziendali e soprattutto di rilevazione della produttività dei lavoratori in smartworking.

Considerazioni sul sistema economico

Alcune note Istat   che hanno seguito l’andamento economico e occupazionale alle condizioni date ,ci hanno permesso  di essere informati :  nel primo trimestre del 2020, secondo la stima preliminare, il prodotto interno lordo ha subito una contrazione di entità eccezionale indotta dagli effetti economici dell’attuale emergenza sanitaria e dalle misure di contenimento adottate. Espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015 e corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, , il PIL è diminuito del 4,7% rispetto al trimestre precedente e del 4,8% in

termini tendenziali. La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti i principali settori produttivi. Dal lato della domanda, vi sono ampi contributi negativi sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta. Le stime successive se pur di natura  provvisoria e si sono basate  sulla valutazione dell’andamento delle componenti dell’offerta e su un insieme ridotto di indicatori congiunturali; il valore aggiunto segna un calo marcato e diffuso a tutte le attività economiche, particolarmente rilevante per l’industria e il terziario. Successivamente le dinamiche del mercato del lavoro misurate nel primo trimestre 2020 risentono, a partire dall’ultima settimana di febbraio, delle forti perturbazioni indotte dall’emergenza sanitaria. Nel primo trimestre 2020, l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra una forte diminuzione sia rispetto al trimestre precedente (-7,5%), sia rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (-7,7%). Tali dinamiche risultano coerenti con la fase di eccezionale caduta dell’attività economica che, nell’ultimo trimestre, ha risentito degli effetti della crisi sanitaria, con una flessione del Pil pari a -5,3% in termini congiunturali.

Dal lato dell’offerta di lavoro, nel primo trimestre del 2020 il numero di persone occupate diminuisce in termini congiunturali (-101 mila, -0,4%), a seguito dell’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato e del forte calo di quelli a termine e degli indipendenti. Il tasso di occupazione è pari al 58,8%, in diminuzione di 0,2 punti rispetto al quarto trimestre 2019. Nei dati più recenti del mese di aprile 2020, al netto della stagionalità, l’effetto dell’emergenza Covid-19 è più evidente: gli occupati calano di 274 mila unità (-1,2%) rispetto a marzo 2020 e il tasso di occupazione scende al 57,9% (-0,7 punti in un mese).

Nell’andamento tendenziale, rallenta la crescita del numero di occupati (+0,2%, +52 mila rispetto al primo trimestre 2019), ancora una volta per effetto dell’aumento dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato a fronte del calo di quelli a termine e degli indipendenti. La crescita è più accentuata tra gli occupati a tempo parziale; per il 63,0% di questi lavoratori si tratta di part time involontario. Diminuiscono, inoltre, gli occupati che hanno lavorato per almeno 36 ore a settimana (57,8%, -8,8 punti), a seguito delle assenze dal lavoro e della riduzione dell’orario dovute all’emergenza sanitaria. Nel confronto annuo, per il dodicesimo trimestre consecutivo, a ritmi ancora più intensi, si riduce il numero di persone in cerca di occupazione (-467 mila in un anno, -16,3%). Dopo la diminuzione nei due precedenti trimestri, aumenta a un ritmo sostenuto il numero di inattivi di 15-64 anni (+290 mila in un anno, +2,2%). Il tasso di disoccupazione è in diminuzione rispetto sia al trimestre precedente sia a un anno prima e si associa all’aumento, anch’esso congiunturale e tendenziale, del tasso di inattività delle persone con 15-64 anni. Nel mese di aprile 2020 si accentuano ulteriormente il calo del tasso di disoccupazione e la crescita di quello di inattività. Alcuni paesi europei hanno seguito quasi alla lettera i consigli di politica economica di Mario Draghi. Secondo i dati della Commissione europea, la Germania sta facendo una maxi operazione di fornitura di liquidità alle imprese tedesche, sotto forma di “bail out”, avendo ottenuto il 52 per cento del totale di aiuti approvati dalla direzione Politiche per la concorrenza, sfruttando le norme contenute nel Temporary Framework approvato dalla Commissione stessa, che sospende le norme sul divieto di aiuti di stato da parte dei governi. Un dato che è pari a circa il doppio della sua quota nell’economia dell’Ue. L’interventismo tedesco sta suscitando malumori nelle capitali del sud Europa, per il fatto che esse ritengono di subire una concorrenza sleale che si tradurrà, molto probabilmente, in una ripresa economica più debole rispetto ai paesi del nord, perché le loro economie sono dotate di minori capacità finanziarie e liquidità per sostenere le proprie imprese.Secondo fonti del Financial Times, inoltre, i funzionari dell’Ue avrebbero discusso, su proposta della virtuosa Austria, un ulteriore allentamento delle regole sugli aiuti di stato, consentendo ai paesi di iniettare capitale (equity) e debito nelle loro imprese in difficoltà. I vincoli includerebbero il divieto di pagare dividendi, di riacquistare azioni o di fornire bonus o simili remunerazioni. Se questo aggiornamento del temporary framework dovesse passare, i paesi del nord Europa disporrebbero di maggiori possibilità nel salvare le loro imprese, avendo liquidità sufficiente per poter fare una operazione del genere.C’è una percezione relativa al rischio di una nuova statalizzazione dell’economia italiana. Secondo de Rita il pericolo naturale che sta sotto una tale evoluzione è che tutti insieme (governo e popolo) si sottovaluti il fatto che la potenza del nostro sistema (così come l’abbiamo costruita nei decenni passati) non sta nella visione e governo di un solo soggetto (politico o statuale che sia), ma sta nella molteplicità e nella vitalità dei soggetti sociali, di milioni di imprese e famiglie che “sfangano la vita nel lavoro quotidiano”. Per risollevare l’economia italiana, lo stato non deve certo stare a guardare: ha il fondamentale ruolo di mettere a disposizione risorse, strumenti e regole per consentire ai nostri imprenditori di recuperare, rafforzarsi, crescere e competere con quelli del resto del mondo. Ma non deve pensare neppure per un minuto di sostituirsi ad essi, perché non ne ha né la capacità, né le competenze, né la creatività”. Anche il presidente designato di Confindustria Carlo Bonomi, ha avuto parole dure nei confronti di questa pericolosa deriva, dichiarando che questo “fa indebitare le imprese per poi avviare una campagna inaccettabile di nazionalizzazioni”. Bonomi ha chiesto, invece, che vengano pagati tutti i debiti commerciali, che si sblocchino le opere pubbliche già finanziate e si defiscalizzino gli aumenti di stipendio e i salari di produttività. Le imprese, in sintesi, non hanno bisogno di capitale di rischio, o di equity, ma di cash flow, quello che è mancato durante la crisi, mentre continuavano a sostenere i costi fissi. Le imprese hanno bisogno di una regolamentazione “light”, di un’Europa che giochi su uno stesso terreno. Abbiamo bisogno di mercato, di trasparenza, di risarcimenti. Dopo di che, ognuno faccia la propria parte. Per carità, non vogliamo tornare alle imprese e alle banche di stato, né tornare all’Iri, anche se sotto il nuovo cappello della Cassa depositi e prestiti. Chi deciderà dove andrà il capitale di rischio dello stato nelle imprese? Abbiamo bisogno di risarcimenti e che le imprese tornino ad operare secondo una logica di mercato.Nel caso italiano, sappiamo che attualmente al governo non  disponiamo  di quella conoscenza necessaria per fare scelte economiche migliori di quelle che sono in grado di poter prendere, in maniera decentralizzata, milioni di imprenditori italiani, grazie alla loro conoscenza accumulata in anni di esperienza .

