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Editoriali

Oggi 8 marzo tanti contributi e domani 9 Marzo Audizione in Senato PNRR

DA ALESSANDRA   alle amiche di TutteperItalia

UN 8 MARZO IMPEGNATISSIMO: tante riflessioni sui  giornali

e  domani 9  marzo 2021 Audizione in Senato su PNRR

https://angelipress.com/component/k2/un-8-marzo-dalla-parte-delle-donne-che-arrivano-nel-nostro-paese-202103051129 Dalla parte delle donne immigrate e dei loro figli

https://www.startmag.it/blog/pnrr/ La questione femminile e tanta confusione nel PNRR

https://www.ilsussidiario.net/news/ 8-marzo-lavoro-una-festa-della-donna-piena-di-urgenze-e-ritardi/2140226/  

Alessandra Servidori    Ricostruire dalla parte delle donne Il Resto del Carlino  Bologna 8 marzo 2021

https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/ricostruire-dall-uguaglianza-di-genere-1.6106695

Un 8 marzo di ricostruzione ?Non ancora

https://www.startmag.it/blog/pnrr/

Alessandra Servidori                        8 marzo di ricostruzione ?Non ancora

Questo 8 marzo 2021  durante la tempesta del Covid  in corso è ancora più inesorabile per le donne e mentre in Francia la ricerca della nuova Marianna alleggerisce la tensione , la perdita di posti di lavoro e i picchi di violenza domestica  colpiscono ancora più duramente le  italiane.

Durante la prima ondata di pandemia, l'occupazione femminile si è ridotta di 2,2 milioni in tutta l'UE. Le donne che lavoravano nel commercio al dettaglio, nell'alloggio, nell'assistenza residenziale, nel lavoro domestico e nella produzione di abbigliamento hanno subito pesanti perdite di posti di lavoro. Rappresentano la maggior parte della forza lavoro in questi settori e il 40 per cento di tutti i posti di lavoro persi dalle donne durante la crisi erano in queste professioni.  La grave perdita di posti di lavoro nelle professioni dominate dalle donne in Italia è parzialmente frenata dal blocco dei licenziamenti ma basta guardare il resoconto delle dimissioni cd volontarie per capire che la pandemia ci ha tagliato le gambe e la tragedia sarà ancora più potente quando si sbloccheranno i licenziamenti in fabbriche in coma. I dati Istat sono spietati e ciò dimostra che l'impatto economico della pandemia sta avendo effetti più duraturi per le donne. Le pressioni sull'equilibrio tra vita professionale e vita privata sono aumentate per le donne,la pandemia ha mostrato il potenziale di una forza lavoro digitale, ma il telelavoro ha anche aumentato i conflitti di equilibrio tra vita professionale e vita privata, in particolare per le lavoratrici con bambini piccoli di età compresa tra 0 e 5 anni. Nonostante gli uomini potranno assumersi più responsabilità di assistenza di prima, anche attraverso il pur piccolo aumento dei congedi, la quota delle donne nel lavoro non retribuito è aumentata. La scolarizzazione online rappresenta una nuova forma di assistenza non retribuita per i genitori, in particolare per le donne che sono più coinvolte nell'aula virtuale con bambini,perchè le madri devono affrontare le interruzioni dei bambini più spesso dei padri durante il telelavoro. Le distrazioni costanti e le responsabilità di assistenza extra per le donne riducono la loro produttività e potrebbero ridurre la progressione di carriera e la retribuzione. Registriamo  anche misure di sostegno inadeguate per le vittime di violenza domestica e questa forma di sopraffazione durante la pandemia ha anche visto un aumento delle segnalazioni e dei delitti anche perché durante la prima ondata di blocchi in tutta Europa, il personale di rifugio e consulenza è stato drammaticamente sfinito a causa dell'aumento della domanda, e spesso si sentiva inesperto nel fornire supporto remoto ed era preoccupato per la riservatezza delle vittime. I servizi di sostegno, come i rifugi e le hotline di consulenza, hanno bisogno di maggiori finanziamenti da parte degli Stati membri per garantire alle vittime un accesso gratuito e 24 ore su 24 al sostegno. Dichiarare questi servizi "essenziali" è anche importante in quanto consente loro di continuare a funzionare, anche durante il blocco. Per essere meglio preparati a una crisi futura, l'azione per combattere la violenza di genere deve far parte di una strategia più ampia e a lungo termine sulla prevenzione delle catastrofi e delle crisi.Così come la questione dell’occupazione femminile.In Italia  la Sars ha prodotto una perdita record di occupazione soprattutto di lavoratrici e dunque bisogna che il Pnrr sia tarato per investire le risorse in arrivo dalla ue tanto in interventi a sostegno della ripresa economica quanto in politiche attive per il lavoro e mirate tra le altre cose a ricollocare l’oltre milioni di disoccupati,perlopiù donne con cui il paese dovrà inevitabilmente confrontarsi già al venir meno della cig e dello stop ai licenziamenti. Le donne  hanno perso 312.000 posti di lavoro,pari al 70% dell’occupazione venuta a meno a seguito dell’emergenza sanitaria e l’andamento delle attivazioni hanno subito un calo enorme da quello degli uomini addirittura meno 2%. Per la popolazione femminile dunque bisognerà metter nel PNRR uno sforzo gigantesco per riavvicinare il gap tra domanda e offerta anche di nuove figure professionali e servirà affiancare capacità tecniche di formazione ed erogazione di servizi  per facilitare l’occupabilità ovviamente mettendo in un sistema integrato sul territorio servizi  pubblici/privati per la prima infanzia e per la cura dei non autosufficienti, servizi per la riqualificazione professionale,servizi di accompagnamento al lavoro con decisioni chiare,percorsi attuativi rapidi,esecutori certi,finanziamenti assicurati.  Per ricostruire bisogna mettere risorse e dunque riposizionare la terza bozza del PNRR perché l’attenzione per l’occupazione e la questione femminile non sia “farisaica” come appare oggi in un PNRR confuso e indeterminato.

 

E Draghi fece ORDER! e altro ancora

Alessandra Servidori      startmag  3 marzo    e  Radio in blu 4 marzo  https://www.radioinblu.it/streaming/?vid=0_bk6uu1hl

 E Draghi fece Order

Di questa peste del 2020 sappiamo ancora poco, molto poco, e i tentativi per capire sono faticosi perché la scienza non riesce ancora ad inquadrare la genesi della sars covid 19.I grandi e i piccoli quotidiani fanno sforzi immani con risultati molto modesti, d’altronde la divulgazione scientifica è complicata quando abbiamo qualche notizia in più su determinate pandemie, figuriamoci con questa. In televisione molto spesso vediamo i giornalisti che invitano uno scienziato nella fattispecie sovente una/un virologo, gli fanno dire due parole,poi se appena cerca di dire qualche parola di più significativo,gli tolgono la parola di bocca e passano ad altro. Non è così che si informano e tantomeno si educano le persone ad un rapporto serio con la scienza. Chiaro che un quotidiano, rivista o un programma televisivo non sono mezzi di divulgazione (come ce ne sono di ottimi), ma non dovrebbero limitarsi di fare alla scienza una riverenza di facciata e i giornalisti dovrebbero essere più attenti quando trattano argomenti che non padroneggiano. L’appassionante,paradossale e un po’ folle vicenda che stiamo vivendo di una pestilenza non ancora identificata con sicurezza  e l’impotenza dei medici incapaci di curare ciò di cui non conoscono la causa è la pura verità ,e la raccomandazione di un regime di vita isolato e di una igiene accurata in buona sostanza è un consiglio saggio. Le epidemie comunque spesso sono la causa di  forme gravi di disgregazione sociale  e perdita della solidarietà civile e soprattutto  del venire meno della coesione politica e così siamo consapevoli che dalla malattia fisica deriva anche un male morale non meno contagioso in grado di dissolvere la comunità; essa, la nostra in particolare, è divenuta una metafora della crisi politica e del conseguente disordine morale e sociale. Ma il Covid oltre che morte nella peggiore delle sue manifestazioni è la possibilità di rimettere in discussione e dunque la rinascita dopo l’incertezza esistenziale che ha avuto e ha un grande impatto sulle certezze di questo 2020 :la precarietà introduce temi nuovi e il crollo dei vecchi modelli culturali non più applicabili. Vero è che in Italia non abbiamo un ente scientifico  unico a cui fare riferimento, una voce unitaria che abbia prevalenza su tutte le altre e che abbia un’autorevolezza indiscutibile, basata su un background scientifico. In altri Paesi questo esiste, in Italia no. In Italia ci  siamo mossi  improvvisando, così abbiamo 3 enti diversi a fare analisi e a fornire dati: il Ministero, l’Istituto Superiore di Sanità, la Protezione Civile. Non solo, questi dati provengono da regioni diverse che usano modalità diverse di raccolta e di trasmissione. Abbiamo creato un’enorme confusione, che non è solo di tipo comunicativo, ma anche di tipo operativo. Questo determina, ad esempio, il perenne ritardo di ogni azione, che è obsoleta ancor prima di essere messa sul campo. Non è che noi non abbiamo accumulato conoscenza. È che, in realtà, non abbiamo identificato in maniera chiara ed evidente chi deve formulare una strategia all'interno della comunità scientifica. Lo stesso Comitato Tecnico Scientifico è un organo consultivo, i cui poteri non sono ben delimitati, la cui composizione non è stata originata da una selezione basata su un background scientifico. È un organo creato d'improvviso, con funzione di consulenza, in cui i politici hanno scelto chi inserire. Nulla di paragonabile dunque al board scientifico di enti come, ad esempio, l'Hans-Knöll-Institut o il National Institutes of Health. Questa situazione si rifletterà anche nel prossimo futuro. Quella che stiamo vivendo non sarà infatti l’ultima ondata di questo virus e questo non sarà l’ultimo virus con cui dovremo fare i conti. In Italia non abbiamo strumenti efficaci per fronteggiare le emergenze sanitarie. La nostra Protezione Civile ha competenze nella gestione di vari tipi di catastrofi, ma mostra di non avere competenze in materia di emergenza sanitaria. Il problema risiede nella disponibilità dei cattivi scienziati a soddisfare le aspettative della politica. Molto spesso un cattivo scienziato non sa di essere un cattivo scienziato, a meno che non sia un vero e proprio frodatore. In questa situazione il fattore che ha prevalso maggiormente e che ha fatto perdere credibilità alla scienza è rappresentato indubbiamente dal proliferare delle pubblicazioni. Il sistema di pubblicazione e il mercato editoriale da una parte, dall’altra il fatto che per supportare questo sistema abbiamo purtroppo creato un criterio di valutazione degli scienziati basato sul numero di pubblicazioni e sulla quantità di citazioni che ricevono. Order,order! urlava John Bercow lo speaker di Westminster.Poi ha lasciato l’incarico .Noi l’ordine lo abbiamo messo nelle mani di Mario Draghi : riuscirà il Presidente del Consiglio a mettere in fila e a realizzare il programma per una vera rinascita? Noi ce lo auguriamo. Intanto ha cambiato qualche pedina sulla scacchiera dell’Italia ammalata : nella protezione civile è arrivato di nuovo Curcio, il Parlamento e la Commissione UE si  sono allineati alle bacchettate sulla confusione  della produzione vaccinale, il super Comissario Arcuri colpevole di una quantità enorme di non chiarezze è stato commissariato con un Generale. Presto dire che possiamo sperare in tempi migliori ? Non direi ci sono ottime probabilità che ci stiamo arrivando. La pazienza e la competenza è la virtù dei forti.

 

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 E Draghi fece Order

Di questa peste del 2020 sappiamo ancora poco, molto poco, e i tentativi per capire sono faticosi perché la scienza non riesce ancora ad inquadrare la genesi della sars covid 19.I grandi e i piccoli quotidiani fanno sforzi immani con risultati molto modesti, d’altronde la divulgazione scientifica è complicata quando abbiamo qualche notizia in più su determinate pandemie, figuriamoci con questa. In televisione molto spesso vediamo i giornalisti che invitano uno scienziato nella fattispecie sovente una/un virologo, gli fanno dire due parole,poi se appena cerca di dire qualche parola di più significativo,gli tolgono la parola di bocca e passano ad altro. Non è così che si informano e tantomeno si educano le persone ad un rapporto serio con la scienza. Chiaro che un quotidiano, rivista o un programma televisivo non sono mezzi di divulgazione (come ce ne sono di ottimi), ma non dovrebbero limitarsi di fare alla scienza una riverenza di facciata e i giornalisti dovrebbero essere più attenti quando trattano argomenti che non padroneggiano. L’appassionante,paradossale e un po’ folle vicenda che stiamo vivendo di una pestilenza non ancora identificata con sicurezza  e l’impotenza dei medici incapaci di curare ciò di cui non conoscono la causa è la pura verità ,e la raccomandazione di un regime di vita isolato e di una igiene accurata in buona sostanza è un consiglio saggio. Le epidemie comunque spesso sono la causa di  forme gravi di disgregazione sociale  e perdita della solidarietà civile e soprattutto  del venire meno della coesione politica e così siamo consapevoli che dalla malattia fisica deriva anche un male morale non meno contagioso in grado di dissolvere la comunità; essa, la nostra in particolare, è divenuta una metafora della crisi politica e del conseguente disordine morale e sociale. Ma il Covid oltre che morte nella peggiore delle sue manifestazioni è la possibilità di rimettere in discussione e dunque la rinascita dopo l’incertezza esistenziale che ha avuto e ha un grande impatto sulle certezze di questo 2020 :la precarietà introduce temi nuovi e il crollo dei vecchi modelli culturali non più applicabili. Vero è che in Italia non abbiamo un ente scientifico  unico a cui fare riferimento, una voce unitaria che abbia prevalenza su tutte le altre e che abbia un’autorevolezza indiscutibile, basata su un background scientifico. In altri Paesi questo esiste, in Italia no. In Italia ci  siamo mossi  improvvisando, così abbiamo 3 enti diversi a fare analisi e a fornire dati: il Ministero, l’Istituto Superiore di Sanità, la Protezione Civile. Non solo, questi dati provengono da regioni diverse che usano modalità diverse di raccolta e di trasmissione. Abbiamo creato un’enorme confusione, che non è solo di tipo comunicativo, ma anche di tipo operativo. Questo determina, ad esempio, il perenne ritardo di ogni azione, che è obsoleta ancor prima di essere messa sul campo. Non è che noi non abbiamo accumulato conoscenza. È che, in realtà, non abbiamo identificato in maniera chiara ed evidente chi deve formulare una strategia all'interno della comunità scientifica. Lo stesso Comitato Tecnico Scientifico è un organo consultivo, i cui poteri non sono ben delimitati, la cui composizione non è stata originata da una selezione basata su un background scientifico. È un organo creato d'improvviso, con funzione di consulenza, in cui i politici hanno scelto chi inserire. Nulla di paragonabile dunque al board scientifico di enti come, ad esempio, l'Hans-Knöll-Institut o il National Institutes of Health. Questa situazione si rifletterà anche nel prossimo futuro. Quella che stiamo vivendo non sarà infatti l’ultima ondata di questo virus e questo non sarà l’ultimo virus con cui dovremo fare i conti. In Italia non abbiamo strumenti efficaci per fronteggiare le emergenze sanitarie. La nostra Protezione Civile ha competenze nella gestione di vari tipi di catastrofi, ma mostra di non avere competenze in materia di emergenza sanitaria. Il problema risiede nella disponibilità dei cattivi scienziati a soddisfare le aspettative della politica. Molto spesso un cattivo scienziato non sa di essere un cattivo scienziato, a meno che non sia un vero e proprio frodatore. In questa situazione il fattore che ha prevalso maggiormente e che ha fatto perdere credibilità alla scienza è rappresentato indubbiamente dal proliferare delle pubblicazioni. Il sistema di pubblicazione e il mercato editoriale da una parte, dall’altra il fatto che per supportare questo sistema abbiamo purtroppo creato un criterio di valutazione degli scienziati basato sul numero di pubblicazioni e sulla quantità di citazioni che ricevono. Order,order! urlava John Bercow lo speaker di Westminster.Poi ha lasciato l’incarico .Noi l’ordine lo abbiamo messo nelle mani di Mario Draghi : riuscirà il Presidente del Consiglio a mettere in fila e a realizzare il programma per una vera rinascita? Noi ce lo auguriamo. Intanto ha cambiato qualche pedina sulla scacchiera dell’Italia ammalata : nella protezione civile è arrivato di nuovo Curcio, il Parlamento e la Commissione UE si  sono allineati alle bacchettate sulla confusione  della produzione vaccinale, il super Comissario Arcuri colpevole di una quantità enorme di non chiarezze è stato commissariato con un Generale. Presto dire che possiamo sperare in tempi migliori ? Non direi ci sono ottime probabilità che ci stiamo arrivando. La pazienza e la competenza è la virtù dei forti.

