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Editoriali

Merkel e Renzi : suvvia il giovane toscano dimostri di essere all'altezza!

Alessandra Servidori- 17 AGOSTO 2015 MERKEL E RENZI  a EXPO : suvvia il giovane toscano dimostri di essere un Capo di Stato! 

Abbiamo letto il resoconto di Valeria Covato sui dati Unimpresa e ci siamo confermati un’opinione tutt’altro che allegra sull’emergenza Italia. Lucidità e verità sono due ingredienti fondamentali  con i quali affrontare i conti economici  per l’autunno posto che  la spesa dello Stato è aumentata di quasi 18 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno  scorso con una crescita superiore al 7% e dunque dagli annunci strombazzati dal Governo che ha promesso di fondare il piano di riduzione della pressione fiscale proprio sui tagli alla spesa pubblica, la sforbiciata alle tasse corre il rischio di restare un bluf. Il Rapporto debito pubblico PIL è passato dal 131,2% al 135,1%, con un incremento del 3,9%,in valori assoluti da 2.119 miliardi di euro a 2.184 , miliardi, con un aumento di 65 miliardi. Non sarà possibile ingannare i conti pubblici con la legge di stabilità e il giovane toscano che oggi incontra la Cancelliera Merkel a Expo, dovrebbe avere le idee un po’ più chiare di fronte ad una vera leader che ha anticipato la sua strategia alla tv tedesca prima di mettere piede in Italia. Anghela ha affermato che la crisi Greca ha coinvolto pesantemente polacchi, baltici,ungheresi slovacchi e sloveni mettendo a dura prova i rapporti però di tutti i 28 Paesi già indeboliti dalle loro crisi nazionali come in particolare  la Spagna , l’Italia e la stessa Germania.Noi siamo convinti che  seguire e rispettare le regole è una etica fondamentale  per la legittimità democratica e dunque per la stabilità economica  . Dunque anche in Italia il rispetto è un valore da garantire poiché gli italiani e le italiane hanno fiducia se le regole costituzionali sono osservate e rappresentano  la bussola di orientamento per la governance. Le deroghe ai principi costituzionali aprono voragini alle violazioni dello Stato di diritto e  il ricorso continuo a decreti di emergenza come il Governo italiano sta purtroppo facendo su tanti troppi provvedimenti ,indebolisce l’autorevolezza italiana in ambito Europeo e la sua tenuta  nell’ambito dei Patti e dei Trattati. Le politiche di bilancio e le politiche fiscali sono il dorso portante della tenuta della politica ue e dell’eurozona e chi pensa che il ritorno alla moneta nazionale sia un’opportunità non si rende conto di quanto sarebbe dannoso per la lira italiana e quanto ne sarebbe vantaggiato il marco tedesco mandando in frantumi la politica di solidarietà che si è faticosamente introdotta con i fondi strutturali che i tedeschi hanno usato per  realizzare le riforme e noi italiani abbiamo sprecato rovinosamente e ricordiamoci che ai tempi del governo Monti già si era deciso di mettere una taks  force in moto per realizzare progetti di sostegno all’uso del Fondo Sociale Europeo per la nostra incapacità di attingere a quel serbatoio fondamentale. Dunque alcuni suggerimenti inascoltati dal governo italiano troppo arrogante,noi continuiamo a segnalarli : è prioritario rivedere per esempio il funzionamento dei Fondi strutturali ,introdurre una flessibilità a tempo determinato e monitorata con una autorità economica e monetaria che dialoga e controlla i debitori e i creditori severamente e in una Unione Europea frammentata a NORDO, SUD ed EST le differenze le debolezze sono tante e diverse  e dunque il tempo che abbiamo perso a correre dietro alla crisi Greca è tempo perso verso gli altri paesi che non hanno buona salute e sono in difficoltà. Populismi e radicalismi si sono fatti strada e le regole dell’economia sono state sacrificate anche sommerse dalla grande crisi geopolitica in cui versiamo in Europa e dunque su alcuni principi dobbiamo ri/costruire con i Paesi responsabili un rinnovato Trattato: significa scegliere i compagni di questa strada in salita e lasciare al  loro  destino chi non desidera affrontare assumendosi la responsabilità una nuova stagione di provvedimenti come peraltro ha scelto la Gran Bretagna, magari con un maggiore solidarietà tra i Paesi che hanno fondato l’Europa, ma con una marcata opzione sul mercato comune e con vincoli certi e rispettati. Di questo Renzi oggi con Merkel e con noi italiani deve essere garante   

IL PIL ITALIANO in declino CAMBIA VERSO SOLO PER I RENZIANI

ALESSANDRA SERVIDORI                            Dopo Ferragosto

 IL PIL  italiano in declino  CAMBIA VERSO solo per i renziani

Non ci piacciono i pettegolezzi ma i numeri sono la nostra passione e allora da una “sollecitudine provocatoria interessante “ facciamo un po’ di storia del giglione toscano del boy scout . Da anni a Firenze  città e provincia e dintorni e guarda caso, il Granducato famigliare imperversa. Matteo Renzi ,ha lavorato sodo in questi anni per costruirsi la sua fortuna politica la sua Silicon Valley toscana che poi a macchia d’olio si è allargata su tutto il territorio italiano,imperniata sul familismo comunicativo . Come tutti i  rampanti  Renzi  fin da piccolo  e dunque da parecchi anni ,ha una agenzia di comunicazione che ha costruito e servito il ragazzo . La società si chiama Dot Media S.r.l. i cui soci sono: Alessandro Conticini (fratello del cognato di Matteo Renzi), Lilian Mammoliti (moglie di Patrizio Donnini, amministratore della società Web and Press), Davide Bacarella (promotore della Web and Press) e Matteo Spanò (presidente associazione Museo dei Ragazzi del Comune di Firenze nominato da Renzi). Bene vediamo i numeri la Dot Media Srl fino al 2008 fatturava 9 mila euro l'anno e, dopo aver curato la campagna elettorale del giovane toscano ,ha  schizzato progressivamente i suoi fatturati alle stelle. Dunque l’aspetto della comunicazione tanto cara al Presidente, della proiezione esterna che mira a far conoscere e magnificare le "gesta" del politico  innovatore nelle parole ma conservatore nei fatti  legati alla strategia ,ha assunto  una centralità assoluta. Renzi ha “lavorato tanto in questi anni “ : come Presidente della Provincia, creò  Florence Multimedia che mirava a costruire un canale televisivo ventiquattro ore su ventiquattro sul digitale terrestre, o adesso le connessioni tra Web&Press, società a cui si sono legate  le fatture per la campagna elettorale di Renzi, pagate dall'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi ( tristemente famoso per le condanne che sta scontando), la società Eventi 6, ex Chil fallita e poi ri/fondata dal capofamiglia Renzi Tiziano , azienda di comunicazione,  appunto di proprietà della famiglia Renzi e per la quale Renzi Matteo ha lavorato chiedendo poi l’aspettativa inquadrato come dirigente –pur non essendo-, ed infine la Dot Media, che ha curato l'immagine del candidato Renzi alle elezioni comunali e che poi, una volta eletto Sindaco, ha lavorato per il Comune e per le sue società partecipate,è la macchina da guerra della Leopolda e ,dice la sconfitta Moretti “Mi ha fatto fare una pessima campagna elettorale veneta”. Quello che fa tristezza  sulla vicenda è che Renzi ha sempre negato ogni coinvolgimento personale nella vicenda Dot Media. Invece non possiamo non prendere atto che esiste un filo robusto tra la sua carriera politica e quella di questa società. E alla società di soldi ne sono arrivati parecchi. Sta di fatto che dopo aver seguito la campagna elettorale del giovane candidato Sindaco Renzi, prima alle primarie del Pd e poi alle elezioni amministrative del 2009, la società Dot Media srl per campagne pubblicitarie ha ricevuto circa 99 mila euro dalla Centrale del Latte, 78 mila euro da Publiacqua, 21 mila euro da Firenze Parcheggi e quasi 16 mila euro da Ataf, oltre a quasi 20 mila euro direttamente dal Comune di Firenze: prima di questa data neppure un euro. Anche nel 2012 la stessa Dotmedia ha seguito la campagna elettorale di Matteo Renzi delle primarie per candidato Presidente del Consiglio del centrosinistra. Chi poi fa da manager delle varie società è la stessa persona, Andrea Conticini  marito di Matilde Renzi, socia e consigliere delegato della Eventi6,  fratello di Alessandro Conticini, socio sia della Dot Media sia della Eventi 6 con una quota del 20 per cento, acquistata da Patrizio Donnini, Amministratore della Web&Press. Alessandro Conticini, unico socio di Eventi6 a non essere parente del sindaco, è il legame che unisce le tre società tra di loro, con in più  Matteo Spanò, nominato da Renzi prima in Florence Multimedia e poi come Presidente dell'Associazione Museo dei Ragazzi del Comune di Firenze che organizza eventi e gestisce i percorsi museali di Palazzo Vecchio e che ha gratuitamente usufruito dei servizi della Dotmedia di cui lui stesso è socio al 20%».  Sempre per curiosità analizziamo i numeri  della società Eventi6 ,  andando sul sito internet della società di famiglia Renzi, che si occupa di diffusione di giornali e comunicazione,  leggendo  «powered by Dotmedia»,: in buona sostanza vi sono legami strettissimi  tra  coloro che famigliarmente o amicalmente   detengono le quote, coloro che dirigono e coloro che ci lavorano nelle tre società: a partire dallo stesso Renzi che risulta essere dirigente in aspettativa dalla società di famiglia da vari anni e che alla fine del mandato sarà costato ai fiorentini per i contributi pensionistici e i fondi pensione attivati dal sindaco, parecchi  centinaia di eurini. I numeri non si fermano qui : la società Eventi 6,  ha visto nel 2014 aumentare il fatturato del 117% e crescere addirittura di 63 volte l’utile netto. Eventi 6 è controllata dalla signora Laura Bovoli e dalle figlie Benedetta e Matilde: sono mamma e sorelle di Matteo Renzi Presidente del Consiglio. Poi a ruota la numerologia ci informa .Nel 2014 la  Cambridge Management consulting Labs spa di Firenze ha schizzato in alto il suo fatturato  crescendo  addirittura del 241%, passando dai 1,7 milioni di euro del 2013 ai 5,8 del 2014. Il risultato netto finale si è moltiplicato per 32, passando dai 46.731 euro registrati quando a governare era Enrico Letta a 1.514.829 euro di utile nel primo anno di governo Renzi. Il presidente e maggiore azionista della Cambridge Management consulting Labs si chiama Marco Carrai. Amico di infanzia di Renzi.

