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La norma,la voce,la promessa.Diritto,letteratura e memoria nel contrasto all'antisemitismo

da Prof.Vincenzo Pacillo 

La norma, la voce, la promessa. Diritto, letteratura e memoria nel contrasto all’antisemitismo

 

Il 5 maggio 2025, presso l’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Modena e Reggio Emilia, si è tenuto il convegno “Patrimonio culturale immateriale e percorsi di diritto, religione e letteratura. Paul Ricoeur, Chaim Potok e la letteratura ebraica”, promosso e coordinato dal Professor Vincenzo Pacillo di UNIMORE e presieduto dalla Professoressa Alessandra Servidori, con la partecipazione attiva della Professoressa Marina Orlandi Biagi. Il seminario ha rappresentato un momento di particolare rilievo nel panorama delle iniziative accademiche a sostegno della lotta contro l’antisemitismo, ponendosi in piena sintonia con gli obiettivi enunciati nelle Linee Guida Nazionali per il contrasto all’antisemitismo 2025 e con la Strategia Europea 2021–2030, in particolare nella parte in cui si sottolinea la necessità di rafforzare la trasmissione della memoria, la conoscenza della storia e della cultura ebraica e la valorizzazione del patrimonio culturale e religioso ebraico come parte integrante dell’identità democratica europea. Il convegno ha offerto un approccio interdisciplinare in cui diritto e letteratura hanno dialogato per restituire profondità storica, consistenza simbolica e pertinenza civile alla cultura ebraica in Europa: il fulcro della riflessione non è stato posto sulla difesa astratta del patrimonio, ma sulla sua riattivazione critica, come processo partecipato e attuale, in linea con la Convenzione di Faro. Il patrimonio culturale immateriale — norme, racconti, riti, memorie — è stato qui concepito non come eredità da conservare passivamente, ma come linguaggio vivo, che richiede interpretazione e responsabilità. Tale impostazione ha reso l’evento un esempio concreto di attuazione dei principi di valorizzazione e partecipazione previsti dalle linee guida nazionali e internazionali.

Le relazioni hanno affrontato il rapporto tra narrazione e identità ebraica, memoria e giuridicità, vocazione e responsabilità. Al centro della riflessione del Prof. Daniele Cananzi dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria si è posta la figura di Paul Ricoeur, la cui idea di memoria difficile — una memoria capace di distinguere tra il ricordo e la mitizzazione, tra la narrazione e l’ideologia — è risultata centrale per ripensare le forme contemporanee della trasmissione culturale. La memoria, in Ricoeur, non è ripetizione, ma costruzione narrativa consapevole, capace di aprire uno spazio per il riconoscimento e la giustizia. In questo senso, è apparso evidente come l’identità narrativa, il concetto chiave dell’antropologia filosofica ricoeuriana, rappresenti uno strumento prezioso per la costruzione di una cittadinanza inclusiva, in cui le tradizioni — anche quelle minoritarie — non siano oggetto di tutela passiva, ma soggetto attivo di elaborazione e mediazione.

Il Professor Fabio Franceschi ( Università La Sapienza di Roma) ha proposto una lettura dell’opera di Isaac Bashevis Singer come spazio di trasmissione profonda della memoria ebraica, capace di tenere insieme narrazione, identità e stratificazione storica. Attraverso una selezione mirata di testi, ha evidenziato come la lingua yiddish, i temi della fedeltà, del dubbio e del rapporto con la legge religiosa, siano strumenti non solo estetici ma ermeneutici, in grado di restituire una cultura lacerata dalla storia e tuttavia ancora generativa. La letteratura, in questa prospettiva, si configura come un ponte narrativo che unisce la dimensione personale della fede con quella collettiva della sopravvivenza culturale, rendendo accessibile a una società secolarizzata il patrimonio simbolico dell’ebraismo mitteleuropeo.

La Dottoressa Elena Siclari dell’Università Mediterranea ha invece concentrato la sua relazione sull’etica del dono nel pensiero di Paul Ricoeur, con particolare riferimento al Parcours de la reconnaissance e ad altri scritti che pongono in dialogo giustizia, alterità e agape. Lungi dall’essere un gesto sentimentale, il dono, in Ricoeur, rappresenta una struttura fondamentale del legame sociale: una modalità di costruzione della relazione giuridica fondata sulla gratuità, sull’eccedenza e sull’attenzione per l’altro. La relazione ha mostrato come tale logica sia fondamentale per pensare forme di giustizia che non si riducano alla distribuzione simmetrica dei diritti, ma che sappiano includere il riconoscimento come dimensione costitutiva del vivere insieme, con e per l’altro, all’interno di istituzioni giuste.

La relazione della Dottoressa Basira Hussen (SSML di Mantova - UNIMORE ) si è soffermata sul racconto Blood di Singer, portando alla luce il rischio che ogni tradizione normativa corre quando si cristallizza nella ripetizione formale, perdendo la connessione con la sua vocazione originaria. In questo racconto, la norma non viene violata, ma osservata in modo sterile, privata della sua forza simbolica e spirituale: un monito potente contro il pericolo di ridurre la religione, l’identità e la cultura a pure strutture amministrative o rituali svuotati di senso. Hussen ha evidenziato la profondità del paradosso messo in scena da Singer: si può essere perfettamente conformi alla norma, eppure profondamente infedeli al suo spirito. A partire da questa intuizione narrativa, l’intervento ha interrogato il ruolo del diritto religioso nella contemporaneità, mostrando come la normatività, se priva di interpretazione e vocazione, rischi di diventare puro dispositivo, incapace di orientare e di salvare. La riflessione di Hussen ha trovato un punto di convergenza con le istanze sollevate dalla Convenzione di Faro e dalle strategie per il contrasto all’antisemitismo, là dove si sottolinea l’importanza di un patrimonio culturale condiviso non come insieme di norme da custodire, ma come linguaggio vivente da comprendere, rinnovare e trasmettere.

Il convegno ha dimostrato, con chiarezza teorica e profondità culturale, che la lotta all’antisemitismo passa attraverso il riconoscimento del patrimonio ebraico come risorsa viva, mai ridotta a commemorazione, ma portatrice di senso nel presente. Ha mostrato che la prevenzione dell’antisemitismo richiede strumenti culturali e giuridici capaci di agire sul piano educativo e simbolico, promuovendo la conoscenza della storia e della pluralità dell’esperienza ebraica come condizione per la costruzione di una memoria democratica condivisa.

È in questa direzione che il convegno del 5 maggio ha offerto un contributo centrale : non nel proporre ricette, ma nel ricostruire l’intreccio tra norma, memoria e narrazione. In un tempo in cui l’antisemitismo assume forme indirette e culturalmente mediate, solo un approccio capace di valorizzare la profondità simbolica della tradizione ebraica può garantire una protezione autentica. Non si protegge ciò che non si capisce. Non si trasmette ciò che non si interroga. E non si costruisce un futuro europeo comune se non si riconosce — anche attraverso il diritto e la cultura — la centralità della memoria ebraica come parte della nostra idea di giustizia.

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