 

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Di questa peste del 2020 sappiamo ancora poco, molto poco, e i tentativi per capire sono faticosi perché la scienza non riesce ancora ad inquadrare la genesi della sars covid 19.I grandi e i piccoli quotidiani fanno sforzi immani con risultati molto modesti, d’altronde la divulgazione scientifica è complicata quando abbiamo qualche notizia in più su determinate pandemie, figuriamoci con questa. In televisione molto spesso vediamo i giornalisti che invitano uno scienziato nella fattispecie sovente una/un virologo, gli fanno dire due parole,poi se appena cerca di dire qualche parola di più significativo,gli tolgono la parola di bocca e passano ad altro. Non è così che si informano e tantomeno si educano le persone ad un rapporto serio con la scienza. Chiaro che un quotidiano, rivista o un programma televisivo non sono mezzi di divulgazione (come ce ne sono di ottimi), ma non dovrebbero limitarsi di fare alla scienza una riverenza di facciata e i giornalisti dovrebbero essere più attenti quando trattano argomenti che non padroneggiano. L’appassionante,paradossale e un po’ folle vicenda che stiamo vivendo di una pestilenza non ancora identificata con sicurezza  e l’impotenza dei medici incapaci di curare ciò di cui non conoscono la causa è la pura verità ,e la raccomandazione di un regime di vita isolato e di una igiene accurata in buona sostanza è un consiglio saggio. Le epidemie comunque spesso sono la causa di  forme gravi di disgregazione sociale  e perdita della solidarietà civile e soprattutto  del venire meno della coesione politica e così siamo consapevoli che dalla malattia fisica deriva anche un male morale non meno contagioso in grado di dissolvere la comunità; essa, la nostra in particolare, è divenuta una metafora della crisi politica e del conseguente disordine morale e sociale. Ma il Covid oltre che morte nella peggiore delle sue manifestazioni è la possibilità di rimettere in discussione e dunque la rinascita dopo l’incertezza esistenziale che ha avuto e ha un grande impatto sulle certezze di questo 2020 :la precarietà introduce temi nuovi e il crollo dei vecchi modelli culturali non più applicabili. Vero è che in Italia non abbiamo un ente scientifico  unico a cui fare riferimento, una voce unitaria che abbia prevalenza su tutte le altre e che abbia un’autorevolezza indiscutibile, basata su un background scientifico. In altri Paesi questo esiste, in Italia no. In Italia ci  siamo mossi  improvvisando, così abbiamo 3 enti diversi a fare analisi e a fornire dati: il Ministero, l’Istituto Superiore di Sanità, la Protezione Civile. Non solo, questi dati provengono da regioni diverse che usano modalità diverse di raccolta e di trasmissione. Abbiamo creato un’enorme confusione, che non è solo di tipo comunicativo, ma anche di tipo operativo. Questo determina, ad esempio, il perenne ritardo di ogni azione, che è obsoleta ancor prima di essere messa sul campo. Non è che noi non abbiamo accumulato conoscenza. È che, in realtà, non abbiamo identificato in maniera chiara ed evidente chi deve formulare una strategia all'interno della comunità scientifica. Lo stesso Comitato Tecnico Scientifico è un organo consultivo, i cui poteri non sono ben delimitati, la cui composizione non è stata originata da una selezione basata su un background scientifico. È un organo creato d'improvviso, con funzione di consulenza, in cui i politici hanno scelto chi inserire. Nulla di paragonabile dunque al board scientifico di enti come, ad esempio, l'Hans-Knöll-Institut o il National Institutes of Health. Questa situazione si rifletterà anche nel prossimo futuro. Quella che stiamo vivendo non sarà infatti l’ultima ondata di questo virus e questo non sarà l’ultimo virus con cui dovremo fare i conti. In Italia non abbiamo strumenti efficaci per fronteggiare le emergenze sanitarie. La nostra Protezione Civile ha competenze nella gestione di vari tipi di catastrofi, ma mostra di non avere competenze in materia di emergenza sanitaria. Il problema risiede nella disponibilità dei cattivi scienziati a soddisfare le aspettative della politica. Molto spesso un cattivo scienziato non sa di essere un cattivo scienziato, a meno che non sia un vero e proprio frodatore. In questa situazione il fattore che ha prevalso maggiormente e che ha fatto perdere credibilità alla scienza è rappresentato indubbiamente dal proliferare delle pubblicazioni. Il sistema di pubblicazione e il mercato editoriale da una parte, dall’altra il fatto che per supportare questo sistema abbiamo purtroppo creato un criterio di valutazione degli scienziati basato sul numero di pubblicazioni e sulla quantità di citazioni che ricevono. Order,order! urlava John Bercow lo speaker di Westminster.Poi ha lasciato l’incarico .Noi l’ordine lo abbiamo messo nelle mani di Mario Draghi : riuscirà il Presidente del Consiglio a mettere in fila e a realizzare il programma per una vera rinascita? Noi ce lo auguriamo. Intanto ha cambiato qualche pedina sulla scacchiera dell’Italia ammalata : nella protezione civile è arrivato di nuovo Curcio, il Parlamento e la Commissione UE si  sono allineati alle bacchettate sulla confusione  della produzione vaccinale, il super Comissario Arcuri colpevole di una quantità enorme di non chiarezze è stato commissariato con un Generale. Presto dire che possiamo sperare in tempi migliori ? Non direi ci sono ottime probabilità che ci stiamo arrivando. La pazienza e la competenza è la virtù dei forti.

 

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Di questa peste del 2020 sappiamo ancora poco, molto poco, e i tentativi per capire sono faticosi perché la scienza non riesce ancora ad inquadrare la genesi della sars covid 19.I grandi e i piccoli quotidiani fanno sforzi immani con risultati molto modesti, d’altronde la divulgazione scientifica è complicata quando abbiamo qualche notizia in più su determinate pandemie, figuriamoci con questa. In televisione molto spesso vediamo i giornalisti che invitano uno scienziato nella fattispecie sovente una/un virologo, gli fanno dire due parole,poi se appena cerca di dire qualche parola di più significativo,gli tolgono la parola di bocca e passano ad altro. Non è così che si informano e tantomeno si educano le persone ad un rapporto serio con la scienza. Chiaro che un quotidiano, rivista o un programma televisivo non sono mezzi di divulgazione (come ce ne sono di ottimi), ma non dovrebbero limitarsi di fare alla scienza una riverenza di facciata e i giornalisti dovrebbero essere più attenti quando trattano argomenti che non padroneggiano. L’appassionante,paradossale e un po’ folle vicenda che stiamo vivendo di una pestilenza non ancora identificata con sicurezza  e l’impotenza dei medici incapaci di curare ciò di cui non conoscono la causa è la pura verità ,e la raccomandazione di un regime di vita isolato e di una igiene accurata in buona sostanza è un consiglio saggio. Le epidemie comunque spesso sono la causa di  forme gravi di disgregazione sociale  e perdita della solidarietà civile e soprattutto  del venire meno della coesione politica e così siamo consapevoli che dalla malattia fisica deriva anche un male morale non meno contagioso in grado di dissolvere la comunità; essa, la nostra in particolare, è divenuta una metafora della crisi politica e del conseguente disordine morale e sociale. Ma il Covid oltre che morte nella peggiore delle sue manifestazioni è la possibilità di rimettere in discussione e dunque la rinascita dopo l’incertezza esistenziale che ha avuto e ha un grande impatto sulle certezze di questo 2020 :la precarietà introduce temi nuovi e il crollo dei vecchi modelli culturali non più applicabili. Vero è che in Italia non abbiamo un ente scientifico  unico a cui fare riferimento, una voce unitaria che abbia prevalenza su tutte le altre e che abbia un’autorevolezza indiscutibile, basata su un background scientifico. In altri Paesi questo esiste, in Italia no. In Italia ci  siamo mossi  improvvisando, così abbiamo 3 enti diversi a fare analisi e a fornire dati: il Ministero, l’Istituto Superiore di Sanità, la Protezione Civile. Non solo, questi dati provengono da regioni diverse che usano modalità diverse di raccolta e di trasmissione. Abbiamo creato un’enorme confusione, che non è solo di tipo comunicativo, ma anche di tipo operativo. Questo determina, ad esempio, il perenne ritardo di ogni azione, che è obsoleta ancor prima di essere messa sul campo. Non è che noi non abbiamo accumulato conoscenza. È che, in realtà, non abbiamo identificato in maniera chiara ed evidente chi deve formulare una strategia all'interno della comunità scientifica. Lo stesso Comitato Tecnico Scientifico è un organo consultivo, i cui poteri non sono ben delimitati, la cui composizione non è stata originata da una selezione basata su un background scientifico. È un organo creato d'improvviso, con funzione di consulenza, in cui i politici hanno scelto chi inserire. Nulla di paragonabile dunque al board scientifico di enti come, ad esempio, l'Hans-Knöll-Institut o il National Institutes of Health. Questa situazione si rifletterà anche nel prossimo futuro. Quella che stiamo vivendo non sarà infatti l’ultima ondata di questo virus e questo non sarà l’ultimo virus con cui dovremo fare i conti. In Italia non abbiamo strumenti efficaci per fronteggiare le emergenze sanitarie. La nostra Protezione Civile ha competenze nella gestione di vari tipi di catastrofi, ma mostra di non avere competenze in materia di emergenza sanitaria. Il problema risiede nella disponibilità dei cattivi scienziati a soddisfare le aspettative della politica. Molto spesso un cattivo scienziato non sa di essere un cattivo scienziato, a meno che non sia un vero e proprio frodatore. In questa situazione il fattore che ha prevalso maggiormente e che ha fatto perdere credibilità alla scienza è rappresentato indubbiamente dal proliferare delle pubblicazioni. Il sistema di pubblicazione e il mercato editoriale da una parte, dall’altra il fatto che per supportare questo sistema abbiamo purtroppo creato un criterio di valutazione degli scienziati basato sul numero di pubblicazioni e sulla quantità di citazioni che ricevono. Order,order! urlava John Bercow lo speaker di Westminster.Poi ha lasciato l’incarico .Noi l’ordine lo abbiamo messo nelle mani di Mario Draghi : riuscirà il Presidente del Consiglio a mettere in fila e a realizzare il programma per una vera rinascita? Noi ce lo auguriamo. Intanto ha cambiato qualche pedina sulla scacchiera dell’Italia ammalata : nella protezione civile è arrivato di nuovo Curcio, il Parlamento e la Commissione UE si  sono allineati alle bacchettate sulla confusione  della produzione vaccinale, il super Comissario Arcuri colpevole di una quantità enorme di non chiarezze è stato commissariato con un Generale. Presto dire che possiamo sperare in tempi migliori ? Non direi ci sono ottime probabilità che ci stiamo arrivando. La pazienza e la competenza è la virtù dei forti.