 

 

IL DIAVOLO veste DROGA

Alessandra Servidori IL DIAVOLO VESTE DROGA

L’ecstasy è la droga che uccide di più. E le vittime sono i giovanissimi. Un’equazione mediatica che ha riempito i titoli dei giornali dopo la morte di  due giovani , il clamore per la chiusura di un noto locale,equazione che ha trovato nuova linfa con la morte di un altro giovane , almeno finché l’autopsia non ha indicato in una malformazione cardiaca la probabile causa di un 19enne leccese. Eppure è un’equazione sbagliata e dopo aver riempito i giornali di titoloni la verità è arrivata e dalla Polizia di Stato. Perché l’ecstasy non è la droga che causa il maggior numero di decessi e se leggiamo non sommariamente ma attentamente la Relazione annuale antidroga 2014 redatta dalle Forze dell’ordine, si scopre che è ancora l’eroina la sostanza che uccide di più. Lo scorso anno sono morte a causa delle droghe assunte 313 persone. Per 132 di loro la sostanza killer non viene indicata, ma negli altri casi la situazione è  da addebitarsi all’eroina e alla cocaina ed e’ soltanto 1 il decesso attribuito a droghe sintetiche e non si tratta nemmeno di ecstasy, ma di anfetamine. Il  solo dato positivo è che si registra un calo del 10,32% rispetto al 2013 nel numero di persone morte a causa della droga. In termini percentuali la riduzione più significativa riguarda le donne, che hanno visto una riduzione di quasi il 53%, con un salto dai 36 decessi di due anni fa ai 19 dello scorso anno. E sì, a morire uccisi dalle sostanze stupefacenti sono soprattutto gli uomini. Ma cosa fare ?  I grandi spacciatori di droga, che sono i nemici principali dei nostri ragazzi  devono essere  perseguitati e messi a svolgere lavori pesanti là dove ne abbiamo bisogno : autostrade, disastri idrologici, terremoti ,perché meritano  la pubblica esecrazione, e la condanna deve essere talmente vistosa da togliere a chichessia la voglia di spacciare droga in grandi quantità. E dobbiamo ammettere ,senza falsi moralismi e pudori che purtroppo le droghe le prova chiunque per semplice curiosità anche spesso perché “altri” l’assumono per “stare meglio”,ed è concepita  come momento di crescita  e trasgressione insieme. È dimostrazione di coraggio, e la vita degli adolescenti è nella fase eroica, quella in cui si vuole costantemente dimostrare a se stessi - non necessariamente solo agli amici - di poter superare i propri limiti o quelli che la pubblica morale pone. Il secondo aspetto dell’equazione mediatica smentito dai dati della Polizia di Stato riguarda il fatto che siano soprattutto i più giovani a cadere vittima delle sostanze stupefacenti. In realtà il numero di decessi aumenta con l’età: nel 2015  fino ad oggi sono stati solo 4 i teenager che hanno perso la vita per l’abuso di droghe, mentre la stessa sorte è toccata a 49 persone di età compresa tra i 35 e i 39 anni. Infine, sebbene i due casi finiti sotto i riflettori si siano verificati in discoteche che si trovano in località di villeggiatura, la droga non uccide soltanto in vacanza. Anzi, i decessi legati all’abuso di stupefacenti sono distribuiti su tutto il territorio nazionale. Provincia per provincia. I dati, insomma, smentiscono i titoli dei quotidiani. E raccontano di una realtà più variegata e ben più complessa, che miete le sue vittime soprattutto quando i riflettori mediatici sono puntati altrove. E’ difficile per la polizia mettere le mani su  ecstasy e metanfetamine , perché le sostanze come la cannabis o la cocaina  hanno una diffusione maggiore sul territorio. Lo spinello è molto più comune, a cominciare dalle scuole, e per mia esperienza personale essendomene occupata professionalmente ,anche nelle scuole medie,non solo alle superiori. L’adescamento comincia davanti agli istituti scolatici e più volte sono impegnate forze dissuasive, ma  bisogna tenere conto anche delle scelte investigative, che dipendono dalla magistratura: le mafie fanno più soldi con la coca e la marijuana. E dunque combattere la commercializzazione di queste sostanze è anche uno dei capitoli della lotta alla criminalità organizzata. I comandanti delle Forze dell’ordine denunciano  sequestri importanti di pastiglie e di ecstasy, ma non sono certo alla pari di quelli legati ad altre tipologie di stupefacenti. Ed è inquietante il fatto che le droghe sintetiche cambiano ogni giorno, quello che gira oggi la settimana ventura è completamente diverso. E poi parliamo di sostanze chimiche: è difficilissimo definirle. L’arrivo massiccio della chimica ha disorientato anche gli investigatori,  pare poi incide anche il fatto che le droghe sintetiche non siano roba di mafia. Molti se la fanno addirittura in casa, credo sia anche per questo motivo che di questo fenomeno non ci stiamo capendo niente”. E intanto di droga si continua a morire.  Allora la chiusura dei locali risolve? Tutto sta a capire quanto questo provvedimento possa incidere nella lotta contro una droga che appare impossibile da sequestrare. Ma anziché fare convegni “simbolo” è necessario agire decisamente e insieme. Intanto andando nelle scuole a spiegare i danni che provoca, molto di più e a tappeto come quando facevamo la lotta al fumo di sigarette e proiettavamo e discutavamo nelle aule con i e le giovani sui danni al sistema respiratorio e neurologico. Poi nel nostro Paese, in questo campo, abbiamo una fortuna che molti ci invidierebbero se solo non avessimo l’abitudine congenita di parlar male di ciò che ci riguarda. Negli anni 80 e 90 si è costituito un sistema di intervento sulle tossicodipendenze costituito da una miriade di centri ambulatoriali delle ASL (SERT), da Comunità Terapeutiche (di diverso tipo ed organizzazione che collaborano con strutture private accreditate), da centri diurni e psicoterapici, da centri di assistenza per il reinserimento sociale (per chi ne avesse bisogno), che hanno maturato una grandissima esperienza a disposizione di tutti. Questo sistema (con almeno vent’anni di esperienza!) è in grado di fornire gratuitamente supporto, consiglio, trattamento terapeutico a chi abusa di sostanze, è tossicodipendente oppure a chi ne è familiare, amico o partner. I SERT sono dei Centri Multidisciplinari Integrati nel senso che vi lavorano professionisti di discipline diverse (medicina, psicologia, educazione. assistenza, scienze infermieristiche) in grado di fare una diagnosi, un trattamento o di inviare ad altre parti del sistema (ad esempio una comunità o un centro psicoterapico) per un trattamento. In alcuni casi esistono gruppi di auto aiuto molto efficienti collegati o compatibili con le attività complessive del sistema. Attualmente in alcune Regioni stanno aprendo anche Servizi Multidisciplinari gestiti dal privato ma convenzionati con le ASL. Anche il sistema pubblico-privato sociale ha dei limiti, come tutte le cose, ma, in generale, fornisce un livello di assistenza con un buon livello medio ed ha esperienza per affrontare situazioni anche molto difficili. Un difetto di questo sistema è quello di essere poco sponsorizzato. In anni di campagne istituzionali contro la droga nessuno ha mai pensato, ad esempio, di raccontare l’esistenza di questo sistema pubblico – privato no-profit e di aiutarlo a costruire una “buona immagine” di sé. Così, come spesso accade per le cose buone, è poco conosciuto e, di conseguenza, valutato. E’ a questo sistema che consiglio di rivolgersi perchè è in grado di dare le migliori risposte possibili nel nostro Paese. Esistono anche alcuni centri privati – profit che intervengono in questo settore. Rispondono ad esigenze particolari e sono di buon livello ma è necessario conoscerli bene per poterli scegliere.E poi ognuno di noi può combattere la droga attraverso la responsabilità sociale e valoriale che ci fa sentire italiane e italiani, offrendo disponibilità a collaborare e mettendo un   po’ del proprio tempo  e la propria professionalità al servizio del bene comune: vedrete che troveremo certamente chi raccoglie la nostra disponibilità.

