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Editoriali

Quanto incidono i rapporti economici tra ITALIA ed EGITTO www.il diariodellavoro.it

Egitto/ Italia e Giulio Regeni/ Patric Zaki https://www.ildiariodellavoro.it/quanto-incidono-i-rapporti-economici-italia-egitto-sui-rapporti-politici-e-i-diritti-umani/

Alessandra Servidori  

L’Egitto è un paese in cui, e lo vediamo ricorrentemente la dignità delle persone è per usare un eufemismo spesso calpestata. E dopo anni di ostruzionismo da parte del Governo Egiziano sulla morte di Giulio Regeni e la detenzione dello studente bolognese  Patric Zaki in prigione  è legittimo domandarsi  e informarsi : quali sono i rapporti economici tra i due paesi? In queste settimane un altro modello di elicottero di produzione Leonardo (ex Finmeccanica) è impiegato dalle forze armate egiziane per lo svolgimento dell’imponente esercitazione aeronavale multinazionale Bright Star 2021 nel nord-ovest del Paese. Si tratta del biturbina multiruolo AW139E: quattro le unità acquistate in Italia ed entrate in servizio operativo e proseguite dal 2019 fino ad oggi. Alcune immagini diffuse dal Comando Centrale delle forze armate USA (Centcom) mostrano l’impiego degli AW139 egiziani in attività di ricerca e salvataggio di militari . La trattativa tra le forze armate egiziane e l’italiana Leonardo per l’acquisizione degli elicotteri da guerra è stata tenuta rigorosamente top secret;  l’esito favorevole della commessa  lo abbiamo saputo  il 7 maggio 2020, quando il governo italiano ha reso note le autorizzazioni alle esportazioni di armi nel corso del 2019. Nello specifico si rilevava l’autorizzazione ministeriale alla fornitura all’Egitto di 32 elicotteri AgustaWestland (Leonardo), 24 di tipo AW149 e 8 AW189 (una versione con le stesse qualità tecniche del modello AW149, utilizzato prevalentemente dalle industrie petrolifere per il trasporto di personale e attrezzature agli impianti off shore). Per questi velivoli è stato fissato un tetto di spesa di 871,7 milioni di euro. «I documenti resi pubblici dal governo italiano non contengono alcuna informazione sui tempi di produzione o di consegna degli elicotteri e su quale forza armata egiziana li utilizzerà» scriveva la rivista d’intelligence internazionale “Janes” il 21 maggio 2020. In un tweet pubblicato il 23 luglio scorso dalla Marina militare egiziana è immortalato uno di questi velivoli mentre decolla dalla nave d’assalto anfibia ENS Gamal Abdel Nasser, nel corso di un’esercitazione militare svolta a largo della mega-base navale Gargoub, a 255 km ad ovest di Alessandria d’Egitto, quasi al confine con la Libia, inaugurata a inizio luglio dal presidente-generale Abdel Fattah al-Sisi.  Grazie al dislocamento dei nuovi elicotteri di Leonardo a bordo della ENS Gamal Abdel Nasser, l’Egitto diventa il primo paese del continente africano e del Medio oriente a disporre di una portaelicotteri che consentirà una proiezione militare e di pronto intervento nel Mediterraneo, nel Golfo di Aden e nel Mar Arabico. Nelle intenzioni del Comando generale della Marina egiziana, l’unità da guerra con i suoi AW149 sarà assegnata proprio alla base di Gargoub (10 milioni di metri quadri d’estensione), dotata di un molo lungo 1.000 metri, hangar per elicotteri, depositi munizioni e numerose infrastrutture addestrative. L’installazione è stata denominata 3 Aprile, il giorno del 2013 in cui il generale Al Sisi rovesciò con un colpo di stato l’allora presidente Mohamed Morsi a capo del partito dei Fratelli Musulmani.Intanto si è aperta al Cairo la gara tra le maggiori industrie aerospaziali internazionali per la fornitura di un nuovo caccia-addestratore per le scuole piloti dell’Aeronautica egiziana. In pole position per quella che si prefigura una commessa miliardaria, la tedesca Grob con i turboelica G120TP; la statunitense Sierra Nevada Corporation con i caccia A-29 Super Tucano e l’immancabile Leonardo S.p.A. con gli Alenia Aermacchi M346 “Master”, già in dotazione a le forze aeree di Italia e Israele e prossimi ad essere consegnati pure alla Nigeria.A cinque anni dalla morte di Giulio Regeni, e a  un anno dall’arresto di Patrick Zaki, l’Egitto è sotto accusa per gravi e incessanti violazioni ai diritti umani. Sul versante italiano, le indagini giudiziarie sulla morte di Giulio Regeni,  concluse dopo anni di difficile confronto tra le procure di Roma e del Cairo, hanno incriminato direttamente i vertici degli apparati di sicurezza egiziani. Eppure, l’Egitto si auto-assolve, rifiutando ogni responsabilità. L’Europa delle istituzioni esprime unanime censura nei confronti dell’Egitto, eppure gli stati europei continuano a fare affari con il regime del Cairo e a riceverlo con tutti gli onori. Se i crimini egiziani appaiono sempre più gravi, allora, la tragica  vicenda di Giulio Regeni e quella ancora aperta di Patrick Zaki ci interrogano su quali siano le responsabilità italiane e quelle europee non solo nelle sorti dei due ricercatori, ma nel sostegno ad un regime sempre più impune, e sempre meno difendibile.

 

 

 

A BOLOGNA TutteperItalia il 27 e il 29 settembre per vincere le sfide

   A BOLOGNA TUTTEPERITALIA                            Il 27 settembre e il 29 Settembre

     DISABILITA' E DIRITTI                 27 settembre       19,30                       

                                              Casa dell'Angelo, via san mamolo 24 Bologna   ORE 19,30 

Cosa prevede il Piano Colao per le persone disabili e per le infrastrutture

Cresce la spesa per le persone disabili ma semper sotto la media Ue

Legge di bilancio 2021 cosa prevede per i disabili in ambito sanitario

La Legge Quadro sulla disabilità

Gli interventi del Pnrr riguardano molti  ambiti in coesione sociale

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EUROPA E LAVORO    29 SETTEMBRE ORE 18,30 

VIA BATTINDARNO  123  centro civico SALA FALCONE BORSELLINO 

 

IL FUTURO DEL MONDO DEL LAVORO E' AL CENTRO DEL NOSTRO PROGETTO

La pandemia ha peggiorato l’accesso al mondo del lavoro e molti sono stati costretti a nuove forme di lavoro per nulla sicure

Per combattere questo clima di incertezza bisogna rafforzare, insieme alle associazioni datoriali, i sindacati, le agenzie e i centri per l’impiego il Progetto INSIEME PER IL LAVORO istituito dal Comune, potenziando anche il rapporto tra Università e imprese per l’inserimento lavorativo.

      Bisogna  far incrociare domanda e offerta di lavoro in modo coerente, risolvendo anche il disallineamento delle competenze professionali e coinvolgendo la scuola, la formazione professionale, il mercato del lavoro, gli ammortizzatori sociali e le politiche attive, usando se necessario sia le risorse esistenti sia prevedendo un piano di investimenti a fondo perduto per la digitalizzazione delle piccole e medie imprese (PMI) del territorio, cosi da favorire e incoraggiare il mercato elettronico.

       Aiutiamo i giovani e le donne ad entrare e rimanere sul mercato del lavoro imparando a  governare i finanziamenti europei dell’agenda EUROPA 2030

 

 

E stamane a Radio inblu in diretta Lavoro agile

ALESSANDRA SERVIDORI

www.radioinblu.it/streaming/?vid=O_wvfsfOtp

La bozza di ARAN Quando si potrà essere operativi e quando staccare ? SMART WORKING 

Ogni ufficio pubblico dovrà stabilire un 15% di attività che si possono svolgere da remoto. Il lavoro sarà diviso in tre fasce: operatività, contattabilità e inoperabilità...............

previsto per il prossimo 31 dicembre, ogni ufficio pubblico dovrà dotarsi del Piano organizzativo per il lavoro agile (il cosiddetto pola), che identifica un massimo del 15% di attività da svolgere a casa, nonostante la percentuale di dipendenti in smart working sia ancora oggi attorno al 50%. Il Pola però è solo un piano interno di organizzazione e non riguarda le modalità contrattuali con cui regolamentarlo. Per questo l’Aran ha preparato la prima bozza di contratto per i lavoratori delle cosiddette funzioni centrali, cioè i ministeri, le agenzie fiscali e gli enti pubblici non economici

, i contratti saranno stretti in forma individuale tra le amministrazioni e i lavoratori e verranno concordate la durata, le giornate in cui poter lavorare da casa e il luogo in cui lavorare, che non potrà essere fuori dai confini nazionali. Inoltre, il tempo di lavoro per lo smart working nelle pubbliche amministrazioni sarà diviso in 3 fasce: operatività, contattabilità e inoperabilità. Questa specifica serve a separare il tempo di lavoro da quello libero ed evitare che il lavoratore o la lavoratrice si trovino nella situazione di essere sempre operativi. Nell’ultima fase infatti, al dipendente o alla dipendente verrà assicurata la disconnessione completa.

Tuttavia, non tutti i lavoratori e le lavoratrici potranno usufruire del lavoro a distanza. Secondo quanto si sa da anticipazioni di alcuni giornali , il lavoro agile sarà attivato solo “per processi e attività di lavoro previamente individuati dalle amministrazioni, per i quali sussistano i necessari requisiti organizzativi e tecnologici per operare con tale modalità”. Alcune categorie di lavoratori saranno facilitate ad accedere allo smart working, come i genitori con figli e figlie minori di 3 anni o con disabilità e i lavoratori disabili. Mentre saranno esclusi dal lavoro a distanza i lavoratori impiegati a turno e quelli che richiedono l’uso di strumentazioni non utilizzabili da remoto.

Anche nel settore privato potrà essere utile approvare una normativa relativa al lavoro agile. Sul tema si è espresso il ministro del Lavoro Andrea Orlando che, ha sottolineato la necessità di un “accordo quadro nazionale sul lavoro da remoto. Per questo convocherò le parti sociali per riaprire il discorso, perché la contrattazione individuale non può rispondere a fenomeni che si sono sviluppati in questi mesi. Va tenuto conto del tema del diritto alla disconnessione, perché sta sfumando la differenza tra tempo di riposo e di lavoro”. Il ministro ha poi aggiunto che è pronto ad avviare un processo legislativo per regolare questi rapporti lavorativi se non si raggiungerà un accordo tra le parti sociali.

Politiche attive urge accordo tra regioni e ministero del lavoro

Alessandra Servidori             https://www.startmag.it/economia/politiche-attive-urge-accordo-tra-regioni-e-ministero-del-lavoro/?                        

                    D’accordo il green pass ora sembra  ancora il problema maggiore sia nelle scuole dove comunque il personale  ausiliare tecnico amministrativo una volta ricevuta l’app dove si registrano i dati sia del personale sia degli alunni ( ora esistono già da alcuni anni gli istituti comprensivi che facilitano l’organizzazione delle strutture), possono almeno, se non a tappeto ma a campione controllare la correttezza della documentazione sanitaria. E  la questione sui luoghi di lavoro il problema si può affrontare  con un collegamento stretto con il medico competente  che ha sicuramente assunto un ruolo determinante per gestire la situazione dei dipendenti anche dal punto di vista dei presidi per la prevenzionee  e la sicurezza che è anch’essa una “emergenza” che ci trasciniamo da anni ma che vede ancora troppe distonie sia dal punto sanitario che della governance delle strutture ispettive preposte. Poche e separate tra loro istituzionalmente insieme solo sulla carta da una riforma mai attuata.Ma il problema grande oggi  sono l’anellamento delle politiche attive che trovano ancora un assetto confuso sia a livello nazionale che regionale e che hanno un impatto devastante sul livello territoriale. Bisogna cominciare dalla testa del problema che è un intervento preliminare e cioè agire sul piano istituzionale con un accordo di programma da  sottoscrivere  subito tra Regioni e Ministero del lavoro perché per Anpal agenzia per l’impiego a livello Nazionale e gli assessorati regionali al lavoro collaborino veramente poichè non è accettabile ripetere gli antichi  dispetti di mancata sussidiarietà sia per gestire alcuni strumenti fondamentali come l’apprendistato duale ancora in netta sofferenza, sia il rapporto con le agenzie per l’impiego che sono attivissime sul territorio e posseggono i dati e le professionalità per garantire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e soprattutto un utilizzo intelligente dei dipendenti dei centri per l’impiego e i cd navigator ancora adesso o inutilizzati ma contrattualizzati, o assorbiti dalle regioni ma per fare altro e non lavorare a fianco degli 8 mila operatori dei preesistenti uffici di collocamento mai decollati. Dopo la gestione fallimentare del rdc conclamato  dall ‘’ultimo report di Anpal  ( anch’essa reduce dai disastri di bilancio di Parisi tornato finalmente negli USA da dove è venuto a far danno),che ha  evidenziato il flop del reddito di cittadinanza sul fronte delle politiche attive, rafforzando la necessità di un deciso cambio di passo che il governo deve  imprimere, con il piano su cui sta lavorando il ministro Orlando. In questa situazione  i 2.481 navigator ancora presenti  nei centri per l’impiego (rispetto ai 2.798 originari) si avvicina il termine del 31 dicembre, quando scadrà il contratto di collaborazione con Anpal servizi. Una parte ha deciso di candidarsi per gli 11.600 posti a tempo indeterminato che le regioni stanno bandendo per potenziare gli organici dei centri per l’impiego (che hanno 8mila dipendenti). Ma di fronte ai ritardi piuttosto generalizzati delle regioni nelle assunzioni , i navigator premono per ottenere dal governo una nuova proroga, e sarebbe la seconda , ma Anpal non ha mai consegnato rapporti ufficiali sul loro lavoro e poi la verità è che manca l’interoperabilità dei sistemi informatici dei vari attori coinvolti dal Rdc, i data base delle regioni non dialogano tra loro, ci sono disallineamenti temporali anche nel dialogo con Inps, quando accoglie una domanda dopo due mesi se ne ha il via libera dai centri per l’impiego. Solo la guardia di finanza lavorando a testa bassa ha scoperto coloro che percepiscono indebitamente il rdc .Dunque le criticità sono tante ma bisogna aver coraggio e tagliare i rami secchi di un sistema in sofferenza e rimettere in moto con  le risorse che abbiamo a disposizione le politiche attive risanando le esperienze fallimentari e inefficienti senza sprechi e per agganciare soprattutto la ripresa.