 

Alessandra Servidori      startmag  3 marzo    e  Radio in blu 4 marzo  https://www.radioinblu.it/streaming/?vid=0_bk6uu1hl

 E Draghi fece Order

Di questa peste del 2020 sappiamo ancora poco, molto poco, e i tentativi per capire sono faticosi perché la scienza non riesce ancora ad inquadrare la genesi della sars covid 19.I grandi e i piccoli quotidiani fanno sforzi immani con risultati molto modesti, d’altronde la divulgazione scientifica è complicata quando abbiamo qualche notizia in più su determinate pandemie, figuriamoci con questa. In televisione molto spesso vediamo i giornalisti che invitano uno scienziato nella fattispecie sovente una/un virologo, gli fanno dire due parole,poi se appena cerca di dire qualche parola di più significativo,gli tolgono la parola di bocca e passano ad altro. Non è così che si informano e tantomeno si educano le persone ad un rapporto serio con la scienza. Chiaro che un quotidiano, rivista o un programma televisivo non sono mezzi di divulgazione (come ce ne sono di ottimi), ma non dovrebbero limitarsi di fare alla scienza una riverenza di facciata e i giornalisti dovrebbero essere più attenti quando trattano argomenti che non padroneggiano. L’appassionante,paradossale e un po’ folle vicenda che stiamo vivendo di una pestilenza non ancora identificata con sicurezza  e l’impotenza dei medici incapaci di curare ciò di cui non conoscono la causa è la pura verità ,e la raccomandazione di un regime di vita isolato e di una igiene accurata in buona sostanza è un consiglio saggio. Le epidemie comunque spesso sono la causa di  forme gravi di disgregazione sociale  e perdita della solidarietà civile e soprattutto  del venire meno della coesione politica e così siamo consapevoli che dalla malattia fisica deriva anche un male morale non meno contagioso in grado di dissolvere la comunità; essa, la nostra in particolare, è divenuta una metafora della crisi politica e del conseguente disordine morale e sociale. Ma il Covid oltre che morte nella peggiore delle sue manifestazioni è la possibilità di rimettere in discussione e dunque la rinascita dopo l’incertezza esistenziale che ha avuto e ha un grande impatto sulle certezze di questo 2020 :la precarietà introduce temi nuovi e il crollo dei vecchi modelli culturali non più applicabili. Vero è che in Italia non abbiamo un ente scientifico  unico a cui fare riferimento, una voce unitaria che abbia prevalenza su tutte le altre e che abbia un’autorevolezza indiscutibile, basata su un background scientifico. In altri Paesi questo esiste, in Italia no. In Italia ci  siamo mossi  improvvisando, così abbiamo 3 enti diversi a fare analisi e a fornire dati: il Ministero, l’Istituto Superiore di Sanità, la Protezione Civile. Non solo, questi dati provengono da regioni diverse che usano modalità diverse di raccolta e di trasmissione. Abbiamo creato un’enorme confusione, che non è solo di tipo comunicativo, ma anche di tipo operativo. Questo determina, ad esempio, il perenne ritardo di ogni azione, che è obsoleta ancor prima di essere messa sul campo. Non è che noi non abbiamo accumulato conoscenza. È che, in realtà, non abbiamo identificato in maniera chiara ed evidente chi deve formulare una strategia all'interno della comunità scientifica. Lo stesso Comitato Tecnico Scientifico è un organo consultivo, i cui poteri non sono ben delimitati, la cui composizione non è stata originata da una selezione basata su un background scientifico. È un organo creato d'improvviso, con funzione di consulenza, in cui i politici hanno scelto chi inserire. Nulla di paragonabile dunque al board scientifico di enti come, ad esempio, l'Hans-Knöll-Institut o il National Institutes of Health. Questa situazione si rifletterà anche nel prossimo futuro. Quella che stiamo vivendo non sarà infatti l’ultima ondata di questo virus e questo non sarà l’ultimo virus con cui dovremo fare i conti. In Italia non abbiamo strumenti efficaci per fronteggiare le emergenze sanitarie. La nostra Protezione Civile ha competenze nella gestione di vari tipi di catastrofi, ma mostra di non avere competenze in materia di emergenza sanitaria. Il problema risiede nella disponibilità dei cattivi scienziati a soddisfare le aspettative della politica. Molto spesso un cattivo scienziato non sa di essere un cattivo scienziato, a meno che non sia un vero e proprio frodatore. In questa situazione il fattore che ha prevalso maggiormente e che ha fatto perdere credibilità alla scienza è rappresentato indubbiamente dal proliferare delle pubblicazioni. Il sistema di pubblicazione e il mercato editoriale da una parte, dall’altra il fatto che per supportare questo sistema abbiamo purtroppo creato un criterio di valutazione degli scienziati basato sul numero di pubblicazioni e sulla quantità di citazioni che ricevono. Order,order! urlava John Bercow lo speaker di Westminster.Poi ha lasciato l’incarico .Noi l’ordine lo abbiamo messo nelle mani di Mario Draghi : riuscirà il Presidente del Consiglio a mettere in fila e a realizzare il programma per una vera rinascita? Noi ce lo auguriamo. Intanto ha cambiato qualche pedina sulla scacchiera dell’Italia ammalata : nella protezione civile è arrivato di nuovo Curcio, il Parlamento e la Commissione UE si  sono allineati alle bacchettate sulla confusione  della produzione vaccinale, il super Comissario Arcuri colpevole di una quantità enorme di non chiarezze è stato commissariato con un Generale. Presto dire che possiamo sperare in tempi migliori ? Non direi ci sono ottime probabilità che ci stiamo arrivando. La pazienza e la competenza è la virtù dei forti.

 

Maratona per Europa: sì grazie ma basta con le solite litanie

Slide maratona Europea   27 febbraio 2021   -    Uniformarsi alle norme ue  è un obbligo

 ALESSANDRA SERVIDORI Presidente Nazionale TutteperItalia Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Componente ESN Europe Service Network –

Componente  European Circular Economy Stakeholder Platform – ECESP GDL6

Nelle 5 fasce delle linee guida del Piano Recovery è necessario  lavorare trasversalmente per impostare politiche attive di gender mainstreaming per  gestire la fase della ripresa non solo attraverso il piano straordinario di investimenti ma anche mediante opportune scelte di regolazione del lavoro e dell’impresa. La necessità di transitare da forme indifferenziate di protezione delle produzioni a meccanismi selettivi in favore di quelle che hanno i fondamentali idonei a consentirne la sopravvivenza e la crescita è indispensabile per l’occupazione femminile contrastando le sirene dei sostenitori dell’assistenzialismo senza limiti. Sviluppando   anche progetti di economia circolare e sussidiaria in un sistema integrativo dei servizi.

 L’obiettivo  anche se in un secondo tempo è la riforma degli ammortizzatori sociali, che la complessità della realtà si è sempre incaricata di mettere in discussione, ma  subito  bisogna far funzionare l’accompagnamento al lavoro di disoccupati/e  e inoccupati/e attraverso i servizi di riqualificazione professionale liberamente scelti dal beneficiario/a e remunerati a risultato. Così come la auspicabile volontà di rinnovamento dei metodi e contenuti pedagogici dell’istruzione pubblica necessaria per superare ogni valutazione da parte di molti docenti che usano il principio della libertà educativa per coprire l’autoreferenzialità corporativa.E soprattutto per riordinare gli orientamenti degli studi STEM sia per i giovani e per le giovani donne che comportano anche un aggiornamento degli stessi docenti.

 

Il nodo della produttività  è indispensabile per sbloccare  un vecchio modello contrattuale che si esaurisce nella dimensione nazionale per definizione egualitaria e indipendente dai parametri misurabili solo in azienda e, al più, nei diversi territori. La visione coraggiosamente sussidiaria del vecchio contratto dei metalmeccanici, in sede di rinnovo, si è dovuta arrendere al ritorno dell’aumento centralizzato per assenza di un contesto ad essa favorevole là dove la riproposizione di una incentivazione fiscale semplice e automatica per tutti gli incrementi salariali decisi dagli accordi di prossimità può sostenere il lavoro femminile. Così come l’estensione dei fondi bilaterali per colmare il deficit di congedi parentali usando la bilateralità come sussidiarietà tra lavoratrici e lavoratori posto che la questione congedi non è solo di genere femminile ma anche maschile.

Necessario intervenire con politiche di sostegno alla disabilità sia nel lavoro che nella vita consapevoli che le donne con disabilità sono invisibili perché le  rare politiche di genere non influenzano la loro condizione e le politiche sulla disabilità non tengono conto del genere; non sono mai considerate in relazione alla femminilità , alla maternità , alla genitorialità ,  detengono il più alto tasso di non impiego e sono più spesso escluse dai sistemi educativi; sono normalmente dissuase dall’avere figli; a loro il più alto tasso di violenze ed abusi subiti.

Sul versante previdenziale  esaurita “quota 100”,   si deve introdurre una flessibilità strutturale del sistema previdenziale per evitare lo “scalone” e corrispondere al ricambio generazionale che la crisi pandemica e la digitalizzazione hanno evidenziato. Servono   norme semplici e generalizzate   come accade in Europa soprattutto per le lavoratrici per recuperare il deficit contributivo mancato dalle pause del lavoro dovute alle pause per la cura dei figli e degli anziani.

Alessandra Servidori    

 

Un 8 marzo dalla parte delle donne che arrivano in italia

Alessandra Servidori                    Angelipress.com

Un 8 marzo dalla parte delle donne che arrivano nel nostro paese            Adesioni a pioggia : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

STIAMO ORGANIZZANDO UN FLASH MOBB  : poi ci aggiorniamo l'elenco strada facendo e chi si aggiunge utilizza nel suo territorio il Manifesto come vuole!!! 

La chiamano immigrazione clandestina ma è traffico di esseri umani perlopiù donne e i loro figli.E in Europa si fa ancora troppo poco a 20 anni –inverno 2000 a Palermo, l’Italia ha ospitato la conferenza delle Nazioni Unite in cui è stata presentata la Convenzione contro la criminalità organizzata e dunque la tratta di esseri umani : “La prostituzione e altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro o il servizio forzato, l’accattonaggio e la schiavitù,  l’espianto di organi, e nuove forme sconosciute di sfruttamento in aumento.” Gli ultimi dati diffusi dall’Unione Europea relativi all’anno 2017 – 2018 parlano di oltre 26.268 vittime. La stragrande maggioranza di esse nel nostro continente sono ancora donne e ragazze (72%), dove lo sfruttamento sessuale è lo scopo primario del loro traffico (60%).  In questi due anni, i paesi con il maggior numero di vittime registrate sono stati il Regno Unito, la Francia, l’Italia, i Paesi Bassi e la Germania. Tre quarti dei trafficanti sono cittadini uomini dell’Unione Europea, che operano principalmente nel loro paese di cittadinanza e i  dati forniti mostrano che generalmente la metà delle vittime della tratta di esseri umani sono cittadini europei, sfruttati principalmente all’interno del loro paese d’origine. Tra le cittadinanze europee, le persone più sfruttate provengono dalla Romania, seguono poi Regno Unito, Ungheria, Francia e Polonia. Allo stesso tempo, anche i cittadini non europei, soprattutto donne provenienti dalla  Nigeriani, l’Albania, il Vietnam, la Cina e il Sudan vengono trafficate e portate all’interno dei confini dell’Unione Europea. L’adescamento delle donne avviene per la maggior parte dei casi da parenti o persone molto vicine alle vittime, partner o uomini che con la promessa di una vita migliore adescano giovani donne nelle zone più povere dell’Est Europa, portandole poi ha farle prostituire sul nostro territorio nazionale. Da oltre 30 anni l’Italia rappresenta poi la destinazione europea e punto di arrivo nel continente della tratta e dello sfruttamento sessuale sopratutto delle donne nigeriane. Arrivando in un nuovo paese, le donne non sono consapevoli di quale tipo di aiuto legale possono cercare, mentre altre hanno paura di chiedere aiuto a causa delle conseguenze e ripercussioni delle  maledizioni pseudo religiose di riti pagani su di loro e sulla loro famiglia. Con la pandemia, le attività di sensibilizzazione in strada svolte dalle ong per aiutare le vittime della tratta di esseri umani sono fortemente diminuite, lasciando ancora più casi da sostenere . La crisi sanitaria e il confinamento hanno fatto si che lo sfruttamento sessuale online  sia aumentato drasticamente; i predatori  hanno sfruttato la vulnerabilità dei e delle più giovani adescandoli su piattaforme online. Secondo la Commissione Europea la domanda di materiale pedopornografico sarebbe aumentata fino al 30% in alcuni stati membri dell’Unione.  In un recente rapporto , Europol l’Agenzia europea di polizia ha registrato un aumento dei reati informatici e dello sfruttamento sessuale dei bambini. L’Europol, inoltre afferma che, il 30% degli autori del reato che sono in possesso di materiale pedopornografico e attivi negli scambi online  sono inoltre coinvolti direttamente nelle azioni di coercizione ed estorsione. La legge emanata ventanni fa, non si pronuncia su realtà e fenomeni non ancora esistenti o ampiamente discussi all’epoca. Il traffico sessuale delle persone ltgb è comunemente trascurato e raramente segnalato dai governi locali e nazionali. Anche la maternità surrogata  è interpretata come una forma di sfruttamento e traffico di esseri umani. Secondo l’Ilo, la commercializzazione della maternità surrogata legale ha già dato vita a  una nuova forma di sfruttamento.La madre vende il suo ventre  e il bambino viene visto come una merce  consegnata al compratore dal genitore del bambino. Si può parlare di sfruttamento e vulnerabilità dei bambini, ma al contempo, dello sfruttamento della debolezza e situazione economica di alcune donne, costrette a espatriare nei paesi europei per intraprendere processi di fecondazione in vitro in cambio di un’ingente somma di denaro. Il rapporto della Commissione Europea inoltre menziona che il numero effettivo di vittime è probabilmente molto più alto di quello registrato, soprattutto perché al momento, rimane molto complicato identificare le vittime come tali, e riconoscere i nuovi fenomeni emersi. La promozione della cooperazione giudiziaria tra i paesi dovrebbe essere una priorità per combattere la criminalità transnazionale. Il parlamento e la Commissione Europea deve affrontare con più forza la sfida di questo orribile delitto inclusa l’accoglienza certa e la domanda di beni e servizi  da fornire alle vittime. Lo svantaggio degli immigrati (uomini e sopratutto donne) nel mercato del lavoro dei paesi riceventi è enorme. Sono svantaggiate a causa del loro livello di qualificazione: questo vale in particolare per le migranti provenienti da Africa, Asia e America Latina, dove i tassi di istruzione sono in generale relativamente bassi. In secondo luogo, il loro capitale umano e  i titoli di studio stranieri, ad esempio, non vengono riconosciuti dai datori di lavoro e la distanza linguistica spesso impedisce di usare le proprie competenze nel paese di destinazione. Oltre alla lingua e ai titoli di studio, altre risorse occupazionalmente rilevanti sono localizzate e possono perdere di valore con lo spostamento territoriale: la maggior parte dei migranti dispone di informazioni limitate sul funzionamento del mercato del lavoro nei paesi di destinazione, e dunque essi faticano a trovare un lavoro adeguato alle proprie competenze e aspettative . Le  migranti di norma sono privi di sostegno familiare, e quindi devono trovare lavoro per potersi mantenere e per poter mandare denaro a casa. Rispetto ai lavoratori e lavoratrici nativi, sono quindi più propensi a inserirsi negli strati inferiori del mercato del lavoro, dove c’è una costante richiesta di lavoro ma con condizioni lavorative e retributive relativamente basse e scarse possibilità di crescita professionale. Questo è particolarmente vero in paesi come l’Italia, dove i migranti hanno difficoltà ad accedere ai benefici del welfare state.  in Italia coesistono una regolazione del mercato del lavoro relativamente rigida sul piano formale, e una sostanziale tolleranza per l’economia illegale, dove il mercato del lavoro è regolato in modo informale ed estremamente flessibile, creando occupazione dequalificata, poco pagata e pericolosa soprattutto per le donne. Negli ultimi anni si è sviluppata un’ampia letteratura internazionale che ha analizzato le cosiddette “catena di cura globali”, intese come una forma di esternalizzazione delle risorse di cura dai paesi più poveri a favore delle famiglie dei paesi più ricchi che possono permetterselo . Per esempio, molte donne dell’Europa dell’Est, anche se molto scolarizzate, lasciano mariti, figli e genitori anziani per emigrare in Italia e svolgere lavori poco qualificati come, appunto, quelli legati all’assistenza degli anziani. Il Governo Italiano e Draghi  ha promesso di occuparsi della situazione femminile: bene ci siamo e ci saremo per noi e altre che già sono nel nostro Paese e che hanno bisogno di solidarietà e azioni concrete. 