Basta con le liti sulla nostra economia e mercato del lavoro

Alessandra Servidori           

Basta con le liti sulla nostra economia e sul mercato del lavoro

Il teatrino mediatico sull’Italia continua a far danni. Dalle intercettazioni interplanetarie ai sindaci e governatori “incapaci o comunque indagati”, agli scioperi selvaggi che violentano il nostro patrimonio culturale e la nostra credibilità, alla situazione economica a giorni alterni confusa. Tutte le mattine sono  diffusi diversi indicatori che possono contribuire a imbrogliare e a volte rattoppare le caratteristiche del mercato del lavoro italiano e dunque anche della nostra economia sbattuti in prima pagina in maniera frammentaria. Cominciamo a fare un po’ d’ordine. A sei mesi  dall’entrata in vigore dovuta  alla legge di stabilità, della decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato e da cinque mesi dalla riforma dell’istituto ad opera del d.lgs. n. 23/2015 dobbiamo fare bene i conti. Cominciamo dai dati e statistiche diffuse dall’Istat sulla  produzione industriale di maggio : registriamo un aumento dello 0,9% rispetto al mese precedente e del 3% su base annua,  confermando una possibile  inversione dei trend negativi degli ultimi anni, se è vero che la spinta è data soprattutto dal +8,5% dei beni strumentali. Affianchiamo poi sempre dell’Istat  i dati sugli   occupati e disoccupati . L’ultimo dato nazionale da prendere in considerazione   è il calo di 63mila occupati verificatosi sempre a maggio  2015 e  sempre certificato dall’Istituto Nazionale.. Gli stessi dati mostrano un lieve calo della disoccupazione giovanile compensato però negativamente dall’aumento dell’inattività nella fascia d’età 15-24.I dati del Ministero del lavoro e delle politiche sociali  sulle comunicazioni obbligatorie dei rapporti di lavoro attivati e cessati,rappresentano una situazione diversa  e sempre relativi allo stesso periodo cioè maggio 2015 che  certificano una sostanziale continuità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sia quantitativamente che qualitativamente.  Ci è ben chiaro l’obiettivo del JOBS ACT e cioè soprattutto attraverso i  decreti  attuativi che è quello di diffondere forme di lavoro stabili,  con il contratto  a tempo indeterminato che deve essere privilegiato tra tutti e diventare la normalità per le nuove assunzioni, come dichiara l’art. 1 del d.lgs. 81/2015. Vero è però che  nei primi mesi del 2015 vi è  stato un netto aumento della percentuale di contratti a tempo indeterminato sul totale delle nuove attivazioni, ma  si è ora interrotto. Dunque è legittimo  osservare  che esso sia stato determinato non dalla maggior flessibilità in uscita dell’istituto riformato, ma dallo sgravio contributivo che sembra aver già terminato il suo effetto. E’ legittimo concludere che è utilizzato  uno strumento che non corrisponde alle sue esigenze sostanziali ma solo a quelle di contingenti di cassa e quindi di breve periodo. E’ anche legittimo porsi una domanda  alla luce dei dati:  come è possibile che cresca la produzione industriale e che l’occupazione sia  ferma? Ancora sui dati ufficiali e questa volta andando oltre il nostro ombelico, e dunque  ai dati dell’ OCSE  con il  Employment Outlook 2015 pubblicato il 9 luglio.  Il Rapporto  denuncia la scomparsa  di molti dei lavori del settore manifatturiero ed essendo la produzione industriale italiana legata principalmente alla manifattura, questa è probabilmente anche la causa del nostro blocco.  L’allarme di una  grande quantità di lavori scomparsi  a livello internazionale è oggi più forte e la grande componente di beni strumentali all’interno dell’aumento della produzione industriale può far immaginare la sostituzione di molti lavori svolti da uomini e donne nel periodo pre-crisi con macchine e questo è ancora più vero nel nostro paese. Quello che è indispensabile oggi  in Italia soprattutto e subito è una struttura del mercato del lavoro che  va oltre la categoria della subordinazione e perciò  imbocca a gamba tesa una vera flessibilità, e per essere efficacie, deve superarne i limiti. Non c’è più tempo  per i  dibattiti dottrinali tra fazioni politiche  e cervelli autoreferenziali bisogna in fretta applicare con forza il JOBS ACT e in particolare l’art’ 1 del dlgs 81/ 2015,in parte già ormai superato da una realtà che non  ci aspetta. Inoltre è necessario subito una politica industriale che non rincorra solo le( per ora) salvate aziende come la  Wirphool o la danneggiata ILVA che fa sempre più gola agli stranieri . La soluzione è nel rivedere la strategia che mette insieme capitale e lavoro e dunque la partecipazione  e la responsabilità attiva ai risultati dei cambiamenti ,  una rivoluzione vera e propria  delle forme contrattuali , della scuola che serve e non quella “poco buona” , della formazione professionale e del lavoro e dell’industria collegate fortemente per acquisire nuove competenze, una rete dei servizi pubblici e privati alle imprese  e all’impiego, scommettendo così sull’innovazione  e sulla formazione continua che chiedono sia  il mercato che i nostri giovani. Basta dunque alle liti insopportabili che  ci stanno trascinando in un buco sempre più nero.  

OSTAGGI troppo silenziosi delle nevrosi gender

Sono giorni e giorni che siamo ostaggio di provvedimenti e discussioni sul gender (genericamente genere in italiano) molto e insopportabilmente pericolosi per la tenuta non solo del governo ma di un sano e realistico buonsenso e di tolleranza di ossessioni di una politica  demagogica e disfattista piuttosto che innovativa. I fatti. La Gazzetta Ufficiale ha pubblicato la tanto discussa riforma sulla scuola in cui  art 1 comma 16 si legifera “ Obiettivo primario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazzi e ragazze, bambine e bambini, sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti, sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa”.” Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione ,dei principi di pari opportunita' promuovendo nelle  scuole  di  ogni ordine e grado l'educazione alla parita' tra i sessi, la  prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni,  al  fine  di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti  e  i  genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del  decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge  15 ottobre 2013, n. 119,  nel  rispetto  dei  limiti  di  spesa  di  cui all'articolo  5-bis,   comma   1,   primo   periodo,   del   predetto decreto-legge n. 93 del 2013 (La tanto magnificata quanto inapplicata  a tutt’oggi legge contro la violenza di genere chiamata anche odiosamente femminicidio che è comunque stata finanziata).

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NO LA CANNA DI STATO NO

Non condivido  anzi la  contrasterò con tutto il mio convincimento ( e non solo) questa proposta  di legalizzare la cannabis o traccheggiare sulla marijuana o haschis  come palliativi di eroina e cocaina. Credo fermamente che sia giunta l’ora, per le droghe leggere, di usarle  con il controllo medico per alleviare le sofferenze umane fisiche di dolori di patologie devastanti , ma istituire punti di vendita di canne autorizzati  dallo Stato credo che sia uno sbaglio addirittura criminale. Adottando poi il pretesto della  “precauzione” quasi come prevenzione  credo sia  sinonimo di delinquenza e non c’entra l’etica e il moralismo bigotto e bacchettone. C’entra  il mettere in circolo così come alcool e tabacco  di Stato una illusione di benessere che porta  all’abuso e alla malattia neurologica ed è causa sempre più spesso di morte non solo di se stessi ma  di altri ed è sicuramente in tutto il mondo una calamità in mano ai narcotrafficanti e gli spacciatori prolifereranno ancora di più con una logica di mercato sempre più “tagliato  di ecstasy”.. Mi ritengo una progressista riformista e non mi rassegno al declino inarrestabile di una società nichilista e irrazionale che si fuma il cervello. Soprattutto facciamolo almeno per i nostri nipoti  che sono alla ricerca sempre più di valori e modelli di comportamento che attivano la responsabilità e l’intelligenza cognitiva non la bruciano. Lo slogan liberalizzare per contrastare è demenziale perché la libertà vera è quella di non farsi del male e non seguire il branco che si “fa”, la nostra libertà non può cominciare quando finisce quella degli altri e la rimozione e  consapevolezza degli effetti sociali devastanti che determina negli otto milioni di consumatori italiani che sono  “ormai abituati”. Non sento nessuna necessità di una legge autodistruttiva: siamo già messi abbastanza male senza farcene di più.