Lavoratrici e lavoratori fragili e COVID è importante sapere che

Alessandra Servidori

                                    Speciale : lavoratrici e lavoratori fragili

Con le norme sanitarie che si susseguono ripetutamente a causa della pandemia è bene chiarire, possibilmente e alle condizioni date,  a chi sono rivolti particolari adempimenti :

lavoratori fragili sono  le lavoratrici  e i lavoratori ritenuti particolarmente a rischio, durante l’attuale situazione dovuta all’emergenza sanitaria da Covid-19, per specifiche patologie. In particolare,le e i lavoratori a rischio considerati lavoratrici e lavoratori i fragili durante l’emergenza Covid 19 sono:

  •  Le e i  lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita;
  • Le i lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della Legge n. 104/1992.

I ministeri  hanno individuato con specifiche considerazioni  l’identificazione delle “Situazioni di fragilità” rilevate dal Protocollo condiviso del 24 aprile 2020, da parte del medico competente (che ha assunto una nuova centralità durante l’emergenza covid-19): fra i criteri c’era l’età e la presenza di co-morbilità con alcune tipologie di malattie cronico degenerative (ad es. patologie cardiovascolari, respiratorie e dismetaboliche) tali da caratterizzare una condizione di maggiore rischio (ai sensi del Documento del Comitato tecnico Scientifico n.630/2020)-Dati ancora più consolidati, diffusi dall’istituto Superiore di Sanità e dalle cartelle sanitarie dei pazienti deceduti, hanno messo in evidenza però che “il concetto di fragilità va individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore/lavoratrice rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto e può evolversi sulla base di nuove conoscenze scientifiche sia di tipo epidemiologico sia di tipo clinico”.In tal senso l’età non costituisce elemento sufficiente per definire uno stato di fragilità (altrimenti non si renderebbe a necessaria la valutazione medica per accertare la condizione di fragilità) e si esclude quindi l’automatismo fra le caratteristiche anagrafiche e di salute del lavoratore e la eventuale condizione di fragilità e con la Circolare congiunta n.13 del 04/09/2020 Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministero della salute sulla sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro, in relazione al contenimento del rischio di contagio da SARS-CoV-2 con particolare riguardo alle lavoratrici e ai lavoratori fragili,hanno chiarito in parte la materia.

L’articolo 9 del decreto legge 105/2021 ( «Proroga delle misure emergenziali in materia di disabilità»), allunga fino al 31 ottobre 2021 le speciali tutele previste dalla precedente legislazione emergenziale in favore dei lavoratori fragili, esclusa però la tutela di malattia Covid con il riconoscimento della assimilazione dell’assenza dal lavoro al ricovero ospedaliero.  La norma specifica, conferma e aggiorna le misure già previste dall’articolo 26, commi 2 e 2-bis, del Dl Cura Italia (18/2020, convertito dalla legge 27/2020, e successivi provvedimenti di riferimento) in favore delle evidenziate categorie di dipendenti pubblici e privati, prevedendone l’applicazione dal 1° luglio 2021. È stato così coperto il “vuoto di normativa” che si era creato come conseguenza di leggi che si sono susseguite con reiterazioni continue o proroghe di precedenti provvedimenti, consentendo l’applicazione delle tutele anche per il periodo antecedente all’entrata in vigore del Dl 105/2021, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale 175 del 23 luglio 2021. La precedente proroga era infatti scaduta il 30 giugno 2021,  lasciando così scoperto il periodo compreso dal 1° al 23 luglio, ora dunque espressamente salvaguardato dall’articolo 9, comma 3, del Dl 105/2021, che consente l’applicazione delle tutele nella versione aggiornata dallo stesso decreto.  Ai lavoratori fragili è consentito svolgere la prestazione in modalità di lavoro agile fino al 31 ottobre 2021, anche con l’adibizione a una diversa mansione, compresa nella stessa categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale, anche da remoto. Per i soggetti che non possono lavorare da remoto, il periodo di assenza dal lavoro – laddove consentito – non è coperto da alcuna prestazione previdenziale e/o assistenziale di sostegno. Non è stata invece prorogata la possibilità di assenza per malattia, equiparata al ricovero ospedaliero, con il relativo trattamento economico, e con il beneficio dell’esclusione dal calcolo del comporto.  I lavoratori cosiddetti “fragili”, cioè quelli che per determinate condizioni di salute, devono ridurre le probabilità di contagio dal virus Covid-19, hanno una particolare tutela, introdotta a suo tempo dai primi interventi legislativi emergenziali e, dunque, confermata nelle norme di particolare attenzione che si sono susseguite dal marzo 2020 a oggi, ovvero dal decreto Cura Italia al Dl 105/2021, in vigore dal 23 luglio scorso. I lavoratori e le lavoratrici fragili sono una categoria di lavoratori (che potrebbe definirsi anche aperta, considerata la terminologia della legge e il riferimento alle condizioni di immunodepressione) da considerare particolarmente a rischio in caso di contagio dal virus Sars-Covid 19, i quali,  necessitano  di particolari forme di tutela, nella logica di un allineamento con i lavoratori comuni e allo scopo di eliminare una gap di protezione.

Ad oggi 17 Settembre2021 la linea seguita dal premier Draghi e appoggiata dai ministri Speranza (Salute) e Brunetta (Pa) è passata in Consiglio dei Ministri e dunque  si  punta tutto sui vaccini e quindi sul green pass e non agevolando  invece l’accesso ai test per eludere così le vaccinazioni rallentandole. Il governo come nel metodo” Draghiano “  è venuto  incontro ad alcune richieste: innanzitutto diventerà più stringente l’accordo che è stato siglato questa estate dalla struttura commissariale guidata da Paolo Figliuolo con le associazioni che rappresentano le farmacie italiane. Un accordo che ha previsto già da agosto un costo massimo di 15 euro per i test antigenici rapidi che scendono a 8 euro per quelli eseguiti dai ragazzi under 18. Prezzi questi già praticati da molte farmacie, ma non da tutte sempre in modo così capillare. Dunque sarà una disciplina più stringente con multe da mille a 10mila euro per le farmacie che non praticheranno questi prezzi e la possibilità per i prefetti di «disporre la chiusura dell’attività per una durata non superiore a cinque giorni». L’accordo con le farmacie per tenere bassi i prezzi dei tamponi rapidi  con il nuovo decreto i prezzi calmierati per i test in farmaci saranno validi fino al prossimo dicembre e cioè fino alla fine dello stato di emergenza. Lo stesso decreto potenzia anche il Fondo - al momento di 10 milioni - che garantisce tamponi gratuiti per i fragili e disabili che non possono effettuare la vaccinazione «a causa di patologie ostative certificate» e per tutti quei «soggetti - si legge nella bozza di decreto - esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti dalla circolare del ministero della Salute». Infine vi è l’estensione della durata del tampone molecolare (anche salivare) ai fini del green pass: sarà infatti portato da 48 ore a 72 ore ,la validità  del test «antigenico rapido  di 72 ore dall'esecuzione del test molecolare”.

Ancora incertezze abbastanza gravi per le e i  lavoratori fragili  riguardano   la questione della tutela nei limiti di 180 giorni nell’anno solare e gli impiegati dell’industria  che sono sempre esclusi dalla tutela della malattia per assenza da quarantena. In attesa di conoscere le concrete intenzioni del Governo per ripristinare la tutela della malattia ai lavoratori assenti per quarantena e ai lavoratori fragili che non possono rendere la prestazione in smart working, sono queste due interpretazioni restrittive adottate dall’Inps durante il periodo emergenziale che pongono ulteriori problemi applicativi che vanno oltre la mancata copertura finanziaria delle norme. La regola generale è che l’indennità di malattia è normalmente a carico dell’Inps per un massimo di 180 giorni in ciascun anno solare e con esclusione di alcune categorie di lavoratori come impiegati industria, quadri e dirigenti. L’articolo 26 del Dl 18/2020 ha stabilito, invece, che il periodo trascorso in quarantena «dai lavoratori dipendenti del settore privato, è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento e non è computabile ai fini del periodo di comporto». Quindi, la norma non ha esteso le regole ordinarie della malattia ai casi di quarantena, ma ha stabilito una nuova tutela equiparandola solo sul piano economico all’indennità di malattia. Analogamente, le disposizioni ordinarie stabiliscono che la tutela dell’Inps è riconosciuta in ogni caso entro il limite di 180 giorni nell’anno solare. L’articolo 26, invece, ha stabilito tempo per tempo il periodo di tutela cui fare riferimento nei limiti della copertura finanziaria. Anche la relazione tecnica del decreto 18 sembra andare verso questa direzione stabilendo che le nuove tutele sono «in deroga alle disposizioni vigenti». Nel quantificare la spesa il legislatore fa un calcolo che prescinde dalle qualifiche contrattuali ma è connesso al numero dei contagi e ai potenziali contatti avuti da ciascuno di essi. A fronte di questo quadro normativo che appare sufficientemente chiaro, l’Inps ha adottato un’interpretazione molto restrittiva con il messaggio 2584/2020, poi con i messaggi 4157/2020 e 171/2021. Inps afferma che «Nulla è invece innovato... per quanto attiene alla tutela previdenziale, compresi i limiti temporalmente posti dal legislatore per le diverse categorie di lavoratori (lavoratori a tempo indeterminato, a tempo determinato, operai agricoli a tempo determinato, lavoratori dello spettacolo, lavoratori marittimi eccetera)». In altri termini, secondo l’Inps tutti i limiti delle regole ordinarie si applicano anche alle tutele emergenziali previsti per la quarantena e per i lavoratori fragili e questo nonostante le due disposizioni agiscono proprio in deroga alla normativa vigente.

                       E’ importante sapere che :  Alle lavoratrici e ai  lavoratori fragili è consentito di svolgere la prestazione in modalità di lavoro agile fino al 31 ottobre 2021, anche essendo adibiti a una diversa mansione, compresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto. Per i soggetti che non possono lavorare da remoto, il periodo di assenza dal lavoro – laddove consentito – non sarà più coperto da alcuna prestazione previdenziale e/o assistenziale di sostegno. Non è stata prorogata la possibilità di assenza per malattia, con il trattamento economico e con il beneficio dell’esclusione dal calcolo del comporto.  Prosegue comunque fino al 31 dicembre l’obbligo, per i datori di lavoro pubblici e privati, di effettuare la sorveglianza sanitaria eccezionale dei dipendenti maggiormente esposti al rischio di contagio da Coronavirus in ragione dell’età o della condizione di rischio derivante da immunodepressione, anche da patologia Covid-19, o da esiti di patologie oncologiche o dallo svolgimento di terapie salvavita o comunque da comorbilità che possono caratterizzare una maggiore rischiosità.   Le lavoratrici e I lavoratori assenti per malattia hanno diritto alla conservazione del posto per un periodo stabilito dai contratti collettivi, durante il quale non possono essere licenziati. Rientrano nel calcolo del comporto tutte le assenze per malattia Covid 19, non essendo allo stato prevista alcuna possibilità di esclusione dal calcolo, cosa che invece avveniva per i lavoratori in quarantena o in permanenza domiciliare fiduciaria, finché la quarantena era considerata malattia. Una lavoratrice ,un lavoratore ammalato di Covid-19 vede le sue assenze computate nel periodo di comporto. Un lavoratore in stato di sospensione o in stato di accertamenti, come nel caso della quarantena, finora è stato più tutelato di quello assente per malattia, nonostante fosse sano e nel pieno della salute ma assoggettato semplicemente a una misura di cautela e di contenimento. La situazione che ne conseguiva provocava una disparità di trattamento, che appare in violazione degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione. La condizione di immunodepressione, o immunodeficienza, è la situazione medica in cui il sistema immunitario di un individuo funziona meno efficacemente del normale o non funziona affatto. Sono a rischio di immunodeficienza (o immunodepressione) tutti i soggetti con una storia familiare di immunodepressione primaria, in quanto le condizioni responsabili di questo tipo di immunodepressione sono generalmente ereditabili. Sono poi a rischio di immunodepressione:  coloro che, per motivi diversi, sono venuti a contatto con i fluidi corporei di un malato di Aids e hanno sviluppato la stessa patologia infettiva;  coloro che, a causa di un tumore, della rottura della milza, di un’infezione o altro hanno subito l’asportazione della milza;  gli anziani;  coloro che, per mancanza di disponibilità o per altri motivi, non assumono un quantitativo adeguato di proteine;  coloro che non dormono un numero adeguato di ore, durante la notte;  coloro che, a causa di un tumore, devono sottoporsi a chemioterapia.