 I dati ufficiali dell’Italia recentissimi sono disastrosi : la disoccupazione ed esclusione delle donne dal lavoro, vede una forbice  del 10% rispetto alla media UE e con la riapertura vi sono settori tradizionalmente a occupazione femminile come il turismo, il commercio e la ristorazione in grave difficoltà ma anche la logistica che rappresenta un comparto strategico per il sistema-Paese .Vi è una richiesta diffusa di liquidità, credito e semplificazione delle procedure del sistema aziendale con la prudenza  e  le norme di sicurezza richieste ma l’economia  stenta a riprendersi e la partecipazione dei generi al mercato del lavoro è talmente diversa da configurare due diversi mercati, caratterizzati da diverse entità quantitative, da diverse tipologie contrattuali, forme di occupazione e relativo livello di stabilità, da differenti settori economici di occupazione e, al loro interno, anche da ruoli, professioni e qualifiche ricoperte,e uno strumento particolarmente versatile, idoneo a ridurre le disuguaglianze di genere e a identificare strumenti condivisi di conciliazione tempi di vita-tempi di lavoro è la contrattazione collettiva, con particolare riferimento a quella aziendale. La questione della condizione occupazionale femminile bisogna affrontarla  solo mediante interventi di sostegno alla natalità e al lavoro di qualità delle donne. La crescita della partecipazione delle donne al mercato del lavoro non può realizzarsi a discapito della qualità dello stesso, come purtroppo si è verificato nei lunghi anni della crisi attraverso una crescita delle occupazioni a bassa retribuzione e l’aumento incontrollato del part time involontario. Il principio di co-genitorialità e di condivisione delle responsabilità del lavoro di cura in tutte le fasi della vita familiare, per renderne effettiva l’affermazione di tali principi, ha bisogno  di azioni che contrastino la perdita economica determinata dal mancato pieno apporto della componente femminile alla crescita e alla competitività, e che intendano il lavoro di cura un investimento di cui beneficia l’intera società. La condizione della donna lavoratrice è soprattutto penalizzata dal difficile bilanciamento  dei tempi di vita e di lavoro, che spinge in basso (49,7% dato ISTAT, contro il 60,4% Ue) la quota dell’occupazione femminile fra i 15 e i 64 anni e che induce il 27% delle donne madri ad abbandonare la propria occupazione alla nascita del figlio, una quota enorme se confrontata a quella maschile (lo 0,5%). Secondo gli ultimi dati Istat c’è un differenziale nel tasso di attività pari a +19,2% a favore degli uomini rispetto alle donne e un differenziale nel tasso di occupazione pari a +18,6% a favore degli uomini. Il divario di genere in termini di lavoro non retribuito (nel quale le donne spendono in media 4 ore e 15 minuti al giorno, contro 2 ore e 16 minuti degli uomini).Vero è che il coronavirus ha rivoluzionato il modo di lavorare degli italiani e la paura della devastante pandemia ha consentito di dribblare le antiche resistenze al cambiamento ed ora aziende e dipendenti si trovano in un mercato del lavoro diverso.E un aspetto importante è l'equilibrio delle famiglie, soprattutto quelle in cui entrambi i coniugi lavorano. Parlare di emergenza familiare equivale a parlare di "lavoro delle donne su cui ricade principalmente la cura dei figli. E quindi non c’è da stupirsi se l'Italia ha uno dei tassi di partecipazione delle donne al mercato del lavoro tra i più bassi in Europa. L'emergenza di queste settimane fa capire che dobbiamo dotarci di misure di conciliazione vita-lavoro che rendano possibile il lavoro delle donne e sostenere la natalità con fondi diretti alle famiglie perché l'avere dei figli sia una risorsa per tutti e non un costo. Secondo l’Eurostat in Italia esiste un gap retributivo di genere, parametrato sul salario annuale medio, attorno al 43%, di almeno 2 punti percentuali superiore alla media europea (41,1%). La penalizzazione retributiva colpisce ancor più le lavoratrici madri per le rigidità dell’organizzazione del lavoro e per la inadeguatezza del welfare aziendale: il Rapporto annuale INPS 2019 riporta una perdita del 35% dello stipendio delle donne occupate a seguito della nascita di un figlio.E  sempre il Rapporto annuale dell’Ispettorato Nazionale del Ministero del lavoro riconferma con una gravità devastante che le dimissioni volontarie sono drammaticamente delle lavoratrici che denunciano dopo la nascita dei figli l’impossibilità di mantenere il lavoro in mancanza di sostegno dei servizi educativi .E comunque dei costi da sostenere per la eventuale frequenza dei piccoli ammesso che ci siano le possibilità di iscriverli poiché in Italia  soprattutto le strutture 0/6 anni sono ancora al di sotto del 30% dei bambini  aventi diritto che è stata indicata come base dalla Ue per assicurare loro l’accoglienza. Secondo i dati della Fondazione consulenti del lavoro, il 13,5 per cento delle italiane occupate non è ancora tornato al lavoro e se l'emergenza persiste, molte saranno costrette a ridurre l'orario di lavoro, a continuare obbligatoriamente il telelavoro o a lasciare il proprio impiego. Se ciò non bastasse, un altro studio condotto dall'Istituto Toniolo dell'Università cattolica di Milano indica che solo la metà degli italiani collabora nelle faccende domestiche durante la quarantena. Inoltre, il 71 per cento degli intervistati di sesso maschile ha dichiarato di essere convinto che, per le donne, "il lavoro è importante, ma quello che vogliono veramente è una casa e dei bambini”

In Europa la percentuale di donne inattive a causa di impegni di cura familiari ha raggiunto il 31%, con un peggioramento negli ultimi dieci anni“. La sintesi della situazione attuale rispetto al goal5 di Agenda 2030 secondo Asvis è questa. Donne sottorappresentate nelle posizioni manageriali, pagate meno degli uomini a parità di mansione svolta (un 16% in meno in Europa) e penalizzate pesantemente anche dalla pandemia che, come successo in passato con altre emergenze sanitarie come quella legata alla diffusione di ebola, ha mostrato di ingigantire tutte le disparità esistenti, comprese quelle di genere.Qualcuno dirà che non è il momento di ragionare su questo: ci sono problemi più urgenti, adesso. E invece no.