ALESSANDRA -FIORELLA - BARBARA- TIZIANA- ISA- ROSANNA-FRANCESCO-FRANCESCA-ROBERTA- LUISA- RAFFAELLA-MATILDE- DINA-PAOLA-NADIA-PATRIZIA -CARLA-DANIELA-GIUSEPPINA-

18 Febbraio Radioinblu e Draghi : un gigante

Alessandra Servidori       Mario Draghi ovvero la sintesi essenziale dell’autorevolezza. RADIOINBLU 18 Febbraio2021

www.formiche.net

In diretta Radioinblu https://www.radioinblu.it/streaming/?vid=0_o73c07tr 

Mario Draghi è l’eroe del giorno : non c’è dubbio e appaiono ancora più stonate le critiche arroganti che alcuni senatori in aula hanno lanciato verso colui che cerca di salvarci dal fallimento. E’ sicuramente una legislatura fuori ordinario con i partiti ( tutti nessuno escluso) arrivati a sostenere la fiducia con  opportunismo , alcuni dei quali di più, dall’no Euro al sì all’uomo che l’ha fatto in Europa. Il Parlamento è stato messo da Draghi di fronte al Governo consapevole che non possiamo  immaginare  una nuova Costituente  e cioè riuscire a riscrivere le regole dello Stato insieme : non è un gruppo dirigente che si può paragonare a chi imboccò e si impegnò a segnare e trovare  il percorso che ci ha portato alla nostra Cattedrale attuale Costituzione. La relazione del Presidente Draghi è stata precisa, comprensibile a tutti nel declinare le due priorità : i vaccini e il Recovery .Per i vaccini fitta collaborazione con il percorso della Presidente europea,anzi incentivando la ricerca e produzione di interlocutori di farmaci; serrare le fila all’organizzazione italiana chiamando in campo la protezione civile, le forze armate  usando le strutture già disponibili come caserme,  edifici scolastici  non occupati da studenti, strutture fieristiche, senza ricorrere a nuovi capannoni primulareschi inutili e costosi e assumendo medici e infermieri ,potenziando  definitivamente le strutture ospedaliere in affanno . Sul Recovery al lavoro con il Ministro competente  subito assicurando energie fresche e risorse per la condizione familiare e occupazionale femminile, giovanile e del sud ,con un incipit che individua nei ristori le priorità  al sistema economico e  fa fare un balzo in avanti alla  Pubblica amministrazione e alle istituzioni formative,  portando al g20 un coordinamento effettivo di iniziative che rimettono il nostro Paese al centro dello sviluppo sociale. Un presidente del Consiglio di rango che presenta a livello internazionale un Paese impegnato e unito alla ricerca del bene comune. Non è poco.

Violenza in famiglia https://formiche.net/2021/02/violenza-in-famiglia-un-reato-che-si-allarga-a-macchia-dolio/

Alessandra Servidori     11 Febbraio 2021 

Violenza in famiglia .Un reato che si allarga a macchia d’olio e sul quale purtroppo alcune sentenze non  ne applicano peraltro legittimamente la punibilità e le conseguenze sono in danno delle donne

 Sentenza Cass. pen. sez. III, 25.01.21, n. 2911. https://formiche.net/2021/02/violenza-in-famiglia-un-reato-che-si-allarga-a-macchia-dolio/

 

I dati dell’Istat incrociati con quelli delle procure ci  consegnano  un delitto  consumato sulle donne sempre più in ascesa . Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne (2 milioni 800 mila), in particolare il 5,2% (855 mila) da partner attuale e il 18,9% (2 milioni 44 mila) dall’ex partner. La maggior parte delle donne che avevano un partner violento in passato lo hanno lasciato proprio a causa delle violenza subita (68,6%). In particolare, per il 41,7% è stata la causa principale per interrompere la relazione, per il 26,8% è stato un elemento importante della decisione. Sicuramente  la giustizia ne ha preso atto e ne segna l’evoluzione e una importante sentenza della Cassazione ne segna l’evoluzione,poiché la tematica dei maltrattamenti in famiglia ha ,negli ultimi anni sempre più coinvolto i tribunali e conseguentemente la giurisprudenza di leggitimità. Sappiamo poi che i casi portati all’attenzione dell’organo giudicante rappresentano solamente una parte di quelli che accadono nella quotidianità e generano femminicidi  portati a conoscenza dai media o un sommerso di difficile individuazione. Nella sua evoluzione il diritto penale, su impulso anche del legislatore europeo, ha superato il limite dell’art. 649 c.p. che prevedeva , qualora uno dei reati contenuti nel Libro II, Titolo XIII del codice penale fosse commesso in danno del coniuge, l’autore del reato poteva non essere punito, considerando non la famiglia nella sua globalità, bensì il singolo individuo che necessita di adeguata tutela e protezione.  Si sono inserite  le numerose riforme volte a tutelare, all’interno del nucleo familiare, il soggetto più debole e bisognoso di una maggiore protezione. Riguardo i fenomeni di c.d. violenza assistita o indiretta comprensiva di quelle condotte che, pur non traducendosi in forme di violenza fisica direttamente rivolte, in particolare, a un soggetto vulnerabile, cagionino allo stesso sofferenze morali capaci di incidere in maniera negativa sulla sua integrità psico-fisica con l’art 572 cp.  

La l. 15 ottobre 2013 n. 119 (c.d. legge sul femminicidio) ha introdotto all’art. 61, n. 11-quinquies c.p. una circostanza aggravante applicabile quando, nei delitti non colposi contro la vita e l’incolumità individuale, contro la libertà personale nonché in relazione al delitto di cui all’articolo 572 c.p., il fatto fosse commesso in presenza o in danno di un minore di anni diciotto ovvero in danno di persona in stato di gravidanza. Una più incisiva modifica è arrivata con l. 19 luglio 2019, n. 69 – Tutela delle vittime di violenza domestica o di genere – c.d. codice rosso, che ha apportato delle consistenti modifiche al codice penale e al codice di procedura penale. L’art. 9 l. 69/19 interviene sui delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi e di atti persecutori, prevedendo l’aumento della pena per il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi.  

È inoltre prevista una fattispecie aggravata quando il delitto di maltrattamenti è commesso in presenza o in danno di minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità, ovvero se il fatto è commesso con armi; in questi casi la pena è aumentata. Come noto, tali condotte vengono perpetrate all’interno dell’abitazione familiare o comunque nei confronti di  un familiare o di un convivente cioè un soggetto con il quale sussiste una relazione affettiva o sentimentale abituale e consecutiva. Proprio con riferimento a tale argomento si è recentemente pronunciata la Corte di Cassazione  per  ricorso presentato dal difensore dell’imputato contro la sentenza della Corte di Appello di Roma, che aveva riformato la decisione del Gup del Tribunale capitolino, riducendo la pena originariamente inflittagli per i delitti di cui agli artt. 572, 582 e 585, 609-ter c.p., c 1, n. 5-quater, e 609-bis c.p., commessi in danno della convivente. Nel motivo attinente ai maltrattamenti in famiglia il ricorrente deduceva la violazione di legge ed il vizio di motivazione, segnalando la insussistenza dell’elemento costitutivo della convivenza, evidenziando la differenza che sarebbe connessa all’accertamento di rapporti legali di coniugio ovvero di rapporti ad esso assimilabili, individuabili nelle diverse situazioni riconducibili alla c.d. famiglia di fatto. Semplificando : poiché il ricorrente non sposato non è  famiglia ma convivente  non è perseguibile di alcune fattispecie di reato. La Corte confermando che il delitto di maltrattamenti  presuppone una relazione tra agente e vittima caratterizzata da uno stabile rapporto di affidamento e solidarietà, e la condotta lesiva colpisce la dignità della persona, infrangendo un rapporto che dovrebbe essere ispirato a fiducia e condivisione,tale delitto è sicuramente configurabile anche al di fuori della famiglia legittima, in presenza di un rapporto di stabile convivenza. Tuttavia tali argomentazioni, che ampliano ed estendono la tutela penalistica, presuppongono che la convivenza abbia raggiunto un livello minimo di stabilità e, soprattutto, di mutua solidarietà ma nel caso  de quo tali elementi non erano ravvisabili poiché il ricorrente ha dimostrato che era venuto meno il presupposto della stabile convivenza e della conseguente solidarietà che da questa discende,e la Corte di Cassazione ha ritenuto che non possa configurarsi il delitto di maltrattamenti in famiglia in assenza di tali indifferibili presupposti. Una sentenza che comunque nel suo indiscutibile equilibrio mette in evidenza quanta difficoltà incontrano le donne vittime di violenza per farsi riconoscere i maltrattamenti subiti nei cavilli giurisprudenziali.

 

 

 

 

Oggi 17 febbraio tanti contributi per noi

Alessandra Servidori      oggi 17 febbraio tante analisi e contributi per noi TutteperItalia

 Discussione con Istituto De Gasperi Clicca e scarica Discussione Nota su "Governo del Presidente".pdf 

 Su startmag

https://www.startmag.it/blog/tutte-le-sfide-per-raggiungere-luguaglianza-di-genere-secondo-il-parlamento-ue/

 

Ancora molte sfide per raggiungere l'uguaglianza di genere

 

 Risoluzione Parlamento UE

https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2021-0058_EN.html

 

Il Parlamento Europeo ha deliberato l’11 febbraio 2021 una raccomandazione  agli Stati e alla Commissione Ue per rafforzare gli interventi e raggiungere l’uguaglianza di genere.Il Governo Italiano si uniformi a queste indicazioni prendendo atto nel suo Piano del Recovery che tali linee guida sono fondamentali per accorciare la distanza che segniamo in politiche di genere adottando una strategia interministeriale trasversale coordinata dal Presidente del Consiglio e dalla Ministra delle Pari Opportunità.

Nella risoluzione in particolare il Parlamento ha dettato tutte le sfide future per i diritti delle donne a oltre 25 anni la Dichiarazione  e la Piattaforma di Pechino  sottolineando che il genere rimane un fattore significativo nei modelli di povertà nell'UE e che, sebbene i tassi di esclusione e le differenze di povertà di genere variano notevolmente da un paese all'altro, il 23,3% delle donne rispetto al 21,6% degli uomini è a rischio di povertà .Tale rischio aumenta in modo significativo con l'età, intersecandosi con la composizione del nucleo familiare, la razza o l'origine etnica, la disabilità e la condizione lavorativa; sottolineando che i divari retributivi, pensionistici e assistenziali di genere sono fattori significativi nella femminilizzazione della povertà. Tra le priorità ha invitato  la Commissione a presentare una strategia contro la povertà con un'attenzione particolare alle famiglie monoparentali capeggiate da donne;e invitando gli Stati membri ad attuare misure sociali specifiche per combattere il rischio di esclusione sociale per quanto riguarda l'accesso a alloggi, trasporti ed energia a prezzi accessibili. Sono necessarie  misure specifiche per combattere il rischio di povertà nella vecchiaia e la Commissione deve  includere la dimensione di genere nella sua crescita economica e nei suoi quadri di politica sociale. Determinanti  gli indicatori disaggregati per sesso nel meccanismo di monitoraggio dell'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali per  integrare la prospettiva di genere utilizzando un approccio intersezionale in linea con i principi 2 e 3 del pilastro e indica fondamentale un migliore coordinamento tra il pilastro europeo dei diritti sociali e il semestre europeo. Ecco perché  invita la Commissione a sviluppare e includere un indice sull'uguaglianza di genere nel semestre europeo per monitorare gli effetti di genere delle politiche macroeconomiche, nonché delle transizioni verdi e digitali.

La Commissione e gli Stati membri devono  porre le donne al centro della ripresa pandemica al fine di contrastare l'erosione dei progressi compiuti nel colmare i divari di povertà di genere causati dalla crisi COVID-19;  e sia  la Commissione che gli Stati membri  devono sviluppare e promuovere obiettivi, traguardi e indicatori sensibili al genere, nonché  raccogliere dati disaggregati per genere durante la pianificazione, l'attuazione, il monitoraggio e la valutazione di politiche, programmi e progetti in materia di cambiamento climatico  con punti focali  nelle istituzioni governative. La Commissione e gli Stati membri  devono urgentemente  affrontare la femminilizzazione della povertà in tutte le sue forme, compresa la povertà nella vecchiaia, in particolare tenendo conto del genere nella disponibilità e nell'accesso a diritti pensionistici adeguati al fine di eliminare il divario pensionistico ,  migliorando le condizioni di lavoro nei settori e nelle professioni femminilizzate, affrontando  la sottovalutazione sociale, economica e culturale dei posti di lavoro dominati dalle donne, in particolare la necessità di combattere tali stereotipi e l'eccessiva rappresentanza delle donne nelle forme di lavoro atipiche. Bisogna  superare  le disparità pensionistiche e salvaguardare  le pensioni in generale, in modo che  i sistemi di sicurezza sociale continuino ad esistere nella sfera pubblica, integrando i principi di solidarietà e ridistribuzione, e vengano compiuti gli sforzi più strenui per combattere lavoro precario e non regolamentato.

Il parlamento  esorta la Commissione e gli Stati membri a ritenere l'importanza della piena integrazione delle donne su un piano di parità con gli uomini in tutti i settori della società e dell'economia e promuove attivamente una rappresentanza equilibrata di genere a tutti i livelli del processo decisionale; a tale riguardo, chiede alla Commissione di sbloccare la direttiva sulle donne nei consigli di amministrazione del Consiglio europeo,stabilendo  obiettivi, piani d'azione, scadenze e misure speciali temporanee per raggiungere la parità di genere e procedere verso una rappresentanza equilibrata per tutte le posizioni esecutive, legislative e amministrative. E’ evidente la necessità della piena inclusione delle donne nel mercato del lavoro e la promozione dell'imprenditorialità femminile poichè sono fattori cruciali per conseguire una crescita economica inclusiva a lungo termine,per combattere le disuguaglianze e incoraggiare l'indipendenza economica delle donne. La UE deve intensificare gli sforzi per colmare il divario retributivo di genere e applicare il principio della parità di retribuzione adottando una legislazione per aumentare la trasparenza retributiva, comprese misure obbligatorie per tutte le società; deplora che la proposta della Commissione di misure vincolanti per la trasparenza salariale non sia stata ancora introdotta come previsto.