Politiche attive l'avvio solo cambiando il reddito di cittadinanza

                    Alessandra Servidori   https://www.ilsussidiario.net/news/politiche-attive-lavvio-possibile-solo-cambiando-il-reddito-di-cittadinanza  

                        Il programma del Governo Draghi per sistemare le politiche attive e sociali piano ma come un motore diesel si sta concretizzando, nonostante le insostenibili provocazioni di Salvini occupino provocatoriamente le giornate di lavoro dell’esecutivo molto più responsabile di partiti che lo compongono o di chi sta all’opposizione. Sul reddito e pensione di cittadinanza  è chiara la divisione sconcertante in due dell’Italia : i nuclei familiari che  hanno usufruito del  reddito  e pensione al Sud e Isole sono 858.267(  ovvero 2.045072 persone ) al centro 215.270 ( 431.046 persone)  e 302.400 al nord ( 595.357 persone) per un totale di ben 3 milioni di persone coinvolte ben di 755 milioni di euro i costi per noi cioè lo Stato. E dunque vero è che non sono state avviate politiche attive ma solo sussidi Quello che non ha funzionato è prima di tutto è l’incontro tra domanda e offerta di lavoro che ad oggi segna il passo con ben 750mila persone che “sembra” aspettino una nuova occupazione. L’inerzia dei centri per l’impiego, i cd navigator,il mal funzionamento di Anpal, hanno fallito clamorosamente la promessa del governo Conte bis di sconfiggere la povertà e la disoccupazione .E per fortuna che la guardia di finanza ha scoperto un numero enorme di percettori fasulli a cui è stato  tolto il sussidio. Le persone collocate al lavoro anche a causa della pandemia  sono state pochissime e adesso si sta mettendo in porto un progetto di sinergia pubblico/privata prevedendo una collaborazione con le agenzie di collocamento ,una banca dati nazionale comune di incontro domanda offerta riqualificazione professionale.E si sta lavorando perché il rdc vada alle famiglie numerose poiché i dati ci dicono che il sussidio lo hanno ricevuto 610.683 famiglie composte da una sola persona il 44% , mentre le famiglie numerose sono solo 106.783  e dunque solo il 7%. Bisogna cambiare i criteri e diversificare gli importi a seconda le aree del paese, legandoli ovviamente all’isee e al caro vita , alla presenza di minori e accertamenti più stringenti per evitare le truffe. Insomma far arrivare i soldi a chi ne ha più bisogno e fare ripartire i servizi alle famiglie. I sussulti e le grida di chi non condivide la linea ragionevole del pass sanitario per i dipendenti pubblici, il personale della scuola, della sanità e la posizione autorevole del Rappresentante delle Università per annientare con parole forti e chiare i manifesti dei  ridicoli dissidenti  accademici, accompagnati da una Confindustria granitica sulla tutela della salute  e sicurezza di tutti i lavoratori e per evitare chiusure, quando la ripresa sta dando timidissimi segni di risveglio, aiutano Draghi a tenere la barra del comando ferma. Lui governa i partiti (o pseudo tali ) rumoreggiano molestamente. Le priorità :pandemia,investire bene e subito le risorse europee con buonsenso e senza sprechi,organizzare gli appuntamenti economici e il G 20, tenere il timone del semestre bianco, dialogare con i grandi della terra sulle alleanze e per che cosa. Nonostante le bizze insopportabili di chi pensa solo ai voti elettorali,o chi ha la presunzione di dettare legge sulle modalità di lavoro come lo smart working che va sicuramente migliorato ma non abolito pensando  anche ad allargare lo sguardo anche ai lavoratori disabili  che ne possono usufruire  e ad una pa inclusiva che desidera più che mai essere al servizio dei cittadini sfoltendo quelle burocrazie barocche che la perseguitano. 

AL LAVORO E SUBITO nel Consiglio di indirizzo !!!

ALESSANDRA SERVIDORI 

Istituito il Consiglio d’indirizzo per l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica

Dal 24 settembre al servizio delle Istituzioni. Ancora una volta ed è una grande soddisfazione

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Bruno Tabacci, in forza della delega ricevuta dal presidente Mario Draghi in materia di coordinamento della politica economica e programmazione degli investimenti pubblici di interesse nazionale, ha provveduto con due distinti decreti già registrati a istituire un Consiglio d’indirizzo che avrà il compito, a titolo gratuito, di orientare, potenziare e rendere efficiente l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica presso il DIPE. Tale organismo sarà presieduto dallo stesso sottosegretario Tabacci con il coordinamento del capo del DIPE, professor Marco Leonardi.

Sono stati dunque nominati e ne fanno parte: Antonio Calabrò, Patrizia De Luise, Giuseppe De Rita, Elsa Fornero, Giuseppe Guzzetti, Alessandra Lanza, Mauro Magatti, Alessandro Palanza, Alessandro Pajno, Monica Parrella, Paola Profeta, Silvia Scozzese, Alessandra Servidori, Anna Maria Tarantola, Mauro Zampini.

 

Smart working ? Si ma con regole certe

  Alessandra Servidori                  https://formiche.net/2021/09/smart-working-si-ma-con-regole-certe/
 

 Le valutazioni politiche sull’opportunità o meno per lavoratrici, lavoratori e studenti  di operare a distanza, meritano al di là delle definizioni, lavoro da remoto, smart working, dad  dal  marzo 2020,una proposta concreta  per agire  innanzi tutto se l’emergenza persiste o no e come attrezzarci per il futuro molto prossimo. Sicuramente  l’impatto di Covid-19 è stato massacrante per chiunque doveva svolgere una attività in presenza,ma per i giovani decisamente di più stando ai resoconti di ciò che si calcola in quanto a perdita di acquisizione e rendimento di conoscenze e di solitudine e di comprensione di quanto la comunità scolastica e formativa serve per la propria crescita sociale e di gruppo,  e soprattutto con quel disastroso effetto collaterale soprattutto  per gli adolescenti che hanno ripiegato ancora di più sulla comunicazione on line perdendo il rapporto diretto con amici e amori. E certamente le madri ed i padri hanno avuto più difficoltà nella gestione dei figli, spesso in didattica a distanza per seguirli, accudirli soprattutto i più piccoli che richiedono  un’attenzione che precedentemente era minore. Penso che tutti noi abbiamo affrontato questa “malattia”  oltre tutto senza certezze  di come uscirne e in situazioni di grande sofferenza sia fisica che psicologica. In questa situazione non ancora finita si torna a parlare di lavoro a distanza a volte con tribolazione a volte come opportunità soprattutto se legata al tempo di vita e all’organizzazione della vita lavorativa e familiare,contemporaneamente con una capacità organizzativa veramente manageriale che non avevamo e non abbiamo “ordinato, sistemato” perché non abituati né attrezzati. E dunque cambiando tutto in una nuova dimensione : tempo alla dimensione operativa e sociale della comunità lavorativa, tempo per i figli piccoli adolescenti,tempo per i nostri anziani per i nostri disabili,tempo (poco ) per vivere. Tutto insieme senza soluzione di continuità e con incalzante quotidianità che impediva qualsiasi programmazione . Ebbene sì caos, sentimenti di inadeguatezza, ruoli sovrapposti,panico continuato. E allora ora o mai più assestare la materia contrattualmente come dice la legge si può e si deve fare.  E si poteva fare da quando abbiamo capito che il Covid rimane e vive con noi .Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working, le persone che hanno lavorato da remoto nel 2020 sono stati 6,58 milioni: ossia, un terzo dei lavoratori dipendenti italiani (nel 2019 erano stati poco più di 570 mila). Con il decreto Covid numero 15 del 23 luglio 2021 il governo ha prorogato, con effetto reatroattivo dal 1° luglio, lo smart working per tutti quei dipendenti pubblici e privati che presentano particolari patologie e dunque i lavoratori fragili e ancora successivamente fino al 31 ottobre 2021.Non c’è dubbio che bisognerà prorogarlo a perché per i lavoratori disabili è una grande opportunità sapendo oltre tutto la difficoltà reale di essere inseriti, nonostante la normativa lo preveda, sui luoghi di lavoro. Il Parlamento ha approvato degli emendamenti al decreto Sostegni: tra questi, la proroga per tutto il 2021 dell’aumento a 516,46 euro destinati ai cosiddetti “ fringe benefits ovvero il un bonus smart working, che permette ai datori di cedere ai dipendenti una cifra da spendere in beni e servizi per allestire l’ufficio in casa e lavorare da remoto. Il Bonus smart working può essere usato per acquistare sedie ergonomiche, scrivanie, prodotti di illuminazione specifici per lavorare in modo adeguato (in termini di salute e sicurezza) anche da casa. Bisogna allora per il lavoro pubblico , ma non solo e lo sta facendo Aran avviare   la contrattazione sindacale peraltro già prevista dalla legge LAVORO AUTONOMO E SMART WORKING  Legge 22 maggio 2017, n. 81: Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato. Se poi il datore di lavoro è lo Stato ancora più necessario dare corpo a modelli non improvvisati come quelli che si sono adottati disinvoltamente fino ad ora. La legge del 2017 prevedeva la sperimentazione ora è stata fatta (malamente) ed è tempo di passare  a regolare il lavoro agile. Ciò significa dare un profilo giuridico all’accordo sindacale previsto e non continuare a dire che è una modalità di lavoro perché è una tipologia di lavoro; significa prevedere il turno over a rotazione dei dipendenti pubblici privati, dotarli di computer e accesso internet,prevedere l’orario di lavoro in connessione e anche il diritto alla disconnessione e imparare subito a misurare gli obiettivi e le performance di produttività assolutamente misurabili anche da remoto .C’è poi una questione ormai non discutibile : pensare  che genitori che lavorano in smart working – ma siamo solo noi in Italia a chiamarlo così, negli altri paesi si parla di remote working, home working, distance working perché di smart, intelligente,  non abbiano bisogno di congedi parentali quando le scuole sono chiuse significa non riconoscere lo stato reale delle cose, né il valore del lavoro che, nonostante tutto, è stato fatto da casa in questi mesi.Significa non considerare lo smart working come un lavoro a tutti gli effetti, incompatibile con un contemporaneo carico di cura a tempo pieno come lo è una qualsiasi prestazione svolta in esterno.Significa, ancora una volta, non riconoscere che il lavoro di cura richiede energie, tempo, dedizione e che non può essere svolto in contemporanea con un altro lavoro, considerato prioritario solo perché retribuito. Padri e madri vogliono ovviamente lavorare, preferibilmente a tempo pieno, solo che non possono farlo nello stesso tempo in cui si prendono cura dei propri figli.E la fatica di questo periodo passato in “smart” ricade su padri e madri in misura direttamente proporzionale al numero e inversamente proporzionale all’età dei figli all’interno del nucleo familiare. Vero è che quanto più la famiglia è impostata secondo ruoli tradizionali e stereotipati tanto più sono le madri a essere in prima linea nella cura dei figli, nella gestione della casa e nella responsabilità dei loro successi o insuccessi scolastici. Donne che sono sempre più madri a tempo pieno, responsabili della casa a tempo pieno, maestre di sostegno a tempo pieno e lavoratrici a tempo pieno. E’  quindi necessario, oltre che urgente, rafforzare le cd infrastrutture sociali e rendere i servizi di cura di qualità accessibili a tutti, ragionando su come si possa garantire sicurezza sanitaria e fruibilità del servizio anche quando la prevenzione richiede la chiusura delle scuole. Ma occorre anche promuovere i congedi parentali affinché siano utilizzati, da donne e da uomini, e considerati come un investimento sociale. I congedi sono fondamentali per tenere in vita quella stessa società che da un lato insiste nel lamentarsi per i bassi tassi di fecondità e dall’altro dimentica troppo spesso che per crescere un figlio ci vuole una comunità , risorse, attenzioni ed energie di tutti, non solo delle madri. I congedi Covid emergenziali vanno quindi potenziati non soltanto rendendoli accessibili anche per chi lavora in modalità agile ma estendendo la retribuzione collegata all’attivazione del congedo, per evitare che all’interno delle famiglie si arrivi alla scontata conclusione che si può rinunciare al 50% dello stipendio di importo inferiore (che nella stragrande maggioranza dei casi è quello delle donne) e che siano solo le madri ad utilizzarli. La Ministra Bonetti ha promesso di sviluppare trasversalmente gli aiuti per l’occupazione femminile e i servizi con le risorse del PNRR e del Family act.Stiamo aspettando.E vigileremo.

ILO :4 miliardi di persone al mondo senza protezione sociale

ALESSANDRA SERVIDORI      ILO

      https://www.ildiariodellavoro.it/ilo-4-miliardi-di-persone-nel-mondo-senza-protezione-sociale-nonostante-il-covid/