Alessandra Servidori - 2015-07-21

TERZO ATTO: DONNE CANNIBALI al Governo

ATTO TERZO:  DONNE AL GOVERNO. Ma NOI NON ABBIAMO PAURA DI DIRE LA VERITA' - DONNE CANNIBALI

 Il nostro inarrestabile contributo ai programmi di governo oggi si sofferma sugli ultimi tre decreti attuativi del JOBS ACT  del quale seguiamo puntualmente le evoluzioni. Il consiglio dei Ministri ha licenziato in via definitiva in attuazione della legge n. 183 del 2014 il decreto recante misure per la conciliazione delle esigenze di cura, vita e di lavoro; e il testo organico semplificato delle tipologie contrattuali e revisione della disciplina delle mansioni;e 4 decreti legislativi   rimangono ancora  in esame preliminare sempre in attuazione della legge n. 183 del 2014, recanti disposizioni in materia di:razionalizzazione e semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale;riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro;riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive;razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini ed imprese ed altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità. Ritengo importante soffermarmi  prima di tutto sul decreto definitivo per la conciliazione delle esigenze di cura,vita e di lavoro. In estrema  sintesi il decreto  in attuazione dell’articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183,interviene  prevalentemente, sul testo unico a tutela della maternità (n° 151 del 26 marzo 2001 e successive integrazioni e modifiche), e reca misure volte a sostenere le cure parentali e a tutelare in particolare le madri lavoratrici. Il decreto interviene sul congedo obbligatorio di maternità, al fine di rendere più flessibile la possibilità di fruirne in casi particolari come quelli di parto prematuro o di ricovero del neonato. Il decreto prevede un’estensione massima dell’arco temporale di fruibilità del congedo parentale dagli attuali 8 anni di vita del bambino a 12. Quello parzialmente retribuito (30%) viene portato dai 3 anni di età-di oggi- a 6 anni di età del bambino; per le famiglie meno abbienti tale beneficio può arrivare sino ad 8 anni. Analoga previsione viene introdotta per i casi di adozione o di affidamento.

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E pensare che si dicono ancora democratici

Comunque l’arroganza e l’ignoranza dell’attuale  spezzatino PD sta portando il nostro BELPAESE “che fu” all’emarginazione europea e all’accelerazione del drammatico declino economico e sociale italiano. Lo vediamo tutti i giorni. E pensare che si dicono democratici. Esistono solo loro che si sono comprati i giornali le banche e bramosamente si stanno sbranando tra di loro .Nelle Regioni  a cominciare dalla “buttana Sicilia” che sarà comunque èl a dimostrazione del fallimento delle Regioni Autonome  spendaccione e traviate, su per la Campania, Puglia, Lazio e su su verso la mitica Emilia Romagna ( ancora e meno male in  salute nonostante gli scandali e i rinvii a giudizio di suoi amministratori cooperanti e no) fino ad arrivare a Bologna dove un sindaco scelto da loro che si è dimostrato comunque un discreto amministratore ( pur tra gli sbagli), le correnti assatanate renziane cuperliane civatiane ecc ecc ecc ( senza parlare dei sellini integralisti arruffa arruffa) stanno cercando ( e mi auguro che falliscano!) di  costringere il Sindaco Merola a ritirarsi sventolando varie bandiere con faccine di volta in volta nuove di candidature sempre fedelissime rosse che tingono e che hanno già i loro magnanimi lombi ben impostati su scranni di platino. Merola non merita  questo trattamento bestiale e va aiutato a fare il secondo mandato .

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DONNE AL GOVERNO: ATTO PRIMO

Donne italiane, noi non abbiamo paura: alimentiamo la responsabilità per  la politica e il comando - ATTO PRIMO

Passata la tempesta delle  elezioni regionali facciamo il punto sulla presenza femminile sia sul mercato del lavoro che nei consigli regionali ,partendo da una considerazione oggettiva : le donne in politica sono veramente pochine , quelle che  vogliono lavorare ci sarebbero ma fanno una gran fatica a entrare e rimanere nel mercato del lavoro soprattutto se tengono famiglia, il jobs act, diciamocelo, rispetto alla stesura della delega ,nel decreto non ha apportato significativi strumenti per incentivare e sostenere l’occupabilità femminile e la conciliazione. Quindi rimbocchiamoci le maniche e facciamoci una programma di Governo. Cominciamo dai dati sulle elezioni regionali con una evidente presa d’atto : le due giovanotte renziane candidate governatrici in Veneto e Liguria sono state  clamorosamente sconfitte ,e  le candidate governatrici nelle 7 regioni andate al voto erano comunque in un numero bassino. In Veneto 2 signore su 7 signori ,in Liguria 3 su 8,in Toscana 0 su 6, in Umbria 1 su 7 ,nelle Marche 0 su 5 ,in Puglia 2 su 7, in Campania 1 su 6. Nei nuovi consigli regionali abbiamo una presenza femminile molto molto  modesta: Veneto 12 consigliere su 49,Liguria 5 su 30, Toscana 11 su 40 in Umbria 3 su 20, nelle Marche 6 su 30 ,In puglia 5 su 49 in Campania 11 su 45. Vedremo  nei consigli comunali quando avremo i dati definitivi. Ma non c’è da stare molto allegre

 E’ evidente che bisogna proseguire, come abbiamo da tempo auspicato come gruppo di associazioni “Democrazia paritaria” per  estendere una normativa per assicurare la parità nelle elezioni anche regionali poiché non esiste una omogeneità nelle liste essendo diversi gli statuti, così come nei cda delle società partecipate.

Vediamo ora la situazione nel mercato del lavoro con una lettura per genere .Istat certifica che ad aprile 2015 il numero disoccupati e occupate aumenta rispetto a marzo sia per la componente maschile (+0,6%) sia per quella femminile (+0,9%). Il tasso di occupazione maschile, pari al 64,8%, cresce di 0,3 punti percentuali, mentre quello femminile, pari al 47,6%, cresce di 0,4 punti.(sempre troppo poco)

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Noi e il cancro

Dalla parte delle persone “lungo sopravviventi”

Ci chiamano così siamo sopravissute al cancro e ancora lo combattiamo con forza e coraggio. Molta forza ,tanto coraggio. Su una testata di un’ammiraglia della comunicazione è apparsa la notizia che  alla facoltà di  Medicina del Dipartimento di oncologia della Statale  di Milano è istituito l’insegnamento su” l’Umanità” che mette al centro la persona e non solo l’anatomia e la scienza. Bene. Contemporaneamente  sulla pagina seguente la storia di Chiara una giovane lavoratrice che con la sua tenacia ha  ottenuto un protocollo dall’Inps di Trento perché le persone affette da malattie gravi NON siano più costrette a visite fiscali in sedi non domiciliari coatte. E’ un passo avanti che dobbiamo fare insieme,perché l’interdisciplinarietà  e la sussidiarietà tra istituzioni è fondamentale per combattere il dolore, la sofferenza, la speranza di vita degli uomini donne bambini e bambine che incontrano la malattia grave che interrompe la vita. Anche all’Università di Modena e Reggio Emilia  al Dipartimento giuridico  è istituito  un corso sulle Pari Opportunità nel lavoro pubblico e privato per  insegnare alle giovani generazioni di studiosi come è importante la disciplina  giuslavoristica e anche come cercare trovare e mantenere un lavoro in condizioni delicate quando si incontra la grave malattia  e assicurare così  pari opportunità contrastando eventuali discriminazioni.

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C'è sete di armonia e di pace - ITALIA e GRECIA

La questione Greca dovrebbe fare calmare il giovane toscano sempre troppo ardito e rapace. L'arroganza non paga .Chissà  se lui e i suoi amici dell’Ellade  sanno che nel 1999  il Trattato di Maastricht impegnava tutti i paesi dell’Unione europea, salvo Regno Unito e Danimarca, ad adottare presto o tardi la moneta unica. Oggi sono 19 i Paesi su 28 che l’hanno fatto e assistiamo al 12esimo Paese che lo adottò  uscirne per fare ritorno alla moneta che aveva lasciato. Chissà i  nobili Padri della Magna come si rivoltano nella tomba. Nessun paese ha mai lasciato l’area euro, e i Trattati non prevedono procedure formali perché questo possa avvenire. Paradossalmente, sarebbe forse meno complicato uscire dall’Unione Europea che dalla sua moneta unica. E la decisione di lasciare l’euro dovrebbe  essere il frutto di un lungo e incerto negoziato. E ora i  giovani governanti “guasconi” greci che ad arroganza e a bugie non hanno nulla da invidiare al giovane toscano nostro , massacrati dai numeri dell’economia che parlano e dicono la verità, così come lo stato dell’economia italiana  è evidente, le conseguenze della Grecia  avranno una ripercussione drammatica e comunque sull’eurozona e dunque anche su di noi che a conti fatti ai 36miliardi di credito detti da Padoan  aggiungendo gli 11 in valuta estera di effetto di trascinamento di debito bancario, rimaniamo in credito dalla Grecia quei 47 miliardi che tanto ci servirebbero.

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Mattarella e Renzi

Mattarella e Renzi sono due soggetti politici assolutamente diversi tra loro. E non solo per la differenza di età e per l’evidente tratto personale opposto. Il neo Presidente Quirinalizio è uomo e soggetto attivissimo e sottotraccia della Prima Repubblica; è il conquistatore di palazzo Chigi è espressione della Seconda Repubblica perché nella Terza non ci siamo e perché a protagonismo esondante non ha rivali .

E però e però tra un giovane Renzi scaltro e cinico e un pacato e riflessivo giudice Mattarella che ha conquistato decisamente la poltrona più alta della Repubblica ( destinata da Renzi a Padoan per prendersi e dare a un suo protetto il Tesoro, ma per ricompattare il pd e la sinistra arrivata al canuto ed autorevole amico del D’Alema e del Bersani) la questione italiana e politica più delicata comincia ora.

Il Pd infatti pervaso da veleni e freccie versus Renzi punta a consolidare la lapidazione del Nazareno che però e però rappresenta per il giovane toscano un bacino di voti moderati che deve riconquistare dopo lo sgambetto berlusconiano chiamato pomposamente tradimento. Ma noi che siamo lucide e ragionevoli siamo sicure che avendo la necessità di procedere con le riforme costituzionali abbiamo bisogno di una svolta. E sarà probabilmente il Renzi scalpitante a procurare una crisi di governo e così il Presidente della Repubblica dovrà a sciogliere le Camere .