Il Parlamento accoglie con favore l'impegno della Commissione a monitorare il recepimento della direttiva sull'equilibrio tra vita professionale e vita familiare entro il 2022 e ad assicurarne la piena attuazione da parte degli Stati membri in consultazione con le organizzazioni per i diritti delle donne e le organizzazioni della società civile; invita inoltre gli Stati membri ad andare oltre gli standard minimi della direttiva; prende atto dell'ampliamento delle disposizioni genitoriali per includere l'assistenza a lungo termine per i familiari con disabilità e gli anziani come un buon punto di partenza e chiede alla Commissione di prendere in considerazione la possibilità di estenderla ulteriormente per prevenire la perdita di forza lavoro, soprattutto femminile;  e in ultima istanza, ma non sicuramente come importanza il Parlamento invita gli Stati membri a ratificare e attuare senza indugio la Convenzione 190 dell'OIL sull'eliminazione della violenza e delle molestie nel mondo del lavoro, recentemente adottata.

 

 

Cargivers : attenzione per non essere scippati del Fondo

Alessandra Servidori

Cargivers atto secondo in confusione :  chiarimenti e suggerimenti per non essere scippati       8 Febbraio 2021

Il 22 gennaio us (GU n.17 del 22-1-2021)  è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto 27 ottobre 2020 che definisce i criteri di utilizzo del Fondo nel triennio 2018/2020 per  i cargivers familiari che hanno un ruolo di assistenza e cura riferito all’art 1 comma 254 legge 205/2017 (legge di bilancio 2018) rimasto bloccato per discussioni politiche parlamentari sui criteri di utilizzo del Fondo da definire attraverso l’applicazione della Legge. La lettura del provvedimento                                                  https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2021/01/22/17/sg/pdf (PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE DELLA FAMIGLIA DECRETO . Criteri e modalità di utilizzo delle risorse del Fondo per il sostegno del ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare per gli anni 2018-2019-2020.) induce  forti e motivate perplessità in quanto orienta a definire l’obiettivo delle modalità di gestione delle risorse del Fondo in totale  sono 44 milioni + 23 milioni ( cioè primo biennio 2018/2019 + anno 2020 ) complessivamente 63 milioni- ma nella prima suddivisione del biennio euro 44.457.899,00 - consegnando alle regioni il ruolo di distribuire i fondi secondo prioritariamente  criteri molto discutibili. Un criterio è destinatari  caregiver di persona  con disabilità gravissima riferendosi come “gravissima” alla definizione usata  dal decreto 26 settembre 2016 art 3 e allegato 1 “Scale per la valutazione della condizione di disabilità gravissima (Articolo 3, comma 2)”  valutazioni  che comportano modifiche ricorrenti, variabili e  ovviamente strettamente collegate- come prevede la norma- ai decreti di emanazione con relativi sostegni sociosanitari ed economici, riferibili a situazioni soggettive,assolutamente non stabili sia per il soggetto medesimo che per lo stesso cargiver che lo sostiene. Un secondo criterio è anch’esso opinabile in quanto si individua caregiver di coloro che non abbiano avuto accesso alle strutture residenziali a causa delle disposizioni normative emergenziali, che sappiamo essersi protratte  sia per la pandemia ancora drammaticamente in corso sia per la mancanza strutturale delle RSA e quindi irrisolvibile se non in un arco di tempo lontano. Il terzo criterio  prevede che tali somme siano destinate a programmi di accompagnamento, finalizzati alla deistituzionalizzazione e al ricongiungimento del caregiver familiare con la persona assistita. Non si chiarisce cosa si intende per tale opzione poiché si dubita fortemente siano previste risorse destinate a pseudo associazioni che offrono a pagamento una attività appunto di “consulenza” sulla quale insistono legittimi dubbi di   pseudo professionalità formativa e assistenziale proliferando una miriade di soggetti sul mercato destinato ai familiari dei disabili. Si indirizzano le Regioni a uniformare beni e servizi  già predisposti sul versante del Fondo per le non autosufficienze che differiscono per il soggetto a cui sono dedicati poiché i fondi per cargiver sono per i familiari e il fondo per i non autosufficienti per le persone medesime disabili. I modelli organizzativi regionali e locali , tranne poche virtuose realtà , non sono integrabili per definizione  e dalla tabella allegata alla Gazzetta Ufficiale del Decreto del gennaio 2021 le risorse già suddivise sono evidentemente modeste  rispetto l’incremento della non autosufficienza su tutto il territorio   e che , come recita la legge ,le risorse del Fondo sono e devono andare utilizzate per il sostegno del ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare. E’ Lei o lui  che deve decidere una volta stanziata la risorsa e riconosciuto il diritto di percepirla e non altri  soggetti , che deciderà come utilizzarla  anche a fronte di varie opportunità che potrà scegliere. Il Decreto prevede un percorso che va attenzionato rigorosamente e che ci si augura tenga ben presente le richieste dei  cargivers ai quali si consiglia vivamente di darsi una struttura associativa  a livello territoriale per far valere le loro ragioni e perché le risorse non vengano utilizzate in modo discrezionale. Perché il fondo si attivi è previsto che ogni regione deve  inviare, entro sessanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto,( dunque entro 22 marzo 2021 ) gli indirizzi integrati di programmazione degli interventi,  nel rispetto dei modelli organizzativi regionali e di confronto con le autonomie locali, prevedendo anche il coinvolgimento delle organizzazioni di rappresentanza delle persone con disabilità. La richiesta regionale deve essere accompagnata  da una scheda del piano di massima delle attività e comprensiva di progetto di attuazione e dei relativi costi; il Dipartimento per le politiche della famiglia del Consiglio dei Ministri deve provvedere, entro quarantacinque giorni, a trasferire le risorse stanziate. Le regioni   devono procedere alla ripartizione delle somme ricevute ai singoli ambiti territoriali, sulla base delle diverse esigenze e in funzione di quanto previsto dalla richiesta depositata. Ricordo in chiusura che il Fondo è stato istituito per il “sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare” e  quindi spese, per il “riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare“.Quelle somme devono essere destinate a loro  e a nessun altro e servono a compensare il loro lavoro di cura. Si eviti di fare danni sulla pelle di chi assiste il proprio congiunto con disabilità 24 ore su 24.

Intervista e commenti su Draghi e politica

Alessandra Servidori    Intervista e commenti del 4gennaio 2021

Draghi su Start mag https://www.startmag.it/mondo/tutte-le-sfide-di-draghi/

e Intervista con

https://www1.wdr.de/radio/cosmo/programm/sendungen/radio-colonia/il-tema/occupazione-femminile-100.html

Coraggio ascolto responsabilità

Il Presidente incaricato Mario Draghi è all’opera, raffinato  diplomatico esperto economista, autorevole statista.

In agosto del 2020 prima che al Financial Time ha tracciato lucidamente la strategia per la ripartenza a livello internazionale con particolare cura anche al nostro Paese .E il coraggio al Presidente non manca così come la chiarezza e l’assunzione di responsabilità veramente eroica in questo momento difficile e grave per radunare e raccattare  e rilanciare con forza ciò che è possibile rimettere in moto nel Bel paese. Silenzioso garbato istituzionalmente postato  ha cominciato il suo lavoro, accompagnato da una parte considerevole del Paese che ripone in lui più che  speranza  fiducia. Peraltro una indagine condotta da Edelman Trust Barometer dimostra con serietà e dati alla mano come gli italiani più che fidarsi delle grandi manovre politiche si affidano ai manager per la ripresa economica post virus e ciò rappresenta una grande fiducia nel mondo dell’economia di cui Mario Draghi è superbamente emblema di virtuosa rinascita attenta alla sostenibilità e alla collettività. Stando alle previsioni ci attende un anno  corrente  difficilissimo e un accenno di ripresa solo dal 2022, in settori come il turismo  i servizi e il commercio se il  mercato del lavoro riprenderà a respirare con investimenti notevoli sulla creazione di nuovi percorsi professionali  re-skilling dei collaboratori sui luoghi di lavoro pubblico, privato, autonomo. Mario Draghi ha davanti a sé un lavoro enorme di ristrutturazione partendo da una valutazione dei risultati dell’opera del precedente governo e della sua strategia che non è mai stata neanche percepibile perché sfuggiva a chiunque volesse trovarla. A Draghi spetta predisporre un Piano di ripresa e resilienza da far approvare in parlamento e  in sede legiferante, un piano razionale e strategico pianificando la spesa  dei fondi e gli investimenti congiuntamente con gli altri paesi nei prossimi  anni . Sui nodi cruciali legati alle tre emergenze che lo stesso Mattarella ha ricordato – sanitaria, economica e sociale –  per fare un piano di vaccinazioni di massa e per scrivere la versione definitiva del PNRR ( anche la seconda versione, per quanto meno peggio della prima, era largamente insufficiente)  e ci vogliono al governo uomini e donne ben più competenti e credibili rispetto a chi c’è stato fin qui. Sappiamo che i fondi sono di una grande entità e comunque ad oggi non ne abbiamo ancora compreso le modalità poiché il passato governo ha confuso allocando deprecabilmente la materia in maniera casuale e approssimativa, invece che percorrere la via della decisione di una serie di priorità, di scelte selezionate fra un vasto numero di possibilità e necessità frutto di valutazioni, di previsioni e di scenari, anche di obiettivi,  accompagnati da percorsi per raggiungerli. Mario Draghi è il portatore sano di una strategia che accantona l’economia sussidiata che applica una strategia riformativa  che  riunifica  le sanità regionali attualmente esistenti , tracciando passaggi anche per la revisione totale del titolo V della Costituzione e  del barocco  decentramento amministrativo  e istituzionale, alle se pur moderate liberalizzazione delle procedure (codice degli appalti ) fino alla riforma della giustizia su basi garantiste. In buona sostanza come vuole Mattarella e vogliamo la maggioranza degli italiani e italiane arrivare a creare le condizioni per una legislatura piena davanti e  una consistenza delle forze politiche che meritano l’appellativo di classe dirigente. Dunque coraggio competenza responsabilità.

Mario Draghi : bene si cambia rotta. Stamane a Radio in Blu

Giovedì mattina 4 febbraio : RUBRICA ore 9,35 Diretta  Streaming IN Blu  2000 https://www.radioinblu.it/streaming/?vid=0_vvn1ychr 

SI CAMBIA PASSO CON MARIO DRAGHI-  Alessandra intervistata a cura di Chiara Placenti  

Lettera speranzosa e fiduciosa al Presidente Mattarella

Egregio Presidente Mattarella ,    

 Penso che si stia compiendo l’ennesimo massacro all’Italia. Spregiudicatezza e bulimia di potere si stanno consumando in queste ore con queste consultazioni farsa. Comunque  il campo progressista, ancora oggi (anno di grazia 2021) non ha raggiunto la maturità democratica. Che consiste nel trattare l’avversario politico come avversario, e non come nemico della democrazia. Nel considerare se stessi come portatori di un progetto politico, anziché come depositari esclusivi del bene comune. Nella fiducia di poter combattere gli avversari con la forza delle idee, anziché cercando ogni volta di evitare il ricorso alle urne, quasi che non  fossimo in grado di sconfiggere le idee antieuropeiste populiste e nel mettere in salvo l’economia italiana e la salute della popolazione  in campo aperto. Ebbene ora è troppo tardi per pensare alle urne. Vi sono responsabilità enormi anche  della cosiddetta società civile che – attraverso appelli, girotondi e sardine varie – ha ritenuto di dover gridare al pericolo per la democrazia ogni qualvolta all’orizzonte si è profilato il rischio che a vincere non fossimo noi,  unici interpreti degli interessi generali del Paese, unico presidio contro le tentazioni autoritarie. Da tempo giudichiamo  quota 100  una follia, il reddito di cittadinanza un obbrobrio, l’azione del governo inesistente, i progetti di utilizzo dei fondi europei imbarazzanti, l’economia allo sbando, la gestione dell’epidemia catastrofica, lo stile di governo improntato a vanità e spregio delle istituzioni. E mille altre cose  per lo più sacrosante. Quando Zingaretti ha realizzato il patto incestuoso con i Cinque Stelle, quando abbiamo  vissuto  drammaticamente e ancora oggi il default della nostra Italia quando in solitudine alcuni di noi abbiamo cominciato a ribellarci come potevamo con i mezzi che abbiamo, contrastati dai giornalini ricchi finanziati da questa melma dirigente, perché Presidente Mattarella non ha impedito il disastro totale che stiamo vivendo? Qualsiasi soluzione che non sia un Governo di persone competenti e veramente sagge e onorate sarà un ennesima dimostrazione delle nostre incapacità di esercitare il nostro diritto e dovere di cittadinanza.