                    A GINEVRA l’1 e 2 Settembre si è analizzato  Il  Rapporto mondiale sulla protezione sociale 2020-22 di ILO. www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---dgreports/dcomm/publ/documents/publication/wcms_817572.Nonostante l'espansione mondiale senza precedenti della protezione sociale durante la crisi COVID-19, oltre 4 miliardi di persone in tutto il mondo rimangono completamente non protette, afferma un nuovo rapporto dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO).Il Rapporto rileva che la risposta alla pandemia è stata disomogenea e insufficiente, approfondendo il divario tra paesi con livelli di reddito alti e bassi e non riuscendo a permettersi la protezione sociale tanto necessaria che tutti gli esseri umani meritano. La protezione sociale comprende l'accesso all'assistenza sanitaria e la sicurezza del reddito, in particolare in relazione alla vecchiaia, alla disoccupazione, alla malattia, alla disabilità, all'infortunio sul lavoro, alla maternità o alla perdita di un reddito principale, nonché per le famiglie con figli. E  siamo chiamati a condividere ed essere consapevoli dell’affermazione del Direttore Generale ILO  Guy Ryder secondo cui dobbiamo riconoscere che una protezione sociale efficace e completa non è solo essenziale per la giustizia sociale e il lavoro dignitoso, ma anche per creare un futuro sostenibile e resiliente. IL prezioso Rapporto fornisce una panoramica globale dei recenti sviluppi nei sistemi di protezione sociale, compresi i piani di protezione sociale, e copre l'impatto della pandemia di Covid-19. La relazione individua le lacune in materia di protezione e formula raccomandazioni politiche fondamentali, anche in relazione agli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Attualmente, solo il 47% della popolazione mondiale è effettivamente coperto da almeno una prestazione di protezione sociale, mentre 4,1 miliardi di persone (53%) non ottengono alcuna sicurezza di reddito dal loro sistema nazionale di protezione sociale. Vi sono notevoli disuguaglianze regionali nella protezione sociale. L'Europa e l'Asia centrale hanno i più alti tassi di copertura, con l'84% delle persone coperte da almeno un beneficio. Anche le Americhe sono al di sopra della media globale, con il 64,3%. L'Asia e il Pacifico (44 per cento), gli Stati arabi (40 per cento) e l'Africa (17,4 per cento) hanno segnato lacune di copertura. In tutto il mondo, la stragrande maggioranza dei bambini non ha ancora una copertura di protezione sociale efficace: solo un bambino su quattro (26,4%) riceve un'indennità di protezione sociale. Solo il 45% delle donne con neonati in tutto il mondo riceve un sussidio di maternità in denaro. Solo una persona su tre con gravi disabilità (33,5%) in tutto il mondo riceve un'indennità di invalidità. La copertura delle indennità di disoccupazione è ancora più bassa; solo il 18,6% dei lavoratori disoccupati in tutto il mondo è effettivamente coperto. E mentre il 77,5% delle persone al di sopra dell'età pensionabile riceve una qualche forma di pensione di vecchiaia, permangono grandi disparità tra le regioni, tra aree rurali e urbane e tra donne e uomini. Anche la spesa pubblica per la protezione sociale varia in modo significativo.In media, i paesi spendono il 12,8% del loro prodotto interno lordo (PIL) per la protezione sociale (esclusa la salute), tuttavia i paesi ad alto reddito spendono il 16,4% e i paesi a basso reddito solo l'1,1% del loro PIL per la protezione sociale.Il rapporto afferma che il deficit di finanziamento (la spesa aggiuntiva necessaria per garantire almeno una protezione sociale minima per tutti) è aumentato di circa il 30% dall'inizio della crisi COVID-19.Per garantire almeno la copertura di protezione sociale di base, i paesi a basso reddito dovrebbero investire altri 77,9 miliardi di dollari all'anno, i paesi a reddito medio-basso altri 362,9 miliardi di dollari all'anno e i paesi a reddito medio-alto altri 750,8 miliardi di dollari all'anno.Ciò equivale rispettivamente al 15,9, 5,1 e 3,1% del loro PIL. C'è un'enorme spinta per i paesi a passare al consolidamento fiscale, dopo la massiccia spesa pubblica delle loro misure di risposta alla crisi, ma sarebbe seriamente dannoso tagliare la protezione sociale; sono necessari investimenti qui e ora, secondo  Shahra Razavi, Direttore del Dipartimento per la Protezione Sociale dell'ILO."La protezione sociale è uno strumento importante che può creare benefici sociali ed economici di ampio respiro per i paesi a tutti i livelli di sviluppo. Può sostenere una migliore sanità e istruzione, una maggiore uguaglianza, sistemi economici più sostenibili, una migliore gestione della migrazione e il rispetto dei diritti fondamentali.” Costruire i sistemi in grado di fornire questi risultati positivi richiederà un mix di fonti di finanziamento e una maggiore solidarietà internazionale, in particolare con il sostegno ai paesi più poveri. Ma i benefici del successo andranno oltre i confini nazionali a beneficio di tutti noi. Misure specifiche volte a promuovere la protezione sociale universale sono state evidenziate nell’invito globale all’azione per una ripresa incentrata sull’uomo dalla pandemia. L'invito all'azione,che delinea un'agenda globale per la ripresa, è stato approvato all'unanimità nel giugno 2021 dagli Stati membri dell'ILO, che rappresentano governi, organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro. Creare una ripresa inclusiva, sostenibile e resiliente deve diventare una priorità assoluta per le politiche pubbliche. Questa risoluzione fornisce una via chiara e completa che consentirà ai paesi di convertire l'aspirazione morale e politica di non lasciare indietro nessuno in azioni concrete. L'efficacia e la resilienza della ripresa da COVID dipenderà fortemente da quanto sia ampio e socialmente inclusivo. Se non affrontiamo specificamente le disuguaglianze che si sono aggravate durante questa crisi, c'è il rischio molto reale che le conseguenze economiche e sociali causino cicatrici a lungo termine, in particolare per i gruppi colpiti in modo sproporzionato come i giovani e le donne, e le piccole e microimprese che forniscono la maggior parte dell'occupazione mondiale

 

In diretta su www.generedonna.it PNRR e salute

Il PNRR e la Missione Salute       www-generedonn.it 

Il PNRR e la Missione Salute. Negli ultimi mesi abbiamo sentito più volte citare la sigla PNRR, che significa Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Abbiamo cercato qualche informazione in più e approfondito gli aspetti inerenti la salute, insieme alla Prof.ssa Alessandra Servidori.

PNRR: Missione Salute

Come indica l’Agenzia per la Coesione Territoriale, il PNRR è lo strumento che traccia gli obiettivi, le riforme e gli investimenti che l’Italia intende realizzare grazie all’utilizzo dei fondi europei Next Generation EU, per attenuare l’impatto economico e sociale della pandemia da Coronavirus e rendere l’Italia un Paese più equo, verde e inclusivo, con un’economia più competitiva, dinamica e innovativa. Il Piano si articola in 6 Missioni, che rappresentano le aree tematiche strutturali di intervento. Una di queste è la Missione Salute, per la quale sono stati stanziati complessivamente oltre 19 miliardi.

Le Case della Comunità

Sulla salute delle donne, per quanto riguarda il Progetto Casa della Comunità e presa in carico delle persone, il PNRR comporta che le Regioni effettuino una ricognizione delle analoghe strutture esistenti sul territorio. Inoltre, precisa che le Case della Comunità rappresentano l’evoluzione delle Case della Salute, laddove presenti. Dal punto di vista dell’articolazione territoriale, prevede che si faccia riferimento al distretto socio-sanitario o sanitario (con una popolazione pari a circa 100 mila abitanti), e non al criterio legato rigidamente al numero di abitanti. Questo, infatti, finirebbe per penalizzare determinati territori (ad esempio territori montani o aree interne o a bassa densità abitativa) dove i punti maternità hanno cominciato a scarseggiare. Presso ogni Casa della Comunità dovrà essere assicurata la presenza di determinati servizi, quali i servizi per la promozione e la prevenzione, il sistema delle cure primarie, il servizio sociale, alcune attività diagnostiche e ambulatoriali, nonché presìdi sanitari. Il progetto, anche attraverso il modello del budget di salute, valorizza le reti sociali come componente sistemica dei servizi alla salute, per generare un welfare di comunità fondamentale per tutte le patologie importanti.

La medicina territoriale e i team multidisciplinari

Nell’ambito della medicina territoriale, è fondamentale ripensare il ruolo dei medici di medicina generale, anche attraverso il loro percorso formativo, insieme a quello dei pediatri di libera scelta, dei ginecologi e geriatri. Avviando un percorso di lavoro interprofessionale, partendo dal principio della plurifattorialità della salute e, quindi, della necessaria multidisciplinarietà nell’azione quotidiana. Ciò significa favorire la medicina di iniziativa e l’offerta di servizi diagnostici in sede o a domicilio, il lavoro in team multidisciplinari – come nei modelli delle UCCP le AFT – con l’apporto di competenze specialistiche, anche con strumenti di teleassistenza.

La Casa della Salute, quindi, come primo luogo di cura. Inoltre, si precisa che il rafforzamento dell’assistenza domiciliare (ADI) si realizza anche attraverso le prestazioni professionali del personale sanitario e socio-sanitario nei confronti dei pazienti. Questo, oltre che mediante il potenziamento dei supporti tecnologici e digitali. In tal senso, si valuta prioritaria la promozione del coordinamento e l’unificazione delle prestazioni e dell’erogazione dei presìdi e di standard operativi per tutto il territorio nazionale.

Il Care Multidimensionale

Inoltre, si rileva come l’ADI fornisca in prevalenza prestazioni medico-infermieristiche per rispondere a singole patologie senza tuttavia prevedere un progetto per il futuro dell’assistenza alle persone non autosufficienti, anziane e non. Al riguardo, si rileva la necessità di una riforma che assuma il paradigma proprio della non autosufficienza. Si tratta del «care multidimensionale», definito sulla base di criteri nazionali e rispettoso dell’autonomia degli enti locali. Occorre integrare gli interventi di natura sanitaria e assistenziale, riconoscendo l’esigenza delle reti informali di supporto e prevedendo azioni di affiancamento e sostegno dedicate a caregivers familiari e badanti.

Per raggiungere tali obiettivi in maniera omogenea sul territorio nazionale, si reputa necessario:

  • Un intervento che garantisca la disponibilità di personale. In special modo, nelle regioni sottoposte a piani di rientro e progettualità specifiche dedicate al potenziamento dell’ADI per persone con bisogni di salute complessi. Ad esempio, quelli legati a malattie rare o patologie croniche gravi;
  • Dare piena applicazione alla legge n. 38 del 2010 sulle cure palliative e la terapia del dolore;
  • Bisogna specificare, nella parte relativa alla riforma degli IRCCS,  che occorre riequilibrarne la distribuzione geografica nel Paese e favorire l’istituzione di un numero maggiore di IRCCS con personalità giuridica di diritto pubblico;
  • Rafforzare il sistema di prevenzione, con un focus specifico sulla prevenzione secondaria e terziaria. Con particolare riferimento alla prevenzione secondaria, rafforzare lo screening neonatale esteso (SNE).

Gli interventi prioritari

Nell’ambito delle riforme da realizzare in relazione al progetto «Servizi socio assistenziali, disabilità e marginalità» –  interventi prioritari:

  • Riformare e semplificare il sistema di valutazione della condizione di disabilità, incentrandola sulla persona e sull’interazione con fattori ambientali e sociali;
  • Recepire la Direttiva UE 2019/88 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019 (Accessibility Act) sui requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi;
  • Intraprendere un percorso verso il codice unico della disabilità, dando priorità alle cinque linee d’azione individuate dall’Osservatorio per le persone con disabilità;
  • Definire i livelli essenziali delle prestazioni sociali;
  • Realizzare una riforma volta a promuovere l’adozione di una misura universale a sostegno delle persone con disabilità non autosufficienti;
  • Prevedere, nell’intervento relativo ai servizi sociali dedicati alle persone con disabilità, la definizione dei progetti personalizzati, l’integrazione con quanto previsto dalla legge n. 112 del 2016 sul Dopo di noi;  
  • Sollecitare la rapida adozione da parte di tutti i Comuni italiani, secondo criteri omogenei su tutto il territorio nazionale, dei Piani di eliminazione delle barriere architettoniche di cui all’articolo 32, comma 21, della legge n. 41 del 1986;
  • Implementare, nell’ambito delle politiche a sostegno della famiglia, la rete dei Consultori familiari per rafforzare l’assistenza, anche psicologica, così come prevista nei LEA, la tutela e diritti della donna, la tutela della salute riproduttiva e sessuale, il sostegno della procreazione libera e consapevole nonché l’educazione alla genitorialità responsabile, avendo riguardo anche alle esigenze specifiche delle donne con disabilità.

 

ESN : noi partners TutteperItalia per uno sviluppo di politiche sociali e di assistenza

 https://www.ildiariodellavoro.it/per-uno-sviluppo-di-politiche-sociali-efficaci-e-di-pratiche-di-assistenza-sociale/

                    ALESSANDRA SERVIDORI    QUI EUROPA     1 settembre 2021 

                          TUTTEPER ITALIA L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE E’ PARTNERS DI ESN RETE  EUROPEA e l'ultimo rapporto di ESN  (agosto 2021) raccoglie l'analisi condotta dai membri di ESN che hanno accettato di rivedere i piani nazionali di ripresa e resilienza (NRRP) presentati dai loro governi nazionali. La relazione riguarda 19 Stati membri dell'UE e illustra un'analisi del coinvolgimento dei servizi sociali pubblici nello sviluppo dei RRRP e il contenuto dei piani relativi agli investimenti previsti nel settore dei servizi sociali.  L'European Social Network (ESN) è la rete indipendente per i servizi sociali pubblici locali in Europa.Noi come Associazione forniamo una visione di integrazione tra servizi pubblici e privati italiani offrendo così alle organizzazioni che pianificano, erogano, finanziano, gestiscono, ricercano e regolano i servizi sociali pubblici locali, inclusi sanità, assistenza sociale, occupazione, istruzione e alloggio, una visione sussidiaria. Sosteniamo lo sviluppo di politiche sociali efficaci e pratiche di assistenza sociale attraverso lo scambio di conoscenze e competenze.  I servizi sociali sono responsabili di fornire supporto alle persone che ne hanno bisogno per migliorare il proprio benessere e superare situazioni di vita difficili in modo che possano essere il più autonomi possibile. I servizi sociali sono anche una fonte significativa di occupazione con una stima del 4,7% della forza lavoro totale dell'UE e 10,9 milioni di professionisti1 . I servizi sociali possono includere il sostegno alle famiglie, ai senzatetto, agli adulti con disabilità, ai bambini a rischio di abbandono o danno, ai migranti e agli anziani. I servizi sociali pubblici in Europa di solito operano all'interno degli enti locali o regionali dove pianificano, regolano, gestiscono, finanziano e forniscono una gamma di servizi diversi. Nonostante il loro ruolo chiave nell'attuazione, spesso non è richiesto loro di essere coinvolti nelle politiche europee e nei processi decisionali che li riguardano. Dal 2014, ESN ha cercato di colmare questa lacuna attraverso il suo gruppo di riferimento sul semestre europeo . Nel 2021, la Commissione europea non ha tenuto il ciclo del semestre europeo di coordinamento delle politiche con gli Stati membri in modo che le autorità nazionali potessero concentrarsi invece sulla presentazione dei loro piani nazionali di ripresa e resilienza per accedere ai finanziamenti per le riforme essenziali all'indomani del Covid-19.Comunque ESN ha seguito questo processo, valutando i NRRP presentati in modo da indagare su come prevedono i finanziamenti per le riforme dei servizi sociali. A tal fine è stato avviato il gruppo di lavoro sui finanziamenti dell'UE per i servizi sociali poiché è dal 2010 , il semestre europeo è il ciclo attraverso il quale la Commissione europea coordina le politiche macroeconomiche e sociali degli Stati membri. Dunque il semestre segue un ciclo annuale: • L'analisi annuale della crescita, ora denominata Annuale Strategia per la crescita sostenibile (ASGS), viene solitamente pubblicata a novembre e stabilisce le priorità economiche e sociali generali per l'UE per l'anno successivo. • In inverno, per ogni Stato membro vengono emessi rapporti individuali per paese per fornire un'analisi approfondita dello stato di avanzamento sociale ed economico. • I programmi nazionali di riforma ei programmi di stabilità/convergenza sono presentati dagli Stati membri in primavera per delineare le politiche specifiche che ciascun paese attuerà per affrontare le priorità economiche e sociali sollevate dalla Commissione nella valutazione di ciascun paese. A giugno vengono emesse raccomandazioni specifiche per paese (RSP) per fornire orientamenti politici su misura a ciascuno Stato membro. NOI comunque come Gruppo di lavoro ESN sul semestre europeo e come ogni anno ha seguito lo sviluppo del semestre europeo compilando un questionario su misura preparato dal Segretariato ESN. Il risultato di questa analisi è stata la pubblicazione di un rapporto annuale che illustra la situazione sociale secondo i servizi sociali pubblici negli Stati membri, con raccomandazioni per il prossimo ciclo del semestre europeo. Istituito nel 2014, l'obiettivo del Gruppo è stato quello di condividere la consapevolezza dei problemi che i servizi sociali affrontano a livello locale, fornire raccomandazioni politiche alla Commissione europea su come affrontare questi problemi e aumentare il profilo dei servizi sociali nel processo decisionale europeo . La recente pubblicazione del Gruppo è stata la relazione sul semestre europeo 2020 “Investire nei servizi sociali, investire in Europa. Servizi sociali essenziali per la ripresa dell'Europa”, incentrato su tre importanti principi contenuti nel pilastro europeo dei diritti sociali che incidono sull'attuazione delle politiche sociali locali: assistenza all'infanzia e sostegno ai bambini; assistenza a lungo termine e alloggio e supporto per l'handicap.