In buona sostanza sono 3 milioni le donne occupate, poco meno di un terzo del totale (9 milioni e 872 mila), con almeno un figlio di età inferiore ai 15 anni. E saranno proprio le mamme (o le donne in generale) bersaglio facile non solo della fase 0, ma anche della fase 2 fino alla fase 2+n.In questi due mesi di lockdown, le donne con figli hanno lavorato più dei papà, visto il loro impiego in servizi essenziali, dove la presenza femminile risulta più alta rispetto alla maschile. Su 100 occupate con almeno un figlio con meno di 15 anni, 74 hanno lavorato ininterrottamente (contro 66 uomini nella stessa condizione), il 12,5% ha ripreso il lavoro dallo scorso 4 maggio, mentre il 13,5% dovrebbe ritornare alla propria attività entro la fine del mese.  E per le lavoratrici che non hanno usufruito del lavoro cd agile come le lavoratrici meno qualificate  dovranno tornare in sede oltre che accudire i figli: sono 1 milione 426 mila (il 48,9% delle lavoratrici mamme), di queste circa 710 mila percepiscono uno stipendio netto inferiore ai 1.000 euro. Del resto, il dato dell’ispettorato del lavoro ci dice  che  il 27% delle donne lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio. Come a dire che la cura dei figli è solo delle mamme. I dati poi delle lavoratrici che   figli o parenti disabili è tragico poiché i permessi retribuiti sono ancora troppo pochi e soprattutto la legge che ha riconosciuto i caregiver nel 2017 giace immobile senza regolamento per usare il Fondo di 25 milioni all’anno ( sono già otre 75 milioni congelati) per poter avere un sollievo per le cure al congiunto. E il governo  si è limitato a predisporre  solo  dei fauce limitati   per la baby sitter mentre c’è bisogno di un intervento a sistema per aiutare l’occupazione femminile a entrare e restare nel mercato del lavoro. Serve ampliare il congedo parentale come ci indica la Direttiva Europea del 2019  che dobbiamo recepire entro il luglio2021 ,ridurre la TASSAZIONE CON LA FISCALIZZAZIONE DI VANTAGGIO SU LAVORATRICI E IMPRESE ,AMPLIARE L’ACCESSO AL WELFARE AZIENDALE verso la cura FAMILIARE CON PERMESSI RETRIBUITI , AMPLIARE I FONDI BILATERALI  ora usati per la formazione verso l’uso dei congedi , la contrattazione collettiva è fondamentale e si può e si deve saper usare.

 

 

 

 

BOCCIATO l'ordine del giorno per caregivers e pensioni di invalidità

Alessandra  Servidori           MA SI PUO' ANDARE AVANTI COSI?

Ne abbiamo scritto nei giorni precedenti ne abbiamo motivato l’urgenza  di intervento dopo due argomentate proposte. I cargivers in questo periodo hanno vissuto giorni di abbandono totale dei servizi di assistenza dovuti all’emergenza pandemia e sono 7 milioni in Italia i familiari che assistono i loro cari disabili. Le pensioni di invalidità per la loro esiguità sono state oggetto lo scorso 24 giugno, di una sentenza della Corte Costituzionale che  ha stabilito l'aumento delle pensioni di invalidità civile al 100%. Tale sentenza, da molti definita “storica”, porterà ad aumentare l'importo mensile delle pensioni dall'attuale somma di 285,66 euro, ritenuta del tutto inadeguata, a 514,46 euro. Ebbene stamani l ‘odg  al Decreto Rilancio sottoscritto anche da tanti parlamentari  sul tema dei caregiver e delle pensioni di invalidità è stato BOCCIATO da questa maggioranza. Questo è l’ennesimo schiaffo dato dal Governo a delle categorie svantaggiate che continuano a non essere tenute nella dovuta considerazione da questo Esecutivo. Il primo punto riguardava il bonus ai caregiver familiari di 600 euro al mese per i mesi di marzo, aprile e maggio e giugno 2020. Il Governo ha invece negato, bocciando  questo sostegno anche ai  Caregiver Familiari che assistono un congiunto con disabilità grave.La seconda questione invece prevedeva l'adeguamento delle pensioni di invaliditá. Per questo l’odg impegnava il Governo a mettere subito sul piatto 4,5 miliardi, e a prevedere che tale somma fosse chiaramente evidenziata nel nuovo scostamento di bilancio che verrà a breve sottoposto al Parlamento.Ancora una volta il Governo ha dimostrato nei fatti la falsità e le bugie delle parole del Premier "NESSUNO SARÀ LASCIATO INDIETRO".

La Presidenza Tedesca Ue : una agenda tonica

QUI EUROPA   ildiariodellavoro

Una agenda di presidenza semestrale tedesca Ue tonica

 

La Germania detiene la presidenza del Consiglio fino alla fine del 2020. La prima serie di audizioni si è già svolta  dal 3 fino al 16 luglio. Una seconda serie di audizioni avrà luogo a settembre. Nell’audizioni tenute il 3, 6 e 7 luglio sono stati  temi di priorità.