 

Con grande rispetto Alessandra Servidori

 

Disoccupazione : quello che Istat NON dice sulle lavoratrici disoccupate

Alessandra Servidori              Quello che i dati  Istat NON  evidenziano sulla disoccupazione femminile

Istat ha pubblicato i dati aggiornati  sulla situazione occupazionale  ed è l’ennesimo bollettino di guerra poiché  l'occupazione cala nonostante il blocco dei licenziamenti, e colpisce tutte le fasce di età a esclusione degli ultracinquantenni, invece in crescita, ma non le donne ultracinquantenni. E non solo. In generale si tratta di un crollo quasi esclusivamente al femminile: in totale i lavoratori scendono di 101 mila unità, ma di questi 99 mila sono donne e 2000 sono uomini. E il tasso di  occupazione delle donne a dicembre cala di 0,5 punti e cresce quello di inattività (+0,4 punti), per gli uomini al contrario la stabilità dell’occupazione si associa al calo dell’inattività (-0,1 punti). In generale, c'è un forte aumento dell'inattività ma solo per la fascia dei età giovanile e per quella centrale. Nel confronto con l’anno scorso, c’è una drammatica prevalenza femminile,e  le donne  in 312 mila perdono il lavoro, mentre gli uomini , perdono 132 mila unità. La maggiore fragilità del lavoro femminile è dovuta al fatto che in percentuale le donne sono maggiormente occupate nei servizi, in lavori precari o per i quali è possibile licenziare.. E inoltre la riduzione delle posizioni lavorative durante il periodo di lockdown ha inciso in misura rilevante soprattutto sulle lavoratrici  riflettendo in buona parte, anche in questo caso, l’andamento particolarmente negativo del settore turistico e di quello dei servizi alla persona, dove le donne rappresentano in media i tre quinti degli addetti e la contrazione delle attivazioni nette è ben visibile sin dall’avvio dell’emergenza sanitaria in tutte le aree ma è stata più intensa in quelle in cui è maggiore l’incidenza delle occupate e dei contratti a tempo determinato.A questo  dato si associa è utile associare il rallentamento della spesa delle famiglie rispetto all’anno precedente, superiore a quello del reddito disponibile, che ha verosimilmente risentito anche di una graduale flessione degli indici di fiducia dei consumatori dovuta a valutazioni meno favorevoli sulla situazione economica dell’Italia e sull’andamento del mercato del lavoro e sulla disoccupazione femminile aumentata progressivamente .L’emergenza sanitaria e i provvedimenti di sospensione delle attività produttive adottati per contenerla hanno determinato un marcato deterioramento della condizione economica per l’insieme delle famiglie;circa i due terzi dei nuclei familiari con almeno un componente precedentemente occupato hanno registrato episodi di riduzione dell’attività lavorativa; la quota supera l’80 per cento quando il capofamiglia è lavoratore autonomo o dipendente a tempo determinato o donna   con figli a carico . Nel 2020 le famiglie hanno risentito della contrazione del reddito seguita alle misure di contenimento della pandemia e della caduta dei corsi dei titoli, che ha ridotto la ricchezza finanziaria;  dunque i pochi risparmi delle famiglie hanno risentito dell’avversione al rischio e la preferenza per strumenti finanziari più sicuri che tutelassero il risparmio o comunque il peggioramento delle prospettive di crescita e l’incremento dell’incertezza hanno comportato una maggiore avversione al rischio e una preferenza verso strumenti liquidi. Le conseguenze dell’epidemia di Covid-19 e i provvedimenti adottati per contrastarla hanno scoraggiato la partecipazione al mercato del lavoro, scesa dal 65,1 per cento di febbraio al 64,3 di marzo: nonostante le perdite occupazionali,  nonostante il blocco dei licenziamenti  e l’estensione della CIG, il tasso di disoccupazione  si è collocato  all’8,4 per cento. Un impulso negativo alla partecipazione, in particolare quella femminile, è senz’altro dovuta  anche ai provvedimenti di chiusura delle scuole. La necessità di cura dei figli in età scolare ha precluso  o limitato  la regolare continuazione dell’attività lavorativa dei genitori nei nuclei con un solo adulto e nelle coppie in cui entrambi i componenti sono occupati.In quest’ultimo caso hanno abbandonato  l’impiego o ridotto  l’orario di lavoro soprattutto le madri, che tipicamente percepiscono un reddito inferiore. Le famiglie con almeno un bambino di età minore di 14 anni e in cui entrambi i genitori lavorano sono circa 3 milioni: in poco più del 40 per cento dei casi (1,3 milioni di nuclei) almeno un adulto  si calcola possa  svolgere le proprie mansioni lavorative a distanza conciliandole con le esigenze familiari, seppure con difficoltà e con significativi rischi di perdita di produttività.Comunque lavoratrici e lavoratori  a termine, in particolare del Sud, giovani e donne, sono  le categorie più colpite dalle conseguenze del Covid sul mercato del lavoro, le tutele messe in campo dal Governo, con il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione, hanno sicuramente  tutelato di più i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, cioè in sostanza, chi era già in una posizione lavorativa più stabile anche prima della pandemia. Un esempio lampante : il lavoro a tempo determinato,  ha fatto registrare un calo del 13,4% da inizio anno 2020 e continua ora, simile a quello del Pil.La maggiore diminuzione degli occupati al Sud potrebbe   essere legata alle caratteristiche della struttura produttiva del territorio, più orientata verso il turismo e i settori collegati, direttamente colpiti dagli effetti della pandemia ma è altrettanto evidente  che la flessione più marcata delle attivazioni nette (attivazioni meno cessazioni) ha riguardato in tutte le regioni la fascia di età fra 15 e 24 anni anche a causa della maggiore diffusione dei contratti a termine tra i più giovani e qui la discriminazione femminile è multipla tra le giovani per le quali la riduzione delle posizioni lavorative durante le restrizioni  le ha  penalizzato in particolare riflettendo la maggiore presenza di donne giovani nei settori economici più colpiti dagli effetti della pandemia. Sono particolarmente significativi i dati che emergono dal rapporto CNEL sul mercato del lavoro nel 2020: l’occupazione giovanile è tra le più colpite con 2 milioni di Neet, insieme a quella femminile dove quasi una donna su due è inoccupata riducendosi di 2 punti percentuali.  Le donne sono oltre il 53% della popolazione italiana , la battaglia per l’uguaglianza di genere non può essere più solo un punto di un programma politico aggiunto ma deve essere al centro di azioni concrete creando vantaggi economici, sociali e culturali per l’intero Paese. Più volte abbiamo sottolineato anche da queste pagine  come per promuovere la occupazione femminile non bastino politiche di incentivazione economica alle assunzioni, ma serva anzitutto allargare la offerta di servizi per la prima infanzia , scuola a pieno tempo e servizi per gli anziani, nonché promuovere forme organizzative del lavoro più favorevoli alla conciliazioneNell’occupazione femminile giocano un ruolo fondamentale i percorsi formativi.  Bisogna sostenere percorsi  STEM  sia nel breve sia nel lungo periodo: se infatti nel breve periodo la componente femminile è meno presente nei percorsi di studio più richiesti e meglio remunerati dalle imprese, nel lungo periodo sono proprio i settori STEM che presentano le maggiori prospettive di crescita. Inoltre il rinnovo della contrattazione di prossimità deve prevedere la capacità di aumentare il ricorso ai fondi bilaterali per sostenere maggiori congedi parentali per lavoratori e lavoratrici.

Conte, Di Maio, l'ex grande fratello, Arcuri.Arcuri è il demolitore DOC

Alessandra Servidori

Conte Di Maio l’addetto stampa ex grande fratello e Arcuri. Dei 4 il più pericoloso demolitore  è Arcuri.

Le gesta di Arcuri detto Mimmo diminutivo di Domenico sono ormai ricorrentemente definite in perdita per l’Italia ma non per Invitalia di cui il super Comissario è AD. L’ultima della serie è legata al costo delle siringhe ordinate e pagate 6 volte di più di una siringa sul mercato per cui sembra esserci una indagine in corso. Prima avevamo avuto i 485 milioni  di soldi pubblici spesi per i banchi a rotelle alcuni dei quali  abbiamo visto accatastati in foto su un tetto di un magazzino e platealmente inutilizzati a danno sempre di una quantità enorme di banchi –sempre visti in foto mandati al macero- nonostante ancora perfettamente in forma e usabili con relative sedie-. Poi è  la volta del bando di gara sempre attraverso Invitalia per realizzare i padiglioni Primula per la somministrazione del vaccino,pubblicato il 20 gennaio e con offerta entro oggi 27 gennaio.  21 sono i padiglioni di oltre 300 mq  da realizzare completamente  costruiti e ammobiliati e si sono dati 30 giorni senza specificare presunte penali e nel bando sempre Arcuri si riserva la facoltà di realizzarne poi altri 1200 in tempi successivi non ben definiti. La creatività pare sia l’elemento distintivo dell’Arcuri peraltro in linea con quanto  OMS ha dichiarato essere il Report del Piano antipandemico italiano sparito e sotto inchiesta  che in quanto organizzazione antipandemica nostrana si contraddistingue per “creatività” e ci domandiamo perché non chiedere alle Regioni o ai comuni  di poter  individuare  strutture pubbliche idonee  che con efficienza e gran risparmio di risorse potrebbero risolvere la questione. Tecnicamente ogni padiglione potrà avere un costo massimo di euro 400.000 (+/- 20%) e a questa modica cifra è in grado di effettuare 6 vaccinazioni alla volta per la durata, compresa anamnesi, di 10/15 minuti a seconda dei soggetti. Ma diciamo pure 12 minuti per 6 postazioni = 30 vaccinazioni/ora per 10 ore = 300 x 90 gg (tre mesi), senza mancare un turno e con efficienza, si vaccinano 27.000 persone, un piccolo centro da 30.000 abitanti, spendendo “solo” 10 volte tanto rispetto a un punto vaccini di analoga portata nella sala civica, in quella parrocchiale, nella palestra, in un poliambulatorio, ecc . Se ne acquistano tre, posizionati in tre diverse piazze  di città un po’ grandine usando la riserva di Arcuri di ordinarne 1.200 forse  si accelerano le vaccinazioni. Ammesso che troviamo e assumiamo medici e infermieri e sopratutto arrivino i vaccini. E qui arriva l’ultima impresa di Arcuri che sempre come Amministratore Delegato di Invitalia dotato di una immensa capacità di spreco,  con Reithera  azienda biotecnologica romana ha sottoscritto  nelle ultime ore un contratto di sviluppo  per un vaccino in fase di sperimentazione.  Reithera riceverà 81 milioni-subito- per lo sviluppo del vaccino italiano che produrrà entro il 2022 in 100 milioni di dosi all’anno : intanto  siamo diventati con i nostri soldi il 30% della società Reithera ma non abbiamo i vaccini e campa cavallo che l’erba cresce e la scarsità di dosi per inadempienze delle varie aziende straniere a cui abbiamo affidato la nostra vaccinazione forse arriverà in tribunale .Ma intanto siamo morti. Ma la Corte dei Conti non ha nulla da dire per questa immensa discrezionalità di spesa dei nostre soldi di questo Arcuri ?

Europa sul Recovery Plan e i rapporti con l’Italia

Alessandra Servidori- Cosa succede in Europa sul Recovery Plan e i rapporti con l’Italia 27 gennaio2021

  I problemi di gestione a livello comunitario della partita Recovery Plan sono e rimangono complessi e serve ricordare nelle tante manie di persecuzione che affliggono gli antieuropeisti sulla sovranità della Germania che dobbiamo alla Cancelliera Merkel se durante la presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione Europea gli Stati Membri  hanno raggiunto un accordo storico sul budget dell’Unione e sui fondi speciali di 1,8 trilioni di euro dopo i problemi che ci hanno posto  Polonia ed Ungheria .E dopo e durante la pandemia da Covid si devono salvaguardare le economie che con la vittoria di Biden riprende fiato la strategia della transizione energetica e l’accordo sul clima che vede la riduzione delle emissioni di gas serra al 55% entro il 2030. Ovviamente il Bilancio della Ue è composto dal bilancio finanziario pluriennale 2021/2027 e il Fondo Nex Generation della Commissione e il veto posto da Polonia e Ungheria di un regolamento per finanziare con nuove risorse la ripresa ponendo dei limiti e condizionalità per l’uso improprio dei finanziamenti con vincoli applicativi, trovando poi un accordo con i paesi dissidenti riferito al solo bilancio 2021/2027. Il problema per gli stati in oggetto era ed è mantenere il loro stato di diritto fortemente messo in discussione dalla Ue per questioni di inasprimento in Polonia e Ungheria di alcune decisioni legislative che ledono i diritti umani come il diritto all’interruzione di gravidanza e  elezioni democratiche. Con la certezza di ricevere i 180 miliardi garantiti dalla Ue  poiché il regolamento si applica solo al Piano pluriennale e non al Nex Generation la questione si è sbloccata nonostante pendano ancora su Polonia e Ungheria misure previste in caso di ricorso alla Corte di Giustizia Europea proprio per lesioni allo stato di diritto dei cittadini polacchi e ungheresi da parte dei due dittatori. Il Parlamento europeo ha così approvato il bilancio dell’Ue 2021-2027 e il Consiglio ha adottato il regolamento che stabilisce il quadro finanziario pluriennale dell’UE per il periodo 2021-2027che prevede un bilancio a lungo termine di 1074,3 miliardi di Euro a prezzi 2018.L’adozione del nuovo bilancio consente, in raccordo con lo strumento Next Generation EU da 750 miliardi di Euro, di immettere grandi finanziamenti per rilanciare l’economia dell’Ue nei prossimi anni per sostenere la ripresa dell’Ue post pandemia.

La maggior parte dei programmi di finanziamento settoriali dell’UE dovrebbero essere adottati all’inizio del 2021 e saranno applicabili retroattivamente a partire dal primo giorno dell’anno in corso. Per quanto riguarda l’attuazione dello strumento per la ripresa Next Generation EU, la decisione sulle risorse proprie dell’UE deve essere approvata in tutti gli Stati membri, conformemente alle rispettive norme costituzionali. Dopodiché, la Commissione potrà, in via eccezionale, contrarre prestiti fino a 750 miliardi di Euro a prezzi 2018 sui mercati dei capitali per far fronte alle conseguenze della crisi Covid-19. La maggior parte di questi finanziamenti sarà erogata attraverso un dispositivo per la ripresa e la resilienza da 672,5 miliardi di Euro che sosterrà, tramite sovvenzioni e prestiti, gli investimenti pubblici e le riforme negli Stati membri, aiutando questi ultimi ad affrontare l’impatto economico e sociale della pandemia di Covid-19, nonché le sfide poste dalle transizioni del verde e del digitale. La Commissione europea  guarda all’Italia con netta preoccupazione  perché alla soluzione della crisi  è legato il destino del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr), con i 209 miliardi di sovvenzioni e prestiti europei. I piani nazionali devono arrivare entro il 30 aprile  la presidente Ursula von der Leyen  e anche il Commissario  Gentiloni  avvertono che prima arrivano i piani prima arriverà la valutazione definitiva della Commissione per poter procedere ai primi esborsi da metà anno. Il nostro Piano nelle bozze è stato più volte rivoltato come un calzino soprattutto nelle macro aree e  il peso degli investimenti rispetto agli incentivi è aumentato ma spariti i progetti e  il capitolo delle riforme è evanescente soprattutto sapendo che lì sono agganciati l’erogazione dei fondi, da accompagnare agli investimenti  e la concorrenza come chiesto dalla Ue.In queste ore la situazione italiana in ambito internazionale ha avuto delle pronunce molto feroci : le agenzie di rating denunciano che la crisi mette in bilico i fondi ue il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le stime di crescita 2021 di diversi paesi europei tra cui l’Italia. Secondo le nuove previsioni il Pil dovrebbe crescere quest’anno del 3% e non più del 5,5% come ipotizzato in precedenza. La governance oggi  con la vicenda sulla partita giustizia di Bonafede così improponibile  e le dimissioni di Conte è ancora più importante e precaria ed è indispensabile un meccanismo non ordinario di attuazione e gestione del progetto con procedure straordinarie che facciano in fretta e bene la proposta dettagliata alla Ue