Ma a Renzi ora per anadre alle elezioni interessano i voti e dunque conterà la convenienza a sinistra o recupererà la destra moderata e questo lo può fare solo avendo un po’ di tempo davanti per tirare l’elastico. Noi ovviamente nel fare gli auguri più sinceri al presidente Mattarella auspichiamo che operi con quella trasparenza che gli italiani desiderano e che può ridare fiducia a questa nebbia di rapporti politici ambigui e offensivi per ogni elettore ed elettrice.

Non si può chiamare buona politica i conciliaboli, gli accordi segreti, i sondaggi e le consultazioni on line: noi crediamo nell’elezione diretta del Presidente della Repubblica e dunque in un sistema di tipo presidenziale o semi presidenziale . Ragionando poi in prospettiva noi siamo per il sistema tedesco con un cancelliere forte, un parlamento rappresentativo perché selezionato con metodo proporzionale garante della parità di genere (salvo l’uso dello sbarramento come strumento per evitare la frammentazione) e un presidente della Repubblica di pura rappresentanza e garanzia.

Quello che non si può fare, però, è rimanere a metà del guado, con la Costituzione formale e la prassi istituzionale che recitano una cosa e la cosiddetta Costituzione materiale che prevede l’esatto contrario. In tutti i casi da oggi, noi italiane e italiani dobbiamo respingere la spinta antiriformatrice in agguato sulla nostra ed europea economia. NON SPERPERIAMO I RISPARMI DEL CALO DEI TASSI, DEL’ ENERGIA , DELLA SVALUTAZIONE DELL’EURO sul tavolo di una contrattazione che deve restare aziendale e di una spesa pubblica che non sia vero investimento . Le risorse devono finanziare la riforma meritocratica della Pubblica Amministrazione,compreso il licenziamento dei fannulloni, la sostituzione della cassa integrazione con il sussidio di disoccupazione e il ritorno al lavoro per completare la riforma del lavoro, un ulteriore calo delle tasse su imprese e lavoratori e lavoratrici autonome. NOI COMUNQUE AL RIMORCHIO NON CI VOGLIAMO STARE.

Alessandra Servidori

Grecia, Italia ed Eurozona: la verità soltanto la verità

Si  è consumato il più grave strappo all’interno dell’Eurozona dalla creazione della moneta unica. L’Europa non sbloccherà l’ultima tranche di prestiti da oltre 7 miliardi. La Grecia non rimborserà 1,6 miliardi di euro dovuti al Fmi entro il 30 giugno. Il fallimento greco  è ormai evidente ,e  il governo greco dovrebbe riconoscere le sceneggiate dei giovani governanti saliti al potere NON raccontando la verità agli elettori  e facendo promesse inattuabili stando la situazione già allora drammatica ed evidentemente irrecuperabile se non  attraverso una drastica politica di tagli alla spesa pubblica. Tsipras ha annunciato per il 5 luglio un referendum per chiedere ai propri cittadini se accettare o meno il piano europeo, ritenuto da lui stesso  contrario alle regole europee e umiliante per i greci.  Merkel  ha giustamente  precisato  che il quesito è fuorviante, la vera questione è se rimanere nell’euro o tornare alla dracma. Nel frattempo i greci si  sono ritirati i loro risparmi  attraverso i bancomat  prelevando  quanto più possibile e il governo ha da oggi chiuso le banche. Non sappiamo  se esiste ancora ad oggi la possibilità che la Bce  non aumenti  la liquidità d’emergenza alle banche greche ma di non cancellarla, mentre il Fmi potrebbe non dichiarare immediatamente il default ma limitarsi a rimarcare il mancato pagamento, in attesa dell’esito del referendum.

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Migranti, immigrati,clandestini, terroristi : il grande esodo che fa giustamente paura agli italiani

 

 

ALESSANDRA SERVIDORI

 

 Migranti, immigrati,clandestini, terroristi : il grande esodo che fa giustamente paura agli italiani

 

In concomitanza con il Consiglio europeo del 25 e 26 giugno, che aveva  tra i suoi temi centrali l’Agenda europea per l’immigrazione, IPSOS ha reso noto un sondaggio ( se mai ce n’era bisogno) per rilevare l’opinione degli italiani in merito alla loro percezione del fenomeno migratorio e alla sua gestione da parte del governo. Con i fatti concomitanti in Tunisia, Eritrea, Francia,e Qwait si registra  la percentuale dell’opinione pubblica che ritiene l’immigrazione la principale minaccia per l’Italia in un clamoroso balzo in avanti rispetto alle rilevazioni dei mesi scorsi, fino quasi a raddoppiare (dal 13 al 25%). Purtroppo però i  dati reali sul fenomeno migratorio, certamente significativi e in aumento,non li possiamo autenticamente misurare in quanto sfuggono al controllo , creando così anche un’  evidente emergenza nazionale. Si dice ( ma a parere della scrivente giustamente)  che alimentano la paura i continui messaggi che parlano "alla pancia" degli italiani, favoriti da una copertura mediatica senza precedenti e da una strumentalizzazione del tema che si traduce anche in un giudizio negativo sulle risposte fornite dalla politica italiana .Ma  non è più percezione ,è certezza e consapevolezza poiché sono  giustificati i timori degli italiani, vista la ripresa degli sbarchi e l’invasione disumana, i recenti scandali sui centri di accoglienza ,l’atteggiamento di intransigente chiusura di molti paesi Ue (dalla Francia a quelli dell’Est). Il clima di generale confusione e preoccupazione in cui gli italiani non capiscono chi sia veramente chiamato a decidere, a quale livello (da quello europeo fino a quello regionale) e quali siano gli strumenti più efficaci da utilizzare (intervento militare, respingimenti, accordi con paesi di transito, accoglienza, ecc).Al punto in cui siamo bisogna avere coraggio e dire la verità. E’ imbarazzante e patetico sentire governanti che invocano l’aiuto europeo, in tema d’immigrazione, senza essere capaci di fare una proposta concreta  di sensato su cosa debba essere tale aiuto. Come dovrebbe funzionare, visto che il risultato del vertice è terrificante. Matteo Renzi l’ha buttata direttamente in propaganda: l’Europa salva le banche, ma lascia morire i bambini. Angelino Alfano dice che se l’Europa non riesce a raccogliere i morti, almeno si prenda i vivi. Per essere aiutati si deve dire come. Per sapere il come si deve aver chiaro il problema. Nell’Unione europea il confine più permeabile non è affatto, come molti credono di sapere, quello di mare, ma quello di terra; esistono quattro fondi europei per il contrasto all’immigrazione, che tengono conto delle esigenze dei paesi più esposti ma sebbene i confini terresti siano quelli da cui entrano più clandestini, nel presidiarli si può usare la forza, come gli spagnoli hanno  fatto a Melilla, mentre nel presidiare i confini marini non si può, perché equivale ad ammazzare le persone. Questo è il problema. L’Europa si prenda i vivi è improponibile, perché se si tratta di rifugiati ciò non solo è già previsto, ma già accade: gli iraniani che approdano da noi, da rifugiati, vanno in gran parte in Svezia, dove vengono regolarmente accolti più numerosi che da noi. E’ una regola prevista dal Regolamento di Dublino (per l’Italia firmò il medesimo Alfano) e già tutti i Paesi europei hanno i loro problemi in materia. Se non si tratta di rifugiati, ma di clandestini, non solo non se li prende nessuno, perché sono clandestini, ma se se li prendessero noi dovremmo cambiare mestiere, mettendoci a fare gli importatori d’immigrati: pagano 6000 dollari a testa, per rischiare di morire, con quella cifra ce li andiamo a prendere con gli aerei di linea? Peccato che è una attività criminale. Se passa l’invocazione a smistare altrove i clandestini da noi arriverebbero a milioni. Allora, ed è questo il punto, ciò su cui l’Ue deve essere chiamata a essere collaborativa e corresponsabile, non è nel risponde a generiche e confusionarie richieste d’aiuto, ma nel gestire una o più zone extraterritoriali, proprio perché sia il diritto e le autorità europee a distinguere fra rifugiati e clandestini, in modo da smistare (come già avviene) i primi e decidere, per i secondi, se c’è un mercato disposto ad accoglierli o se devono essere rimpatriati. Nel qual caso deve essere l’Ue a farlo. Questa  è la questione.  Un  “campus outside the Ue”, una zona extraterritoriale in cui distinguere gli uni dagli altri, assumendosi la responsabilità della loro sorte. Questo è quel che serve, data la particolarità di confini ove le autorità che dovrebbero presiedere ai respingimenti sono, in realtà, impegnate nei salvataggi. Via terra gli stati contrastano le infiltrazioni, via mare ce li andiamo a prendere a metà strada. Per questo abbiamo bisogno di un diverso regime giuridico, altrimenti non se ne esce. Trovo imbarazzante che chi governa sappia maledire e invocare, ma si mostri incapace di conoscere, pensare e proporre. Le sole cose che dovrebbe saper fare. C’è stato un tempo quando Maroni era Ministro  che si riuscì a trattare anche con soggetti loschi ma capaci di tenere a bada le brame. Ora i migranti si sono TRIplicati anche perché  Francia e Regno Unito hanno soffiato sul fuoco delle primavere arabe e scatenato la guerra civile in Libia. In quella guerra l’Italia vide danneggiati i propri interessi, mentre francesi e inglesi ci hanno guadagnato. Salvo poi lasciare i siriani al loro destino. Non ha senso che noi si debba subirne le ulteriori e umanamente pesanti conseguenze negative e adesso non si ricordi che Maroni fu crocefisso per la politica dei respingimenti che oggi ormai sono una flebilissima soluzione. Se imbarcazioni diroccate vanno, con il timone bloccato, a schiantarsi verso le cose italiane è anche perché i greci le lasciano passare. Così come i maltesi allontanano i barconi dei disperati. Quando fu varato Mare Nostrum avvertimmo subito del pericolo: da quel momento i barconi non dovevano più neanche raggiungere Lampedusa, limitandosi a uscire dalle acque territoriali di partenza prima di annunciare il proprio affondamento. Avvertimmo che ci si sarebbe messi al servizio dei commercianti di carne umana. Purtroppo avevamo ragione.