Diritti delle donne e uguaglianza di genere. Franziska Giffey, ministro per gli Affari familiari, gli anziani, le donne e i giovani, ha dichiarato alla commissione per i diritti della donna che la presidenza ha due priorità principali sulla parità di genere. In primo luogo, affrontare la mancanza di uguaglianza tra uomini e donne sul mercato del lavoro, in particolare presentando una direttiva sulla parità retributiva a novembre. In secondo luogo, porre fine a tutte le forme di violenza di genere, in particolare spingendo affinché la Convenzione di Istanbul sia ratificata da tutti gli Stati membri e istituendo un'unica linea di assistenza europea per le donne in emergenza.Nel dibattito, gli eurodeputati hanno chiesto al ministro in che modo intendeva progredire nella direttiva sulle donne a bordo, che è stata bloccata in seno al Consiglio da otto Stati membri, tra cui la Germania. "Terrò discussioni mirate e combatterò molto fortemente per fare progressi su questo file", ha risposto. Numerosi deputati hanno anche chiesto che tutte le politiche dell'UE, compresi il prossimo QFP e il piano di risanamento, includano una prospettiva di genere. Ambiente e sanità pubblica.Il Ministro della Sanità Jens Spahn ha riferito al Comitato Ambiente e Sanità pubblica che, a seguito della pandemia di COVID-19, coordinando le politiche sanitarie dell'UE e rafforzando la gestione delle crisi, aumentando la produzione UE di medicinali e dispositivi essenziali (come maschere per il viso) e la creazione di uno spazio europeo dei dati sanitari sono le principali priorità tedesche. I deputati hanno interrogato il Ministro sulla futura politica sanitaria dell'UE, sulla strategia dei vaccini e sulla carenza di medicinali e dispositivi di protezione.Il ministro dell'Ambiente, della conservazione della natura e della sicurezza nucleare, Svenja Schulze, ha affermato che le priorità tedesche includono l'accordo sulla legge sul clima con un obiettivo del 2030, una strategia dell'UE sulla biodiversità, l'economia circolare, compresa l'estensione della durata dei prodotti e la digitalizzazione. Come allineare il pacchetto di recupero dell'UE con l'accordo verde dell'UE, la legge sul clima, le spedizioni marittime MRV, le politiche forestali e agricole, compreso il benessere degli animali, sono stati alcuni dei problemi sollevati dai deputati.Mercato interno e protezione dei consumatori.Il ministro degli Affari economici e dell'energia, Peter Altmaier, ha sottolineato che il fondo di ricostituzione è fondamentale per emergere dalla crisi COVID-19. Il rafforzamento del mercato unico attraverso la digitalizzazione sarà anche all'ordine del giorno. Altmaier ha dichiarato ai deputati che la presidenza sosterrà lo sviluppo dell'infrastruttura di dati per l'iniziativa europea Gaia-X, con l'obiettivo di migliorare l'interoperabilità, la disponibilità e la conservazione dei dati all'interno dell'UE. La presidenza mirerà inoltre a proteggere i consumatori da incitamento all'odio, disinformazione e prodotti non sicuri, affrontando le sfide poste dall'intelligenza artificiale (AI) e si concentrerà sull'efficace applicazione delle leggi dell'UE in materia di consumatori, Christine Lambrecht, ministro della giustizia e protezione dei consumatori, ha assicurato il comitato.Le domande dei deputati si sono incentrate sulle opinioni della presidenza sulla regolamentazione delle piattaforme online, in particolare sull'imminente legge sui servizi digitali, sulle regole di concorrenza e sulla sovranità digitale e industriale dell'UE, le transizioni verdi e digitali, il sostegno alle PMI, la diversificazione delle catene di approvvigionamento e il opzioni per regolare l'IA, tra gli altri argomenti.Commissione giuridica la  ministro della Giustizia e della protezione dei consumatori Christine Lambrecht ha parlato di come affrontare le ripercussioni della crisi COVID-19 sulle restrizioni alla libertà di espressione, sullo stato di diritto e sulla crescente diffusione della disinformazione e dei discorsi di odio online. Ha confermato che il futuro quadro per l'IA, la strategia dei diritti di proprietà intellettuale, la digitalizzazione della giustizia e la responsabilità sociale delle imprese sarà al centro dei prossimi incontri. Il presidente della commissione ha accolto  con favore l'ambizione manifestata dalla presidenza e ha sottolineato che i prossimi sei mesi saranno cruciali per il futuro dell'Europa e daranno forma al resto del mandato del Parlamento. Diversi deputati hanno parlato della mancanza di coordinamento e interoperabilità delle app di tracciabilità COVID-19, dell'indipendenza della magistratura nel prossimo meccanismo sullo stato di diritto, delle priorità del Digital Services Act e hanno ribadito la necessità di rompere finalmente lo stallo sulle "donne" nei file dei consigli di amministrazione e di "rendicontazione paese per paese" in seno al Consiglio.

Alessandra Servidori


08 Luglio 2020

What is gender budgeting?

https://www.startmag.it/mondo/perche-e-importante-applicare-il-bilancio-di-genere/

Alessandra Servidori    

What is gender budgeting?

Ci conviene saperlo e predisporre i progetti entro il dicembre 2020 per usare il fondo sociale europeo previsto dal 2021 al 2027.Uno degli argomenti più discussi in Italia e sul quale le varie componenti politiche stanno discutendo è la mancanza di risorse per le politiche femminili sulle quali scontiamo una forbice di distanza troppo grande dalla situazione comunitaria come gli ultimi dati sottolineano impietosamente.

Secondo la definizione ampiamente utilizzata del Consiglio d'Europa, il bilancio di genere è un'applicazione del mainstreaming di genere nel processo di bilancio. Si tratta di condurre una valutazione basata sul genere dei bilanci delle politiche effettuate, incorporando una prospettiva di genere a tutti i livelli del processo e la ristrutturazione delle entrate e delle spese al fine di promuovere la parità . In breve, il bilancio di genere è una strategia e un processo  per  raggiungere gli obiettivi di parità , e applicare pienamente questa metodologia  nei criteri  di bilancio dell'UE significa la piena integrazione delle prospettive di genere in tutte le fasi  di budgeting e pianificazione. I passaggi pratici a questo scopo includono:  una valutazione basata sul genere per fare il punto e rendere visibili gli impatti di genere dei bilanci  e tale analisi  è il punto di partenza per tutto il lavoro,perché permette di promuovere modifiche per promuovere la parità  sulla base dei risultati dell'analisi del bilancio , comprese eventuali lacune e sfide di genere identificati.Vero è che è indispensabile usare questo metodo non solo nel consuntivo  ma anche e soprattutto nell’impostare i bilanci preventivi per programmare l’utilizzo delle risorse .Tra i criteri da adottare l’analisi dell’'organizzazione del lavoro  attraverso una combinazione di attori governativi e non governativi sapendo che l'analisi delle esperienze pratiche  in tutto il mondo dimostra ripetutamente che ciò sostiene risultati solidi. Pratiche e metodologie per introdurre e sostenere il budget di genere in Europa, come strumento indicato dal parlamento negli ultimi anni, dimostrano obiettivi gemelli: includere le realtà vissute della vita delle donne e degli uomini nei bilanci e rendere visibili le disuguaglianze esistenti. In pratica, il bilancio di genere consiste nel rivelare i diversi impatti delle decisioni di spesa e di reddito su donne e uomini, che differiscono a seconda di fasi della loro vita e di circostanze economiche e sociali. In concomitanza, significa rivedere le decisioni di finanza pubblica per garantire che queste contribuiscano a promuovere la parità di genere, piuttosto che rafforzare le disuguaglianze esistenti. Per poter applicare il bilancio di genere all'interno dei Fondi dell'UE, dobbiamo conoscere il concetto fondamentale e la sua motivazione e chiaramente un legame tra una maggiore parità di genere e l'aumento della crescita e dell'occupazione. I dati confermano che i miglioramenti della parità  genererebbero fino a 10,5 milioni di posti di lavoro in più entro il 2050 e che il tasso di occupazione nell'UE raggiungerebbe quasi l'80 %. Anche il prodotto interno lordo (PIL) dell'UE ne risentirebbe positivamente e potrebbe aumentare fino a quasi il 10 % entro il 2050. La riduzione delle disuguaglianze nelle attività del mercato del lavoro, nella retribuzione e nell'istruzione, in particolare, stimolerà tale crescita e creazione di posti di lavoro. L'applicazione completa di un approccio di bilancio di genere mediante l'integrazione delle prospettive di genere in tutti i cicli dei Fondi dell'UE garantirà che l'attuazione dei Fondi dell'UE è di qualità superiore, raggiungendo sia le donne che gli uomini in tutta la loro diversità.Peraltro gli obiettivi dei fondi dell'UE sono raggiunti in modo più efficace, perché il bilancio di genere contribuisce a una migliore pianificazione, attuazione e monitoraggio, garantendo nel contempo che le disuguaglianze non siano perpetuate. Vero è che è un diritto umano fondamentale e l'assegnazione di risorse economiche va a vantaggio sia delle donne che degli uomini in tutta la loro diversità e soprattutto i progetti di fondi dell'UE sono potenziati attraverso un migliore obiettivo globale.