                   Attraverso il meccanismo per il recupero e la resilienza (RRF), la CE metterà a disposizione 672,5 miliardi di EUR in prestiti e sovvenzioni per sostenere le riforme e in vestimenti assunti dagli Stati membri. L'obiettivo è mitigare l'impatto economico e sociale della pandemia di coronavirus e rendere le economie e le società europee più sostenibili, resilienti e meglio preparate alle sfide e alle opportunità della transizione verde e digitale. ESN ha sottolineato che queste due transizioni dovrebbero essere integrate da una equa e capillare proposta sociale, che sembra essere meno importante nonostante l'impatto sociale negativo che il Covid-19 ha avuto sulle comunità di tutta Europa.Per beneficiare dell'RRF, gli Stati membri hanno presentato i piani nazionali di ripresa e resilienza (PRNR) che definiscono un pacchetto coerente di riforme e progetti di investimento pubblico. Tutte queste riforme e investimenti dovrebbero essere attuati entro il 2026. I PNR vengono quindi valutati dalla Commissione europea per la loro compatibilità con le priorità della strategia di ripresa dell'UE. La RRF può essere un'opportunità di trasformazione per i servizi sociali pubblici che hanno il dovere statutario di promuovere l'inclusione sociale delle persone in situazioni difficili e vulnerabili. In un contesto di grave incertezza globale, il ruolo delle autorità pubbliche è stato visto sempre più come più affidabile degli interessi individuali e dei principi del libero mercato. Stando così le cose, le recenti decisioni politiche e di finanziamento europee rappresentano un'importante opportunità per mitigare l'impatto della pandemia. Tuttavia, le linee guida della CE per l'attuazione dei Fondi europei per la ripresa alle autorità nazionali non sono riuscite a riconoscere e a finanziare lo storico e prolungato sottoinvestimento nel sostegno sociale pubblico e nei servizi di assistenza sociale. È ambizione di ESN supportare i servizi sociali per beneficiare appieno del potenziale delle RRF per supportare le popolazioni più vulnerabili, contribuire alla crescita locale nelle nostre società e concentrarsi sulla trasformazione del modello di assistenza incentrato sulla comunità, garantendo la qualità  e sviluppo dinamico dei servizi sociali 

Basta politiche assistenziali : politiche attive e subito

 

https://www.startmag.it/economia/perche-urge-una-riforma-delle-politiche-attive/

                                              Alessandra Servidori

                    Sarà una sfida durissima che dobbiamo vincere.

                     Parliamo di politiche attive e ancora  di politiche attive per un futuro di sviluppo del mercato del lavoro nostrano

                       Abbiamo i giovani in cerca di occupazione, abbiamo i lavoratori  e lavoratrici licenziati e  abbiamo i cd licenziati intorno ai 55 anni, abbiamo i e le lavoratrici autonomi  e i parasubordinati. Per il trimestre che stiamo vivendo giugno /luglio/ agosto ,l’Osservatorio Excelsior di Unioncamere ci dice che le aziende  stanno cercando 560.000 dipendenti ma il 30% non li trovano. Le maggiori difficoltà si riscontrano nelle professionalità più alte: dirigenti, professioni con elevata specializzazione e tecnici (p.es medici, farmacisti, informatici) che hanno un indice di difficoltà di reperimento superiore al 43%, ma che rappresentano soltanto 92.000 unità rispetto a quelle ricercate. Male molto male per la fascia degli operai specializzati e conduttori di impianti e macchine, per i quali la difficoltà di reperimento è poco inferiore al 40%, ma per quantità decisamente superiori sono  173.000. i manovali, facchini, corrieri ,addetti alle pulizie in complesso ben quasi 200.000 potenziali lavoratori non si trovano e non per mancanza di formazione perché effettivamente non  si richiede nessuna specifica professionalità. Le risorse economiche per istruzione/formazione vanno messe in campo subito per adeguare le competenze soprattutto per tecnici informatici, estetisti,operai  elettomeccanici , trasportatori che comunque comportano dei percorsi pluriennali e bisogna intercettare i candidati cioè il fatidico incontro domanda e offerta. Abbiamo alcuni bacini di risorse da cui attingere sia subito con il FSE  che il Pnrr , : il programma Fondo nuove competenze, il programma Garanzia giovani, il Programma di Ricollocamento GOL, il  Fondo complementare,  i Fondi interprofessionali , devono permettere una rivoluzione sia per la essere governati e attivi sia i CPI, sia i navigator, sia la sussidiarietà effettiva tra essi e le agenzie per l’impiego, e cioè realizzare  (anche sulla base delle best practices  che abbiamo) la parità totale di accesso e funzioni tra operatori pubblici e privati accreditati. Significa il finanziamento all’offerta e non alla domanda (sistema della dote ) la libertà di scelta dell’operatore ma l’obbligatorietà di attivarla in tempi certi e la condizionalità per riavere l’assegno di ricollocazione  il tutto gestito preferibilmente da Anpal o da Inps ( però riassestato perché ora è in grande confusione) per un coordinamento effettivo e ordinato dell’erogazione del trattamento di disoccupazione, del finanziamento della Politica Attiva, dell’attuazione dell’eventuale provvedimento di condizionalità.I motivi della riforma immediata è sotto gli occhi di tutti : sia l’offerta di informazione che di formazione è obsoleta  per cui è necessario capacitare la domanda in modo che sia libera di scegliere le soluzioni migliori  anche perché molti disoccupati o inoccupati hanno bisogno di facilitatori veri e propri aiuti in carne ed ossa che li consiglino nell’impiego della stessa dote che si può ricevere  allo scopo di orientare la selezione del formatore alle esigenze del possibile nuovo datore di lavoro e dunque meglio  riqualificare il personale  che abbiamo ora evitando formalità a perdere   come “presa in carico” e “bilancio delle competenze”. Bisogna essere dinamici sul territorio dove sei in forza ,ovviamente preparati anche sul piano contrattuale e negoziale e promuovere soluzioni concertate con imprenditori o associazioni di impresa, rapporti inclusivi fondati sulla collaborazione tra scuole, università, imprese, fondi interprofessionali. Sappiamo bene inoltre che in tempi di pandemia con  l’esplosione della cig (anche se le stime indicato che sia stato usato solo il 40% delle ore autorizzate), con le incertezze dei mercati  ancora operante ,l’Avviso Comune del 30 giugno è sicuramente un passo avanti, anche se le parti sociali e dunque sindacati e associazioni datoriali dovranno veramente rimboccarsi le maniche soprattutto sulle intese che possono riguardare, appunto, non solo la rioccupazione per i possibili licenziamenti ma soprattutto per raggiungere intese a livello di prossimità per la regolazione di specifiche materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione, con riferimento a : a) impianti audiovisivi e introduzione di nuove tecnologie; b) mansioni del lavoratore, classificazione e inquadramento del personale; c) contratti a termine, contratti a orario ridotto, modulato o flessibile, regime della solidarietà negli appalti e casi di ricorso alla somministrazione di lavoro; d) disciplina dell’orario di lavoro; e) modalità di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite IVA, trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio, il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento.Lo strumento offre alle imprese la possibilità di derogare entro certi limiti alle disposizioni di legge e di contratto collettivo per adeguarle alle condizioni e alle esigenze di organizzazione del lavoro di ciascuna azienda, fermo restando il rispetto della Costituzione, della normativa comunitaria e delle Convenzioni internazionali.  Tutto ciò  riguarda la contrattazione di prossimità ex art. 8 D.L. 138/2011, convertito in L.148/2011 . Uno strumento da usare bene e subito anche perché le imprese hanno vere e propri sostegni di decontribuzione e il Cnel  e il Ministero del lavoro hanno raccolto gli accordi fatti e basta veramente volerli e saperli mette in campo.

 

Medicina di genere e lavoro : da oggi Genere donna per tutte noi

 ALESSANDRA SERVIDORI    

 Genere Donna: il sito è online, all’indirizzo www.generedonna.it 

 Care amiche e amici da oggi un nuovo impegno mi appassiona e mi dà l'opportunità di collaborare con amiche esperte di rango sui temi di cui mi interesso da mezzo secolo. ll progetto è creato, implementato e gestito da Media For Health S.r.l. su incarico delle associazioni di pazienti ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus), APIAFCO (Associazione Psoriasici ltaliani Amici della Fondazione Corazza) e APMARR (Associazione Persone con Malattie Reumatiche), con il contributo incondizionato di UCB Pharma S.p.A. come sponsor principale. Si compone di attività informative"al fine di accrescere nel pubblico generalista la conoscenza e la consapevolezza sulle tematiche inerenti la medicina di genere e le malattie reumatologiche e dermatologiche autoimmuni.

Nello specifico,  indico i link diretti ai contenuti sviluppati insieme e vi aspetto sul link per proseguire  in questo cammino:

- la pagina Donna e Lavoro https://www.generedonna.it/donna-e-lavoro/ 

- l’articolo sul T.U. 1666 https://www.generedonna.it/malattie-rare-notizie-dal-parlamento-2/ 

- l’articolo su previdenza https://www.generedonna.it/donna-e-lavoro-previdenza-fondi-bilaterali-lavoratrici-fragili/

Avviso Comune : una grande opportunità

Alessandra Servidori   https://www.ildiariodellavoro.it/breve-storia-del-licenziamento-collettivo-il-contesto-in-cui-si-colloca-lavviso-comune-del-29-giugno/

        Essenziale storia dell’impianto legislativo del licenziamento collettivo gettando lo sguardo oltre per rafforzare l’Avviso Comune

