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Libera e democratica opinione sul decreto OMOFOBIA                       Alessandra... Read more
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Per una lettura servidoriana Pasquale

  PER UNA LETTURA SERVIDORIANA PASQUALE ( se vi va) AUGURI !!!

 Alessandra Servidori    Giovedì 9 Aprile www.formiche.net

L’Europa si muove per contrastare la violenza sulle donne

La presidente della commissione per i diritti della donna, Evelyn Regner, esorta l'UE e gli Stati membri a rafforzare il sostegno alle vittime di violenza domestica durante la crisi COVID-19. Sia a livello globale che in alcuni paesi dell'UE, è stato riferito che i casi di violenza domestica sono aumentati di un terzo nella settimana dopo l'istituzione del blocco. Le donne in relazioni violente sono bloccate a casa ed esposte al loro molestatore per periodi di tempo più lunghi. Ciò rende molto difficile per loro chiamare le linee telefoniche, poiché l'autore è sempre presente. Questi giorni e le settimane a venire sono particolarmente pericolosi per le donne. Tutti stiamo affrontando le principali sfide psicologiche attraverso l'isolamento o la quarantena, ma le donne e talvolta i bambini in case non sicure stanno affrontando uno stress test particolarmente estenuante. Pertanto, ora dobbiamo prestare particolare attenzione a questo problema ed espandere le nostre azioni per fermare la violenza contro le donne .  Regner esorta tutti gli Stati membri dell'UE ad affrontare questa situazione  con determinazione e a comunicare attivamente dove e come le persone colpite possono ottenere aiuto. Ciò deve includere anche semplici modi per contattare e avvisare la polizia, come messaggi di testo o chat online, e l'uso di parole in codice con medici o farmacisti. Inoltre, devono essere resi disponibili più posti nelle strutture di protezione dalla violenza e nei rifugi per donne. Ove possibile, l'UE deve sostenere le misure degli Stati membri finanziariamente e aiutandole a comunicare su tali misure. La pandemia COVID-19 evidenzia nettamente la disuguaglianza di genere in tutte le sue forme. Come mostrano le cifre dell’Ocse  il 70% della forza lavoro sanitaria è costituito da donne, gran parte del lavoro di assistenza non retribuito è svolto da donne e l'imminente crisi economica colpirà le donne molto più duramente. Il nostro compito è rafforzare in modo sostenibile la salute fisica e mentale delle donne e la loro indipendenza economica, oltre la crisi COVID-19. La convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa e il suo meccanismo di monitoraggio

fornisce  un contributo considerevole agli sforzi globali per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica. Attraverso i suoi rapporti di valutazione di base,il monitoraggio  rafforza gli sforzi nazionali per combattere la violenza sulle donne fornendo consulenza alle autorità sugli sviluppi legislativi e politici. Le relazioni indicano una fonte autorevole di informazioni su diversi aspetti, per identificare lacune, esigenze e buone pratiche nelle parti della convenzione e  può fungere da guida a tutti gli altri paesi e attori coinvolti, compresi quelli che non sono ancora parti alla Convenzione di Istanbul. 34 dei 47 Stati membri del Consiglio d'Europa hanno già ratificato la convenzione e altri 11, oltre all'Unione europea, lo hanno già  firmato. Il Consiglio Europeo accoglie inoltre con favore l'interesse espresso da alcuni Stati terzi a aderire agli standard della convenzione in futuro e a procedure di ratifica contribuendo ai suoi rapporti di valutazione e condivisione delle attività che si sviluppano e che  serviranno  a difendere la salute delle donne. Possiamo far luce su tendenze, miglioramenti e sfide comuni che emergono dal processo di monitoraggio dei  Paesi,sottolineando inoltre l'importanza cruciale del coordinamento tra le organizzazioni internazionali nei diversi tipi di attività svolte a livello regionale e internazionale. Siamo consapevoli della necessità di garantire coerenza nei messaggi e per evitare duplicazioni delle operazioni di monitoraggio. La partnership si è sviluppata in un contesto di ciò che è oggi  la piattaforma delle Nazioni Unite e regionale ,meccanismi di esperti indipendenti sull'eliminazione della discriminazione e della violenza contro le donne:   è una dimostrazione tangibile del impegno internazionale a tale riguardo,e al fine di conseguire una maggiore complementarità e sinergie. La piattaforma troverà modi per evolversi in uno spazio istituzionalizzato sostenibile per tutti i meccanismi di monitoraggio indipendenti sulla violenza contro le donne e i diritti delle donne.Noi come Associazione Nazionale TutteperItalia collaboriamo attivamente con la Commissione Ue anche attraverso lo scambio di informazioni sul tema.Ci auguriamo che il Dipartimento della Presidenza del Consiglio che ha la delega operativa  per le Pari Opportunità ne colga l’importanza e si rapporti virtuosamente  con questa metodologia di collaborazione.