 

MATILDE DAMELE

ARTE è DONNA  Matilde Damele

‘Esili’ di Matilde Damele                          
www.matildedamelephotography.com

 Matilde Damele é una fotografa bolognese che ha vissuto quindici anni a New York con il visto di fotogiornalista. Con le nuove leggi sull’immigrazione americana il rinnovo del visto le é stato negato e non le é piú stato permesso il rientro nel paese. Il cambiamento brusco e inaspettato le causa un profondo senso di perdita e dislocamento. In seguito, trasferitasi a Londra dove completa un master di fotografia alla Central Saint Martins University, vede le proprie incertezze e paure nei volti degli immigrati che vivono nel suo quartiere. Da questo sentimento nasce il progetto ‘Esili’  che esplora un senso di non appartenenza alla propria vita, rappresentando un’umanitá  senza dimora emotiva, esiliata dall’ambiente circostante.

Esprime un senso di sradicamento ed estraniamento dalla realtá. Matilde Damele ha selezionato una serie di fotografie scattate nel quartiere dove viveva a nord di Londra e le ha stampate sperimentando il metodo della serigrafia sulla difficile superficie di sacchi neri della spazzatura.  Le immagini in bianco e nero che rappresentano gente ripresa a propria insaputa per la strada, sono poi state esposte dando al sacco di plastica un movimento che rende l’opera sculturale. La qualitá fragile delle stampe e l’uso del sacco della spazzatura per la rappresentazione del tema dell’esilio vuole mettere in risalto il fatto che le vite degli individui sono effimere e spesso vengono trattate come rifiuti, senza valore da parte di chi ha potere e autoritá. Nel 2017 ‘Esili’ ha vinto il premio Clifford Chance Printmaking offerto dalla Marlborough Gallery di Londra e nel 2019 dopo aver partecipato a Photo London é stato considerato dal quotidiano The Guardian tra le opere fotografiche piú innovative in esposizione.

 
www.matildedamelephotography.com

 

Confindustria e Ance : non servono nuove leggi serve tagliare e abrogare

https://www.startmag.it/economia/semplificazione-quello-che-serve-alle-imprese-per-ripartire/?ct=t(RSS_EMAIL_CAMPAIGN)     Alessandra Servidori  27 giugno 2020

 NON SERVONO NUOVE LEGGI, SERVE TAGLIARE ED ABROGARE.

SEMPLIFICAZIONE:  PER FAVORIRE LA RIPARTENZA DELLE IMPRESE E DEL LAVORO VUOL DIRE TOGLIERE NON AGGIUNGERE

CONFINDUSTRIA E Ance  EMILIA-ROMAGNA PROPONGONO INTERVENTI CONCRETI E IMMEDIATI.

Hanno deciso riuniti in conclave un approccio molto concreto  per intervenire in modo diretto con soluzioni che possano avere una ricaduta immediata sulle imprese.  In questa fase l’obiettivo di alleggerire gli adempimenti e gli oneri burocratici per cittadini ed imprese è ritenuto prioritario sia dal Governo, che ha in agenda un decreto dedicato alla semplificazione, sia dalla Regione Emilia-Romagna, che sta definendo un pacchetto di provvedimenti in attuazione del programma di mandato presentato dal Presidente Bonaccini.Negli anni l’apparato burocratico si è talmente stratificato che, invece di proporre nuove norme, hanno  preferito individuare interventi circoscritti, immediatamente operativi e utili per semplificare la vita delle imprese. In sintesi, la parola giusta è  togliere e non aggiungere, non serve fare una legge di semplificazione per semplificare. La semplificazione deve essere la priorità trasversale dell’azione del Governo regionale e tratto qualificante del prossimo Patto per il lavoro e il clima. Siamo di fronte alla più dura recessione economica dal dopoguerra:  la possibilità di una ripresa sostenuta dell’economia e dell’occupazione passa dalla capacità di rilanciare tutto il potenziale di crescita dell’economia, liberando le energie positive di cui le imprese ed il territorio sono così ricche. Nel settore dell’edilizia ci sono norme obsolete che di fatto impediscono la rigenerazione urbana: norme di 50 anni fa pensate per le città in espansione, che non si conciliano con le esigenze di regolazione dello sviluppo urbano moderno e con le esigenze di limitare il consumo di suolo . Riconoscere l‘interesse pubblico agli interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana sarebbe il primo passo da compiere. Sul fronte delle opere pubbliche, serve un unico Prezziario regionale cogente per tutti gli appalti pubblici, da Piacenza a Rimini.Gli ambiti tematici su cui intervenire rappresentano da un lato aree strategiche come innovazione, internazionalizzazione, formazione, digitalizzazione, ambiente, dall’altro settori fondamentali per il rilancio economico come l’edilizia e costruzioni. Ogni proposta che Confindustria e Ance sostiene  individua il livello di competenza, la fonte normativa da modificare e l’organo competente.Attraverso la digitalizzazione è possibile attuare immediate semplificazioni, dalla possibilità di rendere strutturale la raccolta della documentazione aziendale firmata digitalmente sino all’effettiva condivisione di tutti i documenti da parte delle amministrazioni pubbliche.La formazione, l’innovazione e l’internazionalizzazione sono driver fondamentali per il rilancio dell’economia sui quali la Regione ha una forte leva di intervento. In questi ambiti le imprese devono poter contare su strumenti di sostegno sempre più fruibili. Le proposte riguardano la semplificazione delle procedure di accesso, la riduzione dei tempi di istruttoria e finanziamento dei bandi, un maggiore utilizzo dei cosiddetti bandi “a sportello”. Anche l’ambiente e l’edilizia, ambiti di intervento di stretta competenza regionale, possono assumere un ruolo centrale per lo stimolo degli investimenti.  Sull’ambiente le proposte, volte a preservare la tutela ambientale, sono molteplici: l’estensione a tutti i settori delle semplificazioni per le imprese in regime di “AIA-Autorizzazione Integrata Ambientale” previste ad oggi solo per gli impianti ceramici; la semplificazione delle autorizzazioni per recuperare e riqualificare le aree delle ex cave; l’accelerazione dei tempi procedurali per le imprese in possesso di certificazioni ambientali, così anche da incentivare le aziende ad ottenere la registrazione EMAS e ISO 14001.Nel settore dell’edilizia gli interventi praticabili in tempi celeri sono numerosi. In particolare, in questo campo i soggetti deputati ad autorizzare un intervento sono molteplici, con un inevitabile allungamento di tempi ed aumento di costi.  Occorre unificare gli Sportelli Unici Edilizia e Sportelli Unici Attività Produttive, semplificare i cambi di destinazione d’uso, garantire la possibilità di utilizzo immediato dei bonus casa, ecobonus e sismabonus.Il riferimento costante delle proposte di Confindustria Emilia-Romagna e Ance Emilia-Romagna è quello di portare a sintesi due esigenze fondamentali per lo sviluppo dell’Emilia-Romagna: l’obiettivo di sostenere lo sviluppo economico e produttivo con quello di garantire la sostenibilità ambientale e offrire nuove opportunità di investimenti e di lavoro, in un quadro di vera collaborazione e responsabilità condivisa con le Istituzioni.