Decreto semplificazioni.Scena prima: controllo a distanza

Sfogliando la margherita: decreto semplificazioni. Scena prima:Controllo a distanza e dubbi concreti

Il decreto prevede all’art. 23 la proposta di Modifica all’articolo 4 della  legge 300/1970, Statuto dei Lavoratori. La norma disciplina, da allora,  se e come  i datori di lavoro possono usare impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo sul posto di lavoro e l’intervento aggiornato normativo si sta rendendo necessario perché l’evoluzione tecnologica e le strumentazioni che i datori di lavoro oggi possono utilizzare hanno determinato una serie di dubbi in merito alla  sua applicabilità, in particolare del comma II che oggi obbliga le aziende a raggiungere un accordo sindacale quando utilizzano sistemi di controllo per esigenze produttive, organizzative o di sicurezza e da cui ovviamente  deriva anche la possibilità di controllo dell’attività lavorativa. La norma è stata oggetto di  pronunce  della Corte di Cassazione,( sentenza n° 15892/2007, n° 4375/2012 che rigurdano rispettivamente il controllo dei parcheggi aziendali e  ai sistemi di content filtering).Inoltre anche la sentenza  della Corte di Cassazione n° 2722/2012, ha ammesso controlli difensivi preventivi e reattivi nonché illeciti che si risolvono nel mero non lavoro e altri che pongono in essere anche una aggressione a un bene oggetto di tutela di titolarità dell’azienda, che prevedono di evitare l’accordo sindacale escludendo quindi che in certe situazioni siano già escluse dal campo di applicazione dell’Art. 4 comma 2 legge 300/1970. E’ evidente che essendosi aggiornate le tecniche anche informatiche legate alla sicurezza, ed essendoci sempre stato comunque un controllo indiretto del comportamento del lavoratore sul posto di lavoro, la situazione giurisprudenziali deve aggiornarsi anche  per le  possibili nuove installazioni e della conseguente (o meno) applicabilità dell’obbligo di accordo sindacale che  comunque rimane necessario. Il decreto prevede alcune novità. 

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JOBS ACT: penultimo atto nella nebbia

L'approvazione da parte del Consiglio dei ministri dello scorso 11 giugno di  altri quattro decreti attuativi del Jobs Act, non porta in dote al sistema del mercato del lavoro certezze, anzi pone  altri robusti interrogativi su come verrà applicata la governance  dei provvedimenti nella loro concreta attuazione. L’obiettivo chiaro è una deregolamentazione, notevoli  differenziazioni nel mondo del lavoro, sia sui contratti che sulle tutele, e un aumento esagerato del potere delle imprese ( magari singole e non è detto associate) senza elementi di riequilibrio in favore del  sistema lavoro. La  chiamano  “innovazione e semplificazione”  ma in verità si è realizzata una riduzione sostanziale della qualità del lavoro, degli spazi di contrattazione che  lo rendono  più povero e più fragile  e sicuramente  non maggiormente sviluppato e inclusivo . Tempi lunghi e indefiniti  di attuazione di un nuovo ed efficace sistema ( le coperture economiche e l’organizzazione delle nuove strutture in capo a inps  appaiono confusamente lontane anni luce ) sia per i lavoratori occupati, così come quelli in sospensione da lavoro o disoccupati, la struttura del sistema di welfare in confusione. In materia di ammortizzatori si interviene con una  riduzione dei tempi di copertura e degli strumenti a disposizione dei lavoratori. L'introduzione del meccanismo per le aziende del bonus malus, pensato quale deterrente, potrebbe  favorire i licenziamenti, visto l'aumento del costo delle contribuzioni nell'uso degli strumenti di “cassa “ e ha un bel da dire Poletti che vigilerà contro gli abusi. Chi vigilerà?

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ROMA e BOLOGNA cambiamo passo

Abitare a Bologna, una volta, significava stare in un posto davvero all’avanguardia, significava conoscere e partecipare all’eccellenza italiana. Bastava dire “vivo a Bologna” per suscitare lo sguardo ammirato dei più attenti  estimatori della democrazia progressista .A quella visione figlia di un passato glorioso, oggi se ne oppone , un’altra : Bologna è lo specchio del declino della politica e del territorio italiano. Non sono la sola però che si ribella a questa rassegnazione. Sicuramente l’assenza di  politici di rango  è un altro segno del tempo. Un tempo che non è semplicemente “Il numero del movimento secondo il prima e il poi” come sosteneva Aristotele nella Fisica, ma è un succedersi di avvenimenti a velocità variabile. E l’agogica del tempo delle relazioni tra politica e  cittadini. In pochissimi anni c’è stata anche a Bologna una accelerazione inaspettata, si è passati dalla partecipazione  alla indifferenza, al fastidio e al rifiuto di qualsiasi confronto, anche di merito, con la cittadinanza. Ci sono tramonti e tramonti ,ma quella dell’anima diessina e post comunista è un tramonto inarrestabile, con una resa dei conti al loro interno che non tiene conto di noi, gli altri, i cittadini che non sono pidiessini. Correnti a non finire nascono tutti i giorni e la ditta si è frantumata in tante piccole e inutili  aziendine.

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ATTO TERZO :Donne al governo.Donne Cannibali

Alessandra Servidori

 ATTO TERZO :  DONNE AL GOVERNO. Ma NOI NON ABBIAMO PAURA DI DIRE LA VERITA’-- 

Il nostro inarrestabile contributo ai programmi di governo oggi si sofferma sugli ultimi due decreti attuativi del JOBS ACT  del quale seguiamo puntualmente le evoluzioni. Il consiglio dei Ministri ha licenziato in via definitiva in attuazione della legge n. 183 del 2014 il decreto recante misure per la conciliazione delle esigenze di cura, vita e di lavoro; e il testo organico semplificato delle tipologie contrattuali e revisione della disciplina delle mansioni;e 4 decreti legislativi   rimangono ancora  in esame preliminare sempre in attuazione della legge n. 183 del 2014, recanti disposizioni in materia di:razionalizzazione e semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale;riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro;riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive;razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini ed imprese ed altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità. Ritengo importante soffermarmi  prima di tutto sul decreto definitivo per la conciliazione delle esigenze di cura,vita e di lavoro. In estrema  sintesi il decreto  in attuazione dell’articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183,interviene  prevalentemente, sul testo unico a tutela della maternità (n° 151 del 26 marzo 2001 e successive integrazioni e modifiche), e reca misure volte a sostenere le cure parentali e a tutelare in particolare le madri lavoratrici. Il decreto interviene sul congedo obbligatorio di maternità, al fine di rendere più flessibile la possibilità di fruirne in casi particolari come quelli di parto prematuro o di ricovero del neonato. Il decreto prevede un’estensione massima dell’arco temporale di fruibilità del congedo parentale dagli attuali 8 anni di vita del bambino a 12. Quello parzialmente retribuito (30%) viene portato dai 3 anni di età-di oggi- a 6 anni di età del bambino; per le famiglie meno abbienti tale beneficio può arrivare sino ad 8 anni. Analoga previsione viene introdotta per i casi di adozione o di affidamento. 
In materia di congedi di paternità, viene estesa a tutte le categorie di lavoratori, e quindi non solo per i lavoratori dipendenti come attualmente previsto, la possibilità di usufruire del congedo da parte del padre nei casi in cui la madre sia impossibilitata a fruirne per motivi naturali o contingenti.  Sono inoltre state introdotte norme volte a tutelare la genitorialità in caso di adozioni e affidamenti prevedendo estensioni di tutele già previste per i genitori naturali. Importante l’estensione dell’istituto della automaticità delle prestazioni (ovvero l’erogazione dell’indennità di maternità anche in caso di mancato versamento dei relativi contributi) anche ai lavoratori e alle lavoratrici iscritti alla gestione separata di cui alla legge n. 335/95 non iscritti ad altre forme obbligatorie.
Il decreto contiene due disposizioni innovative in materia di telelavoro e di donne vittime di violenza di genere. La norma sul telelavoro prevede benefici per i datori di lavoro privato che vi facciano ricorso per venire incontro  alle esigenze di cure parentali dei loro dipendenti. Un altra norma introduce il congedo per le donne vittime di violenza di genere ed inserite in percorsi di protezione debitamente certificati. Si prevede la possibilità per le lavoratrici dipendenti di datore di lavoro pubblico o privato, con esclusione del lavoro domestico,  nonché per le lavoratrici titolari di rapporti di collaborazione coordinata o continuativa di astenersi dal lavoro, per un massimo di tre mesi, per motivi legati a tali percorsi, garantendo loro la retribuzione e gli altri istituti connessi.
Queste misure - che scattano il giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta, quindi a brevissimo - si applicano per ora "in via sperimentale per il solo anno 2015 e per le sole giornate di astensione riconosciute nell'anno medesimo". Dunque per godere di questi benefici anche per gli anni successivi servono altri decreti legislativi con la relativa copertura finanziaria (104 milioni gli oneri valutati per il 2015). Intanto, accogliendo “i generosi suggerimenti” dei pareri parlamentari, il governo si impegna a valutare "la possibilità" anche "di finanziare servizi di baby sitting e asili pubblici in prossimità dei luoghi di lavoro o di residenza della lavoratrice o, in alternativa, l'incentivazione di servizi innovativi quali il 'nido di famiglia' o la 'tagesmutter'".