Il 29 giugno Governo, sindacati e imprese hanno firmato l'Avviso comune che impegna le aziende a utilizzare gli ammortizzatori sociali prima di procedere ai licenziamenti. Anche la Commissione Europea, nelle raccomandazioni indirizzate agli Stati dell’Unione in data 2 giugno, ha sottolineato come il divieto dei licenziamenti si presenti “controproducente in quanto ostacola il necessario adeguamento della forza lavoro a livello aziendale”.  Per avere un ordine di numeri del problema ricordiamo che secondo, una analisi compiuta dal UpB (Ufficio Parlamentare di Bilancio) contenuta nella “Memoria sul DDL AS 2144 di conversione del DL 22 marzo 2021, n. 41 (decreto Sostegni)” dell’8 aprile 2021, sarebbero  100.000 i lavoratori a rischio, soprattutto quelli che hanno subito uno stop dell’attività lavorativa per almeno 6 mesi indipendentemente dal settore. L’analisi dell’UpB sottolinea che “Più in generale, il saldo tra le cessazioni di posizioni di lavoro subordinato per tutte le causali (non solo la motivazione economica) e le corrispondenti attivazioni è stato negativo per oltre 241.000 soggetti nel 2020, mentre era stato positivo per oltre 180.000 nel 2019”.All'avviso comune  italiano è stato associata anche l'istituzione di un tavolo di monitoraggio a Palazzo Chigi per governare e seguire eventuali emergenze sociali in vista del superamento del blocco dei licenziamenti  scaduto il 30 giugno, e la proroga  riguarda solo i settori del tessile, le scarpe e moda. L’impegno delle parti sociali a sostenere l’utilizzo degli ammortizzatori sociali prevede in alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro una ricerca congiunta  ad una pronta e rapida conclusione della riforma degli ammortizzatori sociali, l’avvio delle politiche attive e dei processi di formazione permanente e continua. La norma contenuta nel decreto Sostegni (D.L. n. 41/2021)ha fissato la fine del blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo al 1° luglio per quelle aziende che rientrano nel campo di applicazione della CIGO ed al 1° novembre per i datori di lavoro che utilizzano l’assegno ordinario del FIS, dei Fondi bilaterali alternativi, il trattamento della Cassa in deroga, e quello della CISOA, la Cassa integrazione degli operai agricoli a tempo indeterminato. Ricordiamo che nell’impianto legislativo il licenziamento collettivo si articola in un complesso istituto che contempera due fattispecie, quella del licenziamento collettivo per messa in mobilità e quella del licenziamento collettivo per riduzione del personale, rispettivamente disciplinate dagli artt. 4 e 24 della Legge n. 223/1991. Il legislatore, in seguito  perseguendo  sempre l'obiettivo di ottemperare agli obblighi comunitari, ha cercato di riformare totalmente il sistema della gestione delle eccedenze di manodopera attraverso il duplice strumento della Cassa integrazione guadagni – oggi trattamento di integrazione salariale dopo l’intervento del D.Lgs. n. 148/2015 – volto a porre rimedio alle situazioni temporanee di crisi occupazionale di impresa, e del licenziamento collettivo, che ha quale suo presupposto il passaggio dalla temporaneità della situazione di emergenza alla sua endemicità.Successivamente  la normativa ha subito nel tempo diverse modifiche, molto spesso spinte dai moniti comunitari, che hanno inciso in particolare sull’ambito di applicazione, ampliandolo, e sull’apparato sanzionatorio. Con il D.Lgs. n. 110/2004, in seguito alla sentenza di condanna della Corte di giustizia numero C-32/02, novellando l'articolo 24 Legge n. 223/1991 con l’introduzione dei commi 1-bis, 1-ter e 1-quater, la disciplina dei licenziamenti collettivi per riduzione del personale è stata estesa anche ai privati datori di lavoro non imprenditori che occupino più di 15 dipendenti, incluse le c.d. organizzazioni di tendenza. La riforma del 2012 (c.d. Legge Fornero) ha, in seguito, introdotto una serie di modifiche alla procedura di mobilità, volte a dare soluzioni ai problemi applicativi sorti nella prassi ovvero a risolvere accesi contrasti giurisprudenziali generati dalle questioni di parola, ed ha inciso in maniera rilevante sul sistema sanzionatorio, optando per la eliminazione della tutela reintegratoria in caso di violazioni della procedura e mantenendo detta tutela esclusivamente nei casi in cui il licenziamento collettivo sia intimato in assenza di forma scritta ovvero in violazione dei criteri di scelta.  alla sentenza di condanna della Corte di Giustizia C-596/12, è stata estesa la applicabilità della legge sui licenziamenti collettivi alla categoria dei dirigenti, a lungo esclusi dall' applicazione della detta disciplina proprio perché qualificati soggetti contrattualmente forti rispetto agli altri lavoratori subordinati, bisognosi di minor tutela e comunque garantiti nei casi e con le modalità stabilite dalla contrattazione collettiva; al fine di ottemperare agli obblighi comunitari, la Legge n. 161/2014 ha introdotto il comma 1-quinques all’art. 24, che ha disposto l’applicabilità della disciplina sui licenziamenti collettivi anche ai dirigenti, con la previsione di una specifica disciplina applicabile al licenziamento collettivo che coinvolge la categoria. In continuità con la precedente riforma del 2012, da ultimo, il  dlgs 23 /2015 (c.d. Jobs Act), ha ancora innovato radicalmente l'intero sistema sanzionatorio in caso di licenziamento collettivo illegittimo o inefficace, in linea con quanto operato per i licenziamenti individuali per motivi economici, prevedendo, per i soli lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015, l'eliminazione della tutela reintegratoria per ogni genere di licenziamento economico illegittimo, sia esso individuale o collettivo, e la sua sostituzione con una tutela meramente indennitaria, oggetto di ulteriori modifiche ad opera del dl 87/2018 (c.d. Decreto Dignità) e della pronuncia della Corte Costituzionale n. 194 del 8 novembre 2018. Fino ad arrivare  al blocco dei  licenziamenti  introdotto inizialmente dall'articolo 41 del Dl 18/2020  e prevedeva il divieto per 60 giorni (dalla data  di pubblicazione del decreto,  17 marzo, e fino al 16 maggio 2020)  per tutti i datori di lavoro indipendentemente dal numero dei dipendenti,poi reiterato. L’avviso Comune sottoscritto “in zona cesarini”  ratifica una prassi già prevista e dunque è abbastanza normale che le aziende prima di licenziare concordino con i sindacati procedure alternative previste dalla legge (dalla Cig ai contratti di solidarietà; dai contratti di espansione agli scivoli verso il pensionamento).  E comunque  al termine della procedura poi prevista i criteri da adottare per risolvere il rapporto di lavoro, rimangono sempre in ordine la tutela prioritaria di chi ha carichi di famiglia, l’anzianità di servizio, le esigenze tecnico-produttive ed organizzative e nella loro applicazione dev’essere tenuto conto della categoria dei disabili, nel rispetto del limite numerico previsto per la quota di riserva, dell’impiego della manodopera femminile, che dev’essere superiore alla percentuale eventualmente collocata in mobilità, e delle lavoratrici madri che possono essere licenziate solo in caso di cessazione dell’attività aziendale. Le imprese, che dal 1° luglio hanno esigenze di adeguare gli organici e sono abilitate (alle condizioni date) ad avviare una procedura per il ricorso a licenziamenti per riduzione di personale sono obbligate a confrontarsi con le organizzazioni sindacali e le autorità pubbliche prima di procedere. Si aprono quindi spazi di negoziato con la messa in campo di strumenti che attutiscano o rimuovano gli effetti sociali dei provvedimenti, sul versante degli ammortizzatori sociali previsti dopo la cessazione del rapporto di lavoro (Naspi), sia su quello degli scivoli verso il pensionamento o della ricerca assistita (assegno di ricollocazione e riqualificazione professionale tramite i centri per l’impiego e le agenzie del lavoro in un sistema di sussidiarietà incardinato in una unica struttura .La parte assistenza, cioè gli ammortizzatori sociali,va affidata  all’Anpal ovviamente ammodernata e con un patto di ferro con le Regioni. Se non si ha un unico soggetto che eroga i sussidi e le politiche attive del lavoro, il meccanismo non funziona: andare al centro per l’impiego, e magari solo su chiamata,  e trovarci i navigator seduti su uno strapuntino fino a dicembre 2021 non serve. Va fatto un patto  con il lavoratore , e si remunera  il suo impegno come  organizzato  in Francia, in Germania, in Svezia, in tutti i paesi che hanno fatto forti investimenti sulle politiche attive. Le politiche attive per il lavoro devono avere un taglio nazionale, amministrato poi a livello regionale, ma con regole uguali in tutto il paese, perché occorre che tutti seguano uno standar unico e nazionale anche per agevolare il rapporto con il privato e rafforzare così i servizi per il lavoro perché o prima o dopo noi dobbiamo creare una rete di sicurezza per rioccupare le italiane e i gli italiani.

 

Pnrr passi indispensabili per un impegno concreto per le italiane

Alessandra Servidori  Passi indispensabili per un impegno concreto .   Diritti e parità di generehttps://formiche.net/2021/06/diritti-parita-genere-pnrr-impegno/

Un impegno concreto : nel PNRR nostrano dobbiamo  cercare di capire  gli impatti potenziali dei fondi Next Generation EU su uomini e donne; elaborare proposte e soluzioni e collaborare all’utilizzo delle risorse pragmaticamente. Abbiamo vissuto ( e ci siamo ancora dentro) una pandemia  non solo occupazionale ma anche sociale, economica e culturale che ha innescato processi di regressione generale del Paese a tutti i livelli: sul piano della competitività come su quello dei diritti e della parità. Ecco perché è stato e sarà fondamentale, nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ma non solo, individuare, finanziare e concretizzare quelle azioni strategiche e di sistema indispensabili per riequilibrare squilibri, divari, disuguaglianze che non danneggiano solo le donne ma inibiscono le potenzialità di sviluppo di tutta la società. Significa in questi tempi fare analisi e progetti degli impegni formali Ue in termini di uguaglianza di genere; approfondimenti disaggregati per genere sugli impatti economici e sociali della crisi derivante dalla pandemia ( che ha colpito moltissimo le donne); valutazione degli effetti potenziali degli strumenti del Next Generation EU non disgiunti da tutti gli altri fondi che abbiamo a disposizione dal FSE su uomini e donne; e dunque sviluppo di proposte,progetti, azioni concrete. E’ certamente importante una analisi  trasversale  del Piano dunque delle 6 aree principali delle missioni dove il mainstreaming di genere ha una dimensione effettiva : occupazione; investimenti in infrastrutture; lavoro di cura non retribuito; work-life balance; governance dei fondi; welfare di prossimità e  approccio duale all’uguaglianza di genere (Gender Mainstreaming e Gender Budgeting).Lo abbiamo detto e scritto che non è automatico  infatti  che si ha  un effetto sull’ occupazione investendo il 2% del Pil sulle attività di cura (a maggioranza femminile) rispetto al settore delle costruzioni, ovunque in Europa. I settori maggiormente colpiti dalla pandemia sono stati quello “educativo”, di “cura e tutela della salute”“alloggio e ristorazione”, “arte, cultura e intrattenimento”“servizi domestici” (con maggiore impatto sull’occupazione femminile), e  la destinazione dei fondi previsti si concentra  molto sui settori “tradizionali” delle costruzioni, dell’agricoltura, dell’energia, dei trasporti, dell’informazione e comunicazione  che sono settori a maggioranza maschile. L’ investimento sulla green economy (e sullo sviluppo di fonti energetiche alternative)  così come sulla digitalizzazione e le richieste di figure professionali STEM hanno evidentemente un processo evolutivo  ma che  se non concentrate  sull’aumento  di percorsi di formazione e reclutamento nonché facilitazioni per le giovani e le lavoratrici aumentano il gender gap già molto evidente. Ecco perché una serie di pilotaggi e coordinamento delle risorse  comporta l’impegno  ad utilizzare efficacemente i fondi a disposizione coadiuvati da riforme strutturali rispetto l’istruzione,la formazione, l’imprenditoria ,la riforma fiscale  e le agevolazioni alle aziende ,l’applicazione di innovativi sistemi di flessibilità contrattuale organizzativa e di espansione del sistema bilaterale per i congedi parentali; investimenti  nelle attività di cura anche domiciliari per non autosufficienti ( anni 0/90) certo anche per il loro potenziale moltiplicativo; investimenti in infrastrutture sociosanitarie che aiutano la vita delle donne, che però funzionano se nel frattempo si riorganizza anche la spesa corrente;  gestire la transizione verde e digitale in una prospettiva di genere  significa anche benessere lavorativo e sicurezza  nell’entrare e rimanere per le donne nel mercato del lavoro. Abbiamo la consapevolezza che scontiamo una difficoltà di valutazione delle politiche pubbliche in generale, e dunque non sarà diverso per la valutazione dell’impatto di genere. Secondo le linee guida della Commissione gli Stati membri devono riportare un report sistematico con i portatori di interessi nazionali, indicare il contributo previsto per l’uguaglianza di genere e spiegare come le misure contribuiranno alla parità di genere (gender assessment), insomma i risultati attesi e previsti. Nella programmazione del Pnrr è utile  uno strumento agile  per la valutazione ex ante, il monitoraggio in itinere e la valutazione ex post non solo del pnrr in generale ma ( come da indicazione della Ue) dell’impatto di genere degli atti legislativi e delle risorse impiegate: incardinato presso la Presidenza del Consiglio e dotato di tutte le necessarie competenze professionali e di adeguata dotazione finanziaria per garantire lo svolgimento efficace delle proprie funzioni, per supportare l’attività di disegno delle politiche, affinché ciascun progetto, anche al di fuori del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, indichi chiaramente l’impatto previsto su determinati indicatori quantitativi e qualitativi relativi anche alle differenze di genere. Un impegno, una sfida che deve vedere coinvolti tutti i soggetti, pubblici e privati, a livello nazionale e locale e per cui si rende necessario e strategico un coinvolgimento largo, diffuso, consapevole di tutte le cittadine e i cittadini sugli obiettivi già fissati dall’Agenda 2030 dell’Onu e ripresi nel Next Generation Eu come orizzonte comune e partecipato di crescita e benessere sostenibile, equo, innovativo, pienamente inclusivo.