Molestie sul lavoro Audizione Senato Commissione femminicidio

 Alessandra Servidori Audizione Commissione Femminicidio Senato 20 Gennaio 2021

Ringrazio la Presidente dell’invito salutando con alto gradimento la positiva  e definitiva ratifica da parte del Senato, in merito alla Convenzione e Raccomandazione Ilo, in tema di violenza e molestie nei luoghi di lavoro. La tolleranza zero, invocata dalla Convenzione Oil, nei confronti della violenza e delle molestie nei luoghi di lavoro  da oggi richiede una responsabilità condivisa del Parlamento impegnato nel varare le disposizioni normative attuative, delle parti sociali e delle istituzioni, sui vari livelli, che non dovranno far mancare il loro contributo fondamentale. Nel nostro ordinamento non mancano le tutele adeguate per garantire un` efficace azione di contrasto alle violenze e molestie in occasione di lavoro, ma comunque vanno rafforzate nel Codice delle Pari Opportunità la ratifica da parte dell`Italia dei  documenti internazionali, non solo ne rafforza il rilievo a livello mondiale, ma ne consolida le misure, superando qualsiasi limite alle più ampie garanzie di tutela per tutti gli occupati. La positiva e responsabile decisione del Parlamento italiano conferma come la cultura del lavoro debba basarsi sul rispetto reciproco e sulla dignità dell`essere umano e che gli atti di violenza e le molestie sul lavoro sono da perseguire penalmente prevedendo strumenti di tutela, di denuncia, di prevenzione proteggendo tutti e tutte i lavoratori e lavoratrici a prescindere dal loro status contrattuale. In questo ultimo periodo a livello internazionale c’è un rinnovato impegno sul tema : il 2 Dicembre 2020  carta dei diritti EU :uno degli obiettivi della Commissione Oggi la Commissione europea presenta una nuova strategia per rafforzare l'applicazione della Carta dei diritti fondamentali nell'UE.I diritti fondamentali non possono essere dati per scontati. La nuova strategia conferma un rinnovato impegno a garantire che la Carta sia pienamente applicata. A partire dal prossimo anno, la Commissione presenterà una relazione annuale che esaminerà le modalità con cui la Carta è applicata negli Stati membri in un determinato ambito tematico.Per noi rimane clamorosamente inattuato l’art 37 della Cost.Nel 2020  la presenza di un gender pay gap medio in Italia dell’11%, ed anche peggiore in altri Paesi europei,una disoccupazione euna sottooccupazione ,e mentre con l’avvento del diritto antidiscriminatorio di matrice europea e l’affermarsi di politiche di conciliazione sempre più neutrali, volte cioè a favorire un equilibrio nei ruoli familiari tra uomini e donne, si è progressivamente affermata la necessità economica di una posizione paritaria nel lavoro delle donne rispetto agli uomini, non si può dire altrettanto sull’affermazione di una necessità culturale e politica. Ed infatti resta significativo il fenomeno della segregazione orizzontale delle donne, in ruoli, posizioni e settori lavorativi considerati più affini alla tradizionale riconduzione del genere femminile allo spazio privato, della cura, e la corrispondente esclusione da ambiti, quali quelli cosiddetti STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), che sembrano rappresentare i luoghi della razionalità per eccellenza.Vero è che pochi spazi sembrano residuare per il diritto antidiscriminatorio nell’intervento sulla piaga del lavoro precario: un lavoro prevalentemente femminile su cui l’emergenza sanitaria e sociale determinata dalla pandemia ha agito comportando in moltissimi casi la riduzione delle ore di lavoro o l’abbandono temporaneo del lavoro finalizzati a rendere la donna disponibile per le attività di cura, ragione per cui, come sottolinea l’ILO in un report di quest’anno (COVID-19: Protecting workers in the workplace, 2020), l’impatto economico della pandemia si riverserà in particolare proprio sulle donne. Avete già perso in considerazione il Rapporto Istat del 2016 sulla materia e la situazione non è sicuramente migliorata . Erano  oltre 1 milione e 400 mila le donne che hanno subito nel corso della loro vita molestie o ricatti sessuali sul luogo di lavoro. Si tratta di un tema delicato e di difficile emersione. Infatti sono meno dell'1% le donne che denunciano tali forme di violenza, pur avendole subite, soprattutto per il rischio che una denuncia possa ripercuotersi negativamente sulla sfera lavorativa.Lo vediamo e leggiamo ricorrentemente sul Rapporto annuale sulle dimissioni volontarie che evidentemente a fronte di una caduta libera delle dimissioni NON viene mai riferito il motivo di molestia . Pertanto un obiettivo da valutare è quello già suggerito dalla Commissione nel Rapporto conclusivo dei lavori in cui si auspica l’introduzione di una fattispecie ad hoc di natura delittuosa e a struttura dolosa come peraltro l’Oil identifica nella struttura della Convenzione ratificata da noi .Problemi evidenti sono a livello di immagine femminile e il lavoro e il ruolo della donna . Recuperare con la ristesura del  Codice di parità   il Codice che esiste adesso di autoregolamentazione capire ancora una volta quanto sia importante per noi il diritto dell’ Unione Europea, che ha sul tema della parità e delle politiche antidiscriminatoria un ruolo centrale e non solo di indirizzo.
In Italia, al contrario di altri Paesi europei che hanno regolamentato puntualmente il fenomeno, tutto rimane a livello di autoregolamentazione. Grazie allo Iap, Istituto di autodisciplina pubblicitaria, abbiamo un Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale che è stato adottato dagli enti e dai soggetti che riconoscono il Codice. All’interno del Codice è stato inserito il riferimento esplicito alla discriminazione di genere ed è stato ribadito che il corpo delle donne non può essere utilizzato a fini pubblicitari in modo sessista, volgare e offensivo della loro dignità.Io credo che, a fronte di tante iniziative locali di buone pratiche in questo ambito, sia necessaria una normativa precisa e puntuale per supplire il vuoto legislativo.Ecco perché è’ innanzitutto utile fare il punto sulla normativa antidiscriminatoria a oggi esistente e del relativo apparato sanzionatorio, anticipando sin da ora che si tratta di strumenti poco praticati e oggetto di continui tentativi di sabotaggio (sempre nelle prassi giuridiche che vedono coinvolti gli operatori del diritto), ma che vanno, a nostro avviso, nuovamente agiti a livello di massa per imporne una nuova ed efficace cogenza (nel mondo del diritto la reiterazione dell’azione apre spesso varchi evolutivi) e comunque agire sull’informazione sui luoghi di lavoro. Donne, stress, discriminazioni hanno un denominatore comune, finalmente riconosciuto nell’articolo 28 del Testo Unico, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Si tratta del riconoscimento delle differenze di genere in una nuova visione del lavoro, introdotta dal provvedimento, che supera la concezione tradizionale della tutela del lavoro femminile circoscritta alla gravidanza, e introduce un rinnovamento nella valutazione del rischio connesso alle differenze tra i sessi. L’innovazione legislativa recepisce e si allinea all’orientamento europeo e internazionale incentrato sulla promozione alla salute e alla sicurezza sul luogo di lavoro e che colloca il tema della differenza di genere in un’ottica di prospettiva confermata nel Piano Strategico 2021/2027 dell’Unione Europea. Finalità generale: E’ importante riconoscere il processo della “violenza” e, se possibile, analizzarlo. La violenza nel mondo del lavoro è una questione che riguarda i diritti umani, così come la salute, l’istruzione, le problematiche legali e socio-economiche. Ma ci sono anche forti interessi di carattere imprenditoriale per l’eliminazione della violenza contro donne (e uomini). I costi che la violenza comporta per le imprese includono l’assenteismo, l’aumento del ricambio del personale, prestazioni lavorative e produttività inferiori, immagine pubblica negativa, spese per eventuali cause, multe o spese di liquidazione elevate, ed aumento dei premi assicurativi. Per le lavoratrici, può comportare stress elevato, perdita motivazionale, aumento di incidenti. Le potenziali conseguenze sulla salute, sul benessere proprio e delle persone assistite, possono essere evitate attraverso la promozione della gestione integrata di politiche di sicurezza e salute sul lavoro, che tengano conto della prospettiva di genere, e di una cultura della prevenzione sul lavoro. Sono molte le cose sul piano del diritto del lavoro che, già qui e ora, si possono fare per contrastare le molestie e le discriminazioni nel contesto lavorativo. Procedendo con ordine, è innanzitutto utile fare il punto sulla normativa antidiscriminatoria a oggi esistente e del relativo apparato sanzionatorio, anticipando sin da ora che si tratta di strumenti poco praticati e oggetto di continui tentativi di sabotaggio (sempre nelle prassi giuridiche che vedono coinvolti gli operatori del diritto), ma che vanno, a nostro avviso, nuovamente agiti a livello di massa per imporne una nuova ed efficace cogenza (nel mondo del diritto la reiterazione dell’azione apre spesso varchi evolutivi).Nel 2006 con il Codice delle pari opportunità 198  il legislatore è finalmente partito dal corretto presupposto della necessità di garantire una eguaglianza sostanziale attraverso iniziative concrete, ossia le cosiddette azioni positive. il diritto (l’insieme di norme che già esistono) consente di esercitare alcune controffensive idonee a contribuire al contrasto della violenza di genere. Tali controffensive, con le lotte delle donne, delle lavoratrici, dei lavoratori, dovranno e potranno produrre ulteriori, efficaci e maggiormente cogenti strumenti volti a combattere le sperequazioni, le discriminazioni e gli abusi che si danno nel mondo del lavoro. Una maggiore conoscenza (ed esercizio) dei diritti si impone, allora, come un primo, essenziale, benché parziale, passo in questa direzione. Conoscere le sentenze in merito è fondamentale. LA GIURISPRUDENZA IN MATERIA DI DISCRIMINAZIONE DI GENERE.

La Corte di Appello di Torino con sentenza n. 937/2017 pubblicata il 10.01.2018 ha ritenuto discriminatorio il comportamento aziendale (peraltro avallato da accordi sindacali) che non computava nel calcolo del premio di risultato (basato sulla presenza in servizio dei dipendenti) le assenze delle dipendenti donne a causa di maternità obbligatoria, congedo parentale e malattia dei figli. La sentenza è la prima che si pronunzia in tal senso soprattutto per quanto concerne le assenze per malattia dei figli, assenze astrattamente “neutre” in quanto virtualmente attribuibili sia alle madri che ai padri. La difesa ha però dimostrato che le madri fruivano di tali permessi in misura 8 volte superiore ai colleghi maschi (cfr. altresì Tribunale di Torino, sentenza del 26 ottobre 2016).La Corte d’Appello di Torino con la sentenza n. 667/2017 del 25.09.2017 ha ritenuto discriminata la ricorrente dirigente sotto vari profili:

sotto il profilo retributivo significativamente inferiore rispetto agli altri dirigenti e addirittura ad alcuni quadri e impiegati, tutti uomini; l’assunzione mediante contratto a termine, anziché immediatamente a tempo indeterminato, a differenza dei dirigenti uomini; la pattuizione, in sede di assunzione, di un premio ad personam inferiore a quello pattuito con i dirigenti uomini; eliminazione dell’incentivo senza preventiva contrattazione individuale, a differenza di quanto era accaduto per gli altri dirigenti, tutti uomini; anche il licenziamento è stato dichiarato discriminatorio in quanto l’esistenza di uno stato di crisi non ha spiegato in alcun modo per qual motivo, sia stata licenziata proprio l’unica dirigente donna.

Il Tribunale di Ferrara, con decreto (ex art. 38 D. Lgs. 198/2006) del 11.09.2017 ha dichiarato discriminatoria la modifica organizzativa del lavoro posta in essere dal datore, al rientro dalla maternità della dipendente, in quanto aveva comportato per la stessa una situazione di particolare svantaggio in un momento particolarmente delicato determinato appunto dalla ripresa lavorativa dopo un lungo periodo di assenza determinata da due gravidanze e dalla maternità; La unilaterale determinazione del datore di lavoro di modificare l’articolazione dell’orario della lavoratrice al suo rientro dalla maternità, richiedendole di lavorare su turni dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 9, dalle 15 alle 16 e dalle 17 alle 20, risulta, non solo obiettivamente idonea a pregiudicare l’adempimento dei doveri parentali della lavoratrice, così da indurla ragionevolmente a recedere lei stessa dal rapporto di lavoro (Tribunale di Pisa, sentenza del 17 luglio 2013). Il trasferimento della lavoratrice al rientro dalla maternità – a fronte di altre opzioni astrattamente praticabili per far fronte alle stesse esigenze produttive affermate dall’azienda – è da ritenersi discriminatorio in quanto sicuramente più gravoso per la lavoratrice (Corte d’Appello Torino 19.2.2013).

Non esistono tuttora puntuali fattispecie di reato con riguardo alle molestie sessuali, ove perpetrate in luoghi di lavoro, alla violenza assistita da minori o all’omicidio di identità ovvero alle lesioni personali gravissime con deformazione o sfregio permanente del volto, spesso consumate mediante utilizzo di sostanze corrosive;al femminicidio; alla violazione della misura dell’allontanamento disposto in via di urgenza (in relazione alla nuova fattispecie dovrebbe essere consentito l’arresto anche fuori dai casi di flagranza, parallelamente a quanto previsto per la fattispecie di evasione). La Legge estendeva la tutela antidiscriminatoria anche alle molestie di genere e alle molestie sessuali nei luoghi di lavoro, oggi riconosciute espressamente come una forma di discriminazione di genere. 
Non viene, in questo caso, tutelata una parità violata, ma la libertà e dignità della persona offesa. Sono considerate discriminazioni anche le molestie, ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.

Nonostante, la normativa preveda la tutela dei diritti delle donne al pari di quelle degli uomini, le discriminazioni continuano ad esistere, diritti negati anche se riconosciuti come fondamentali.