Dunque mancano pezzi importanti che invece erano previsti nella  stesura della delega, su cui torniamo successivamente e comunque corredate da concrete valutazioni. Noi abbiamo ben segnalato sulla base della nostra esperienza che il divario occupazionale di genere resta tra i più elevati d’Europa, per non parlare del tasso di occupazione femminile in sé, sempre saldamente al di sotto della media europea. Avevamo sperato che il dato ispirasse il legislatore anche perché comunque il Rapporto della Commissione Europea  ci taccia  nel 2014   di essere un classic male-breadwinner model e ci punta addosso il dito per un’elevata incidenza del sistema informale di cura (prevalentemente assolto da familiari) e ci segnala  pure che il gender gap è addirittura aumentato e le donne ( comunque italiane) stando ai Rapporti Istat Aprile 2015 soffrono una più elevata instabilità occupazionale, con una maggiore incidenza del lavoro a termine e una minore probabilità  di stabilizzazione del rapporto di lavoro, e, come ci dicono i dati di Alma Laurea sono più svantaggiate sul piano salariale e sul piano della coerenza tra lavoro e livello di istruzione posseduto( sempre conseguito più velocemente e con votazioni più alte dei ragazzi). Quindi se alle nostre donne continuiamo ad assicurare  precarietà, bassi livelli retributivi, scarsa qualificazione dell’impiego rispetto al proprio livello di istruzione, non meravigliamoci se poi ci sentiamo dire che loro spesso sono demoralizzate per i forti disincentivo a cercare o mantenere un lavoro. Poi vero è che il Governo Renzi si “è impegnato” ma sarà sempre molto tardi perché , i costi (economici, sociali e umani) per così dire di esternalizzazione dei servizi di cura (asilo, baby-sitter, badante) possono giungere a superare i benefici (economici, sociali e umani) di un lavoro. Poi se i legislatori si fossero almeno coordinati tra di loro almeno non avremmo avuto due pesi e due misure e la tanta agognata unificazione delle norme tra lavoro pubblico e lavoro privato nonché autonomo, almeno in materia di maternità e congedi avrebbe potuto uniformarsi da subito. Invece e invece  esiste una parallela delega (l’art. 11 del ddl S 1577) in tema di conciliazione vita/lavoro nella pubblica amministrazione al quale si sovrappone quanto previsto nel cosiddetto Jobs Act, ove si prevede una estensione dei principi al settore pubblico. Ma perché ?  la maternità e i congedi  non sono comunque  per favorire la conciliazione nel lavoro pubblico e privato? Ma perché  sono inseriti in due sedi diverse e sono forse  trattati da diverse tutele e da commissioni parlamentari diverse? E dove è finita l’introduzione delle TAX CREDIT prevista in delega ?   Era assolutamente necessaria quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori o disabili non autosufficienti e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito complessivo della donna lavoratrice».E  l’ «armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico»: come sarà svolta l’armonizzazione, dunque, e non abolizione, la quale finirebbe solo per indebolire la condizione delle famiglie monoreddito. La questione delle detrazioni  per il coniuge a carico è ancora oggi  un problema serio, spesso sottovalutato: il meccanismo della detrazione costituisce un involontario incentivo al lavoro nero delle donne, soprattutto nell’ambiente lavorativo domestico difficilmente sottoposto a controlli ispettivi come le collaboratrici domestiche e badanti. Aggiungendo infatti  il vantaggio della detrazione a favore del coniuge alla scarsa o inesistente incidenza del versamento contributivo sulla prestazione previdenziale (per esempio, in ragione della storia contributiva pregressa della lavoratrice), si viene a creare l’anacronistica situazione che il lavoro nero può convenire, non solo al datore di lavoro, ma anche al lavoratore, in questo caso alla lavoratrice.  Anche sul tema della incentivazione della negoziazione collettiva volta a favorire la flessibilità dell’orario lavorativo e dell’impiego di premi di produttività in chiave conciliativa, bisogna stare con i piedi ben piantati per terra ,perché una cosa sono gli accordi sul welfare aziendale e una realtà  le politiche di flessibilità dei tempi nell’ottica della conciliazione vita/lavoro che  con estrema difficoltà sono riuscite ad essere sviluppati. Perché noi siamo convinte che l’obiettivo della  realizzazione  della conciliazione non passa solo attraverso la contrattazione ma  attraverso  anche una  tecnica di regolazione sociale. Da una parte l’incentivazione alle aziende ( sempre più modesto è il Capitolo assegnato al premio di produttività nelle leggi finanziarie e un 10% sarà veramente pochissimo!) dall’altra  una preliminare verifica delle esperienze sperimentali ancora in corso (che non possono cancellarsi all’improvviso), anche a livello contrattuale, con la necessità di portare a sistema un’esperienza varia e composita, maturata anche livello regionale, con la necessità di dotare il sistema della conciliazione di un solido quadro valoriale di riferimento, imprescindibile sia per il lavoro pubblico, sia per il lavoro privato,  non separati. In particolare, perché la delega risulti credibile dovrebbe prevedere che ogni disposizione approvata in materia di lavoro (la restante arte della delega contenuta nel d.d.l. 1428 e successivi decreti delegati) sia accompagnata da una specifica analisi d’impatto di genere alla luce dell’obbligo di gender mainstreaming che grava su ogni livello regolativo dal 2010 come dettato dalla UE. Sono molti i dubbi che la parte del decreto solleva a proposito della possibilità di cessione di congedi parentali o ferie  a prescindere dalle condivisibili istanze di solidarietà tra colleghi che evoca poiché , lascia in ombra le modalità concrete di funzionamento del sistema di donazione di tempo ai genitori che ne hanno bisogno per assistere il figlio, svalorizzando quegli strumenti della contrattazione collettiva già esistenti in Italia che potevano, al limite, essere rivitalizzati dall’aggiunta di un espresso scambio interno a finalità sociali, sul modello allargato delle banche delle ore  magari con specifica incentivazione. Così come è francamente dubbiosa la scelta di  ridurre e da quindici a cinque giorni il periodo minimo di preavviso per l'esercizio del diritto al congedo parentale da comunicare al datore di lavoro - ferma restando l'ipotesi (già vigente) che i contratti collettivi contemplino un termine più ampio - e si introduce, per l'ipotesi di fruizione su base oraria, un termine minimo di preavviso di due giorni.Come faranno ad organizzarsi in azienda Dio li dovrà aiutare molto nella programmazione. Quanto poi il riferimento esclusivo al telelavoro, avrebbe potuto contenere un’apertura maggiore, facendo riferimento in generale a misure di flessibilità organizzativa, in modo che all’interno potessero esservi ricomprese anche ipotesi, quali lo smart working o lavoro agile, che  non ancora normate e comunque staccate,quando invece si stanno affermando a livello aziendale, incentivando per tale via l’attuazione di soluzioni innovative, in ottica sussidiaria e migliorativa.

Le misure sin qui citate sono attuate in via sperimentale solo per il 2015, mentre si dispone una sperimentazione triennale (2016-2018), per la previsione secondo cui , come sopra si accennava ,una quota pari al 10% del Fondo per il finanziamento di sgravi contributivi per incentivare la contrattazione di secondo livello è destinata alla promozione della conciliazione vita professionale-vita privata, in virtù dei criteri  e delle modalità di utilizzo che verranno definiti con decreto ministeriale, il quale conterrà anche ulteriori azioni e modalità di intervento in materia, pure attraverso l’adozione di linee guida e modelli finalizzati a favorire la stipula di contratti collettivi aziendali. Troppi decreti attuativi legati alla realizzazione del decreto di cui stiamo parlando.

 In ultima analisi ,la questione poi che lascia interrogativi mostruosi è legata ad un altro decreto “sospeso” di cui siamo particolarmente curiosi  ed aspettiamo “il parto”.Si Tratta del decreto ancora in esame preliminare di Razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini ed imprese ed altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità. Ecco in particolare le altre disposizioni in materia di Pari Opportunità . I principali interventi riguardano:

  • la revisione dell’ ambito territoriale di riferimento delle consigliere di parità provinciali in vista della soppressione delle province;
  • la modifica della composizione e delle competenze del Comitato nazionale di parità;
  • la modifica delle competenze e della procedura di designazione e nomina delle consigliere, semplificando l’iter di nomina e superando le incertezze dovute alla precedente formulazione;
  • l’introduzione del principio secondo cui per le consigliere di parità non trova applicazione lo spoil system di cui all’art. 6, comma 1, della legge n. 145/2002;
  • la ridistribuzione fra gli enti interessati degli oneri per il sostegno alle attività delle consigliere;
  • l’introduzione della Conferenza nazionale delle consigliere di parità, per rafforzare e accrescere l’efficacia della loro azione, e consentire lo scambio di informazioni, esperienze e buone prassi. La Conferenza sostituisce la Rete delle consigliere e opera senza oneri per la finanza pubblica.