PNRR : dalla Ue risorse per salvare i bambini e il loro futuro

Next-gen: i fondi ue di nuova generazione e la spinta a plasmare il futuro dei bambini

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 Alessandra Servidori       Componente ESN   Europe Service Network    27 Giugno 2021

La Commissione europea (CE) ha approvato i primi piani nazionali di ricostituzione presentati dagli Stati membri per accedere ai Fondi UE di prossima generazione,  e come  Social Network europeo (ESN) abbiamo guidato una prima valutazione dei piani con i servizi sociali pubblici locali e regionali per cercare il loro parere sulle riforme nazionali a sostegno della prossima generazione di bambini e giovani. La maggior parte dei governi nazionali ha presentato i propri piani per gli investimenti di recupero in aprile e maggio e la Commissione europea ha iniziato ad approvare la prima serie di piani a metà giugno, in linea con il termine di due mesi a seguito della ricezione dei piani. La presidente della CE Ursula von der Leyen si è recata  a Lisbona e Madrid per fornire personalmente la valutazione della Commissione sui piani nazionali di ripresa e resilienza (NRRP) per Portogallo e Spagna, i primi paesi a presentare i loro piani e successivamente in Italia. La von der Leyen ha sottolineato come "il piano contribuirà a costruire un futuro migliore per il popolo portoghese" mentre consegnava la valutazione del piano portoghese al primo ministro Costa.Tuttavia, uno sguardo più approfondito ai 23 piani finora presentati alla CE solleva una serie di interrogativi sul fatto che gli investimenti proposti possano fallire per i bambini e i giovani più vulnerabili e più colpiti dalla pandemia. La nostra valutazione iniziale degli NRRP suggerisce che, sebbene la maggior parte includa una qualche forma di sostegno per i bambini e le famiglie, vi sono grandi differenze tra i paesi.Ci sono state numerose e difficili sfide per i servizi sociali per bambini nella loro risposta al Covid-19. La nostra analisi dell'impatto che la pandemia ha avuto sui più vulnerabili rivela che molti bambini e giovani saranno colpiti in modo significativo, e per molto tempo, dai blocchi covid-19.I component di ESN  che lavorano negli enti locali e regionali hanno segnalato un costante aumento del numero di casi di protezione dei minori nel 2020 rispetto al 2019. Le ragioni principali evidenziate sono state gli effetti della pandemia sulla salute mentale dei bambini e dei giovani, l'aumento della prevalenza negli abusi domestici o nei bambini soggetti ad abusi e un calo del reddito familiare.Ciononostante, si fa riferimento a investimenti specifici nella protezione dei minori in soli tre NRRP - per Italia, Spagna e Portogallo - ma soprattutto con un'attenzione particolare alla costruzione di strutture residenziali per i bambini che potrebbero dover essere collocati al di fuori delle loro famiglie biologiche. Ciò solleva la seria preoccupazione di una nuova ondata di assistenza istituzionale piuttosto che di concentrarsi sul sostegno nelle nostre comunità.Gli investimenti nell'istruzione, tuttavia, sono presenti in quasi tutti i piani, sia attraverso il miglioramento delle opportunità educative, con particolare attenzione ad aiutare i bambini a recuperare il ritardo dopo la pandemia, sia attraverso investimenti in strutture per l'infanzia precoce, come evidenziato nei piani in Repubblica ceca, Grecia o Germania. In Germania, infatti, i fondi stanziati a tal fine ammontano fino al 36/%  di tutti i fondi per l'inclusione sociale.Tuttavia, diversi membri dell'ESN hanno indicato che i loro NRRP non dispongono di sostegno educativo per i bambini con deficit cognitivi o sensoriali, come avviene in Romania, o per i bambini con problemi di salute mentale, come in Lettonia. Analogamente, le organizzazioni locali hanno sottolineato che le proposte avanzate per la costruzione di strutture per l'infanzia precoce non elaborano piani per garantire che le nuove strutture ospitino i bambini con disabilità nella maggior parte dei paesi. Altre misure di sostegno incentrate sui bambini incorporate nei PRRP includono trasferimenti diretti in contanti alle famiglie con bambini, ad esempio in Germania, o l'espansione del sistema di sostegno psicologico per bambini e giovani, ad esempio in Finlandia. Un altro è garantire risposte mirate ai bambini appartenenti a minoranze etniche, come sottolinea il piano spagnolo. Tuttavia, va sottolineato che gli obiettivi orientati ai bambini in molti NRRP sono formulati in termini molto generali, quindi è estremamente difficile prevedere come si tradurranno in azioni concrete sul campo e quali investimenti effettivi saranno effettuati. Tuttavia, qualcosa di particolarmente assente da quasi tutti i PNP sono gli investimenti nei servizi di protezione dei minori. La violenza domestica era già alta prima della pandemia e i blocchi prolungati non hanno fatto altro che peggiorarla. Pertanto, la riforma dei sistemi di intervento precoce e di segnalazione e identificazione degli abusi insieme ai programmi di sostegno incentro sono fondamentali per garantire che il recupero non lasci indietro né i bambini né i giovani.

 

 

DDL ZAN Polemiche che chiariscono alcune verità

                  Alessandra Servidori    IL DDL ZAN ha comunque sortito un peccato veniale :  ha fatto litigare le italiane femministe e non , e però almeno ha chiarito alcuni punti oscuri a tutti del testo . Quasi come i finanziamenti alla cultura BIODINAMICA (grande idiozia esoterica)

https://www.startmag.it/mondo/ecco-come-il-ddl-zan-fa-discutere-le-femministe/

   La verità sul DDL ZAN è sotto gli occhi di tutti :   stiamo approfondendo con pareri diversi e assai discutibili il contenuto sicuramente confuso del DDL . In queste ore poi alcuni  hanno addirittura dato una interpretazione sconcertante alla Costituzione . Nadia Urbinati docente e opinionista ” Se le scuole cattoliche temono la legge Zan, rinuncino ai soldi pubblici”.  Dunque una concezione prezzolata della libertà di educazione. E’ come dire : se i giornali non sono d’accordo con tutti i decreti legge presentati dal governo, rinuncino al contributo statale. Un  discutibile e politicamente scorretto  criterio interpretativo delle libertà costituzionali e per fortuna che come ha ricordato Draghi , siamo in uno Stato laico. Ancora. Si sono i fin qui confrontati alacremente  da una parte un femminismo preoccupato che l’identità basata sul genere dichiarato si sostituisca all’identità basata sul sesso biologico, con la conseguenza di una “dissoluzione della realtà dei corpi femminili”, nonché di una nuova e paradossale forma di discriminazione e tacitamento delle donne e del femminismo che rivendicano l’importanza dell’impronta biologica sulla costruzione del soggetto. Dall’ altra parte un femminismo che nella legge Zan, e nella sequenza sesso-genere-orientamento sessuale-identità di genere, non vede nulla di problematico e addirittura  anzi  vede un passo avanti, il più inclusivo possibile, “verso la garanzia di uguali libertà per tutte e tutti”. Infine, un femminismo transfemminismo”, che accusa il femminismo critico verso la legge di voler affermare “il falso biologismo” di un’identità femminile anatomica contro le identità di genere e di escludere le persone transessuali e di essere alla fine “l’altra faccia della medaglia” dei movimenti no-gender di destra.  La prima posizione vede bene il rischio degli effetti collaterali della legge Zan,  con effettivamente  un certo biologismo;  la seconda si fida  troppo del linguaggio giuridico progressista tralasciandone gli effetti performativi sui movimenti; la terzaè viziata da un pregiudizio contro il femminismo della differenza, radicato più nell’accettazione passiva delle tassonomie del femminismo anglofono che nella conoscenza effettiva di quello italiano.Per non cadere nella trappola in cui invece tutte queste posizioni cadono chè è  quella di incoraggiare – essendone peraltro e al contempo un prodotto – la deriva verso la frammentazione identitaria già presente nella galassia femminista e lgbtq+, deriva  pericolosamente antipolitica, che ripercorre una strada già rivelatasi senza uscita nel femminismo americano e dalla quale l’originalità del femminismo italiano ci aveva a lungo preservate , Questa deriva consiste nel concepire il soggetto femminista come una somma algebrica – più o meno inclusiva o più o meno escludente – di identità sociali differenti, certificate non si sa come se non sulla base di astrazioni teoriche o giuridiche, piuttosto che come una costruzione politica basata su pratiche condivise. Prima fra tutte la pratica del partire da sé, pratica che di suo è aperta a chiunque perché volta a dare voce a chiunque sulla base di un desiderio di condivisione dell’esperienza e non di un’identità rivendicata o certificata; e che di suo è generatrice di relazioni, alleanze, coalizioni nonché conflitti, ma motivati da ciò che si fa, non da ciò che si è o si afferma di essere; da ciò che di inedito e imprevisto si mette al mondo, non dal bisogno di riconoscimento da parte del mondo com’è e delle sue leggi, buone o cattive che siano. Ma non può pretendere di imporre agli altri di riconoscere un’identità percepita e una riscrittura della Genesi. Come se il sesso fosse un optional e non un “marchio di fabbrica” della Natura.

EUROPA E GARANZIA PER L'INFANZIA

                       ALESSANDRA SERVIDORI https://www.ildiariodellavoro.it/leuropa-adotta-la-garanzia-per-linfanzia/ 

                    Bruxelles : il 14 Giugno adottata la Garanzia europea per l’infanzia. In Italia come  siamo messi e come muoversi (subito!)

                       Il gruppo di lavoro per l’infanzia e l’adolescenza italiano  composto da varie associazioni  ha cercato di individuare le risorse attualmente investite e a disposizione dell’Italia con non poche complicazioni essendo plasmate trasversalmente a vari livelli istituzionali . Noi sappiamo che con l’adozione della GARANZIA INFANZIA  l’Europa ha compiuto un passo importante verso la realizzazione dei diritti dei bambini nell’UE, ma sarà compito degli Stati membri, quindi anche dell’Italia, elaborare nei prossimi  mesi un piano per la sua implementazione al fine di garantire che la povertà minorile venga effettivamente prevenuta e contrastata. Un’occasione per mettere ordine e dare una cornice di riferimento organica agli investimenti e fondi stanziati in tale settore. L’allocazione di adeguate risorse all’infanzia e all’adolescenza ha infatti un’importanza enorme nel garantire a tutti i bambini, bambine e adolescenti l’effettiva attuazione dei diritti loro riconosciuti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC). Il Comitato ONU ha manifestato più volte la preoccupazione per il fatto che la CRC in Italia non sia applicata al massimo livello consentito dalle risorse disponibili, come prescritto dall’art.4 della CRC.  E ricostruire le linee di finanziamento destinate ai minori e identificare l’ammontare di tutte le risorse pubbliche spese per i minorenni non è agevole. Ma è fondamentale, ed è tanto più urgente in questo momento in cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) deve programmare l’investimento di oltre 200 miliardi per i prossimi 5 anni, e che contiene importanti voci e fondi correlati all’infanzia e all’adolescenza. Il quadro dei finanziamenti  a disposizione è stato rintracciato analizzando tre ambiti:

                      I fondi Europei destinati all’infanzia e all’adolescenza: a breve dovrebbero essere conclusi gli accordi di partenariato per la programmazione dei fondi europei per i prossimi sette anni 2021-2027 ed è quindi importante avere un quadro degli investimenti del precedente settennato. Se andiamo a sommare i vari fondi UE trasferiti sui territori per infanzia e adolescenza, otteniamo un quadro differenziato tra le Regioni italiane. La mappatura mette in evidenza una maggiore concentrazione di risorse europee nelle Regioni del Sud, e si evince chiaramente come le politiche dedicate ad infanzia e adolescenza basate sul trasferimento dei fondi, in assenza di una strategia organica, di una governance e di una capacità amministrativa adeguate, non siano state di per sé risolutive. Le ragioni di questo sono, probabilmente, da rintracciare in una programmazione frammentata e non sinergica con le politiche ordinarie, che si è concentrata per lo più a colmare il gap infrastrutturale nella dotazione di spazi, strumenti, sottovalutando la complessità e l’obiettivo di qualità insito e necessario in qualsiasi investimento per le persone di minore età e per il contrasto della povertà educativa.

                       La spesa sociale per l’infanzia e l’adolescenza: in cui si è cercato di tracciare un quadro delle principali risorse destinate ai servizi e agli interventi sociali per infanzia e adolescenza negli ultimi anni. La quantità e la qualità della spesa sociale è molto variabile nel nostro Paese non solo da una Regione all’altra ma anche da un Comune all’altro nella stessa Regione. Per bambini e adolescenti, in particolare, la ripartizione geografica ha condizionato e condiziona drasticamente il loro destino, soprattutto dalla crisi del 2008 in poi.In ambito di politiche sociali, le risorse proprie dei Comuni sono la principale voce di finanziamento (le risorse proprie dei Comuni hanno rappresentato in media il 60% della spesa totale, con punte del 77,4% in Lombardia), mentre il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, con una quota vincolata all’infanzia e all’adolescenza (il 40%, a partire dal 2018, salito al 50% dal 2020) è l’unica fonte soggetta ad un indirizzo di livello nazionale, che, nelle Regioni più avanzate dal punto di vista dell’offerta dei servizi sociali è spesso una quota esigua rispetto al totale dell’investimento sociale. Le disuguaglianze sono tutt’ora enormi se si guarda l’ammontare complessivo dei fondi e l’impatto che hanno sulla condizione dei minorenni rispetto all’offerta di Servizi.

                       Le risorse per il Sistema integrato ZeroSei, che ha ricevuto negli ultimi anni nuova attenzione politica ed è rientrato in maniera importante anche nel PNRR, ma le risorse finora disponibili, o stanziate all’interno di programmi diversi e gestiti da diverse centrali operative, sono inadeguate a raggiungere l’auspicato obiettivo di una presa in carico almeno del 33% dei bambini sotto i tre anni in tutti i territori regionali,. L’esperienza dei Piani nazionali (Piano straordinario 2007-2010, PAC Infanzia e lo stesso Piano nazionale ex D.lgs. 65/2017) mostra che gli interventi finalizzati a estendere la rete dei servizi educativi per l’infanzia nei territori che ne sono più sprovvisti incontrano due ordini di difficoltà da parte dell’Ente locale, gestore e responsabile per questi servizi. Il primo è risultato essere di natura finanziaria ed economica, soprattutto quando il sostegno è stato erogato a rimborso di spese sostenute e a causa dei vincoli stringenti sull’assunzione di personale posti all’amministrazione pubblica locale. La seconda difficoltà sta nelle procedure per acquisire e rendicontare il sostegno finanziario, che hanno assunto dimensioni paradossali nell’implementazione del PAC – Cura infanzia e che ora il Ministero Istruzione, nell’amministrare il Piano di azione zerosei, si propone di superare con modulistiche semplificate.Il Gruppo CRC ha  sicuramente compiuto un lavoro importante e stimola  l’avvio di una riflessione concreta tra le istituzioni competenti ad ogni livello di governo affinché assumano un impegno in tema di investimenti, monitoraggio e valutazione di impatto dei fondi pubblici sulle persone di minore età. L’esperienza e le opportunità mancate rendono quanto mai evidente l’urgenza di tale lavoro perché per programmare e attuare le politiche per l’infanzia, le politiche educative, gli interventi di sostegno e il welfare dedicato ai bambini e agli adolescenti serve una visione e una programmazione organica, un allineamento tra molteplici centri di competenza, e una vera concreta un’integrazione tra livelli amministrativi. Il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha individuato quattro principi generali, trasversali a tutti i diritti espressi dalla Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Rights of the Child – CRC) utili anche al fine di fornire un orientamento ai Governi per la sua attuazione:principio di non discriminazione (art. 2 CRC) che stabilisce che tutti i diritti sanciti dalla CRC si applicano a tutti i bambini, bambine, ragazzi e ragazze senza alcuna distinzione;principio del superiore interesse del minore (art. 3 CRC) che stabilisce che, in tutte le decisioni relative ai minori, il superiore interesse del minore deve avere una considerazione preminente;diritto alla vita, alla sopravvivenza, allo sviluppo (art. 6 CRC) in cui si va oltre il basilare diritto alla vita garantendo anche la sopravvivenza e lo sviluppo;principio di partecipazione e rispetto per l’opinione del minore (art. 12 CRC) che sancisce il diritto di bambine, bambini, ragazze e ragazzi, di essere ascoltati e che la loro opinione sia presa in debita considerazione.

