LEGGE DI BILANCIO : parliamone donne e studiamo!
ALESSANDRA SERVIDORI LEGGE DI BILANCIO STUDIAMO DONNE!!!!!!!
Mentre la Cina avanza a passi giganti mangiandoci tutti i nostri gioielli di famiglia che abbiamo svenduto in anni di incapacità di riformarci il sistema e mantenere quel patrimonio inestimabile che negli anni 60/70 era stato ricostruito , ora continuiamo a crescita zero virgola a farci la guerra ed è demenziale. E avvicinandoci alla ricorrenza liturgica del 25 novembre contro la violenza sulle donne ci dedichiamo ogni giorno una riflessione per almeno liberarci dallo stigma che NON ci occupiamo di economia ed essere libere e non soggette al potere disfattista maschile significa essere colte . Allora cominciamo a parlare di LEGGE DI BILANCIO .Il governo è accusato pretestuosamente di avere tassato i poveri e di aver agevolato i ricchi perchè ha tagliato la terza aliquota irpef dal 35 al 33 % ed è una stupidaggine demenziale. La sinistra impastata di retorica dice che i ricchi -che poi non lo sono affatto- strumentalizzando alcune note descrittive della Banca d'Italia e dell'Istat sugli effetti distributivi della manovra, che sottolineano come i principali beneficiari siano i contribuenti appartenenti al 40 per cento "più ricco" della popolazione, cioè quelli con un reddito lordo superiore ai 26 mila euro. Che questi individui possano essere considerati anche solo "benestanti" denota un problema non solo nel livello dei redditi italiani, ma anche e soprattutto nel nostro sistema mediatico e nella qualità del dibattito politico che è basso sia nelle tv che tra i politici che NON studiano.Siamo alla quarta manovra finanziaria di questo governo: è la prima che assegna (poche) risorse a questa fetta di contribuenti, che pure versa all'erario circa i tre quarti del totale del gettito Irpef. Le precedenti leggi di bilancio si erano focalizzate sui redditi bassi, con l'obiettivo di proteggerne i redditi dall'inflazione: per fare ciò nel rispetto dei vincoli di bilancio, l'esecutivo aveva finora sacrificato i (più) "ricchi" che non solo non avevano ricevuto alcun sostegno, ma erano stati penalizzati dal taglio delle deduzioni. Con l'intervento per il 2026, il governo cerca di restituire, per quanto solo parzialmente, ai redditi medi una parte di quanto sottratto dal famoso e poco conosciuto cd FISCAL DRAG Il “fiscal drag”, o drenaggio fiscale, è un fenomeno che si verifica quando l’inflazione porta a un aumento della pressione fiscale, anche se il reddito reale (cioè il potere d’acquisto) rimane lo stesso o diminuisce. Questo accade perché le fasce di reddito e le aliquote fiscali non vengono adeguate all’inflazione. Con un reddito nominale invariato è evidente che si pagano le stesse tasse anche se l’inflazione ha ridotto il potere d’acquisto e quindi il reddito reale: con i soldi che guadagno posso comprare meno, ma le tasse che pago rimangono le stesse. Se, invece, si ottiene un aumento dello stipendio che fa recuperare il potere d’acquisto, posso comprare la stessa quantità di merci e servizi, ma finisco per pagare più tasse, e spesso in percentuale maggiore sul reddito quando scatta lo scaglione successivo ma le tasse che pago rimangono le stesse. Se, invece, si ottiene un aumento dello stipendio che fa recuperare il potere d’acquisto, posso comprare la stessa quantità di merci e servizi, ma finisco per pagare più tasse, e spesso in percentuale maggiore sul reddito quando scatta lo scaglione successivo. Secondo le stime nel 2022 quando l’inflazione era al 9%, lo Stato ha incassato gettito derivante da fiscal drag per circa 14 miliardi, di cui 9 da contribuenti con lavoro dipendente prevalente e 3,9 miliardi dai pensionati.