Nonostante la copiosa disciplina in materia nella società odierna, purtroppo, le discriminazioni esistono e si evidenziano maggiormente in determinati momenti. Oggi tutto il mondo è alle prese con la lotta al Covid-19, e la difficoltà e le preoccupazioni per tutte le comunità prendono il sopravvento rispetto ad altre problematiche. La pandemia e le misure di contenimento stanno colpendo tutti, senza eccezioni. Eppure, le donne dovranno maggiormente, rispetto agli uomini, subire una serie di conseguenze imposte dalle misure contenitive.Molti potrebbero pensare che quello della disparità tra uomo e donna non sia un problema presente in tutte le società. Rispetto a cinquant’anni fa le donne lavorano, in alcuni casi anche a tempo pieno; hanno la possibilità di scegliere da sole il proprio destino, di divorziare dal proprio compagno e di vestire come meglio credono. Si tratta senza dubbio di conquiste importanti, che tuttavia non annullano del tutto le differenze di genere ancora presenti anche in Occidente. Spesso quando si parla del problema femminile si parla soprattutto di violenza, ma non di minore importanza è la discriminazione. Nel nostro ordinamento, oltre alla discriminazione diretta, vi è quella indiretta, si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono o possono mettere i lavoratori di un determinato sesso in una posizione di particolare svantaggio rispetto a lavoratori dell’altro sesso, salvo che riguardino requisiti essenziali allo svolgimento dell’attività lavorativa, purché l’obiettivo sia legittimo e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari. Un aspetto è il tema della violenza subita dalle donne in condizione di disabilità. Le donne con disabilità vivono una doppia discriminazione: come donne e come persone disabili. La disabilità peraltro spesso rende ancora più difficile far emergere le forme di violenza subita. Queste donne, come rilevato sistematicamente vivono in una drammatica condizione di invisibilità. Noi dobbiamo  valutare la concreta attuazione in Italia non solo della Convenzione sui diritti umani delle persone con disabilità, ma anche della Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW), ambedue ratificate dal nostro Paese e, dall'altro, verificare la congruità della legislazione nazionale con particolare riguardo proprio alle discriminazioni  anche sulle donne caregiver che sono particolarmente lasciate spesso sole. Ciò che occorre è senz’altro una politica che stimoli l’informazione e la stampa a tenere sistematicamente conto della parità di genere, e occorre irrobustire l’attenzione sull’istruzione perché si svolga concretamente  un percorso educativo fondato sulla parità, al fine di eliminare gli stereotipi e determinare così una vera e propria modifica culturale. I rigidi ruoli di genere possono infatti ostacolare le scelte individuali e limitare il potenziale delle future donne e dei futuri uomini. L’ineguaglianza rappresenta, infatti, un peso per un’economia che ambisce ad essere intelligente, sostenibile e solidale e che intende conseguire elevati livelli di occupazione, produttività e coesione sociale. Il potenziale e i talenti delle donne devono essere utilizzati più largamente e più efficacemente. Pertanto, si chiede una maggiore attenzione, anche nei casi di urgenza e di necessità, alla questione della parità di genere. Le misure previste dalla circolare 27 marzo 2020 del Ministro dell’Interno, finalizzata a sensibilizzare le articolazioni territoriali della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri alla problematica della violenza domestica e per favorire l’emersione delle richieste di aiuto delle donne vittime, attraverso tutti gli strumenti normativi, procedimentali e strumentali disponibili.Chiudo con un parere personale : questa Commissione ha lavorato e lavora bene e può provvedere a novellare il Codice di Pari Opportunità che ha senz’altro necessità di una ristesura integrativa  che recepisca le norme alla luce delle novità intervenute  sia a livello internazionale che nazionale dal 2006 ad oggi essendo trascorsi ben 15 anni dalla sua estensione. Non ritengo adeguata la proposta di una ulteriore  Commissione   proposta di legge che battezza la «Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani fondamentali e per il contrasto alle discriminazioni». Sono stati depositati ben tre testi,  ora avviati all'approvazione con un testo base unificato.  Ecco una proliferazione non serve, serve anzi serrare le fila e rimettere mano armonizzandole alle norme e farle rispettare.

 

 

La pandemia e la droga : aumentato il consumo via web tra giovani

Alessandra Servidori 

   https://www.startmag.it/blog/come-la-pandemia-covid-ha-acuito-il-consumo-della-droga/

Al Senato è andata come è andata. Sono convinta che questo Governo/ maggioranza raccogliticcio non saprà far fronte alle  molteplici emergenze sanitarie e sociali che sono esplose .Anche perché  non è arrivata ancora la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia del 2020 su dati 2019. Abbiamo solo quella precedente su dati 2018 . Dunque un vuoto preoccupante mentre e il  procuratore Amato  ha definito il dramma della droga in grande ascesa. Nella gravissima emergenza sanitaria che il nostro Paese sta vivendo da febbraio 2020, le regole sul “rimanere in casa” impostate dalle autorità hanno determinato un sensibile calo dello spaccio degli stupefacenti su strada ma è esploso uno scenario che era solo una ipotesi e ora è drammaticamente una realtà :  i consumatori di sostanze d’abuso si stanno  rivolgendo al mercato illecito presente nel “dark web” (web sommerso, generalmente con contenuti illegali, che si raggiunge attraverso specifici software, configurazioni e accessi autorizzativi), per procurarsi droghe classiche come la cocaina, l’hashish o l’eroina. Il mercato delle nuove sostanze psicoattive, nato sui internet, rimane ad appannaggio di tali ambiti, che ancora commercializzano queste sostanze grazie al camouflage in profumatori ambientali, sali da bagno, semi da collezione, prodotti fitosanitari, ecc. Lo scenario, suffragato dai dati provenienti dalle forze dell’ordine che è sempre molto aggiornato, conferma che l’allarme per l’epidemia da COVID-19 abbia facilitato la crescita della domanda di droga attraverso il web o gli applicativi informatici. Inoltre è plausibile che, in un periodo di confinamento domiciliare, i consumatori abituali di sostanze d'abuso, probabilmente, non vadano più alla ricerca di sostanze psicoattive per favorire la socializzazione in ambienti ricreazionali (discoteche, pub, bar, locali di divertimento, ecc), ma di prodotti da consumare in solitudine. Oltre a chi assume tranquillanti già disponibili in casa, la preoccupazione degli operatori che lavorano nel campo delle dipendenze è rivolta a quel segmento di persone che fa uso di narcotici, come gli oppiacei (per esempio l'eroina), i nuovi oppioidi sintetici o le nuove benzodiazepine. Parliamo di sostanze il cui mercato illecito ha avuto una grande crescita proprio nel 2019, secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze di Lisbona (EMCDDA, European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction).Nell’ultima relazione dell’Osservatorio emergono, infatti, cambiamenti significativi del fenomeno e nel consumo di droga. Le nuove benzodiazepine (disponibili nello spaccio di strada) servono per placare l'astinenza da oppiacei. Sono più efficaci ma anche più tossiche vendute come prodotti farmaceutici che hanno anche bisogno di una ricetta medica non ripetibile. Interessanti i resoconti del  National Institute on Drug Abuse (NIDA), centro di riferimento statunitense per le ricerche di base e cliniche sull'uso di droghe, che ha affrontato il problema COVID-19, pubblicando sul proprio sito un focus sulle possibili implicazioni .Il nostro sistema sanitario sta cercando di affrontare  la pandemia da COVID-19 con  enormi sforzi insieme ai Servizi per le Dipendenze (Ser.D.)  per l’accesso alle strutture e l’eventuale somministrazione del metadone ai pazienti in cura. Ma è in  costante aumento l'uso di droghe tra gli adolescenti, e i servizi pubblici e le comunità terapeutiche non riescono ad intercettare questo bisogno inespresso, e sempre più sommerso, delle dipendenze giovanili. I costi delle droghe  sono sempre più bassi  dall'inizio dell'epidemia Covid  e  l’approvvigionamento,  dei siti web  di tante nuove sostanze illegali hanno affiancato le tradizionali, ma i servizi territoriali sono rimasti gli stessi con pochi fondi per la prevenzione, una legge che risale al 90 e poi modificata nel lontano 95 e senza strumenti adeguati per aiutare questi ragazzi visto che il sistema è basato ed è rimasto "ingessato" sulla figura dell'eroinomane. Già  la Commissione Parlamentare per l'Infanzia e l'Adolescenza nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle dipendenze patologiche diffuse tra i giovani  ferma anche lei ai dati  ufficiali relativi al 2018, segnalava  880mila ragazzi che hanno dichiarato di aver fatto uso di sostanze illegali, pari ad 1 ragazzo su 3 tra quelli che vanno a scuola tra i 15 ed i 19 anni e gli operatori  sul campo spiegano che il fenomeno è in continuo aumento e l'età si è abbassata sempre più arrivando a coinvolgere quelli che sono in realtà poco più che dei bambini ed hanno tra gli 11 e i 14 anni. I servizi pubblici attualmente esistenti hanno carenze importanti ed enorme difficoltà perchè sono pochissimi i giovani che vanno nei centri spontaneamente.  Su 300mila persone(dati 2018) che si rivolgono ai servizi pubblici per dipendenze legate al consumo di sostanze stupefacenti meno del 10% ha un'età inferiore ai 25 anni. Dunque la fascia degli adolescenti è rimasta schiacciata tra i piccoli e gli adulti e soggiogata anche dalle sostanze legali: alcool, analgesici oppiacei, benzodiazepine ed altri psicofarmaci che vengono assunti in mix. E proprio il cosiddetto policonsumo è il comportamento maggiormente a rischio per gli adolescenti. L'unico modo,è agire sul territorio e costruire delle relazioni, soprattutto vanno ripensati i servizi classici in base a queste nuove tendenze giovanili, vanno anche attivati dei percorsi di prevenzione strutturati specifici per minori con dipendenze visto che ne esistono pochi in Italia e sono quasi assenti in alcune regioni come Abruzzo, Basilicata, Sicilia, Calabria e Puglia nonostante i numeri siano raddoppiati.Segnaliamo anche  un quasi azzeramento delle risorse economiche per la prevenzione da quando il fondo nazionale antidroga è confluito nel fondo delle politiche sociali nazionali. Il Covid ha inoltre creato ulteriori problemi nei servizi residenziali per minori perchè, come nelle Rsa per anziani, sono stati ridotti gli incontri con le famiglie d'origine e perchè i più giovani faticano a capire di dover rispettare le regole imposte dall'epidemia; sono così aumentati gli abbandoni volontari e riaccettarli è diventato più complicato per via del rispetto della quarantena.    

 

Discriminazioni razziali: importante sentenza

Alessandra Servidori  https://formiche.net/2021/01/discriminazione-razziale-lavoro/

 

In questo ultimo periodo di pandemia , e non solo in Italia,si sono verificati numerosi casi di discriminazioni di tipo razziale  sul lavoro che dalla raccolta di  ricorsi e sentenze analizzate appaiono particolarmente interessanti onde prevenire il fenomeno  con ricorso alla giurisprudenza penale.Stando al nostro territorio la discriminazione razziale può manifestarsi in ogni fase del rapporto di lavoro, dall’inserzione di lavoro discriminatoria, alla discriminazione nella procedura di selezione, ai termini discriminatori del contratto, passando per le osservazioni razziste tra colleghi e gli episodi di mobbing a sfondo razzista, fino alla disdetta per motivi razzisti e agli atti di stampo razzista dopo la fine del rapporto di lavoro. Numerose disposizioni legali proteggono le persone dalla discriminazione razziale nel mondo del lavoro. Gli impieghi nel settore privato sono retti dal diritto privato,di particolare di rilievo in questo contesto sono la protezione dalla discriminazione sul lavoro prevista dal Codice delle obbligazioni (CO) e dal Codice civile (CC). Gli impieghi statali e di enti amministrativi sono retti in primo luogo dal diritto pubblico.Diversamente da quelli privati, i datori di lavoro pubblici sono vincolati ai diritti fondamentali della Costituzione.Comunque ai rapporti di lavoro sia di diritto pubblico sia di diritto privato concernenti l’area UE si applicano le disposizioni dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone  l’UE . Dare una disdetta  di rapporto per il colore della pelle o l’appartenenza etnica, nazionale o religiosa del lavoratore è illecito. I datori di lavoro di diritto pubblico che lo fanno violano il divieto costituzionale di discriminazione e in alcuni casi anche diritti costituzionali quali la libertà di religione (art. 15 Cost.) e i pertinenti diritti fondamentali sanciti dalla costituzione , nonché il diritto pubblico del personale. Nel diritto privato, una disdetta data per motivi razzisti è abusiva, abusivo anche licenziare una persona perché pratica una determinata religione, poiché la libertà di religione rappresenta un diritto costituzionale è abusiva anche se pronunciata perché la persona interessata si è difesa da comportamenti razzisti. In questo caso è leso il principio della buona fede).Tuttavia, anche se abusiva, una disdetta conserva la sua validità.La persona licenziata ha soltanto diritto a un’indennità. Interessante è la sentenza della  Cass. Pen., Sez. V, 7 gennaio 2021, n. 307 sull’aggravante della discriminazione razziale ( art 604-ter c.p.)per cui “L’aggravante di cui all’art. 604-ter c.p. sussiste anche quando si rapporti, nell’accezione corrente, ad un pregiudizio manifesto di inferiorità di una sola razza, non avendo rilievo la mozione soggettiva dell’agente” (Cass. pen., sez. V, 07.01.21, n. 307).La pronuncia origina dal ricorso per cassazione presentato dal difensore dell’imputato ( datore di lavoro) contro la sentenza della Corte d’Appello di Palermo la quale aveva confermato la decisione del GUP del Tribunale di Termine Imerese, il quale – a seguito di giudizio abbreviato – aveva riconosciuto la penale responsabilità dell’imputato in ordine ai reati di lesioni personali aggravate dalla finalità di discriminazione od odio razziale, ai sensi degli artt. 582, 585 e 604-ter c.p. Il gravame si fondava, quanto al primo motivo, sulla violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione alla dichiarata utilizzabilità delle sommarie informazioni rese dal ricorrente, il secondo concerneva la violazione di legge ed il difetto di motivazione in ordine al mancato riconoscimento della scriminante della legittima difesa, con il terzo motivo si denunciava la violazione di legge ed il vizio di motivazione in ordine alla ritenuta aggravante dell’art. 604-ter c.p. Ancora, con il quarto motivo si deduceva la violazione di legge ed il difetto di motivazione in relazione al diniego delle circostanze attenuanti generiche, non valutando la provocazione della persona offesa e la giovane età dell’imputato.La Corte ha escluso  i primi 2  motivi di impugnazione ma ha motivato l’applicazione dell’aggravante richiesta con riferimento  ex art. 604-ter c.p.,cioè la Corte di Cassazione, ripercorrendo l’orientamento dominante in giurisprudenza (Cass. pen., sez. V, 08.02.17, n. 13530), afferma che la predetta sussiste non solo quando l’azione, per le sue intrinseche caratteristiche e per il contesto in cui si colloca, risulta intenzionalmente diretta a rendere percepibile all’esterno e a suscitare in altri analogo sentimento di odio e comunque a dar luogo, in futuro o nell’immediato, al concreto pericolo di comportamenti discriminatori, ma anche quando essa si rapporti, nell’accezione corrente, ad un pregiudizio manifesto di inferiorità di una sola razza, non avendo rilievo la mozione soggettiva dell’agente. Emerge di fatto, per i giudici di legittimità, un pregiudizio negativo nutrito dall’imputato nei confronti della persona offesa esplicatasi nelle frasi ingiuriose e offensive proferite. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso del datore di lavoro e dunque condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalla parte civile.

 

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