 

 

 

Sentenza Corte Costituzionale pensione inabilità

 Sentenza C C pensioni inabilità 

https://www.ilsussidiario.net/news/inabilita-286-euro-non-bastano-il-caos-delle-pensioni-e-il-peso-sui-conti-dellinps/2040467/

 Alessandra Servidori

285,66 euro mensili, previsti dalla legge per le persone totalmente inabili al lavoro per effetto di gravi disabilità, non sono sufficienti a soddisfare i bisogni primari della vita. È perciò violato il diritto al mantenimento che la Costituzione (articolo 38) garantisce agli inabili. Lo ha stabilito la Corte costituzionale nella camera di consiglio esaminando una questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d’appello di Torino, che già  in passato ha ritenuto l’assegno dei pensionati invalidi al 100% previsto dalla normativa vigente “insufficiente a garantire il soddisfacimento delle elementari esigenze di vita” e che già aveva sollevato il caso definendo non corretta la differenza d’importo tra la pensione di invalidità (286,81 euro) e l’assegno sociale (459,83 euro). Il caso  che ha dato origine alla sentenza nasce da una persona affetta da tetraplegia spastica neonatale, incapace di svolgere i più elementari atti quotidiani della vita e di comunicare con l’esterno. La Corte ha ritenuto che un assegno mensile di soli 285,66 euro sia manifestamente inadeguato a garantire a persone totalmente inabili al lavoro i “mezzi necessari per vivere” e perciò violi il diritto riconosciuto dall’articolo 38 della Costituzione, secondo cui “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”. È stato quindi affermato che il cosiddetto “incremento al milione” (pari a 516,46 euro) da tempo riconosciuto, per vari trattamenti pensionistici, dall’articolo 38 della legge n. 448 del 2011, debba essere assicurato agli invalidi civili totali, di cui parla l’articolo 12, primo comma, della legge 118 del 1971, senza attendere il raggiungimento del sessantesimo anno di età, attualmente previsto dalla legge. Conseguentemente, questo incremento dovrà d’ora in poi essere erogato a tutti gli invalidi civili totali che abbiano compiuto i 18 anni e che non godano, in particolare, di redditi su base annua pari o superiori a 6.713,98 euro. La Corte ha stabilito che la propria pronuncia non avrà effetto retroattivo e dovrà applicarsi soltanto per il futuro, a partire dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale. Resta ferma la possibilità per il legislatore di rimodulare la disciplina delle misure assistenziali vigenti, purché idonee a garantire agli invalidi civili totali l’effettività dei diritti loro riconosciuti dalla Costituzione. Dunque  se sono troppo bassi gli importi attuali, vi sarebbe di conseguenza una modifica sostanziale degli importi stabiliti per legge e l’eventuale aumento degli assegni delle pensioni di invalidità totale potrebbe pesare in maniera significativa sulle casse dell’Inps. Regna una confusione totale sulla materia delle pensioni  e riteniamo utile dare alcune informazioni  su tutte le tipologie  :

Pensioni previdenziali :

-vecchiaia: è il trattamento a cui ha diritto chi ha raggiunto l’età pensionabile (indicata dalla legge) ed è in grado di far valere il requisito minimo di anzianità di servizio richiesto (ora 20 anni).

-        anzianità: è un trattamento di vecchiaia anticipato (early retirement). All’origine era solo una pensione a base contributiva che prescindeva dall’età anagrafica del soggetto (35 anni di versamenti effettivi e figurativi nel lavoro dipendente  privato e autonomo; 25 anni per il personale degli enti locali e sanità, 20 anni per gli statali; ulteriori decurtazioni erano previste per le dipendenti pubbliche coniugate e con prole). In seguito, dopo una serie di interventi di carattere emergenziale e temporaneo, sono stati introdotti, a partire dal 1996, requisiti anagrafici.

-        invalidità : :  è il trattamento riconosciuto al lavoratore che, in conseguenza di infermità o difetto fisico perde in parte la capacità lavorativa in attività confacenti alle proprie attitudini (legge n.222/1984).

-         inabilità:  è il trattamento riconosciuto al lavoratore che, in conseguenza di infermità o difetto fisico perde totalmente ( al 100%) la capacità lavorativa in attività confacenti alle proprie attitudini (legge n.222/1984).

-        Superstiti: è il trattamento riconosciuto agli aventi diritto (perché a suo carico) del lavoratore o del pensionato defunto.

 -Pensioni indennitarie: rendite per infortuni sul lavoro e malattie professionali e pensioni di guerra comprensive degli assegni di Medaglia d'oro. La caratteristica di queste pensioni è di indennizzare la persona per una menomazione, secondo il livello della stessa, o per morte (in tal caso la prestazione è erogata ai suoi superstiti) conseguente ad un fatto accaduto nello svolgimento di un’attività lavorativa. L’entità della prestazione non è correlata agli anni di versamento contributivo, bensì è funzione del danno subito e della retribuzione percepita.

 

-        -Pensioni assistenziali: prestazioni costituite da pensioni di guerra, ai non vedenti civili, ai non udenti civili e agli invalidi civili e dalle pensioni o assegni sociali ai cittadini ultrasessantacinquenni, sprovvisti di reddito o con reddito insufficiente. La caratteristica principale di queste pensioni è di garantire un reddito minimo a persone incapaci di procurarselo a causa di menomazioni congenite o sopravvenute o semplicemente per età avanzata. Si tratta, in ogni caso, di pensioni non collegate ad alcun sistema di contribuzione. Sono incluse, nell’aggregato, anche le indennità di accompagnamento (che peraltro non sono pensioni) corrisposte come sostegno per l’incapacità di attendere agli atti della vita quotidiana propri dell’età.