 

 

ASSEGNO UNICO FAMILIARE : guidina essenziale con relativi dubbi di equità

ALESSANDRA SERVIDORI

 Guida essenziale per l’Assegno unico per i nuclei familiari (DDLS1892) con una correlata analisi di legittime incertezze-  6 Giugno 2021

 

 Con il decreto legge volto a rendere immediatamente operativa la misura dell'Assegno Unico per i nuclei familiari dal  prossimo 1° luglio, l'Assegno Unico debutterà come misura unica di sostegno per i lavoratori autonomi e i disoccupati che, ai sensi della disciplina vigente, non hanno accesso agli attuali assegni familiari (ANF).

L'estensione della misura ai lavoratori dipendenti è, invece, prevista da gennaio 2022, anche se, per questa categoria di lavoratori, è comunque previsto - nell'immediato - l'aumento dell'importo erogato a titolo di ANF.

Si tratta, dunque, di una fase transitoria, che servirà a gettare le basi per l'avvio della misura che entrerà a pieno regime, per tutte le famiglie, dal 2022, dopo l'approvazione dei decreti delegati attuativi previsti dalla legge 1 aprile 2021, nl 46.  

L'assegno "ponte" Tale assegno spetta ai soli nuclei che non possiedono i requisiti per accedere agli assegni al nucleo familiare già in vigore (L'ANF tradizionale, invece, continuerà ad essere corrisposto alle famiglie di lavoratori dipendenti e assimilati).Per accedere all'assegno, il nucleo familiare del richiedente deve essere in possesso di un ISEE inferiore a 50 mila euro annui lordi. Inoltre, il richiedente deve possedere uno dei seguenti requisiti: essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell'Unione europea o suo familiare titolare del diritto di soggiorno; essere cittadino di uno Stato non appartenente all'Unione europea, in possesso, però, del permesso di soggiorno UE di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, o di ricerca, di durata almeno semestrale; essere soggetto al pagamento dell'imposta sul reddito in Italia; essere domiciliato o residente in Italia e avere figli a carico (sino al compimento del diciottesimo anno di età);essere residente in Italia da almeno 2 anni, anche non continuativi, oppure essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, o a tempo determinato di durata almeno semestrale.

L'assegno viene corrisposto per ciascun figlio minore in base al numero dei figli stessi e alla situazione economica della famiglia attestata dall'ISEE. Gli importi risultano decrescenti al crescere del livello dell'ISEE.

Per chi ha due o più figli . Qualora nel nucleo familiare sino presenti più di due figli, l'importo unitario di ciascun figlio minore viene maggiorato del 30% e per ciascun figlio minore con disabilità, inoltre, gli importi sono maggiorati di 50 euro.

Il beneficio medio riferibile alla misura per il periodo che va dal 1° luglio 2021 al 31 dicembre 2021 è pari a 1.056 euro per nucleo e 674 euro per figlio. Il beneficio decorre dal mese di presentazione della domanda.

Per le domande presentate entro il 30 settembre 2021, sono corrisposte le mensilità arretrate a partire dal mese di luglio 2021.

L'assegno è compatibile con il Reddito di cittadinanza e con la fruizione di eventuali misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle Regioni e dai Comuni.

A decorrere dal 1° luglio 2021 (e fino al 31 dicembre 2021), gli importi mensili dell'assegno per il nucleo familiare già in vigore sono maggiorati: di 37,5 euro per ciascun figlio, in favore dei nuclei familiari fino a due figli; di 55 euro per ciascun figlio, in favore dei nuclei familiari con almeno tre figli.

La misura , ricordiamo , è stata introdotta dalla Legge di bilancio 2021 e legata al Family Act  prevede un’erogazione mensile suddivisa per vari importi, spettante alle famiglie con figli minorenni e maggiorenni a carico. La misura sostituirà  con i tempi necessari ad armonizzare i sussidi frammentati esistenti ad oggi, come  il bonus bebè e gli assegni al nucleo familiare. E dunque in questo periodo coperto dalla misura ponte fino al 2022, anche coloro che non percepiscono assegni al nucleo familiare, quindi autonomi e disoccupati, godranno del sussidio. Se nel nucleo sono presenti più di due figli, l’importo unitario per ciascun figlio minore viene maggiorato del 30% per ciascun figlio minore con disabilità gli importi sono maggiorati di 50 euro. Il beneficio medio riferibile alla misura per il periodo che va dal 1° luglio 2021 al 31 dicembre 2021 è pari a 1.056 euro per nucleo e 674 euro per figlio.

Ripartizione tra coniugi

L'assegno è ripartito in pari misura tra i genitori, ovvero, in loro assenza, viene erogato a chi esercita la responsabilità genitoriale. In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, l'assegno spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario. Nel caso di affidamento congiunto, l'assegno, in mancanza di accordo, è ripartito in pari misura tra i genitori.

Le domande per l'erogazione dell'assegno unico dovranno essere presentate telematicamente secondo le indicazioni che verranno fornite dall'INPS entro il 30 giungo 2021.

Si potrà accedere direttamente dalla propria area personale del sito dell'Istituto tramite SPID o PIN assegnato dall'INPS. In alternativa, la richiesta, potrebbe essere presentata tramite il numero verde INPS o tramite CAF.

Pagamento L'erogazione dell'assegno avviene tramite accredito sul conto corrente. L'unica eccezione è rappresentata da coloro che fruiscono del reddito di CIttadinanza, per i quali l'assegno viene erogato come quota aggiuntiva sulla carta RdC.

https://www.leggioggi.it/2021/06/05/assegno-unico-famiglia-1-luglio/

https://www.leggioggi.it/wp-content/uploads/2021/05/Assegno-unico_importi-da-luglio-2021-per-chi-non-percepisce-gli-Anf.pdf

 Dubbi da approfondire :

Secondo una simulazione effettuata recentemente dal Gruppo di lavoro Arel/Feg/Alleanza per l’infanzia l’assegno rischia in alcuni casi un ‘taglio’ dell’importo rispetto ai 250 euro. L’assegno -come credito di imposta o accredito mensile- ingloberà le agevolazioni attualmente esistenti e sarà legato all’Isee. Secondo lo scenario prospettato l’80% delle famiglie italiane prenderebbe 161 euro al mese per ogni figlio minore e 97 per ogni figlio under 21. Il calcolo è legato alla considerazione secondo cui 8 famiglie su 10 hanno un’Isee lordo sotto i 30 mila euro.L’importo dell’assegno diminuisce se si alza l’Isee: per un Isee sopra i 52mila euro, il contributo scende a 67 euro mensili per i figli minori e a 40 euro per i figli maggiorenni ma di età inferiore ai 21 anni. Il quadro favorirebbe autonomi e incapienti, categorie oggi escluse dagli assegni famigliari. Risulterebbero sfavoriti i lavoratori dipendenti: 1,35 milioni di famiglie perderebbero in media 381 euro all’anno. Per tamponare questa disparità, si sottolinea, occorrono 800 milioni in più all’anno.Ricordiamo che l’assegno unico deve in un prossimo futuro sostituire Detrazioni fiscali per figli a carico (inclusa quella al quarto figlio); · Assegno per il nucleo familiare (o Anf); · Assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori; · Assegno di natalità; · Premio alla nascita; · Fondo di sostegno alla natalità.  E’ mia opinione che i trasferimenti monetari a favore dei nuclei con figli rappresentino solo un tassello, importante ma non unico, per la realizzazione delle finalità di fondo di una politica di sostegno della genitorialità e di incentivo alla natalità. Tali finalità devono infatti trovare anche in altri strumenti ed istituti (politiche di parità, politiche di conciliazione, offerta di servizi educativi quali ad esempio il piano nidi; l’estensione del tempo pieno nella scuola dell’obbligo e il servizio mensa) un supporto indispensabile. Di ciò si deve tenere conto nella programmazione delle risorse da destinare a ciascuna di queste componenti. Nel caso, ad esempio, di figli con disabilità  nel limite del possibile sostegno aggiuntivo in tali situazioni - va considerata la presenza e/o adeguatezza di altri istituti di sostegno alle famiglie già esistenti come per esempio il Fondo per i Caregiver istituito e già finanziato ma non operativo a sistema. Si rileva,  che la Legge delega non prevede stanziamenti ad hoc per attività di monitoraggio e valutazione della misura. Sarebbe auspicabile evitare un ennesimo organismo di monitoraggio e valutazione, rimandando tale importante attività ai già costituiti Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza e Osservatorio Nazionale per la Famiglia.

Un aspetto da modificare è senz’altro la relazione tra Assegno unico e Rdc ,poiché la Legge delega prevede (Art.1 lett. d): “L'assegno di cui al comma 1 è pienamente compatibile con la fruizione del reddito di cittadinanza, di cui all'articolo 1 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, ed è corrisposto congiuntamente ad esso con le modalità di erogazione del reddito di cittadinanza. Nella determinazione dell'ammontare complessivo si tiene eventualmente conto della quota del beneficio economico del reddito di cittadinanza attribuibile ai componenti di minore età presenti nel nucleo familiare, sulla base di parametri della scala di equivalenza di cui all'articolo 2, comma 4, del decreto-legge n. 4 del 2019” Mentre per le altre famiglie l’assegno si aggiunge al reddito familiare complessivo, nel caso dei più poveri, e per questo beneficiari di RdC (che sostituisce reddito assente per soddisfare bisogni essenziali e non ha obiettivi di sostegno alla genitorialità o di valorizzazione della presenza di figli), invece dal RdC debba venir sottratta la quota parte destinata ai minori per essere sostituita dall’AUUF. Nel momento in cui alle famiglie si riconosce un sostegno economico aggiuntivo al reddito disponibile qualunque esso sia, operare una sostituzione tra RdC e AUUF nel caso di figli minorenni appare un atteggiamento punitivo e creatore di iniquità. Della fruizione del Rdc si deve quindi tenere conto nel momento della definizione della condizione economica ai fini dell’AUUF, senza alcuna decurtazione del Rdc.

Ma sappiamo bene che il reddito di cittadinanza dovrà essere modificato perché ha creato degli evidenti abusi. E questo problema  se ne trascina dietro un altro : mentre per le altre famiglie l’assegno si aggiunge al reddito familiare complessivo, nel caso dei più poveri, e per questo beneficiari di RdC (che sostituisce reddito assente per soddisfare bisogni essenziali e non ha obiettivi di sostegno alla genitorialità o di valorizzazione della presenza di figli), invece dal RdC debba venir sottratta la quota parte destinata ai minori per essere sostituita dall’Assegno unico . Nel momento in cui alle famiglie si riconosce un sostegno economico aggiuntivo al reddito disponibile qualunque esso sia, operare una sostituzione tra RdC e Assegno unico  nel caso di figli minorenni appare un atteggiamento punitivo e creatore di iniquità. Della fruizione del Rdc si deve quindi tenere conto nel momento della definizione della condizione economica ai fini dell’AUUF, senza alcuna decurtazione del Rdc.

Come si finanzia il nuovo Assegno unico familiare :  Come in tutte le leggi di spesa si prevede  la clausola di salvaguardia che richiede attenzione agli aspetti amministrativi e organizzativi. La raccolta delle informazioni necessarie per effettuare l’ assegno riformato al posto delle prestazioni vigenti bisogna chiarirle bene perché ad oggi non sono a disposizione in modo completo le informazioni necessarie. È quindi essenziale un coordinamento tra Agenzia delle entrate e Inps per la gestione delle informazioni rilevanti e la loro messa a disposizione tempestiva ai beneficiari dell’assegno. Come si finanzia : è una contribuzione sociale vigente  e quindi l’istituto degli assegni al nucleo familiare è finanziato, in parte, con una contribuzione sociale di 0,68 punti percentuali a carico del datore di lavoro, il cui gettito è stimato in circa 2 miliardi. Ma è ovvio che destino di questa contribuzione dopo la riforma,  che la natura universale dell’Assegno Unico  rende tale fonte di finanziamento obsoleta. Una soluzione possibile sarebbe la fiscalizzazione di tale contribuzione a carico del bilancio generale delle AP, nell’ambito di provvedimenti, auspicabili, di riduzione del costo del lavoro che comunque dovrà ma in futuro essere realizzata. si potrebbe eventualmente prevedere l’introduzione di una forma di contribuzione sociale speciale a carico dei redditi di lavoro autonomo, che, come ricordato, traggono, relativamente, i vantaggi più ampi dalla riforma dell’Assegno Unico . La misura di questa contribuzione aggiuntiva dovrebbe naturalmente essere proporzionata al peso di quella attualmente in vigore per il lavoro dipendente. Il Gruppo ritiene tuttavia che la soluzione della fiscalizzazione rappresenti l’esito più razionale di questo aspetto del finanziamento. Il grande vantaggio della fiscalizzazione, rispetto alla soluzione contributiva, sta nel fatto che in questo modo l’intera collettività - compresi i pensionati, una categoria peraltro finora più protetta delle altre dalle conseguenze della crisi economica - viene chiamata a partecipare al costo dei figli, non solo i lavoratori.

 

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