 

Alessandra Servidori      giovedì 9 Aprile        ANPAL in rianimazione   www.startmagazine.it

Nella crisi più nera e quando più avremmo bisogno di servizi per l’occupazione che funzionino Anpal si inchioda. Il suo Presidente Mimmo Parisi chiamato dal Mississippi da Di Maio- allora Ministro del Lavoro- a fornirci una magica piattaforma costata allo Stato ben 24 milioni  per mettere in moto l’incontro tra domanda e offerta di lavoro,addestrare i navigator contrattuandoli per sviluppare una sinergia  con i dipendenti dei Centri per l’impiego, dopo essere stato bocciato dal suo CDA per il bilancio del piano industriale 2020/22, è tornato in America. Lasciando così la già sofferente Agenzia senza timone. La fase due prevista da Parisi con il fantomatico sotwer avrebbe dovuto  funzionare per chi  percepisce il reddito di cittadinanza, e andare a lavorare. Ma di certo è che  ad oggi i dati ci dicono che i centri per l’impiego hanno convocato 529.290 beneficiari su un totale di 908.198 – a fronte di circa 1,2 milioni di famiglie che prendono il reddito – che potrebbero stipulare un Patto per il lavoro. I “presenti” alla prima convocazione sono stati 396.297 e sono stati sottoscritti 262.738 patti di servizio. Punto di partenza per gli ulteriori passi necessari per portare a regime gli interventi finalizzati ad accompagnare i beneficiari al lavoro, come ad esempio l’assegno di ricollocazione, il completamento dei sistemi digitali per un migliore scambio di dati e informazioni con i sistemi regionali e per facilitare il contatto continuo con il mercato del lavoro.In altri Paesi europei, anche nelle esperienze più decentrate, operano Agenzie nazionali (con diverso grado di autonomia rispetto all’esecutivo), col compito di gestire i servizi per l’impiego, le politiche attive e, talora, anche l’indennità di disoccupazione e eventualmente altri benefits come in Danimarca, nel Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Germania.  Ad Anpal non è stato attribuito   anche un ruolo di gestione della NASpI, che si è deciso di lasciare all’INPS; così ANPAL agisce come un’agenzia leggera, con compiti di coordinamento (dei SPI, anche per i disabili, delle politiche attive e delle politiche passive).In Germania, che ha oltre 10 volte il personale impiegato dai servizi per l’impiego italiani,  i CPI hanno anche il compito di amministrare l’indennità di disoccupazione,  lo staff è notevolmente più numeroso ma il sistema è molto virtuoso. Lo stesso vale per la Francia e il Regno Unito, entrambi contraddistinti dallo one-stop shop.La Svezia,  non ha implementato tale modello di erogazione integrata delle politiche attive e passive. Ma lo staff dei CPI  svedesi conta 10.000 unità (più 2000 fra specialisti, medici, psicologi, ecc.) per 9 milioni di abitanti, e 320 CPI dislocati sul territorio. Anpal servizi ha ancora da stabilizzare 654 precari , sono 2980 i navigator,556 i Centri Per l’Impiego in Italia , 8 000 i dipendenti degli sportelli, di cui 1300 a tempo determinato. E’ evidente che l’introduzione del Reddito di cittadinanza (L. 26/2019), una misura  immaginata di contrasto alla povertà (?) e al contempo di politica attiva, ha affidato ai CpI la definizione e l’attuazione dei percorsi di reinserimento lavorativo dei beneficiari, nonché il controllo di alcuni adempimenti previsti per la percezione del sussidio : il  mancato collegamento con le politiche attive è quasi inesistente con Inps in affanno e i CpI   si sono trovati  a gestire una platea di utenti significativamente più elevata rispetto a quella precedente  e sopratutto con profili di bassa occupabilità, che ne hanno reso senz’altro più complessa l’operatività. E comunque il sussidio, la cui generosità decresce significativamente all’aumentare del reddito da lavoro , ha scoraggiato  l’accettazione o la prosecuzione di rapporti di lavoro precari e non particolarmente remunerativi. Tenuto conto della condizione economica della famiglia, i lavoratori tra i 15 e i 64 anni che percepiscono retribuzioni inferiori o pari all’ammontare del trasferimento ottenibile nel caso in cui non fossero occupati rappresentano fino allo 0,5 per cento del totale. Il disincentivo all’occupazione si concentra  in segmenti con prospettive occupazionali già limitate (persone giovani, con impieghi precari e nel Mezzogiorno), che risentono ulteriormente di prolungati periodi di inattività. La struttura e la generosità del sussidio può inoltre favorire forme di lavoro irregolare,anche perché  le misure sanzionatorie previste dalla legge trovano difficile applicazione concreta. A conti fatti la naturale considerazione è che è urgente modificare e in tempi brevi questo sistema perdente e ripensare anche, sul modello di altri paesi Europei, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro per non solo aumentare l’occupazione ma anche contemporaneamente assicurare un reddito/salario che contrasti la povertà

 

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