-Pensioni di benemerenza: assegni vitalizi e ad ex combattenti insigniti dell'ordine di Vittorio Veneto e assegni di Medaglia e Croce al valor militare. Si tratta, in ogni caso, di pensioni non collegate ad alcun sistema di contribuzione

INNOVAZIONE E PARI OPPORTUNITÀ a cura di Alessandra Servidori Studiose insieme contro il Virus e oltre

                

Nuova professionalità Giugno 2020   

INNOVAZIONE E PARI OPPORTUNITÀ
a cura di Alessandra Servidori
Studiose insieme contro il Virus e oltre

L’emergenza virale nel nostro Paese ha finalmente portato alla luce il grande lavoro e lo straordinario merito delle donne nella ricerca scientifica e nell’azione concreta: abbiamo un  crescente numero di donne affermate   che forniscono   quei modelli che finora mancavano alle bambine, e che possono dar loro fiducia e stimoli ad eguagliarle. Fino ad un recente passato le scienze, e in particolare le cosiddette scienze "dure" come matematica e fisica , e ancora oggi,richiedono una preparazione di base, senza la quale è quasi impossibile progredire. Solo quelle poche favorite dall'avere un padre, un fratello o un marito scienziato disposto a condividere le proprie cognizioni, potevano farsi una cultura scientifica. Basta ricordare che ancora all'inizio del XX secolo in molti paesi europei alle ragazze era precluso l'accesso alle università ed anche ai licei. Oggi solo nel campo dell'astronomia sono più di 2000, ed in ogni campo dei sapere le ricercatrici universitarie superano il 50%, con punte del'80% nelle facoltà umanistiche, del 60% in quelle di scienze biologiche, dal 30 al 40% nelle scienze abiologiche, più dei 50% nelle matematiche, mentre sono ancora al di sotto dei 20% in facoltà come ingegneria e agraria. ).  Oggi sono numerosissime le astrofisiche di fama internazionale che guidano gruppi di ricerca nei più svariati campi, dalla fisica stellare alla cosmologia, e delle più svariate nazionalità. Si può stimare che in tutto il mondo rappresentino dal 25 al 30% di tutti gli astronomi e astrofisici. Altrettanto numerose sono le scienziate nel campo della biologia e delle scienze mediche, molte insignite di premio Nobel. Per tutte ricordiamo Rita Levi- Montalcini (1909) premio Nobel per la medicina nel 1986. Sebbene oggi i contributi delle donne alla scienza vengano riconosciuti, resta il fatto che le scienziate per emergere devono generalmente lavorare di più dei loro colleghi e devono ancora superare numerosi pregiudizi, che, contrariamente a quanto si crede, sono maggiori nei paesi anglosassoni che non in quelli latini. Malgrado i grandi progressi fatti dalle donne, ci sono ancora notevoli disparità nel mondo del lavoro, della politica e della ricerca. Nelle università per esempio le ricercatrici sono ormai più della metà di tutti i ricercatori, ma appena si passa al livello superiore, quello dei professori associati, le donne sono meno del 30% e al più alto livello dei professori ordinari sono appena il 10%. Oggi nell’emergenza moltissime scienziate si stanno meritando il riconoscimento per il grande lavoro che fanno nei laboratori, negli ospedali, nelle università .E non si fermano. Ho in corso una collaborazione con un gruppo di ricercatrici giovani e tenaci con le quali via skipe stiamo mettendo in fila le tante iniziative che insieme possiamo portare avanti in un sistema interdisciplinare dove la ricerca medica e la giurisprudenza possono egregiamente collaborare. Si tratta di un percorso che coinvolge chi scrive e dunque i miei studi e il mio corso su politiche attive di Pari Opportunità nel lavoro pubblico privato e autonomo , collegato a Unimore ,l’Azienda Usl - IRCCS di Reggio Emilia  di tre giovani medici,ricercatrici,terapiste occupazionali per un sostegno dei pazienti oncologici al lavoro.

L'obiettivo principale del progetto nato e seguito dalle tre ricercatrici impegnate è quello di facilitare il mantenimento del posto di lavoro e il reinserimento lavorativo dei pazienti oncologici occupati al momento della diagnosi attraverso il supporto della rete multidisciplinare socio-sanitaria, organizzata all'interno del progetto stesso. L’intervento è personalizzato a seconda delle esigenze e degli obiettivi dei singoli pazienti. Le azioni di riabilitazione oncologica e gli interventi di sostegno sono orientati oltre che a un complessivo recupero fisico e psichico, alla reintegrazione e partecipazione sociale.Il progetto è  iniziato a novembre 2017. Nel 2014, il programma di accreditamento dell’Organization of European Cancer Institutes (OECI) fece la raccomandazione all’Azienda USL - IRCCS di Reggio Emilia di attivare dei percorsi che avessero l’obiettivo di facilitare la partecipazione sociale dei pazienti oncologici. La Direzione Medica di Presidio Ospedaliero dell’Azienda incaricò i professionisti della riabilitazione della Unità Operativa di Medicina Fisica e Riabilitativa della medesima azienda di sviluppare delle azioni che avessero l’obiettivo di perseguire tale raccomandazione. Considerando la vastità di questo tema, il piano di miglioramento ideato si focalizzò sul tema del reinserimento lavorativo dei pazienti oncologici. Questa decisione fu presa in virtù del fatto che circa il 50% delle nuove diagnosi e più di 1/3 dei pazienti oncologici lungo-sopravviventi (cancer survivors) sono in età lavorativa. Decisero di indagare il tema del reinserimento lavorativo dei pazienti oncologici attraverso una revisione sistematica della letteratura europea  e uno studio epidemiologico nella Provincia di Reggio Emilia.Le ricercatrici tramite il loro studio sono giunte a interessanti  considerazioni:1. Dalla revisione sistematica della letteratura europea (PMID: 29845421) è emerso che il range di rientro al lavoro varia dal 60% al 92% per i pazienti che erano occupati alla diagnosi, dal 39% al 77% per coloro che, invece, erano privi di occupazione alla diagnosi. Inoltre, non sono stati trovati degli studi condotti dai Paesi dell’Europa Meridionale, sottolineando la necessità di raccogliere velocemente i primi dati inerenti questo argomento ancora poco conosciuto. Per questo motivo decisero le tre ricercatrici di condurre uno studio epidemiologico nella nostra Provincia.2. Dallo studio epidemiologico condotto nella Provincia di Reggio Emilia (PMID: 31129762) hanno saputo  che il 95% dei soggetti intervistati (diagnosi di tumore maligno infiltrante nell’anno 2012, buon prognosi di malattia e occupati alla diagnosi) è rientrato al lavoro; tuttavia, quasi il 50% ha riferito problematiche durante il reinserimento.Hanno dunque  osservato che lo stato civile, il guadagno e l’aver fatto chemioterapia sono fattori che incidono significativamente sul rientro al lavoro. Inoltre, rispetto ai fattori correlati al lavoro sappiamo che i soggetti che non sanno se lavorano per un’azienda pubblica o privata sembrano percepire maggiori difficoltà, così come i lavoratori a tempo determinato. Gli ultimi risultati inerenti altri fattori lavorativi sono in fase di submission e   si può anticipare che l’orario di lavoro e l’impegno fisico sembrano influire sul reinserimento lavorativo. 