Ecco come si fa a massacrare le politiche di Pari Opportunità che hanno una loro ragione di essere nell’ambito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali:  non  possono  essere solo lasciate ad unaPresidenza del Consiglio dei Ministri che poco e male se ne sta occupando( avendone la Delega per legge) con una pupilla renziana, di scarsa competenza. Stiamo  perdendo tutta quell’esperienza che si è sviluppata sia a livello nazionale che internazionale in materia giuslavoristica e antidiscriminatoria ,dopo aver tagliato tutte le risorse anche umane  al ministero del lavoro , con una deriva politica esclusivamente omosessuale e trans gender la questione della parità in mano All’UNAR Ufficio Antidiscriminazioni razziali che gode di risorse e favore della Presidenza del Consiglio . La politica sta veramente affondando in un mare di feroce cannibalismo sulla pelle delle donne. Complici e colpevolmente consapevoli e impavide  altre donne che ricoprono incarichi di Governo .

Alessandra Servidori

 

Donne al governo ATTO SECONDO

 Alessandra Servidori

 NON ABBIAMO PAURA : Donne al governo              ATTO SECONDO

Riprendiamo il filo  di quel  gran maestro che è Giuseppe De Rita  e ripartiamo da lì  per fare le nostre proposte: dalla situazione economica  italiana  in galleggiamento. La nostra società non ha subito lo shock della crisi con la stessa gravità di altri sistemi economici ( a parte la Grecia), ma allo stesso modo non beneficerà con altrettanta intensità dei vantaggi della ripresa ed è ancora  affossata dagli  invertiti  cicli negli anni della crisi perfida e interminabile (-8% il Pil e -6,5% i consumi tra il 2008 e il 2014). Ma nonostante ciò  l'efficacia della tenuta italiana  si deve ai comportamenti collettivi. Dal risparmio cautelativo al consumo sobrio ed essenziale, dalla minore propensione all'indebitamento delle famiglie alla rinnovata spinta patrimonialista (che però immobilizza i capitali), dalla ridotta finanziarizzazione dell'economia al nuovo sommerso, fino alla riconferma di un modello di piccola impresa e di welfare familiare, caratteri italici di un meccanismo con riequilibri interni al sistema tra risparmi, consumi, investimenti, comportamenti di adattamento sommerso che prima ha ammortizzato l'urto della crisi, ma che oggi rende più difficile acchiappare la ripresa. Così se ( ma pare di sì) arriva la ripresa, le imprese sarebbero pronte  ma la politica  è inchiodata anche a causa di una pubblica amministrazione inefficiente. Gli italiani e le italiane anche ulteriormente arrabbiati dalla corruzione esplosa  e riesplosa , chiedono pene severe per corrotti e fannulloni ,licenziamenti nel pubblico impiego,poiché vi è un tappo insopportabile dell’economia imprenditoriale anche a causa di una Pubblica Amministrazione inefficiente che la politica non riesce a riformare. Dai dati delle Camere di Commercio sappiamo che il nostro Paese conta su in milione di imprese in rampa di lancio, oltre un milione di società di capitali attive: sono le più robuste e strutturate nell'universo di 5,2 milioni di imprese italiane complessive, quelle in grado di attirare risorse e mettersi in marcia verso la ripresa. Sono comunque aumentate del 105% tra il 2000 e il 2014 e del 33,5% anche negli anni di crisi 2007-2014. E ci sono 212.000 imprese esportatrici e soggetti economici che fanno business all'estero  per un valore dell'export pari nell'ultimo anno a 380 miliardi di euro. Crollo del prezzo del petrolio, euro debole sul dollaro e denaro a basso costo mettono il turbo  alle imprese italiane che vanno per il mondo. Nemmeno nella crisi è venuto meno il vizio antico degli italiani del fare impresa: a fine 2014 si è registrato un saldo attivo di 32.000 imprese aggiuntive. Gli effetti positivi si vedono soprattutto nella ristorazione (quasi 11.000 imprese registrate in più nel 2014) e nel commercio (+7.500 imprese), oltre che nei servizi alle imprese (+9.300). Decollano anche le start up innovative, tra commercio online, servizi mobile : sono oggi più di 3.500.E allora la priorità sociale nella ripresaè la creazione di lavoro. Il bilancio dell'occupazione nel periodo della crisi testimonia la perdita di 615.000 posti di lavoro e l'aumento del lavoro a tempo determinato.  Sui nuovi assunti del 2013 le persone con contratto a tempo determinato (inclusi i cocopro) sono state il 60,2% del totale, e come abbiamo già segnalato , tra i giovani la percentuale sale al 69,6%, comprese ovviamente anche le giovani donne ,mentre per le donne adulte rimane ancora una forbice troppo ampia tra chi è riuscita ad entrare e rimanere nel mercato del lavoro e chi è e rimane fuori.  Ora che  ISTAT  annuncia la ripresa  dobbiamo  porre  l’attenzione  per chi entra nel mercato del lavoro  perché non si  creino  fasce di lavoratori penalizzati e facilmente ricattabili se non si governa con equilibrio il processo riformatore dei contratti a tutele crescenti. Sicuramente  le aziende non assumerebbero nuovo personale devono poterlo mandare via se non vale,ed   è comprensibile la progressività  perché le nuove forza lavoro è meno capace e produttiva e deve imparare. Ma  non solo : attenzione alle discriminazioni e alle Pari Opportunità ma anche introduzione di agevolazioni fiscali per chi assume risorse umane femminili..Oggi mentre scriviamo le persone a rischio di povertà o esclusione sociale in Italia sono aumentate di oltre 2,2 milioni negli ultimi sei anni di crisi: sono passate da 15.099.000 a 17.326.000. Il tasso di persone a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 28,4% in Italia, superiore a Spagna (27,3%), Regno Unito (24,8%), Germania (20,3%) e al valore medio dell'Ue (24,5%). Le disuguaglianze sono aumentate perché chi meno aveva più ha perso: nell'ultimo anno gli operai hanno avuto un taglio della spesa media familiare mensile del 6,9%, gli imprenditori del 3,9% e i dirigenti dell'1,9%. Ci sono poi due grandi ambiti che indichiamo per rivitalizzare spazi imprenditoriali e  nuove occasioni occupazionali.Il primo è il processo di radicale revisione del welfare: crescono il welfare privato (il ricorso alla spesa «di tasca propria» e/o alla copertura assicurativa), il welfare comunitario (attraverso la spesa degli enti locali, il volontariato, la socializzazione delle singole realtà del territorio), il welfare aziendale, il welfare associativo (con il ritorno a logiche mutualistiche e la responsabilizzazione delle associazioni di categoria). Il secondo ambito è quello della economia delle relazioni e digitale: dalle reti infrastrutturali di nuova generazione al commercio elettronico che non significa annullamento delle relazioni sociali, anzi!L’  elaborazione intelligente di grandi masse di dati agli applicativi basati sulla localizzazione geografica e la messa a disposizione della società attiva, lo sviluppo degli strumenti digitali ,i servizi innovativi di comunicazione, la crescita massiccia di giovani «artigiani digitali» e di un popolo adulto che vuole impadronirsi anche dei computer. Il filo rosso che può fare da nuovo motore dello sviluppo è la connettività (non banalmente la connessione tecnica) fra i soggetti  e persone in carne ed ossa coinvolte in questi processi. Dobbiamo essere meno  individualisti , egoisti , meno resistenti  a mettere insieme esistenze e obiettivi, più immedesimazione nell'interesse collettivo e nelle istituzioni. Possiamo spingere le istituzioni ad essere  meno autoreferenziali,  meno avvitate su se stesse, condizionate dagli interessi delle categorie, avulse dalle dinamiche che dovrebbero regolare, pericolosamente politicizzate, con il conseguente declino della terzietà necessaria per gestire la dimensione intermedia fra potere e popolo. E la connettività la relazione attiva e reciproca non può lievitare nemmeno nella dimensione politica, che è più propensa all'enfasi della mobilitazione che al paziente lavoro di discernimento e mediazione necessario per fare connettività, scivolando di conseguenza verso l'antagonismo, la personalizzazione del potere, la vocazione maggioritaria, la strumentalizzazione delle istituzioni, la prigionia decisionale in logiche semplificate e rigide (dalla selva dei decreti legge all'uso continuato dei voti di fiducia). Se istituzioni e politica non sembrano in grado di valorizzarla, la spinta alla connettività sarà in orizzontale, nei vari sottosistemi della vita collettiva. NOI ne siamo certe : se questa società è lasciata  al suo respiro più spontaneo, produce frutti più positivi di quanto si pensi. Sarebbe cosa buona e giusta fargli «tirar fuori il fiato».A questo noi puntiamo.

 

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