Contemporaneamente al percorso di ricerca, le ricercatrici hanno cercato fondi e intercettato il bando Welfare di Comunità (Welcom) della Fondazione Pietro Manodori di Reggio Emilia. Il bando Welcom nasce per intercettare e sostenere le fragilità diffuse, promuovendo iniziative per migliorare la qualità della vita sul territorio reggiano progettando servizi innovativi, di concerto con tutti gli attori locali: servizi sociali e sanitari, scuole, imprese, banche, terzo settore. http://www.fondazionemanodori.it/2017/10/16/aperto-il-bando-welcom/. Da gennaio a giugno 2017 hanno  lavorato insieme ad altri 15 enti locali e hanno  presentato un progetto di rete socio-sanitaria che ha preso il nome di UNAMANO. Il progetto è stato condiviso con i professionisti sanitari della Provincia di Reggio Emilia, le associazioni di volontariato, le associazioni di categoria (Unindustria, Unioncoop, Legacoop, CNA e Confcooperative) e con gli enti sindacali (CGIL e UIL, oltre a CISL che fa parte della rete del progetto) del territorio. Inoltre, hanno  presentato UNAMANO al Collocamento Mirato di Reggio Emilia alle Farmacie Comunali Riunite e a tanti altri servizi territoriali locali.  Le studiose hanno raccolto dati parziali molto interessanti dei quali renderanno noti i risultati a percorso ultimato. Per quanto riguarda l’impegno di chi scrive oggi si tratta di coniugare le molteplici iniziative che separatamente abbiamo sviluppato unendo ordinatamente l’esperienze per proseguire pragmaticamente ad intercettare aziende private e pubbliche interessate a coinvolgere sia i loro responsabili delle risorse umane sia i loro dipendenti e le loro famiglie per organizzare momenti di sensibilizzazione, informazione e formazione sulle opportunità che sia dal punto normativo che territoriale si possono sviluppare per offrire un servizio multidisciplinare  costante alla popolazione. Come tavolo interdisciplinare per le malattie professionali  che ha sede a Bologna , nel quale rappresento Unimore,TutteperItalia,il Comune di Bologna, abbiamo prodotto 3 guide a opuscolo : uno sulle patologie oncologiche ingravescenti e invalidanti,una sui caregivers,una sulle malattie mentali, che si possono distribuire gratuitamente in tutti i posti di lavoro e che rappresentano sussidi fondamentali e aggiornati sui diritti e i doveri delle lavoratrici lavoratori e loro familiari che di seguito si possono riprodurre.

 Patologie oncologiche https://www.dire.it/wp-content/uploads/2017/09/Guida-patologie-oncologiche.pdf- Caregiver familiari https://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-guida-cargiver.pdf-Malattie mentali http://www.tutteperitalia.it/tutteperitalia/editoriali2/706-aiutiamoci.Teniamo conto che è importantissimo per le lavoratrici e i lavoratori sapere cosa prevede la normativa giuslavoristica e sanitaria  sulla  malattia professionale  che è una patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo (causa diluita e non causa violenta e concentrata nel tempo). La stessa causa deve essere diretta ed efficiente, cioè in grado di produrre l’infermità in modo esclusivo o prevalente: il Testo Unico, infatti, parla di malattie contratte nell’esercizio e a causa delle lavorazioni rischiose. È ammesso, tuttavia, il concorso di cause extraprofessionali, purché queste non interrompano il nesso causale in quanto capaci di produrre da sole l’infermità.
Per le malattie professionali, quindi, non basta l’occasione di lavoro come per gli infortuni, cioè un rapporto anche mediato o indiretto con il rischio lavorativo, ma deve esistere un rapporto causale, o concausale, diretto tra il rischio professionale e la malattia.Il rischio può essere provocato dalla lavorazione che l’assicurato svolge, oppure dall’ambiente in cui la lavorazione stessa si svolge (cosiddetto “rischio ambientale”). Solo per fare un esempio concreto bisogna essere a conoscenza  che l’Inail eroga prestazioni di sostegno ai lavoratori infortunati o affetti da malattia professionale che, a causa delle conseguenze dell’evento lesivo, vivono situazioni di difficoltà di reinserimento nel proprio ambiente di vita e nel sistema sociale e lavorativo. Con una metodologia di intervento basata su una visione complessiva della persona, che tiene conto delle lesioni funzionali del lavoratore e delle sue esigenze personali, vengono realizzati interventi: per il recupero dell’autonomia, mediante l’erogazione di dispositivi tecnici, l’abbattimento e il superamento delle barriere architettoniche nella propria abitazione e il reinserimento sociale volto a rimuovere gli ostacoli nel contesto familiare e socio-ambientale che impediscono la ripresa dei ruoli sociali;per il superamento e l’abbattimento di barriere architettoniche sui luoghi di lavoro, di adeguamento e adattamento delle postazioni di lavoro e di formazione, mirati al reinserimento lavorativo delle persone con disabilità da lavoro..La realizzazione degli interventi è garantita attraverso la definizione, nell’ambito dell’equipe multidisciplinare, di progetti riabilitativi personalizzati, di reinserimento nella vita di relazione e di reinserimento lavorativo personalizzato. In quest’ultimo caso, la realizzazione degli interventi può essere garantita anche attraverso la definizione di un progetto di reinserimento lavorativo personalizzato proposto dal datore di lavoro, condiviso dal lavoratore e valutato dall’equipe multidisciplinare. O ancora è importantissimo sapere cosa prevede Inps. Al verificarsi della malattia professionale indennizzabile, il lavoratore ha diritto a prestazioni di natura sanitaria (i.e. cure mediche e chirurgiche, soccorsi, fornitura di apparecchi di protesi, ecc.) e a un indennizzo economico.L’entità della prestazione di natura economica erogata dall’INAIL (anche se, invero, è l’INPS che materialmente provvede al pagamento) varia in relazione alle conseguenze della malattia professionale.In caso di inabilità temporanea assoluta al lavoro è assicurata al lavoratore l’assistenza sanitaria ed economica, per tutta la sua durata e senza alcun limite di tempo.Durante l’assenza la retribuzione viene erogata fino al terzo giorno dal datore di lavoro e, successivamente, dall’Inail , anche se la contrattazione collettiva applicata in azienda può comunque prevedere a carico del datore di lavoro l’obbligo di corrispondere un trattamento economico integrativo dell’indennità INAIL per tutta la durata del periodo di conservazione del posto di lavoro.In caso di inabilità permanente parziale o assoluta al lavoro trova applicazione il sistema indennitario previsto per il danno biologico, per cui la prestazione economica viene determinata in relazione ai gradi di danni permanente, prevedendo - oltre la soglia della franchigia (invalidità fino al 6%) - un indennizzo in capitale per i postumi che determinino una invalidità fino al 16% e un indennizzo in rendita per le invalidità di entità più grave. Tornando al felice incontro tra chi scrive e il gruppo di ricercatrici stiamo proseguendo individuando le possibili aree di collaborazione: Interpretazione dei risultati ottenuti dalla ricerca, con particolare riferimento ai fattori correlati al lavoro risultati significativi trà i soggetti che non conoscono la natura della propria azienda sono categorie a rischio, come possiamo interpretare questo dato e come possiamo intercettarli?Coinvolgimento delle aziende: come procedere e cosa misurare?In buona sostanza misurare i costi vs i benefici del progetto: come garantire la sostenibilità del progetto nel lungo periodo.

 Alessandra Servidori NUOVA PROFESSIONALITA' FASCICOLO Giugno

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